Questi sono soltanto alcuni dei racconti che ho scritto per una raccolta che intendo pubblicare un domani in un libro. Sono ricordi di famiglia. Se avete voglia di leggerli e se vi piacciono (ma anche se non vi piacciono) abbiate la cortesia di farmelo sapere, apprezzerò ogni vostra opinione. Il tempo è un fanciullo che gioca con i dadi (Eraclito) Il mio indirizzo di posta elettronica è [email protected] Se volete leggere i miei racconti cliccate qui! Se volete leggere i miei servizi sul giornale cliccate qui! P r o l o g o Non avevo ancora compiuto i quindici anni che mia madre venne a mancare. Ricordo con lucidità il momento in cui vennero a dirmelo. Ma non servirono parole. L'andatura ed i volti delle due persone che vidi venirmi incontro erano sufficienti. Mentre li guardavo scendere lentamente quei pochi gradini che separavano la strada dalla terrazza dei bagni Riviera di Cantrida, dove mi trovavo il pomeriggio di quel triste 5 luglio del 1975, bastavano. I volti di mio zio e di mia cugina, che erano venuti a prendermi per portarmi a casa, dicevano tutto. Visi che non avevano bisogno di parole. Del resto come si fa a dire a un ragazzo che e' morta sua madre? Intorno a me il silenzio. L'improvviso tacere di tutti i miei amici, la cui compagnia al mare tentava invano di distrarmi in quei giorni da tristi pensieri,fu un'ulteriore conferma. Tutti sapevano che mia madre era ricoverata in ospedale e che era in condizioni critiche. E tutti si sforzavano di distogliermi almeno un po' dai miei pensieri. Ma era sucesso. Era morta, succube di una trascuratissima cirrosi epatica. Scoppiai in lacrime e in singhiozzi: Loredana, che e' la piu' vecchia delle mie cugine, mi abbracciò piangendo anche lei mentre ci incamminavamo insieme verso la «Fiat 850» verde smeraldo del fratello di mio padre, con la quale lei e zio Mario erano venuti a prendermi. Papà in quel momento era ancora in ospedale. E forse sarebbe stato molto meglio, per me, non vederlo in quei momenti. Ma mi portarono là. Salimmo la larga rampa di scale del padiglione centrale che portava al reparto interni per arrivare dove mia madre finí i suoi giorni: in una sala di terapia intensiva. Papa' era sconvolto. Me lo vidi lí di fronte, in lacrime, in quel lungo corridoio grigio che mi parve deserto, che continuava a sbattersi la testa contro un muro. Era distrutto. E neanche quando mi vide arrivare riuscí a trattenersi. Mi spavento'. Sembrava come aver perso il controllo di se'. Prese a scuotere il capo in maniera ancor più forte e in quel momento ebbi davvero paura per lui. Paura di perdere anche lui. Mia mamma non la volli vedere: né là, né poi, prima del funerale. Preferivo ricordarmela com'era l'ultimo giorno in cui la vidi viva, che, per quanto debole, con la pelle di un brutto color grigio per quanto sofferente, ancora mi parlava e sorrideva. Ma il Signore ce l'aveva portata via. Se n'era andata lasciando me nelle infinite incertezze dell'età che avevo, non ancora uomo ma neanche piu' bambino, e mio padre costretto tutt'a un tratto a confrontarsi anche con quel problema. Fece di tutto poi per farmi capire che mi era sempre stato vicino, che mi adorava. Per suo figlio lui avrebbe dato anche la vita e in fondo sapevo bene che fece del suo meglio. Da quel dí e forse addirittura fino al giorno in cui mi sposai, crebbi attorniato da un'immane, immensa compassione: da quella sincera delle mie tante buone zie, dei miei insegnanti, di buoni amici, a quella falsa e menzognera di cert'altra gente, di alcuni vicini di casa o di chi ai funerali ci va solo per diletto. Oggi ho ancora chiaro e bene impresso nella memoria l'istante in cui mi imposi volutamente il black out di tutti i miei ricordi d'infanzia. Perché, non riuscendo a trovare allora la forza di affrontare il dolore che provocavano in me, in quanto inevitabilmente tutti legati a mia madre, mi sembrò più facile dimenticare. Ricordare era tremendo, faceva male, perché tutto era legato a lei: alla sua immagine, alle sue parole, alle sue carezze, al suo sorriso. Il dolore che provai in quel momento del mio destino, difficile, duro, per me orribilmente atroce, fu tale che alla mia mente, ancora troppo puerile ed infantile per essere in grado di confrontarsi con la cruda realtà della morte, riuscí più semplice tentare di cancellarli quei ricordi. Credevo, anzi per anni ero convinto di averlo fatto. Ma evidentemente non era vero. Ora ne sono certo. Non fu proprio cosí. Se ci fossi riuscito infatti, adesso non me ne starei qui a scrivere proprio di quei ricordi. Se volete leggere i miei racconti cliccate qui! Se volete leggere i miei servizi sul giornale cliccate qui! Mia madre, ripresa ad Abbazia insieme a suo fratello Sergio e alla sorella di mia nonna e loro zia, Anna Se volete scrivermi il mio indirizzo di posta elettronica e' [email protected] Visita il sito della "Mailng List Histria" I siti degli amici della «Mailing List Histria» Rovigno d'Istria - Home page di Gianclaudio de Angelini Pirano d'Istria di Vittorio Rosso Sign Guestbook View Guestbook
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