"E
noi abbiamo creduto all’Amore" (1Gv.4,16).
OPERA CENACOLO FAMILIARE
Caro Amico,
Il Cenacolo familiare e' nato in embrione
nel Maggio 1946 nel silenzio di un Seminario del Piemonte. D'allora e' iniziata
l'odissea della sua storia. Oggi puo' mostrare il suo vero volto come profezia
del prossimo avvenire della Chiesa. A base di tutto si pone l'Eta' Aurea del
Cristianesimo che e' imminente pur considerando che i tempi di Dio non sono
i nostri.
Allora il mondo intero:
1. A. Riconoscera'
Gesu' come unico suo Salvatore e si convertira' a Lui.
1. B. Vivrà,
in modo straordinario un’Era di pace e di benessere.
1A
Nell’Età Aurea del Cristianesimo il mondo
intero riconoscerà Gesù come suo unico Salvatore, si convertirà a lui ed
entrerà a far parte dell’unica Chiesa.
Questa certezza ci proviene dalla Sacra
Scrittura. Fra i numerosi testi scegliamo i più significativi:
2.
1."Dice il Signore: Questo è il mio servo (Gesù) …
l’ho riempito del mio Spirito perché diffonda la mia legge fra tutti i
popoli: Egli farà conoscere la legge vera. Non perderà né la speranza, né
il coraggio finché non avrà stabilito la mia legge sulla terra … Dio,
il Signore, dice al suo Servo: "Io ti ho formato e per mezzo tuo farò
un’alleanza con tutti i popoli e porterò la luce a tutte le Nazioni"
(Is 42,1-7).
3.
2."Il Signore regnerà su tutta la terra, tutti onoreranno
e riconosceranno Lui, come Dio (Zac 14,9).
4.
3."Tutti i Popoli della terra si convertiranno e
saranno veramente fedeli al Signore" (Tobia 14,6).
5.
4."Il Signore dice: verrà il tempo in cui radunerò
gli uomini di tutti i popoli e di tutte le nazioni, nonostante i loro pensieri
e le loro azioni. Così mostrerò loro la mia gloria" (Is 66,18).
Non ci
sfugga che la conversione del mondo intero a Gesù è opera della misericordia di
Dio: essa avverrà "nonostante" i pensieri e le azioni degli
uomini.
6.
5."… (Gesù) se una canna è inclinata non la
spezzerà, se una lampada è debole non la spegnerà. Farà così, fino a quando
avrà fatto trionfare la sua Giustizia; ed Egli sarà per tutti i Popoli una
speranza" (Mt 28,18-21).
7.
6."A me è stato dato ogni potere in cielo e in
terra. Perciò andate, fate divenire miei discepoli tutti gli uomini del
mondo" (Mt 28,18-20).
8.
7.L’azione visibile della Chiesa, sostenuta dall’azione continua
e invisibile di Gesù "Sarò con voi fino alla fine del mondo",
avrà esito felice: "Quando sarò innalzato da terra attirerò a me tutti
gli uomini" (Gv 12,32-33).
9.
8."Ho anche altre pecore che non sono in questo
recinto. Anche di quelle devo diventare Pastore. Udranno la mia voce e
diventeranno un unico gregge con un unico Pastore" (Gv 10,16).
10.
9.Il mondo intero si convertirà a Gesù solo quando i
cristiani, superate le loro scandalose divisioni, torneranno all’unità: "Fa’
che siano tutti una sola cosa come tu, Padre, sei in me ed io sono in te, anch’essi
(i cristiani) siano una sola cosa in noi. Così il mondo crederà che tu mi hai
mandato" (Gv 17,20-23).
Certamente
Dio padre ha esaudito Gesù perché la sua preghiera è sempre efficace. "Allora
spostarono la pietra. Gesù alzò lo sguardo al cielo e disse: "Padre, ti
ringrazio perché mi hai ascoltato. Lo sapevo che mi ascolti sempre. Ma
ho parlato così per la gente che sta qui attorno perché credano che tu mi hai
mandato" (Gv 11,41-42).
11.
10. Anche gli Ebrei finalmente si
convertiranno a Gesù e riconosceranno in Lui il Messia atteso: "Gli
Ebrei hanno inciampato, ma io mi domando: la loro rovina è definitiva? No di
certo. La loro caduta ha favorito la salvezza degli altri popoli, e questo
è avvenuto per spingere gli Ebrei alla gelosia. Se la loro caduta ha già
arricchito il mondo e il loro fallimento ha avvantaggiato gli altri Popoli,
quale maggiore beneficio si avrà quando tutti loro accetteranno il Cristo?"
(Rm 11,11-12).
Gli
Ebrei si convertiranno a Gesù dopo la conversione a Gesù di tutto il mondo:
"Fratelli, io voglio farvi conoscere il misterioso progetto di Dio, perché
non diventiate presuntosi: una parte di Israele continuerà nella sua
ostinazione fino a che tutti gli altri Popoli non saranno giunti alla Salvezza."
(Rm 11,25-32).
12.
11. A proposito dell’Età Aurea del Cristianesimo in
cui Gesù sarà riconosciuto e accettato come unico Salvatore da tutto il mondo,
merita un’accentuazione particolare quanto afferma l’Apocalisse.
Essa
sotto forma di impressionanti difficili simbolismi pone in risalto gli
inauditi, terrificanti e sanguinari sforzi di Satana e degli uomini suoi simili
ed alleati per vincere Gesù e la sua Chiesa. In un periodo della storia umana,
però, Gesù interverrà in modo straordinario e renderà del tutto inefficace
l’azione demoniaca per mille anni (per una lunghissima epoca gli uomini
si dimostreranno docili discepoli di Gesù e del suo messaggio evangelico). Dopo
quest’Era ineffabile, Satana riuscirà nuovamente a pervertire gli uomini, ma
ben presto seguirà la fine del mondo attuale, il Giudizio Universale e la
definitiva ed eterna separazione tra i cittadini del Cielo e i dannati.
Il
testo Sacro si esprime così:
"Poi
vidi scendere dal cielo un angelo che teneva in mano la chiave del mondo
sotterraneo e una lunga catena. L’Angelo afferrò il drago, il serpente antico,
cioè Satana il Diavolo. E lo incatenò per mille anni, lo gettò nel mondo
sotterraneo, ne chiuse l’entrata e la sigillò sopra di lui. Così il Drago
non avrebbe poiù ingannato nessuno per mille anni. Alla fine dei mille anni,
però, deve essere sciolto per un po’ di tempo… quando saranno trascorsi i mille
anni, Satana sarà liberato dalla sua prigione e andrà a convincere Gog e Magog
e tutti i popoli del mondo numerosi come la sabbia del mare, e li
radunerà per la guerra.
Eccoli,
dilagano su tutta la terra e assediano il campo di quelli che appartengono al
Signore, la città che Egli ama. Ma giù dal cielo venne un fuoco che li divorò,
e il Diavolo che li ingannava fu gettato nel lago di fuoco e di zolfo dove
c’erano già il mostro e il falso Profeta. Li saranno tormentati notte e
giorno per sempre" (Ap 20,1-10).
Gli
uomini che dopo l’Età Aurea del Cristianesimo si pervertiranno saranno
numerosi: allora si realizzerà la profezia di Gesù: "Quando il Figlio
dell’uomo ritornerà sulla terra vi troverà ancora Fede?" (Lc 18,8).
1.B
Nell’Età Aurea del Cristianesimo tutta
l’umanità vivrà in modo straordinario un’Era di pace e di benessere
Quando Dio assume un uomo a suo
Profeta, lo inspira in modo che gli uomini contemporanei al profeta possano
comprendere il messaggio divino, anche se parzialmente e in modo imperfetto. E
poiché al tempo biblico si viveva in un mondo agricolo e pastorizio e si
combatteva con archi, scudi, frecce, lance e spade, il linguaggio dei profeti
vi si adeguò. Noi, però, per intendere il pensiero di Dio dobbiamo adattare i
testi Biblici alla nostra cultura e soprattutto pensare alle armi con cui oggi
si combattono o è possibile combattere le guerre: carri armati, apparecchi,
bombe atomiche… Senza questo adattamento non riusciamo a percepire il sublime
preannuncio della Pace e del benessere messianici.
9.
a. Pace Universale Messianica
1.
1. "(I popoli) trasformeranno le loro spade in aratri
e le lance in falci. Le nazioni non saranno più in lotta tra di loro e
cesseranno di prepararsi alla guerra" (Is 2,1-5).
2.
2. "E’ NATO UN BAMBINO PER NOI… SARA’ CHIAMATO
PRINCIPE DELLA PACE. Diventerà sempre più potente ED ASSICURERA’ UNA PACE
CONTINUA" (Is 9,5-6).
3.
3. "… Spezzerò l’arco e la spada, eliminerò
la guerra da questa terra. Farò vivere il mio Popolo in Pace" (Os
2,19-20).
4.
4. "Trasformeranno le loro spade in aratri e
le loro lance in falci. Le nazioni non saranno più in lotta tra di loro e cesseranno
di prepararsi alla guerra. Ognuno vivrà in pace…" (Mic 4,3-4).
5.
5. "Il nuovo capo (Gesù) guiderà con fermezza il
popolo… il popolo vivrà sicuro perché Egli manifesterà la sua grandezza fino all’estremità
della terra e porterà pace" (Mic 5,1-3).
6.
6. "(Gesù) ristabilirà la pace tra le nazioni
e regnerà da mare a mare, dal fiume Eufrate fino ai confini della terra"
(Zac 4,3-4).
7.
7. "Guardate che cosa ha compiuto il Signore,
quali prodigi ha fatto sulla terra! In tutto il mondo pone fine alle guerre"
(Sal 46,9-11).
8.
8. Finalmente si realizzerà la profezia della pace
Universale annunziata e cantata dagli angeli sulla grotta di Betlemme: "Gloria
a Dio in cielo, e pace in terra agli uomini che Dio ama" (Lc 2,14).
9.
9.
10.
b.Benessere universale messianico
La pace
Universale Messianica, frutto dell’amore per Dio e per il Prossimo, recherà
immensi benefici a tutti, si rispetterà la natura, si favorirà lo sviluppo di
tutti i popoli, i soldi fin’ora sprecati per la costruzione delle armi saranno
investiti per debellare la fame, le malattie, le disuguaglianze sociali. In
conseguenza la vita umana sarà longeva e felice: "Il Signore dice: -
le sofferenze del passato saranno dimenticate, svaniranno davanti i miei occhi.
Io sto per creare un nuovo cielo e una nuova terra. Non si ricorderà più il
passato, non ci si penserà più. Gioite ed esultate per quello che creerò: una
Gerusalemme entusiasta e un popolo pieno di gioia. Mi rallegrerò per
Gerusalemme e gioirò per il mio popolo e non si sentirà più in essa pianti o
grida di dolore.
Non
morranno più neonati e gli adulti avranno una lunga vecchiaia. Morirà giovane
chi morirà a cent’anni. Se uno non arriverà a cent’anni vorrà dire che io lo ho
punito… il mio popolo vivrà a lungo come un albero secolare, i miei fedeli si
godranno il frutto del loro lavoro. Tutto quello che faranno riuscirà bene, non
metteranno al mondo figli per poi vederli morire.
Saranno un popolo benedetto dal Signore essi e i loro figli. Risponderò loro
prima ancora che mi chiamino. Li avrò ascoltati prima ancora che finiscano di
parlare" (Is 65,16-24).
"Il
Signore mostra la sua bontà verso Gerusalemme, ha pietà delle sue rovine, trasformerà
questa terra deserta in un giardino meraviglioso, questo suolo arido in un
paradiso. Qui si sentiranno grida di gioia, canti di lode e di
ringraziamento" (Is 51,3).
2
L’Età Aurea del Cristianesimo, Era d’amore tra
individui e tra nazioni, Era di pace e di benessere, coinciderà con l’Età Aurea
della Famiglia, creata ad immagine e somiglianza della Famiglia Trinitaria di
Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo; e redenta con la
morte-risurrezione di Gesù sposo della Chiesa.
2A
La Famiglia umana è stata creata ad immagine e
somiglianza della Famiglia Trinitaria, di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio
Spirito Santo.
Lasciamoci investire dalla luce
della Rivelazione e riflettiamo sulla definizione che l’Apostolo San Giovanni
dà di Dio:
"DIO
E’ AMORE" (Gv 4,8)
L’
AMORE è l’essenza di Dio. Se Dio, pertanto, per impossibile,
cessasse di essere amore non esisterebbe più, così come il sole non esisterebbe
più se cessasse di essere luce e calore. In quanto Amore, Dio non è un
solitario ma una ineffabile FAMIGLIA composta da TRE PERSONE
FELICISSIME: DAL PADRE, DAL FIGLIO, E DALLO SPIRITO SANTO.
Le quattro caratteristiche dell’amore: dono,
ricambio del dono, unione e felicità si identificano con Dio Uno e
Trino:
il
Padre dona tutto se stesso al Figlio generandolo; il Figlio si
ridona al Padre cosicché tutto ciò che è del Figlio è anche del Padre e
tutto ciò che è del Padre è anche del Figlio (Cfr. Gv 17,10); lo Spirito
Santo è l’amore personificato, ossia, La Persona che in Sé unisce il
Padre al Figlio e il Figlio al Padre e in modo tale che le Tre Persone
divine uguali e distinte non sono tre dei ma un solo Dio.
Non ci
riesce difficile capire che le Tre Persone che costituiscono la Famiglia
increata ed eterna di Dio sono felicissime: difatti tutti quanti
sperimentiamo con evidenza immediata che la felicità ci proviene dal bene
coscientemente posseduto: la vista a d esempio è un bene; se possediamo un
organo visivo sano siamo felici perché possiamo ammirare tutte le bellezze che
ci circondano. E’ chiaro che più beni possediamo e più felici siamo:
così, ad esempio, se oltre agli occhi sani abbiamo anche un udito sano siamo
più felici che se possedessimo solo gli occhi sani. Su questa linea dobbiamo,
senza esitazione, ammettere che Dio, il Quale possiede tutti i beni e in Sommo
Grado è felicissimo, è il culmine della felicità, è la felicità.
Dio-Amore,
Dio Famiglia Trinitaria Felicissima, per Amore gratuito e di privilegio, decise
di comunicare la sua felicità all’uomo e lo creò Famiglia a sua immagine e
somiglianza: ciascuno di noi sia uomo che donna, è
membro di una famiglia almeno come figlio o figlia se non come sposo o sposa,
come madre o padre.
Fissiamo la nostra attenzione
sulla Famiglia umana per percepire un pochino la sua somiglianza con la
Famiglia Trinitaria di Dio. Facciamo alcuni rilievi:
Primo
rilievo – L’uomo e la donna sono l’immagine del Padre celeste sia come sposo e
sposa sia come padre e madre.
A.
a.Come sposo e sposa: quando
un uomo e una donna si sposano diventano un solo essere come uno è il Padre.
Badiamo bene, però: questa unione si verifica solo nel vero matrimonio, ossia
quando un uomo e una donna si amano veramente, vogliono unire le loro vite
per sempre e con assoluta fedeltà reciproca. Quando manca l’amore reciproco
non c’è matrimonio ma solo convivenza egoistica, non c’è fusione
di vite, ma due unità che stanno vicine per sfruttarsi vicendevolmente.
Da qui i molti fallimenti di matrimoni che sembrano veri, mentre sono tali
solo apparentemente.
B.
b.Come padre e madre: il
Padre celeste, perché perfetto, genera da solo il suo Figlio
Unigenito; mentre il padre e la madre umani perché imperfetti e complementari,
generano insieme il loro figliolo.
La
Sacra Scrittura alla prima Persona della Santissima Trinità attribuisce
sentimenti materni ci legittima l’espressione: "IL PADRE CELESTE E’
INSIEME PADRE E MADRE": "Quand’anche una madre dimenticasse il proprio
figlio, io non vi dimenticherò mai. Come una madre accarezza il suo bambino
così io vi consolerò … sarete portati nel mio seno, vi cullerò sulle mie
ginocchia" (Is 66,12-13); "Coma una madre ama il suo unico figlio,
così io amo te" (2 Re 1,26).
Secondo rilievo – Nella
famiglia umana il figlio è l’immagine del Figlio Unigenito di Dio
Come,
infatti, il Figlio Unigenito di Dio è frutto della donazione amorosa del
Padre celeste ed è tutto il Padre, tanto da potersi dire: "Chi vede
il Figlio vede il Padre e chi vede il padre vede il Figlio" (Gv 14,9).
Così il figlio della famiglia umana è il frutto della donazione amorosa del
padre e della madre ed è il compendio di essi. In altre parole possiamo
affermare che il figlio è il padre e la madre impastati insieme – (fusione
dello spermatozoo vita dell’uomo con l’ovulo, vita della donna).
Questo impasto è talmente perfetto e meraviglioso che dello stesso bambino
sinceramente dicono: "Rassomiglia tutto alla mamma" –
"Rassomiglia tutto al papà".
La presenza del figlio ci
permette alcune precisazioni di fondamentale importanza:
1a – Il
figlio è l’espressione visibile dell’unità dei genitori verificatasi
invisibilmente al momento in cui essi, nella celebrazione del matrimonio, si
giurarono eterno amore.
2a – La
fusione della vita dei genitori nel figlio ratifica la necessità
dell’indissolubilità del matrimonio: come, infatti, il figlio è uno e
non si può scindere per separare ciò che gli è stato donato dal padre da ciò
che gli è stato donato dalla madre, allo stesso modo papà e mamma non
possono spezzare la loro unità coniugale. Se essi spezzano questa unità con il
divorzio causano un vero disastro nella loro vita; così si compirebbe lo
scempio del bambino se con un coltello si volesse tentare di separare in lui
ciò che è dono del padre da ciò che dono della madre. Per questo motivo Gesù
interrogato dagli Ebrei se era lecito divorziare, rispose: "No! L’uomo
non divida ciò che Dio ha unità" (Mt 19,6).
3a – Il
bambino va rispettato fin dal primo momento del suo concepimento. L’aborto è
il più grave peccato che si possa commettere contro il prossimo, principalmente
perché:
1. 1.Si
uccide l’essere più impotente: cosa può un esserino appena sorto alla
vita contro un adulto?
2. 2.Si
uccide l’essere più innocente: che male ha fatto il neo concepito da
meritare la pena di morte?
3. 3.Si
uccide il proprio figlio: è la mamma che lo elimina:
come il più grande atto d’amore è donare la vita, così il più alto
tradimento dell’amore è togliere la vita.
Terzo
rilievo – L’amore che unisce reciprocamente gli
sposi, i genitori al figlio e il figlio ai genitori, è l’immagine dello
Spirito Santo Amore che unisce in sé il Padre celeste al Figlio
Unigenito e il Figlio Unigenito al Padre celeste. Certo ci riesce difficile
capire come in Dio l’amore con cui il Padre e il Figlio si amano è una Persona
distinta dal Padre e dal Figlio. Invece costatiamo con immediatezza ed evidenza
che una famiglia umana i cui membri si amano è una famiglia unita e felice,
mentre una famiglia i cui membri non si amano, è una famiglia
disunita e infelice.
Da quanto abbiamo rilevato ci
risulta che Dio ha creato la Famiglia a sua immagine e somiglianza perché nell’amore
fosse unita e felice. Ma purtroppo intervenne il peccato: esso causò un
immane disastro! Ciò che per natura deve essere unito, se si disintegra provoca
catastrofiche conseguenze: le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki insegnano!
Il peccato che è il tradimento dell’amore ha
disintegrato la famiglia: mentre l’amore la teneva unita e la rendeva felice,
il peccato l’ha disunita e l’ha resa infelice: non più fedeltà coniugale, non
più dono e ricambio di dono, ma egoismo e angherie reciproche; non più
monogamia ma poligamia; non più indissolubilità ma dissolubilità del
matrimonio.
2B
Gesù s’incarnò per ricostruire l’immagine
della
Famiglia Trinitaria di Dio nella Famiglia
umana
Nel Vecchio Testamento Jawè si proclamò e agì
come perfetto Sposo del Popolo Ebreo con l’intento di renderlo sua
degna Sposa e così, tramite lei, attrarre a Sé tutti i Popoli. Il Popolo
Ebreo, però, non corrispose all’amore di predilezione di Jawè, si rese infedele
e deluse le attese del suo Sposo divino.
Quando Dio s’incarnò e prese un volto umano in
Gesù, Figlio di Maria di Nazaret, si presentò come Sposo del nuovo Israele,
la Chiesa: la Chiesa, chiamata Gerusalemme celeste, viene pure descritta
come l’Immacolata Sposa dell’Agnello Immacolato (Ap 19,7; 21, 2.9; 22,17),
Sposa che Cristo ha amato e per essa ha dato sé stesso, al fine di santificarla
(Ef 5,26), che dopo averla purificata, volle a sé congiunta e soggetta
nell’amore e nella fedeltà (Ef 5,24), (Gaudium et Spes n. 6).
Nella lettera agli Efesini, l’Apostolo San
Paolo fa scaturire dal suo cuore le seguenti espressioni dalle quali emerge un
Gesù modello degli sposi cristiani e la missione delle famiglie cristiane:
"Le
donne siano soggette ai loro mariti come al Signore, perché il marito è il capo
della donna, come Cristo è il capo della Chiesa, del cui corpo Egli è il Salvatore.
Or come la Chiesa è soggetta a Cristo, così le donne devono stare soggette in
tutto ai loro mariti. E voi mariti amate le vostre mogli, come Cristo amò la
Chiesa e ha sacrificato Sé stesso per lei, per santificarla purificandola
con il lavacro dell’acqua in virtù di Parola, perché questa Chiesa potesse
comparirgli davanti gloriosa, senza macchia, né ruga, né altro di simile, ma
santa ed irreprensibile. Così i mariti devono amare le loro mogli come i
loro corpi; chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno, infatti, ha
mai odiato la propria carne ma la nutre e ne ha cura, come Cristo fa per la sua
Chiesa, perché noi siamo membri del Corpo di Cristo. Per questo l’uomo
abbandonerà il padre e la madre e si unirà alla sua moglie e i due saranno una
sola carne. Grande mistero è questo, inteso come figura dei rapporti che
passano tra Cristo e la sua Chiesa. Del resto ciascuno di voi ami la
propria moglie come se stesso e la moglie rispetti il marito" ( Ef
5,21-33).
Gesù e la Chiesa (Comunità dei Cristiani) sono
uno come un solo corpo sono la testa e le membra del corpo umano, come una sola
pianta sono la vite e i tralci. Nello stesso tempo Gesù e la Chiesa restano
distinti come distinti restano la testa e le membra, la vite e i tralci.
Anche gli sposi cristiani, ricevendo il
Sacramento del Matrimonio sono unificati nel loro reciproco amore
inserito nell’amore di Gesù – Sposo e della Chiesa – Sposa di Gesù, ma rimangono
due distinte persone. Lo sposo cristiano, inoltre nella coppia e nella
famiglia, ha l’ufficio di Gesù nella Chiesa; la sposa cristiana, nella coppia e
nella famiglia ha l’ufficio della Chiesa.
L’autorità dello sposo sulla sposa è stata
negata od offuscata dalla Società contemporanea nel travagliato processo di
rivalutazione della donna. Ciò è dovuto alla reazione sproporzionata che la
donna ha assunto nei confronti dello sposo per gli atteggiamenti dispotici ed
autoritari di cui questo si è macchiato. La condanna dell’abuso, però non
deve giungere mai fino a negare l’autorità stessa.
La sposa
cristiana deve essere sottomessa allo sposo come la Chiesa a Gesù: ma lo sposo
cristiano deve imitare Gesù il quale esercitò la sua autorità con amore e come
servizio "Io sono venuto nel mondo non per essere servito ma
per servire ed offrire la mia vita come riscatto per la liberazione degli
uomini" (Mt 20,28).
Se lo sposo e la sposa cristiani amano e si
amano come Gesù ci ama, l’autorità dello sposo non costituisce un problema
ma rifulgerà sempre più come dono divino per la costruzione della famiglia
cristiana, cellula d’amore indispensabile perché il mondo intero creda che Gesù
è l’unico Salvatore nel quale dobbiamo riporre ogni nostra speranza per un’Era
di pace e di benessere universali.
Confermiamo l’autorità dello
sposo e del padre nella famiglia umana con un’argomentazione teologica. Nella
Famiglia Trinitaria di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo esiste
l’autorità ed è quella del Padre: il padre comanda al Figlio ed il Figlio
ubbidisce. La Sacra Scrittura l’afferma con molta chiarezza. Gesù, infatti, si
esprime con frasi come queste: "Debbo fare la volontà del Padre, che mi
ha mandato" (Gv 6,38). "Non cerco di fare come voglio, ma come
vuole il Padre che mi ha mandato" (Gv 5,30). "Sono uscito da
Dio e sono venuto nel mondo; non da me stesso sono venuto, ma Lui mi ha mandato"
(Gv 8,42).
L’autorità è un servizio quindi non suppone superiorità.
Il Padre celeste che comanda non è superiore al Figlio Unigenito che ubbidisce.
Padre celeste e Figlio Unigenito sono uguali, sono pienamente all’unisono nel
pensare e nel volere. L’uomo come sposo e padre ha autorità sulla moglie e sui
figli perchè immagine del Padre Celeste, ma non è superiore alla moglie e ai
figli.
Il principio dell’autorità dello sposo e
del padre nella famiglia umana lo riafferma, come abbiamo detto sopra, San
Paolo nella Lettera agli Efesini quando scrive: "Le mogli ubbidiscano al
marito come al Signore. Perché il marito è capo della moglie come Cristo è capo
della Chiesa… come la Chiesa è sottomessa a Cristo così anche le mogli
ubbidiscano in tutto al loro marito" (Ef 5,22-24).
San Paolo fa molte applicazioni
pratiche che oggi non possiamo condividere perché legate al tempo del Apostolo,
però il principio di autorità persiste, è dottrinale. Nella famiglia noi
dobbiamo combattere l’autoritarismo. Se difendiamo la purezza dell’autorità
rispettosa della persona e della coscienza del suddito non dobbiamo temere
abusi.
3
I "segni dei tempi" ci annunziano che
siamo prossimi all’Era dell’amore della pace e del benessere Universale,
all’era della famiglia cristiana e della conversione del mondo a Gesù Salvatore
La storia è guidata da Dio verso l’attuazione
del suo piano salvifico; nulla di ciò che succede nel mondo è casuale, ma tutto
è provvidenziale, anche quando, senza il dono della fede, ci sospingerebbe allo
scandalo, come ad esempio il dolore e la morte dell’innocente, le guerre, i
disastri naturali: Dio permette il male solo in vista di un maggior bene
nell’ambito della salvezza individuale e della Redenzione Universale.
La prossimità dell’Età Aurea del Cristianesimo
ce la mostrano, però, i tanti fattori positivi che riscontriamo nel mondo
contemporaneo, anche se molti di essi apparentemente sembrano beni umani
autonomi ed estranei al piano salvifico di Dio. Citiamone alcuni:
1.
a. I mezzi di comunicazione
sociale come la stampa, la radio, la televisione, internet ci
informano, con immediatezza e come se avvenissero sotto i nostri occhi, di
tutti i più importanti avvenimenti che si verificano nel più remoto angolo del
mondo, ci interpellano direttamente e ci coinvolgono per la soluzione dei
problemi che sempre più da locali e nazionali diventano universali ed
internazionali. Fra questi problemi certamente un posto preminente l’occupa la
piaga della fame.
2.
b.I mezzi di trasporto come i treni, gli aerei e
le navi ci consentono spostamenti veloci da un capo all’altro del mondo per
interessi personali, per convegni a livello internazionali, per scambi
commerciali, per effettuare soccorsi … i succitati e altri sviluppi scientifici
e tecnici accelerano l’avvento dell’Età aurea del Cristianesimo in quanto
riducendo le distanze e unificando il mondo facilitano la sua evangelizzazione.
3.
c. I progressi della medicina e chirurgia
ci convincono che siamo avviati alla realizzazione della seguente promessa
di Dio per l’Età Aurea del Cristianesimo: "… non morranno più neonati e
gli adulti avranno una lunga vecchiaia. Morirà giovane chi morirà a cent’anni.
Se uno non arriverà a cent’anni vorrà dire che io lo ho punito" (Is
65,16-25).
4.
d.Dopo quasi duemila anni di dispersione gli Ebrei sono
finalmente riusciti a tornare nella terra promessa e a ricostituirsi in Stato:
questa realtà importantissima profetizza il prossimo riconoscimento del Messia
Gesù da parte del Popolo eletto, riconoscimento che, secondo San Paolo, avverrà
dopo la conversione del mondo intero a Gesù (Cfr Rom 11,25-26).
5.
e. Uno dei principali "segni
dei tempi" è l’Ecumenismo. Le molteplici chiese
cristiane che nel passato si sono dilaniate offrendo al mondo il triste
spettacolo di un cristianesimo diviso, oggi, per opera dello Spirito Stato, si
sono finalmente rese conto dell’assurdità del loro comportamento ed hanno
intrapreso un comune sforzo per ricostituire l’unica Chiesa di Gesù, meta
obbligatoria perché il Regno d’Amore di Gesù si estenda nel mondo intero:
"Padre, che siano una cosa sola, come io e tu siamo una cosa sola.
Così il mondo crederà che tu mi hai mandato" (Gv 17,21).
Le
difficoltà non mancano poiché ogni Chiesa tende a conservare gelosamente la sua
identità, frapponendo così un grosso ostacolo tra il desiderio di ritrovare
l’unità e l’umile, disinteressato e costruttivo dialogo. Ciononostante lo
Spirito Santo sta agendo perché tutte le Chiese si pongano in uno stato di
sincera conversione e di riforma. Anche la Chiesa Cattolica non deve fare
tacere lo voce dello Spirito che la sollecita ad essere coerente con
l’affermazione Conciliare: "Mentre Cristo – Santo, Innocente,
Immacolato – (Ebr 7,27) non conobbe il peccato (2Cor 5,21) … la
Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori, santa insieme e sempre bisognosa
di purificazione, mai tralascia la penitenza e il suo rinnovamento"
(Lumen Gentium n. 8).
La
Chiesa Cattolica che è la Chiesa Madre, ha il dovere indilazionabile di
offrire in sè alle altre chiese cristiane un modello di riforma umile, reale
e concreta: pur esigendo l’unità nelle cose essenziali, essa deve lasciare
piena libertà nelle cose dubbie od opinabili ed esercitare in tutto la carità. È
secondo lo spirito conciliare di purificazione, di penitenza e di rinnovamento
che la Chiesa Cattolica deve affrontare i seguenti ed altri attuali problemi
scottanti.
A.
A. Primato della coscienza individuale.
Con il battesimo
il cristiano diventa tempio dello Spirito Santo; con le luci, le ispirazioni,
le imposizioni, le proibizioni, le lodi, i rimproveri e le esortazioni dello
Spirito Santo il Cristiano inizia, prosegue e porta a termine il suo cammino
terrestre verso la casa del Padre. La fedeltà assoluta alla voce dello Spirito
deve essere una peculiare norma del cristiano; questa fedeltà il cristiano la
esprime seguendo la sua convinzione interiore che si identifica con la voce
della coscienza. La coscienza certa anche se erronea obbliga sempre:
"Tutto
quello che è in contrasto con la convinzione della coscienza è peccato"
(Rom
14,23).
Evidentemente,
dato che la coscienza certa può essere anche erronea, abbiamo il dovere di
verificarla e di formarla per renderla vera. Ciò esige un esame attento
della Rivelazione Divina, dei pronunciamenti del Magistero Ecclesiastico, del
parere delle altre chiese cristiane, dei teologi, dei fedeli e anche dei non
cristiani poiché anch’essi sono sotto l’azione dello Spirito Santo in virtù
della Redenzione Universale operata da Gesù.
Fermo
restando il primato della convinzione della coscienza individuale, è ovvio che
essa cede il posto alla divina Rivelazione quando Questa su un argomento
specifico si pronuncia senza lasciare adito a dubbi di interpretazione, oppure
quando il Collegio Episcopale con il Papa assume una posizione definitiva su un
contenuto del deposito rivelato.
B.
B. Papato e Papa
Essendo
il papa il successore di Pietro nel ministero ecclesiale, è indispensabile che interpelliamo
la Sacra Scrittura per attingere da essa la natura della missione che Gesù
affidò al Primo degli Apostoli:
"Andrea…
incontra il fratello suo Simone e gli dice: - Abbiamo trovato il Messia (che
vuol dire il Cristo) – e lo conduce a Gesù. Gesù riguardatolo, gli disse: - Tu
sei Simone, il Figlio di Giovanni, tu ti chiamerai Cefa (che significa
Pietra)" (Gv 1,40-42).
"La
gente chi dice che sia il Figlio dell’Uomo? – risposero: - alcuni Giovanni il
battista, altri Elia, altri Geremia, o qualcuno dei Profeti. – disse loro: - e
voi chi dite che io sia? – rispose Simon Pietro: - Tu sei il Cristo il
Figlio del Dio vivente. – e Gesù: - Beato te, Simone figlio di Giona – perché
né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
E io ti dico tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del
regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e
tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli" (Mt
16,17-19).
"Da
quel momento in poi Gesù cominciò a rendere noto ai suoi Discepoli che
bisognava che egli si recasse a Gerusalemme e che soffrisse molto per opera
degli anziani, dei gran sacerdoti e degli Scribi, e fosse ucciso e che sarebbe
risorto il terzo giorno. E Pietro, trattolo in disparte cominciò a
fargli rimostranze, dicendo: non sia mai, Signore! Questo non ti avverrà! –
ma egli, rivolgendosi, disse a Pietro: - vattene da me, Satana! Tu mi sei di
scandalo perché tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli
uomini" (Mt 16,12-23).
"(Nell’ultima
Cena) nacque tra di loro (fra gli Apostoli) una discussione: chi di essi poteva
essere stimato il più grande. Ma Gesù disse loro: - i Re delle nazioni le
governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare
benefattori. Per voi, però, non deve essere così; ma chi è il più grande tra
voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve.
Infatti, chi è più grande, chi siede a mensa o colui che serve? Eppure io
sono in mezzo a voi come uno che serve… disse poi il Signore: - Simone, Simone
ecco Satana ha chiesto che gli foste consegnati, per vagliarvi come il grano. Ma
io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno: e tu, quando sarai
convertito, conferma i tuoi fratelli. Ed egli rispose : - Signore, io
insieme a te, sono pronto a subire anche il carcere e la morte. – Ma Gesù
soggiunse – Pietro, Io ti dico, oggi non si sentirà canto di gallo, prima
che tu non abbia negato per tre volte di conoscermi" (Lc 22,24-34).
"Dopo
aver catturato Gesù, lo portarono via e lo condussero nella casa del sommo
sacerdote. Pietro intanto lo seguiva da lontano. In mezzo all’atrio era acceso
un fuoco e molti vi erano seduti d’intorno: Pietro era fra questi. Or, una
serva lo vide seduto accanto al fuoco e riguardandolo disse: - anche quello lì
era con lui. – ma egli negò dicendo: - non lo conosco neppure o
donna: - e poco dopo un altro, avendolo veduto, disse: - anche tu sei uno
di loro. – ma Pietro rispose: - O Uomo non lo sono. Era trascorsa circa
un’ora quando un altro pure insisté: - sì è vero anche lui era con Gesù,
infaatti, è Galileo. - ma Pietro rispose: - O Uomo non so quel che tu vuoi
dire. – e nel medesimo istante, mentre ancora diceva quelle parole, un
gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro e Pietro si ricordò
della parola del Signore il quale gli aveva detto: oggi, prima che il gallo
canti, tu mi rinnegherai tre volte – e, uscito fuori, pianse
amaramente" (Lc 22,54-62).
"Quando
ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: - Simone di Giovanni mi ami tu
più di costoro? – gli rispose: - certo, tu lo sai che ti amo. Gli
disse: pasci i miei agnelli. – disse di nuovo: - Simone di Giovanni
mi ami? – gli rispose: certo, Signore, tu lo sai che ti amo. – Gli
disse: Pasci le mie pecorelle. – gli disse per la terza volta: - Simone
di Giovanni, mi ami? – Pietro rimase addolorato che per la terza volta
gli dicesse: mi ami? – e gli disse; - Signore, tu sai tutto; tu sai
che io ti amo. Gli rispose; Pasci le mie pecorelle. In verità, in
verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo e andavi
dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani e un altro ti cingerà
la veste e ti porterà dove tu non vuoi. – questo gli disse per indicare con
quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: - Seguimi!
–" (Gv 21,15-19).
Pietro è un mistero di grazia e di debolezza
Per rivelazione del Padre riconosce in Gesù il
Messia, il Figlio del Dio vivente, e subito dopo si allea con Satana nel
tentativo di distogliere Gesù dalla passione e dalla morte redentrici; Gesù lo
sceglie come roccia su cui costruire la sua Chiesa e lui si dimostra uomo
fragile: per paura rinnega per tre volte il suo divino Maestro, anche se
con energia aveva protestato che per Gesù sarebbe stato pronto a sacrificare la
vita. La paura fu uno dei difetti dominanti di Pietro, difetti che il
primo Papa non riuscì a vincere del tutto neanche dopo la discesa dello Spirito
Santo come chiaramente ci attesta San Paolo nella sua lettera ai Galati:
"Quando Pietro venne ad Antiochia io mi opposi a lui apertamente perché
aveva torto. Prima, infatti, egli aveva l’abitudine di sedersi a tavola con
i credenti di origine pagana; ma quando giunsero alcuni che stavano dalla parte
di Giacomo, egli incominciò ad evitare quelli che non erano Ebrei e si tenne in
disparte per paura dei sostenitori della circoncisione.
Anche
gli altri fratelli di origine ebraica si comportavano come Pietro in questo
modo equivoco. Perfino Barnaba fu trascinato dalla loro ipocrisia. Ma quando mi
accorsi che essi non agivano secondo la Parola del Signore dissi a Pietro in
presenza di tutti: - Se tu che sei Ebreo di origine ti comporti come uno che non
lo è, vivendo come chi non è sottoposto alla legge ebraica, perché poi
costringi gli altri a vivere come Ebrei?" (Gal 2,11-14).
I due
aspetti di Pietro investito di peculiare ministero
ecclesiale e di Pietro uomo esposto a tutte le debolezze umane vanno sempre
simultaneamente considerati e tenuti presenti sia per avere una retta
concezione e non unilaterale del Papa, e così evitare il deleterio rischio
del culto della personalità; sia per accettare come provvidenziali alcune
posizioni critiche del Popolo di Dio su opinioni, decisioni e comportamenti
papali.
Ecco alcuni punti
cardini che vanno accettati
in
modoincondizionato:
A.
1. Chi edifica la Chiesa è Gesù – "Io edificherò
la mia Chiesa" (Mt 16,18) – per mezzo del suo Spirito: "Riceverete
su di voi la forza dello Spirito, che sta per scendere. Allora
diventerete miei testimoni in Gerusalemme, in tutta la regione della Giudea
e della Samaria e in tutto il mondo" (At 1,8).
B.
2. Nella Comunità cristiana
nessuno può pretendere l’uniformismo perché lo Spirito Santo distribuisce i
suoi doni in modo che i vari membri della Chiesa, dotati di diversi carismi,
siano complementari gli uni gli altri e, nel rispetto reciproco dell’identità
di ciascuno, tutti uniti collaborino per l’edificazione dell’unico Corpo di
Cristo.
C.
3. La Chiesa Locale Diocesana,
sotto al guida del Vescovo che è dotato di autorità propria perché successore
degli Apostoli, realizza nel suo seno la Chiesa di Gesù, in tutta la sua
pienezza.
D.
4. La Chiesa Universale è costituita dalla comunione delle
Chiese Particolari Diocesane sparse in tutto il mondo.
E.
5. Il Ministero principale del Papa è
confermare la Chiesa nella fede: "Simone… ho pregato per te
perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi
fratelli" (Lc 22,23). Ciò non significa che il Papa è il proprietario
e l’arbitro della Rivelazione; significa, invece che il Papa assistito d’Alto, si
rende garante (anche per motivi ecumenici è bene evitare l’espressione "il
Papa è infallibile") della Verità Rivelata, contenuta nella Sacra
Scrittura e tramandata dalla Tradizione.
In casi
particolari il Papa, con il consenso antecedente e concomitante della
Chiesa, Comunità dei Cristiani, gradualmente guidata dallo Spirito Santo
alla comprensione di tutta la Verità (Cfr. Gv 16,13), può dichiarare
in modo definitivo, vero e vincolante per tutti un dato rivelato. È
indispensabile sottolineare che perché il papa si renda garante in modo
definitivo di una Verità Rivelata si richiede il consenso antecedente e
concomitante della Chiesa perché è Essa infallibile: "Lo Spirito Santo vi
condurrà a tutta la verità" (Gv 16,13); "Le porte degli inferi
non prevarranno contro di essa" (Mt 16,18).
Pertanto
il Papa prima di definire una verità ha l’obbligo di accertarsi che la Chiesa
Universale la confessi già. Lo studio storico ci può rivelare che in casi
particolari il papa è venuto meno a questo suo compito e che pertanto una
verità che si crede definita non è realmente definita ma falsità. Forse uno di
questi casi si riscontra "nella definizione infallibile" che
nega il sacerdozio ministeriale alle donne.
F.6. Il
Papa deve rispettare l’autonomia delle Chiese Locali Diocesane, volute da
Gesù e guidate dal Vescovo sotto l’azione dello Spirito Santo. Compito del Papa
è costatare con gioia le meraviglie che lo Spirito Santo compie nelle singole
Chiese Locali Diocesane, incoraggiare le legittime diversità e favorire la
comunione delle Chiese Locali Diocesane che insieme formano la Chiesa
Universale.
Solo
eccezionalmente il Papa deve intervenire in modo autoritario, ossia
quando si nega o si pone in pericolo la comune fede e quando emergono
gravi abusi disciplinari da rompere od ostacolare gravemente la comunione
fraterna, dote indispensabile perché la Chiesa raggiunga il suo scopo
missionario: essere per il mondo intero Sacramento dell’Amore di Dio Padre, di
Dio Figlio Incarnato, di Dio Spirito Santo.
G.
7. L’autonomia delle Chiese Locali Diocesane non
esclude l’opportunità dell’esistenza di un Codice di Diritto Canonico, ma esige
che questo si riduca a poche leggi essenziali, valevoli per la Chiesa
Universale: le troppe leggi oscurano ed ostacolano la creatività dell’amore
e della multiforme azione dello Spirito Santo.
C.
C. Divorziati risposati
L’indissolubilità
del matrimonio è fondata sull’amore reciproco dei coniugi così come sull’amore
reciproco è fondata l’indissolubilità delle Tre Persone Divine e
l’indissolubilità del matrimonio tra Gesù lo Sposo e la Chiesa, Sposa di Gesù.
Se per
impossibile, le Tre Persone Divine cessassero di amarsi, si spezzerebbe la loro
unità e si dissolverebbe lo stesso Dio; se per impossibile, Gesù non amasse più
la Chiesa e la Chiesa non amasse più Gesù, Gesù e la Chiesa romperebbero la
loro unità sponsale.
Ciò che
non è possibile nella Trinità Divina e in Gesù e nella Chiesa, si può, invece,
verificare, e spesso si verifica, tra i coniugi cristiani e non cristiani. Come
l’esperienza ci attesta, avviene che dei coniugi dissolvano irrimediabilmente
il loro matrimonio per colpa di uno solo o di ambedue. Ciò ci induce ad
affermare che l’indissolubilità del matrimonio, per esprimerci in termini
filosofici, è di ordine morale e non fisico. Ossia: i coniugi, pur
essendo tenuti in coscienza a rimanere uniti, hanno, purtroppo, la triste colpevole
possibilità di rompere la loro unità.
Alla
medesima conclusione ci porta la riflessione sulla natura dei precetti
negativi: Dio ordina all’uomo di non compiere un determinato atto
perché l’uomo è in grado di compierlo, benché colpevolmente. Se l’uomo non
avesse la possibilità di compiere un determinato atto peccaminoso, Dio
non glielo vieterebbe: così non gli vieterebbe di rubare se non potesse rubare.
Allo stesso modo, Gesù non avrebbe imposto agli sposi il precetto: "L’uomo
non separi ciò che Dio ha unito" (Mt 19,6), se i coniugi non potessero
separarsi.
La
dissoluzione del matrimonio in modo irrimediabile come irrimediabile è
l’uccisione di un uomo, assume una gravissima colpevolezza, ma
la Chiesa, nei confronti dei coniugi colpevoli divorziati e risposati con
una terza persona, oggi deve usare maggiore misericordia che non in passato:
come perdona l’omicida veramente pentito, pur essendo nell’impossibilità
di ridare la vita al fratello ucciso, così deve perdonare e riammettere ai
Sacramenti i coniugi divorziati e veramente pentiti, anche se si trovano
nell’impossibilità di ricostruire la loro unità e si sono risposati con un
altro uomo o con un’altra donna: uno studio accurato di Giovanni Cereti
prova che nei primi secoli la Chiesa, ai cristiani divorziati e risposati,
concedeva di continuare a convivere con il nuovo coniuge, se erano veramente
pentiti e si sottomettevano ad una adeguata penitenza.
D.
D. Matrimonio cristiano in due tempi
Si
discute sulla liceità degli atti intimi tra due fidanzati. La discussione però
non dovrebbe sussistere in quanto l’atto intimo è segno di espressione dell’amore
coniugale totale, esclusivo e definitivo.
Però si
deve venire incontro alla situazione difficile in cui si trovano spesso i
fidanzati. La soluzione si ha nel matrimonio cristiano in due tempi: quando
due fidanzati si sentono pronti al matrimonio ma vi sono dei seri motivi che
li obbligano a procrastinare il tempo della celebrazione matrimoniale "coram
Ecclesia", si sposino in segreto "coram Deo" scambiandosi
il mutuo consenso. Così diventano veramente sposi perché i ministri del
Sacramento del matrimonio sono i due cristiani contraenti, e possono compiere
l’atto intimo. Evidentemente non appena viene meno la causa scusante debbono
celebrare il matrimonio "coram Ecclesia".
E. Contraccezione
L’atto
intimo è un meraviglioso dono fatto da Dio ai coniugi. Fondamento dell’atto
intimo è l’amore totale esclusivo e definitivo che unisce i due coniugi. Non
è vero affermare che l’atto intimo dei coniugi ha due simultanee finalità: la
finalità unitiva e la finalità procreativa. È vero – invece – dire che l’atto
intimo dei coniugi ha abitualmente un’unica finalità, quella unitiva, e
che talvolta a questa finalità aggiunge una seconda finalità, quella
procreativa.
Questo dato di fatto ci impone la
seguente affermazione: nell’atto intimo dei coniugi deve sempre sussistere la
finalità unitiva; la finalità procreativa, invece, per motivi gravi scusanti,
si può eliminare imitando in ciò la natura.
Questi gravi motivi scusanti sono presenti
quando i due coniugi, in forza della paternità e della maternità responsabili,
decidono di non procreare. La particolarità che nell’atto intimo, per giusti
motivi, si può eliminare la procreazione, ci fa dedurre quanto segue:
Quando due coniugi responsabilmente
decidono di non procreare usino i così detti "metodi naturali" per
evitare il concepimento; ma se non è loro possibile servirsi sei suddetti
metodi, usino i "metodi contraccettivi artificiali" per salvaguardare
gli alti valori unitivi che Dio ha legato all’atto intimo dei coniugi. Non
potendo i coniugi conseguire tutto il bene inerente all’atto, scelgono
giustamente la parte di bene che sono in grado di raggiungere.
L’atteggiamento intransigente che
condanna tout-court i metodi contraccettivi artificiali è un grave errore
teologico e storico che ha causato e causa ingiustificabili sofferenze a tante
coppie di sposi e crea un gratuito grosso ostacolo alla diffusione del
Messaggio Evangelico.
E.
E. Assoluzione collettiva
Gesù ha
scelto la Chiesa come strumento della sua misericordia affidandole il
Sacramento del perdono dei peccati.
"A chi rimetterete i peccati
saranno perdonati" (GV 20,23). Il modo di esercitare questa
sublime missione di misericordia Gesù non l’ha voluto stabilire ma l’ha lasciato
alla discrezione pastorale dalla sua Chiesa. E la Chiesa lo ha capito
pienamente: nell’arco della sua storia bimillenaria, infatti, lo ha modificato
varie volte: basta pensare alla confessione pubblica dei primi secoli
prescritta per i peccati più gravi e alla confessione auricolare inizialmente solo
devozionale sorta tra i Monaci irlandesi del sesto secolo, poi ratificata e
prescritta per tutti i cristiani dal Concilio di Trento.
Oggi vige ancora l’obbligo della
confessione auricolare, ma i cristiani la disertano: questa diserzione, in
molti casi è sintomo di condiscendenza verso il peccato, ma è soprattutto uno
dei segni dei tempi che interpella la Gerarchia e la sospinge ad interventi
profondamente innovativi: certo non è giustificabile l’abolizione della
confessione auricolare, dati i benefici spirituali che apporta ai penitenti; la
sua pratica, però, bisognerebbe lasciarla abitualmente libera e renderla
obbligatoria solo per l’assoluzione di alcuni peccati gravi come l’aborto.
Inoltre si dovrebbe estendere l’uso
dell’assoluzione collettiva e conferire valore sacramentale al rito
penitenziale all’inizio della Celebrazione Eucaristica. Questo gesto di
misericordia favorirebbe la conversione dei cristiani e non il lassismo, perché
Gesù per assolvere non esige l’umiliazione dell’accusa dei peccati ma il
vero pentimento per le colpe commesse ed il sincero proposito di emendarsene.
Il cristiano in peccato ma di buona volontà
e sinceramente pentito delle sue colpe, se potrà ricevere l’assoluzione dei
suoi peccati al principio della Messa, sarà invogliato a partecipare alla
Celebrazione Eucaristica in modo integrale, si ciberà del Corpo e Sangue di
Gesù e sperimenterà in sé l’efficacia della promessa del Salvatore: "Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue, vivrà per sempre" (Gv
6,53-58).
Facilitare
l’assoluzione dei peccati e la Comunione Eucaristica è uno dei segni dei
tempi che la Gerarchia deve accogliere con gratitudine e docilità allo
Spirito.
G. Preti sposati
Senza
dubbio uno dei principali segni dei nostri tempi è l’impetuosa ed
inarrestabile spinta dello Spirito Santo a che la Chiesa Cattolica riesca a
superare l’istintivo sospetto sul sesso, retaggio di una cultura non biblica e
non evangelica, ed abolisca la legge canonica che impone ai Preti di Rito
Latino l’obbligo del celibato.
L’abolizione del celibato obbligatorio,
favorirà l’avvento di una schiera di preti Sposati che con le loro spose e i
loro figli saranno modello familiare e stimoleranno efficacemente le famiglie
cristiane a comportarsi in modo da essere affascinante immagine della Famiglia
Trinitaria di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo, come pure
dell’amore che unisce gli Sposi per eccellenza, Gesù e la Chiesa.
LA CHIESA E’ NATA COME CHIESA DOMESTICA
San
Paolo nella prima lettera ai Corinzi ci notifica che tutti gli Apostoli, o
quasi, erano sposati e che le loro mogli li accompagnavano nei viaggi
apostolici: "Non abbiamo anche noi il diritto di portare con noi una
moglie credente come l’hanno gli altri Apostoli e i fratelli del Signore e
Pietro?" (1 Cor 9,5). Le Lettere Pastorali, come condizione
indispensabile all’Ordinazione di un Vescovo-Presbitero, esigevano che
il candidato si fosse sposato una volta sola e avesse dimostrato di essere un
prudente e buon padre di famiglia: "Chi, infatti, non sa governare la
sua casa, come potrà avere cura della Chiesa di Dio?" (1 Tm 3,1-5).
Prima
del quarto secolo, non esiste nessuna legge canonica che vieta agli
sposati di ricevere il Sacramento del Sacerdozio o che proibisce il matrimonio
ai sacerdoti celibi al momento dell’Ordinazione. In via ordinaria Sacerdoti
e Vescovi erano sposati; solo qualcuno sceglieva il celibato. I documenti
dell’epoca parlano con naturalezza e semplicità delle spose dei vescovi, dei
Sacerdoti e dei loro figli. Così, ad esempio, veniamo a sapere che S. Gregorio
di Nazianzo, nato nel 319, era figlio di un Vescovo, divenne lui stesso Vescovo
ed ereditò da suo padre la Diocesi di Nazianzo.
Storicamente
ci risulta che la prima legge ecclesiastica non riguarda il celibato in se
stesso ma l’esercizio del sesso da parte dei Vescovi, dei Sacerdoti e dei
Diaconi sposati. Essa fu emanata per il clero spagnolo dal Sinodo di
Elvira circa l’anno 300-306: "Vescovi, Preti, Diaconi e tutti i
Chierici posti al servizio dell’altare, devono astenersi da rapporti con
le loro mogli e non è loro lecito mettere al mondo figlioli. Chi si oppone
perde la carica" (Can. 33).
Come
appare dal testo, il Sinodo proibì al clero sposato di avere rapporti intimi
con le proprie mogli perché attribuiva a detti atti una qual certa dose di
impurità che rendeva il clero indegno della Celebrazione Eucaristica.
Al di
là di ogni altra considerazione, non possiamo esimerci dal rilevare che il
Sinodo non poteva emanare la succitata norma perché nessuna legge umana può
dichiarare impuro un atto naturale né proibire a dei coniugi legittimamente
sposati gli atti intimi che sono propri del matrimonio da Dio istituito. Il
Concilio Ecumenico Vaticano II parla degli atti intimi degli sposi in ben altra
maniera: "L’amore dei coniugi è espresso e sviluppato in maniera tutta
particolare dall’esercizio degli atti che sono propri del matrimonio; ne
consegue che gli atti con i quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono
onorabili e degni e, compiuti in modo veramente umano favoriscono la mutua
donazione che essi significano, ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa
gratitudine gli sposi stessi" (Gaudium et Spes n. 49).
Al
Concilio Ecumenico di Nicea (anno 325) gli Spagnoli volevano imporre la legge di
Elvira a tutta la Chiesa. Il Vescovo Panuzio, però, riuscì a convincere i Padri
Conciliari a non seguire l’esempio spagnolo appoggiandosi principalmente su tre
argomenti:
A.
1.Non è giusto imporre agli ecclesiastici il giogo
del celibato.
B.
2.Il matrimonio è santo e puro.
C.
3.L’eventuale istituzione della legge del celibato
è un rischio per la virtù delle mogli abbandonate.
Purtroppo
in seguito la Chiesa Latina ripudiò lo spirito del Concilio di Nicea sicché
Papa Gregorio VII, nel secolo XI, impose ai vescovi e Sacerdoti sposati di
astenersi dagli atti coniugali e di rimandare la propria moglie. A
partire del Primo Concilio del Laterano (anno 1129) non furono più ordinati
uomini sposati: l’ordinazione fu riservata agli uomini liberi da ogni legame
con una donna cioè ai vedovi e ai celibi.
La
storia del celibato ecclesiastico pone in risalto molte pecche umane in
contraddizione con la legge naturale ed evangelica. Pur lasciando doverosamente
ogni giudizio delle persone a Dio, l’unico che scruta i cuori, la Chiesa contemporanea
è chiamata a riconoscere con umiltà tali ombre e a riparare il passato
assecondando docilmente la voce dello Spirito che le chiede di abolire l’obbligatorietà
del celibato del clero: il tempo e il modo per giungere a tale meta
improcrastinabile si potrebbe lasciare alla prudenza delle singole Chiese
Diocesane: forse è bene che si proceda per legge locale e non per leggi
universali, per rispettare i diversi gradi di sensibilità e di maturità.
Se
l’impegno per il Regno di Dio esige ancora che parte del clero sia
celibe, lo Spirito Santo non farà mancare alla Chiesa i preti celibi: lasciamo
a Lui la piena libertà di scelta e a noi l’illimitata fiduciosa sottomissione
alle sue scelte; sottomettiamoci con gioia allo Spirito che vuole una
moltitudine di preti sposati per la prossima Era di amore e di pace basata
sulla santità della famiglia.
Nel
passato si è insistito e lavorato per avere un clero celibe per
il Regno di Dio. Nel futuro si dovrà insistere e lavorare anche per
un clero sposato per il Regno di Dio; la sposa che condivide l’impegno
pastorale con lo sposo sacerdote non è un ostacolo ma un aiuto, un complemento.
Ci sarà un ministero di coppia con efficacia di incalcolabile portata.
ESPOSIZIONE DI UNA "NUOVA STRATEGIA"
Finché il
Papa manterrà l’attuale legge di obbligatorietà del celibato ecclesiastico i
Vescovi e i Preti di Rito Latino hanno il diritto divino di sposarsi
validamente e lecitamente in segreto: il matrimonio segreto consiste nel
consenso matrimoniale reciprocamente espresso dai due contraenti. Il
ragionamento teologico in difesa della "Nuova Strategia" è il
seguente:
Il
Concilio Ecumenico Vaticano II afferma: "IL magistero della Chiesa non
è superiore alla Parola di Dio ma ad essa serve" (Dei Verbum n. 10).
Ora la Sacra Scrittura afferma con chiarezza che i vescovi ed i Preti possono
sposarsi. "Non abbiamo anche noi il diritto di portare con noi una
moglie credente come l’hanno gli altri Apostoli, i fratelli del Signore e
Pietro?" (1 Cor 9,5). "I Vescovi siano sposati una volta
sola" (1 Tm 3,2; Tito 1,6).
La
Gerarchia cattolica non aveva diritto e potere di eliminare questa libertà
evangelica e di imporre al clero latino il celibato. La legge celibataria,
pertanto, è nulla, invalida ed il clero latino deve riacquistare la sua
libertà di scelta anche contro la volontà della stessa Gerarchia.
PRECISAZIONI:
1a. Il
matrimonio segreto dei Vescovi Sposati e dei Preti Sposati è un Sacramento
perché i ministri del Sacramento del matrimonio sono i battezzati contraenti, e
i Vescovi e i Preti che, in coscienza, decidono di sposarsi
segretamente, sono scusati dal seguire le norme canoniche perché la Gerarchia
vi si oppone ingiustamente.
2a. La
strategia esposta non è uno scisma. Difatti i Vescovi Sposati ed i
Preti Sposati segretamente sono gelosi della loro qualifica di cattolici.
Essi accettano la Chiesa cattolica, riconoscono la sua Gerarchia, rimangono
sottomessi ad Essa, eccetto nei punti in cui si stacca dalla volontà di Dio: "Bisogna
ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini" (At 5,29). I Vescovi Sposati
ed i Preti Sposati di Rito Latino sono sottoposti al Papa, ma come Paolo si
oppongono a Pietro quando, in coscienza, ritengono che Egli sbaglia.
PRIMA APPENDICE
Fatima: profezia dell’Età Aurea del Cristianesimo
Nel
1917 la Madonna apparve il 13 di ogni mese da Maggio ad Ottobre a tre
Pastorelli di Fatima: a Lucia, a Francesco e a Giacinta rispettivamente di 10,
9 e 7 anni. Affidò loro un messaggio che si sarebbe realizzato in parte
nell’immediato futuro, in parte presto ed in parte in un futuro più lontano.
La celeste
Messaggera cioè preannunziò la prossima fine della Prima Guerra mondiale,
il pericolo di una seconda guerra mondiale peggiore della prima se gli uomini
non si fossero convertiti, e l’avvento del comunismo bolscevico, fonte di odio,
di guerre, persecuzioni alla Chiesa e di immensi disastri.
Fra tante previsioni oscure
e terrorizzanti, la Madonna fece brillare una luce di speranza: "Alla
fine il mio Cuore immacolato trionferà, la Russia si convertirà e il mondo avrà
un periodo di pace". Per sigillare la veridicità delle sue profezie
Maria Santissima il 13 Ottobre operò il grande miracolo del sole: nel luogo
delle Apparizioni quel giorno si radunò un’immensa folla (70000?). pioveva e
faceva freddo. Verso mezzogiorno, Lucia comandò di chiudere gli ombrelli e la
folla come per incanto ubbidì. A mezzogiorno in punto, come al solito, comparve
la Madonna che si intrattenne amorevolmente con i bambini. Finito il colloquio
"la Madonna accomiatandosi dai suoi piccoli amici, aprì le mani nelle
quali sembrava imprigionata tutta la luce del sole, Lucia tradusse quel gesto
con un grido:
Guardate il sole! La pioggia cessò d’incanto. Le nubi si squarciarono
ed apparve il prodigio: tutti videro il sole simile ad un disco d’argento girare
vorticosamente su sé stesso, proiettando tutto intorno fasci di luce gialla,
verde, rossa, azzurra, viola che coloravano le nubi, gli alberi, le rocce, la
terra, la folla abbagliata ed impietrita dallo stupore.
Il sole si fermò, poi
riprese la sua rotazione sprizzando fasci incandescenti. Si fermò un’altra
volta e ricominciò di nuovo a danzare. Tutti contemplavano in silenzio,
percorsi da un brivido. Ad un tratto ebbero la sensazione che il sole si
staccasse dal cielo e si precipitasse sul loro capo. Un urlo immenso si levò:
Miracolo! Miracolo!
Poi, atterriti, tutti
caddero in ginocchio nel fango, recitando con impressionante fervore l’atto di
contrizione, mentre migliaia di invocazioni salivano dal profondo dei cuori:: -
Mio Dio, misericordia!
Ave, Maria! – Io credo in
Dio! – Vergine del Rosario, salvate il Portogallo! – Perdono, pietà!
Il
fenomeno solare, distribuito in tre tempi, era durato dieci minuti. Tutti lo
videro, credenti ed increduli, ignoranti e dotti, anche liberi pensatori che si
erano recati colà con l’intento di sfatare una volta per sempre la fama di
Fatima. Ora il cielo è tornato normale. Il sole ha ripreso il suo posto ed il
suo splendore. Tutti si alzano trasognati, si toccano gli abiti qualche istante
prima intrisi e gocciolanti e li constatano completamente asciutti e ripuliti.
Nessuna può avere il minimo dubbio. La Madonna ha mantenuto la sua
promessa".
Le
profezie della Madonna si sono avverate quasi tutte. A causa dei suoi
peccati, però, il mondo contemporaneo non dovrà attraversare indicibili
sofferenze prima che si avveri l’ultima profezia di Fatima: "alla fine
il mio Cuore immacolato trionferà; la Russia si convertirà ed il mondo avrà un
periodo di Pace"? e la Chiesa cattolica non si renderà, in
parte, corresponsabile di queste sofferenze se non affronterà seriamente e con
umiltà la propria improcrastinabile riforma?
Gli
avvenimenti sconvolgenti ed imprevedibili del 1989 che hanno segnato lo
sbriciolamento del comunismo, la fine della guerra fredda, e ridata la libertà
a tanti Popoli oppressi, sono l’aurora che preannunzia come
prossimi (i tempi di Dio, però, non sono i nostri tempi) la conversione
della Russia ed il periodo di pace che coinciderà con l’Età Aurea del
Cristianesimo. Questa promettente Aurora c’induca a dare finalmente ascolto
all’accorato invito di commiato della Madonna: "Gli uomini non
offendano più nostro Signore, che è già tanto offeso"!
L’invito
materno alla conversione lo assecondi la Chiesa Istituzione: la gerarchia
ecclesiastica deve essere sì gelosa custode della Rivelazione, ma deve anche
badare a non imporre i suoi pesi, non voluti da Dio e impossibili a
portarsi: Anche noi cristiani contemporanei, soprattutto quelli raggiunti dal
benessere, dobbiamo accogliere l’invito materno e convertirci collocando al
centro della nostra vita Dio e i suoi Comandamenti, e smettendo di sostituire
il Creatore con le creature.
Favorire,
con una sincera e radicale conversione, il parto della nuova Era in modo che
sia il più indolore possibile è la missione della nostra generazione. Voglia,
perciò, il Signore far sorgere presto tanti suoi profeti, apostoli di
quest’era, e gli uomini del nostro tempo diano ascolto alla loro voce. Amen.
SECONDA APPENDICE
Chi e' don Salvatore Paparo?
Il più
piccolo uomo, il più piccolo prete del mondo. Ma "Dio ha scelto quelli
che gli uomini considerano ignoranti, per coprire di vergogna i sapienti; ha
scelto quelli che gli uomini considerano deboli, per distruggere quelli che si
credono forti. Dio ha scelto quelli che nel mondo non hanno importanza e sono
disprezzati o considerati come se non esistessero, per distruggere quelli che
pensano di valere qualcosa, Così nessuno potrà vantarsi davanti a Dio" (1
Cor 1,27-28).
don Salvatore
Paparo e' nato a Cesarò in provincia di Messina, il 14 agosto del 1929. Entrato
nel Piccolo Seminario di Bronte, provincia di Catania, all’età di 10 anni,
senti' subito l’attrazione alla vita sacerdotale. Vi frequento' i tre anni
della Scuola Media, quindi si trasferi' al Seminario Maggiore di Catania dove
rimase per due anni. Affascinato dalle Missioni, l’8 Dicembre del 1945 fu'
ammesso allo Studentato dei Padri Maristi, collocato in Cavagnolo, provincia di
Torino. Le vie di Dio, però, erano altre. Nel Maggio del 1946 cadde gravemente
ammalato: era agli estremi. Una sera i due medici curanti, dopo un breve
consulto, dissero, senza mezzi termini, al Superiore: "Non passerà la
notte". Lui invece guari' improvvisamente. Immerso in Dio, luce-calore
estasiante, gli fu comunicato quanto segue:
"L’umanità
va incontro all’Età Aurea del Cristianesimo. Allora il mondo riconoscerà Gesù
come suo unico Salvatore e vivrà in modo straordinario un’era di pace e di
benessere. Tu sarai l’umile strumento".
Da quel
momento l’Età Aurea del Cristianesimo domina la sua esistenza. Ne parlo' con il
Direttore spirituale e con i superiori. Essi evidentemente gli consigliarono di
procedere nei suoi studi fino all’ordinazione. "Noi, mi dissero, non
ostacoleremo la volontà di Dio". Fu' ordinato Sacerdote il 21.2.1954.
nel 1959, con la benedizione dei superiori, lascio' la Società di Maria e venne
accolto nella diocesi di Ivrea, provincia di Torino.
L’Opera
"CENACOLO FAMILIARE" prese la sua completa
fisionomia nel 1967. In un corso di Esercizi Spirituali, passato in una
ineffabile continua estasi. La misericordia divina gli rivelò che Dio è
Amore e che in quanto Amore non è solitario ma una Famiglia felicissima
composta da tre Persone: da Dio Padre, da Dio Figlio, da Dio Spirito Santo. Gli
rivelò anche che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza e lo creò
Famiglia.
"L’Età
Aurea del Cristianesimo, concluse la rivelazione, sarà anche l’Età Aurea
della Famiglia. L’obbligatorietà del celibato sacerdotale sarà abolita e le
famiglie dei Vescovi Sposati e dei Presti Sposati saranno fari luminosi per le
altre famiglie cristiane".
Dopo
varie vicende siamo giunti al passo decisivo:
La
Famiglia Trinitaria vuole che tutto il clero italiano venga a conoscenza
dell’Opera "CENACOLO FAMILIARE" perché i chiamati ne facciano parte e
ne diventino apostoli e profeti, e qui dobbiamo fare
un’importantissima riflessione:
"La Chiesa è fondata sul fondamento degli
Apostoli e dei Profeti" (Ef 2,20)
La
Chiesa Cattolica ha sviluppato in modo esagerato il ministero di Pietro nel Papato,
ponendo in ombra gli altri Apostoli e quindi i Vescovi loro I Successori, e
lottando contro i suoi Profeti. Ora è giunto il momento dei Profeti. I
Profeti del "CENACOLO FAMILIARE" si sentono investiti di una
missione particolare: proporre alla Chiesa Cattolica delle riforme urgenti
perché nel suo volto brilli il volto del suo Sposo Gesù. Si supplica,
pertanto, la Chiesa Cattolica a voler fare proprie le riforme dei Profeti del
Cenacolo Familiare.
Per
iniziare, i Profeti del Cenacolo Familiare alla Chiesa Cattolica, di cui si
ritengono figli a pieno titolo, propongono le riforme esposte in questo
Documento. Ossia: la Riforma del Papato; l’accettazione del primato della
coscienza individuale; la opzionalità del celibato ecclesiastico; il matrimonio
cristiano in due tempi; l’ammissione dei divorziati risposati, sinceramente
pentiti, ai Sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia; la liceità della
contraccezione; l’ampio uso della assoluzione collettiva conferendo in modo
particolare valore sacramentale al rito penitenziale posto all’inizio della S.
Messa.
Queste
riforme insieme ad altre che si riterranno opportune o necessarie oltre ad
avere un valore in sé stesse assumono un potente stimolo per le altre Chiese
Cristiane favorendo così il cammino, voluto dallo Spirito Santo,
dell’Ecumenismo fino a giungere all’unità della Chiesa universale. Giunti
all’unità dei cristiani i non cristiani, affascinati dalla vita dei discepoli
del Signore, si convertiranno a Gesù. Allora si realizzeranno le profezie
evangeliche: "Saranno un solo gregge sotto un solo Pastore" (Gv
10,16). "Padre, che siano una sola cosa come io e tu siamo una cosa
sola. Così il mondo crederà che tu mi hai mandato" (Gv 17, 20-23).
A
questo punto io, Salvatore Paparo, come umile strumento per la
realizzazione del Cenacolo Familiare, mi rivolgo a voi. Vogliate accettare il
Cenacolo familiare – di cui sono pronto a fornirvi tutte le informazioni
possibili – siate suoi membri e Profeti, cercate di attuarlo in mezzo alle vostre
Comunità cristiane.
La
Famiglia Trinitaria di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito santo voglia
benedire e rendere Profeti dell’Opera "CENACOLO FAMILIARE" tutti
coloro che verranno a conoscenza di questo Documento.
PREGHIERA
– O Maria, Madre della Grazia e delle grazie, esaudisci la nostra umile,
fiduciosa, filiale supplica: intercedi presso Dio l’avvento della seconda
Pentecoste che realizzerà L’Età Aurea del Cristianesimo, l’era della famiglia
creata ad immagine e somiglianza della Famiglia Trinitaria di Dio Padre, di Dio
Figlio, di Dio Spirito Santo, e redenta con la morte-risurrezione dell tuo
Gesù, Sposo della Chiesa.
Affretta
l’era dell’amore e della pace in cui gli uomini non si combatteranno più, non
si eserciteranno più nell’arte della guerra, trasformeranno le armi in
strumenti di benessere e utilizzeranno le immense ricchezze del creato per
debellare la fame, le malattie, le disuguaglianze sociali.
O
Madre, convinci il Papa della singolare missione che, per la prossima era della
famiglia, hanno da Dio ricevuto le famiglie dei vescovi Sposati e dei Preti
Sposati e fa’ che renda opzionale il celibato sacerdotale. Amen.