NINA SIMONE 
(wild is the wind) 
 
 
 
 
 
 
Nina Simone, al secolo Eunice Kathleen Waymon , si è spenta settimana scorsa a Carry-Le-Rouet, nel sud della Francia . E' stata una delle più note ed influenti cantanti della storia del jazz. Noi di oZone la conosciamo da poco, per questo abbiamo preferito renderle omaggio attraverso le parole di Emidio Clementi, che crediamo conosciate già. Questo suo intervento è stato pubblicato sul n. 60 di Blow Up, in un contesto non celebrativo, e le sue parole ci sono sembrate le più adatte, forse perché le più personali in cui ci siamo imbattuti tra i soliti necrologi, per presentarla in questo spazio. Convinti che sarà impossibile non vi venga voglia di fare conoscenza di quest'artista straordinaria, anche solo attraverso qualcuna delle numerose compilation che trovate ovunque e a prezzi accessibilissimi.
Lavoravano tutti e due nello stesso locale. Lui passava tra i tavoli e raccoglieva i bicchieri vuoti, lei siedeva al piano e cantava. Alla fine di ogni esibizione lui entrava nel suo camerino e le portava un bicchiere di wiskey colmo di ghiaccio. Lei lo ringraziava chiamandolo 'Tesoro'. Lui aspettava ogni sera la stessa canzone e rimaneva incantato ogni volta che lei attaccava a cantarla. Una sera, proprio mentre stava eseguendo quel brano, lui non si accorse che stava rovesciando gocce di cera bollente sui pantaloni di un uomo d'affari e quella disattenzione gli costò il posto. 
Parto da un racconto di Sam Shepard perché è in questo modo che ho conosciuto Nina Simone. Se quella storia era vera e la sua musica era così seducente da farti dimenticare il luogo in cui ti trovavi e quello che stavi facendo, anch'io volevo provare quella sensazione. Mi è bastata una manciata di canzoni per innamorarmi di lei. 
"After Hours" è il suo disco più bello. E' una raccolta di brani registrati tra il 1964 e il 1966 che si sviluppano tutti intorno allo stesso stato d'animo. E' un disco costruito sul dolore e in quattordici pezzi non c'è una sbavatura, una nota di troppo. La musica avanza compatta e va dritta al cuore. Ma "After Hours" è anche un disco pericoloso che posso mettere sul piatto solo quando mi sento sufficientemente corazzato, quando posso assaporare il gusto della solitudine senza rimanerne coinvolto. Solo in quei momenti le note e la voce di Nina riescono a essere inoffensive. 
Ricordo di una notte, doveva essere il '94 o il '95. Ero tornato a casa molto tardi dal lavoro e, mentre mi spogliavo e gettavo in un angolo i vestiti che puzzavano di cucina e di fritto, ho avuto la sensazione di stare perdendo tutti i treni verso una vita migliore. Era il momento meno adatto per ascoltare quel disco ma, non so per quale motivo, volevo spingere la mia disperazione verso profondità in cui avrei rischiato di perdermi. 
I primi quattro pezzi mi hanno fatto vacillare e Wild is the wind è la canzone che mi ha mandato al tappeto. Due note di piano che cambiano di tonalità a ogni battuta, un colpo di basso accompagnato da un piatto colpito con le spazzole e poi la sua voce che attacca. Se il dolore potesse racchiudere dentro di sé le note di una canzone, sono sicuro che sarebbero le stesse che ho ascoltato quella notte. 
 
EMIDIO CLEMENTI
 
 
 
 
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