"E NOI ABBIAMO CREDUTO ALL'AMORE
" (Gv. 14,16)
Sac. Salvatore Paparo
OPERA
CENACOLO FAMILIARE
CAPITOLO
PRIMO
ETA'
AUREA DEL CRISTIANESIMO
L'Opera
Cenacolo Familiare è nata in embrione nel Maggio 1946 nel silenzio di un
Seminario del Piemonte. D'allora è iniziata l'odissea della sua storia. Oggi
può mostrare il suo vero volto come profezia del prossimo avvenire della
Chiesa. A base di tutto si pone L'ETA' AUREA DEL CRISTIANESIMO che è imminente
pur considerando che i tempi di Dio non sono i nostri.
Allora
il mondo intero:
A.
RICONOSCERA' GESU' COME SUO UNICO SALVATORE E SI CONVERTIRA' A LUI.
B.
VIVRA', IN MODO STRAORDINARIO, UN'ERA
DI PACE E DI BENESSERE MESSIANICI.
1A
NELL'ETA'
AUREA DEL CRISTIANESIMO IL MONDO INTERO RICONOSCERA' GESU' COME SUO UNICO
SALVATORE, SI CONVERTIRA' A LUI E FARA' PARTE DELL'UNICA CHIESA.
Questa
certezza ci proviene dalla Sacra Scrittura. Fra i numerosi testi scegliamo i
più significativi.
1. " Dice il Signore: Questo è il mio
Servo (Gesù) ... l'ho riempito del mio Spirito perché diffonda la mia legge FRA
TUTTI I POPOLI. Egli farà conoscere la Legge vera. Non perderà né la speranza,
nè il coraggio FINCHE' NON AVRA' STABILITO LA MIA LEGGE SULLA TERRA.. Dio, il
Signore dice al suo servo:
"Io
ti ho formato e per mezzo tuo farò un'alleanza CON TUTTI I POPOLI E PORTERO' LA
LUCE A TUTTE LE NAZIONI" (Is. 42,1-7)
2."
Il Signore regnerà su tutta la terra, tutti onoreranno e riconosceranno Lui,
come Dio (Zac.14,9)
3."
Tutti i popoli della terra si convertiranno e saranno veramente fedeli al
Signore" (Tobia 14,6).
4.11
Signore dice : verrà il tempo in cui radunerò gli uomini di tutti i popoli e di
tutte le nazioni, nonostante i loro pensieri e le loro azioni. Così mostrerò
loro la mia gloria " (Is. 66,18). NON CI SFUGGA CHE LA CONVERSIONE DEL
MONDO INTERO A GESU' E' OPERA DELLA MISERCORDIA DI DIO:
ESSA
AVVERRA' NONOSTANTE I PENSIERI E LE AZIONI DEGLI UOMINI.
5. ..
(Gesù ) se una canna è incrinata non la spezzerà, se una lampada è debole non
la spegnerà. Farà così, fino a quando avrà fatto trionfare la sua Giustizia; ed
Egli sarà per tutti i popoli una speranza " (Mt.28,18-21).
6.
"A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Perciò andate, FATE
DIVENIRE MIEI DISCEPOLI TUTTI GLI UOMINI DEL MONDO" (Mt. 28,18-20).
7. L
azione visibile della Chiesa, sostenuta dall'azione continua e invisibile di
Gesù "SARO' CON VOI FINO ALLA FINE DEL MONDO" avrà esito felice:
"QUANDO SARÒ INNALZATO DA TERRA ATTIRERO' A ME TUTTI GLI UOMINI "(Gv.12,32-33).
8. " Ho anche altre pecore che non sono
in questo recinto.
Anche
di quelle devo diventare Pastore. UDRANNO LA MIA
VOCE
E DIVENTERANNO UN UNICO GREGGE CON UN
UNICO PASTORE" (Gv. 10,16).
9. Il mondo intero si convertirà a Gesù SOLO
QUANDO i cristiani, superate le loro scandalose divisioni, TORNERANNO
ALL'UNITA' ." Fa' che siano tutti una sola cosa come Tu, o Padre, sei in
me ed Io sono in Te, anch'essi (i cristiani) siano una sola cosa in noi. COSÌ
IL MONDO CREDERÀ CHE TU MI HAI MANDATO" (Gv. 17,20-23
Certamente
Dio Padre ha esaudito Gesù perché la sua preghiera è SEMPRE EFFICACE.
"Allora spostarono la pietra. Gesù alzò lo sguardo al Cielo e disse: -
Padre, ti ringrazio perché mi hai ascoltato. LO SAPEVO CHE MI ASCOLTI SEMPRE.
Ma ho parlato così per la gente che sta qui attorno perché credano che Tu mi
hai mandato - (Gv. 11, 41-42).
10.ANCHE
GLI EBREI FINALMENTE SI CONVERTIRANNO
A
GESU' E RICONOSCERANNO IN LUI ILMESSIA ATTESO: "Gli Ebrei hanno
inciampato. Ma io mi domando:
la
loro rovina è definitiva? No di certo. La loro caduta ha favorito la salvezza
degli altri popoli, e questo è avvenuto per spingere gli Ebrei alla gelosia. Se
la loro caduta ha già arricchito il mondo e il loro fallimento ha avvantaggiato
gli altri popoli, QUALE MAGGIORE BENEFICIO SI AVRA' QUANDO TUTTI LORO
ACCETTERANNO IL CRISTO? (Rm. 11-12).
Gli Ebrei si convertiranno a Gesù solo
dopo la conversione a
Gesù
di tutto il mondo: "Fratelli, io voglio farvi conoscere il
misterioso
disegno di Dio, perché non diventiate presuntuosi:
UNA
PARTE DI ISRAELE CONTINUERA' NELLA SUA
OSTINAZIONE
FINO A CHE TUTTI GLI ALTRI POPOLI
NON
SARANNO GIUNTI ALLA SALVEZZA (Rm. 11,25 -
32).
11.A
proposito dell'Età Aurea del Cristianesimo in cui Gesù sarà riconosciuto ed
accettato come unico Salvatore da tutto il mondo, merita un'accentuazione
particolare quanto afferma l'Apocalisse.
Essa
sotto forma di impressionanti difficili simbolismi pone in risalto gli
inauditi, terrificanti e sanguinari sforzi di Satana e degli uomini suoi simili ed alleati per vincere Gesù e la sua
Chiesa. In un periodo della storia umana, però, Gesù interverrà in modo
straordinario e renderà del tutto inefficace l'azione demoniaca PER MILLE ANNI
= ( PER UNA LUNGHISSIMA EPOCA GLI UOMINI SI DIMOSTRERANNO DOCILI DISCEPOLI DI
GESÙ E DEL SUO MESSAGGIO EVANGELICO).
Dopo quest'Era ineffabile, Satana
riuscirà nuovamente a pervertire gli uomini, ma ben presto seguirà la fine del
mondo attuale, il Giudizio Universale e la definitiva ed eterna separazione tra
i cittadini del Cielo e i dannati.
Il testo sacro si esprime così:
"Poi vidi scendere dal cielo un
angelo che teneva in mano la chiave del mondo sotterraneo e una lunga catena.
L'angelo afferrò il drago, il serpente antico cioè Satana il Diavolo. E LO
INCATENO' PER MILLE ANNI, lo gettò nel mondo sotterraneo, ne chiuse l'entrata e
la sigillò sopra di lui. COSÌ
IL
DRAGO NON AVREBBE PIÙ INGANNATO NESSUNO
PER
MILLE ANNI. ALLA FINE DEI MILLE ANNI PERÒ,
DEVE
ESSERE SCIOLTO PER UN PO' DI TEMPO...
QUANDO SARANNO TRASCORSI I MILLE ANNI,
SATANA SARA' LIBERATO DALLA SUA PRIGIONE E ANDRA' A CONVINCERE GOG E MAGOG E
TUTTI I POPOLI DEL MONDO numerosi come la sabbia del mare, e li radunerà per la
guerra. Eccoli, dilagano su tutta la terra e assediano il campo di quelli che
appartengono al Signore, la città che Egli ama. Ma giù dal cielo venne un fuoco
che li divorò, e il Diavolo che li ingannava fu gettato nel lago di fuoco e di
zolfo dove c'erano già il mostro e il falso profeta. Lì saranno tormentati
notte e giorno per sempre" (Ap. 20,1-10).
Gli
uomini che dopo l'Età Aurea del Cristianesimo si
pervertiranno
saranno numerosi: ALLORA SI REALIZZERA' LA PROFEZIA DI GESÙ: - QUANDO IL
FIGLIO
DELL'UOMO RITORNERÀ SULLA TERRA VI
TROVERA'
ANCORA FEDE?" (Lc.18,8).
).
1B
NELL'ETA'
AUREA DEL CRISTIANESIMO TUTTA
L'UMANITA'
VIVRA' IN MODO STRAORDINARIO
UN'ERA
DI PACE E DI BENESSERE MESSIANICI.
Quando
Dio assume un uomo a suo Profeta, lo ispira in modo che gli uomini
contemporanei al profeta possano comprendere il messaggio divino, anche se
parzialmente e in modo imperfetto. E poiché al tempo biblico si viveva in un
mondo agricolo e pastorizio e si combatteva con archi, scudi, lance e spade, il
linguaggio dei profeti vi si adeguò. Noi, però, per intendere il pensiero di
Dio dobbiamo adattare i testi biblici alla nostra cultura e soprattutto pensare
alle armi con cui oggi si combattono o è possibile combattere le guerre: carri
armati,apparecchi, bombe atomiche... Senza questo adattamento non riusciamo a
percepire il sublime preannuncio della Pace e del Benessere messianici.
a.
PACE UNIVERSALE MESSIANICA
1. " (I popoli) trasformeranno le loro
spade in aratri e le lance in falci. Le nazioni non saranno più in lotta tra di
loro e cesseranno di prepararsi alla guerra" (Is. 2,1-5)
2.
"E' NATO UN BAMBINO PER NOI... SARA' CHIAMATO PRINCIPE DELLA PACE.
Diventerà sempre più potente ED ASSICURERA' UNA PACE CONTINUA" (Is.
9,5-6).
3.
"Spezzerò l'arco e la spada, eliminerò la guerra da questa terra. Farò
vivere il mio popolo nella pace" (Os. 2,19-20).
4.
"Trasformeranno le loro spade in aratri e le loro lance in falci. Le nazioni non saranno più in lotta tra di
loro e cesseranno di prepararsi alla guerra. Ognuno vivrà in pace" (Mic.
44,3-4).
5.
"Il nuovo Capo ( Gesù ) guiderà con fermezza il popolo... il
popolo vivrà sicuro perché Egli manifesterà
la sua grandezza
fino ALL'ESTREMITÀ DELLA TERRA E PORTERA'
PACE
"
(Mic.S,1-3).
6. "(Gesù ) RISTABILERA' LA PACE TRA
LE NAZIONI e regnerà da mare a mare, dal fiume Eufrate fino ai confini della
terra" (Zac. 4,3-4).
7. "Guardate che cosa ha compiuto il
Signore, quali prodigi ha fatto sulla terra! IN TUTTO IL MODO PONE FINE ALLE
GUERRE" (SaI. 46, 9-11).
8. Finalmente si realizzerà la profezia
della PACE UNIVERSALE MESSIANICA
annunziata e cantata dagli angeli sulla grotta di Betlem : "GLORIA A DIO
IN CIELO, E PACE IN TERRA AGLI UOMINI CHE DIO AMA" (Lc. 2,14)
b.
BENESSERE UNIVERSALE MESSIANICO.
La
pace universale messianica, frutto dell'amore per Dio e per il prossimo,
recherà immensi benefici a tutti, si rispetterà la natura, si favorirà lo
sviluppo di tutti gli uomini, i soldi finora sprecati per la costruzione delle
armi saranno investiti per debellare la fame, le malattie, le disuguaglianze
sociali. IN CONSEGUENZA LA VITA UMANA SARA' LONGEVA E FELICE : "Il Signore
dice: - le sofferenze del passato saranno dimenticate ,svaniranno dinanzi ai
miei occhi. Io sto per creare un nuovo cielo ed una nuova terra. Non si
ricorderà più il passato, non ci si penserà più. Gioite ed esultate per quello
che creerò: una Gerusalemme entusiasta e un popolo pieno di gioia. Mi
rallegrerò per Gerusalemme e gioirò per il mio popolo e non si sentirà più in
essa pianti o grida di dolore. NON MORRANNO PIU' NEONATI E GLI ADULTI AVRANNO
UNA LUNGA VECCHIAIA. MORIRA' GIOVANE CHI MORIRA' A CENT'ANNI. SE UNO NON
ARRIVERA' A CENT'ANNI VORRA' DIRE CHE IO L'HO PUNITO... Il mio popolo vivrà a
lungo come un albero secolare, i miei fedeli si godranno il frutto del loro
lavoro. Tutto quello che faranno riuscirà bene, non metteranno al mondo figli
per poi vederli morire" (Is. 65, 16-24).
"Il
Signore mostra la sua bontà verso Gerusalemme, ha pietà delle sue rovine,
TRASFORMERA' QUESTA TERRA DESERTA IN UN GIARDINO MERAVIGLIOSO, QUESTO SUOLO
ARIDO IN UN PARADISO" (Is. 51,3).
CONFERMIAMO
L'ETÀ AUREA DEL CRISTIANESIMO RIFERENDO FRASI DELLA LITURGIA DELLE ORE, OSSIA
DELLA PREHIERA UFFICIALE DELLA CHIESA CHE E' LUOGO TEOLOGICO CIOÈ CHE TRASMETTE
LA VERITÀ RIVELATA.
LITURGIA
DELLE ORE, VOLUME PRIMO.
"Signore,
raduna in una sola famiglia tutti i popoli della terra" (Seconda settimana
di Avvento. Mercoledì".
"La
tua venuta segni l'inizio di un mondo nuovo e inauguri un regno di giustizia e
di pace"-
(Terza
settimana di Avvento. Lunedì, Lodi) "Figlio di Dio, fa' che il mondo
intero ti riconosca e ti accolga"
(Quarta
Domenica di Avvento. Primi Vespri).
"Estendi
la tua pace fino ai confini della terra, guida tutti i popoli alla fede in
Cristo"
(27
Dicembre Vespri)
"Dona
il tuo spirito a coloro che hanno responsabilità di governo, fa' che
collaborino a costruire un'ETA' NUOVA nella fraternità e nella giustizia”.
(27
Dicembre Vespri).
"Signore,
estendi la tua Chiesa fino ai confini della terra perché tutta l’umanità formi
un' unica famiglia, animata dall'unico Spirito".
(30
Dicembre Vespri)
"Consigliere
mirabile, Principe della pace, fa' che il mondo intero conosca un'Era di
giustizia e di pace"
(Festa
Maria Santissima Madre di Dio. Lodi)
"Sei
venuto a formare di tutti gli uomini il tuo popolo santo. Fa' di tutte le
nazioni una sola grande famiglia, concorde ed operosa nella giustizia e nella
pace".
(Primo
Gennaio. Secondi Vespri).
"Cristo
che ha fatto risuonare nel mondo l'inno angelico di gloria e di pace, fa' che
la tua pace si diffonda su tutta la terra".
"Re
della gloria, che governi con giustizia il tuo popolo, concedi a tutti gli
uomini un'Era di fraternità e di pace"
(Epifania.
Primi Vespri).
"Pastore
eterno,proteggi e moltiplica il tuo gregge che è la Chiesa, fa' che tutti gli
uomini si raccolgano in un solo ovile e sotto un solo Pastore".
(Dedicazione
della Chiesa, Lodi).
LITURGIA
DELLE ORE. VOLUME SECONDO
"Fa'
che collaboriamo a edificare un mondo nuovo, perché la giustizia e la pace di
Cristo regnino su tutta la terra".
(Seconda
settimana di quaresima. Lunedì. Lodi).
"Sei
stato accolto dal popolo come il Re-Messia, l'umanità intera ti accolga Re
dell'universo"
(Domenica
delle Palme. Secondi Vespri).
"Sostieni
con il tuo Spirito chi si sforza di costruire un mondo più umano, fa' che la
giustizia e la pace regnino su tutta la terra". (Seconda settimana di
Pasqua. Martedì. Lodi).
"Il
popolo ebraico riconosca in Te il Messia atteso e sperato". (Terza
Domenica di Pasqua. Secondi Vespri).
"Hai
scelto i primi discepoli del tuo Figlio nell'antico popolo eletto, aiuta i
figli di Israele a riconoscere in Cristo il compimento delle tue promesse"
(Quarta
Domenica di Pasqua. Mercoledì. Vespri).
"Tutte
le nazioni ti riconoscano Re e Signore, Israele sia, come un tempo, la tua
eredità".
(Settima
settimana di Pasqua. Domenica. Primi Vespri). "Ci hai rivelato nello
Spirito il tuo disegno di unità e di pace, riunisci nella tua Chiesa tutti i
figli dispersi”.
(Domenica
di Pentecoste. Secondi Vespri).
LITURGIA
DELLE ORE. VOLUME TERZO.
"Dio
grande e misericordioso, sorga la tua giustizia sulla terra, e il popolo vedrà
un'Era di fraternità e di pace".
(Prima
Domenica per annum. Primi Vespri).
"Venga
il tuo regno fra tutte le nazioni e si compia il tuo disegno di salvezza anche
per l'antico popolo dell'Alleanza".
(Prima
Domenica per annum. Primi Vespri).
Pastore
eterno,fa' che tutti i popoli si raccolgano in un solo ovile e sotto un solo
Pastore"
(Dedicazione
di una Chiesa. Lodi).
LITURGIA
DELLE ORE. VOLUME QUARTO.
"Re
di pace infrangi gli ordigni e le trame della guerra, fa' che tutti gli uomini
conoscano un'Era di giustizia e di pace"
(Festa
di Cristo Re. Primi Vespri).
"Cristo,
erede di tutte le genti, fa' che l'umanità, mossa dallo Spirito Santo, si
raccolga nella tua Chiesa, tutta la terra ti riconosca come suo Capo e
Signore"
(Festa
di Cristo Re. Primi Vespri).
CAPITOLO
SECONDO
L'ETA'
AUREA DEL CRISTIANESIMO, ERA DI AMORE TRA INDIVIDUI E TRA NAZIONI, ERA DI PACE
E DI BENESSERE, COINCIDERÀ CON L'ETÀ AUREA DELLA FAMIGLIA, CREATA AD IMMAGINE E
SOMIGLIANZA DELLA FAMIGLIA TRINITARIA DI DIO PADRE, DI DIO FIGLIO, DI DIO
SPIRITO SANTO; E REDENTA CON LA MORTE -
RISURREZIONE DI GESÙ SPOSO DELLA CHIESA.
1A
LA
FAMIGLIA UMANA E' STATA CREATA AD IMMAGINE E
SOMIGLIANZA DELLA FAMIGLIA TRINITARIA DI DIO PADRE, DI DIO FIGLIO, DI
DIO SPIRITO SANTO.
Lasciamoci
investire dalla luce della Rivelazione e riflettiamo sulla definizione che
l'Apostolo San Giovanni dà di Dio:
"DIO
E' AMORE " (Gv.4,8).
L'AMORE
è l'essenza di Dio. Se Dio, pertanto, per impossibile, cessasse di essere AMORE
non esisterebbe più, così come il sole non esisterebbe più se cessasse di
essere luce e calore. IN QUANTO AMORE DIO NON E' UN SOLITARIO, MA UNA
INEFFABILE FAMIGLIA COMPOSTA DA TRE PERSONE FELICISSIME: DAL PADRE, DAL FIGLIO
E DALLO SPIRITO SANTO.
Le
quattro caratteristiche dell'amore: DONO, RICAMBIO DEL
DONO,
UNIONE E FELICITÀ SI IDENTIFICANO CON DIO
UNO E TRINO:
IL
PADRE dona tutto Se stesso al FIGLIO GENERANDOLO. IL FIGLIO si ridona al PADRE
cosicché tutto ciò che è del Figlio è anche del Padre e tutto ciò che è del
Padre è anche del Figlio ( Gv. 17,10);
LO
SPIRITO SANTO E' L'AMORE PERSONIFICATO ossia, la Persona che in Sè UNISCE IL
PADRE AL FIGLIO E IL FIGLIO AL PADRE e
in modo tale che le Tre Persone Divine uguali e distinte non sono tre dei MA UN
SOLO DIO.
Non
ci riesce difficile capire che le Persone che costituiscono LA
FAMIGLIA
INCREATA ED ETERNA DI DIO SONO
FELICISSIME:
difatti tutti quanti sperimentiamo con evidenza immediata che la felicità ci
proviene dal bene coscientemente posseduto: la vista, ad esempio, è un bene; se
possediamo un organo visivo sano siamo felici perché possiamo ammirare tutte le
bellezze che ci circondano. È CHIARO CHE PIÙ BENI POSSEDIAMO E PIÙ FELICI
SIAMO: così, ad esempio, se oltre gli occhi sani abbiamo anche un udito sano
siamo più felici che se possediamo solo gli occhi sani. Su questa linea
dobbiamo, senza esitazione, ammettere che Dio, il Quale possiede tutti i beni
ed in sommo grado E'
FELICISSIMO,
E' IL CULMINE DELLA FELICITA', E' LA
FELICITA'.
DIO-AMORE,
DIO FAMIGLIA TRINITARIA FELICISSIMA, PER
AMORE
GRATUITO E DI PRIVILEGIO,DECISE DI
COMUNICARE
LA SUA FELICITA' ALL'UOMO E LO CREO'
FAMIGLIA
A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA: ciascuno di noi sia uomo che donna è membro di
una famiglia almeno come figlio o figlia se non come sposo o sposa, come padre
o madre.
Fissiamo
la nostra attenzione sulla famiglia umana per percepire un pochino la sua
somiglianza con la Famiglia Trinitaria di Dio. Facciamo alcuni rilievi:
PRIMO
RILIEVO : L'UOMO E LA DONNA SONO L'IMMAGINE
DEL
PADRE CELESTE SIA COME SPOSO E SPOSA SIA COME
PADRE
E MADRE:
a. COME SPOSO E SPOSA: quando un uomo ed
una donna si sposano diventano un solo essere come UNO E' IL PADRE CELESTE.
Badiamo bene però: questa unione si verifica solo
NEL
VERO MATRIMONIO, ossia quando un uomo ed una donna SI AMANO VERAMENTE, VOGLIONO
UNIRE LE LORO VITE PER SEMPRE E CON ASSOLUTA FEDELTA' RECIPROCA. Quando manca
l'amore reciproco non c'è matrimonio ma solo convivenza egoistica, non c'è
fusione di vite ma due unità vicine per sfruttarsi vicendevolmente. Da qui i
molti fallimenti di matrimoni che sembrano veri mentre sono tali solo
apparentemente.
b. COME PADRE E MADRE : il Padre Celeste
perché perfetto genera da solo il suo Figlio Unigenito; mentre il padre e la
madre umani perché imperfetti e complementari generano insieme il loro figlio.
La
Sacra Scrittura che alla Prima Persona della Santissima Trinità attribuisce
sentimenti materni ci legittima l'espressione:
IL
PADRE CELESTE E' INSIEME PADRE E MADRE":
"Quand'anche
una madre dimenticasse il proprio figlio, io non vi dimenticherò mai. Come una
madre accarezza il suo bambino così io vi consolerò... sarete portati nel mio
seno, vi cullerò sulle mie ginocchia" (Is. 66,12-13)." Come una madre
ama il suo unico figlio, così io amo te" (2 Re 1,26).
SECONDO
RILIEVO: NELLA FAMIGLIA UMANA IL
FIGLIO
E' L'IMMAGINE DEL FIGLIO UNIGENITO DI DIO
Come,
infatti, il Figlio Unigenito di Dio è frutto della donazione amorosa del Padre
Celeste ed è tutto il Padre tanto da potersi dire: "CHI VEDE IL FIGLIO
VEDE IL PADRE E CHI VEDE IL PADRE VEDE IL FIGLIO" (Gv. 14,9 ) così il
figlio della famiglia umana è il frutto della donazione amorosa del padre e
della madre ed è il compendio di essi. In altre parole possiamo affermare che
il figlio è il padre e la madre impastati insieme (fusione dello spermatozoo, vita
dell'uomo con l'ovulo vita della donna). Questo impasto è talmente perfetto e
meraviglioso che dello stesso bambino sinceramente dicono "RASSOMIGLIA
TUTTO ALLA MAMMA" RASSOMIGLIA TUTTO AL PAPA"'.
La
presenza del figlio ci permette alcune precisazioni di fondamentale importanza:
PRIMA:
il figlio E' L'ESPRESSIONE VISIBILE dell'unità dei genitori verificatasi
INVISIBILMENTE al momento in cui essi, nella celebrazione del matrimonio, si
giurarono eterno amore. SECONDA : la fusione della vita dei genitori nel figlio
ratifica la necessità dell'indissolubilità del matrimonio : come, infatti, il
figlio è UNO e non si può scindere per separare ciò che gli è stato donato dal
padre da ciò che gli è stato donato dalla madre, ALLO STESSO MODO papà e mamma
non possono spezzare la loro unità coniugale. Se essi spezzano questa unità con
il divorzio causano un vero disastro nella loro vita, così come si compirebbe
lo scempio del bambino se con un coltello si volesse tentare di separare in lui
ciò che è dono del padre da ciò che è dono della madre. Per questo motivo Gesù
interrogato dagli Ebrei se era lecito divorziare, rispose: "L'UOMO NON
DIVIDA CIO’ CHE DIO HA UNITO" (Mt.19,6).
TERZA:
il bambino va rispettato fin dal primo momento del suo concepimento. L'ABORTO è
il più grave peccato che si possa commettere contro il prossimo, principalmente
perché:
1. SI UCCIDE L'ESSERE PIU' IMPOTENTE: cosa
può fare un esserino appena sorto alla vita contro un adulto?
2. SI UCCIDE L'ESSERE PIU' INNOCENTE : CHE
MALE HA FATTO IL NEO CONCEPITO DA MERITARE LA PENA DI MORTE?
3.SI
UCCIDE IL PROPRIO FIGLIO : è la mamma che lo elimina: come il più grande atto
di amore è DONARE LA VITA, così il più alto tradimento dell'amore è TOGLIERE LA
VITA.
TERZO
RILIEVO: L'AMORE CHE UNISCE RECIPROCAMENTE
GLI SPOSI, I GENITORI AL FIGLIO E IL FIGLIO
AI GENITORI E' L'IMMAGINE DELLO SPIRITO SANTO che unisce in Sé il Padre al
Figlio Unigenito e il Figlio Unigenito al Padre Celeste. Certo ci riesce
difficile capire come in Dio l'amore con cui il Padre e il Figlio si amano è
una Persona distinta dal Padre e dal Figlio. Invece costatiamo con immediatezza
ed evidenza che una famiglia umana i cui membri SI AMANO è una famiglia UNITA E
FELICE mentre una famiglia i cui membri NON SI AMANO è una famiglia DIVISA ED
INFELICE.
Da
quanto abbiamo rilevato ci risulta che Dio ha creato la famiglia umana a sua
immagine e somiglianza PERCHE' NELL'AMORE FOSSE UNITA E FELICE. Ma purtroppo
intervenne il peccato: esso causò un immane disastro! Ciò che per natura deve
essere unito, se si disintegra provoca catastrofiche conseguenze: le bombe
atomiche su Hiroshima e Nagasaki insegnano!
Il
peccato che è il tradimento dell'amore ha disintegrato la famiglia:
mentre
l'amore la teneva unita e la rendeva felice, il peccato l'ha disunita e l'ha resa
infelice: non più fedeltà coniugale, non più dono e ricambio di dono, ma
egoismo e angherie reciproche: non più monogamia ma poligamia, non più
indissolubilità ma dissolubilità del matrimonio..
IB
GESU'
S'INCARNO' PER RICOSTRUIRE L'IMMAGINE DELLA
FAMIGLIA
TRINITARIA DI DIO NELLA FAMIGLIA UMANA.
Nel
Vecchio Testamento Jawè si proclamò ed agì come PERFETTO SPOSO DEL POPOLO EBREO
con l'intento di renderlo SUA DEGNA SPOSA e così, tramite lei, attrarre a Sé
tutti i popoli. Il popolo ebreo però non corrispose all'amore di predilezione
di Jawè, si rese infedele e deluse le attese del suo Sposo divino.
Quando
Dio s'incarnò e prese un volto umano in Gesù, Figlio di Maria di Nazaret, si
presentò COME SPOSO DEL NUOVO ISRAELE, LA CHIESA: la Chiesa, chiamata Gerusalemme
celeste, viene pure descritta come l'Immacolata Sposa dell'Agnello Immacolato (
Ap 19,7; 21,2-9 ; 22,17), Sposa che Cristo ha amato e per essa ha dato Sé
Stesso, al fine di santificarla (Ef.5,26) ,che dopo averla purificata, volle a
Sé congiunta nell'amore e nella fedeltà( Ef.5,24) (Gaudium e Spes n. 6)
Nella
lettera agli Efesini, l'Apostolo San Paolo fa scaturire dal suo cuore le
seguenti espressioni dalle quali emerge un GESU'
MODELLO
DEGLI SPOSI CRISTIANI E LA MISSIONE DELLE
FAMIGLIE
CRISTIANE:
"Le
donne siano soggette ai loro mariti come al Signore, perché il marito è il capo
della donna come Cristo è il Capo della Chiesa, del cui Corpo Egli è IL
SALVATORE: Or come la Chiesa è soggetta a Cristo,
così
le donne devono stare soggette in tutto ai loro mariti. E voi mariti amate le
vostre mogli come Cristo amò la Chiesa e ha sacrificato Sé Stesso per lei, per
santificarla purificandola con il lavacro dell'acqua in virtù di parola, perché
questa Chiesa potesse comparirgli davanti gloriosa, senza macchia, né ruga, né
altro di simile, ma santa e irreprensibile. Così i mariti devono amare le loro
mogli come i loro corpi; chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno,
infatti, ha mai odiato la propria carne ma la nutre e ne ha cura, come Cristo
fa per la sua Chiesa, perché noi siamo membri del Corpo di Cristo. Per questo
l'uomo abbandonerà il padre e la madre e si unirà alla sua moglie e i due
saranno una sola carne. GRANDE MISTERO E' QUESTO, INTESO COME FIGURA DEI
RAPPORTI CHE PASSANO TRA CRISTO E LA SUA CHIESA. Del resto ciascuno di voi ami
la propria moglie come se stesso e la moglie rispetti il marito"
(Ef.5,21-33)
Gesù
e la Chiesa (COMUNITA' DEI CRISTIANI) sono uno come un solo corpo sono la testa
e le membra del corpo umano, come una sola pianta sono la vite e i tralci.
Nello stesso tempo Gesù e la Chiesa restano distinti come distinti restano la
testa e le membra, la vite ed i tralci.
Anche
gli sposi cristiani, ricevendo il sacramento del matrimonio, SONO UNIFICATI nel
loro reciproco amore inserito nell'amore di Gesù-Sposo della Chiesa, e della
Chiesa-Sposa di Gesù, MA RIMANGONO DUE DISTINTE PERSONE. Lo sposo cristiano
inoltre nella coppia e nella famiglia ha l'ufficio di Gesù nella Chiesa; la
sposa cristiana nella coppia e nella famiglia ha l'ufficio della Chiesa.
L'AUTORITA'
DELLO SPOSO SULLA SPOSA E' STATA
NEGATA
OD OFFUSCATA DALLA SOCIETA' CONTEMPO=
RANEA
NEL TRAVAGLIATO PROCESSO DELLA
RIVALUTAZIONE
DELLA DONNA. Ciò è dovuto alla reazione sproporzionata che la donna ha assunto
nei confronti dello sposo per gli atteggiamenti dispostici ed autoritari di cui
questo si è macchiato. La condanna dell'abuso, però, non deve giungere mai fino
a negare l'autorità stessa.
La
sposa cristiana deve essere sottomessa allo sposo come la Chiesa a Gesù; ma lo
sposo cristiano deve imitare Gesù il Quale esercitò la sua autorità con amore e
come servizio: "IO SONO VENUTO NEL
MONDO
NON PER ESSERE SERVITO MA PER SERVIRE ED
OFFRIRE
LA MIA VITA COME RISCATTO PER LA
LIBERAZIONE
DEGLI UOMINI" (Mt. 29.28).
SE LO
SPOSO E LA SPOSA SI AMANO COME GESU' CI AMA,
l'autorità
dello sposo non costituisce un problema ma rifulgerà sempre più come dono
divino per la costruzione della famiglia cristiana, cellula d'amore
indispensabile perché il mondo intero creda che Gesù è l'unico Salvatore nel
Quale dobbiamo riporre ogni nostra speranza per un'Era di Pace e di Benessere
Universali Messianici.
Confermiamo
l'autorità dello sposo e del padre nella famiglia umana con un'argomentazione
teologica: nella Famiglia Trinitaria di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio
Spirito Santo ESISTE L'AUTORITA' ED E' QUELLA DEL PADRE: il Padre comanda al
Figlio ed il Figlio ubbidisce. La Sacra Scrittura l'afferma con molta
chiarezza. Gesù infatti si esprime con frasi come queste: "DEBBO FARE LA
VOLONTA' DEL PADRE, CHE MI HA MANDATO" (Gv.6,38) "NON CERCO DI FARE
COME VOGLIO, MA COME VUOLE IL PADRE CHE MI HA MANDATO ( Gv. 5,30)" SONO
USCITO DA DIO E SONO VENUTO NEL MONDO; NON DA ME STESSO SONO VENUTO, MA LUI MI
HA MANDATO" (Gv. 8,42).
L'autorità
è un servizio quindi non suppone SUPERIORITA’.
Il Padre Celeste che comanda non è superiore
al Figlio Unigenito che ubbidisce. Padre Celeste e Figlio Unigenito sono
UGUALI, sono pienamente all' unisono nel pensare e nel volere. L'uomo come
sposo e padre ha autorità sulla moglie e sui figli perché immagine del Padre
Celeste, MA NON E' SUPERIORE ALLA MOGLIE E AI FIGLI.
CAPITOLO
TERZO
PAPA
PIO XII E PADRE RICCARDO LOMBARDI FURONO
PROFETI
ED ARALDI DELL'ETA' AUREA DEL
CRISTIANESIMO
PROFETIZZANDO" UN MONDO NUOVO E
MIGLIORE"
"L'ETA' DI GESU"'
Per
provare l'affermazione attingiamo dai due libri di P. Lombardi
"PIO
XII PER UN MONDO MIGLIORE " e" PER UN MONDO
NUOVO"
A.
PIO XII PER UN MONDO MIGLIORE.
L'autore
nella nota introduttiva del suo libro" PIO XII PER UN MONDO MIGLIORE
"si esprime così:
1."Non
è molto il tempo trascorso dalla esortazione del Santo Padre per un mondo
migliore (10 Febbraio 1952 ) e già da tante parti si notano i germogli nati dal
seme allora gettato. Non fosse altro, cresce ogni giorno la comprensione di ciò
che il movimento vuole essere. Un grido di arresto:
"BASTA,
NON SI PUO' CONTINUARE COSI’". Un grido di risveglio pei generosi
"AVANTI TRASFORMATE IL MONDO".
Si
tratta di un rinnovamento generale delle anime e delle istituzioni promosso
nell'intera Chiesa dal suo capo visibile, e attraverso la Chiesa nell'intero
mondo... Si tratta di una revisione organica del nostro tempo voluta per la
salvezza generale dal Vicario di Dio,
che dichiara esplicitamente di farsi eco
della divina volontà per "un mondo migliore voluto da Dio" (Pagina
9).
2. "In questi ultimi mesi del 1953 il
numero dei Vescovi impegnatisi personalmente davanti ai fedeli ed insieme con
loro davanti al Papa è cresciuto di molto, tanto da far crescere le migliori
speranze sulla realizzazione non indefinitamente remota del sogno del Vicario
di Gesù: "AI NOSTRI OCCHI SIA CONCESSO DI VEDERE TORNARE A CRISTO NON
SOLTANTO LE CITTA', MA LE NAZIONI, I CONTINENTI, L'UMANITA' INTERA" (
Pagina 9 "La consegna per un mondo migliore l'ha affidata il Papa a chiunque
la voglia raccogliere, ed ogni cuore ardente si sente arruolato con lui" (
Pagina 9).
I
PRIMI PASSI DEL MOVIMENTO
PRIMA
DEL 10 FEBBRAIO 1952
a. Un anno più tardi (1941) con l'occasione
di quella stessa festa (NATALE)
pronunziò la parola che sarà in seguito ripetuta tante volte da tanti" UN
MONDO NUOVO DA EDIFICARE". "Si esige il massimo di coraggio e di
energia morale PER COSTRUIRE UN MONDO NUOVO sulle rovine che il conflitto
mondiale ha accumulato" La guerra era allora nel pieno furore ma il Papa
più che atterrirsi la superava con lo sguardo reso profeticamente acuto
dall'amore: E' UNA NOTTE, UN INVERNO DA CUI PERO' DOVRA' SPUNTARE L'AURORA DI
UN MONDO PIU' BELLO, UNA PRIMAVERA, CON LO SFORZO DI TUTTI I MIGLIORI"
(Pagina 20)
b. Il
Santo Padre era solo coi Cardinali e la Prelatura Romana il 24 Dicembre
1942" Non suona forse proprio adesso per il Cristianesimo, esclamò, per la
fede nostra che vince il mondo, un'ora paragonabile a quella del primo incontro
di Cristo con l'antico paganesimo; un' ora, se densa di gravi pericoli, pur
ricca di grandiose promesse e speranze di bene? " (Pag. 21)
Un
anno e mezzo più tardi, il primo Settembre 1944. in un radiomessaggio
all'intero genere umano, il Papa pronunciava frasi ugualmente piene di speranze
ed insieme fortissime nel certificare un fallimento, quasi un decesso: "Un
mondo antico giace in frantumi. Veder sorgere al più presto da quelle rovine un
nuovo mondo, più sano, giuridicamente meglio ordinato, più in armonia con le
esigenze della natura umana : tale è l'anelito dei popoli martoriati" (
Pag. 21)
c.
Era il 10 Febbraio 1952 e Pio XII parlò di nuovo con un tono simile aggiungendo
questa volta l'atto d'impero di chi ha autorità per creare la storia: proclamò
che sul quadrante dei secoli era scoccato il momento per "IL GRANDE
RISVEGLIO"; disse che il mondo "E' AVVIATO VERSO LA ROVINA" che
va "RIFATTO DALLE FONDAMENTA" e che solo la Chiesa può" ESSERE
ALLA TESTA DI COSI' GRANDE IMPRESA". Colui che un giorno, forse tremando,
aveva accettato di essere Papa, e da Papa aveva ripetutamente annunziato la
necessità di un ordine universale migliore, assumeva davanti all'avvenire la
parte di primo costruttore.
(Pag,25)
d.
Pio XII col bando lanciato nell'esortazione 1952 si è espresso così:
"COME
ACCETTAMMO , IN UN GIORNO
ORMAI
LONTANO, PERCHE' A DIO COSI'
PIACQUE,
LA PESANTE CRIOCE DEL PONTI=
FICATO,
COSI' ORA CI SOTTOMETTIAMO
ALL'ARDUO
UFFICIO DI ESSERE, PER QUANTO
LO
PERMETTONO LE NOSTRE DEBOLI FORZE,
ARALDI
DI UN MONDO MIGLIORE, DA DIO
VOLUTO" (Pag. 27)
e.
Bisogna ricostruire un mondo. E senza nascondersi le difficoltà il Papa
prosegue: "Bisogna trasformarlo da selvatico in umano, da umano in divino,
vale a dire secondo il cuore di Dio" ( Pag. 29)
f.
Eugenio Pacelli diventò Pio XII, ed ora diventa per tutta l'umanità l'araldo
del mondo migliore. (Pag. 30)
COME
REALIZZARE IL MONDO MIGLIORE?
1. Pio XII rivolgendosi ai Romani afferma.
"Il vessillo del Mondo Migliore da Dio voluto, bramiamo in primo luogo di
consegnare a voi, diletti figli di Roma. Si faccia di Roma quasi un'isola sulla
terra, un'isola anticipata del mondo futuro e più bello" ( Pag. 31
2. Dall'Urbe muova l'esempio
dell'auspicato rinnovamento del genere umano: esso col tempo dovrà venire
imitato nelle altre diocesi, nelle altre nazioni, negli altri continenti, su
tutta la terra.
(Pag.
35)
3.
C'è il fatto ormai acquisito nella storia : che il Papa ha creato per Roma un
impegno solenne davanti al mondo e Roma nel turbamento della prima impressione
non s'è tirata indietro. Si possa dire un giorno che dal piccolo seme è nato un
mondo nuovo. (Pag. 38)
4. Il Santo Padre ha dato il via ufficiale
alla ripresa sistematica del nostro campo pel bene dell'umanità, cominciando
per ora da una diocesi sola - la sua- ma col proposito esplicito di conquistare
in seguito tutta la terra ( Pag. 45)
5. Il grido che il Papa lancia adesso è molto
più forte di quello del
10
Febbraio perché deve risuonare nell'intera umanità; si apre il secondo tempo
del lavoro per un Mondo Migliore; ciò che in una prima fase era stato giuridicamente
appello riservato ai Romani quanto all'ordine della immediata esecuzione,
diventa ufficialmente una consegna del Vicario di Cristo per tutta la
Chiesa. (Pag. 57)
6.
No, non ci si ferma più. A poco a poco altre diocesi si assoceranno nel tentativo
glorioso; poi intere regioni alzeranno la nuova bandiera. E le nazioni intere,
e i continenti, finalmente l'umanità, proprio come ha detto il Papa. Quando? Il
tempo è sempre ciò che Dio si riserva segreto. Però, se è lecito esprimere una
così ferma speranza, l'esito finale è sicuro: da troppi anni il Santo Padre
provava questa certezza, e la provava per intento divino: verrà un'Era Grande
per la Chiesa e quindi per il genere umano, che dalla Chiesa deve essere
fermentato. Sarà un trionfo nuovo, mai finora celebrato in tali proporzioni,
dell'uomo che è lo splendore del Padre e la gloria dell'umanità: Gesù. Chi più
aiuterà sarà Maria, Madre sua e mediatrice per noi di tutte le grazie,
vincitrice del serpente, bella come la luna, eletta come il sole, forte come un
esercito schierato. (Pag. 100)
7. Schiere innumerevoli di anime elette
sono pronte a qualsiasi impresa, a qualsiasi olocausto per aiutare la Chiesa a
salvare il mondo.
Siamo
ad una svolta decisiva della storia del genere umano in cui è in gioco la sorte
delle anime. La nostra ora è l'ora del Vangelo (Pag. 102).
8. Il mondo diverso e migliore da edificare è
una società che abbia per fondamento Gesù Cristo con la sua dottrina, i suoi
esempi, la sua redenzione (Pag. 103)
9. L'ora di estendere il movimento da Roma
alle altre diocesi è già suonata. Tutti i Vescovi sono ormai invitati ad
allinearsi nell'impresa (Pag. 104)
10. Gesù può manifestarsi da un momento
all'altro. Già
s
'intravede qua e là ,fra le nubi squarciate, pronto a sfolgorare
il
sole di una giornata più luminosa e serena. La nostra salvezza
è
vicina. (Pag. 104)
11.
Dovrebbero sorgere immense falangi di Apostoli, simili a quelli degli albori
della Chiesa. Come Gesù fece quando mandò il
Paraclito
sui primi Apostoli, così se ne sta preparando altri, capaci e ardenti
costruttori di un mondo diverso e migliore.
(Pag.
105)
12. Fatto questo, resi in tal modo gli
uomini figli di Dio, è già di per sé costituita un'unica famiglia divina, fra
gli uomini divenuti realmente fratelli. (Pag. 105)
13. Quel giorno deve venire e verrà - perché
sillaba di Dio non si cancella - in cui l'umanità traviata dall'errore e
dall'inganno sarà pronta a porgere orecchio con nuovo interesse e con nuova
speranza al sermone della montagna, dell'amore e della fraternità non mendace.
(Pag. 133)
14. Un mondo antico giace in frantumi: veder
sorgere al più presto da quelle rovine un mondo nuovo, più sano, giuridicamente
meglio ordinato, più in armonia con le esigenze della natura umana: tale è
l'anelito dei popoli martoriati.
(Pag.
158)
15. Nello spettacolo tragico dell'umanità
affranta, il Santo Padre coglie una nota che gli fa esclamare: “Sia benedetto
il Signore". E' vero si è sofferto e si soffre ancora senza misura. Pero'
" una schiera sempre più crescente di nobili spiriti sorge un pensiero,
una volontà sempre più chiara ferma: fare di questa guerra mondiale, di questo
universale sconvolgimento, un punto da cui prenda le mosse un'era novella per
il rinnovamento profondo, la riordinazione totale del mondo". L'idea è in cammino
e non si arresterà: dalla notte più fonda spunterà un'aurora più bella, da un
mondo frantumato un Mondo Migliore.
(Pag.
173)
16. L'idea del Mondo Migliore che dovrà
lanciarsi pel secondo cinquantennio del secolo, è ormai pressoché matura. (Pag. 201)
17. E' arrivato il giorno in cui il Santo Padre
lancia lo squillo lungamente preparato. Quel mondo nuovo che egli aveva
intravisto nelle ore più tristi, quale sbocco provvidenziale di tanti dolori e
di cui
aveva tracciato successivamente molte linee
fondamentali come architetto di un gigantesco sogno, si deve ormai incominciare
ad attuare. Egli ne assunse la responsabilità stupenda: si cominci senz'altro..
Alza la bandiera e vi ha scritto indelebile un motto :" PER UN MONDO
MIGLIORE".
(Pag.217)
18. Brevissima sintesi dei principi del
movimento, questo discorso (esortazione ai fedeli di Roma, 10 Febbraio 1952) ne
resterà sempre lo storico proclama: 1) il mondo attuale è avviato alla rovina;
2) c'è tutto un mondo da rifare fin dalle fondamenta; 3) solo la Chiesa può
assumere la guida dell'impresa; 4) l'uomo che un giorno accettò di essere Sommo
Pontefice accetta adesso la nuova missione, sarà l'araldo DEL MONDO MIGLIORE
VOLUTO DA DIO.
(Pag.
218)
19. Volentieri ci auguriamo che il potente
risveglio, a cui oggi vi esortiamo... sarà presto imitato dalle vicine e
lontane diocesi, affinché ai nostri occhi sia concesso di vedere tornare a
Cristo non soltanto le città, ma le nazioni, l'umanità intera (Pag. 222).
20.
Sono trascorsi appena otto mesi dal grande proclama rivolto ai
Romani ed il Santo Padre considera già venuto il momento di passare al secondo
tempo: l'estensione ufficiale del Movimento del Mondo Migliore a tutte le
diocesi della terra. Ciò che il 10 Febbraio aveva accennato come una speranza,
diventa qui una CONSEGNA precisa: bisogna diffondere ormai nella Chiesa intera
la notizia che il Papa ha bandito la crociata del rinnovamento generale ed
aspetta di vedere estesa ad ogni punto del globo, con coraggio che corrisponda
alla vastità dell'impresa. (Pag. 237).
21. La festa di Pentecoste offriva uno spunto
obbligato a chi parlava in quel giorno ma provvidenzialmente adattissimo allo
scopo desiderato dal Papa: lo Spirito Santo che scende sull'umanità, mandato da
Gesù, a rinnovare la faccia della terra. Anche gli
uomini di oggi devono prepararsi AD UNA
NOVELLA PENTECOSTE, soggiunse il Sommo Pontefice, aggrappandosi così al
programma del Mondo Migliore: "In questa epoca di svolte risolutive per la
storia della Chiesa, Gesù sta chiamando a raccolta schiere sempre più numerose
di nuovi Apostoli, per rinnovarli e trasformarli in capaci e ardenti
costruttori di UN MONDO DIVERSO E MIGLIORE" (Pag. 331).
B. PADRE RICCARDO LOMABRDI E IL MOVIMENTO
PER UN MONDO NUOVO E MIGLIORE.
Padre
Riccardo Lombardi araldo e profeta di un mondo nuovo e migliore per esprimere
la sua missione ha analizzato varie situazioni dottrinali e pratiche
contemporanee per giungere sempre alla medesima conclusione: "LA SOLUZIONE
E' SOLO UNA: GESU'. Riportiamo a mo' di esempio il capitolo intitolato : TRE
PASSI DELLA STORIA MODERNA" del suo libro "PER UN MONDO NUOVO".
1. IL PROBLEMA DEGLI UOMINI EMANCIPATI: LA
LORO
CONVIVENZA.
Il
problema nel quale è più facile notare la necessità di Gesù per la vita terrena
della nostra generazione è certamente quello sociale: quello cioè della
organizzazione della convivenza tra gli uomini. In tale punto più che in ogni
altro è stato registrato il clamoroso fallimento della linea storica umanista;
e qui c'è il più visibile addentellato per inserirvi il ritorno al Signore,
come imperiosa necessità della nostra generazione. Anzi gli addentellati in
codesta materia sono parecchi, cosicché sembra opportuno esaminarli
separatamente: cominceremo dalla considerazione del problema, sotto l'aspetto
della genesi storica della condizione attuale.
La
questione sociale era la questione grande per gli uomini divenuti autonomi,
senza Dio. Avevano allontanato Dio, poi l'avevano quasi dimenticato, finalmente
negato; dovevano dunque provvedere da sé a vivere insieme felici, trovare la
formula per ottenerlo, essi che erano altrettanti dèi. E sono finiti invece in
quel dilaniarsi scambievole, che abbiamo tutti vissuto e viviamo ancora nelle
carni insanguinate. Chi ci verrà a salvare, rimediando la serie degli errori commessi,
se non Gesù?
Davvero
in questo problema, così storicamente considerato, la terra rivela di avere
bisogno dei raggi del Cielo.
2. IL TENTATIVO INDIVIDUALISTA COI SUOI
VANTAGGI.
La
convivenza degli uomini ha come sfera fondamentale di organizzazione,
sufficientemente compiuta ed autonoma, l'unità politica di Stato: non la sola
famiglia, che è troppo ristretta continuamente bisognosa di appoggiarsi ed
espandersi fuori di sé; né subito l'unione internazionale dei popoli, troppo
vasta per essere immediatamente avvertita come necessaria. Ora, considerando la
comunità dei cittadini di una stessa nazione, è facile riconoscere negli ultimi
due secoli due grandi tentativi di ordinamento sociale, le cui esperienze
arrivano vivissime alla nostra generazione.
Solennemente
inaugurato con la rivoluzione francese del secolo decimo ottavo ci fu il
tentativo liberale, che fondò interamente sull'individuo e sui valori
individuali la soluzione del problema sociale. Pensò cioè che il metodo
migliore di organizzare la convivenza umana consistesse nell'assicurare ai
singoli il massimo esercizio della libertà, riducendo invece l'intervento dello
Stato al minimo, che fosse indispensabile pel solo scopo dell'ordine pubblico.
Di
fronte ai legami della Società precedente ,ancora fortemente influenzata dal
sistema feudale, la rivoluzione francese proclamò la libertà di ogni individuo,
di farsi la sua strada da sé. Prima, chi nasceva figlio dei nobili doveva
salire ai primi posti, anche se non avesse avuto le corrispondenti qualità; e
chi invece nasceva figlio del popolo doveva restare nel popolo, anche se fosse
stato ricco di notevolissime capacità. La rivoluzione francese spezzò
quei
legami, e dichiarò ciascuno libero di farsi la sua strada da sé.
In
tale sistema lo Stato, l'organizzazione sociale, non doveva intromettersi mai a
disturbare la libertà dei singoli. Doveva rispettarla, favorirla, non mai
intralciarla; arrestare i ladri e i delinquenti sì, come pericoli dell'altrui
libertà; ma non impicciarsi ulteriormente nelle faccende private. Fu portato un
paragone quanto mai espressivo, per significare le attribuzioni dello Stato:
esso doveva comportarsi come un bravo carabiniere, che passeggia e sorveglia ma
non s'immischia positivamente negli affari dei galantuomini: lo Stato spettatore,
lo Stato carabiniere. Secondo quella teoria l'esercizio della massima libertà
di ogni singolo, sommata insieme, avrebbe dato per risultanza l'ordine felice.
Inutile
ricordare quanti progressi, tecnici e di ogni specie, siffatto sistema liberale
abbia procurato al genere umano:
l'iniziativa
personale, stuzzicata come non mai, si lanciò a conquiste molteplici che non di
rado riuscì ad attuare. Ogni individuo si sentì incoraggiato, stimolato a
rendere nella vita tutto ciò che poteva, e il sistema registrò in pochi decenni
in ogni campo fortissime affermazioni: navigati tutti i mari, dissodate le
terre incolte, dove era il deserto costruite le città...
E' lo
stesso Marx a dichiararlo con una certa cavalleria proprio nel proclama
antiliberale, nel grande MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA (1848): "Nel suo
dominio appena secolare di classe, la borghesia ha creato forze di produzione
più gigantesche e imponenti, di quel che abbiano fatto tutte insieme le
generazioni passate.. Sottomissione delle forze naturali all'uomo, invenzioni
meccaniche, applicazione della chimica all'industria e all'agricoltura,
navigazione a vapore, ferrovie, telegrafi elettrici, dissodamento di intere
parti del mondo, fiumi resi navigabili, intere popolazioni sorte come per
incanto dal suolo, ecco ciò che essa ha fatto. Quale mai dei secoli passati ha
presentito che tante forze di produzione stessero sopite in grembo al lavoro
sociale?".
In
forma concisa lo stesso MANIFESTO conclude: " E' stata la borghesia a
dimostrare per prima di che sia capace l'attività umana.Essa ha compiuto ben
altre meraviglie che non le piramidi d’Egitto, gli acquedotti romani e le
cattedrali gotiche”.
3. INCONVENIENTI FATALI DEL
SISTEMA.
Ma
purtroppo si scoperse anche presto il difetto di quel sistema così
individualistico: lo scatenamento dell'individualismo diventò esasperazione
dell'egoismo e sfruttamento senza pietà di coloro che perdevano nella gara
quotidiana, ed erano fatalmente i più. Conseguenza molto penosa; ma ciò che è
ancora più triste si è che era conseguenza inevitabile con quel tipo di
organizzazione sociale, derivandone con carattere tanto ferreo da far pensare
ad una deduzione matematica.
Basta
riflettere al caso particolare della determinazione dei salari, da fissare fra
datore di lavoro e lavoratore, e si vedrà subito come nello Stato liberale si
dovesse finire nello sfruttamento del ceto salariato da parte di quello
capitalista. Sono di fronte due uomini liberi, due singoli, uno col denaro e
uno senza, un imprenditore e un lavoratore, che contrattano il prezzo del
lavoro; e lo Stato s'è impegnato a non intervenire con alcuna legge od
arbitrato, unicamente deciso ad imprigionare colui che vorrà trascendere nella
violenza. E' ben facile notare allora, come i due contraenti non siano in
condizioni pari: uno infatti possiede un certo margine di ricchezza e quindi
può anche affrontare per qualche tempo la sospensione dell'impresa, se non
giunga a concludere il contratto; l'altro invece non ha la possibilità di
affrontare quel danno, dovendo assolutamente lavorare per vivere, e sarà quindi
regolarmente costretto ad accettare il contratto che gli impone. E lo Stato
guarderà!
Triste
destino dei poveri in economia liberale: saranno sempre essi a dover cedere
dinanzi al capitalista. Il salario quindi verrà a fissarsi in pratica a un
livello minimo, sufficiente a mantenere in vita il lavoratore com'è interesse
del capitalista stesso, mentre gli ulteriori frutti dell'impresa si
accumuleranno di regola con il capitale precedente. I lavoratori si
affaticheranno ogni giorno e si contenteranno di guadagnare il pane, che
permetta loro di continuare a lavorare; i capitalisti intanto, proprio come i
padroni degli schiavi e
degli
animali, incasseranno per conto loro i proventi di quel sudore! La sorte degli
schiavi e delle bestie è lavorare, avere cibo fino a domani e far guadagnare il
padrone; troppo simile la sorte di tanti salariati in regime liberale.
E'
inutile volerlo negare o nascondere: l'individualismo solleticato produsse fra
gli uomini terribili ingiustizie. Le ricchezze si concentrarono sempre più in
poche mani, specialmente con la grande industria, mentre per molti altri meno
abili o meno fortunati restò solo una vita misera, col magro conforto di
chiamarsi liberi; alcuni privati accumularono sempre più il capitale. mentre
una massa di deboli si trovò vinta nella lotta. Così il sistema della libertà
individuale sfrenata, bello sotto un aspetto, rivelò in pratica la sua ombra:
l'ingiustizia
sociale.
4. IL TENTATIVO COLLETTIVISTA COL SUO FASCINO.
Venne
allora progettata e presentata all'umanità come ideale l'età collettivista che
ebbe sulla carta il suo proclama un secolo fa (1848), proprio mentre trionfava
nei fatti la concezione liberale. Il sogno fu ispirato dal difetto principale
dell'età dominante, cui si volle reagire e rimediare: si pensò che fosse mille
volte meglio affidare ogni possesso ed iniziativa alla comunità, rendere tutto
collettivo, anziché provocare una guerra di tutti contro tutti, in cui
necessariamente fossero pochi a vincere e gli altri in turba ad essere
calpestati.
Tutto
in comune, specialmente i mezzi di produzione con cui sorge l'occasione
maggiore di costringere altri a lavorare per noi, con l'infamia dello
sfruttamento personale. Non più sfruttatori e sfruttati davanti ad una Stato
freddamente spettatore; al contrario uno Stato che prenda lui in mano l'intero
patrimonio produttivo e obblighi tutti al lavoro per il bene di tutti,
distribuendo poi i frutti senza parzialità. Questo l'ideale, questa la
correzione radicale immaginata, per le mostruosità commesse sotto il regime
liberale.
Sebbene
lanciato col grande proclama un secolo fa, è sistema ancora così vicino a noi
nelle formulazioni e nella propaganda, che non sembra necessario insistere qui
su altri particolari. Un solo punto si noti bene e non si dimentichi: non c'è
dubbio che nelle sue circostanze storiche il programma sociale collettivista
fosse destinato a esercitare
un
fascino su molti: sui tanti che il sistema individualista aveva schiacciati,
specialmente operai, contadini, in genere la gente povera. Chi lavorava in
campagna vivendo nelle stalle e mandando i frutti ai padroni... chi si
affaticava nelle fabbriche con vita grama e vedeva i signori arricchirsi... chi
per ragioni varie languiva senza speranza alcuna di sollevarsi dalla miseria...
avrebbe teso certamente l'orecchio.
E il
comunismo ebbe la sua ora, in cui apparve come sole dell'avvenire riuscì ad
infatuare grandi moltitudini.
5. ANCHE QUI INCONVENIENTI FATALI.
Ma
anche questo secondo sistema sociale, messo in pratica con solenni esperimenti,
ha svelato il suo terribile difetto ,la sua gravissima ombra: mentre fa qualche
luce al posto dell'ombra dell'età precedente, mette tutta ombra dove c'era
stata un po' di luce. La libertà individuale sfrenata aveva prodotto in pratica
tante ingiustizie; il sistema della giustizia collettivista distrugge in
pratica tutte le libertà.
Si è
visto nei fatti ed era naturale che accadesse così: se lo Stato deve
amministrare lui tutti i beni, e costringere tutti al lavoro. E impedire che si
formino di nuovo differenze tra gli uomini con la possibilità dello
sfruttamento scambievole, ecco che dovrà intervenire sempre più in ogni
questione anche privata, togliendo addirittura il respiro ai cittadini. La
collettività diventerà fatalmente sospettosa di ogni affermazione individuale,
anche moderata e niente affatto eccessiva, che in qualsiasi possa minacciare la
compattezza dell'insieme: nessuna libertà di parola, nessuna libertà di stampa,
nessuna libertà di risparmio né di traffico, nessuna libertà di famiglia...
Perfino
la religione, il fatto più interiore dell'uomo, appare un pericolo
d'indipendenza individuale allo Stato collettivista, che vuole tutti come
rotelle di una macchina. Infatti domani l'anima religiosa si potrebbe forse
sentire obbligata a resistere ai comandi dell'autorità, per la legge di Dio cui
essa crede, e lo Stato pensa di doversi premunire da tale pericolo,
distruggendo addirittura in precedenza la religione!
Così
di nuovo lagrime lagrime lagrime ed anche sangue, torrenti di sangue, a frutto
del secondo tentativo sociale della storia umanista: si sono trasformati gli
amici in spie, i figli in accusatori, si sono soppressi gli uomini come le
formiche, si è imperversato su intere nazioni come si prenderebbe possesso di
una riserva di caccia, si è dichiarata guerra al divino massacrando eserciti di
martiri, si è calpestata la libertà fin negli angoli più riposti del cuore.
6. SI ASPETTA UN TENTATIVO DI SINTESI
A
fare il bilancio delle esperienze sociali che ci hanno preceduto, dei maggiori
sistemi elaborati dagli uomini emancipati da Dio in clima umanista riesce
inevitabile un duplice rilievo: la bandiera della libertà individuale ha
portato in pratica a tante ingiustizie; la bandiera della giustizia collettivista
distrugge in pratica tutte le libertà.
Il
primo sguardo all'età liberale: nella sua ortodossia essa è finita. Nell'ordine
ideologico cominciò ufficialmente a tramontare quando fu lanciato il Manifesto
antitetico ad essa; e nell'ordine dei fatti l'agonia si consuma oggi col
carattere chiaramente reazionario dei gruppi politici che ancora si aggrappano
nostalgici a quella bandiera, intesa nella sua purità senza compromessi. La
storia non torna indietro:
l'individualismo
eccessivo è stato condannato e superato dall'umanità che esige adesso in primo
piano la preoccupazione collettiva.
Il
secondo sguardo va al collettivismo: l'età della sua infatuazione non si può
dire morta, però ha già rivelato inconvenienti tanto atroci da meritare
l'irrevocabile condanna. La dottrina marxista poteva affascinare, fino a quando
si riassumeva nella promessa di redimere le masse dalla oppressione dei pochi
privilegiati; ma quando si è con amarezza verificato che sbocca fatalmente
nell'oppressione di tutto e di tutti ,sotto la mostruosa tirannia dello Stato,
non può arridere ragionevolmente come rimedio felice. Una prova è più chiara
del sole:
gli
stessi che continuano ad inneggiare al comunismo dove esso non regna, quando si
tratta di emigrare preferiscono sempre zone, dove esso al potere non c'è.
Che
cosa concluderne? Evidentemente una nuova età avanza, caratterizzata da un
nuovo ordine sociale, che verrà affermandosi col ritmo stesso con cui
precipiteranno alla morte le dottrine comuniste:
l'età
che, tornando indietro dall'eccesso collettivista, sappia evitare di ricadere
nell'eccesso individualista ancora più sorpassato; l'età che avrà per programma
gli elementi migliori delle due età precedenti, abbandonandone le scorie.
Gli
uomini maturati dalla storia moderna desiderano una nuova forma di vita in
comune, che armonizzi davvero insieme ciò che era legittimo nelle due
esperienze precedenti, ma eviti i difetti di quegli stessi sistemi: libertà sì,
ma senza arrivare all'ingiustizia e allo sfruttamento dei deboli; giustizia sì,
ma senza distruggere tutta la libertà. La formula che oggi è nel cuore di
moltissimi e ci fa realmente assai più vicini tra noi di quanto crediamo, è
questa: VOGLIAMO UNA ORGANIZZAZIONE SOCIALE CHE SALVI INSIEME
LIBERTA'
E SOLIDARIETA': CHE SALVI LA LIBERTA', MA LA LIMITI QUANDO DISTRUGGEREBBE LA
SOLIDARIETA' UMANA; E SALVI INSIEME LA SOLIDARIETA', MA SENZA ARRIVARE A
DISTRUGGERE PER QUESTO LA LIBERTA' DEGLI INDIVIDUI.
La
bandiera della nuova età può disegnarsi in precedenza, perché la linea della storia
la esige in un modo solo:LIBERTA' NELLA SOLIDARIETA'. Libertà individuale,
affermazione del singolo nella vita; ma col vivissimo senso degli obblighi
verso la collettività, tanta libertà, quanta possa stare con la solidarietà;
tanta solidarietà, quanto possa stare con la libertà.
7. TALE NUOVO ORDINE DEVE ESSERE
CRISTIANO.
Ora
ecco il punto che va finalmente ben compreso: questa società che avanza, che
deve essere ancora costruita ma ha già tutte le premesse storiche principali,
questa società troverà l'ispirazione più genuina e appropriata nel pensiero
cristiano.
Il
cristianesimo non è propriamente una dottrina sociale; è in primo luogo un
complesso di affermazioni teoriche, una visione completa della universalità
delle cose, un'ideologia nel senso marxista. Ma il suo riflesso pratico nella
vita collettiva, la sua proiezione sociale- se così vogliamo esprimerci- è
proprio quell'armonia dei valori, libertà e solidarietà, che il cammino della
storia va ora segnando come meta
ideale.
Quindi la società, che anela adesso a quell'armonia come alla suprema conquista
da compiere, da attuare in istituzioni giuridiche, senza saperlo è in attesa
che le si predichi il cristianesimo.
E' il
cristianesimo la dottrina capace d'ispirare e di inquadrare in modo completo
l'assetto sociale che andiamo sognando: la dottrina che nei riflessi pratici
insiste tanto sul rispetto del singolo quanto sui doveri verso il prossimo.. Si
leggano tutti i libri dei grandi maestri dell'umanità e si noterà subito che ce
n’è uno solo, che veramente armonizzi
in pieno l'esigenza della libertà del singolo, di ogni singolo, con l'esigenza
profonda della solidarietà umana: il Vangelo di Gesù. Esso è tutto concepito
pel rispetto dell'uomo, del singolo uomo, poiché ogni uomo ha per Gesù l'infinita
dignità di figlio di Dio o almeno è chiamato ad averla,e lo Stato non la può
mai sacrificare; ma è anche tutto concepito per suggerire la solidarietà,
mentre non c'è peccato tanto contrario al suo spirito quanto l'egoismo.
Si
potrebbero scrivere interi libri su tale bivalenza del pensiero cristiano nei
riflessi pratici; e non si saprebbe mai dire dove inchini la sua preferenza e
quindi dove pesi di più la sua efficacia di ispirazione, se verso la tutela
degli individui nella loro dignità singolare o verso la tutela del corpo
sociale nella sua interna solidarietà.
Chi
parla in pubblico per insegnare una convivenza umana veramente conforme allo
spirito del Vangelo, ne fa un'esperienza vitale che gli s'impone più forte di
lui; si accorge infatti facilmente che, senza neppure riflettervi, è portato e
quasi forzato ad esaltare di volta in volta l'uno e l'altro aspetto; mai uno
solo ma tutti e due. E se magari la posizione polemica lo ha condotto un
momento ad insistere sull'uno con particolare violenza, prova immediatamente
l'interiore bisogno di ricostruire l'equilibrio, con qualche parola dedicata
simpaticamente all'altro..
Pochi
certamente hanno oggi chiara coscienza riflessa, che la più matura formula
sociale del mondo moderno sia quella cristiana. Ci sono ancora studiosi chini
sui vecchi testi d'un liberalismo fradicio come se di là potesse venire
salvezza ,e non li ha distratti dalla elucubrazione neppure il ghigno astioso
del comunista incontrato per via, né il chiasso dei comizi, né il marciare
cadenzato delle colonne rosse su tante strade del mondo. E ci sono altri che a
quelle colonne guardano come a speranza, mentre studiano incantati le belle
formule marxiste scritte, e non si sono ancora accorti che le parole dei libri
sono
finite strozzate nel rantolo di milioni di vittime tradite. Perfino fra gli
stessi cristiani e cattolici ci sono parecchi i quali - qualunque abbia ad
essere il futuro su cui non osano pronunziarsi - si contenterebbero di
augurarsi rispettata la loro fede come un fatto privato; e non si sognano
neppure di avere loro, proprio loro, la parola più gravida di avvenire
terrestre.
Ma
l'incoscienza degli individui non toglie nulla al cammino maestoso
dell'umanità, che avanzando può anche cadere e farsi male, ma non per questo si
rassegna a tornare sui suoi passi. Il liberalismo ci è dietro le spalle e il
comunismo marxista è il crepaccio che stiamo superando. Davanti c'è Gesù per
quanto era legittimo nei due sistemi:
Gesù
né liberale nè comunista; o meglio non soltanto individualista né soltanto
collettivista, ma individualista e collettivista insieme. Chi parla di lui alle
folle con piena sincerità si accorge dal silenzio, dall'attenzione,
dall'adesione totale che desta, di dire l'ultima parola del processo sociale
moderno.
Se è
vero, come è vero, che l'umanità ha bisogno di armonizzare insieme individuo e
solidarietà, si persuada che senza saperlo sta aspettando Gesù. Sono due secoli
che il pensiero umanista si è cimentato in modo particolare a scoprire le
formule della nostra convivenza, la convivenza dei sedicenti dèi; e il frutto
maturato da tanto sforzo è il bisogno spasmodico, che quel problema si risolva
nello spirito di Gesù.
A
QUESTO PUNTO è sommamente importante sottolineare che la predicazione di Padre
Lombardi fu coronata da un immenso successo. Basta trascrivere quanto Padre
Lombardi stesso ha scritto nella prefazione del suo libro che stiamo citando:
PER UN MONDO NUOVO"
I. IL PROBLEMA DI QUESTO LIBRO.
Nel
pubblicare questo libro e specialmente nel preparare la contemporanea traduzione
in varie lingue, sento di compiere un atto di audacia. Il titolo dice chiaro
che si vuole parlare di un programma comune, che l'umanità va cercando e non ha
ancora trovato; che cosa debbano fare gli uomini di oggi, quale sia il mondo
nuovo da costruire tutti insieme, come frutto del travaglio che viviamo in ogni
parte della terra. E' molto audace, affrontare tale problema in un libro.
Eppure sembra urgente, l'umanità ha oggi a disposizione forze immani che le
assicurano la possibilità di attuare pressoché tutti i progressi materiali che
le vengano in mente come un sogno; le distanze per scambiarci le idee sono
annullate dalla radio, le comunicazioni aeree si addestrano a gareggiare con il
lampo, le ricchezze della terra resistono ogni giorno meno al nostro
sfruttamento, le produzioni sintetiche ci fanno quasi creatori di ciò che ci
serve, l'energia atomica offre una riserva immensurabile di forze da
imbrigliare e costringere a nostro servizio. E intanto per mancanza di un
orientamento comune, concordato a bene di tutti, queste stesse inesauribili
forze giovano oggi ben poco alla massima parte degli esseri umani, in molti
casi sono piuttosto adoperate a distruzione e rovina.
Tutti
avvertono che bisogna trovare una soluzione nuova per la situazione paradossale.
Si sente nell' aria che un mondo sta precipitando; che in tale rapido declino i
giovani distano da coloro che sono di poco più anziani, quanto forse non si
cambiavano altra volta gli spiriti nel corso di intere generazioni. Ma quando
si tratta di fissare quale sia la meta dove ci stiamo avviando, o meglio dove
ci dobbiamo avviare, allora incomincia il disaccordo generale o addirittura
manca ogni posizione precisa. Tutti abbiamo fretta, siamo come presi in un
vortice, ciascuno capisce che così non va bene, ma nessuno si arresta; noi i
poveri padroni del mondo!
Urge
che l'umanità, o almeno alcuni uomini di buona volontà e di capacità
sufficiente presso ciascun popolo, trovino l'energia per fermarsi alquanto;
esaminino con chiarezza la situazione e poi indichino ai fratelli un ritmo
nuovo di lavoro e di vita, più cosciente circa le mete veramente utili ed attuabili, da raggiungere pel bene di
tutti. Abbiamo elementi più che sufficienti sulla terra, per vivere tutti tanto
meglio di oggi.
Per
non essere utopisti, riconosciamo subito che non si può pretendere di avere
l'accordo dell'intera umanità circa un unico programma. Però oggi c'è tale
sbandamento degli spiriti, tale incertezza, tale varietà, che se anche ci fosse
solo un gruppo un po' notevole a raggiungere l'accordo, potrebbe svolgere
funzione di prim'ordine su tutti gli altri individui. Si aspetta qualcuno che
sia onesto e sappia con chiarezza che cosa sia utile a tutti di fare, ed abbia
voce abbastanza forte per farsi sentire. A lui si uniranno subito altri, altri,
altri ancora. Un gruppo di persone capaci, coscienti dell'ora storica e del suo
sbocco migliore, e decise ad agire in quella direzione senza nascondere secondi
fini egoistici, potrebbe avere sul mondo di oggi un risultato benefico forse
senza precedenti: l'intero genere umano contemporaneamente disorientato li
aspetta, come non era succeduto mai; energie buone ce ne sono da tutte le
parti, ed esige che siano illuminate sul da fare.
Ecco
dunque il presente libro audace; alcune idee per gli uomini capaci di ogni
popolo, perché le leggano e magari le criticano ma ad ogni costo le discutano,
e secondo il risultato della discussione si preparino ad agire d'accordo. La
posta in gioco è tanto grande da giustificare ogni sforzo, anche quello di un
nano che rischi così di cadere nel ridicolo.
2. A CHI SI RIVOLGE IL LIBRO.
Quanto
all'indole della trattazione, avrà di continuo uno scopo pratico ogni capitolo,
ogni pagina, ogni riga saranno protesi verso il Nuovo Mondo da costruire.
Siccome però si tratta del mondo degli uomini, di esseri forniti di ragione
l'aspetto pratico sarà continuamente connesso con visioni teoriche della realtà
e della storia.
Quelli
che nello scrivere ho avuto particolarmente innanzi agli occhi sono i
cattolici, i membri della Chiesa Cattolica sparsi dappertutto sulla terra.
Infatti essi hanno l'inestimabile privilegio di conoscere l'intera rivelazione
quale Dio l'ha mandata all'umanità, e possono aderire senza difficoltà ad ogni
proposizione dommatica del libro. Però si vedrà bene in queste pagine che lo
scritto non è esclusivamente per loro; anzi, vuole proprio con gli altri
costituire un grande invito acciocché vengano a collaborare nell'edificazione
del Mondo Migliore; e qua e là non mancherà l'occasione di presentare sia pure
brevemente qualche argomento apologetico, che giustifichi davanti alla loro
ragione la fede supposta nel libro.
Del
resto si noterà pure facilmente che il considerare i cattolici come in possesso
della verità sarà qui, più che altro, occasione per richiamarli ad una
responsabilità tremenda.
3. L'IDEA E' NATA DAI FATTI
Ma
come ho potuto osare io, di accingermi a una simile impresa? Devo essere
pienamente sincero e in tale sincerità spero di trovare anche la mia
giustificazione: quanto è contenuto in queste pagine è stato per me il frutto
di un'esperienza vissuta, prima di essere un'elaborazione concettuale. Per
questo ho osato scrivere; e chi non tenesse ciò presente, non avrebbe la giusta
prospettiva per giustificare la trattazione. Quanto è qui raccolto può forse
parere un insieme di idee elaborate a tavolino: una meditazione sulla storia
dell'umanità, sulle grandi esperienze che ci hanno immediatamente preceduti,
per dedurne le prossime mete dell'evoluzione collettiva e indicare le vie più
adatte a conseguirle. Sarebbe ciò una costruzione intellettuale, pratica
soltanto nelle intenzioni. Ebbene; no, le idee qui riunite non sono nate così
nella mente: se le avessi pensato solamente nella stanza da studio, non avrei
l'ardire di presentarle all'intera umanità. Avrei troppo timore che il corso
dei pensieri solitari non corrisponda alla ben più complessa realtà.
Se ho
avuto il coraggio di scrivere ciò che ho scritto è perché lo ho visto prima di
averlo pensato: lo ho pensato perché lo ho visto; lo ho chiarito
concettualmente dopo averlo osservato nei fatti e negli
uomini.
E' nei fatti, che mi è parso di rilevare: si sta preparando un mondo nuovo, un
ordinamento veramente nuovo e migliore del mondo è nei prossimi piani di Dio;
anzi il piano di Dio è già in pieno corso e noi uomini d'oggi - se lo
comprenderemo bene e vi c 'inseriremo come Dio vuole - attueremo qualcosa di
stupendo pel bene dell'umanità. Esprimendomi in modo semplice e concreto dirò:
credo di avere avuto una finestra privilegiata sugli avvenimenti, e perciò
grido ai fratelli ciò che vi ho potuto vedere.
Appunto
per questo, mi sembra opportuno qui una sommaria delineazione di tale privata
esperienza, con la speranza che le necessarie confidenze mi vengano perdonate.
E’ nella linea di questa povera vita particolare, che ho maturato la sintesi
universale che propongo. Oggi tale sintesi si stacca dall'esperienza da cui è
nata e viene presentata a tutti come dato oggettivo da discutere; ma forse
riuscirà utile a qualcuno sapere come si sia giunti a formularla. Gli eventi
che forniscono a me tanta certezza interiore potranno forse avvalorare anche in
altri l'impressione, che in seguito riceveranno dal libro.
Quanto
ha carattere personale in tali fatti è veramente nulla, in confronto a ciò che
vi ha messo il Signore; sembrerebbe quindi di dargli troppo importanza se per
modestia se ne tacesse interamente, nascondendo così per forza il tanto di più
che vi ha mescolato la grazia.. Gesù che ha guidato gli eventi in maniera
umanamente imprevista o imprevedibile, è l'unico autore dell'idea che dagli
eventi è finalmente balzata, disincarnandosi da loro.
4.
NELLE UNIVERSITA’.
L'esperienza
della mia vita di sacerdote si è iniziata nelle università italiane, dove fui
invitato ripetutamente a tenere conferenze di filosofia della religione a
cominciare dal 1938. Ero allora redattore per la parte filosofico-teologica
nella rivista Civiltà Cattolica, e quei cicli di conferenze bene s'intonavano
con gli studi che andavo compiendo e con gli articoli che scrivevo. Temi di
tali discorsi erano specialmente quei punti di filosofia che costituiscono le
basi razionali della fede cristiana: vi discutevo quindi di scetticismo,
positivismo, idealismo, esistenzialismo... e finivo per lo più dimostrando
sotto aspetti diversi che la chiave di volta dell'universo è Dio, e la sua voce
tra gli uomini si chiama Gesù.
In
tal modo parlai nelle università di Padova, Bologna, Torino, Pisa, Venezia ed
altrove; e l'osservazione che in tali occasioni feci a più riprese fu l'utilità
scambievole che provavamo in quel mutuo contatto, gli studenti e i professori
da una parte e io sacerdote dall'altra. Essi venivano numerosi e restavano
contenti di trovare qualcuno sicuro nelle proprie convinzioni, di fronte alle
grandi linee della realtà; ciò li attraeva e li impressionava, abituati
com'erano ad ascoltare soltanto parole di dubbio e di ricerca su quegli
argomenti. D'altra parte io pure, alle prese con le incertezze di quei
fratelli, esperimentavo una insospettata utilità, la certezza divina diventava
nel mio cuore in qualche modo più umana: non solo un umanizzarsi della forma
con la rottura dei rigidi schemi scolastici, ma anche proprio un umanizzarsi
della stessa dottrina, arricchita progressivamente di sfumature dinanzi alle
ostinate resistenze e ai conquistati consensi. Vantaggio da ambo le parti: la
certezza divina si accostava ai cuori degli uomini e diventava - se così si può
dire - più umana; gli uomini intanto si accostavano alla certezza divina e
diventavano più sereni e più forti. Movendo da posizioni tanto lontane, ci
trovavamo al termine vicini e contenti di essere vicini. Fu la mia prima
esperienza di sacerdozio, per me fondamentale; ne cavai la netta impressione
che i tempi rendevano possibile un contatto nuovo, intimo, fecondo, fra il
grande pensiero tradizionale e il pensiero moderno. Eco di ciò si trova
nel
volume allora composto su LA SALVEZZA DI CHI NON HA FEDE, studio su giudizio
che un cattolico deve formare DEI LONTANI, alla luce della sua fede.
Poi
venne la guerra e il clima si fece triste, giacchè molti studenti mancavano.
Però il lavoro continuò; con lo studio s'intrecciava violentemente la vita, e
la sintesi delle esperienze si arricchiva. Fu allora che i soliti grandi
problemi filosofici mi apparvero come incarnati nel dramma della storia; ogni
sistema filosofico doveva cimentarsi a inquadrare e a rendere una qualche
ragione degli eventi gravissimi che stavano accadendo nell'umanità; quello che
ne fosse stato radicalmente incapace, sarebbe stato per ciò stesso una sintesi fallita. Nacque così il ciclo di
conferenze tenute nell'università di Bologna nel 1942, e che oggi si trovano
ampliate nel volume: LA STORIA E IL SUO PROTAGONISTA. Ancora una volta era il
divino che veniva chiamato a risolvere i maggiori problemi terreni, ora con una
forte tinta pratica inserita nella stessa visione teorica; e ancora una volta
l'interesse destato nell'uditorio manifestò che si era colpito nel segno. Gesù
presentava una sintesi dottrinale, dove i problemi divenuti brucianti per la nostra
generazione trovavano un posto preciso e acquistavano un posto meno tragico.
5. NEI TEATRI E SULLE PIAZZE
Finalmente
gli eventi precipitarono: nel 1945 la guerra dei continenti giunse al termine e
per l'Italia nel modo più triste. Le rovine materiali e il disorientamento
spirituale erano paurosi: mancavano le case, difettava il pane, i prezzi non
avevano misura, non si trovava lavoro, tanti cari non ricomparivano, gli
stranieri comandavano, gli odi civili erano scatenati... Dove attaccarsi? Ad
altri spettava la responsabilità di affrontare con chiarezza e coraggio i
problemi materiali; al sacerdote, nei limiti del possibile, quella di
confortare e rianimare gli spiriti.
Così
balenò un'idea a tavolino: con le limitate forze che possiede un uomo, nel
ristretto che egli è capace di raggiungere, accingersi a portare fuori degli
ambienti strettamente di studio una presentazione breve, solida e insieme calda
del cristianesimo, che appagasse le
intelligenze,
procurasse serenità, migliorasse i cuori. Il cristianesimo ha sempre avuto il
segreto per asciugare le lacrime, riuscendo pure a trasformarle in sorriso
negli uomini di buona volontà, giacchè considera la vita terrena essenzialmente
come preparazione del cielo e a persuadere che ciò si effettua con efficacia
particolare nei giorni del dolore. Si sarebbe potuto tentare ancora una volta
il luminoso esperimento, in proporzioni nuove per la nuova vastità del
disastro. Il tipo d'ambiente scelto per questo genere di conferenze furono i
teatri, in modo da chiamare a raccolta i più lontani, che erano i più spersi
nella tragedia comune; e l'iniziativa raccolse fin da principio un successo
superiore a qualsiasi previsione. Il pubblico avverti immediatamente che c'era
là una parola aspettata senza saperlo, sicura, benefica; una parola sul cielo,
ma su un cielo che rischiarava la terra, come ormai nessuna luce puramente
creata riusciva a rischiararla. Era, in argomenti più semplici ma in misura
straordinariamente allargati ciò che prima era accaduto nel chiuso dell'università.
L'Italia
era diventata una turba di uomini dolenti e sbandati, più che mai disorientati
da un gran chiasso di giornali che male interpretavano lo stato d'animo del
paese. A tali moltitudini quindi giungeva quanto mai opportuno quello che può dirsi
il riflesso terreno del vangelo: chi cerca il regno di Dio e la sua giustizia
non deve turbarsi nella sventura, dopo le lacrime c è ancora il sorriso, dopo
la tempesta torna sempre il sole per gli uomini onesti; non la morte vince la
vita, ma in definitiva è la vita, destinata a superare la morte. Queste parole
in quelle circostanze avevano sugli animi un effetto tonico, così il ricorso ai
grandi valori cristiani s'illuminò nell'esperimento con un aureola anche
terrena in proporzioni inaspettate: mentre avrebbe aiutato a salvare le anime
in cielo, avrebbe pure giovato a risollevarsi sulla terra.
Dopo
il successo del primo discorso, tenuto a Roma nel Maggio 1945, non fu più
possibile in alcun modo fermarsi. Quasi sospinto dalla marea crescente, che la
grazia di Dio sollevava, dovetti peregrinare di teatro in teatro, sempre alla
ricerca di uno, sempre nell'impossibilità di trovarne uno, capace della gente
che accorreva. Così si conchiuse quel primo ciclo di discorsi romani, e si
svolsero poi quelli di Torino, di Genova, di molte altre città, con un consenso
che superava di gran lunga l'arte del modesto oratore, per appuntarsi a
sottolineare la forza
di
un'idea: Gesù, solo Gesù ci avrebbe salvati; lui solo sapeva risuscitare nei
cuori quei sentimenti di dignità individuale e nazionale, fiducia, coraggio,
volontà di lavoro, prontezza al sacrificio, temperanza, risparmio, amore ai
sofferenti, riconciliazione fra noi... i sentimenti appunto di cui avevamo
bisogno, come chi soffoca ha bisogno di aria.
Il
fatto si ripetè con tanta costanza, da costituire la verifica continua che
quelle semplici parole aderivano alle necessità comuni: il ragionamento era
sempre di carattere filosofico-teologico, ma appena l'applicazione ben
preparata si immergeva nella terra col forte richiamo ad uno di quei sentimenti
scattava l'applauso e dilagava come un tuono. Quello aspettavano, quello
volevano, quello applaudivano; e quello lo sapeva dire solo Gesù, perché erano
proprio le sue parole, energicamente ripronunziate.
Il
cerchio degli uditori crebbe a dismisura e mi portò a tre passi successivi,
senza che quasi mi accorgessi volta per volta del progresso; dapprima si mirava
a commuovere una sala, un teatro; poi la preoccupazione assurse a carattere
cittadino e ci si propose d'impressionare un'intera città; in seguito i fatti
suggerirono qualcosa di più, l'aspirazione a rivolgersi contemporaneamente a
una regione intera. Intrecciammo allora i diari delle conferenze in cinque,
sei, sette città nello stesso periodo, in modo da ricomparire ogni settimana in
ciascuna durante un paio di mesi; viaggiavo continuamente, parlando ogni giorno
in posti diversi, e posso dire che a capo di due mesi l'intera regione era
scossa. Fra tali cicli regionali di conferenze possono essere ricordati quelli
della Romagna, della Lombardia, della Puglia, della Toscana, della Sicilia.
Tre
passi di un progresso continuo: teatro,città, regione. E dovunque folle: i 4000
del primo corso romano diventarono 14000 a Milano, 30000 a Firenze, 50 anche
60000 a Palermo: persone immobili, raccolte insieme ad udire un discorso.
Quando nessuna sala coperta bastò più, tentammo negli stadi e in ogni sorta di
locali cintati: strana impressione, parlare di Gesù dalla cabina in mezzo al
prato di un velodromo, con le tribune gremite. Poi nessun locale particolare fu
sufficiente, né coperto né scoperto, e uscimmo addirittura sulle vie e sulle
piazze: prima con gli altoparlanti affacciati alle porte, poi con lo stesso
palco drizzato all'esterno, e le vie e le piazze si empirono.
Nel
cuore si affermava ogni giorno più una duplice impressione: che gli uomini di
oggi fossero straordinariamente pronti a ricevere la predicazione di Gesù, con
un vuoto nell'anima misurato apposta per lui, e che Gesù volesse con aiuti
davvero speciali andare incontro ad una esigenza così viva. Si raccoglieva in
tale duplice impressione il frutto migliore di tutte le mie esperienze, da
quando sacerdote avevo cominciato ad avvicinare le anime.
6 IL PROBLEMA SOCIALE
Naturalmente
il tema dei discorsi si vennero moltiplicando e arricchendo in questo primo
giro dell'intera Italia, che durò all'incirca due anni dal 1945 al '47. Però
c'era un cammino ideale che più o meno si ripeteva in ogni città con diversi
svolgimenti: era prendere le mosse dalle basi razionali della fede per
progredire fino a questa come ad una conquista certissima, e poi spingersi
nella sua luce agli orientamenti fondamentali del cristiano. Ora fu nella
determinazione di tali orientamenti, che si ebbe più chiaro e continuo il
progresso per aderire sempre meglio alle esigenze degli uditori; e fu appunto
là, che per sviluppo naturale venne a poco a poco a prendere particolare
rilievo l'aspetto sociale.
Fu un
progresso spontaneo: fra le virtù ispirate dal cristianesimo, mostrare in primo
piano come esso fosse la formula della riconciliazione fra noi, e di una nuova
convivenza più giusta e più buona. Infatti questo era il punto di cui in Italia
si sentiva la più urgente necessità: fra gli odi di parte scatenati ci voleva
piuttosto comprensione mutua che recriminazioni violente, e d'altro lato fra
miserie senza numero ci voleva assolutamente una più equa distribuzione della
ricchezza. Onde cominciai ad insistere su ciò in molti discorsi proclamando che
nessun maestro si poteva trovare più adatto di Gesù, per operare tale
necessaria conciliazione di cuore e di vita nel popolo nostro.
Ed
ecco il pubblico sottolineare più che mai con approvazione entusiastica quegli
appelli, come dinanzi ad una scoperta felice; udivano i leali riconoscimenti in
favore di una delle principali fazioni
e
applaudivano; poi i leali riconoscimenti in favore della fazione opposta e
applaudivano ancora; poi i rimproveri evangelici ai primi, i rimproveri
evangelici ai secondi, e applaudivano sempre. Antifascisti e fascisti, liberali
e comunisti: com'era leale Gesù!... com'era giusto!... Solo Gesù parlava sulla
nostra convivenza di cittadini come si doveva parlare: lui solo era con tutti
senza essere di nessuno, era contro i torti di tutti senza essere contro
nessuno.
Tale
spontaneo crescente interessamento ai problemi sociali nel mio povero lavoro
finì col pormi, per necessità di cose, sempre più di fronte al fenomeno
comunista, come quello che con particolare virulenza avvelenava e conturbava il
popolo italiano del dopoguerra. Bisognava tenerlo continuamente presente per
combatterlo; però la schietta ispirazione evangelica, che cercavo di vivere fin
nel più piccolo pensiero e di esprimere in ogni parola, mi portò pure sempre a
riconoscere anche là qualcosa, che chiedeva legittimamente di essere
soddisfatta nei nostri tempi.
Con
tale spirito di comprensione composi allora il volume DOTTRINA MARXISTA e con
tale spirito procurai di parlare del problema, ovunque se ne presentasse
l'occasione. Devo candidamente dichiarare che - più consideravo il comunismo
teorico e insieme il comunismo vivo in Italia - più sentivo di dover essere
spietato contro i principi falsi e severissimo contro i capi, che mi apparivano
veri seduttori del popolo; ma al tempo stesso comprendevo pure di più lo stato
d'animo di alcuni disgraziati, che non senza colpa ma con reali attenuanti
erano caduti nelle loro reti. In certi momenti mi pareva che si mescolassero
nel cuore due accenti di Gesù : "serpenti, razza di vipere" (Mt.
23,33), per gli uni; e poi, sulle moltitudini dei diseredati, "mi fa
compassione la turba " ( Mc. 8,2 ).
Bene
spesso si sarebbe detto che gli uditori vibrassero, tanta completa era la
consonanza con questo Gesù, fatto attore vitale e arbitro sereno del nostro
dramma. Così suggerita dai fatti, brillò l'idea di passare dal lavoro a tipo
REGIONALE a quello addirittura NAZIONALE : tentare di comunicare la scoperta
all'intera nazione, proclamando un vero programma unico di rinascita generale
in Gesù. Ricchi eccessivamente conservatori e poveri violentemente
rivoluzionari si scontravano su tutte le strade; solo Gesù avrebbe salvato la
patria, se ci fossimo decisi a un coerente e grandioso esperimento delle sue
dottrine, tanto forti ed insieme conciliative.
7. LA
“MOBILITAZIONE GENERALE DEI CATTOLICI”.
Ma
per passare seriamente ad un lavoro di proporzioni nazionali non ci si poteva
più contentare soltanto di cicli di discorsi più o meno staccati, senza un
programma pratico preciso; bisognava sapere più concretamente che cosa proporre
alla nazione. Nacque in tal modo, pensato a tavolino dopo molte consultazioni,
quel progetto che venne chiamato" MOBILITAZIONE GENERALE DEI CATTOLICI
ITALIANI": proposta di un'ampia ed armonica revisione di tutte le opere
cattoliche organizzate, da accoppiare all'appello perché i volenterosi
accorressero in buon numero a vivificarle. Così l'esperimento sociale cristiano
veniva di fatto inquadrato in un programma più vasto di rinnovamento
dell'intera condizione morale e religiosa d'Italia, che solo poteva seriamente
promettere allo stesso settore sociale il miglioramento auspicato, insieme con
molteplici altri vantaggi spirituali.
L'elaborazione
e la presentazione graduale del progetto si svolse principalmente attraverso
una lunga serie di articoli, che per alcuni mesi procurai di far uscire nelle
varie parti della penisola. Il gruppo principale e più sistematico fu
pubblicato nella CIVILTA' CATTOLICA ed è raccolto in un volumetto, che porta
appunto il titolo" PER UNA MOBILITAZIONE GENERALE DEI CATTOLICI". Gli
altri invece apparvero in ogni tipo di giornali che appena appena non fossero
anticristiani, e sono attualmente riuniti in SQUILLI DI MOBILTAZIONE. Vi si
tentava una diagnosi leale della nostra condizione religiosa generale,
insistendo soprattutto su due aspetti: l'opportunità di impegnarsi assai più di
prima nel settore sociale, per applicarvi meglio il vangelo e così
corrispondere ai tempi; ma insieme la necessità di rivedere tutto il nostro
schieramento, per riuscirci sul serio e profondamente secondo il piano di Dio..
Priva
di qualsiasi autorità giuridica, la modesta predicazione che conducevo non
aveva in se stessa nessuna pretesa organizzativa¸era una semplice voce, un
monito, un invito. Però da quel momento si fece ardita a promulgare la
necessità di un generale riesame tra di noi anche fra i quadri organizzati:
l’impresa gigantesca di un rinnovamento dell’Italia in Gesù non sarebbe stata
certamente l’opera di un uomo, anzi neanche di un unico gruppo; se vi si doveva
giungere, com’era nell’attesa o meglio nell’esigenza universale, doveva essere
il frutto della collaborazione di tutti i credenti, dai capi più alti fino
agl'infimi gregari. Quindi appello generale: nessuno doveva sentirsi estraneo
all'impresa, che sarebbe stata la salvezza di tutti.
Colsi con vera gioia l'occasione
offertami durante la quaresima del 1947, di parlare attraverso la radio
italiana col collegamento di tutte le nostre stazioni. Quelle conversazioni
sono oggi raccolte nel volumetto RADIORIENTAMENTI e furono come il primo
proclama del nuovo lavoro. Poi incominciò in quel senso la predicazione vera e
propria che da allora prese il nome di "CROCIATA DELLA BONTA' ";
invito rivolto all'Italia per una rinnovazione generale, che avrebbe tratto
dalle questioni sociali il mordente, l'attualità, la necessità più sentita, ma
che era visto ed auspicato come assi più ampio, involvente cioè tutti gli
aspetti della vita cristiana.
Mi pareva di intuire un piano
misericordioso di Dio sulla mia patria; le miserie materiali esigevano Gesù
come Salvatore ed egli era pronto a salvarci se noi lo avessimo accolto; egli
però non si sarebbe contentato di farci questo solo dono e sarebbe venuto
apportatore di tutti i suoi beni, specialmente di quelli eterni. In conclusione
l'Italia doveva uscire dalla tragedia, in cui era precipitata, resa più buona e
più santa nell'ordine dei valori eterni che sono quelli che importano di più.
Ma avrebbero corrisposto gli Italiani a questo piano della Provvidenza? E
avrebbe concorso il Signore col suo aiuto speciale in favore di chi voleva
divulgarlo, dimostrando così la sua approvazione?
8. LA
CROCIATA DELLA BONTA'
Prendemmo il lancio da Milano nel
febbraio del 1948, né mi è possibile seguire qui nei particolari tutto questo
secondo giro d'Italia. Adesso non ero più solo, avevo con me due compagni,
scelti in modo da rappresentare in germe il nostro ideale di collaborazione
universale delle forze cattoliche per un risveglio generale: uomini
appartenenti ai principali gruppi esistenti nella Chiesa ( un sacerdote
secolare e un religioso), affratellati soltanto dall'ideale di predicare Gesù.
E la risonanza crebbe in maniera che sarebbe stato follia sperare: si dovette
ricorrere a collegare insieme molte chiese e molte piazze con l'uso degli
impianti telefonici e con gli altoparlanti in ciascuna, perchè altrimenti non
si sarebbe mai avuto lo spazio sufficiente pel pubblico; anzi ben presto la
rete dei collegamenti si estese anche fuori città, raggiungendo paesi e città
diverse, perché altrimenti non avremmo mai potuto soddisfare tutte le richieste,
Il sistema degli allacciamenti
telefonici si inaugurò a Milano nel marzo del 1948, giungendosi nella massima
diffusione a 14 chiese contemporaneamente; a Torino nell'ottobre erano già 24,
di cui parecchie extraurbane; a Genova nel novembre erano 51, di cui molte
fuori città; un anno dopo, nella predicazione della Crociata a Roma, le chiese
collegate nell'Urbe e nel Lazio con sistema radiotelofonico furono 200. In
quelle condizioni computare a 100.000 gli uditori, 200.000, anche 300.000, non
è esagerato; cifre di questo genere si sono qualche volta raccolte anche in un
luogo solo con tutte le adiacenze, come successe ad esempio nella conclusione
della Crociata a Milano, a Napoli, a Roma.
Il
carattere più costruttivo che venne prendendo la predicazione in quel periodo,
trasformandosi quasi in un movimento pur nell'estrema povertà dei mezzi, ebbe
una buona controprova nell'atteggiamento dei nemici dichiarati di Dio. Quanto
potevano tentare contro di noi, tutto lo tentarono: segno che dispiaceva loro il
consenso generale che si destava, segno che notavano là una formula felice di
incontro tra le più vaste masse popolari e quel Gesù che essi combattono.
Specialmente i capi comunisti non risparmiarono nulla : articoli ingiuriosi,
manifesti murali infamanti nell'intenzione, divieti ai loro di intervenire,
ostruzionismi, sabotaggi, falsificazioni, voci tendenziose, denunzie infondate,
minacce fino a quella di uccidere; si accorgevano che il Gesù predicato dalla
Crociata esercitava un fascino irresistibile
sulle
turbe che essi volevano dominare, e ne fremevano furiosamente pur non riuscendo
ad impedirlo. Anzi, la loro rabbia incuriosiva verso di noi e insospettiva nei
loro riguardi il popolo che accorreva più numeroso ad ascoltare: chi vinceva
era sempre Gesù.
Quando
poi ebbi a scoprire che si schieravano sordamente quali nostri avversari anche
alcuni gruppi della parte diametralmente opposta, conservatrice ad oltranza in
campo sociale, ebbi l'impressione ancora più chiara della vitalità
straordinaria del nostro messaggio; infatti anche quei gruppi erano
storicamente dei morti, fuori della coscienza viva del tempo, ed averli
contrari era ottimo indizio. Gesù che noi predicavamo non era né con gli
estremisti di un lato né con quelli dell'altro; quindi i capi della demagogia e
alcuni grossi detentori della ricchezza s'irrigidivano, mentre l'enorme
maggioranza gradiva proprio quell' atteggiamento e manifestava in tutte le
maniere il suo entusiasmo.
Però,
con la mentalità e il programma della Crociata, non erano più le grandi
assemblee l'elemento principale del lavoro. Ne erano l'aspetto clamoroso,
laddove a noi importavano ormai di più le belle funzioni eucaristiche, che
concludevano ufficialmente il lavoro di rinnovazione interiore col ritorno di
tanti figli prodighi alla casa paterna. E ancora di più importava quanto
riuscivamo ad ottenere nelle schiere scelte dei militanti cattolici d'ogni
specie, che cercavano di infervorare all'azione. E ancora molto di più ci
importavano i risultati nei ristretti circoli dei dirigenti diocesani d'ogni
tipo di opere, invitati dolcemente e fortemente a una maggiore intesa fra loro.
Sotto questo aspetto si trattava concretamente di fare elaborare un piano
d'azione comune per le loro schiere; e perciò procuravamo che si fondasse in ogni
diocesi sul nostro passaggio la consulta diocesana dei capi intorno al vescovo,
e si affiatasse e riscaldasse intorno a lui nel maggior grado possibile
l'assemblea del clero locale, secolare e regolare. Tante città e diocesi furono percorse così dal nostro
minuscolo gruppetto: quasi l'intera Italia una seconda volta. Citiamo fra gli
altri il giro della Sardegna, con lo spettacolo di condizioni sociali
penosissime; poi le predicazioni nelle Marche, nella Campania, nell'Umbria, nel
Lazio, nella Liguria ecc. Qualche poco di cronaca, soprattutto il metodo
seguito e alcuni esempi dei frutti raggiunti, si possono leggere oggi nel
volumetto: CROCIATA DELLA BONTA' 1949.
9.
LA CROCIATA ALL’ESTERO
Ma
ecco nell'aprile del 1949 inserirsi un passo nuovo, anch'esso suggerito dai
fatti e cioè dalla Provvidenza, come sempre era accaduto fin qui. L'impressione
generica, che l'idea promossa dalla Crociata fosse destinata all'intera umanità
e non solo all'Italia, c'era in cuore da un pezzo : da quando cioè Gesù si era
rivelato come l'unico capace di superare il conflitto sociale; e da quando la
soluzione cristiana di tale conflitto si era vista come un punto particolare in
un quadro di esigenze ancora più vaste; vale a dire nel disegno d'una compiuta
revisione della situazione religiosa e morale. Tali due aspetti riguardavano sì
immediatamente l'Italia, ma valevano più o meno anche nelle altre nazioni;
cosicché l'attualità di Gesù, che veniva predicata fra noi, già fin da allora
appariva tale da dover essere annunziata dappertutto. Fu però precisamente
nell'aprile del 1949, che la UNIVERSALITA' del messaggio della Crociata si
rivelò nei fatti.
Nel
cuore si affermava ogni giorno più la certezza e pareva prendere il tono di un
comando: la dottrina di Gesù, il vangelo schietto è la sola parola che potrà
portare i due grandi sistemi sociali sopravvissuti alla guerra a superare il
loro conflitto; con tale addentellato, poi, Gesù diventerà il condottiero di
una nuova età della storia, con la rinnovazione e salvezza d'innumerevoli
anime; questo bisogna proclamare, gridare su tutte le strade del mondo, a una
generazione dell’umanità. Così sembrava dire una voce nel cuore, avvalorata
dalla innegabile esperienza di quanto accadeva in Italia Però a tale impressione interiore si
opponeva una difficoltà che pareva insormontabile: le lingue moderne con cui si
sarebbe dovuto proporre nel mondo il messaggio, mentre io non ne avevo mai
parlata alcuna, fuori di quella italiana. Qual era in proposito la volontà di
Dio
Presentai
umilmente il quesito a chi ha tutta l'autorità sulla mia povera vita: non
volevo illudermi e tanto meno volevo illudere gli altri, né d'altra parte
compromettere con un passo falso quanto si era già ottenuto di bene. Risposta
fu che andassi pure all'estero per qualche breve puntata, ma per rivolgermi
agli italiani emigrati, giacchè non conoscevo le lingue; per gli altri mancava
la possibilità. - "Ma se riuscirò a rivolgermi agli altri, lo posso
tentare?" -" Ah, sì... se...".
Così
sono partito, e devo dire che la possibilità l'ha proprio creata il Signore. Da
allora ho predicato in tante nazioni e lingue diverse che ne rimango stupito io
stesso, ogni volta che il pensiero ritorna fuggevole sulle strade percorse. Ci
fu Vienna come prima tappa, dove quasi mi imposero di leggere in duomo la
traduzione tedesca di un discorso italiano, senza bene intendere ciò che
dicevo. Poi Parigi. Poi varie città del Belgio. Poi gli Stati Uniti d'America
con le loro metropoli, quindi il Canadà, di nuovo l'Austria, la Germania con discorsi
in 35 città diverse, la Svizzera , l'Olanda con 14 città in otto
giorni...Ultimo discorso nel viaggio attraverso i paesi di lingua tedesca: nel
settore russo di Berlino, con le sentinelle comuniste che sorvegliavano
l'ordine, il 22 Maggio 1950.
Tappa
di alcuni mesi in Italia, i mesi in cui fu composto questo libro nella prima
edizione. Poi di nuovo: superando le montagne e le foreste dell'America Latina,
che conservano sulla terra ancora un rifugio al mistero, la Crociata è passata
di volo in tutte le capitali e le città maggiori di quel continente. Fu la
volta dell'immenso Brasile percorso in parecchi dei suoi Stati; poi
l'Argentina, il Cile. l'Uruguay, il Perù, l'Equatore, il Paraguay, la Colombia,
Cuba, il Venezuela... Ci fu un discorso presso il Canale di Panama, dove la
tradizione spagnola s'incontra col presidio militare anglosassone sotto gli
sguardi curiosi dei figli di ogni razza della terra; e già al nord del canale,
la predicazione in varie città messicane: ero vicino a Los Angeles, dove mi ero
spinto scendendo verso sud due anni prima, nell'altro viaggio d'America.
Erano
trenta mesi da che avevo lasciato la prima volta l'Italia. In ogni nazione il
Signore mi aveva concesso di rivolgermi a quei fratelli col loro linguaggio: da
San Sulpizio di Parigi a Santa Gudula di Bruxelles in francese, dal duomo di
Monaco alla gigantesca Festhalle di Francoforte e allo stadio di Coblenza in
tedesco; dal grande stadio di Seattle sulle rive dell'Oceano Pacifico fino alla
cattedrale
di New York in inglese; dalla Piazza d'Armi di Lima alle cattedrali di Messico
e di Buenos Aires fino al Nuovo Circo di Caracas in spagnolo; dal Ministero
dell'Educazione in Rio de Janeiro alla Piazza della Cattedrale in San Paolo in
lingua portoghese. E certamente non era stato più facile quando avevo dovuto
parlare in lingue che non erano né la mia né propriamente quella degli uditori
come il francese adoperato fra i fiamminghi nelle cattedrali di Gande di
Anversa, e il tedesco adoperato nelle cattedrali e sulle piazze fiorite d'Olanda.
I discorsi pronunziati in Austria sono
ora raccolti in volume col titolo: Es kommt das Zeitalter Jesu. Quelli
pronunziati in Germania:
Die erste Botschaft
vom Kreuzzug der Liebe. In Olanda:
DeBoodschap van Pater Lombardi. Per
altre nazioni la traduzione di questo libro è adesso destinata a riassumere
organicamente tutti i punti principali che vi predicai in forma sparsa, voce
che passava gridando: voi aspettate Gesù.
10.
IN OGNI LUOGO HANNO ASCOLTATO
Oggi nella fantasia si accavallano le
immagini: interviste di giornali, brevi discorsi alla radio dalle principali
stazioni, assemblee di clero e di dirigenti, riunioni specializzate... ma
specialmente quelle chiese e quelle piazze che paiono fondersi in uno
spettacolo solo: folle attonite, maree di teste che pavimentavano ogni
ambiente, levate in su ad ascoltare un messaggio che le penetrava in
profondità. Erano uomini di popoli vincitori o vinti o rimasti quasi estranei
al conflitto... uomini in vera prosperità o in tragiche sofferenze... raccolti
nei duomi, nelle semplici chiese, nei teatri, nelle università, negli stadi,
nei cinema, negli alberghi, nei parlamenti, nei circhi, nei pubblici giardini,
in locali di fortuna come sotto la tettoia di un mercato, in una fabbrica,
sulle vie, sulle piazze...
E i nomi delle città fanno come una
ridda nella testa, e ben poche riesco a distinguerne adesso nella memoria con
quadro preciso:Vienna, New York, Toronto, Parigi, Montevideo, Amsterdam, San
Francisco, Santiago, Recife, Amburgo, Buenos Aires, Zurigo, Monterrey, Gand,
L'Aia, Rio de Janeiro, Chicago, Worms, Monaco,Utrecht, Boston, Quito, Rosario,
Lovanio, Ottawa, Bogotà, Maracaibo,
Berlino,
Friburgo di Svizzera, Lima, Bruxelles, Seattle, Colonia,
Guadalajara,
Messico, Anversa, Washington, Norimberga, Avana,
Caracas,
Liegi, Panama, Assunzione, Brema e cento altre... Nei primi viaggi gli uditori
si contavano a migliaia ad ogni discorso. Poi non di rado sono arrivati a
decine di migliaia, con gli altoparlanti all'esterno dei locali chiusi o
addirittura coi discorsi all'aperto. Quando finalmente una stazione radio ha
trasmesso la mia povera parola, e ancor più quando l'hanno trasmessa molte
stazioni collegate in catena il numero degli ascoltatori non si è più potuto
contare. Ci sono state occasioni in cui l'assemblea si è svolta per intero
sotto la pioggia, con la folla ostinatamente ferma ad ascoltare. Naturalmente
non si poteva prendere lo stesso tono fra scenari tanto diversi. Altro era
parlare di Gesù in Notre Dame di Parigi (12 giugno 1949), cioè in una città
tanto avvezza agl'incontri internazionali, dove il pericolo può essere
piuttosto quello di affogare nella moltitudine corrente anziché quello di non
poter dire la propria. Altro era parlarne a Zurigo (25 aprile 1950), dove
l'atteggiamento anticattolico di parecchi protestanti si mantiene così rigido e
acre a confronto degli sviluppi verificatisi altrove fra i nostri fratelli
separati. E altro era parlarne a New York nella Fordham University (18
settembre 1949), davanti a 10.000 persone che respirano all'ombra dei
grattacieli l'atmosfera soddisfatta del grande capitalismo.
Ed altro ancora era presentare le
stesse idee a Montreal (21 settembre 1949) dove le sconfinate distanze canadesi
possono dare l'illusione di allontanare e quindi forse di semplificare i
problemi della convivenza umana. E certamente altro era rivolgersi nella
Burgplatz di Essen a circa 20.000 tedeschi (2 aprile 1950), mentre a poche
centinaia di metri le più terribili fabbriche di guerra, Krupp, sono scheletri
di mostri atterrati. Altro finalmente era parlarne a Berlino (19-22 maggio
1950) nel cuore di quella parte di Germania che è presidiata completamente dai
Russi, e precisamente pochi giorni prima che sfilassero in quelle stesse vie i
200.000 giovani tedeschi cosiddetti comunisti, per la famosa adunata di
Pentecoste.
E ancora tutt'altro era parlare di Gesù
Salvatore nella cattedrale di Montevideo (11 ottobre 1951), fra un popolo
sistematicamente privato di ogni istruzione religiosa nelle sue scuole da un
governo laicista di vecchio stampo, quale è stato superato da vario stampo in
Europa. Altro parlarne in Santiago del Cile (28 ottobre 1951) a 60.000 persone
riunite attorno all'immagine della Madonna del Carmine, dopo musiche e canti di
festa. Altro infine presentarlo -Gesù Re vincitore nella pace - alla folla
stipata nello stadio messicano de Leon (30 novembre 1951), figlia del sangue
dei martiri, protesa con sete inesausta alla parola di vita.
Naturalmente
tutto ciò era quanto mia diverso. Eppure il messaggio era dappertutto costantemente
il medesimo, senza notevoli variazioni se non di tono e di sfumature, né molto
diversa risultava l'attenzione suscitata negli uditori e la cordialità della
loro accoglienza. Non di rado partecipavano ufficialmente i vescovi delle
diocesi, i ministri di Stato, i governatori delle province, i sindaci delle
città o anche gli stessi supremi capi delle nazioni; e qualche volta c'erano
nella folla (immensamente graditi) i pastori protestanti del luogo. Un nome
solo sempre, come via della salvezza generale: Gesù.!
11.
SEMPRE DI PIU'.
Fra
tanti viaggi e tanto parlare, c'è una serie di discorsi che assolutamente va
citata a parte: quella di Vienna nell'ottobre del 1949, cioè in un secondo
periodo di predicazione in quella città. Il primo discorso isolato - l'esordio
della Crociata all'estero - vi aveva lasciato molto impressione con
l'intenzione generica della riconciliazione dei cuori da ottenere in Gesù e del
mondo nuovo da costruire nel suo spirito; e perciò a breve distanza invitarono
di nuovo, per predicare ivi la vera e propria Crociata con un compiuto sviluppo
dei temi.. L'impresa non era facile, in una lingua pressoché sconosciuta: una
ventina di sermoni scritti in italiano, tradotti in tedesco da un confratello,
e pronunziati come ero capace di leggerli. Ma il Signore aiutò: dopo vari
discorsi in chiese e piazze se ne organizzò uno solennissimo nel Konzerthaus
cui assistettero il cardinale di Vienna, l'Internunzio Apostolico, il
Cancelliere austriaco e vari ministri:
PACE
E GIUSTIZIA IN AUSTRIA. Gesù vi appariva il vero salvatore dell'umanità, in
particolare della nostra generazione, ancor
più
in particolare dell'Austria, se questo paese lo volesse trionfalmente
accettare.
Quanto
a manifestazioni di interesse verso il messaggio così semplice della Crociata,
da parte della pubblica autorità, le più solenni sono state le più recenti: si
direbbe che la forza di Dio abbia voluto sempre più farsi riconoscere lei, in
correlazione e quasi si direbbe in contrasto con la povertà dello strumento
umano da lei adoperato, probabilmente scelto così misero appositamente per
questo. Il 18 settembre 1951 per la prima volta varcai la soglia di un
Parlamento, ufficialmente accolto nella loro sede dai rappresentanti del
popolo; a Recife, nel Parlamento dello Stato brasiliano di Pernambuco. Ciò si
ripetè il 3 ottobre a Porto Alegre, nel Parlamento di Rio Grande del sud. Il 14
novembre successivo mi rivolgevo all'episcopato colombiano raccolto in
conferenza episcopale nazionale a Bogotà, e il giorno seguente nel Parlamento di
Colombia a tutti i deputati ufficialmente riuniti in assemblea: questa era la
prima volta che vedevo in ascolto un Parlamento nazionale. Quando via via sul
mio cammino varie città cominciarono a dichiararmi con apposito decreto
"ospite d'onore" direi che toccai con mano che quell'ossequio
s'indirizzava soltanto a Gesù: c'era troppo sproporzione fra quanto accadeva e
la mia piccolezza: la Crociata non vive che per Gesù. Chi ci ascoltava se ne
accorgeva e onorava lui..
Il
discorso del Konzerthaus di Vienna fu poi ristramesso dalla radio per tutto il
popolo austriaco, né il caso rimase isolato, perché si può dire che tutte le
stazioni delle principali città dove passavo vollero riecheggiare il messaggio
di Gesù: ricordo così fra gli altri numerosi casi il saluto ai francesi
arrivando a Parigi, e l'altro inciso nella stessa città per essere ritrasmesso
in America; poi le spiegazioni sulla Crociata della Bontà dalla radio di San
Francisco, San Josè, Salisburgo; poi le interviste radiofoniche di Chicago,
dell'Aia, di Brema, Bruxelles, Montreal; e ancora i veri e propri discorsi
tenuti al microfono da Amburgo, Stoccarda, Colonia, Monaco, Berlino e da altre
radio tedesche, come quello durato oltre un'ora dalla stazione austriaca del
Vorarlberg. A Vienna anche la stazione controllata dai Russi volle una sua
trasmissione, per non essere da meno di quella in possesso degli anglosassoni;
né mai potrò scordare la lunga intervista sull'idea centrale della Crociata,
dedicata al popolo olandese nella sua propria lingua.
Fu però
nel viaggio del Sud America, che il lancio del messaggio attraverso la radio
raggiunse il suo colmo. Là quasi tutte le repubbliche misero a disposizione
un'ampia catena di stazioni per l'intera serie dei discorsi principali - oltre
che per numerose trasmissioni più brevi - di modo che non ci fu distanza né
monte né selva né deserto che potessero frenare l'impeto della voce. Così in
Perù, in Cile, in Venezuela, in varie capitali del Brasile, in Equatore,
altrove; in Colombia le radio trasmittenti raggiunsero il numero di 60. E ce
n'era pure di potentissime: cittadini americani preavvertiti in Roma colsero,
nelle ore più scure della notte, l'ultima eco della voce che gridava di sera
nella Piazza Bolivar di Bogotà: essi si associavano ai moltissimi che ascoltavano
la trasmissione in ogni punto del grande continente, che è la riserva maggiore
dell'umanità.
Che
cosa comprese la gente in tanti discorsi, sparsi in tanti viaggi attraverso
tante nazioni?.
Certo
non tutto, con quella povera lingua che, specialmente presso alcuni popoli,
veniva pronunziata, con le naturali espressioni di un bambino o poco più; però
ascoltavano e si commuovevano... E io una cosa vedevo sempre più luminosa: che
gli uomini della nostra generazione sono pronti al Vangelo all'estero come in
Italia, e che il Signore è risoluto ad andare loro incontro con aiuti magari
specialissimi in ogni nazione, e magari più altrove che in Italia se sarà
necessario.
La
mia prima esperienza di sacerdote si era allargata ed era divenuta mondiale,
rimanendo sempre la stessa; l'intero mondo moderno ha bisogno di Gesù e va
stimolato ad un rinnovamento generale nel suo spirito; le circostanze della
storia fabbricata dagli uomini ma sorvegliata dalla Provvidenza sono arrivate
ad un punto, da esigere ormai Gesù come unica soluzione possibile del dramma.
Si destino i popoli, lo comprendano, s'intonino alla straordinaria situazione
che apre le porte di una nuova Età. Bisogna riesaminare l'assetto del mondo in
uno spirito nuovo: il campo dei figli di Dio deve prendere l'iniziativa con uno
sforzo generoso, che non sarà ai danni di nessuno ma a bene di tutti i
fratelli; un piano divino si compie, chiedendo la collaborazione di ciascuno.
12.
A \ROMA
Nei
periodi di intervallo fra l'uno e l'altro viaggio all'estero, continuava
intanto naturalmente anche il lavoro in Italia. Fu allora che portammo il
nostro messaggio a Reggio, nel cuore dell'Emilia rossa; e poi a Salerno,
Pescara, in tante città che non si possono citare ad una ad una. Fra tali
predicazioni però ce n’è una che non può essere sorvolata come le altre: la
Crociata a Roma nel dicembre del 1949. Il Santo Padre ci aveva sempre seguiti
con la sua benedizione ed era tempo che il lavoro si svolgesse sotto i suoi
occhi; d'altra parte l'avvicinarsi dell'Anno Santo conferiva a Roma
un'importanza veramente particolare.
L'annunzio
ufficiale fu dato dallo stesso Vicario di Sua Santità per l’Urbe, il, cardinale
Marchetti Selvaggiani, con parole che furono per noi l’incoraggiamento più
bello: “ La Crociata della Bontà è una predicazione del tutto adatta ai nostri
tempi e proprio al momento attuale, perché vuole richiamare i popoli a
comprendere l’unica via di salvezza che oggi si presenta all’umanità:
l’accettazione sincera da parte di ogni individuo e l’applicazione sociale del
Vangelo di Gesù.
Fra
le dottrine che si proclamano fra gli uomini di oggi e mascherano tanti
interessi particolari, lacerando il corpo dell’umanità, solo il Vangelo chiaramente proposto ha la capacità di unire i cuori e quindi di salvarci. Tale verità sacrosanta
spiegata ed applicata con grande
chiarezza ai vari problemi e alle
varie categorie di persone , è il punto
fondamentale della Crociata; e rivela oggi una forza di rinnovamento che si
direbbe straordinaria.
La definizione della Crociata era enunciata
chiaramente e proclamata nella forma
più solenne. Con tale introduzione essa ebbe a Roma uno sviluppo, quale non
aveva avuto mai in nessun’altra città; ci fu la serie di discorsi generali per
la massa, tenuto in Santa Maria Maggiore
e trasmessi in circa 200 chiese, e ci furono i discorsi specializzati
per tutte le principali categorie. A ciascuno si cercò di dire ciò che il
Signore aspetti da lui, per il rinnovamento cristiano del mondo: bambini ,
mamme, operai, gioventù maschile ,
gioventù femminile, laureati ed artisti, datori di lavoro, persone sanitario,
studenti di università. Impiegati magistrati e laureati ed artisti; datori di
lavoro, personale sanitario, studenti di università, impiegati magistrati e
avvocati, maestri, medici, domestiche, professori, religiosi, seminaristi
suore, perfino gli uomini politici.
Per il clero e pei dirigenti delle opere
cattoliche laiche si tennero riunioni speciali, che non esito a considerare le
più importanti, non basterà mai da solo il fervore dei gregari; è necessario
che i capi sentano la loro responsabilità nel mutare il ritmo direttivo,
rivedano tante posizioni sorpassate e guidino in modo diverso e più efficace le
schiere, che Dio stesso anima e affida loro.
Uno sfondo veramente mondiale alla
predicazione romana si aggiunse d’improvviso, quando la Crociata fu invitata a
passare addirittura nella basilica di San Pietro per due discorsi conclusivi:
IL PAPATO E SALVEZZA DEL MONDO. Che cosa si poteva desiderare di più per vedere
concretata in una scena un’esperienza. che aspirava ormai ad essere universale
e a servire il genere umano?
Mancava un punto solo e il santo Padre lo
volle aggiungere:
intervenne
proprio lui stesso nelle ultime manifestazioni: non fu solo la sua radio a
moltiplicare il suono della voce; fu proprio lui in persona, a presentarsi come
supremo sacerdote.
L'8
dicembre 1949 il simulacro di Maria SALUS POPULI ROMANI, innanzi al quale si
erano svolti i discorsi nella basilica di Santa Maria Maggiore, mosse verso San
Pietro. Si disse che circa metà della popolazione di Roma prese parte alla
sacra cerimonia. La CIVILTA' CATTOLICA scrisse che" a memoria d'uomo la
capitale del mondo cattolico non ha mai assistito a spettacolo più imponente,
più spontaneo e più religioso di folla ". Il Papa scese incontro, alla
porta di San Pietro. Lui benedisse; Lui recitò per tre sere il rosario, con la
risposta di milioni di fedeli che lo ascoltavano attraverso la radio; Lui
celebrò la Messa conclusiva dell'intera Crociata in San Pietro, la mattina
dell'11 dicembre.
13.
LA RADIOCROCIATA DELL'ANNO SANTO
Poi
l'Anno Santo è trascorso: turbe di pellegrini quali la storia non aveva mai
visto si sono succedute sulle strade che conducono a Roma, vi hanno pregato e
sperato, e sono tornate alle patrie con una pace maggiore nel cuore. Avevano
offerto a Dio penitenza e preghiera per l'umanità sofferente, erano state
accolte dal Padre comune con un affetto che è sembrato inesauribile, e potevano
riprendere la vita di prima, fatta diversa da prima: più luminosa splendeva nel
Cielo la certezza che esistiamo per un avvenire di gioia, in pienezza di vita
anche corporea, come già gode la nostra Madre Santa, solennemente definita
Assunta. E ancora una volta si desiderò che sonasse la voce della Crociata in
modo potente, per accompagnare i pellegrini sulla via del ritorno e ribadire la
volontà di un mondo nuovo.
Questa
volta non più Roma soltanto ma tutta l'Italia fu chiamata ad udire per un mese
intero, dicembre 1950: una predicazione ampia attraverso la fitta rete della
radio italiana, che entrasse in ogni casa, svegliasse ogni dormiente,
rimproverasse ogni ostinato, stimolasse ogni onesto, entusiasmasse ogni
generoso. Annunziata con un unico manifesto alla porta delle 24.000 parrocchie
d’Italia e
sostenuta
da tutta la stampa cattolica ,fu probabilmente la più grande MISSIONE che la
storia umana registri finora. L'intera Azione Cattolica assunse su di sé
l'opera di propaganda, proponendosi che nessun apparecchio della penisola
rimanesse spenta alle ore 18,30; non ci doveva essere neppure un solo italiano
cui non giungesse l'invito al rinnovamento spirituale, se non altro con una
frase che gli corresse dietro una sera da una finestra aperta.
Mi
chiesero alcune dichiarazioni per i giornali prima di cominciare e lo feci con
tutta semplicità: l'impresa è tanto più grande di me - dissi -non ha
proporzioni con la mia pochezza; ma sono ugualmente sicuro dell'esito felice,
anzi proprio per questo ne sono sicuro, perché è affidato interamente alla mano
di Dio. Mai nella storia si è potuta tentare una missione unica ad un popolo di
46 milioni di abitanti; ebbene, è un segno di ciò che il Signore prepara per la
nostra generazione; nel fallimento dei sistemi escogitati dagli uomini senza
Dio, la Provvidenza ha preparato un piano immenso di rinascita che deve salvare
le intere nazioni nel nome di Gesù. L'Italia è il paese privilegiato, dove per
la prima volta assumerà rigorosamente carattere nazionale questo invito
concreto a costruire il mondo nuovo, che finora ebbe carattere cittadino o
regionale e che in seguito dovrà raggiungerlo finalmente mondiale.
Ciò
che è accaduto nei cuori durante quel mese, solo Dio lo saprebbe rivelare:
l'uditorio era talmente disperso, che nessuno fuori di lui l'ha visto intero.
Certamente però gli ascoltatori furono milioni ogni sera, come è risultato
dalle innumerevoli relazioni raccolte dalla presidenza centrale dell'Azione
Cattolica Italiana : case private, chiese, bar, teatri, sale, strade, piazze...
E l'Osservatore Romano non si peritò di dichiarare , dalle notizie ricevute,
che le sante comunioni distribuite nel solo giorno dell'Immacolata in Italia
dovettero superare i dieci milioni. Quella fu la grande data, fissata per
l'accostamento intimo e diretto di tutto un popolo a Gesù; di là poi presero le
mosse i discorsi successivi, più propriamente costruttivi sotto l'aspetto
sociale. Se potessi citare le lettere pervenutemi a migliaia in quel periodo,
avrei veramente da testimoniare le crisi salutari prodotte dalla grazia in
innumerevoli coscienze, e l'impegno serio assunto personalmente da
parecchi
per la costruzione di un mondo più buono.
Anche
in codesta Crociata nazionale, come già in quella romana, il punto culminante
volle occuparlo personalmente il santo Padre e fu la
nostra
soddisfazione sensibile più bella. Per la mezzanotte del 7 dicembre, vigilia
dell'Immacolata, autorizzò una messa speciale destinata agli uomini in tutte le
parrocchie e in altre chiese della penisola, dove agli ordinari fosse apparso
opportuno di farla celebrare. Non contento di ciò volle celebrarla egli stesso
a quell'ora nella cappella privata, consentendo che i microfoni trasmettessero
dappertutto la sua voce, cui decine di migliaia di sacerdoti si sarebbero
sincronizzati innanzi ai vari altari; non solo, ma aggiunse ancora di più,
comunicò a tutti i vescovi del mondo questa sua intenzione in una lettera
enciclica il giorno 6 dicembre, in modo che anche fuori d'Italia si
associassero il più possibile al rito divino. La funzione si svolse com'era
stato annunziato; la risonanza ne fu straordinaria pur con le difficoltà
dell'organizzazione alquanto affrettata, che in qualche luogo ne limitò un poco
il successo esteriore; e i fedeli di tutta Italia pregarono uniti PER UN MONDO
NUOVO, che era il titolo generale della crociata nazionale.
L'avvenire
è il segreto del Signore. Ma è veramente stupendo pensare che un intero popolo
abbia ascoltato, per diciassette discorsi consecutivi, l'esposizione
sistematica di ciò che sembra necessario per edificare al genere umano una casa
nuova in terra con più pace e gioia, nella vigilia di un'eternità felice; e che
una gran parte abbia partecipato tutti insieme al massimo rito, con Gesù
vittima e il Papa sacerdote. Né manca la speranza che si siano associati anche
parecchi ascoltatori presso altri popoli, giacchè l'invito ad avvertire il più
largamente possibile quanti sul globo conoscessero l'italiano e fossero in
grado di captarne la radio, era stato diramato a tempo dall'organo centrale
delle Congregazioni mariane alle sue ramificazioni , sparse un po' dappertutto
sulla terra. A me personalmente sono arrivate lettere di uditori dalla Spagna,
Francia, Belgio e Svizzera, mentre a Malta furono addirittura istallati
altoparlanti in alcune piazze.
14.
UN PROGRAMMA UNIVERSALE
Ho
terminato la storia della Crociata menzionando due predicazioni italiane, pel
carattere e universale dell'urbe, e pel carattere veramente nazionale e
ciononostante così prolungato e profondamente costruttivo della predicazione
svolta per radio in Italia, quale ancora in altri popoli non abbiamo raggiunto.
In realtà però i viaggi all'estero sopra enumerati si sono svolti in buona
parte in mezzo fra quei periodi ed anche in seguito fino quasi ad oggi, con un
ritmo sempre più celere ed una risonanza sempre più vasta.
Il Giappone
intanto ha voluto una serie di discorsi della Crociata appositamente adattati
al suo popolo, la cui edizione è già uscita in lingua giapponese. Così pure
alcuni volumi sono stati tradotti in Spagna e singoli articoli o discorsi in
altre nazioni, dove ancora non siamo potuti andare di persona: Norvegia,
Polonia, Egitto con la sua lingua araba... Per la Russia sono in corso
traduzioni, destinate per adesso ai fuorusciti... Tutte terre dove sogniamo di
recarci un giorno, dove saremo felici di recarci se Gesù lo vorrà. C'è già chi
insiste per averci in visita nelle vere e proprie missioni: in Africa, in
India, in Giappone; chissà se il Signore lo vuole.
Né la
periferia ci ha fatto dimenticare il centro, quegli uffici e quelle persone la
cui autorità si esercita sulla Chiesa intera. Esse per loro bontà gradiscono di
ricevere l'eco di idee raccolte su tutta la terra, che paiono avere in germe
uno sconvolgimento vitale dell'umanità, e noi naturalmente diamo a ciò più
importanza che a qualunque lavoro di massa, in qualsivoglia punto del globo. Un
colloquio con uno dei capi supremi del campo ecclesiastico, e ancor più una
riunione con alcuni di essi, in certi casi può valere più che la predicazione
di molti giorni alla radio, con tanti uditori.
Dove
si tende dunque? Ogni giorno si chiarisce meglio lo scopo, cui pare destinata
dagli imperscrutabili disegni di Dio questa misera voce:
annunziare
l'avvento di un'Età Nuova, l'Età di Gesù; rendere consapevole di questa
situazione storica la nostra generazione e invitarla a corrispondere al
grandioso piano provvidenziale. Bisogna che tale annunzio e tale invito
risuonino dappertutto senza stancarsi mai, adattandosi appena nel tono ai
diversi gruppi di persone, devono ascoltare e finalmente eseguire l'impresa.
Anche
questi gruppi sono stati ormai sufficientemente identificati come in quattro
centri concentrici, che devono di continuo raccogliersi intorno al messaggio;
il cerchio immenso della massa cioè dell'intera umanità; il cerchio più
ristretto dei cattolici militanti, iscritto a qualsivoglia tipo di
organizzazione; il cerchio piccolo dei dirigenti locali - clero e laici - che
luogo per luogo guidano le nostre schiere;
finalmente
il cerchio piccolissimo dei dirigenti sommi, che nazione per nazione ed anche
per il mondo intero hanno nelle mani le fila del campo cattolico e possono
indirizzare la rinnovazione complessiva. E si sono sufficientemente chiariti
anche i quattro tempi, attraverso cui sembra necessario passare per arrivare al
termine sognato. C'è il tempo del primo annunzio in una nuova nazione, come si
è fatto ad esempio in Olanda, negli Stati Uniti, in Germania, in Belgio, in
Brasile, nelle repubbliche spagnole del Sud America ed altrove. C'è il tempo
successivo della vera e propria predicazione accurata, città per città, mirando
alla revisione del campo cattolico separatamente in ciascuna diocesi : ciò si è
già fatto sufficientemente in Austria e in misura più larga in Italia. C è
quindi il terzo tempo, quello di un invito ad una rinnovazione più completa e più
ampia a carattere nazionale, come in Italia si è adesso iniziato e sembra si
dovrà fare in seguito in ogni parte del globo, nazione per nazione. E
finalmente s'intravede il tempo della revisione a carattere mondiale, che sarà
da tentare un giorno pei problemi che superano le possibilità di ciascuno Stato
da solo, e andranno perciò affrontati con l'unione delle forze di tutti.
Per
il terzo e il quarto momento quel che finora si è fatto sono appena approcci, e
ci sarebbe parecchio da chiarire per mostrare concretamente che cosa si possa
sperare in tal senso. Però non sembra il caso d'introdurre qui siffatte
determinazioni su sviluppi possibili e mete raggiungibili in tale ordine di
grandezza come se fossero qualcosa di specificamente connesso con la Crociata.
Sono aspirazioni così ardite che richiedono per l'attuazione il lavoro di ogni
uomo di buona volontà; perciò nei riguardi la nostra Crociata sarebbe felice se
potesse ormai annegarsi nel grande fiume della storia, sperdendosi e con ciò
stesso universalizzandosi in un movimento più vasto di lei, che non sia più lei
stessa ma progresso del genere umano.
Ecco
il libro che ora comincia: quella che fu un'esperienza particolare si offre a
servizio comune, diviene appena lo spunto per conclusioni universali, a cui
nessuno si senta estraneo: quanto nel corso di una piccola vita si è potuto di
comprendere come piano di Dio, viene consegnato a coloro che soli lo potranno
portare a compimento, cioè a tutti gli uomini di buona volontà di ogni paese.
Il campo di lavoro che si è avuto l'impressione di scoprire, si è allargato
innanzi agli occhi ed ora abbisogna d'infiniti operai: è esteso quanto la
terra, coinvolge l'umanità intera, attende addirittura la mano onnipotente di
Dio Salvatore. Benedica lui questo scritto, composto a sua gloria e offerto con
profonda devozione nelle mani dei fratelli di ogni patria, se mai possa ad essi
servire.
A
CONCLUSIONE DELLE CITAZIONI TRATTE DAI DUE
LIBRI
DI PADRE LOMBARDI " PER UN MONDO NUOVO" E
"PIO
XII PER UN MONDO MIGLIORE " FACCIAMO QUESTA
RIFLESSIONE
: IL PAPA PIO XII E IL PADRE LOMBARDI
SONO
STATI PROFETI DELL'ETA' AUREA DEL
CRISTIANESIMO,
ORA PROFETIZZATA IN CONTINUAZIONE
DALL'OPERA
CENACOLO FAMILIARE. COME TUTTI I
PROFETI
PERO' ESSI NON HANNO AVUTO LA LUCE DIVINA
SUL
TEMPO DELLA SUA REALIZZAZIONE: INFATTI ESSI
HANNO
CREDUTO CHE IL MONDO NUOVO E MIGLIORE SI
SAREBBE
REALIZZATO DURANTE LA LORO GENERAZIONE. IL TEMPO DELLA REALIZZAZIONE DELLE
PROFEZIE
PERO'
DIO LO TIENE QUASI SEMPRE CUSTODITO NEL SUO CUORE.
MALGRADO
TUTTO PERO' SPERIAMO DI ESSERE ALL'ALBA DELL'ETA' AUREA DEL CRISTIANESIMO.
CAPITOLO QUARTO
I
SEGNI DEI TEMPI "CI ANNUNZIANO CHE
SIAMO
PROSSIMI ALL'ERA DELL'AMORE,
DELLA
PACE E DEL BENESSERE UNIVERSALI
MESSIANICI,
ALL'ERA DELLA FAMIGLIA
CRISTIANA
E DELLA CONVERSIONE DEL
MONDO
A GESU' SALVATORE.
La
storia è guidata da Dio verso l'attuazione del suo piano salvifico:
nulla
di ciò che succede è casuale, ma tutto è provvidenziale, anche quando, senza il
dono della fede, ci sospingerebbe allo scandalo, come ad esempio il dolore e la
morte dell'innocente, le guerre, i disastri naturali: Dio permette il male solo
in vista di un maggiore bene nell'ambito della salvezza individuale e della
redenzione universale.
La
prossimità dell’Età Aurea del Cristianesimo ce la mostrano, però, i tanti
fattori positivi che riscontriamo nel mondo contemporaneo, anche se molti di
essi apparentemente sembrano autonomi ed estranei al piano salvifico di Dio.
Citiamone alcuni:
a. I MEZZI DI COMUNICAZIONE SOCIALE come la
stampa, la radio, la televisione, internet ci informano, con immediatezza e
come se avvenissero sotto i nostri occhi, di tutti i più importanti avvenimenti
che si verificano nel più remoto angolo del mondo e ci coinvolgono per la
soluzione dei problemi che sempre più da locali e nazionali diventano
universali ed internazionali. Fra questi problemi certamente un posto
preminente l'occupa la piaga della fame.
b. I MEZZI DI TRASPORTO, come i treni, gli
aerei e le navi ci consentono spostamenti veloci da un capo all'altro del mondo
per
interessi
personali, per convegni a livello internazionale, per
scambi
commerciali, per effettuare soccorsi...
I
suddetti e altri sviluppi scientifici e tecnici accelerano l'avvento
dell'Età
Aurea del Cristianesimo in quanto riducendo le distanze
e
unificando il mondo facilitano la sua evangelizzazione.
c. I PROGRESSI NELLA MEDICINA E NELLA
CHIRURGIA ci
convincono
che siamo avviati alla realizzazione della seguente promessa di Dio per l'Età
Aurea del Cristianesimo:"... non morranno più neonati e gli adulti avranno
una lunga vecchiaia. Morirà giovane chi morirà a cent'anni. Se uno non arriverà
a cent'anni vorrà dire che io l'ho punito" (Is.65,16-25 9.
d. Dopo quasi duemila anni di dispersione gli
Ebrei sono finalmente riusciti a tornare nella terra promessa e a ricostituirsi
in Stato:
questa
realtà importantissima profetizza il prossimo riconoscimento del Messia Gesù da
parte del popolo eletto che secondo San Paolo avverrà dopo la conversione a
Gesù di tutto il mondo (Rom. 11,25-26).
e. UNO DEI PRINCIPALI SEGNI DEI TEMPI E'
L'ECUME
NISMO.
Le molteplici Chiese Cristiane che nel passato si sono dilaniate offrendo al
mondo il triste spettacolo di un cristianesimo diviso, OGGI, PER OPERA DELLO
SPIRITO SANTO, si sono finalmente reso conto dell'assurdità del loro
comportamento ed hanno intrapreso un comune sforzo di ricostituire L'UNICA
CHIESA DI GESU', meta obbligatoria perché il regno di amore di Gesù si estenda
nel mondo intero:
"Padre,
che siano una sola cosa, come Io e Tu siamo una sola cosa. COSI’ IL MONDO CREDERA'
CHE TU MI HAI MANDATO" (Gv.17,21).
Le
difficoltà non mancano poiché ogni Chiesa tende a conservare la sua identità,
frapponendo così un grosso ostacolo tra il desiderio di ritrovare l'unità e
l'umile, disinteressato e costruttivo dialogo. Ciononostante lo Spirito Santo
sta agendo perché tutte le Chiese si pongano in uno stato di sincera
conversione e di riforma. Anche la Chiesa Cattolica non deve far tacere la voce
dello Spirito che la sollecita ad essere coerente con
l'affermazione
Conciliare. "MENTRE CRISTO- SANTO,
INNOCENTE,
IMMACOLATO (Ebr.7,27) NON CONOBBE
IL
PECCATO
(2Cor.
5,21) LA CHIESA CHE COMPRENDE NEL SUO SENO
I
PECCATORI, SANTA INSIEME E SEMPRE BISOGNOSA
DI
PURIFICAZIONE, MAI TRALASCIA LA PENITENZA E
IL
SUO RINNOVAMENTO" (Lumen Gentium n. 8). La Chiesa Cattolica che è la
Chiesa Madre, ha il dovere indilazionabile di offrire in sé alle altre Chiese
Cristiane un modello di Riforma umile, reale e concreta: PUR ESISGENDO L'UNITA'
NELLE COSE ESSENZIALI, ESSA DEVE LASCIARE PIENA LIBERTA' NELLE COSE DUBBIE OD
OPINABILI ED ESERCITARE IN TUTTO LA CARITA'.
E'
secondo lo spirito conciliare di purificazione, di penitenza e di rinnovamento
che la Chiesa Cattolica deve affrontare i seguenti ed altri attuali scottanti
problemi:
1. PRIMATO DELLA COSCIENZA INDIVIDUALE.
Con
il Battesimo il cristiano diventa tempio dello Spirito Santo. Con le luci, le
ispirazioni, le imposizioni, le proibizioni, le lodi, i rimproveri e le
esortazioni dello Spirito Santo il cristiano inizia, prosegue e porta a termine
il suo cammino terrestre verso la casa del Padre. La fedeltà assoluta alla voce
dello Spirito deve essere una peculiare norma del cristiano. Questa fedeltà il
cristiano la esprime seguendo la sua convinzione interiore che si identifica
con la voce della coscienza. La coscienza CERTA anche se erronea obbliga
sempre:
"TUTTO
QUELLO CHE E' IN CONTRASTO CON LA CONVINZIONE DELLA COSCIENZA E' PECCATO"
(Rom. 14,33).
Evidentemente,
dato che la coscienza CERTA può essere anche erronea, abbiamo il dovere di
verificarla per renderla VERA. Ciò esige un esame attento della Rivelazione
Divina, dei pronunciamenti del Magistero Ecclesiastico Cattolico, del parere
delle altre Chiese Cristiane, dei teologi, dei fedeli ed anche dei
non
cristiani poiché anch'essi sono sotto l'azione dello Spirito Santo in virtù
della Redenzione Universale operata da Gesù.
Fermo
restando il primato della coscienza individuale, è ovvio che essa cede il posto
alla Divina Rivelazione quando Questa su un argomento specifico si pronunzia
senza dare adito a dubbi di interpretazione, oppure quando il Collegio
Episcopale con il Papa assume una posizione definitiva su un contenuto del
Deposito Rivelato.
Nel
giorno in cui tutta la Chiesa : Papa, Vescovi, Sacerdoti, Fedeli riconosceranno
il primato della coscienza individuale,
si registrerà UN CAMBIAMENTO EPOCALE ricco di inestimabili frutti
pratici nella osservanza della carità fraterna. Allora assumeranno valore in
tutta la loro pienezza gli ordini di Gesù:
"NON
GIUDICATE E NON SARETE GIUDICATI"
"NON
CONDANNATE E NON SARETE CONDAN=
NATI"
"SIATE
MISERICORDIOSI E TROVERETE
MISERICORDIA"
Certo
la Chiesa ed in modo particolare la Gerarchia dovrà continuare a conservare
integro il DEPOSITO RIVELATO, dovrà continuare a predicare in tutta la sua
interezza le Verità Dommatiche e Morali, ma dinanzi alle persone singole si
asterrà da ogni giudizio e da ogni condanna: "COLUI CHE GIUDICA E' IL
SIGNORE"
Una
conseguenza molto pratica è che sarà rispettata la ricerca teologica e la
Gerarchia si asterrà dalle tante odiose condanne dei Teologi più avanzati.
Anche
le relazioni ordinarie delle singole persone saranno improntate al massimo
rispetto reciproco.
2. MATRIMONIO CRISTIANO IN DUE TEMPI
Si
discute sulla liceità degli atti intimi tra due fidanzati. La discussione però
non dovrebbe sussistere in quanto l'atto intimo è segno dell’AMORE CONIUGALE
TOTALE, ESCLUSIVO E DEFINITIVO.
Però
si deve venire incontro alle situazioni difficili in cui si trovano spesso i fidanzati. LA SOLUZIONE SI HA NEL
MATRIMONIO CRISTIANO IN DUE TEMPI: quando due fidanzati si sentono pronti al
matrimonio ma vi sono DEI VERI MOTIVI CHE LI OBBLIGANO
A PROCRASTINARE il tempo della celebrazione
matrimoniale
"
CORAM ECCLESIA ", si sposino in segreto "CORAM DEO" scambiandosi
il mutuo consenso. Così diventano veramente sposi perché i ministri del
Sacramento del Matrimonio sono i due cristiani contraenti, e possono compiere
l'atto intimo. Evidentemente non appena viene meno la causa scusante debbono
celebrare il matrimonio
"CORAM
ECCLESIA".
3. CONTRACCEZIONE.
L'atto
intimo è un meraviglioso dono fatto da Dio ai coniugi. Fondamento dell'atto
intimo è L'AMORE TOTALE, ESCCLUSIVO E DEFINITIVO che unisce i due coniugi. Non
è vero affermare che l'atto intimo dei coniugi ha due simultanee finalità : LA
FINALITA' UNITIVA E LA FINALITA' PROCREATIVA. E' vero invece, come l'esperienza
ci insegna, dire che l'atto intimo HA
ABITUALMENTE
UN'UNICA FINALITA', QUELLA
UNTIVA
E CHE TALVOLTA a questa finalità aggiunge una seconda finalità, QUELLA
PROCRETIVA. Questo dato di fatto ci impone la seguente affermazione:
nell'atto
intimo dei coniugi deve sempre sussistere LA
FINALITA'
UNITIVA; LA FINALITA' PROCREATIVA
invece,
per motivi gravi scusanti si può eliminare IMITANDO
IN
CIO' LA NATURA.
Questi
motivi gravi scusanti sono presenti quando i due coniugi, in forza della
paternità e maternità responsabili, decidono di non procreare. La particolarità
che nell'atto intimo, per giusti motivi, si può eliminare la procreazione ci fa
dedurre quanto segue:
Quando
due coniugi RESPONSABILMENTE decidono di non procreare usino i cosiddetti
"METODI NATURALI" per evitare il concepimento. Ma se non è loro
possibile servirsi dei suddetti metodi usino" I METODI CONTRACCETTIVI
ARTIFICIALI " PER SALVAGUARDARE GLI ALTI VALORI UNITIVI CHE DIO HA LEGATO
ALL'ATTO INTIMO DEI CONIUGI. Non potendo i coniugi conseguire TUTTO il bene
inerente all'atto, scelgono giustamente la parte di bene che sono in grado di
raggiungere.
L'ATTEGGIAMENTO
INTRANSIGENTE CHE CONDANNA
TOUT-COURT
I METODI CONTRACCETTIVI ARIFICIALI E'
UN
GRAVE ERRORE TEOLOGICO E STORICO CHE HA
CAUSATO
E CAUSA INGIUSTIFICABILI SOFFERENZE A
TANTE
COPPIE DI SPOSI E CREA UN GRATUITO GROSSO
OSTACOLO
ALLA DIFFUSIONE DEL MESSAGGIO
EVANGELICO.
4.
ASSOLUZIONE COLLETTIVA.
Gesù
ha scelto la Chiesa come strumento della sua misericordia affidandole il
Sacramento del Perdono dei peccati: "A CHI
RIMETTRETE
I PECCATI SARANNO PERDONATI" (Gv.20,23).
Il
modo di esercitare questa sublime missione di misericordia Gesù non l'ha voluto
stabilire ma l'ha lasciato alla discrezione pastorale della sua Chiesa. E la
Chiesa lo ha capito pienamente: nell'arco della sua storia bimillenaria,
infatti, lo ha modificato varie volte: basta pensare alla Confessione Pubblica
dei primi secoli prescritta per i peccati più gravi e alla confessione
auricolare inizialmente SOLO DEVOZIONALE sorta tra i monaci irlandesi del sesto
secolo, poi ratificata e prescritta per tutti i Cristiani dal Concilio di
Trento. OGGI vige ancora l'obbligo della confessione auricolare ma i Cristiani
la disertano: questa diserzione, in molti casi, è sintomo di condiscendenza
verso il peccato, ma è soprattutto UNO DEI SEGNI DEI TEMPI che interpella la
Gerarchia e la sospinge ad interventi sommamente innovativi: certo non è
giustificabile l'abolizione della confessione auricolare, dati i benefici
spirituali che apporta ai
penitenti;
la sua pratica però bisogna lasciarla libera e renderla obbligatoria solo per
l'assoluzione di alcuni peccati particolarmente gravi come il peccato
dell'aborto.
INOLTRE
SI DEVE ESTENDERE L'USO DELL'ASSOUZIONE
COLLETTIVA
E CONFERIRE VALORE SACRAMENTALE AL
RITO
PENITENZIALE POSTO ALL'INIZIO DELLA
CELEBRAZIONE
EUCARISTICA. Questo gesto di misericordia favorirà la conversione dei Cristiani
e non il lassismo. Il cristiano in peccato ma di buona volontà e sinceramente
pentito dei suoi peccati, se potrà ricevere l'assoluzione delle colpe al
principio della Messa, sarà invogliato a partecipare alla Celebrazione
Eucaristia in modo integrale, si ciberà del Corpo e del Sangue di Gesù e
sperimenterà in sé l'efficacia della promessa del Salvatore : "Chi mangia
la mia Carne e beve il mio Sangue vivrà per sempre" (Gv. 6,53-58).
FACILITARE
l'assoluzione dei peccati è uno dei "SEGNI DEI TEMPI" che la
Gerarchia deve accogliere con gratitudine e docilità allo Spirito. La Gerarchia
Cattolica segua l'esempio del suo divino Maestro che quando trovava un
peccatore pentito non esigeva l'accusa dei peccati ma lo assolveva
immediatamente :" QUANDO GESU' VIDE LA FEDE DI QUELLE PERSONE DISSE AL
PARALITICO: “ CORAGGIO, FIGLIOLO, I TUOI PECCATI TI SONO PERDONATI “ (Mt. 9,2).
5.
PRETI SPOSATI.
Senza
dubbio uno dei principali "SEGNI DEI TEMPI" è l'impetuosa ed
inarrestabile spinta dello Spirito Santo a che la Chiesa Cattolica riesca a
superare l'istintivo sospetto del sesso, retaggio di una cultura non biblica e
non evangelica ED ABOLISCA LA LEGGE CANONICA CHE IMPONE AI PRETI DI RITO LATINO
L'OBBLIGO DEL CELIBATO.
L'abolizione
del celibato obbligatorio favorirà l'avvento di una schiera di Vescovi e di
Preti che con le loro spose ed i loro figli saranno MODELLO FAMILIARE e
stimoleranno efficacemente le famiglie cristiane a comportarsi in modo da
essere immagine della FAMIGLIA
TRINITARIA
DI DIO PADRE, DI DIO FIGLIO,DI DIO SPIRITO
SANTO,
COME PURE DELL'AMORE CHE UNISCE GLI SPOSI PER ECCELLENZA, GESU' E LA CHIESA.
LA
CHIESA E' NATA COME CHIESA DOMESTICA: San Paolo nella prima lettera ai Corinzi
ci notifica che tutti gli Apostoli erano sposati e che le loro mogli li
accompagnavano nei viaggi apostolici:"
NON
ABBIAMO ANCHE NOI IL DIRITTO DI PORTARE CON NOI UNA MOGLIE CREDENTE COME
L'HANNO GLI ALTRI APOSTOLI E I FRATELLI DEL SIGNORE E PIETRO?" (1Cor
9,5).Le Lettere Pastorali, come condizione indispensabile all'ordinazione di un
VESCOVO-PRESBITERO, esigevano che il candidato si fosse sposato una volta sola
e avesse dimostrato di essere un prudente e buon padre di famiglia: "CHI
INFATTI NON SA GOVERNARE LA SUA CASA, COME POTRA' AVERE CURA DELLA CHIESA DI
DIO? (lTm 3,1-6).
PRIMA
DEL QUARTO SECOLO, non esiste nessuna legge canonica che vieta agli sposati di
ricevere il Sacramento del Sacerdozio o che proibisce il matrimonio ai
sacerdoti celibi al momento dell'Ordinazione. IN VIA ORDINARIA SACERDOTI E
VESCOVI ERANO SPOSATI; solo qualcuno sceglieva il celibato. I documenti
dell'epoca parlano con naturalezza e semplicità delle spose dei Vescovi, dei
Sacerdoti e dei loro figli. Così, ad esempio, veniamo a sapere che San Gregorio
di Nazianzo, nato nel 319, era figlio di un Vescovo, divenne lui stesso Vescovo
ed ereditò da suo padre la Diocesi di Nazianzo.
Storicamente
ci risulta che la prima legge ecclesiastica non riguarda il celibato, ma
l'esercizio del sesso da parte dei Vescovi, dei Sacerdoti e dei Diaconi
SPOSATI. Essa fu emanata per il clero spagnolo dal Sinodo di Elvira circa
l'anno 300-306: "VESCOVI, PRETI, DIACONI E TUTTI I CHIERICI POSTI AL
SERVIZIO DELL'ALTARE, DEVONO ASTENERSI DA RAPPORTI CON LE LORO MOGLI E NON E'
LORO LECITO METTERE AL MONDO FIGLIOLI. CHI SI OPPONE PERDE LA CARICA"
(Can. 33).
Come
appare dal testo, il Sinodo proibì al clero sposato di avere rapporti intimi
con le proprie mogli perché attribuiva a detti atti una qual certa dose di
impurità che rendeva il clero indegno della Celebrazione Eucaristica.
Al di
là di ogni altra considerazione, non possiamo esimerci dal
rilevare
che il Sinodo non poteva emanare la succitata norma perché nessuna legge umana
può dichiarare impuro un atto naturale, né
proibire
a dei coniugi legittimamente sposati gli atti intimi che sono propri del
matrimonio da Dio istituito.
Il
Concilio Vaticano Secondo parla degli atti intimi degli sposi in ben
altra
maniera : "L'AMORE DEI CONIUGI E' ESPRESSO E
SVILUPPATO
IN MANIERA TUTTA PARTICOLARE
DALL'ESERCIZIO
DEGLI ATTI CHE SONO PROPRI DEL
MATRIMONIO;
NE CONSEGUE CHE GLI ATTI CON I QUALI I
CONIUGI
SI UNISCONO IN CASTA INTIMITA' SONO
ONORABILI
E DEGNI E, COMPIUTI IN MODO VERAMENTE
UMANO
FAVORISCONO LA MUTUA DONAZIONE CHE ESSI
SIGNIFICANO,
ED ARRICCHISCONO VICENDEVOLMENTE IN
GIOIOSA
GRATITUDINE GLI SPOSI STESSI"
(Gaudium et Spes n. 49)
Al
Concilio Ecumenico di Nicea (325) gli Spagnoli volevano imporre la legge di
Elvira a tutta la Chiesa. Il Vescovo Panuzio , però, riuscì a convincere i
Padri Conciliari a non seguire l'esempio spagnolo
appoggiandosi
principalmente su tre argomenti:
1. Non è giusto imporre agli ecclesiastici il
giogo del celibato.
2. Il matrimonio è santo e puro.
3. L'eventuale istituzione della legge del
celibato è un rischio per la virtù delle mogli abbandonate.
Purtroppo
in seguito la Chiesa Latina ripudiò lo spirito del Concilio
di
Nicea sicchè Papa Gregorio VII ,nel secolo XI ,impose ai Vescovi e ai Sacerdoti
sposati di astenersi dagli atti intimi coniugali e di
rimandare
la propria moglie. A partire dal Primo Concilio del Laterano (annoi 1129) non
furono più ordinati uomini sposati:
l'ordinazione
fu riservata agli uomini liberi da ogni legame con una donna cioè ai vedovi ed
ai celibi.
La
storia del celibato ecclesiastico pone in risalto molte pecche umane in
contraddizione con la legge naturale ed evangelica. Pur lasciando doverosamente
ogni giudizio delle persone a Dio, l'unico che scruta i cuori, la Chiesa
Cattolica contemporanea è chiamata a riconoscere
con
umiltà tali ombre e a riparare il passato assecondando docilmente la voce dello
Spirito che le chiede di abolire L'OBBLIGATORIETA' DEL CELIBATO DEL CLERO: il
tempo ed il modo per giungere a tale meta improcrastinabile si potrebbe
lasciare alla prudenza delle singole Chiese Diocesane : forse è meglio che si
proceda per leggi locali e non per leggi universali per rispettare i diversi gradi
di sensibilità e di maturità.
Se
l'impegno per il Regno di Dio esige ancora che PARTE del clero sia celibe, lo
Spirito Santo non farà mancare alla Chiesa i Preti celibi:
lasciamo
a Lui la piena libertà di scelta e a noi l'illimitata fiduciosa sottomissione
alle sue scelte. Sottomettiamoci con gioia allo SPIRITO
CHE
VUOLE UNA MOLTITUDINE DI VESCOVI E PRETI SPOSATI PER LA PROSSIMA ERA D'AMORE E
DI PACE BASATA SULLA SANTITA' DELLA FAMIGLIA.
Nel
passato si è insistito e lavorato per avere un clero celibe per il Regno di
Dio. Nel futuro si dovrà insistere e lavorare ANCHE PER UN CLERO SPOSATO PER IL
REGNO DI DIO : la sposa che condivide l'impegno pastorale con lo sposo
sacerdote non è un ostacolo ma un aiuto, un complemento. CI SARA' UN MINISTERO
DI COPPIA DI INCALCOLABILE PORTATA.
6.
MATRIMONIO E SESSO.
La
Famiglia Trinitaria di Dio è il mistero dell'AMORE. Dio è
AMORE
ed in quanto Amore non è un solitario ma una FAMIGLIA
TRINITARIA.
Dio Padre dona tutto Se Stesso al Figlio generandolo,
Dio
Figlio si ridona al Padre per cui tutto ciò che è del Padre è anche
del
Figlio e tutto ciò che è del Figlio è anche del Padre. Lo Spirito
Santo
DONO E RICAMBIO DEL DONO, nell'Amore unisce in Se' il
Padre
al Figlio e il Figlio al Padre cosicché Padre, Figlio e Spirito
Santo
non sono tre dèi ma un unico Dio felicissimo perché le Tre
Persone
Divine si scambiano il Sommo Bene. (Gen. 2,24)
Dio
Famiglia Trinitaria crea l’uomo a sua immagine e somiglianza e lo crea
famiglia. Facciamo alcuni rilievi:
1.
L’uomo sposo e la donna sposa, l’uomo padre e la donna madre sono
l’immagine di Dio Padre. Il Padre celeste insieme Sposo e Sposa, Padre e Madre
si è sdoppiato nell’uomo sposo e nella donna sposa, nell’uomo padre e nella
donna madre. Quindi l’uomo sposo e la donna sposa, l’uomo padre e la donna
madre esprimono insieme l’unità del Padre Celeste che è nello stesso tempo
SPOSO-SPOSA, PADRE-MADRE.
2.
L’uomo e la donna diventano sposi nel momento in cui vitalmente si
scambiano L’AMORE TOTALE, ESCLUSIVO E DEFINITIVO. Da ciò deduciamo che il matrimonio
è essenzialmente una questione che riguarda solo i due contraenti. Il
matrimonio pubblico è un complemento che ci vuole per le implicanze sociali che
esso contiene, ma non è dato essenziale del matrimonio in sé. Per cui può
verificarsi che un uomo ed una donna apparentemente SOLO CONVIVENTI sono invece
VERI SPOSI perché si sono scambiati
l’amore totale, esclusivo e definitivo; mentre un uomo ed una donna
APPARENTEMENTE SPOSI perché hanno celebrato il matrimonio davanti alla Chiesa o
allo Stato, IN REALTA’ NON SONO SPOSI perchè non si sono scambiati l’amore
totale, esclusivo e definitivo. Per cui dobbiamo essere molto prudenti nel
giudicare le coppie che manifestano la loro realtà esterna come semplici
conviventi, ma che in verità possono essere sposi. Soprattutto fra i divorziati
risposati capita che la nuova unione è vera in quanto in essa si attuano gli
elementi essenziali dell’amore coniugale.
3.
Il sesso ed il matrimonio sono stati creati da Dio e sono una
realtà ineffabile. Dio ha creato l’uomo e la donna perchè si amino, perché come
abbiamo detto sopra si diano reciprocamente con un amore totale, esclusivo e
definitivo. Il matrimonio pertanto è riservato ad un singolo uomo ed ad una
singola donna: è il singolo uomo che si
unisce ad una singola donna, è la singola donna che si unisce ad un singolo
uomo. Perciò sono contro la volontà di Dio il libero amore e le unioni
omosessuali. Solo così si può interpretare la Parola Scritturistica:
“ L’UOMO LASCI SUO PADRE E SUA MADRE, SI
UNISCA ALLA SUA DONNA E I DUE SARANNO UNA SOLA CARNE”
(Gen. 2,24)
Detto
questo dobbiamo affrontare il problema del sesso in particolare: l'uomo può
esercitare il sesso solo con la propria moglie, la donna può esercitare il
sesso solo con il proprio marito. Di fronte a questa realtà si pone la
difficoltà di conservare la propria castità. Dio però viene incontro alla
debolezza umana. Chi non è sposato deve imporsi l'obbligo di non esercitare il
sesso; però sappiamo che il corpo umano è stato corrotto dal peccato; in esso
resta un potentissimo impulso verso l'orgasmo. Come risolvere il problema
secondo Dio? E' casto colui che fa tutto il possibile per evitare il piacere
genitale. Ma se malgrado la sua buona volontà ed i suoi sforzi non vi riesce,
dobbiamo affermare che l'eventuale ricerca dell'orgasmo è dovuta all'impulso
invincibile degli ormoni, per cui si è scusati dal peccato. Infatti non si può
essere obbligati al peccato: chi non vuole l'orgasmo ma dalla natura corrotta è
violentemente necessitato ad esso non pecca soggettivamente pur rimanendo
l'atto un disordine oggettivo.
7.
OMOSESSUALITA'.
Dio
ha creato la famiglia composta da un uomo, da una donna e dai figli. Il sesso
voluto e benedetto da Dio si dovrebbe esercitare solo tra gli sposi. Ma
purtroppo ci fu il peccato : la natura corrotta ha creato gli omosessuali. Essi
non dovrebbero esercitare tra di loro il sesso. MA POICHE' SENZA LORO COLPA si
sentono irresistibilmente portati ad esercitare il sesso tra di loro DIO USA
VERSO DI ESSI LA SUA INFINITA MISERICORDIA E LI SCUSA DAL PECCATO SOGGETTIVO
PUR RESTANDO IL DISORDINE OGGETTIVO. PRECISIAMO: sia l'eterosessuale sia
l'omosessuale sono tenuti alla castità. L'eterosessuale può esercitare il sesso
solo con la propria moglie o il proprio marito; l'omosessuale puo' esercitare
il sesso solo con l'uomo o la donna che sceglie come compagno o compagna con un
amore totale, esclusivo e definitivo come avviene nel matrimonio tra
gli
eterosessuali. TRA GLI OMOSESSUALI PERO' NON SI VERIFICA UN MATRIMONIO MA SOLO
UNA CONVIVENZA.
8,"
DIO VUOLE CHE TUTTI GLI UOMINI SIANO SALVI"
( 1Tim.
2,4)
“ Se per il delitto di uno solo gli altri
tutti sono morti, a più forte ragione la grazia di Dio e il dono della Grazia,
che ci viene da un uomo solo, Gesù Cristo, si è diffuso su tutti in
abbondanza" (Rom. 5,15). "Se per il peccato di uno solo la morte ha
regnato per ragione di un uomo solo, a più forte ragione quelli che hanno
ricevuto l'abbondanza della Grazia e del dono della giustificazione regneranno
nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. E quindi come per il peccato di uno
solo è venuta su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'adempimento
della giustizia da parte dì uno solo, VIENE SU TUTTI GLI UOMINI la
giustificazione che dà la vita. Infatti, siccome per la disubbidienza di un
solo uomo TUTTI SONO COSTITUITI PECCATORI così pure per l'ubbidienza di uno
solo TUTTI saranno costituiti GIUSTI" ( Rom, 5, 12-19).
San
Paolo quindi parla chiaramente: tutti, senza nostro demerito
personale,
siamo nati peccatori A CAUSA DEL PECCATO DI
ADAMO;
TUTTI, senza nostro merito personale, siamo giustificati A
CAUSA
DI GESU' CRISTO.
Le
conseguenze pratiche sono meravigliose: TUTTI GLI UOMINI,
COMPRESI
I NON BATTEZZATI, A CAUSA DI GESU' SARANNO
SALVI
a meno che uno rifiuti la salvezza con il peccato mortale. IL
LIMBO
DEI BAMBINI NON ESISTE.
9. LE
DONNE SIANO AMMESSE AL MINISTERO SACERDOTALE.
Certamente
Gesù ordinando sacerdoti solo uomini non voleva escludere il sacerdozio
ministeriale femminile. Se Gesù avesse ordinato sacerdoti anche le donne
avrebbe fatto un gesto clamoroso
che
la Società umana sua contemporanea non era in grado di recepire. Gesù rispetta
l'evoluzione degli uomini: essi migliorano gradualmente la conoscenza della
verità sia nel campo prettamente umano sia nel campo religioso" LO SPIRITO
SANTO VI CONDURRA' A TUTTA LA VERITA' "(Gv. 16,13). Questa frase include
la gradualità della conoscenza del contenuto delle verità rivelate anche se
dobbiamo ammettere che la rivelazione del deposito rivelato si è conclusa con
la morte dell'ultimo Apostolo.
La
Società umana moderna è pronta ad accettare il ministero sacerdotale delle
donne perché si è convinta che l'uomo e la donna hanno gli stessi diritti e gli
stessi doveri.
Del
resto una conferma del diritto della donna al ministero sacerdotale ci proviene
dal fatto CHE MARIA SANTISSIMA E' SACERDOTE. Ecco la prova: Maria Santissima al
momento dell'Annunciazione del concepimento verginale di Gesù, dall'Arcangelo
Gabriele ha ricevuto anche la notizia del concepimento miracoloso del
Precursore di Gesù nel seno di Santa Elisabetta. Maria Santissima" IN
FRETTA" va dalla sua cugina. Il motivo principale di questa visita era la
santificazione di Giovanni Battista ancora nel seno materno. Detta
santificazione è avvenuta così: " MARIA ENTRO' IN CASA DI ZACCARIA E
SALUTO' ELISABETTA. APPENA ELISABETTA UDI' IL SALUTO, IL BAMINO DENTRO DI LEI
EBBE UN FREMITO, ED ESSA FU COLMATA DI SPIRITO SANTO E A GRAN VOCE ESCLAMO' : -
DIO TI HA BENEDETTA PIU' DI TUTTE LE DONNE . PERCHE’ MAI LA MADRE DEL MIO
SIGNORE VIENE A FARMI VISITA ? APPENA HO SENTITO IL TUO SALUTO, IL BAMBINO SI
E' MOSSO IN ME PER LA GIOIA" (Lc. 1,39-44).
Gesù
nel seno verginale di Maria santificò il suo Precursore nel seno di Elisabetta.
Praticamente è avvenuta l'amministrazione del Battesimo di San Giovanni
Battista; MA QUESTA AMMINISTRAZIONE del Battesimo di Giovanni Battista, HA
AVUTO UNO STRUMENTO MINISTERIALE: MARIA SANTISSIMA. DIFATTI E' AVVENUTA
"AL SALUTO DI MARIA".
MARIA con il saluto a Santa Elisabetta HA
ESERCITATO IL SUO SACERDOZIO MINISTERIALE così come fanno gli altri sacerdoti
pronunziando le parole della forma dei Sacramenti. Essi prestano la voce a Gesù
per pronunziare la forma dei vari sacramenti,
ma
chi AMMINISTRA I SACRAMENTI E' GESU' " CRISTO... E'
PRESENTE
CON LA SUA VIRTU' NEI SACRAMENTI DI MODO
CHE
QUANDO UNO BATTEZZA E' CRISTO STESSO CHE
BATTEZZA"
(Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio
Ecumenico
Vaticano Il. Cap. 1 n. 7).
CAPITOLO
QUINTO
PAPA-PAPATO
LA
CHIESA E LA VERITA'
Essendo
il Papa il successore di Pietro nel ministero ecclesiale, è indispensabile che
interpelliamo la Sacra Scrittura per attingere da Essa la natura della missione
che Gesù affidò al Primo degli Apostoli:
"Andrea...
incontra il fratello suo Simone e gli dice: - Abbiamo trovato il Messia (che
vuol dire il Cristo ) - e lo conduce a Gesù. Gesù guardatolo, gli disse: - Tu
sei Simone, il figlio di Giovanni, TU TI CHIAMERAI CEFA ( che significa Pietro)
(Gv. 1,40-42).
"-
La gente chi dice che sia il Figlio dell'Uomo? - Risposero - Alcuni Giovanni il
Battista, altri Elia, altri Geremia, o qualcuno dei Profeti -Disse loro: - E
voi chi dite che io sia ? - Rispose Simon Pietro : - TU SEI IL CRISTO, IL
FIGLIO DEL DIO VIVENTE - E Gesù : -BEATO
SEI TU, FIGLIO DI GIONA, PERCHE' NE' LA CARNE, NE' IL SANGUE TE LO HANNO
RIVELATO, MA IL PADRE MIO CHE STA NEI CIELI. E IO TI DICO : TU SEI PIETRO E SU QUESTA
PIETRA EDIFICHERO' LA MIA CHIESA e le porte degli inferi non prevarranno contro
di essa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli e tutto ciò che legherai sulla
terra sarà legato nei Cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà
sciolto nei cieli ( Mt. 16,17-19).
"Da
quel giorno in poi Gesù incominciò a rendere noto ai suoi discepoli che
bisognava che egli si recasse a Gerusalemme e che soffrisse molto per opera
degli anziani, dei gran Sacerdoti e degli Scribi e che sarebbe risorto il terzo
giorno. E Pietro, trattolo in disparte cominciò a fargli rimostranze, dicendo :
- Non sia mai,
Signore!
Questo non ti avverrà! - ma egli, rivolgendosi, disse a Pietro:
-
Vattene da me, satana! Tu mi sei di scandalo perché non hai il senso delle cose
di Dio, ma delle cose degli uomini" (Mt. 16,12-23).
"(Nell'Ultima
Cena )nacque fra di loro (fra gli Apostoli) una discussione chi di essi poteva
essere stimato il più grande. Ma Gesù disse loro: - I Re delle nazioni le
governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare
benefattori. Per voi, però, non deve essere così; ma chi è il più grande tra di
voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti,
chi è più grande , chi siede a mensa o colui che serve? Eppure io sono in mezzo
a voi come uno che serve, Disse poi il Signore: - SIMONE, SIMONE ECCO SATANA HA
CHIESTO CHE GLI FOSTE CONSEGNATI, PER VAGLIARVI COME IL GRANO. MA IO HO PREGATO
PER TE, AFFINCHE' LA TUA FEDE NON VENGA MENO; E TU, QUANDO SARAI CONVERTITO,
CONFERMA I TUOI FRATELLI. Ed egli rispose:-Signore, io insieme a te sono pronto
a subire anche il carcere e la morte -. Ma Gesù soggiunse: -PIETRO, IO TI DICO,
OGGI NON SI SENTIRA' CANTO DI GALLO PRIMA CHE TU NON ABBIA NEGATO PER TRE VOLTE
DI CONOSCERMI - ( Lc. 22,22-34).
"Dopo
aver catturato Gesù , lo portarono via e lo condussero nella casa del Sommo
Sacerdote. Pietro intanto lo seguiva da lontano. In mezzo all'atrio era acceso
un fuoco e molti vi erano seduti d'intorno. Pietro era tra questi. Or, una
serva lo vide seduto accanto al fuoco e riguardandolo disse: -Anche quello lì
era con lui - ma egli NEGO' dicendo: - NON LO CONOSCO NEPPURE, O DONNA:- E poco
dopo un altro avendolo veduto, disse: - Anche tu sei uno di loro -. Ma Pietro,
rispose: -O uomo, non lo sono- Era trascorsa quasi un'ora quando un altro pure
insistè : - Sì, è vero, anche lui era con Gesù, infatti è Galileo - Ma Pietro
rispose : - O UOMO NON SO QUELLO CHE VUOI DIRE - E nel medesimo istante, mentre
ancora diceva quelle parole, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi,
guardò PIETRO E Pietro si ricordò delle parole del Signore il quale gli aveva
detto: - Oggi, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte - e uscito
fuori, pianse amaramente" (Lc. 22,54-62).
"Quando
ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro : - SIMONE DI GIOVANNI, MI AMI TU
PIU' DI COSTORO? - Gli rispose :-CERTO, TU LO SAI CHE TI AMO. Gli disse: -
PASCI I MIEI AGNELLI- Gli disse di nuovo : - SIMONE DI GIOVANNI, MI AMI?-Gli
rispose:- CERTO, SIGNORE, TU LO SAI CHE TI AMO - Gli disse: - PASCI LE MIE
PECORELLE - Gli disse per la terza volta. -SIMONE DI GIOVANNI, MI AMI? - Pietro
rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: - MI AMI? - E gli disse:
SIGNORE, TU SAI TUTTO, TU SAI CHE IO TI AMO - Gli rispose.- PASCI LE MIE
PECORELLE - ( Gv. 21,15-19).
PIETRO
E' UN MISTERO DI GRAZIA E DI DEBOLEZZA : Per
rivelazione
del Padre Celeste riconosce in Gesù il Messia, il Figlio del Dio vivente, e
subito dopo si allea con satana nel tentativo di distogliere Gesù dalla
passione e dalla morte redentrici; Gesù lo sceglie come Roccia su cui costruire
la Sua Chiesa e lui si dimostra uomo fragile: PER PAURA rinnega per tre volte
il suo divino Maestro, anche se con energia aveva protestato che per Gesù
sarebbe stato pronto a sacrificare la vita. LA PAURA fu uno dei difetti
dominanti di Pietro, difetto che il Primo Papa non riuscì a vincere del tutto
neppure dopo la discesa dello Spirito Santo come chiaramente ci attesta San
Paolo nella sua lettera ai Galati: "Quando Pietro venne ad Antiochia IO MI
OPPOSI A LUI APERTAMENTE PERCHE' AVEVA TORTO. Prima, infatti, aveva l'abitudine
di sedersi a tavola con i credenti di origine pagana, ma quando giunsero alcuni
che stavano dalla parte di Giacomo, egli incominciò ad evitare quelli che non
erano Ebrei e si tenne in disparte per paura dei sostenitori della
circoncisione. Anche gli altri fratelli di origine ebraica si comportavano come
Pietro in questo modo equivoco. Perfino Barnaba fu trascinato dalla loro
ipocrisia. Ma quando mi accorsi che non agivano secondo la Parola del Signore
dissi a Pietro in presenza di tutti: "SE TU CHE SEI EBREO DI ORIGINE TI
COMPORTI COME UNO CHE NON E', VIVENDO COME UNO CHE NON E' SOTTOPOSTO ALLA LEGGE
EBRAICA, PERCHE' COSTRINGI GLI ALTRI A VIVERE COME EBREI?".
I due
aspetti di Pietro investito di un peculiare ministero ecclesiale e di Pietro
uomo esposto a tutte le debolezze umane vanno sempre
simultaneamente considerati e tenuti presenti sia per avere
una retta concezione e non unilaterale del Papa, E COSI' EVITARE IL DELETERIO
RISCHIO DEL CULTO DELLA PERSONALITA', SIA PER ACCETTARE COME PROVVIDENZIALI
ALCUNE POSIZIONI CRITICHE DEL POPOLO DI DIO SU POSIZIONI, DECISIONI E
COMPORTAMENTI PAPALI:
ECCO
ALCUNI PUNTI CARDINI CHE VANNO ACCETTATI IN MODO INCONDIZIONATO.
1. Chi edifica la Chiesa è Gesù " IO
EDIFICHERO' LA MIA CHIESA" (Mt. 16,18 ) per mezzo del suo Spirito
:RICEVERETE SU VOI LA FORZA DELLO SPIRITO , CHE STA PER SCENDERE. ALLORA
DIVENTERETE MIEI TESTIMONI in Gerusalemme, in tutta la regione della Giudea e
della Samaria E IN TUTTO IL MONDO" (Atti 1,8).
2. Nella Comunità cristiana nessuno può
pretendere l'uniformismo perché lo Spirito Santo distribuisce i suoi doni in
modo che i vari membri della Chiesa, dotati di diversi carismi, siano
complementari gli uni gli altri, e nel rispetto reciproco dell'identità di ciascuno,
tutti uniti collaborino per l'edificazione dell'unico Corpo di Cristo.
3. La Chiesa Locale Diocesana, sotto la guida
del Vescovo che è dotato di autorità propria perchè successore degli Apostoli
realizza nel suo seno la Chiesa di Gesù, in tutta la sua pienezza.
4. La Chiesa Universale è costituita DALLA
COMUNIONE di tutte le Chiese Particolari Diocesane sparse in tutto il mondo.
5. Il Papa deve rispettare l'autonomia delle
Chiese Locali Diocesane volute da Gesù e guidate dal Vescovo sotto l'azione
dello Spirito Santo. Compito del Papa è costatare con gioia le meraviglie che
lo Spirito Santo compie nelle Singole Chiese Locali Diocesane, incoraggiare le
legittime diversità E FAVORIRE LA COMUNIONE
delle Singole Chiese Locali Diocesane.
Solo
eccezionalmente il Papa deve intervenire IN MODO AUTORITARIO, ossia quando si
nega o si pone in pericolo la comune FEDE e quando emergono gravi abusi
disciplinari da rompere od ostacolare LA COMUNIONE FRATERNA, dote
indispensabile perché la Chiesa raggiunga il suo scopo missionario: essere per
il mondo intero sacramento dell'amore del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo.
6. L'autonomia delle Chiese Locali
Diocesane non esclude l'oppor= tunità di un Codice di Diritto Canonico, ma
esige che questo si riduca a poche leggi essenziali, valevoli per la Chiesa
Universale:
le
troppe leggi oscurano ed ostacolano la creatività dell'amore e
della
multiforme azione dello Spirito Santo.
7. IL MINISTERO PRINCIPALE DEL PAPA E'
CONFERMA= RE LA CHIESA NELLA FEDE: " Simone, ho pregato per te perché la
tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, CONFERMA i tuoi
fratelli" (Lc. 22,23).
Ciò
non significa che il Papa è il proprietario della Rivelazione; significa,
invece, che il Papa, assistito dalla Spirito Santo, SI RENDE GARANTE (anche per
motivi ecumenici è bene evitare l'espressione" Il Papa è infallibile” )
della Verità Rivelata, contenuta nella Sacra Scrittura e tramandata dalla
Tradizione.In casi particolari il Papa,
con il consenso antecedente e concomitante della Chiesa, Comunità dei
Cristiani, GRADUALMENTE guidata dallo Spirito Santo alla comprensione di tutta
la Verità, può dichiarare in modo definitivo, vero e vincolante per tutti UN
DATO RIVELATO. E' indispensabile sottolineare che perché il Papa si renda GARANTE
in modo definitivo di una Verità Rivelata si richiede il consenso antecedente e
concomitante della Chiesa, perché è Essa la depositaria della Verità " LO
SPIRITO SANTO VI CONDURRA' A TUTTA LA VERITA' " (Gv. 16,13)" LE FORZE
DEGLI INFERI NON PREVARRANNO CONTRO DI ESSA" (Mt. 16,18).
Pertanto
il Papa prima di definire una Verità Rivelata ha l'obbligo di accertarsi che la
Chiesa Universale la confessi già. Lo studio storico ci può rivelare che in
casi particolari il Papa è venuto meno
a questo suo compito e che pertanto una
verità che si credeva definitiva non era realmente definitiva ma una falsità.
Forse uno di questi casi si riscontra nel pronunciamento papale che nega il
sacerdozio ministeriale alle donne. Insistiamo su questo punto" LA CHIESA
E LA VERITA'". Gesù ha promesso solennemente alla sua Chiesa" LO
SPIRITO SANTO VI INSEGNERA’ TUTTO”(Gv.14,26)
La
storia ci testimonia che la Chiesa insieme al Deposito Rivelato ha insegnato
anche delle falsità. La Chiesa nell'arco bimillenario della sua vita è stata
spesso vittima dell'errore e lo ha prescritto ai suoi membri. Una prova della
veracità di questa affermazione è l'esistenza di tante Chiese Cristiane che si
dicono vere Chiese di Cristo pur insegnando dottrine spesso contrastanti tra di
loro. Questa dolorosa realtà deve porre in crisi tutte le Chiese Cristiane; le
varie Chiese Cristiane devono porsi in stato di conversione, di riforma.
L'ecumenismo deve portare tutte le Chiese Cristiane a confrontarsi umilmente
tra di loro. Così apparirà che la Chiesa Cattolica, pur avendo conservato,
nella sua essenza, il Deposito Rivelato, ha frammischiato il deposito rivelato
con degli errori. Delle altre Chiese Cristiane affermiamo : Esse hanno
conservato parte del Deposito Rivelato ma anche sono state e sono vittime di
grossi errori. L'ecumenismo, con l'assistenza dello Spirito Santo, dirà a
ciascuna Chiesa Cristiana ciò che di vero ha conservato e ciò che di falso ha
insegnato ed insegna. Così si raggiungerà L'UNITA' DELLA CHIESA, così il mondo
si convertirà a Gesù, UNICO SALVATORE: "PADRE, CHE SIANO UNA SOLA COSA
COME IO E TU SIAMO UNA SOLA COSA. COSI' IL MONDO CREDERA' CHE TU MI HAI
MANDATO" (Gv. 17,21).
SOTTOLINEAMO:
la Chiesa può raggiungere e di fatto ha raggiunto delle Verità Rivelate in modo
definitivo. Se però si arriva, come abbiamo detto sopra, con argomenti seri, a
provare che una verità ritenuta definitiva è falsa, allora la Chiesa deve, con
umiltà, mutare convinzione e accettare la nuova meta.
Consideriamo
due esempi. Il PRIMO quello classico del sistema tolemaico: la Chiesa
Cattolica, compresa la Gerarchia, per moltissimo tempo credette che il sistema
tolemaico apparteneva al Deposito Rivelato e per questo motivo condannò Galileo
come eretico perché sosteneva il sistema copernicano. Gli sviluppi storici e teologici
ci portarono ad un cambiamento rivoluzionario: si affermò e si afferma che la
Sacra Scrittura e il Deposito Rivelato non riguardano la scienza. SECONDO
ESEMPIO : LA Chiesa Cattolica deve modificare in parte la dottrina sulla
INDISSOLUBILITA' DEL MATRIMONIO . E' vero che il matrimonio è INDISSOLUBILE: la
sua indissolubilità però non è fisica ma solo morale. PROVA DELL'AFFERMAZIONE
:L' indissolubilità del matrimonio è fondata sull'amore reciproco dei coniugi
come sull'amore è fondata l'indissolubilità delle Tre Persone Divine e
l'indissolubilità del matrimonio tra Gesù lo Sposo e la Chiesa la Sposa. Se,
per impossibile, le Tre Persone Divine cessassero
di
amarsi, si spezzerebbe la loro unità e si dissolverebbe lo
Stesso
Dio; se, per impossibile, Gesù non amasse più la Chiesa e la Chiesa non amasse
più Gesù, Gesù e la Chiesa romperebbero la loro unità sponsale. Ciò che non è
possibile nella Trinità Divina e in Gesù e nella Chiesa, si può, invece,
verificare e spesso si verifica tra i coniugi cristiani e non cristiani. Come
l'esperienza ci attesta, avviene che dei coniugi dissolvano IRIMEDIABILMENTE il
loro matrimonio per colpa di uno solo o di entrambi. Ciò ci induce ad affermare
che l'indissolubilità del matrimonio, per esprimerci in termini filosofici, E'
DI ORDINE MORALE E NON FISICO. Ossia: 1 CONIUGI PUR
ESSENDO
TENUTI IN COSCIENZA A RIMANERE UNITI HANNO LA TRISTE COLPEVOLE POSSIBILITA' DI
ROMPERE IL LORO MATRIMONIO.
Alla
medesima conclusione ci porta la riflessione sulla natura dei peccati negativi:
Dio ordina all'uomo di non compiere un determinato atto perché l'uomo è in
grado di compierlo, BENCHE' COLPEVOLMENTE. Se l'uomo non avesse la possibilità
di compiere un determinato atto PECCAMINOSO, Dio non glielo vieterebbe: così
non gli vieterebbe di rubare, se l’uomo non potesse rubare. Allo stesso modo,
Gesù non avrebbe imposto agli sposi il precetto: “ L’UOMO NON DIVIDA CIO’ CHE
DIO HA UNITO” (Mt. 19,6), se i coniugi non potessero separarsi.
La
dissoluzione del matrimonio IRRIMEDIABILE COME IRRIMEDIABILE E' L'UCCISIONE DI
UN UOMO ASSUME UNA GRAVE COLPEVOLEZZA. MA LA CHIESA CATTOLICA NEI CONFRONTI DEI
CONIUGI COLPEVOLI DIVORZIATI E RISPOSATI CON UNA TERZA PERSONA, OGGI DEVE USARE
MAGGIORE MISERICORDIA CHE NON IN PASSATO.
Come
perdona l'omicida veramente pentito, pur essendo egli nell'impossibilità di
ridare la vita al fratello ucciso, così deve perdonare ed AMMETTERE AI
SACRAMENTI i coniugi divorziati, se veramente pentiti, anche se si trovano
nell'impossibilità di ricostituire la loro unità e si sono sposati con un'altra
donna o con altro uomo.
UNO
STUDIO ACCURATO DI GIOVANNI CERETI PROVA CHE NEI PRIMI SECOLI LA CHIESA, AI
DIVORZIATI E RISPOSATI, CONCEDEVA DI CONTINUARE A CONVIVERE CON IL NUOVO
CONIUGE, SE ERANO VERAMENTE PENTITI E SI SOTTOMET TEVANO AD UNA ADEGUATA
PENITENZA.
NOTA
CONCLUSIVA : PER FAVORIRE LA RIUNIFI=
CAZIONE
DELLA CHIESA, LA CHIESA CATTOLICA
ORGANIZZI
CONCILI ECUMENICI I CUI PADRI
CONCILIARI
APPARTENGANO A TUTTE LE CHIESE
CRISTIANE.
ESSE VI PARTECIPINO A PIENO TITOLO;
OSSIA
NON SOLO CON LA POSSIBILITA' DI DISCU=
TERE
I TEMI CONCILIARI MA ANCHE CON IL
DIRITTO
DEL VOTO DELIBERATIVO.
CAPITOLO
SESTO
IN
QUESTO CAPITOLO TRASCRIVIAMO L'ENCICLICA" PACEM IN TERRIS” DEL BEATO PAPA
GIOVANNI XXIII PERCHE’ ESSA CONTIENE LE CONDIZIONI INDISPENZABILI PER L’AVVENTO
DELLA PACE UNIVERSALE MESSIANICA.
INTRODUZIONE
I.
L'ORDINE DELLUNIVERSO
(1) LA PACE IN TERRA ,anello profondo degli
esseri umani di tutti i tempi, può venire instaurata e consolidata solo nel
pieno rispetto dell'ordine stabilito da Dio.
(2)1
progressi delle scienze e le invenzioni della tecnica attestano come negli
esseri e nelle forze che compongono l'universo regni un ordine stupendo; e
attestano pure la grandezza dell'uomo, che scopre tale ordine e crea gli
strumenti idonei per impadronirsi di quelle forze e rivolgerle a suo servizio.
(3) Ma i progressi scientifici e le invenzioni
tecniche manifestano innanzi tutto la grandezza infinita di Dio che ha creato
l'universo e l'uomo. Ha creato l'universo, profondendo in esso tesori di
sapienza e di bontà, come esclama il salmista " O Signore, Signore nostro,
quanto è ammirabile il tuo nome su tutta la terra!" (SaI. 8,1)
"Quanto sono grandi le opere tue, o Signore! Tu hai fatto con sapienza
ogni cosa" (SaI. 103,24); e ha creato l'uomo intelligente e libero" a
sua immagine e somiglianza" (Gen. 1,26 ), costituendolo signore
dell'universo : " Hai fatto l'uomo - esclama ancora il salmista - per poco
inferiore agli angeli ,lo hai coronato di gloria e di onore, e lo hai
costituito sopra le opere delle tue mani. Hai posto tutte le cose sotto i suoi
piedi" (SaI. 8,5-6).
2. L'ORDINE NEGLI ESSERI UMANI.
(4) Con l'ordine mirabile dell'universo continua
a fare stridente contrasto il disordine che regna tra gli esseri umani e tra i
popoli, quasicchè i loro rapporti non possono essere regolati che per mezzo
della forza.
(5) Senonchè il Creatore ha scolpito
l'ordine anche nell'essere degli uomini : ordine che la coscienza rivela e
ingiunge perentoriamente di seguire: "Essi mostrano scritta nei loro cuori
l'opera della legge, testimone la loro coscienza" (Rm. 2,15). Del resto
come essere diversamente? Ogni opera di Dio è pure un riflesso della sua
infinita sapienza: riflesso tanto più luminoso quanto più l'opera in alto nella
scala delle perfezioni (SaI. 18,8-11),
(6) Una deviazione, nella quale si incorre
spesso sta nel fatto che si ritiene di poter regolare i rapporti di convivenza
tra gli esseri umani e le rispettive comunità politiche con le stesse leggi che
sono proprie delle forze e degli elementi irrazionali di cui risulta
l'universo; quando invece le leggi con cui vanno regolati gli accennati
rapporti sono di natura diversa, e vanno cercati là dove Dio le ha scritte,
cioè nella natura umana.
(7) Sono quelle, infatti, le leggi che indicano
chiaramente come gli uomini debbono regolare i loro vicendevoli rapporti nella
convivenza; e come vanno regolati i rapporti tra i cittadini e le pubbliche
autorità
all'interno
delle singole comunità politiche; e quelli fra le singole persone e comunità
politiche da una parte, e dall'altra la comunità mondiale, la cui creazione
oggi è urgentemente reclamata dalle esigenze del bene comune universale.
PARTE
I
L'ORDINE
TRA GLI ESSERI UMANI.
1. OGNI ESSERE UMANO E' PERSONA, SOGGETTO
DI DIRITTI E Dl DOVERI.
(8) E anzitutto bisogna parlare dell'ordine che
deve regnare tra gli uomini.
(9) In una convivenza ordinata e feconda va
posto come fondamento il principio che ogni essere umano è PERSONA, cioè una
natura dotata di intelligenza e di volontà libera; e quindi è soggetto di doveri
e di diritti che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa
natura: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili, inalienabili.
(10) Che se poi si considera la dignità della
persona umana alla luce della rivelazione divina, allora essa apparirà
incomparabilmente più grande, poiché gli uomini sono stati redenti dal sangue
di Gesù Cristo, e con la grazia sono divenuti figli ed amici di Dio e
costituiti eredi della gloria eterna.
PARTE
I : L'ORDINE TRA GLI ESSERI UMANI
1. OGNI ESSERE UMANO E' PERSONA, SOGGETTO
DI DIRITTI E DI DOVERI.
A. I DIRITTI
1. IL DIRITTO ALL'ESISTENZA E A UN TENORE DI
VITA DIGNITOSO.
(11) Ogni essere umano ha il diritto all'esistenza,
all'integrità fisica ai mezzi indispensabili e suffficienti per un dignitoso
tenore di vita, specialmente per quanto riguarda l'alimentazione, il vestiario,
l'abitazione, il riposo, le cure mediche i servizi sociali necessari e ha
quindi il diritto alla sicurezza in caso di malattia, e in ogni altro caso di
perdite dei mezzi si sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua
volontà.
2. DIRITTI RIGUARDANTI VALORI MORALI E
CULTURALI
(12) Ogni essere umano ha il diritto di rispetto
della sua persona, alla buona riputazione, alla libertà nella ricerca del vero,
nella manifestazione del pensiero e nella sua diffusione, nel coltivare l'arte,
entro i limiti consentiti dall'ordine morale e dal bene comune; e ha il diritto
dell'obiettività nell'informazione.
(13) Scaturisce pure dalla natura umana il
diritto di partecipare ai beni della cultura, e quindi al diritto di
un'istruzione di base e a una formazione tecnico- professionale adeguata al
grado di sviluppo della propria comunità politica. Ci si deve adoperare perché
sia soddisfatta l'esigenza di accedere ai gradi superiori dell'istruzione sulla
base del merito, cosicché gli esseri umani, nei limiti del possibile, nella
vita sociale coprano dei posti e assumano responsabilità conformi alle loro
attitudini naturali e alle loro qualità acquisite.
3. IL DIRITTO DI ONORARE DIO SECONDO LA RETTA
COSCIENZA.
(14) Ognuno ha il diritto di onorare Dio
secondo il dettame della sua coscienza, e quindi il diritto al culto di Dio
privato e pubblico. Infatti, come afferma con chiarezza Lattanzio: "Siamo
stati creati allo scopo di rendere a Dio Creatore il giusto culto che gli è
dovuto, di conoscere lui solo e di seguirlo. Questo è il vincolo di pietà che a
lui ci stringe e a lui ci lega, e dal quale deriva il nome stesso di
religione". E il nostro predecessore di imm. mem. Leone XIII, così si
esprime: "Questa libertà vera e degna dei figli di Dio, che mantiene alta
la dignità dell'uomo, è più forte di qualunque violenza ed ingiuria e la Chiesa
la reclamò e l'ebbe carissima ognora. Siffatta libertà rivendicarono con
intrepida
costanza gli apostoli, la sancirono con gli scritti gli apologisti, la
consacrarono gran numero di martiri col proprio sangue".
4. DIRITTO ALLA LIBERTA' NELLA SCELTA DEL
PROPRIO STATO.
(15)
Gli esseri umani hanno il diritto alla libertà nella scelta del proprio stato.
E quindi il diritto di creare una famiglia, in parità di diritti e di doveri
fra uomo e donna, come pure il diritto di seguire la vocazione al sacerdozio o
alla vita religiosa.
(16)
La famiglia fondata sul matrimonio contratto liberamente, unitario e indissolubile
è e deve essere considerata il nucleo naturale ed essenziale della società.
Verso essa vanno usati i riguardi di natura economica, sociale, culturale e
morale che ne consolidano la stabilità e facilitano l'adempimento della sua
specifica missione. (17)1 genitori posseggono un diritto di priorità nel
mantenimento dei figli e nella loro educazione.
5. DIRITTI ATTINENTI IL MONDO ECONOMICO
(18)
Agli esseri umani è inerente il diritto di libera iniziativa in campo economico
e il diritto al lavoro.
(19)
A siffatti diritti è indissolubilmente congiunto il diritto a condizioni di
lavoro non lesive della sanità fisica e del buon costume, e non intralcianti lo
sviluppo integrale degli esseri umani in formazione; e, per quanto concerne le
donne, il diritto a condizioni di lavoro conciliabili con le loro esigenze e
con i loro doveri di spose e di madri.
(20)
Dalla dignità della persona scaturisce pure il diritto di svolgere le attività
economiche in attitudine di responsabilità. Va inoltre e in modo speciale messo
in rilievo il diritto ad una retribuzione di lavoro determinata secondo criteri
di giustizia, e quindi sufficiente, nelle proporzioni rispondenti alla
ricchezza disponibile, a permettere al lavoratore e alla sua famiglia un tenore
di vita conforme alla dignità umana, In materia il nostro predecessore PIO XII
così si esprimeva: "Al dovere personale del lavoro imposto dalla natura
corrisponde e consegue il diritto naturale in ciascun individuo a fare del
lavoro il mezzo per provvedere alla vita propria e dei figli: tanto è altamente
ordinato per la conservazione dell'uomo l'impero della natura".
(21)
Scaturisce pure dalla natura dell'uomo il diritto di proprietà privata sui beni
anche produttivi, diritto "che costituisce un mezzo idoneo
all'affermazione della persona umana e all' esercizio
della
responsabilità in tutti i campi, un elemento di consistenza e di serenità per
la vita familiare e di pacifico e ordinato sviluppo nella convivenza
(22)
Torna opportuno ricordare che al diritto di proprietà privata è intrinsecamente
inerente una funzione sociale
6. DIRITTO DI RIUNIONE E Dl ASSOCIAZIONE
(23)
Dall'intrinseca socialità degli esseri umani fluisce il diritto di riunione e
di associazione; come pure il diritto di conferire alle associazioni la
struttura che si ritiene idonea a perseguire gli obiettivi delle medesime; e il
diritto di muoversi nell'interno di esse di propria iniziativa e sulla propria
responsabilità per il concreto perseguimento di detti obiettivi.
(24)
Nell'enciclica MATER ET MAGISTRA a ragione è detto che la creazione di una
ricca gamma di associazioni o corpi intermedi per il perseguimento di obiettivi
che i singoli esseri umani non possono efficacemente perseguire che
associandosi, si rileva un elemento necessario e insostituibile perché sia
assicurata alla persona umana una sfera sufficiente di libertà e di
responsabilità
7. DIRITTO DI EMIGRAZIONE E DI
IMMIGRAZIONE
(25)
Ogni essere umano ha diritto alla libertà di movimento e di dimora nell'interno
della comunità politica di cui è cittadino e ha pure il diritto, quando
legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e
stabilirsi in esse. Per il fatto che si è cittadini di una determinata comunità
politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualità di
membri, alla stessa famiglia umana; e quindi l'appartenenza in qualità di
cittadini, alla comunità mondiale.
8. DIRITTI A CONTENUTO POLITICO
(26)
Dalla dignità della persona scaturisce il diritto di prendere parte attiva alla
vita pubblica e addurre un apporto personale all'attuazione del bene comune.
"L'uomo come tale, lungi dall' essere l'oggetto e un elemento passivo
della vita sociale, ne è invece e deve esserne e rimanerne il soggetto, il
fondamento e il fine. (27) Fondamentale diritto della persona è pure la tutela
giuridica dei propri diritti : tutela efficace, imparziale, informata a criteri
obiettivi di giustizia. "Dall'ordinamento
giuridico,
voluto da Dio, promana l'inalienabile diritto dell'uomo alla sicurezza
giuridica, e con ciò stesso ad una sfera concreta di diritto, protetta contro
ogni arbitrario attacco".
B. I DOVERI.
1. INDISSOLUBILE RAPPORTO TRA DIRITTI E
DOVERI
NELLA
STESSA PERSONA
(28)1
diritti naturali testè ricordati sono indissolubilmente congiunti, nella stessa
persona che ne è il soggetto, con altri rispettivi doveri; e hanno entrambi
nella legge naturale, che li conferisce o che li impone, la loro radice, il
loro alimento, la loro forza indistruttibile.
(29)
Il diritto, ad esempio, di ogni essere umano all'esistenza è connesso con il
suo dovere di conservarsi in vita; il diritto a un dignitoso tenore di vita con
il dovere di vivere dignitosamente e il diritto alla libertà nella ricerca del
vero, è congiunto con il dovere di cercare la verità, in vista di una conoscenza
della medesima sempre più vasta e profonda.
2. RECIPROCITA' DI DIRITTI E DOVERI TRA
PERSONE DIVERSE.
(30)
Nella convivenza umana ogni diritto naturale in una persona comporta un
rispettivo dovere in tutte le persone:
il
dovere di riconoscere e rispettare quel diritto. Infatti ogni diritto
fondamentale della persona trae la sua forza morale insopprimibile dalla legge
naturale che lo conferisce, e impone un rispettivo dovere. Coloro che, mentre
rivendicano i loro diritti, dimenticano o non mettono in debito rilievo i
rispettivi doveri, corrono il pericolo di costruire con una mano e distruggere
con l'altra.
3. NELLA MUTUA COLLABORAZIONE
(31) Gli esseri umani, essendo persone, sono
sociali per
natura.
Sono nati quindi per convivere e operare gli uni a bene degli altri. Ciò
domanda che la convivenza umana sia ordinata e quindi che i vicendevoli diritti
e doveri siano riconosciuti ed attuati, ma domanda pure che ognuno porti
generosamente il suo contributo alla creazione di ambienti umani, in cui diritti
e doveri siano sostanziati di contenuti sempre più ricchi.
(32) Non basta, ad esempio, riconoscere e
rispettare in ogni essere umano il diritto ai mezzi di sussistenza:
occorre
pure che ci si adoperi, secondo le proprie
forze,
perché ogni essere umano disponga di mezzi
di
sussistenza in misura sufficiente.
(33) La convivenza tra gli esseri umani, oltre che
ordinata, è necessario che sia per essi feconda di bene. Ciò postula che essi
riconoscano e rispettino i loro vicendevoli diritti e adempiano i rispettivi
doveri, ma postula pure che collaborino tra loro nelle mille forme e gradi che
l’ incivilimento acconsente, suggerisce, reclama.
4. IN ATTITUDINE DI RESPONSABILITA'
(34)
La dignità di persona, propria di ogni essere umano, esige che
esso operi consapevolmente e liberamente. Per cui nei rapporti della convivenza
i diritti vanno esercitati, i doveri vanno compiuti, le mille forme di
collaborazione vanno attuate specialmente in virtù di decisioni personali;
prese cioè per convinzione, di propria iniziativa, in attitudine di
responsabilità, e non in forza di coercizioni o pressioni provenienti
soprattutto dall' esterno. Una convivenza fondata soltanto su rapporti di forza
non è umana. In essa infatti è inevitabile che le persone siano coartate o
compresse, invece di essere facilitate e stimolate a sviluppare e perfezionare
se stesse.
5. CONVIVENZA NELLA VERITA’, NELLA
GIUSTIZ[A, NELL'AMORE, NELLA LIBERTA'.
(35)
La convivenza fra gli esseri umani è quindi ordinata, feconda e rispondente
alla loro dignità di persone, quando si fonda nella verità, conformemente al
richiamo dell'apostolo Paolo: " Via, dunque, da voi la menzogna e parli
ciascuno col suo prossimo secondo verità, poiché siamo membri gli uni degli
altri" (Ef. 4,25). Ciò comporta che siano sinceramente riconosciuti i
reciproci diritti e i vicendevoli doveri. Ed è inoltre una convivenza che si
attua secondo giustizia o nell'effettivo rispetto di quei diritti e nel leale
rispetto adempimento dei rispettivi doveri; che è vivificata ed integrata
dall'amore, atteggiamento d'animo che fa sentire come propri i bisogni e le
esigenze altrui, rende partecipi gli altri dei propri beni e mira a rendere
sempre più vivida la comunione nel mondo dei valori spirituali; ed è attuata
nella libertà, nel modo cioè che si addice alla dignità di esseri portati dalla
loro stessa natura razionale ad assumere la responsabilità del proprio opera
re.
(36)
La convivenza umana, venerabili fratelli e diletti figli, deve essere
considerata innanzitutto come un fatto spirituale: quale comunicazione di
conoscenze nella luce del vero; esercizi di diritti e adempimento di doveri;
impulso e richiamo al bene morale: e come nobile comune godimento del bello in
tutte le sue legittime espressioni; permanente disposizione a effettuare gli
uni negli altri il meglio di se stessi; anelito ad una mutua e sempre più ricca
assimilazione dei valori spirituali: valori nei quali trovano la loro perenne
vivificazione e il loro orientamento di fondo le espressioni culturali, il
mondo economico, le istituzioni sociali, i movimenti e i regimi politici, gli
ordinamenti giuridici e tutti gli altri elementi esteriori, in cui si articola
e si esprime la convivenza nel suo evolversi incessante.
6. ORDINE MORALE CHE HA PER FONDAMENTO
OGGETTIVO IL VERO DIO.
(37) L'ordine tra gli esseri umani nella
convivenza è di natura morale. Infatti, è un ordine che si fonda nella verità;
che va attuato secondo giustizia, domanda di essere vivificato e integrato
dall'amore; esige di essere ricomposto nella libertà in equilibri sempre più
nuovi e più umani.
(38) Senonchè l'ordine morale- universale,
assoluto e immutabile nei suoi principi - trova il suo oggettivo fondamento nel
vero Dio, trascendente e personale. Egli è la prima Verità, e il sommo bene, e
quindi la sorgente più profonda da cui soltanto può attingere la sua genuina
vitalità una convivenza tra gli esseri umani, ordinata, feconda, rispondente
alla loro dignità di persone. In materia con chiarezza si esprime San
Tommaso:" La ragione umana è norma della volontà, di cui misura pure il
grado di bontà, per il fatto che deriva dalla legge eterna, che è la ragione
divina... E quindi chiaro che la bontà della volontà umana dipende sempre più
dalla legge eterna che dalla ragione umana.
7. SEGNI DEI TEMPI
(39) Tre fenomini caratterizzano l'epoca moderna.
Anzitutto l'ascesa economico-sociale delle classi lavoratrici.
(40) Nelle prime fasi del loro movimento di ascesa
i lavoratori concentravano la loro azione sui diritti a contenuto
economico-sociale; la estendevano quindi ai diritti di natura politica; e
infine al diritto di partecipare in forma e gradi adeguati ai beni della
cultura. E oggi, in tutte le comunità nazionali, nei lavoratori è vividamente
operante l'esigenza di essere considerati e trattati non mai come essere privi
di intelligenza e di libertà, in balia dell'altrui arbitrio, ma sempre come
soggetti o persone in tutti i settori della convivenza, e cioè nei settori
economici-sociali, in quelli della cultura e in quelli della vita pubblica.
(41) In secondo luogo viene un fatto a tutti noto,
e cioè l'ingresso della donna nella vita pubblica: più accentuatamente, forse,
nei popoli di civiltà cristiana; più lentamente, ma sempre su larga scala, tra
le genti di altre tradizioni o civiltà. Nella donna infatti diviene sempre più
chiara
e operante la coscienza della propria dignità. Sa di non poter permettere di
essere considerata e trattata come strumento; esige di essere considerata come
persona, tanto nell'ambito della vita domestica che in quello della vita
pubblica.
(42)
Infine la famiglia umana, nei confronti di un passato recente, presenta una
configurazione sociale-politica profondamente trasformata. Non più popoli
dominatori e popoli dominati: tutti i popoli si sono costituiti o si stanno
costituendo in comunità politiche indipendenti.
(43)
Gli esseri umani, in tutti i paesi e in tutti i continenti, o sono cittadini di
uno Stato autonomo e indipendente, o stanno per esserlo; nessuno ama sentirsi
suddito di poteri politici provenienti dal di fuori della propria comunità
umana o gruppo etnico. In moltissimi esseri umani si va così dissolvendo il
complesso di inferiorità protratto per secoli e millenni; mentre in altri si
attenua e tende a scomparire il rispettivo complesso di superiorità derivante
dal privilegio economico-sociale o dal sesso o dalla posizione politica.
(44)
Al contrario è diffusa assai largamente la convinzione che tutti gli uomini
sono uguali per dignità naturale. Per cui le discriminazioni razziali non
trovano alcuna giustificazione almeno sul piano della ragione e della dottrina,
ciò rappresenta un pietra miliare sulla via che conduce alla instaurazione di
una convivenza informata ai principi sopra esposti. Quando infatti negli esseri
umani affiora la coscienza dei loro diritti in quella coscienza non può non sorgere
l'avvertimento dei rispettivi doveri: nei soggetti che ne sono titolari, del
dovere di fare valere i diritti come esigenza ed espressione della loro
dignità.; e in tutti gli altri esseri umani, del dovere di riconoscere gli
stessi diritti e di rispettarli.
(45)
E quando i rapporti della convivenza si pongono in termini di diritti e di
doveri, gli esseri umani si aprono sul mondo dei valori spirituali, e
comprendono che cosa sia la giustizia, l'amore, la libertà; e diventano
consapevoli di appartenere a quel mondo. Ma sono pure sulla via che li porta a
conoscere meglio il vero Dio, trascendente e personale; e ad assumerne il
rapporto fra se stessi e Dio, a solido fondamento e a criterio supremo della
loro vita: di quella che vivono nell'intimità di se stessi , di quella che
vivono nell’intimità di se stessi e di quella che vivono in relazione con gli
altri.
PARTE SECONDA
RAPPORTI
FRA GLI ESSERI UMANI E I POTERI PUBBLICI
ALL’INTERNO
DELLE SINGOLE COMUNITA’ POLITICHE.
1
NECESSITA’ DELL’AUTORITA’ E SUA ORIGINE DIVINA.
(46)
La convivenza tra gli esseri umani non può essere ordinata e feconda se in essa
non è presente un’autorità che assicuri
l’ordine e contribuisca all’attuazione del bene comune in grado sufficiente.
Tale autorità, come insegna San Paolo, deriva da Dio: “Non vi è infatti
autorità se non da Dio” (Rom. 13, 1-6) Il quale testo dell’apostolo viene
commentato nei seguenti termini da San Giovanni Crisostomo:
“ Che
dici? Forse ogni singolo governante è costituito da Dio? No, non dico questo: qui non si tratta
infatti di singoli governanti, ma del governare in se stesso. Ora il fatto che
esista l’autorità e che vi sia chi comanda e chi ubbidisce, non proviene dal
caso, ma da una disposizione della
Provvidenza Divina”. Dio, infatti, ha creato gli esseri umani sociali per
natura; e poiché non vi può essere società che “si sostenga, se non c’è chi
sovrasti gli altri, muovendo ognuno con efficacia e unità di mezzi verso un
fine comune, ne segue che alla convivenza civile è indispensabile l’autorità
che la regga; la quale,non altrimenti che la società, è da natura,e per ciò
stesso viene da Dio”.
(47)
L’autorità non è una forza incontrollata; è invece la facoltà di comandare
secondo ragione. Trae quindi la virtù di obbligare dall’ordine morale: il quale
si fonda in Dio. che ne è il principio e l’ultimo fine. Perciò il nostro
predecessore di felice memoria Pio XII ammonisce: “ Lo stesso ordine assoluto
degli esseri e dei fini che mostra l’uomo come persona autonoma, vale a dire
soggetto di doveri e di diritti inviolabili, radice e termine della sua vita
sociale, abbraccia anche lo Stato come società necessaria, rivestita
dell’autorità, senza la quale non potrebbe né esistere, né vivere… E poiché
quell’ordine assoluto, alla luce della sana ragione, e segnatamente della fede
cristiana, non può avere altra origine
che in un Dio personale, nostro creatore, consegue che la dignità dell’autorità
politica è la dignità della sua partecipazione all’autorità di Dio “
2. LA
SUA FORZA LE VIENE DALL'ORDINE MORALE.
(48)
L'autorità che si fonda solo o principalmente sulla minaccia o sul timore di
pene o sulla promessa e attrattiva di premi, non muove efficacemente gli esseri
umani all'attuazione del bene comune; e anche, per ipotesi, li muovesse, ciò
non sarebbe conforme alla loro dignità di persone, e cioè di esseri ragionevoli
e liberi. L'autorità è, soprattutto, una forza morale: deve, quindi, in primo
luogo, fare appello alla coscienza, al dovere cioè che ognuno ha di portare
volonterosamente il suo contributo al bene di tutti. Senonchè gli esseri umani
sono tutti uguali per dignità naturale; nessuno di essi può obbligare gli altri
interiormente. Soltanto Dio lo può, perché solo lui vede e giudica gli
atteggiamenti che si assumono nel segreto del proprio spirito.
(49)
L'autorità, pertanto, può obbligare moralmente soltanto se è in rapporto
intrinseco con l'autorità di Dio, ed è una partecipazione di essa.
(50)
In tal modo è pure salvaguardata la dignità personale dei cittadini, giacchè la
loro obbedienza ai poteri pubblici non è sudditanza di uomo a uomo, ma nel suo
vero significato è un atto di omaggio a Dio creatore e provvido, il quale ha
disposto che i rapporti della convivenza siano regolati secondo un ordine da
lui stesso stabilito; e rendendo omaggio a Dio, non ci si umilia, ma ci si
eleva e ci si nobilita, giacchè servire a Dio significa regnare. (51)L'autorità
, come si è detto, è postulata dall'ordine morale e deriva da Dio. Qualora
pertanto le sue leggi o autorizzazioni siano in contrasto con quell'ordine, e
quindi in contrasto con la volontà di Dio, esse non hanno forza di obbligare la
coscienza, poiché" bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini '(Atti
5,29); in tal caso, anzi, l'autorità cessa di essere tale e degenera in sopruso:
secondo l'insegnamento di San Tommaso d'Aquino" la legge umana in tanto è
tale in quanto è conforme alla retta ragione e quindi deriva dalla legge
eterna. Quando invece una legge è in contrasto con la ragione, la si denomina
legge iniqua; in tal caso essa cessa di essere legge e diviene piuttosto un
atto di violenza.
(52)
Tuttavia per il fatto che l'autorità deriva da Dio, non ne segue che gli esseri
umani non abbiano la libertà di scegliere le persone investite del compito di
esercitarla; come pure di determinare le strutture dei poteri pubblici, e gli
ambiti entro cui e i metodi secondo i quali l'autorità va esercitata. Per cui
la dottrina sopra esposta è pienamente conciliabile con ogni sorta di regimi
genuinamente democratici..
3.
L'ATTUAZIONE DEL BENE COMUNE: RAGIONE D'ESSERE DEI POTERI PUBBLICI.
(53)
Tutti gli esseri umani e tutti i corpi intermedi sono tenuti a portare il loro
specifico contributo all'attuazione del bene comune. Ciò comporta che
perseguano i propri interessi in armonia con le sue esigenze; e adducano, allo
stesso scopo, gli apporti - in beni e servizi -che le legittime autorità
stabiliscono, secondo criteri di giustizia, nella debita forma e nell'ambito
della propria competenza; e cioè con atti formalmente perfetti e i cui
contenuti siano moralmente buoni, o almeno, ordinabili al bene.
(54)
Però l'attuazione del bene comune costituisce la stessa ragion d'essere dei
poteri pubblici, i quali sono tenuti ad attuarlo nel riconoscimento e nel
rispetto dei suoi elementi essenziali e secondo contenuti postulati dalle
situazioni storiche.
4.
ASPETTI FONDAMENTALI DEL BENE COMUNE.
(55)
Vanno certamente considerati come elementi del bene comune le caratteristiche
etniche che contraddistinguono i vari gruppi umani. Però quei valori e quelle
caratteristiche non esauriscono il contenuto del bene comune: il quale, nei
suoi elementi essenziali e più profondi, non può essere concepito in termini
dottrinali e meno ancora determinato nei suoi contenuti storici, che avendo
riguardo all'uomo,, essendo un oggetto essenzialmente correlativo alla natura
umana.
(56)
In secondo luogo quello comune è un bene a cui hanno diritto di partecipare
tutti i membri di una comunità politica, anche se in grado diverso a seconda
dei loro compiti, meriti e condizioni. I poteri pubblici quindi sono tenuti a
promuoverlo a vantaggio di tutti senza preferenza per alcuni cittadini o per
alcuni gruppi di essi come insegna il nostro predecessore Leone XIII: "Né
in veruna guisa si
deve
far sì che la civile autorità serva all'interesse di uno o di pochi essendo
essa invece stabilita a vantaggio di tutti". Però ragioni di giustizia e
di equità possono talvolta esigere che i poteri pubblici abbiano speciali
riguardi per le membra più deboli del corpo sociale, trovandosi esse in condizioni
di inferiorità nel far valere i loro diritti e nel perseguire i loro legittimi
interessi.
(57)
Ma qui dobbiamo richiamare l'attenzione sul fatto che il bene comune ha
attinenza a tutto l'uomo; tanto ai bisogni del suo corpo, che alle esigenze del
suo spirito. Per cui i poteri pubblici si devono adoprare ad attuarlo nei modi
e nei gradi che ad essi convengono; in maniera tale però da promuovere
simultaneamente, nel riconoscimento e nel rispetto della gerarchia dei valori,
tanto la prosperità materiale che i beni spirituali.
(58)1
principi sopra indicati sono in perfetta armonia con quanto abbiamo esposto
nella MATER ET MAGISTRA: il bene comune consiste nell'insieme di quelle
condizioni sociali che consentono e favoriscono negli esseri umani lo sviluppo
integrale della loro persona.
(59)
Ma gli esseri umani, composti di corpo e di anima immortale, non esauriscono la
loro esistenza, né perseguono la loro perfetta felicità nell'ambito del tempo.
Per cui il bene comune va attuato in modo non solo da non porre ostacoli, ma da
servire altresì al raggiungimento del loro fine ultraterreno ed eterno.
5.
COMPITI DEI POTERI PUBBLICI E DIRITTI E DOVERI DELLA PERSONA.
(60)
Nell'epoca moderna l'attuazione del bene comune trova la sua indicazione di
fondo nei diritti e nei doveri della persona. Per cui i compiti precipui dei
poteri pubblici consistono, soprattutto, nel riconoscere, rispettare, comporre,
tutelare e promuovere quei diritti, e nel contribuire, di conseguenza, a
rendere più facile l'adempimento dei rispettivi doveri." Tutelare
l'intangibile campo dei diritti della persona e renderle agevole il compimento
dei suoi doveri vuole essere ufficio essenziale di ogni pubblico potere".
(61)
Per cui ogni atto dei poteri pubblici che sia o implichi un riconoscimento o
una violazione di quei diritti, è un atto contrastante con la loro stessa
ragione di essere e rimane per ciò stesso destituito di ogni valore giuridico.
6.
ARMONICA COMPOSIZIONE ED EFFICACE TUTELA DEI DIRITTI E DEI DOVERI DELLA
PERSONA.
(62)
E' quindi obbligo fondamentale dei poteri pubblici disciplinare e comporre
armonicamente i rapporti tra gli esseri umani in maniera che l'esercizio dei
diritti negli uni non costituisca un ostacolo, o una minaccia per l'esercizio
degli stessi diritti negli altri e si accompagni all'adempimento dei rispettivi
doveri; è ancora compito loro tutelare efficacemente o ripristinare l'esercizio
di tali diritti.
7.
DOVERE DI PROMUOVERE I DIRITTI DELLA PERSONA
(63
E' inoltre un'esigenza del bene comune che i poteri contribuiscano
positivamente alla creazione di un ambiente umano nel quale a tutti i membri
del corpo sociale sia reso possibile e facilitato l'effettivo esercizio degli
accennati diritti come l'adempimento dei rispettivi doveri. Infatti
l'esperienza afferma che qualora manchi un'adeguata azione dei poteri pubblici
, gli squilibri economici, sociali e culturali tra gli esseri umani tendono,
soprattutto nell'epoca nostra, ad accentuarsi; di conseguenza i fondamentali
diritti della persona rischiano di rimanere privi di contenuto: e viene
compromesso l'adempimento dei rispettivi doveri.
(64)
E' perciò indispensabile che i poteri pubblici si adoperino perché allo
sviluppo economico si adegui il progresso sociale; e quindi perchè siano
sviluppati, in proporzione dell'efficienza dei sistemi produttivi, i servizi
essenziali, quali: la viabilità, i trasporti, le comunicazioni, l'acqua
potabile, l'abitazione, l'assistenza sanitaria, l'istruzione, condizioni idonee
per la vita religiosa, i mezzi ricreativi. E devono anche provvedere a che si
dia vita a sistemi assicurativi in maniera che, al verificarsi di eventi
negativi o di eventi che comportano maggiori responsabilità familiari, ad ogni
essere umano non vengano meno i mezzi necessari ad un tenore di vita dignitoso;
come pure affinché a coloro che sono in grado di lavorare, sia offerta un'
occupazione
rispondente alle loro capacità; la remunerazione del lavoro sia determinata
secondo criteri di giustizia e di equità; ai lavoratori, nei complessi
produttivi, sia acconsentito svolgere la propria attività in attitudine di
responsabilità; sia facilitata l'istituzione dei corpi intermedi che rendono
più articolata e più feconda la vita sociale; sia resa accessibile a tutti, nei
modi e gradi opportuni, la partecipazione ai beni della cultura.
8.
EQUILIBRIO FRA LE DUE FORME DI INTERVENTO DEI POTERI PUBBLICI.
(65)Il
bene comune esige che i poteri pubblici, nei confronti dei diritti della
persona, svolgano una duplice azione: l'una diretta a comporre e tutelare quei
diritti, l'altra a promuoverli. In materia però va posta la più vigilante
attenzione perché le due azioni siano saggiamente contemperate. Si deve quindi
evitare che attraverso la preferenza data alla tutela dei diritti di alcuni
individui o gruppi sociali, si creino posizione di privilegio; e si deve pure
evitare che, nell'intento di promuovere gli accennati diritti, si arrivi
all'assurdo risultato di ridurne eccessivamente o renderne impossibile il
genuino esercizio. "Deve essere sempre riaffermato il principio che la presenza
dello Stato in campo economico non va attuata per ridurre sempre più la sfera
della libertà dell' iniziativa personale dei singoli cittadini, ma per
garantire a quella sfera la maggiore ampiezza possibile, nell'effettiva tutela,
per tutti e per ciascuno, dei diritti essenziali della persona (66). Allo
stesso principio devono ispirarsi i poteri pubblici nello svolgimento della
loro multiforme azione diretta a promuovere l'esercizio di diritti e a rendere
meno arduo l'adempimento di doveri in tutti i settori della vita sociale.
9
STRUTTURA E FUNZIONAMENTO DEI POTERI PUBBLICI.
(67)
Non si può stabilire, una per sempre, qual è la struttura migliore secondo cui
debbono organizzarsi i poteri pubblici, come pure il modo più idoneo secondo il
quale devono svolgere le loro specifiche funzioni, e cioè la funzione
legislativa, amministrativa, giudiziaria.
(68) Giacchè la struttura e il funzionamento
dei poteri pubblici non possono non essere in relazione con le situazioni
storiche delle
rispettive
comunità politiche; situazioni che variano nello spazio e mutano nel tempo.
Però riteniamo rispondente a esigenze insite nella stessa natura degli uomini
l'organizzazione giuridico-politica delle comunità umane , fondata su una
conveniente divisione dei poteri in corrispondenza alle tre specifiche funzioni
dell'autorità pubblica. In essa infatti la sfera di competenza e il
funzionamento dei poteri pubblici sono definiti in termini giuridici; e in
termini giuridici sono pure disciplinati i rapporti fra semplici cittadini e funzionari.
Ciò costituisce un elemento di garanzia a favore dei cittadini nell'esercizio
dei loro diritti e nell'adempimento dei loro doveri.
(69)
Però, affinché l'accennata organizzazione giuridico-politica delle comunità
umane arrechi i vantaggi che le sono propri, è indispensabile che i poteri
pubblici si adeguino nei metodi e nei mezzi alla natura e complessità dei
problemi che sono chiamati a risolvere negli ambienti in cui operano; ed è pure
indispensabile che ognuno di essi svolga la propria missione in modo
pertinente. Ciò comporta che il potere legislativo si muova nell'ambito
dell'ordine morale della norma costituzionale, e interpreti obiettivamente le
esigenze del bene comune nell'incessante evolversi delle situazioni; che il
potere esecutivo applichi le leggi con saggezza nella piena conoscenza delle
medesime e in una valutazione serena dei casi concreti; che il potere
giudiziario amministri la giustizia con umana imparzialità; inflessibile di
fronte alle pressioni di qualsiasi interesse di parte; e comporta pure che i
singoli cittadini e i corpi intermedi, nell'esercizio dei loro diritti e
nell'adempimento dei loro doveri, godano di una tutela giuridica efficace sia
nei vicendevoli rapporti sia nei confronti dei funzionari pubblici.
10.
ORDINAMENTO GIURIDICO E COSCIENZA MORALE.
(70)
Un ordinamento giuridico in armonia con l'ordine morale e rispondente al grado
di maturità della comunità politica, di cui è espressione, costituisce, non vi
è dubbio, un elemento fondamentale per l'attuazione del bene comune.
(71)
Però la vita morale, nei nostri tempi, è così varia, complessa e dinamica, che
gli ordinamenti giuridici, anche se elaborati con competenza consumata e
lungimirante avvedutezza, sono sempre inadeguati.
(72)
Inoltre i rapporti dei singoli esseri umani fra loro; e poi i rapporti fra i
singoli esseri umani e i corpi intermedi da una parte, , e i poteri pubblici
dall'altra ; come pure i rapporti fra gli stessi poteri pubblici, nell'interno
della compagine statale, presentano spesso zone così complicate e nevralgiche,
che non sono suscettibili di essere disciplinate con quadri giuridici ben
definiti. Per cui le persone investite di autorità
per
essere, nello stesso tempo, fedeli agli ordinamenti giuridici esistenti,
considerati nei loro elementi e nella loro ispirazione di fondo, e aperte alle
istanze che salgono dalla vita sociale, così pure per adeguare gli elementi
giuridici all'evolversi delle situazioni e risolvere, nel modo migliore, i
sempre nuovi problemi, devono avere idee chiare sulla natura e sull'ampiezza
dei loro compiti; e devono essere persone di grande equilibro e di spiccata
dirittura morale, forniti d'intuito pratico per risolvere con rapidità e
obiettivamente i casi concreti, e di volontà decisa e vigorosa per agire con
tempestività ed efficacia.
1l.
PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI ALLLA VITA PUBBLICA.
(73)
E' un'esigenza della loro dignità di persone che gli esseri prendano parte
attiva alla vita pubblica anche se le forme in cui vi partecipano sono
necessariamente legate al grado di maturità umano raggiunto dalla comunità
politica di cui sono membri e in cui operano.
(74)
Attraverso la partecipazione alla vita pubblica si aprono agli esseri umani
nuovi e vasti campi di bene; mentre i frequenti contatti fra i cittadini e
funzionari pubblici rendono a questi
meno arduo cogliere le esigenze obiettive del bene comune: e l'avvicendarsi dei
titolari nei poteri pubblici impedisce il loro logorio e assicura il loro
rinnovarsi in rispondenza all'evolversi sociale.
12.
SEGNI DEI TEMPI.
(75)
Nell'organizzazione giuridica delle comunità politiche, nell 'epoca moderna, si
riscontra innanzi tutto la tendenza a redigere in formule concise e chiare una
carta dei diritti fondamentali degli esseri umani; carta che viene, non di
rado, inserita nelle costituzioni o che forma parte integrante di esse.
(76) In secondo,luogo si tende pure a fissare in
termini giuridici, per mezzo della compilazione di un documento denominato
costituzione, le vie attraverso le quali si formano i poteri pubblici; come
pure i loro reciproci rapporti, le sfere di loro competenza i modi o metodi
secondo cui sono tenuti a procedere nel porre in essere i loro atti.
(77) Si stabiliscono, quindi, in termini di diritti
e di doveri i rapporti tra i cittadini e i poteri pubblici; e si ascrive ai
poteri pubblici il compito preminente di riconoscere, rispettare, comporre
armonicamente, tutelare e promuovere i diritti e i doveri dei cittadini.
(78) Certo non può essere accettata come
vera la posizione dottrinale di quanti erigono la volontà degli esseri umani,
presi individualmente o comunque aggruppati, a fonte prima ed unica donde
scaturiscono diritti e doveri e donde promana tanto la obbligatorietà delle
costituzioni che l'autorità dei poteri pubblici.
(79) Però le tendenze di cui è fatto cenno, sono un
segno indubbio che gli esseri umani, nell'epoca moderna, hanno acquistato una
coscienza più viva della propria dignità: coscienza che, mentre li sospinge a
prendere parte attiva nella vita pubblica esige pure che i diritti della
persona, diritti inalienabili e inviolabili- siano riaffermati negli
ordinamenti giuridici positivi; e esige inoltre che i poteri pubblici siano
formati, con procedimenti stabiliti da norme costituzionali ed esercitino le
loro specifiche funzioni nell'ambito di quadri giuridici.
PARTE
TERZA: RAPPORTI TRA COMUNITA' POLITICHE
1.
SOGETTI DI DIRITTI E DI DOVERI.
(80) Riaffermiamo noi pure quello che
costantemente hanno insegnato i nostri predecessori: le comunità politiche, le
une rispetto alle altre, sono soggetti di diritti e di doveri; per cui anche i
loro rapporti vanno regolati nella verità, nella giustizia, nella solidarietà
operante, nella libertà.La stessa legge morale che regola i rapporti fra i
singoli esseri umani, regola pure i rapporti tra le rispettive comunità
politiche.
(81) Ciò non è difficile a capirsi quando si pensi
che le persone che rappresentano le comunità politiche, mentre operano in nome
e per l'interesse delle medesime, non possono venire meno alla propria dignità;
e quindi non possono violare la legge della propria natura, che è le legge
morale.
(82) Sarebbe del resto assurdo anche solo il
pensare che gli uomini, per il fatto che vengono preposti al governo della cosa
pubblica, possano essere costretti a rinunciare alla propria dignità; quando
invece sono scelti a quell'alto compito perché considerate membra più ricche di
qualità umane e fra i migliori del corpo sociale.
(83) Inoltre, l'autorità è un'esigenza
dell'ordine morale nella società umana, non può essere usata contro di esso, e
se lo fosse, nello stesso istante cesserebbe di essere tale; perciò ammonisce
il Signore: "Udite pertanto, o re,, e ponete mente, imparate voi che
giudicate tutta la terra. Porgete le orecchie voi che avete il governo dei
popoli, e vi gloriate di avere soggette molte nazioni: la potestà è stata data
a voi dal Signore e la dominazione dall'Altissimo, il quale disanimerà le opere
vostre, e sarà scrutatore dei pensieri" (Sap.6,2-4)
(84) Infine è pure da ricordare che nella
regolazione dei rapporti tra le comunità politiche, l'autorità va esercitata
per il bene comune, che costituisce la sua ragione di essere.
(85) Elemento però fondamentale del bene
comune è il riconoscimento e il rispetto dell'ordine morale." L'ordine tra
le comunità politiche ha da essere innalzato sulla rupe incrollabile e
immutabile della legge morale, manifestata dal Creatore stesso per mezzo
dell'ordine naturale e da lui scolpita nel cuore degli uomini con caratteri
incaccellabili… Quale faro splendente, essa deve, coi raggi dei suoi principi,dirigere
il corso dell'operosità degli uomini e degli Stati, i quali avranno
da
seguirne le ammonitrici, salutari e proficue segnalazioni, se non vorranno
condannare alla bufera e al naufragio ogni lavoro e sforzo per stabilire un
nuovo ordinamento".
2. NELLA VERITA'.
(86) I rapporti tra le comunità politiche vanno
regolati nella verità. La quale esige anzitutto che da quei rapporti venga
eliminata ogni traccia di razzismo, e venga quindi riconosciuto il principio
che tutte le comunità politiche sono uguali per dignità di natura; per cui
ognuna di esse ha il diritto all' esistenza, al proprio sviluppo, ai mezzi
idonei per attuarlo ed essere la prima responsabile nell'attuazione del
medesimo; e ha pure il diritto alla buona reputazione e ai dovuti onori.
(87) Fra gli esseri umani molto spesso sussistono
differenze, anche spiccate, nel sapere, nella virtù, nelle capacità inventive,
nel possesso di beni materiali. Ma ciò non può mai giustificare il proposito di
fare pesare la propria superiorità sugli altri ; piuttosto costituire una
sorgente di maggiore responsabilità nell'apporto che ognuno e tutti devono
addurre alla vicendevole elevazione.
(88) Così le comunità politiche possono differire
tra loro nel grado di cultura e di civiltà o di sviluppo economico, però ciò
non può giustificare il fatto che le une facciano valere ingiustamente la loro
superiorità sulle altre; piuttosto può costituire un motivo perché si sentano
più impegnate nell'opera per la comune ascesa.
(89) Non ci sono esseri umani superiori per natura
ed esseri umani inferiori per natura. Ma tutti gli esseri umani sono uguali per
dignità naturale, essendo essi dei corpi le cui membra sono gli stessi esseri
umani. Né va qui dimenticato che i popoli, a ragione, sono sensibilissimi in
materia di dignità e di onore.
(90) Inoltre la verità esige che nelle
molteplice iniziative rese possibili dai progressi moderni in mezzi espressivi
- iniziative attraverso le quali si diffonnde la mutua conoscenza tra i
popoli-ci si ispiri a serena obiettività; il che non esclude che sia legittima
nei popoli una preferenza di far conoscere gli aspetti positivi della loro
vita. Vanno però respinti i metodi di informazione con i quali, venendo meno
alla verità, si lede ingiustamente la reputazione di questo o quel popolo.
2.
SECONDO GIUSTIZIA.
(91)1
rapporti fra comunità politiche vanno inoltre regolati secondo giustizia: il
che comporta, oltre che il riconoscimento dei vicendevoli diritti,
l'adempimento dei rispettivi doveri.
(92)
Le comunità politiche hanno diritto all'esistenza, al proprio sviluppo, ai
mezzi idonei per attuarlo; a essere le prime artefici nell'attuazione del
medesimo; e hanno pure il diritto alla reputazione e ai dovuti onori: di
conseguenza e simultaneamente le stesse comunità politiche hanno il dovere di
rispettare ognuno quei diritti; e di evitare le azioni che ne costituiscono una
violazione. Come nei rapporti tra i singoli esseri umani, agli uni non è lecito
perseguire i propri interessi a danno degli altri, così nei rapporti tra le
comunità politiche, alle une non è lecito sviluppare se stesse comprimendo od
opprimendo le altre. Cade qui opportuno il detto di sant'Agostino:"
Abbandonata la giustizia, a che si riducono i regni, se non a grandi
latrocini?".
(93)
Certo anche tra le comunità politiche possono sorgere e di fatto sorgono
contrasti di interessi; però i contrasti vanno superati e le rispettive
controversie risolte; non con il ricorso alla forza, con la frode o con
l'inganno, ma, come si addice agli esseri umani, con la reciproca comprensione,
attraverso valutazioni serenamente obiettive e l'equa composizione.
4. IL
TRATTAMENTO DELLE MINORANZE
(94) Dal XIX secolo una tendenza di fondo assai
estesa nell'evolversi storico, è che le comunità politiche si adeguano a quelle
nazionali. Però per un insieme di cause, non sempre riesce di far coincidere i
confini geografici con quelli etnici: ciò dà origine al fenomeno delle
minoranze e ai rispettivi complessi problemi.
(95)
Va affermato nel modo più esplicito che un'azione diretta a comprimere e a
soffocare il flusso vitale delle minoranze è grave violazione della giustizia;
e tanto più lo è, quando viene svolta per farle scomparire.
(96)
Risponde invece ad una esigenza di giustizia che i poteri pubblici portino il
loro contributo nel promuovere lo sviluppo umano delle minoranze con misure
efficaci a favore della loro lingua, della loro cultura, del loro costume,
delle loro risorse e iniziative economiche.
(97)
Qui però va rilevato che i membri delle minoranze, come conseguenza di una
reazione sul loro stato attuale o a causa delle loro vicende storiche, possono
essere portati, non di rado, ad accentuare l'importanza degli elementi etnici,
da cui sono caratterizzati fino a porli al di sopra dei valori umani; come se
ciò che è proprio dell'umanità fosse in funzione di ciò che è proprio della
nazione. Mentre saggezza vorrebbe che sapessero pure apprezzare gli aspetti
positivi di una condizione che consente loro l'arricchimento di se stessi con
l'assimilazione graduale e continuata di valori propri di tradizioni o civiltà
differenti da quella alla quale essi appartengono. Ciò però si verificherà
soltanto se essi sapranno essere come un ponte che facilita la circolazione
della vita nelle sue varie espressioni fra le differenti tradizioni o civiltà e
non invece in una zona di attrito che arreca danni innumerevoli e determina
ristagni o involuzioni.
5 .
SOLIDARIETA' OPERANTE.
(98) I rapporti tra le comunità politiche vanno
regolati nella verità e secondo giustizia; ma quei rapporti vanno pure
vivificati dall'operante solidarietà attraverso le mille forme di cooperazione
economica, sociale, politica, culturale, sanitaria, sportiva: forme possibili e
feconde nella presente epoca storica. In argomento occorre sempre considerare
che la ragione d'essere dei poteri pubblici non è quella di chiudere e
comprimere gli esseri umani nell'ambito delle rispettive comunità politiche; :
è invece quella di aiutare il bene comune delle stesse comunità politiche: il
quale bene comune però va concepito e promosso come una componente del bene
comune dell'intera famiglia umana.
(99) Ciò importa che non solo le singole comunità
politiche perseguano i loro interessi senza danneggiarsi le une le altre, ma
che mettano pure in comune l'opera loro quando ciò sia indispensabile per il raggiungimento
di obiettivi altrimenti non raggiungibili; nel qual caso,però, occorre usare
ogni
riguardo
perché ciò che torna di utilità ad un gruppo di comunità politiche, non sia di
danno alle altre, ma abbia anche su esse riflèssi positivi.
(100) Il bene comune universale inoltre esige
che le comunità politiche favoriscano gli scambi, in ogni settore, fra i
rispettivi cittadini e i rispettivi corpi intermedi. Infatti in molte regioni
della terra esiste un numero rilevante di gruppi etnici, più o meno differenziati
l'uno dall'altro. Però gli elementi che caratterizzano un gruppo etnico non
devono trasformarsi in uno scompartimento stagno in cui degli esseri umani
vengano impediti di comunicare con gli esseri appartenenti a gruppi etnici
differenti; ciò sarebbe in stridente contrasto con un'epoca come la nostra,
nella quale le distanze tra i popoli sono state quasi eliminate. Né va
dimenticato che se, in virtù delle proprie peculiarità etniche, gli esseri
umani si distinguono gli uni dagli altri posseggono però elementi essenziali
comuni. E sono portati per natura ad incontrarsi nel mondo dei valori
spirituali, la cui progressiva assimilazione apre ad essi possibilità di
perfezionamento senza limiti. Deve quindi esser loro riconosciuto il diritto e
il dovere di vivere in comunione gli un gli altri.
6.
EQUILIBRIO TRA POPOLAZIONE, TERRA E CAPITALI
(101)
Come è noto, vi sono nella terra paesi che abbondano di terreni coltivabili e
scarseggiano di uomini, in altri paesi invece non c'è proporzione tra le
ricchezze naturali e i capitali a disposizione. Ciò pure domanda che i popoli
instaurino rapporti di umana collaborazione, facilitando fra essi la
circolazione di capitali, di beni, di uomini.
(102)
Qui crediamo opportuno osservare che, ogniqualvolta possibile,
pare che debba essere il capitale a cercare il lavoro e non viceversa. In tal
modo si offre a molte persone possibilità concrete di crearsi un avvenire
migliore senza essere costrette a trapiantarsi dal proprio ambiente in un
altro; il che è quasi impossibile che si verifichi senza dolorose lacerazioni,
e senza difficili periodi di riassestamento umano o di integrazione sociale.
7. IL
PROBLEMA DEI PROFUGHI POLITICI
(103)11
sentimento di universale paternità che il Signore ha acceso nel nostro cuore ci
fa sentire profonda amarezza nel considerare il fenomeno dei profughi politici:
fenomeno che ha assunto proporzioni ampie e che nasconde sempre innumerevoli e
acutissime sofferenze.
(104) Questo fatto in verità sta purtroppo ad
indicare come vi sono regimi politici che non assicurano alle singole persone
una sufficiente sfera di libertà, entro cui al loro spirito sia consentito di
respirare con ritmo umano, in quei regimi è messa in discussione o addirittura
misconosciuta la legittimità dell'esistenza di quella sfera. Ciò, non v'è
dubbio, rappresenta una radicale inversione nell'ordine della convivenza,
poiché la ragione di essere dei poteri pubblici è quella di attuare il bene
comune, il cui elemento fondamentale è riconoscere quella sfera di libertà e
assicurane l'immunità.
(105) Non è superfluo ricordare che i
profughi politici sono persone; e che a loro vanno riconosciuti i diritti
inerenti alla persona: diritti che non vengono meno quando essi siano stati
privati della cittadinanza nelle comunità politiche di cui erano membri.
(106) Fra i diritti inerenti alla persona, vi
è anche quello di inserirsi nella comunità politica in cui si ritiene di
potersi creare un avvenire per sé e per la propria famiglia; di conseguenza
quella comunità politica nei limiti consentiti dal bene comune rettamente
inteso, ha il dovere di permettere quell'inserimento come pure di favorire
l'integrazione in se stessa delle nuove membra.
(107) Siamo lieti di cogliere l'occasione per
esprimere il nostro sincero apprezzamento per tutte le iniziative suscitate e
promosse dalla solidarietà umana e dall'amore cristiano allo scopo di rendere
meno doloroso il trapianto di persone da un corpo sociale ad un altro.
(108) E ci sia pure consentito di segnalare
all'attenzione e alla gratitudine di ogni animo retto la multiforme opera che
in un
campo
tanto delicato svolgono istituzioni internazionali specializzate.
8.
DISARMO.
(109)
Ci è pure doloroso costatare come nelle comunità politiche economicamente più
sviluppate si siano create e si continui a creare armamenti giganteschi; come a
tale scopo venga assorbita una percentuale altissima di energie spirituali e di
risorse economiche; gli stessi cittadini di quelle comunità politiche sono
sottoposti a sacrifici non lievi, mentre altre comunità vengono, di conseguenza,
private di collaborazioni indispensabili al loro sviluppo economico e al loro
progresso sociale.
9.
PSICOSI DI PAURA E CORSA AGLI ARMAMENTI.
(110) Gli armamenti, come è noto, si
sogliono giustificare adducendo il motivo che se una pace oggi è possibile non
può essere che una pace fondata sull'equilibrio delle forze. Quindi se una
comunità politica si arma , le altre comunità politiche devono tenere il passo
e armarsi esse pure. E se una comunità politica produce armi atomiche, le altre
devono pure produrre bombe atomiche di potenza distruttiva pari.
(111) In conseguenza gli esseri umani vivono
sotto l'incubo di un uragano che potrebbe scatenarsi ad ogni istante con una
travolgenza inimmaginabile. Giacchè le armi ci sono, e se è difficile persuadersi
che vi siano persone capaci di assumersi la responsabilità delle distruzioni e
dei dolori che una guerra causerebbe, non è escluso che un fatto imprevedibile
e incontrollabile possa fare scoccare la scintilla che metta in moto l'apparato
bellico. Inoltre va pure tenuto presente che se anche una guerra a fondo,
grazie all'efficacia deterrente delle stesse armi, non avrà luogo, è
giustificato il timore che il fatto della sola continuazione degli esperimenti
nucleari a scopi bellici possa avere conseguenze fatali per la vita sulla
terra.
(112) Per cui giustizia, saggezza e umanità
domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti; si riducano
simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti;
si
mettano a bando le armi nucleari; e si pervenga finalmente al disarmo integrato
da controlli efficaci. Non si deve permettere- proclamava PIO XII - che la
sciagura di una guerra mondiale con le sue rovine economiche e sociali e le sue
aberrazioni e perturbamenti morali si rovesci per la terza volta sull'umanità".
(113) Occorre però riconoscere che l'arresto
negli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione e, a maggior
ragione,la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo
non si procede a un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli
spiriti, adoprandosi sinceramente a dissolvere in essi la psicosi bellica; il
che comporta, a sua volta, che al criterio della pace che si regge
nell'equilibrio degli armamenti, si sostituisca con il principio che la pace si
può costruire soltanto nella vicendevole fiducia. Noi riteniamo che si tratta
di un obiettivo che può essere conseguito. Giacchè esso è reclamato dalla retta
ragione, è desideratissimo, ed è della più alta utilità.
(114)
E' un obiettivo reclamato dalla ragione. E' evidente o almeno dovrebbe esserlo
per tutti che i rapporti fra le comunità politiche, come quelli fra i singoli
esseri umani, vanno regolati non facendo ricorso alla forza delle armi, ma
nella luce della ragione; e cioè nella verità, nella giustizia, nella
solidarietà operante.
(115) E' un obiettivo desideratissimo. E
invero chi è che non desidera ardentissimamente che il pericolo della guerra
sia eliminato e la pace sia salvaguardata e consolidata?
(116) E' un obiettivo della più alta utilità.
Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui,famiglie, popoli, l'intera
famiglia umana. Risuonano ancora oggi severamente ammonitrici le parole di Pio
XII: "Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la
guerra”.
(117) Perciò come vicario di Gesù Cristo,
salvatore del mondo e artefice della pace, e come interprete dell'anelito più
profondo dell'intera famiglia umana, seguendo l'impulso del nostro animo, preso
dall'ansia di bene per tutti, ci sentiamo in dovere di scongiurare gli uomini,
soprattutto quelli che sono investiti
di
responsabilità pubbliche, a non risparmiare fatiche per imprimere alle cose un
corso ragionevole e umano.
(118) Nelle assemblee più alte e qualificate
considerino a fondo il problema della ricomposizione pacifica dei rapporti
delle comunità politiche su piano mondiale; composizione fondata sulla mutua
fiducia, sulla sincerità nelle trattative, sulla fedeltà agli impegni assunti.
Scrutino il problema fino a individuare il punto, donde è possibile iniziare
l'avvio verso intese leali, durature, feconde.
(119)Da
parte nostra non cesseremo di implorare le benedizioni di Dio sulle loro
fatiche, affinché apportino risultati positivi.
10.
NELLA LIBERTA'.
(120)1
rapporti fra le comunità politiche vanno regolati nella libertà. Il che significa
che nessuna di esse ha il diritto di esercitare un'azione oppressiva sulle
altre o di indebita ingerenza.. Tutte invece devono proporsi di contribuire
perché in ognuna sia sviluppato il senso di responsabilità, lo spirito di
iniziativa, e l'impegno ad essere la prima protagonista nel realizzare la
propria ascesa in tutti i campi.
11.
L'ASCESA DELLE COMUNITA' POLITICHE IN FASE DI SVILUPPO ECONOMICO.
(121)Una
comunanza di origine, di redenzione, di supremo destino lega tutti gli esseri
umani ed è chiamata a formare un'unica famiglia cristiana.. Per tale ragione
nell'enciclica MATER ET MAGISTRA abbiamo esortato le comunità politiche
economicamente sviluppate a instaurare rapporti di multiforme cooperazione con
le comunità politiche in via di sviluppo economico.
(122) Possiamo ora costatare con
soddisfazione che il nostro appello ha riscosso una larga favorevole
accoglienza; e ci arride la speranza che ancora più per l'avvenire esso
contribuisca a far sì che i paesi meno provvisti di beni pervengano, nel tempo
più breve possibile, a un grado di sviluppo economico
che
consenta ad ogni cittadino di vivere in condizioni rispondenti alla propria
dignità di persona.
(123)
Ma non è mai abbastanza ripetuto che la cooperazione, di cui si è fatto cenno,
va attuata nel più grande rispetto per la libertà delle comunità politiche in
fase di sviluppo. Le quali comunità è necessario che siano e si sentano le
prime responsabili e le principali artefici nell'attuazione del loro sviluppo
economico e del loro progresso sociale.
(124)
Già il nostro predecessore Pio XII proclamava che" nel campo di un nuovo
ordinamento fondato sui principi morali, non vi è posto per la lesione della
libertà, dell'integrità e della sicurezza di altre nazioni, qualunque sia la
loro estensione territoriale o la loro capacità di difesa. Se è inevitabile che
i grandi Stati ,per le loro maggiori possibilità e la loro potenza, traccino il
cammino per la costituzione di gruppi economici fra essi e le nazioni più
piccole e deboli è nondimeno incontestabile - come di tutti, nell'ambito
dell'interesse generale - il diritto di queste al rispetto della loro libertà
nel campo politico, all'efficace custodia della loro neutralità nelle contese
fra gli Stati, che loro spetta secondo il diritto naturale e delle genti, alla
tutela del loro sviluppo economico, giacchè soltanto in tal guisa potranno
conseguire adeguatamente il bene comune, il benessere materiale e spirituale
del proprio popolo.
(125)
Pertanto le comunità politiche economicamente sviluppate, nel prestare la loro
multiforme opera sono tenute al riconoscimento e al rispetto dei valori morali
e delle peculiarità etniche proprie delle comunità in fase di sviluppo
economico; come ad agire senza propositi di predominio politico; in tal modo
portano" un contributo prezioso alla formazione di una comunità mondiale
nella quale tutti i membri siano soggetti consapevoli dei propri doveri e dei
propri diritti, operanti in rapporto di uguaglianza all'attuazione del bene
comune universale.
12. SEGNI DE REMPI.
(126)
Si diffonde sempre più tra gli esseri umani la persuasione che le eventuali
controversie tra i popoli non debbono essere risolte con il ricorso alle armi,
ma invece attraverso il negoziato.
(127)
Vero è che sul terreno storico quella persuasione è piuttosto in rapporto con
la forza terribilmente distruttiva delle armi moderne; ed è alimentata
dall'orrore che suscita nell'animo anche il solo pensiero delle distruzioni
immani e dei dolori immensi che l'uso di quelle armi apporterebbe alla famiglia
umana; per cui riesce quasi impossibile pensare che nell'era atomica la guerra
possa essere utilizzata come strumento di giustizia.
(128)
Però tra i popoli, purtroppo, spesso regna ancora la legge deI timore. Ciò li
sospinge a profondere immense spese favolose in armamenti: non già, si afferma,
- né vi è motivo per non credervi -ma per aggredire ma per dissuadere gli altri
dall'aggressione. (129) E' lecito tuttavia sperare che gli uomini ,
incontrandosi e negoziando, abbiano a scoprire meglio i vincoli che li legano,
proveniente dalla loro comune umanità: e abbiano pure a scoprire che una tra le
più profonde esigenze della loro comunità umana è che tra essi e i loro
rispettivi popoli regni non il timore, ma l'amore: il quale tende ad esprimersi
nella collaborazione leale, multiforme, apportatrice di molti beni.
PARTE
QUARTA
RAPPORTI
DEGLI ESSERI UMANI E DELLE COMUNITA'
POLITICHE
CON LA COMUNITA' MONDIALE.
1.
L'INTERDIPENDENZA TRA LE COMUNITA' POLITICHE
(130)
I recenti progressi della scienza e delle tecniche incidono profondamente sugli
esseri umani, sollecitandoli a collaborare tra loro e orientandoli verso una
convivenza unitaria a raggio mondiale. Si è infatti intensamente accentuata la
circolazione delle idee, degli uomini, delle cose.. Per cui sono aumentati
enormemente e si sono infittiti i rapporti tra i cittadini, le famiglie, i
corpi intermedi appartenenti a diverse comunità politiche; come pure fra i
poteri pubblici delle medesime. Mentre si approfondisce l'interdipendenza tra
le economie nazionali: le une s'inseriscono progressivamente sulle altre fino a
divenire ciascuna quasi parte integrante di un'unica economia
mondiale;
e il progresso sociale, l'ordine, la sicurezza e la pace all'interno di
ciascuna comunità politica è in rapporto vitale con il progresso sociale,
l'ordine, la sicurezza, la pace di tutte le altre comunità politiche.
(131) Nessuna comunità politica oggi è in
grado di perseguire i suoi interessi e di svilupparli chiudendosi in se stessa;
giacchè il grado della sua prosperità e del suo sviluppo sono pure il riflesso
e una componente del grado di prosperità e dello sviluppo di tutte le comunità
politiche.
2,
INSUFFICIENZA DELL'ATTUALE ORGANIZZAZIONE
DELL'AUTORITA'
POLITICA NEI CONFRONTI DEL BENE
COMUNE
UNIVERSALE.
(132) L' unità della famiglia umana è
esistita in ogni tempo giacchè essa ha come membri gli esseri umani che sono
tutti uguali per dignità naturale. Di conseguenza esisterà sempre l'esigenza
obiettiva all'attuazione, in grado sufficiente, del bene comune universale,
cioè del bene comune dell'intera famiglia umana.
(133) Nei tempi passati si poteva, a ragione,
ritenere che i poteri pubblici delle differenti comunità politiche potessero
essere in grado di attuare il bene comune universale, o attraverso le normali
vie diplomatiche o con incontri a più alto livello, utilizzando gli strumenti
giuridici, quali,ad esempio, le convenzioni e i trattati: strumenti giuridici
suggeriti dal diritto naturale, e determinati dal diritto delle genti e dal
diritto internazionale.
(134) In seguito alle profonde trasformazioni
intervenne nei confronti della convivenza umana, da una parte il bene comune
universale solleva problemi complessi, gravissimi, estremamente urgenti
specialmente per ciò che riguarda la sicurezza e la pace mondiale; i poteri pubblici
delle singole comunità politiche, posti come sono su un piede di uguaglianza
giuridica tra essi, per quanto moltiplichino i loro incontri e acuiscano la
loro ingegnosità nell'elaborare nuovi strumenti giuridici, non sono più in
grado di affrontare e risolvere gli accennati problemi adeguatamente; e ciò non
per
mancanza di buona volontà o di iniziativa ma a motivo di una loro deficienza
strutturale.
(135) Si può dunque affermare che sul terreno
storico è venuta meno la rispondenza tra l'attuale organizzazione e il
rispettivo funzionamento del principio autoritario operante su piano mondiale e
le esigenze obiettive del bene comune universale.
3. RAPPORTO TRA CONTENUTI STORICI DEL BENE
COMUNE E STRUTTURA E FUNZIONAMENTO DEI POTERI PUUBBLICI.
(136) Esiste un rapporto intrinseco tra i
contenuti storici del bene comune da una parte e la configurazione e il
funzionamento dei poteri pubblici dall'altra. L'ordine morale, cioè, come esige
l'autorità pubblica nella convivenza per l'attuazione del bene comune, di
conseguenza esige pure che l'autorità a tale scopo sia efficiente. Ciò postula
che gli organi nei quali l'autorità prende corpo, diviene operante e persegue
il suo fine, siano strutturati e agiscano in maniera da essere idonei a
tradurre nella realtà i nuovi contenuti che il bene comune viene assumendo
nell'evolversi storico della convivenza.
(137) Il bene universale comune pone ora
problemi e dimensioni mondiali che non possono essere adeguatamente affrontati
e risolti che ad opera di poteri pubblici avendo ampiezza, strutture e mezzi
delle stesse proporzioni; di poteri pubblici, cioè, che siano in grado di
operare in modo efficiente su piano mondiale. Lo stesso ordine morale quindi
domanda che tali poteri vengano istituiti.
4,
POTERI PUBBLICI ISTITUITI DI COMUNE ACCORDO E NON IMPOSTI CON FORZA.
(138)1
poteri pubblici aventi autorità su piano mondiale dotati di mezzi idonei a
perseguire efficacemente gli obiettivi che costituiscono i contenuti concreti
del bene comune universale, vanno istituiti di comune accordo e non imposti con
la forza. La ragione è che siffatti poteri devono essere in grado di operare
efficacemente: però, nello stesso tempo, la loro
azione
deve essere informata a sincera effettiva imparzialità; deve essere cioè un'
azione diretta a soddisfare le esigenze obiettive del bene comune universale.
Senonchè ci sarebbe certamente da temere che poteri pubblici supernazionali o
mondiali imposti con la forza dalle comunità politiche più potenti o non siano
o non divengano strumento di interessi particolaristici; e qualora ciò non si
verifichi, è assai difficile che nel loro operare risultino immuni da ogni
sospetto di parzialità; il che comprometterebbe l'efficacia della loro azione.
Le comunità politiche, anche se fra esse corrono differenze accentuate nel
grado di sviluppo economico e nella potenza militare, sono tutte assai
sensibili quanto a parità giuridica e alla loro dignità morale. Per cui, a
ragione, non facilmente si piegano a obbedire a poteri imposti con la forza; o
a poteri alla cui creazione non abbiano contribuito; o ai quali non abbiano
esse stesse deciso di sottoporsi con scelte consapevoli e libere.
5. IL
BENE COMUNE UNIVERSALE E I DIRITTI DELLA PERSONA.
(139) Come il bene comune delle singole
comunità politiche, così il bene comune universale non può essere determinato
che avendo riguardo alla persona umana. Per cui anche i poteri pubblici della
comunità mondiale devono proporsi come obiettivo fondamentale il
riconoscimento,il rispetto, la tutela e la promozione dei diritti della
persona: con una azione diretta, quando il caso lo comporti; o creando un
ambiente a raggio mondiale in cui sia reso più facile ai poteri pubblici delle
singole comunità politiche svolgere le loro specifiche funzioni.
6. IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA'.
(140) Come i rapporti tra individui,
famiglie, corpi intermedi, e i poteri pubblici delle rispettive comunità
politiche, nell'interno delle medesime, vanno regolati con il principio di
sussidiarietà, così nella luce dello stesso principio vanno
regolati
pure i rapporti tra i poteri pubblici delle singole comunità politiche e i
poteri pubblici della comunità mondiale. Ciò significa che i poteri pubblici
della comunità mondiale debbono affrontare e risolvere i problemi a contenuto
economico, sociale, politico, culturale che pone il bene comune universale;
problemi però che per la loro ampiezza, complessità e urgenza i poteri pubblici
delle singole comunità politiche non sono in grado di affrontare con
prospettiva di soluzioni positive.
(141) I poteri pubblici della comunità
mondiale, non hanno lo scopo di limitare la sfera di azione ai poteri pubblici
delle singole comunità politiche e tanto meno di sostituirsi a essi; hanno
invece lo scopo di contribuire alla creazione, sul piano mondiale, di un
ambiente nel quale i poteri pubblici delle singole comunità politiche, i
rispettivi cittadini e i corpi intermedi possano svolgere i loro compiti,
adempiere i loro doveri, esercitare i loro diritti con maggiore sicurezza.
7. SEGNI DEI TEMPI.
(142) Come è noto, il 26 giugno 1945, venne
costituita l'organizzazione delle Nazioni Unite (ONU); alla quale, in seguito,
si collegarono gli istituti intergovernativi aventi vasti compiti
internazionali in campo economico, sociale, culturale, educativo, sanitario. Le
Nazioni Unite si proposero come fine essenziale di mantenere e consolidare la
pace fra i popoli, sviluppando fra essi le amichevoli relazioni , basate sui
principi dell'uguaglianza, del vicendevole rispetto, della multiforme
cooperazione in tutti i settori della convivenza.
(143) Un atto della più alta importanza
compiuto dalle Nazioni unite è la DiCHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO,
approvata in assemblea generale il 10 dicembre 1948. Nel preambolo della stessa
dichiarazione si proclama come ideale da perseguirsi da tutti i popoli e da
tutte le nazioni l'effettivo riconoscimento e rispetto di quei diritti e delle
rispettive libertà.
(144) Su qualche punto particolare sono state
sollevate obiezioni e fondate riserve. Non è dubbio però che il documento segni
un passo importante nel cammino verso l'organizzazione giuridico~politica della
comunità mondiale. In esso, infatti,
viene riconosciuta, nella forma più solenne, la dignità di persona a tutti gli
esseri umani; e viene di conseguenza proclamato come loro fondamentale diritto
quello di muoversi liberamente nella ricerca del vero, nell'attuazione del bene
morale e della giustizia, e il diritto ad una vita dignitosa; e vengono pure
proclamati altri diritti connessi con quelli accennati.
(145) Auspichiamo pertanto che l'organizzazione
delle Nazioni Unite - nelle strutture e nei mezzi- si adegui sempre più alla
vastità e nobiltà dei suoi compiti; che arrivi il giorno in cui i singoli
esseri trovino in essa una tutela efficace in ordini ai diritti che
scaturiscono immediatamente dalla loro dignità di persone; e che perciò sono
diritti universali, inviolabili, inalienabili. Tanto più che i singoli esseri
umani, mentre partecipano più attivamente alla vita pubblica delle proprie
comunità politiche, mostrano un crescente interessamento alle vicende di tutti
i popoli e avvertono con maggiore consapevolezza di essere membra vive di una
comunità mondiale.
PARTE
V:
RICHIAMI
PASTORALI
I
DOVERE DI PARTECIPARE ALLA VITA PUBBLICA
(146) Ancora una volta ci permettiamo di
chiamare i nostri figli al dovere che hanno di partecipare attivamente alla
vita pubblica e di contribuire all'attuazione del bene comune della famiglia
umana della propria comunità politica, e di adoprarsi quindi alla luce della
fede e con la forza dell'amore. Perché le istituzioni a finalità economiche,
sociali, culturali e politiche, siano tali da non creare ostacoli,
ma
piuttosto facilitare o rendere meno arduo alle persone il loro perfezionamento
tanto nell'ordine naturale che in quello soprannaturale.
2.
COMPETENZA SCIENTIFICA, CAPACITA' TECNICA,
ESPERIENZA
PROFESSIONALE.
(147) Non basta essere illuminati dalla fede
e accesi dal desiderio del bene per penetrare di sani principi una civiltà e
vivificarla nello spirito del vangelo. A tale scopo è necessario inserirsi
nelle sue istituzioni e operare validamente dal di dentro delle medesime.
(148) Però la nostra civiltà si
contraddistingue soprattutto per i suoi contenuti scientifico-tecnici.per cui
non ci si inserisce nelle sue istituzioni e non si opera con efficacia dal di
dentro delle medesime se non si è scientificamente competenti, tecnicamente
capaci, professionalmente esperti.
3.
L'AZIONE COME SINTESI DI ELEMENTI SCIENTIFICO-
TECNICO-PROFESSIONALE
E DI VALORI SPIRITUALI
(149) Amiamo pure richiamare all'attenzione
che la competenza scientifica, la capacità tecnica, l'esperienza professionale,
non sono però sufficienti per ricomporre i rapporti della convivenza in un
ordine genuinamente umano; e cioè in un ordine di cui fondamento è la verità,
misura e obiettivo la giustizia, forza propulsiva l'amore, metodo di attuazione
la libertà.
(150) A tale scopo si richiede certamente che
gli esseri umani svolgano le proprie attività a contenuto temporale, obbedendo
alle leggi che sono a essi immanenti, e seguendo metodi rispondenti alla loro
natura; ma si richiede pure nello stesso tempo, che svolgano quelle attività
nell'ambito dell'ordine morale, e quindi come esercizio o rivendicazione di un
diritto, come adempimento di un dovere e prestazione di un servizio; come risposta
positiva al disegno provvidenziale di Dio mirante alla nostra salvezza; si
richiede
cioè
che gli esseri umani, nell'interiorità di se stessi, vivano il loro operare a
contenuto temporale come una sintesi di elementi
scientifico-tecnico-professionali e di valori spirituali.
4.
RICOMPOSIZIONE UNITARIA NEI CREDENTI TRA FEDE
RELIGIOSA
E ATTIVITA' A CONTENUTO MORALE.
(151)
Nelle comunità nazionali di tradizione cristiana, le istituzioni dell'ordine
temporale, nell'epoca moderna, mentre rivelano spesso un alto grado di
perfezione scientifico-tecnica e di efficienza in ordine ai rispettivi fini
specifici, nello stesso tempo si caratterizzano non di rado per la povertà di
fermenti e di accenti cristiani.
(152)
E' certo tuttavia che alla creazione di quelle istituzioni hanno contribuito e
continuano a contribuire molti che si ritenevano e si ritengono cristiani; e
non è dubbio che, in parte almeno, lo erano e lo sono. Come si spiega?
Riteniamo che la spiegazione si trovi in una frattura nel loro animo fra la credenza
cristiana e l'operare a contenuto temporale. E' necessario quindi che in essi
si ricomponga l'unità interiore; e nelle loro attività temporali sia pure
presente la fede come faro che illumina e la carità come forza che vivifica.
5.
SVILUPPO INTEGRALE DEGLI ESSERI UMANI IN FORMAZIONE.
(153)Ma
pensiamo pure che l'accennata frattura nei credenti fra credenza religiosa e
operare a contenuto temporale, è il risultato, in gran parte se non del tutto,
di un difetto di solida formazione cristiana. Capita, infatti, troppo spesso e
in molti ambienti, che non vi sia proporzione fra istruzione scientifica e
istruzione religiosa:
l'istruzione
scientifica continua a estendersi fino ad attingere gradi superiori, mentre
l'istruzione religiosa rimane di grado elementare. E' perciò indispensabile che
negli esseri umani in formazione, l'educazione sia integrale e ininterrotta; e
cioè che in essi il culto dei valori religiosi e l'affinamento della coscienza
morale proceda di pari passo con la continua sempre più ricca assimilazione di
elementi scientifico-tecnici ; ed è pure indispensabile che siano educati circa
il metodo idoneo secondo cui svolgere in concreto i loro compiti.
6.
IMPEGNO COSTANTE.
(154)
Riteniamo opportuno fare presente come sia difficile cogliere, con sufficiente
aderenza, il rapporto tra esigenze obiettive della giustizia e situazioni
concrete; di individuare cioè i gradi e le forme secondo cui i principi e le
direttive dottrinali devono tradursi nella realtà.
(155)
E l'individuazione di quei gradi e di quelle forme è tanto più difficile
nell'epoca nostra, caratterizzata da un dinamismo accentuato. Per cui il
problema dell'adeguazione della realtà sociale alle esigenze obiettive della
giustizia è problema che non ammette mai una soluzione definitiva. I nostri
figli pertanto devono vigilare su se stessi per non adagiarsi soddisfatti in
obiettivi già raggiunti.
(156)
Anzi per tutti gli esseri umani è quasi un dovere pensare che quello che è
stato realizzato è sempre poco rispetto a quello che resta ancora da compiere
per adeguare gli organismi produttivi, le associazioni sindacali, le
organizzazioni professionali, i sistemi assicurativi, gli ordinamenti
giuridici, i regimi politici, le istituzioni a finalità culturali, sanitarie,
ricreative e sportive, alle dimensioni proprie dell'era dell'atomo e delle
conquiste spaziali; era nella quale la famiglia umana è già entrata e ha
iniziato il suo nuovo cammino con prospettive di un'ampiezza sconfinata.
7.
RAPPORTI TRA CATTOLICI E NON CATTOLICI IN CAMPO
ECONOMICO~SOCIALE-POLITICO.
(157)
Le linee dottrinali tracciate nel presente documento scaturiscono o sono
suggerite da esigenze insite nella stessa natura umana, e rientrano, per lo
più, nella sfera del diritto naturale. Offrono quindi ai cattolici un vasto
campo di incontri, di intese tanto coi i cristiani separati da questa sede
apostolica, quanto con esseri umani non illuminati dalla fede in Gesù Cristo,
nei quali però è presente la luce della ragione ed è pure presente ed operante
l'onestà naturale." In tali rapporti i nostri figli siano vigilanti per
essere sempre coerenti con se stessi, per venire mai a compromessi riguardo
alla religione e alla morale. Ma nello stesso tempo siano e si mostrino animati
di spirito di comprensione, disinteressati e disposti a operare lealmente
nell’attuazione di oggetti che siano di loro natura buoni o riducibili al bene.
(158)
Non si dovrà però mai confondere l'errore con l'errante, anche quando trattasi
di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale- religioso.
L'errante è sempre e innanzitutto un essere umano e conserva, in ogni caso, la
sua dignità di persona; e va sempre considerato e trattato come si conviene a
tanta dignità. Inoltre in ogni essere umano non si spegne mai l'esigenza,
congenita alla sua natura, di spezzare gli schemi degli errori per aprirsi alla
conoscenza della verità. E l'azione di Dio in lui non viene mai meno. Pertanto
chi in un particolare momento della sua vita non ha chiarezza di fede, o
aderisce a opinioni erronee, può essere domani illuminato e credere alla
verità. Gli incontri e le intese, nei vari settori dell'ordine temporale, fra
credenti e quanti non credono, o credono in modo non adeguato, perché
aderiscono a errori, possono essere occasione per scoprire la verità e per renderle
omaggio.
(159)
Va altresì tenuto presente che non si possono neppure identificare false
dottrine filosofiche sulla natura, l'origine e il destino dell'universo e
dell'uomo, con movimenti storici a finalità economiche, sociali, culturali e
politiche, anche se questi movimenti sono state originate da quelle dottrine e
da esse hanno tratto e traggono tuttora ispirazione. Giacchè le dottrine, una
volta elaborate e definite, rimangono sempre le stesse; mentre i movimenti
suddetti, agendo sulle situazioni storiche incessantemente evolventi, non
possono non subire gli influssi e quindi non possono non andare soggetti a
mutamenti anche profondi. Inoltre chi può negare che in quei movimenti , nella
misura in cui sono conformi ai dettami della retta ragione e si fanno
interpreti delle giuste aspirazione della persona umana, vi siano elementi
positivi e meritevoli di approvazione?
(160)
Pertanto, può verificarsi che un avvicinamento o incontro di ordine pratico,
ieri ritenuto non opportuno o non fecondo, oggi invece lo sia o lo possa
divenire domani. Decidere se tale momento è arrivato, come pure stabilire i
modi e i gradi dell'eventuale consonanza di attività al raggiungimento di scopi
economici, sociali,culturali, politici, onesti ed utili al vero bene della comunità,
sono problemi che si possono risolvere soltanto con la virtù della prudenza,
che è la guida delle virtù che regolano la vita morale, sia individuale che
sociale. Perciò, da parte dei cattolici, tale decisione spetta in primo luogo a
coloro
che vivono od operano nei settori specifici della convivenza, in cui quei
problemi si pongono sempre tuttavia in accordo con i principi del diritto
naturale, con la dottrina sociale della Chiesa e con le direttive dell'autorità
ecclesiastica. Non si deve, infatti, dimenticare che compete alla Chiesa il
diritto e il dovere non solo di tutelare i principi déll'ordine etico e
religioso, ma anche di intervenire autoritativamente presso i suoi figli nella
sfera dell'ordine temporale, quando si tratta di giudicare dell'applicazione di
quei principi ai casi concreti.
8. GRADUALITA'
(161)
Non mancano anime particolarmente dotate di generosità, che, trovandosi di
fronte a situazioni nelle quali le esigenze della giustizia non sono
soddisfatte o non lo sono in grado sufficiente, si sentono accese dal desiderio
di innovare , superando con un balzo solo tutte le tappe, come volessero fare
ricorso a qualcosa che può rassomigliare alla rivoluzione.
(162)
Non si dimentichi che la gradualità è la legge della vita in tutte le sue espressioni;
per cui anche nelle istituzioni umane non si riesce ad innovare verso il meglio
che agendo dal di dentro di esse gradualmente." Non nella
rivoluzione-proclama Pio XII- ma in una evoluzione concordata sta la salvezza e
la giustizia. La violenza non ha mia fatto altro che abbattere, non innalzare:
accendere le passioni, non calmarle; accumulare odi e rovine, non affratellare
i contendenti; e ha precipitato gli uomini e i partiti nella dura necessità di
costruire lentamente, dopo prove dolorose, sopra i ruderi della
discordia".
9,
COMPITO IMMENSO.
(163)
A
tutti gli uomini di buona volontà spetta il compito immenso di comporre i
rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia, nell'amore, nella
libertà; i rapporti della convivenza tra i singoli esseri umani, fra i
cittadini e le rispettive comunità politiche, fra le stesse comunità politiche,
tra individui, famiglie, corpi intermedi e comunità politiche da una parte e
dall'altra la comunità mondiale.Ufficio
mobilissimo
qual è quello di attuare la vera pace nell'ordine stabilito da Dio.
(164) Certo coloro che prestano la loro opera alla
ricomposizione dei rapporti della vita sociale secondo i criteri sopra
accennati, non sono molti; a essi vada il nostro paterno apprezzamento, il
nostro pressante invito a perseverare nella loro opera con slancio sempre più
rinnovato. E ci conforta la speranza che il loro numero aumenti, soprattutto
fra i credenti. E' un imperativo del dovere, è un'esigenza dell'amore. Ogni
credente, in questo nostro mondo, deve essere una scintilla di luce, un centro
di amore, un fermento vivificatore nella massa: e tanto più lo sarà, quanto
più, nell'intimità di se stesso, vive in comunione con Dio.
(165) Infatti non si dà pace fra gli uomini
se non vi è pace in ciascuno di essi, se cioè ognuno non instaura in se stesso
l'ordine voluto da Dio." Vuole l'anima tua - si domanda sant'Agostino -
vincere le tue passioni? Sia sottomessa a chi è in alto e vincerà ciò che è in
basso. E sarà in te la pace:
vera,sicura,
ordinatissima. Qual è l'ordine di questa pace? Dio comanda all'anima, l'anima
al corpo: niente di più ordinato".
10.
IL PRINCIPE DELLA PACE.
(166)
Queste nostre parole, che abbiamo voluto dedicare ai problemi che più assillano
l'umana famiglia, nel momento presente, e dalla cui equa soluzione dipende
l'ordinato progresso della società, sono dettate da una profonda aspirazione
che sappiamo comune a tutti gli uomini di buona volontà: il consolidamento
della pace nel mondo.
(167) Come vicario, benché tanto umile e
indegno, di colui, che il profetico annuncio chiama il "PRINCIPE DELLA
PACE" (Is.9,6) abbiamo bisogno di spendere tutte le nostre energie per il
rafforzamento di questo bene. Ma la pace rimane solo vuoto suono di parole, se
non è fondata su quell'ordine che il presente documento ha tracciato con
fiduciosa speranza:
ordine
fondato sulla verità, costruito secondo giustizia, vivificato e integrato dalla
carità, e posto in atto nella libertà.
(168)
E' questa un'impresa tanto nobile e alta, che le forze umane, anche se
animate da ogni lodevole buona volontà, non possono da sole portare a effetto.
Affinché l'umana società sia uno specchio il più fedele possibile del regno di
Dio è necessario l'aiuto dall'alto.
(169) Per questo ,la nostra invocazione in
questi giorni sacri sale più fervorosa a colui che ha vinto nella sua dolorosa
passione e morte il peccato elemento disgregatore e apportatore di lutti e
squilibri, e ha riconciliato l'umanità col Padre celeste nel suo sangue:
"Poiché egli è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo
solo... Ed è venuto ad evangelizzare la pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini
(Ef. 2-14-17)
(170) E nella liturgia di questi giorni
risuona l'annuncio: "Gesù nostro Signore, alzatosi e stando in mezzo ai
suoi discepoli, disse: "Pace a voi, alleluia"; al vedere il Signore,
i discepoli furono pieni di gioia". Egli lascia la pace, egli porta la
pace:
"Vi
lascio la pace, vi do la mia pace, Non come la dà il
mondo
io la dono a voi" (Gv.14,27).
(171) Questa è la pace che chiediamo a lui
con l'ardente sospiro della nostra preghiera. Allontani egli dal cuore degli
uomini ciò che la può mettere in pericolo; e li trasformi in testimoni di
verità, di giustizia, di amore fraterno.Illumini i responsabili dei popoli,
affinché, accanto alle sollecitudini per il giusto benessere dei loro
cittadini, garantiscano e difendano il dono della pace; accenda le volontà di
tutti a superare le barriere che dividono, ad accrescere i vincoli della mutua
carità, a comprendere gli altri, a perdonare coloro che hanno recato ingiurie;
in virtù della sua azione, si affratellino tutti i popoli della terra e
fiorisca in essi e regni sempre la desideratissima pace.
(172) In pegno di questa pace e con l'augurio
che essa irraggi nelle cristiane comunità a voi affidate, specialmente a
beneficio dei più umili e bisognosi di aiuto e di difesa, siamo lieti di dare a
voi, venerabili fratelli, e ai sacerdoti del clero secolare e regolare, ai
religiosi e alle religiose e ai fedeli delle vostre diocesi, particolarmente a
coloro che porranno ogni impegno per mettere in pratica le nostre esortazioni,
la benedizione
apostolica,
propiziatrice dei celesti favori. Infine, per tutti gli uomini di buona
volontà, destinatari anch'essi di questa nostra lettera enciclica, imploriamo
dal nostro Dio salute e prosperità.
Giovanni
XXIII Papa
CONCLUSIONE
DEL LIBRO : " OPERA CENACOL O
FAMILIARE"
INVOCAZIONE
ALLA GERARCHIA DELLA CHIESA
CATTOLICA.
"Sono
pienamente conscio che molte posizioni dottrinali e pastorali da me assunte nel
mio libro, non coincidono con il tuo Magistero ufficiale; nello stesso tempo
però sono pienamente convinto che lo Spirito Santo sta indirizzando la Chiesa
di Gesù verso le posizioni da me assunte, illuminato dalla luce divina.
Amata
Gerarchia Cattolica, non mi condannare : io ho dedicato tutta la mia vita per
il Regno di Dio, ho cercato sempre di cibarmi del pane quotidiano della volontà
della Famiglia Trinitaria di Dio ed ho sperimentato nella gioia la sua divina
assistenza in tutti i miei passi. Se mi è lecito permettermi di rivolgerti un
consiglio, ti prego di imitare la saggezza di Gamaliele: se quanto ho scritto e
difeso è opera mia, morirà da solo; ma se quanto ho scritto e difeso è opera di
Dio non correre il rischio di lottare contro Dio. Grazie!
Sac.
Salvatore Paparo