COMUNICAZIONE AI MEMBRI

DELL'OPERA CENACOLO FAMILIARE

 

Carissimi,

desidero comunicarvi una singolare vicenda che mi è capitata nel mio computer il 23-24 novembre scorsi.

 

----- Original Message -----

From: Fabio

To: Piazza grande

Sent: Sunday, November 23, 2008 9:18 AM

Subject: [piazza-grande] Il popolo di Dio. Vaticano II, un futuro dimenticato - intervista a Carlos Aguirre in "Ore undici"

 

Il popolo di Dio. Vaticano II, un futuro dimenticato
intervista a Carlos Aguirre a cura di Mario De Maio e Silvia Petitti
in "Oreundici" n. 11 del novembre 2008
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Carlos Aguirre è come un fiume che scorre libero. Ascoltarlo significa tenere le antenne pronte a cogliere la nota dell'assolo, la licenza creativa del suo linguaggio che fluisce in tante direzioni. Don Mario ha raccolto alcune sue riflessioni attorno al tema della laicità, che ho provato a riordinare. Riflessioni interessanti perché Carlos è argentino - e la laicità è un tema che si innesta nella cultura di un Paese e di un popolo -, è teologo che ha partecipato all'esperienza del concilio Vaticano Il. È amico, estimatore, seguace libero e sciolto della spiritualità di Charles de Foucauld.
Come nasce il termine laico?
"Nietzsche diceva che le Università tedesche dovrebbero dedicare il primo anno allo studio delle etimologie. Forse un anno è troppo, ma senz'altro lo studio dell'origine delle parole è importante... Laico viene da laos, che in greco significa popolo, laico significa dunque membro del popolo. Laico è semplicemente un membro del popolo, non c'erano membri di prima o seconda classe. L'Antico Testamento ci racconta in modo epico come nasce il "popolo di Dio", quel gruppo che è partito dall'Egitto con Mosè, ha vissuto l'Esodo e con cui Dio ha fatto la sua alleanza. Dio gli ha dato le tavole della legge, dieci parole, affinché non ripetesse quello che aveva vissuto come schiavo in Egitto. Mosè ha accolto quel patto con un rito simbolico (l'uccisione di animali e l'aspersione delle tavole con il loro sangue) e da quel momento Dio è entrato a far parte di quel popolo. Per l'Antico Testamento laos, laico, significa dunque essere membro di questo popolo che ha Dio con sé."
Il termine laico richiama quindi l'appartenenza a una comunità?
"Esatto. In particolare va sottolineato che era la comunità stessa a scegliere coloro che la dovevano dirigere, perché vigeva la regola che colui che deve governare su tutti deve essere scelto da tutti. Questa prassi continua fino al primo Millennio: le comunità sceglievano la persona più adatta a servire la comunità stessa, questa era la funzione del prete. Quando la Chiesa inizia a istituzionalizzarsi, comincia anche a crearsi la divisione tra quelli che comandano e quelli che debbono obbedire. Quelli che sanno e quelli che debbono solo ascoltare perché sono ignoranti. Non si parla più di servizio ma di clero, che significa 'separato': separato dal mondo dove c'è il profano (la divisione tra sacro e profano) dal quale bisogna distinguersi. Da qui nasce il chierico, separato dal mondo perché possa parlare di Dio al popolo, come se per essere uomini di Dio fosse necessario essere separati dagli altri uomini e dal mondo."
Fino a quando è durata questa convinzione? In che modo si è rafforzata nel tempo?
"A poco a poco questa situazione si è solidificata. Quando Costantino ha riconosciuto la libertà religiosa e Teodosio ha fatto del cristianesimo la religione ufficiale dell'Impero, i cristiani si sono sentiti obbligati a giocare il ruolo di religione ufficiale. I vescovi hanno assunto un ruolo di potere. Nel Medioevo, quando i cristiani si sono resi conto che il cristianesimo era la religione del mondo, hanno pensato di dover fare il mondo secondo Dio. E allora si sono ispirati alle norme contenute nell'Antico Testamento sul sacerdozio. A poco a poco si è formata una specie di casta di sapienti, separati dal mondo. Con il tempo i chierici non venivano più eletti dal popolo, ma era il vescovo di Roma a sceglierli."
Il vescovo di Roma ha così cominciato ad assumere un ruolo centrale...
"II Vaticano I ha creduto che per unire la Chiesa fosse necessario dare potere al centro, cioè al Papa. L'idea che il vescovo di Roma sia il centro della Chiesa viene dall'Impero. Il Vaticano I ha dichiarato che il Papa è il vescovo universale, con primato di giurisdizione su tutta la chiesa. In questo modo però la vita della comunità non viene aiutata, ma al contrario ostacolata perché la presenza di un'autorità suprema toglie voce alla comunità stessa. Quando c'è uno che vale di più e l'altro di meno, la fraternità è solo una parola. Non possiamo essere fratelli se tu sei sopra e io sono sotto. C'è un libro di Rosmini, "Le cinque piaghe della Chiesa", che elenca tra le piaghe anche questa divisione tra clero e laici. Laico, che significava qualcosa di grande adesso significa ignorante, inferiore."
Bisogna arrivare al concilio Vaticano II per trovare un tentativo di recuperare la presenza e il valore del laicato all'interno della Chiesa?
"Il Vaticano II ha tentato di recuperare "la novità della tradizione", ha cercato di ripristinare gli inizi. Quando ti chiedono di parlare della Chiesa, si comincia dal Papa, i vescovi, i preti, e infine i laici. La Lumen Gentium ha rivoluzionato questo ordine mettendo al primo posto il popolo di Dio e poi la gerarchia. Il primo capitolo della Lumen Gentium si intitola "Il mistero della Chiesa", il secondo "Il popolo di Dio", il terzo "La gerarchia ecclesiastica". La gerarchia è al servizio del popolo, ne fa parte."
E oggi? Che cosa resta del Vaticano Il?
"Oggi il Vaticano Il è un futuro dimenticato, ci è sembrato di vedere una primavera. Giovanni XXIII aveva usato un'immagine molto efficace: aveva aperto le finestre per fare entrare un po' di aria fresca nella Chiesa. Il suo gesto e il suo invito significava ridare ai laici la santa libertà dei figli di Dio. Oggi quasi tutte le finestre sono state richiuse... C'è un ritorno all'antico che fa sentire la gente più sicura, De Lubac dice: "Difendono la Chiesa con quello zelo ambiguo di chi difende un bene di famiglia". Le conseguenze, almeno in Argentina, sono sotto gli occhi di tutti: sempre meno gente va in Chiesa, i preti non sono più guida del popolo ma spesso soltanto funzionari di Dio."
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dalla rassegna stampa di Incontri di Fine Settimana
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa/081123aguirre.pdf

 

 

La mia e-mail a don Olimpo

Data di invio: domenica 23 novembre 2008 19,24

 

Carissimo don Olimpo,

ho letto l’intervista a Carlos Aguirre: è molto interessante. Però mi sorge un problema: noto che la data di invio del messaggio originale è “Novembre 23 2008 19,24”: quindi corrisponde alla data odierna. Invece la data di invio della e-mail che mi hai inviato oggi è “mercoledi 14 agosto 2002 0,13” IL MERCOLEDI 14 AGOSTO SONO IL GIORNO E IL MESE DELLA MIA NASCITA. E’ chiaro anche che il 2002 non è l’anno della mia nascita. TI RINVIO, IN ALLEGATO, LA TUA E-MAIL. Ti prego di verificare se corrisponde alla e-mail che è nel tuo computer e di farmi sapere qualcosa.

 

Con grande affetto

Don Salvatore

 

C'è scritto 14 agosto

Da: olimpotrombetti

A: "Cenacolo" [email protected]

Data invio: martedi 13 agosto 2002 23,17

Oggetto: piazza grande il popolo di Dio. Vaticano II, un futuro dimenticato - intervista a Carlos

Aguirre.

----- Original Message -----

From: Olimpo Trombetti

To: Cenacolo

Sent: Wednesday, August 14, 2002 1:13 AM

Subject: Fw: [piazza-grande] Il popolo di Dio. Vaticano II, =n futuro dimenticato - intervista a Carlos Aguirre in "Ore =ndici"

 

Il popolo di Dio. Vaticano II, un futuro dimenticato
intervista a =arlos Aguirre a cura di Mario De Maio e Silvia Petitti
in "Oreundici" n. 11 =el novembre 2008
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Carlos Aguirre è come un fiume che =corre libero. Ascoltarlo significa tenere le antenne pronte a cogliere la nota =ell'assolo, la licenza creativa del suo linguaggio che fluisce in tante direzioni. Don =ario ha raccolto alcune sue riflessioni attorno al tema della laicità, che ho =rovato a riordinare. Riflessioni interessanti perché Carlos è argentino - e =a laicità è un tema che si innesta nella cultura di un Paese e di un popolo -, è =eologo che ha partecipato all'esperienza del concilio Vaticano Il. È amico, =stimatore, seguace libero e sciolto della spiritualità di Charles de =oucauld.
Come nasce il termine laico?
"Nietzsche diceva che le Università =edesche dovrebbero dedicare il primo anno allo studio delle etimologie. Forse un =nno è troppo, ma senz'altro lo studio dell'origine delle parole è =mportante... Laico viene da laos, che in greco significa popolo, laico significa =unque membro del popolo. Laico è semplicemente un membro del popolo, non ='erano membri di prima o seconda classe. L'Antico Testamento ci racconta in =odo epico come nasce il "popolo di Dio", quel gruppo che è partito dall'Egitto =on Mosè, ha vissuto l'Esodo e con cui Dio ha fatto la sua alleanza. Dio gli ha =ato le tavole della legge, dieci parole, affinché non ripetesse quello che =veva vissuto come schiavo in Egitto. Mosè ha accolto quel patto con un rito =imbolico (l'uccisione di animali e l'aspersione delle tavole con il loro sangue) = da quel momento Dio è entrato a far parte di quel popolo. Per l'Antico =estamento laos, laico, significa dunque essere membro di questo popolo che ha Dio =on sé."
Il termine laico richiama quindi l'appartenenza a una =omunità?
"Esatto. In particolare va sottolineato che era la comunità stessa a scegliere =oloro che la dovevano dirigere, perché vigeva la regola che colui che deve =overnare su tutti deve essere scelto da tutti. Questa prassi continua fino al primo Millennio: le comunità sceglievano la persona più adatta a servire =a comunità stessa, questa era la funzione del prete. Quando la Chiesa inizia a istituzionalizzarsi, comincia anche a crearsi la divisione tra =uelli che comandano e quelli che debbono obbedire. Quelli che sanno e quelli che =ebbono solo ascoltare perché sono ignoranti. Non si parla più di servizio =a di clero, che significa 'separato': separato dal mondo dove c'è il profano (la =ivisione tra sacro e profano) dal quale bisogna distinguersi. Da qui nasce il =hierico, separato dal mondo perché possa parlare di Dio al popolo, come se per =ssere uomini di Dio fosse necessario essere separati dagli altri uomini e dal =ondo."
Fino a quando è durata questa convinzione? In che modo si è =afforzata nel tempo?
"A poco a poco questa situazione si è solidificata. Quando =ostantino ha riconosciuto la libertà religiosa e Teodosio ha fatto del =ristianesimo la religione ufficiale dell'Impero, i cristiani si sono sentiti obbligati a =iocare il ruolo di religione ufficiale. I vescovi hanno assunto un ruolo di =otere. Nel Medioevo, quando i cristiani si sono resi conto che il cristianesimo era =a religione del mondo, hanno pensato di dover fare il mondo secondo Dio. E =llora si sono ispirati alle norme contenute nell'Antico Testamento sul =acerdozio. A poco a poco si è formata una specie di casta di sapienti, separati dal =ondo. Con il tempo i chierici non venivano più eletti dal popolo, ma era il =escovo di Roma a sceglierli."
Il vescovo di Roma ha così cominciato ad =ssumere un ruolo centrale...
"II Vaticano I ha creduto che per unire la Chiesa =osse necessario dare potere al centro, cioè al Papa. L'idea che il vescovo =i Roma sia il centro della Chiesa viene dall'Impero. Il Vaticano I ha =ichiarato che il Papa è il vescovo universale, con primato di giurisdizione su tutta la =hiesa. In questo modo però la vita della comunità non viene aiutata, ma al =ontrario ostacolata perché la presenza di un'autorità suprema toglie voce =lla comunità stessa. Quando c'è uno che vale di più e l'altro di meno, la =raternità è solo una parola. Non possiamo essere fratelli se tu sei sopra e io sono =otto. C'è un libro di Rosmini, "Le cinque piaghe della Chiesa", che elenca tra le =iaghe anche questa divisione tra clero e laici. Laico, che significava =ualcosa di grande adesso significa ignorante, inferiore."
Bisogna arrivare al =oncilio Vaticano II per trovare un tentativo di recuperare la presenza e il =alore del laicato all'interno della Chiesa?
"Il Vaticano II ha tentato di =ecuperare "la novità della tradizione", ha cercato di ripristinare gli inizi. =uando ti chiedono di parlare della Chiesa, si comincia dal Papa, i vescovi, i =reti, e infine i laici. La Lumen Gentium ha rivoluzionato questo ordine mettendo =l primo posto il popolo di Dio e poi la gerarchia. Il primo capitolo della =umen Gentium si intitola "Il mistero della Chiesa", il secondo "Il popolo di =io", il terzo "La gerarchia ecclesiastica". La gerarchia è al servizio =el popolo, ne fa parte."
E oggi? Che cosa resta del Vaticano Il?
"Oggi il =aticano Il è un futuro dimenticato, ci è sembrato di vedere una primavera. =iovanni XXIII aveva usato un'immagine molto efficace: aveva aperto le finestre =er fare entrare un po' di aria fresca nella Chiesa. Il suo gesto e il suo invito =significava ridare ai laici la santa libertà dei figli di Dio. Oggi =uasi tutte le finestre sono state richiuse... C'è un ritorno all'antico che fa =entire la gente più sicura, De Lubac dice: "Difendono la Chiesa con quello zelo =mbiguo di chi difende un bene di famiglia". Le conseguenze, almeno in Argentina, =ono sotto gli occhi di tutti: sempre meno gente va in Chiesa, i preti non =ono più guida del popolo ma spesso soltanto funzionari di Dio." =BR>--------
dalla rassegna stampa di Incontri di Fine Settimana
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa/08=123aguirre.pdf

 

 

CHE  MISTERO!

 

Nella tua e-mail di risposta mi comunichi

 

C’è scritto 14 agosto

 

Ma questa tua e-mail non è più datata come ieri

mercoledi 14 agosto 2002   o.19  ma

martedi 13 agosto 2002   23,17

 

Con vivo affetto

Don Salvatore

 

 

Cosa dobbiamo dedurre dai suddetti vari messaggi? 

La Famiglia Trinitaria di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo;

la Sacra Famiglia di Nazaret dei Cuori Sacratissimi di Gesù, di Maria e di Giuseppe inviano questo messaggio ai Membri dell’Opera Cenacolo Familiare: 

“MEDITATE DILIGENTEMENTE IL CONTENUTO DELL’INTERVISTA A CARLOS AGUIRRE, E IMPEGNATEVI

CON GENEROSITA’  PERCHE’ PRESTO DIVENGA REALTA’  LA CHIESA DI GESU’ POPOLO DI DIO”

                                      Sac. Salvatore Paparo 

                             

TREDICESIMA LETTERA A GESU’ UNICO SALVATORE DEL MONDO

 

La bioetica oggi è al centro delle ricerche scientifiche e delle applicazioni pratiche nella vita dell’uomo. I punti fondamentali sono due: la vita umana al suo nascere, e la vita umana al suo stato terminale.

Quando possiamo affermare che esiste una NUOVA vita umana? Le opinioni sono molteplici. Per noi cristiani, però, non ci debbono essere dubbi: abbiamo una NUOVA VITA UMANA al momento del CONCEPIMENTO, ossia al monento in cui il gamete dell’uomo, lo spermatozoo, si unisce al gamete della donna, l’ovulo, e si costituisce lo zigote: LO ZIGOTE E’ GIA’ UNA PERSONA UMANA. Il Papa Pio IX, guidato dallo Spirito Santo, l’8 dicembre del 1854 definì Verità Rivelata da Dio IL CONCEPIMENTO IMMACOLATO DI MARIA SANTISSIMA; e Maria Santissima quattro anni dopo ne diede una solenne conferma nelle Apparizioni di Lourdes avvenute a partire dall’11 febbraio del 1858. La Madonna si manifestò con queste parole alla veggente Bernadette Soubirous

              IO SONO L’IMMACOLATA CONCEZIONE

La vita umana va difesa fin dal suo concepimento perché è dono di Dio. Oggi, però, sorge questo problema: si possono usare le cellule staminali embrionali ossia gli zigoti, per la ricerca scientifica e per guarire alcune malattie altrimenti inguaribili? Forse possiamo dare una risposta partendo dall’amore di una persona verso un’altra persona che si spinge fino alla donazione della propria vita. Il modello da imitare è Gesù: “ IO AMO LE MI PECORE E PER ESSE OFFRO LA MIA VITA “.

Sotto questa luce possiamo difendere il seguente ragionamento posto sulla bocca del neo-concepito?

“ IO SONO ALLO STATO INIZIALE DELLA MIA VITA: SE LA SCIENZA PER GUARIRE ALCUNE MALATTIE NON DISPONE DI ALTRI MEZZI E HA BISOGNO DI ME, IO, PER AMORE DEL MIO FRATELLO O DELLA MIA SORELLA, IMITANDO L’AMORE DI GESU’, SACRIFICO LA MIA VITA ACCETTANDO CHE SI INTERROMPA IL PROCESSO VITALE DEL MIO ZIGOTE “.

 

Gesù, illumina chi deve essere illuminato perché la decisione sia CONFORME ALLA TUA VOLONTA’.

 

                                      Sac. Salvatore Paparo

                                      27 novembre 2008

 

SE  LA  FEDE  GENERA  MOSTRI

Articolo di Arrigo Levi pubblicato nel quotidiano “LA STAMPA”

1 dicembre 2008

 

Perché le religioni generano mostri? O meglio, perché alcune religioni continuano a generare mostri? E perché altre, che li hanno generato in passato, sono riuscite a liberarsi da questo male profondo?

Che un laico dichiarato si ponga queste domande non è irrispettoso. Noi laici sappiamo bene quali mostri abbiano generato anche le “religioni” laiche, che senza doversi richiamare a una verità assoluta enunciata, dall’alto dei Cieli, hanno commesso, nel nome di un credo diabolico, crimini orrendi.

Sappiamo bene  con quanta fatica, di fronte alle catastrofi di quel secolo di follia che è stato il Novecento, siamo riusciti a creare, laici e credenti insieme, delle isitituzioni, ancora imperefette, che rendano  un giorno credibile la realizzazione dei sogni di pace di profeti antichi  e moderni fra tutte le genti.

Non penso che noi laici possiamo dare lezioni a nessuno. Ma credo che abbiamo il diritto di chiedere ai rappresentanti delle grandi religioni, oggi impegnati, meritoriamente, in tentativi di dialogo fra le verità assolute che ciascuna di loro crede di rappresentare, di porre al centro del loro confronto il quesito che noi laici con smarrimento ci poniamo: perché le religioni continuano a generare mostri?

Ho una luinga, bella esperienza di partecipazione a invontri interreligiosi, nei quali, come laico non credente in un dio creatore mi viene chiesto di dare un pur piccolo contributo al disegno di un’ecumene di pace. In cotesti incontri viene affermata  da tutti una professione di amore del prossimo, che si assicura essere connaturata al loro credo religioso. Viene però  abitualmente taciuto il fatto, a tutti ben noto, che non è stato affatto così in passato, e che quelle stesse fedi si sono scontrate per secoli, e hanno perseguitato, torturato e messo a morte tutti coloro che essi giudicavano eretici o infedeli.. Il silenzio sul passato è giudicato utile per non risvegliare antichi odi, appena sopiti. Questa scelta era ed è probabilmente utile se si vuole che il dialogo prosegua, in base anche ad un’altra premessa, riaffermata con l’abituale sincerità da Benedetto XVI in un recente pronunciamento: e cioè che un dialogo interreligioso, nel senso stretto della parola, non è possibile, perché imporrebbe a ciascuno di mettere in discussione la propria fede; essendo invece utile se ci si limita ad affrontare pubblicamente le conseguenze culturali delle scelte religiose fondamentali, al fine di produrre una reciproca correzione e arricchiamento.

E’ giusto pensare che anche con  queste riserve di principio il dialogo interreligioso, o quello tra le fedi religiose e la fede laica, sia utile: e che sarebbe rischioso, in tali incontri, rimproverarsi reciprocamente colpe passate o presenti. Ma se davvero si vuole un arricchimento e una correzione di quelle deviazioni – se vogliamo così chiamarle – che hanno condotto e conducono questa o quella religione, in questo o in quel momento della sua storia, a generare, nel nome di Dio, guerre e massacri, come rinunciare a un momento di seria, sincera autocritica?

E’ ovviamente prudente che quando esponenti religiosi cristiani, ebrei, musulmani si incontrono, ciascuno eviti i rimproveri, e critichi la propria religione e non quella altrui, chiedendo perdono agli altri delle proprie colpe, passate o presenti. Come ha saputo fare in più di un’occasione , anche al Muro di Pianto di Gerusalemme, Giovanni Paolo II. Sarebbe utile a tutti se ciascuno compisse anche una riflessione per chiarire a se stesso, e sper spiegare agli altri, quale evoluzione del loro credo religioso sia stata necessaria  affinchè la propria religione cessasse di “generare mostri”: e quali contributi abbia dato a questa graduale, benefica evoluzione anche il pensiero laico, maestro di tolleranza e di sano relativismo.

Gli incontri interreligiosi non sono certo inutili anche se ognuno dei partecipanti dedica il proprio tempo soprattutto a lodare se stesso, e a offrire una immagine idealizzata del proprio credo: questo può essere il primo passo per un cambiamento e per una correzione degli errori passati o presenti. Ma sarebbero ancor più utili se ognuno dedicasse un po’ di tempo a fare un mea culpa e spiegare quali mutamenti della propria fede siano stati o siano necessari  perché essa divenisse o divenga strumento di amore e di pace fra le genti, anziché di odio e di guerra.  Questo farebbe bene a tutti. Anche se, a tal fine, può darsi che sia necessario mettere in discussione la propria fede, passata o presente. Altrimenti le parole e i gesti di amicizia che sono d’uso in tali occasioni, possono risultare vani.  

 

“ TESTAMENTO BIOLOGICO. FINALMENTE SI RAGIONA “

Intervista A UMBERTO VEROVESI  del quotidiano “LA STAMPA”

2 dicembre 2008

 

 

“ E’ un importante segnale di apertura al dialogo”

Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale e senatore, che da anni si batte per introdurre in Italia il testamento biologico, ha appena finito di leggere la proposta di Rocco Buttiglione. Un disegno di legge approvato da Cei e Vaticano secondo il quale si potrà rifiutare per iscritto l’intervento chirurgico per cui viene inserita la cannula che fornisce cibo e acqua; ma una volta impiantata non potrà più essere interrotto il sostegno vitale a eccezione di infezioni in corso.

 

Professor Veronesi, possiamo parlare di svolta nel dibattito sul testamento biologico?

“Diciamo che è un tentativo prezioso di conciliare le visioni del mondo laico e di quello religioso sui contenuti del testamento biologico, su che cosa può o non può essere oggetto della volontà anticipata della persona. Non c’è più doscussione sull’importanza e il valore “civile” del documento, come era invece quando cinque anni fa ho iniziato la prima campagna informativa attraverso la mia Fondazione. E questo è già un risultato molto positivo”.

Però il dibattito, sia etico che politico, resta molto acceso. Come è possibile fare passi avanti?

“Oggi la discussione si concentra sul diritto della persona a rifiutare o accettare ogni tipo di trattamento, in base all’articolo 32 della Costituzione sulla libertà di cura, oppure se escludere il potere di decisione del malato circa nutrizione e alimentazione forzata. Un punto non marginale perché l’alimentazione forzata è la condizione che permette la vita artificiale, cioè proprio quella che molti di noi non vogliono vivere e quella per cui l’intero movimento civile a favore del testamento biologico è nato”.

La proposta del vicepresidente dell’Udc potrebbe risolvere i problemi?

“L’idea di poter rifiutare l’impianto del sondino è un gran passo in avanti, ma presenta due difficoltà. La prima è di natura tecnica: il sondino viene applicato in fase di rianimazione, quando ancora non si sa se il coma in cui eventualmente il paziente si trova sarà transitorio o permanente. Solo dopo almeno un anno, e dopo tutti i tentativi di recupero possibili, si può diagnosticare un coma irreversibile, o stato vergetativo permanente. Quindi non applicare il sondino per la nutrizione artificiale all’inizio del coma diventa un “mancato soccorso”, e dal punto di vista della deontologia medica è più grave che toglierlo perché non c’è speranza di recupero. E’ la stessa situazione in cui ci troviamo quando dobbiamo somministrare ossigeno a un malato che non riesce a respirare: un conto è “farlo morire” non dandogli l’ossigeno che gli serve per respirare, un altro è “lasciarlo morire” quando glielo si toglie perché si capisce che neppure l’ossigeno può servire a mantenerlo in vita”.

E la seconda difficoltà?

“Riguarda i principi e il diritto. Mi spiego: se accettiamo che una persona rifiuti di mettere il sondino, come possiamo non accettare che lo si tolga se questa è la volontà espressa in precedenza? Come potrà un magistrato, in caso di controversia, assolvere un medico che non ha messo il sondino per salvare un malato e condannare uno che l’ha rimosso dopo aver effettuato le cure necessarie?”.

Mi scusi, ma allora siamo daccapo. Come si esce da questa impasse?

“Tutto deve essere legato alla volontà del malato, espressa lucidamente quando era in salute. Da qui dobbiamo ripartire per considerare una legge sul testamento biologico. Invece il dibattito si è spostato progressivamente sul confine dell’accaniumento terapeutico e su cosa sia terapia e che cosa no. Ma la questione delle cure sproporzionate – la definizione di accanimento terapeutico è pessima – non ha niente a che vedere con il testamento biologico”.

In conclusione, c’è una possibiltà di dialogo fra laici e cattolici su questi temi? E se sì, il ddl di Buttiglione che ruolo può avere?

“E’ uno spiraglio di dialogo fra chi crede nella sacralità della vita, che è proprietà esclusiva di Dio, e chi crede invece nella responsabilità della vita, che dipende dalla libertà di autodeterminazione individuale. Ma il terreno di questo dialogo deve essere la libertà di tutti i cittadini, credenti o non credenti, di scegliere in base alle proprie convinzioni e il proprio progetto di vita, che cosa accettare e cosa rifiutare”.

 

“ BISOGNA AIUTARE I GAY, NON COLPEVOLIZZARLI “

 

Colloquio CON MONS. PACOMIO

Dal quotidiano “LA STAMPA”

2 dicembre 2008

 

“Si può dissentire da come l’Unione europea ha formulato la mozione sull’omosessualità, però essere gay non può mai essere reato”.

Continuerà la sua “pastorale” degli omosessuali mons. Luciano Pacomio, vescovo di Mondovì e commissario Cei per la Dottrina della fede e la catechesi.

Cosa dirà ora ai suoi fedeli omosex?

“Un conto sono le enunciazioni di principio più o meno equivocabili, un altro è il cammino da condividere con le persone in carne e ossa. Io non devo chiedere l’orientamento sessuale di chi ho di fronte, sono loro a dirmelo quando hanno disagi e vogliono capire il pensiero di Gesù e le impostazioni della Chiesa. La vita è un’altalena di gioie e dolori per tutti. Dare senso alla sofferenza investe la sessualità di chiunque, etero o gay hanno la stessa esigenza di imparare  a essere persone che sanno amare. Non vanno colpevolizzate le persone. Ciascuno vive il suo  orientamento per itinerari personali, esperienze o condizioni individuali e merito rispetto e attenzione. I gay sono miei fedeli come gli altri”.

Teme contraccolpi per le parole di monsignor Migliore?

“Le prese di posizione ufficiali hanno sempre la necessità di essere chiare e perentorie per non essere equivocate. Mantenere la propria identità gay o avviare un percorso esistenziale di verifica è una scelta personale. Io tento di sollecitare una grande fiducia in Dio. San Paolo diceva “non c’è più grsco o giudeo, né schiavo né libero” così aggiungo “non c’è più omosessuale o eterosessuale” nell’identificazione profonda del rapporto con Dio. Fare del bene agli altri è la strada maestra per chiunque. Non è che gli eterosessuali non vivano la fragilità. Fedeltà e castità sono valori che valgono per tutti. L’impoprtante è la serenità, la gioia, il vivere senza prendere l’esistenza come un gioco. Dire che la via ordinaria è il rapporto uomo-donna non deve fare ostracizzare tutti gli altri cammini. Vanno considerati i singoli casi non aggredendo, non condannando a priori, chiarendo che possono esserci diversità. E io aiuto a capire come attuare e vivere queste diversità con misericordia”.

Come si comporta con i gay?

“Spesso mi sento chiedere: “Lei vuole che tutti i gay diventino eterosessuali?”. Io rispondo:”No, voglio che i gay vivano una vita dignitosa, felice  e mettemdo sulla bilancia non solo il loro orientamento ma anche il rapporto con Dio”. Il mio aiuto a vedere come meglio vivere nel bene ciò che esperimentano. Non chiudo la portta a nessuno. Un conto è la fondatezza della legge divina, la Sacra Scrittura e il magistero, un conto è il cammino per arrivare ad osservarla. La catechesi degli omosessuali va incontro alle esigenze reali. Bisogna stare attenti alle parole che appaiono una discriminazione dei gay, non è il caso di entrare troppo nell’aspetto legislativo su scala nazionale e internazionale. Ogni cosa che è rispettosa della libertà, che non fa male alla decisione degli altri, va guardata e valutata in una chiave globale”.

Meglio non prestarsi a strumentalizzazioni?

“Esatto. Nella concretezza a me interessa dare motivi alle persone per osservare i precetti della Chiesa e apprezzare i tentativi di camminare sulla strada della coscienza matura. Invece dei fulmini e delle dichiarazioni effetto, producono più frutto il cammino insieme alle persone e l’impegno concreto per dar loro motivo di fare scelte forti e costruttive”.

 

I  M  M  A  C  O  L  A  T  A        C  O  N  C  E  Z  I  O  N  E

 

L’8 di dicembre ricorda un fatto storico di inestimabile valore per tutta l’umanità.

Ci riesce difficile immaginare in tutta la sua portata, il solenne momento in cui, duemila anni fa, una donna timorata di Dio, di nome Anna, ricolma di allegrezza, si rivolse a Gioacchino, suo santo sposo, e gli disse:

  

              GIOACCHINO, HO DA COMUNICARTI UNA LIETA NOTIZIA:

                ACCANTO AL MIO CUORE BATTE UNA NUOVA VITA: SONO

                MAMMA”.

 

Non sappiamo se Sant’Anna, in quel momento, abbia ricevuto da Dio la rivelazione sulla grandezza della sua neo-concepita bambina; ma di certo quella fortunata santa donna avrebbe potuto, un verità, parlare così:

                GIOACCHINO, HO CONCEPITO MARIA, E L’HO CONCEPITA IMMACOLATA

                  PERCHE’ SARA’ LA MAMMA DEL MESSIA ATTESO. IO LA VEDO GIA’ LA NOSTRA

                  SANTISSIMA FIGLIOLA, IN GINOCCHIO, PRESSO LA MAGIATOIA DI UNA STALLA

                  DI BETLEM, DOVE GIACE, AVVOLTO IN UMILI FASCE, IL SUO DIVINO FIGLIOLO

                  GESU’

 

Fissiamo la nostra attenzione sulle parole:

 

                    HO CONCEPITO MARIA, E L’HO COCEPITA IMMACOLATA

 

Il concepimento immacolato di Maria e la sua conseguente santità risaltano meglio se li consideriamo confrontandoli con la nostra triplice miseria che ci proviene dal peccato originale, dal peccato personale edallo stato di peccato.

 

Noi siamo miseri perché siamo stati concepiti nel peccato originale: il peccato originale è una misteriosa colpa che abbiamo ereditato dai nostri progenitori; ed è anche un’inclinazione verso il male: ci sentiamo, infatti, inclinati a cercare la nostra soddisfazione in modo disordinato; ci sentiamo inclinati a fare ciò che dispiace a Dio e al nostro prossimo.

In secondo luogo noi siamo miseri perché spesso siamo vittime del nostro peccato personale: l’inclinazione al male di cui abbiamo parlato non è ancora peccato; diventa peccato nel momento in cui acconsentiamo ad essa: così, ad esempio, non è peccato sentirsi inclinato a vendicarsi per un torto ricevuto, ma il vendicarsi di fatto.

In terzo luogo noi siamo miseri perchè corriamo il rschio di vivere in uno stato di peccato: chi commette uno o più peccati e non se ne pente, perdura nei suoi peccati, vive in uno stato abituale di peccato così come colui che diventa povero e non si cura di risollevarsi dalla sua povertà, perdura nella povertà, vive in uno stato abituale di povertà.  

 

Dunque noi siamo miseri perché siamo stati concepiti nel peccato orginale e siamo inclinati al male; noi siamo miseri perché spesso abbiamo peccato; siamo miseri perché corriamo il rischio di vivivere in uno stato di peccato.

 

Ebbene Maria Santissima con il singolare privilegio DELLA SUA IMMACOLATA CONCEZIONE è tutta l’opposto di noi: fu preservata dal peccato orginale e dalle sue conseguenze: quindi fu esente dalla colpa che noi abbiamo ereditato con il comcepimento; fu esente dall’inclinazione al male; visse sempre santamente compiendo in ogni momento della sua vita la volontà del Padre Celeste.

 

Se siamo consapevoli della nostra pochezza morale, dinanzi alla luce abbagliante della santità di Maria Santissima, possiamo essere indotti allo scoraggiamento. Ma non dobbiamo scoraggiarci perché Maria Santissima è la nostra mamma e ci ha dato un fratello straordinario, ci ha dato Gesù che è nato per salvarci. Per salvarci Gesù ci chiede una sola cosa: pentirci sinceramente dei nostri peccati. Se ci pentiamo sinceramente dei nostri peccati, Gesù sarà la nostra forza, ci farà vincere la nostra miseria e ci renderà sempre più simili alla bellezza morale di Maria Santissima, L’IMMACOLATA CONCEZIONE.

 

                                                                Sac. Salvatore Paparo

NOTA

SO BENISSIMO CHE MOLTI STUDIOSI MODERNI RIFIUTANO L’ESPOSIZIONE DA ME FATTA.

ESSI PERO’ NON POSSONO ASSOLUTAMENTE NEGARE ALCUNE VERITA’ FONDAMENTALI

RIVELATE DA DIO:

DIO AMORE CI HA CREATI PER LA VITA E PER LA FELICITA’

NOI UOMINI CON IL PECCATO CI SIAMO SUICIDATI E RESI INFELICI

GESU’, IL FIGLIO UNIGENITO DI DIO PADRE FATTOSI UOMO, CON LA SUA PASSIONE, MORTE E RISURREZIONE CI HA RIDONATO LA VITA E LA FELICITA’.

 

 

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