|
Qui
per fortuna
il ciuco istriano
esiste ancora
|
Per
arrivarci dovete svoltare a sinistra dalla principale che porta da
Pisino a Parenzo e a Monpaderno, subito dopo aver superato l’incrocio
per Antignana. Come l’antica e parallela Via Sclavonia che avrete
appena lasciato alle vostre spalle anche quella che imboccherete è una
strada vecchia secoli. Per raggiungere Corridico, l’antica Coriticum
romana, dovrete fare altri quattro chilometri di strada tutta a curve
lungo la quale, procedendo un po’ in salita e po’ in discesa
attraverso le verdi doline della zona, circondati a tratti da boschi di
quercia e ad altri dai pascoli, dai fertili campi e dalle vigne del
circondario, vi goderete delle splendide panoramiche. Poi tutt’a un
tratto vedrete comparire all’orizzonte il campanile della parrocchiale
del paese.
Un
attimo dopo, appena finite di percorrere l’ultimo rettilineo, vi
ritroverete di colpo nella piazza principale del paese. La silenziosa
Corridico è sorta su un altipiano calcareo. Ma siamo ad appena 303
metri al di sopra del livello del mare. Nel piccolo borgo sono ancora
numerose le case antiche, alcune delle quali sono state ben
ristrutturate di recente. Quelle più vecchie, diverse delle quali con
bei portali decorati con gli immancabili mascheroni, sono quasi tutte
concentrate ai lati della strada principale, compresa la casa natale di
monsignor Božo Milanović, noto teologo istriano scomparso nel
1980, che è nato qui nel 1890.
La
cosa che vi colpirà immediatamente, appena sarete arrivati in paese,
sono le due vere di pietra della grande cisterna pubblica che domina il
piazzale antistante la casa del parroco. Vi appariranno incorniciate,
come in un quadro, tra due rigogliosi, alti ippocastani.
Sull’inferriata arrugginita in ferro battuto di una delle cisterne
c’è una data: il 1892. Un po’ più avanti, dove la strada svolta a
gomito in direzione di San Lorenzo del Pasenatico, un enorme secolare
lodogno e la chiesa parrocchiale di San Pietro e Paolo, sottoposta a
restauri dapprima nel 1882 e poi cent’anni dopo, nel 1982. Fu
costruita comunque nel 1787 al posto di una chiesa molto più antica che
già esisteva ma che era più piccola.
La chiesa, che come quella della vicina San Pietro in Selve, è
consacrata ai Santi Pietro e Paolo, è orientata a occidente ed è molto
semplice nell’architettura. È a una navata, con l’abside
semicircolare. Ha quattro cappelle e cinque altari, il maggiore dei
quali è in marmo e, come la facciata principale della chiesa, è
decorato con le statue della Beata Vergine e dei due apostoli.
L’organo del coro è del 1912. Quel che attira l’attenzione dei
curiosi è piuttosto il bel campanile esterno che s’innalza a sinistra
dell’edificio, separato dalla chiesa. Fatto di blocchi di pietra
calcarea, ha la base quadrata e termina con una torre ottagonale a
cuspide. È molto simile a quelli di Pinguente e di Pisino ma è un po'
particolare. Alto 31 metri, eretto nel 1888, ha due campane. Si
distingue comunque da molti altri campanili dell’Istria simili, per un
dettaglio. Ha alla sua base un fornice, provvisto di un cancello in
ferro battuto e attraverso quel passaggio a volta si accede direttamente
al piccolo ed unico cimitero del villaggio: sei o sette file di sepolcri
sulle cui lapidi si alternano, quasi a scadenza regolare, sempre gli
stessi cognomi di famiglie del posto: Pinezić, Hrvatin, Radetić,
Pauletić, Fabris, Prenc, Ružić, Segon, Mofardin. Anche molti
dei nomi dei defunti appaiono tipicamente istriani: tantissime Fume,
qualche Lucia, molti Gini, diversi Emilio. “Sono quasi tutti cognomi
di antiche famiglie croate. Soltanto i Fabris di Corridico hanno origini
italiane” – ci rivelerà più tardi uno dei più anziani abitanti
del villaggio. Uno dei pochi che incontreremo per strada, curiosando tra
le stradine del paese.
Corridico
che conta più o meno due centinaia di anime, era popolata fin dalla
preistoria. Fu castelliere preistorico abitato dai Celti e come la
vicina Antignana, ha un passato millenario. Alla parrocchia di questa
minuta località, nei cui archivi si custodiscono atti che risalgono
addirittura al lontano 1656, si accenna già nel 1177, anno in cui con
il nome di Curitico venne citata nella bolla papale di Alessandro III,
con la quale il pontefice la assegnava al vescovado di Parenzo. Rimase
comunque sempre un centro rurale, abitato in gran parte da popolazioni
slave. A Corridico le famiglie croate erano presenti già nel XII secolo
e andarono aumentando nel ‘600, dopo la guerra degli Uscocchi, quando
tra questi ultimi molti scelsero di insediarsi qui. Oltre alla
parrocchiale il borgo ha altre tre piccole chiesette medievali una delle
quali, la più antica, è stata costruita entro il perimetro del
cimitero.
Avidi di saperne un po’ di più sulle bellezze del posto, andiamo in
cerca del parroco, padre Dragutin Petrović. Lo troviamo in casa, ma
non ha il tempo di scambiare quattro chiacchiere con noi, perchè siamo
arrivati in un’ora un po’ scomoda. Deve andare a dir messa in uno
dei tanti paesini dei dintorni. Lui è solo e le frazioni qui sono
un’infinità: Tomizi, Prenzi, Cucici, e poi, sulla strada per San
Lorenzo del Pasenatico Danieli, Mofferdini, Crevatini. In quest’ultimo
paesino, vicino al colle Corona fu rinvenuta tanti anni fa una stele
romana oggi custodita al museo civico di Trieste. Un’ara in pietra
ritrovata sempre in questo sito archeologico si trova oggi nel cimitero
di Corridico. Anche a Terlevici venne alla luce un cippo calcareo del
periodo romano che adesso si trova nel municipio pisinese. Gentilmente,
padre Petrović, trova il tempo di darci qualche dato sulle
splendide chiesine medievali del borgo, che sono tre. Annotiamo in
fretta, ci scusiamo e togliamo il disturbo. Peccato. Ma tanto noi, prima
o poi, qui ritorneremo.

Per portare al pascolo i suoi asini Šime Venier attraversa la strada
principale di Corridico
|
Tre piccoli gioielli
d'arte sacra
medievale |
|

I
somarelli di Šime Venier
Arriviamo
a Corridico che le vie del paese sono deserte. Nulla di strano; è
giornata lavorativa e non è ancora mezzogiorno. Mentre stiamo curiosando
un po’ di qua e un po’ di là lungo la strada principale del paese,
all’angolo della piazza della chiesa, ci accorgiamo tutt’a un tratto
che qualcuno ci sta osservando. È un uomo baffuto dagli occhi scuri che
sembra imbronciato: indossa un berretto che somiglia molto a quello dei
poliziotti. Ma non è in uniforme. Ha comunque la faccia di uno che sembra
essersi messo là apposta, in attesa di ottenere spiegazioni. Ci avviciamo
e gli rendiamo chiarimenti. Finalmente sorride. “Ah, giornalisti” –
fa. “Vi va di vedere i miei somarelli? Stavo proprio per portarli al
pascolo”.
Trovare qualcuno che in Istria alleva ancora degli asini, bestie un tempo
così tipiche per queste zone ma oggi, come i famosi “boscarini”,
quasi scomparse, vittime del progresso tecnologico al punto che, travolte
e sconfitte dai motori e dai trattori, rischiano l'estinzione, è
diventato un vero evento. Ragion per cui non ci lasciamo sfuggire
l’occasione. Un tempo in Istria il somarello era onnipresente: non c'era
contadino, anche il più povero, che nel proprio lavoro potesse farne a
meno. Secondo i dati statistiche della fine del 1937 ce n'erano in tutta
la penisola 13.812 (tra i quali oltre un migliaio di muli), con punte
massime a Dignano (1.467), a Umago (1.169) e a Pisino (1.089).
Seguiamo l’uomo e nel frattempo facciamo conoscenza. Ha 52 anni, ci
spiega. È nato ed è sempre vissuto a Corridico. Di mestiere, ci rivela,
fa il guardiano notturno. Ecco spiegato il perché di quel modo di
guardarci. “Il mio nome è Šime. Šime Venier”.
Šime non sa nemmeno di portare un cognome veneto celebre. Un cognome che
fu di dogi e condottieri della Serenissima. C'era un Cristoforo Venier,
capitano veneziano al quale gli Uscocchi nel lontano 1613 tagliarono la
testa. La cronaca racconta che il 23 maggio di quell’anno i famigerati
pirati di Segna presero d’assalto la sua galea nel porto di Mandre,
sull’isola di Pago: gli avrebbero aperto il petto e strappato e divorato
il cuore in maniera cannibalesca, dopo aver inzuppato il pane nel suo
sangue.
Stiamo riflettendo di questo, quando ragli di gioia ci fanno capire che
siamo arrivati in prossimità della stalla. Ci avviciniamo e quattro
simpatici testoni con otto lunghe orecchie fanno all’improvviso capolino
attraverso le inferriate del cancello. E subito vanno in cerca di carezze.
Un’accoglienza incredibile che ci fa tenerezza. Oltre al piccolo branco
di ciuchi Šime alleva anche un piccolo gregge di pecore.
“Non è mica vero che queste bestie sono stupide. Sono affettuose e
molto intelligenti ma bisogna saperle trattare. Ci vuole un po’ di
sentimento. I somari sono come i gatti e i cani" – ci spiega Šime.
"Anche se li portate lontani da casa sanno sempre ritornare. Le
femmine sono mansuete ma il maschio è a volte più aggressivo e sa
diventare anche cattivo se è capobranco. Vivono circa la metà della vita
di un uomo: in media 35, 40 anni”.
In Istria la statura degli asini varia moltissimo, così come il colore
del mantello, che va dal bigio chiaro al marrone scurissimo. È il
risultato dei molti incroci fatti in passato, un po’ in tutte le epoche,
ma soprattutto nel periodo di dominio asburgico, con asini che arrivavano
in Istria dalla penisola italiana, molte volte dalle Marche e dalle isole
tirreniche ma anche da altre zone dell’impero, in quanto in Istria gli
asini si acclimatavano benissimo ovunque, comprese le zone della
Cicceria.
Rispetto al cavallo l’asino presenta una statura e un peso inferiori, ha
il collo snello, la testa piuttosto pesante, le orecchie lunghe e le
labbra grosse e carnose. Le zampe sono agili e terminano in uno zoccolo
stretto e durissimo. È una bestia da soma per cui è resistentissima. Ma
oggi anche da queste parti sono ben pochi gli agricoltori che continuano a
preferire il traino animale per i lavori nei campi. I giovani non si
sognano nemmeno di impiegare il somaro per farlo. Šime lo fa ancora di
tanto in tanto. Per accompagnare le sue bestie al pascolo Šime non
ricorre alla cavezza. Si serve di un fruscello di salice. Ci presenta i
suoi somarelli, uno ad uno. Sono un maschio e tre femmine.
Marco è il più vivace: è per questo che ha le zampe anteriori legate.
Si sposta a saltelloni per brucare l’erba. Vederlo maltrattarsi così fa
quasi un po’ pena. “Non compiangetelo. Quello è proverbialmente
testardo” – ci rivela il padrone. Delle tre femmine una è Pupa,
l’altra è Zora e sta ancora alattando la terza somarella che è la più
piccola e non ha ancora un nome. Il latte d’asina, ci spiegano, è
l’alimento di origine animale con le caratteristiche organolettiche più
vicine al latte materno, soprattutto per il contenuto di proteine che sono
quantitativamente e qualitativamente molto simili. Ben sazia, dopo la
poppata, la giovane somarella si dà alla pazza gioia lanciandosi a
capitomboli a gambe all’aria su un prato. Sapreste che spettacolo!
|
La chiesetta di Sant'Anna al cimitero
Oltre
alla parrocchiale di San Pietro e Paolo, Corridico ha altri piccoli
gioielli d’arte sacra di cui vantarsi. Sono tre minuscole chiesuole
costruite in epoca medievale. La più antica e la più interessante dal
punto di visto artistico è senza ombra di dubbio la chiesetta di
Sant’Anna, al cimitero. La si nota già dalla piazza centrale del
paese, appena rivolgete lo sguardo in direzione del cancello del fornice
del campanile. È stata eretta nel lontano 1558. Si tratta di uno
squisito esempio di stile gotico popolare a pianta rettangolare.
Costruita in pietra calcarea squadrata, ha sulla facciata principale,
oltre ad un campaniletto a vela monoforo, provvisto ancora della sua
piccola campana, due stemmi, uno dei quali è un’aquila bicipite anche
se molto stilizzata. 
Gli stipiti delle due minuscole finestre rettangolari ai lati del
piccolo portale ad arco semicircolare dentellato, nel quale compaiono al
centro una croce e una scritta latina, sono scolpiti con delle singolari
decorazioni. Quella di sinistra sembra un reliquiario a tempietto.
L’interno della cappella ha un unico altare di pietra d’Istria con rétable
ligneo e con una statua di Sant’Anna fatta a sua volta in legno. La
chiesetta ovviamente aveva ed ha tutt’oggi funzione di cappella
cimiteriale.
Ritornati sulla piazza centrale del paese, a fianco dell'edificio in cui
un tempo esisteva la scuola elementare locale, infossata per un metro
rispetto al piano stradale, esiste ancora la cappella di Sant'Antonio
Abate.

La chiesetta di Sant'Antonio
Sul portale d'ingresso, anche questo ad arco semicircolare, non vi è
alcuna data o iscrizione, ma dal suo aspetto si può ritenere che pure
questa risalga al XV o XVI secolo. Anche in questo caso si tratta di una
costruzione a pianta rettangolare. Dentro, sull’unico altare, c’è
una statua di Sant’Antonio Abate. La cappella ha il tetto ricoperto da
tegole è deve esser stata restaurata di recente. Il piccolo edificio ha
a sua volta le murature formate da blocchi di pietra carsica a corsi
regolari; anche in questo caso il campaniletto a vela, monoforo, ha
ancora la sua minuscola campana.
La terza cappelletta di Corridico, consacrata a Santa Caterina di
Alessandria, si trova sulla strada principale quasi all’uscita del
paese quando si va in direzione di San Lorenzo del Pasenatico ed ha un
bel portichetto sorretto da due colonnine squadrate. All'interno della
cappella, che ha a sua volta un campanile a vela monoforo, che in questo
caso è però privo della campana, si accede attraverso una porta di
legno a due ante. Anche questa costruzione è stata rinnovata di fresco.
La tettoia della loggia è fatta a coppo ed è provvista di grondaie
nuove.

La
chiesetta di Santa Caterina d'Alessandria
|