Gesù, sono molto addolorato: ho letto che una filosofa cristiana ha lasciato la Chiesa Cattolica. Su “ IL FOGLIO “ essa ha scritto:
“Questo è un addio. E’ un addio a qualunque collaborazione che abbia
una diretta o indiretta relazione alla Chiesa Cattolica Italiana…
La dichiarazione riportata oggi su… di monsignore… secondo la quale,
per quanto riguarda la fine della propria vita, alla volontà del malato va
prestata attenzione, ma “la decisione non deve spettare alla persona”, è
davvero di quelle che non possono più essere né ignorate né, purtroppo, intese
diversamente da quello che nella loro cruda chiarezza dicono.
Ed allora ecco: questa dichiarazione è la più tremenda negazione di
esistenza della possibilità stessa di ogni morale: la coscienza, e la sua
libertà. La sua libertà: di credere e di non credere ( e che valore mai
potrebbe avere una fede se uno non fosse libero di accoglierla o no? ) di dare
la propria vita, o non darla, di accettare lo strazio, l’umiliazione di non
essere più che cosa in mano altrui, o di volerne essere risparmiato. Sì, anche
di affermare con fierezza la propria dignità, anche per quando non si potrà più
farlo. E’ la possibilità di questa scelta che carica di valore la scelta contraria,
quella dell’umiltà e dell’abbandono in altre mani. Ma siamo più chiari: quella
che monsignore… nega è la libertà ultima di essere una persona, perché una
persona, sant’Agostino insegna, è responsabile ultima della propria morte, come
lo è della propria vita. Fallibile, e moralmente fallibile, è certo ogni uomo.
Ma vogliamo negare che, anche con questo rischio, ultimo giudice in materia di
coscienza morale sia la coscienza morale stessa? Attenzione, non stiamo
parlando di diritto, stiamo parlando di morale. Il diritto infatti è fatto non
per sostituirsi alla coscienza morale della persona, ma per permettergli di
esercitarla nei limiti in cui questo esercizio non è lesivo degli altri.
Oppure ci sono questioni morali che non sono di competenza della coscienza
di ciascuna persona? Quale autorità è dunque “più ultima” della coscienza di
ciascuna persona? Quella dei… Quella di mons … quella del…?
E sucosa si fonda ogni autorità, se non sulla coscienza? “ Possiamo
forse tornare indietro rispetto alla nostra maggiore età morale, cioè al
principio che non riconosce a nessuna istituzione come tale autorità morale
sopra la propria coscienza e i propri
più vagliati sentimenti? C’è ancora qualcuno che ancora pretenda sia degna del
nome di morale una scelta fondata sull’autorità e non nell’intimità della propria coscienza? “Non siamo per il
principio di autodetermoinazione”, dichiara monsignore… ma si rende conto,
monsignore, di quello che dice? Amici, ve ne rendete conto? E’ possibile essere
complici di questo nichilismo? Questa complicità sarebbe ormai, lo dico con
dolotre, infamia”.
Il monsignore, tramite il quotidiano “Avvenire” ha risposto così alla
filosofa cristiana: “Sono sinceramente amareggiato che la mia dichiarazione sia
stata letta come la più diabolica negazione di esistenza della possibilità
stessa di ogni morale. Qui si sta costruendo un grande malinteso, legato a cosa
significhi in questo contesto il primcipio di autodeterminazione: non si può
confondere la libertà di coscienza con la possibilità di fare quello che ci
pare. Anche se ragionassi in termini
puramenti laici, non potrei giustificare un assassinio dicendo che l’ho fatto per rivendicare la mia
libertà di coscienza. La legge che punisce l’omicidio non elimina la libertà di
coscienza: anzi la piena libertà dell’assassino è il primo presupposto della
condanna. Non possiamo confondere la libertà della nostra coscienza con la
legittimità delle nostre azioni. Il principio di autodeterminazione non è mai
stato un caposaldo della dottrina della Chiesa. La coscienza è la sede della
nostra scelta. Il criterio non ce lo diamo da soli: ce lo dona Dio, che è
Amore, ed è percebile ad ogni indagine razionale come il fondamento della
nostra identità o natura”.
Dalle colonne del Corriere della Sera ha risposto a monsignore… il teologo Vito Mancuso. “Il monsignore distingue “la libertà di
coscienza (che approva) dal principio di autodeterminazione (che deplora). Non
riuscendo a cogliere la pertinenza di tale distinzione, io chiedo in che senso
la libertà di coscienza sarebbe diversa dalla libertà di autodeterminazione.
Che cosa se ne fa un uomo di una coscienza libera a livello teorico, se poi, a
livello pratico, non può autodeterminarsi deliberando su se stesso? Di se
stessi infatti si tratta quando si parla di testamento biologico, della propria
vita e della propria morte, non di quella di altri. Il riconoscimento del
primato oggettivo della verità non può sopprimere la libertà di coscienza, la
quale può persino giungere a rifiutare la verità. Da ciò ne deriva che
l’affermazione del primato della vita come dono non può esercitarsi a scapito
di chi, tale dono, non lo riconosce o non lo vuole più. Se è un dono, dono deve
rimanere, e non trasformarsi in un giogo. Dio rispetta l’autodeterminazione dei
singoli. Se così non fosse , non sarebbe la fede che ci lega a lui, ma l’evidenza che non ammette
deviazioni. Insomma a me pare che sia più evangelica (oltre che più moderna)
l’identificazione tra libertà di coscienza sostenuta da… che non la loro
distinzione sostenuta da monsignor…”.
GESU’, U N I C O M A E S T R O , NOI CHE CI CREDIAMO E CHE CI DICIAMO TUOI DISCEPOLI, NEL TUO
NOME, IMPONIAMO PESANTI PESI SULLE SPALLE DEGLI UOMINI CAUSANDO LORO ENORMI
SOFFERENZE. E CIO’ PERCHE’ NON ABBIAMO
CAPITO IL SENSO DELLA TUA NORMA EVANGELICA
“ I L S A B A T O E’ P ER
L’ U O M O E N O N
L ‘ U O M O P E R I L
S A B A T O “ : LE LEGGI SONO PER IL BENE DELL’UOMO. SE
ESSE, IN CASI SINGOLI, DIVENTANO DANNOSE PER L’UOMO, PERDONO IL LORO VALORE E
NON VANNO APPLICATE: DOBBIAMO SEGUIRE
LA LEGGE DELL’AMORE CHE AGISCE
PER IL BENE DEL FRATELLO E NON DIFENDERE CON FEROCIA LA VALIDITA’ DI UNA LEGGE, DI QUALSIASI LEGGE. Sac. Salvatore Paparo 23 ottobre 2008
Sac. Salvatore Paparo Cintano
22 ottobre 2008.