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OGGI CONTA POCHE CENTINAIA DI ANIME, MA ERA UNA LOCALITà ABITATA FIN DALLA PREISTORIA

Tra le verdi doline un antico borgo
popolato dagli eredi degli Uscocchi

Negli archivi parrocchiali atti preziosi
 che risalgono addirittura al lontano 1656

C O R R I D I C O

di Roberto Palisca

Qui per fortuna 
il ciuco istriano 
esiste ancora

Per arrivarci dovete svoltare a sinistra dalla principale che porta  da Pisino a Parenzo e a Monpaderno, subito dopo aver superato l’incrocio per Antignana. Come l’antica e parallela Via Sclavonia che avrete appena lasciato alle vostre spalle anche quella che imboccherete è una strada vecchia secoli. Per raggiungere Corridico, l’antica Coriticum romana, dovrete fare altri quattro chilometri di strada tutta a curve lungo la quale, procedendo un po’ in salita e po’ in discesa attraverso le verdi doline della zona, circondati a tratti da boschi di quercia e ad altri dai pascoli, dai fertili campi e dalle vigne del circondario, vi goderete delle splendide panoramiche. Poi tutt’a un tratto vedrete comparire all’orizzonte il campanile della parrocchiale del paese.
Un attimo dopo, appena finite di percorrere l’ultimo rettilineo, vi ritroverete di colpo nella piazza principale del paese. La silenziosa Corridico è sorta su un altipiano calcareo. Ma siamo ad appena 303 metri al di sopra del livello del mare. Nel piccolo borgo sono ancora numerose le case antiche, alcune delle quali sono state ben ristrutturate di recente. Quelle più vecchie, diverse delle quali con bei portali decorati con gli immancabili mascheroni, sono quasi tutte concentrate ai lati della strada principale, compresa la casa natale di monsignor Božo Milanović, noto teologo istriano scomparso nel 1980, che è nato qui nel 1890.
La cosa che vi colpirà immediatamente, appena sarete arrivati in paese, sono le due vere di pietra della grande cisterna pubblica che domina il piazzale antistante la casa del parroco. Vi appariranno incorniciate, come in un quadro, tra due rigogliosi, alti ippocastani. Sull’inferriata arrugginita in ferro battuto di una delle cisterne c’è una data: il 1892. Un po’ più avanti, dove la strada svolta a gomito in direzione di San Lorenzo del Pasenatico, un enorme secolare lodogno e la chiesa parrocchiale di San Pietro e Paolo, sottoposta a restauri dapprima nel 1882 e poi cent’anni dopo, nel 1982. Fu costruita comunque nel 1787 al posto di una chiesa molto più antica che già esisteva ma che era più piccola.
La chiesa, che come quella della vicina San Pietro in Selve, è consacrata ai Santi Pietro e Paolo, è orientata a occidente ed è molto semplice nell’architettura. È a una navata, con l’abside semicircolare. Ha quattro cappelle e cinque altari, il maggiore dei quali è in marmo e, come la facciata principale della chiesa, è decorato con le statue della Beata Vergine e dei due apostoli. L’organo del coro è del 1912. Quel che attira l’attenzione dei curiosi è piuttosto il bel campanile esterno che s’innalza a sinistra dell’edificio, separato dalla chiesa. Fatto di blocchi di pietra calcarea, ha la base quadrata e termina con una torre ottagonale a cuspide. È molto simile a quelli di Pinguente e di Pisino ma è un po' particolare. Alto 31 metri, eretto nel 1888, ha due campane. Si distingue comunque da molti altri campanili dell’Istria simili, per un dettaglio. Ha alla sua base un fornice, provvisto di un cancello in ferro battuto e attraverso quel passaggio a volta si accede direttamente al piccolo ed unico cimitero del villaggio: sei o sette file di sepolcri sulle cui lapidi si alternano, quasi a scadenza regolare, sempre gli stessi cognomi di famiglie del posto: Pinezić, Hrvatin, Radetić, Pauletić, Fabris, Prenc, Ružić, Segon, Mofardin. Anche molti dei nomi dei defunti appaiono tipicamente istriani: tantissime Fume, qualche Lucia, molti Gini, diversi Emilio. “Sono quasi tutti cognomi di antiche famiglie croate. Soltanto i Fabris di Corridico hanno origini italiane” – ci rivelerà più tardi uno dei più anziani abitanti del villaggio. Uno dei pochi che incontreremo per strada, curiosando tra le stradine del paese.
Corridico che conta più o meno due centinaia di anime, era popolata fin dalla preistoria. Fu castelliere preistorico abitato dai Celti e come la vicina Antignana, ha un passato millenario. Alla parrocchia di questa minuta località, nei cui archivi si custodiscono atti che risalgono addirittura al lontano 1656, si accenna già nel 1177, anno in cui con il nome di Curitico venne citata nella bolla papale di Alessandro III, con la quale il pontefice la assegnava al vescovado di Parenzo. Rimase comunque sempre un centro rurale, abitato in gran parte da popolazioni slave. A Corridico le famiglie croate erano presenti già nel XII secolo e andarono aumentando nel ‘600, dopo la guerra degli Uscocchi, quando tra questi ultimi molti scelsero di insediarsi qui. Oltre alla parrocchiale il borgo ha altre tre piccole chiesette medievali una delle quali, la più antica, è stata costruita entro il perimetro del cimitero.
Avidi di saperne un po’ di più sulle bellezze del posto, andiamo in cerca del parroco, padre Dragutin Petrović. Lo troviamo in casa, ma non ha il tempo di scambiare quattro chiacchiere con noi, perchè siamo arrivati in un’ora un po’ scomoda. Deve andare a dir messa in uno dei tanti paesini dei dintorni. Lui è solo e le frazioni qui sono un’infinità: Tomizi, Prenzi, Cucici, e poi, sulla strada per San Lorenzo del Pasenatico Danieli, Mofferdini, Crevatini. In quest’ultimo paesino, vicino al colle Corona fu rinvenuta tanti anni fa una stele romana oggi custodita al museo civico di Trieste. Un’ara in pietra ritrovata sempre in questo sito archeologico si trova oggi nel cimitero di Corridico. Anche a Terlevici venne alla luce un cippo calcareo del periodo romano che adesso si trova nel municipio pisinese. Gentilmente, padre Petrović, trova il tempo di darci qualche dato sulle splendide chiesine medievali del borgo, che sono tre. Annotiamo in fretta, ci scusiamo e togliamo il disturbo. Peccato. Ma tanto noi, prima o poi, qui ritorneremo.


  
        
Foto di Graziella Tatalović


  Per portare al pascolo i suoi asini Šime Venier attraversa la strada principale di Corridico

Tre piccoli gioielli
d'arte sacra
medievale


I somarelli di Šime Venier
Arriviamo a Corridico che le vie del paese sono deserte. Nulla di strano; è giornata lavorativa e non è ancora mezzogiorno. Mentre stiamo curiosando un po’ di qua e un po’ di là lungo la strada principale del paese, all’angolo della piazza della chiesa, ci accorgiamo tutt’a un tratto che qualcuno ci sta osservando. È un uomo baffuto dagli occhi scuri che sembra imbronciato: indossa un berretto che somiglia molto a quello dei poliziotti. Ma non è in uniforme. Ha comunque la faccia di uno che sembra essersi messo là apposta, in attesa di ottenere spiegazioni. Ci avviciamo e gli rendiamo chiarimenti. Finalmente sorride. “Ah, giornalisti” – fa. “Vi va di vedere i miei somarelli? Stavo proprio per portarli al pascolo”.
Trovare qualcuno che in Istria alleva ancora degli asini, bestie un tempo così tipiche per queste zone ma oggi, come i famosi “boscarini”, quasi scomparse, vittime del progresso tecnologico al punto che, travolte e sconfitte dai motori e dai trattori, rischiano l'estinzione, è diventato un vero evento. Ragion per cui non ci lasciamo sfuggire l’occasione. Un tempo in Istria il somarello era onnipresente: non c'era contadino, anche il più povero, che nel proprio lavoro potesse farne a meno. Secondo i dati statistiche della fine del 1937 ce n'erano in tutta la penisola 13.812 (tra i quali oltre un migliaio di muli), con punte massime a Dignano (1.467), a Umago (1.169) e a Pisino (1.089).
Seguiamo l’uomo e nel frattempo facciamo conoscenza. Ha 52 anni, ci spiega. È nato ed è sempre vissuto a Corridico. Di mestiere, ci rivela, fa il guardiano notturno. Ecco spiegato il perché di quel modo di guardarci. “Il mio nome è Šime.
Šime Venier”.
Šime non sa nemmeno di portare un cognome veneto celebre. Un cognome che fu di dogi e condottieri della Serenissima. C'era un Cristoforo Venier, capitano veneziano al quale gli Uscocchi nel lontano 1613 tagliarono la testa. La cronaca racconta che il 23 maggio di quell’anno i famigerati pirati di Segna presero d’assalto la sua galea nel porto di Mandre, sull’isola di Pago: gli avrebbero aperto il petto e strappato e divorato il cuore in maniera cannibalesca, dopo aver inzuppato il pane nel suo sangue.
Stiamo riflettendo di questo, quando ragli di gioia ci fanno capire che siamo arrivati in prossimità della stalla. Ci avviciniamo e quattro simpatici testoni con otto lunghe orecchie fanno all’improvviso capolino attraverso le inferriate del cancello. E subito vanno in cerca di carezze. Un’accoglienza incredibile che ci fa tenerezza. Oltre al piccolo branco di ciuchi Šime alleva anche un piccolo gregge di pecore.
“Non è mica vero che queste bestie sono stupide. Sono affettuose e molto intelligenti ma bisogna saperle trattare. Ci vuole un po’ di sentimento. I somari sono come i gatti e i cani" – ci spiega Šime. "Anche se li portate lontani da casa sanno sempre ritornare. Le femmine sono mansuete ma il maschio è a volte più aggressivo e sa diventare anche cattivo se è capobranco. Vivono circa la metà della vita di un uomo: in media 35, 40 anni”.
In Istria la statura degli asini varia moltissimo, così come il colore del mantello, che va dal bigio chiaro al marrone scurissimo. È il risultato dei molti incroci fatti in passato, un po’ in tutte le epoche, ma soprattutto nel periodo di dominio asburgico, con asini che arrivavano in Istria dalla penisola italiana, molte volte dalle Marche e dalle isole tirreniche ma anche da altre zone dell’impero, in quanto in Istria gli asini si acclimatavano benissimo ovunque, comprese le zone della Cicceria. 
Rispetto al cavallo l’asino presenta una statura e un peso inferiori, ha il collo snello, la testa piuttosto pesante, le orecchie lunghe e le labbra grosse e carnose. Le zampe sono agili e terminano in uno zoccolo stretto e durissimo. È una bestia da soma per cui è resistentissima. Ma oggi anche da queste parti sono ben pochi gli agricoltori che continuano a preferire il traino animale per i lavori nei campi. I giovani non si sognano nemmeno di impiegare il somaro per farlo. Šime lo fa ancora di tanto in tanto. Per accompagnare le sue bestie al pascolo Šime non ricorre alla cavezza. Si serve di un fruscello di salice. Ci presenta i suoi somarelli, uno ad uno. Sono un maschio e tre femmine. 
Marco è il più vivace: è per questo che ha le zampe anteriori legate. Si sposta a saltelloni per brucare l’erba. Vederlo maltrattarsi così fa quasi un po’ pena. “Non compiangetelo. Quello è proverbialmente testardo” – ci rivela il padrone. Delle tre femmine una è Pupa, l’altra è Zora e sta ancora alattando la terza somarella che è la più piccola e non ha ancora un nome. Il latte d’asina, ci spiegano, è l’alimento di origine animale con le caratteristiche organolettiche più vicine al latte materno, soprattutto per il contenuto di proteine che sono quantitativamente e qualitativamente molto simili. Ben sazia, dopo la poppata, la giovane somarella si dà alla pazza gioia lanciandosi a capitomboli a gambe all’aria su un prato. Sapreste che spettacolo!


               
La chiesetta di Sant'Anna al cimitero
Oltre alla parrocchiale di San Pietro e Paolo, Corridico ha altri piccoli gioielli d’arte sacra di cui vantarsi. Sono tre minuscole chiesuole costruite in epoca medievale. La più antica e la più interessante dal punto di visto artistico è senza ombra di dubbio la chiesetta di Sant’Anna, al cimitero. La si nota già dalla piazza centrale del paese, appena rivolgete lo sguardo in direzione del cancello del fornice del campanile. È stata eretta nel lontano 1558. Si tratta di uno squisito esempio di stile gotico popolare a pianta rettangolare. Costruita in pietra calcarea squadrata, ha sulla facciata principale, oltre ad un campaniletto a vela monoforo, provvisto ancora della sua piccola campana, due stemmi, uno dei quali è un’aquila bicipite anche se molto stilizzata.
Gli stipiti delle due minuscole finestre rettangolari ai lati del piccolo portale ad arco semicircolare dentellato, nel quale compaiono al centro una croce e una scritta latina, sono scolpiti con delle singolari decorazioni. Quella di sinistra sembra un reliquiario a tempietto. L’interno della cappella ha un unico altare di pietra d’Istria con rétable ligneo e con una statua di Sant’Anna fatta a sua volta in legno. La chiesetta ovviamente aveva ed ha tutt’oggi funzione di cappella cimiteriale.
Ritornati sulla piazza centrale del paese, a fianco dell'edificio in cui un tempo esisteva la scuola elementare locale, infossata per un metro rispetto al piano stradale, esiste ancora la cappella di Sant'Antonio Abate.
 
La chiesetta di Sant'Antonio

Sul portale d'ingresso, anche questo ad arco semicircolare, non vi è alcuna data o iscrizione, ma dal suo aspetto si può ritenere che pure questa risalga al XV o XVI secolo. Anche in questo caso si tratta di una costruzione a pianta rettangolare. Dentro, sull’unico altare, c’è una statua di Sant’Antonio Abate. La cappella ha il tetto ricoperto da tegole è deve esser stata restaurata di recente. Il piccolo edificio ha a sua volta le murature formate da blocchi di pietra carsica a corsi regolari; anche in questo caso il campaniletto a vela, monoforo, ha ancora la sua minuscola campana.

La terza cappelletta di Corridico, consacrata a Santa Caterina di Alessandria, si trova sulla strada principale quasi all’uscita del paese quando si va in direzione di San Lorenzo del Pasenatico ed ha un bel portichetto sorretto da due colonnine squadrate. All'interno della cappella, che ha a sua volta un campanile a vela monoforo, che in questo caso è però privo della campana, si accede attraverso una porta di legno a due ante. Anche questa costruzione è stata rinnovata di fresco. La tettoia della loggia è fatta a coppo ed è provvista di grondaie nuove.


La chiesetta di Santa Caterina d'Alessandria

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