LA MEMORIA RUBATA

  1.  

Ricordo un elemento statico

Ritmato

Forgiato dal fiele delle rughe

Che evanescente straripa dal mio cuore

 

  1.  

Domani riemergerai dal cumulo

Imbiancato

Retto da semplici intuizioni evocate da chi non erra

Eppur soffoca i fausti presagi

Taciturno andrai verso un eremo invocando la vita

 

  1.  

Ho radunato le passioni

Accatastato i sogni

Racimolato le illusioni

Ho licenziato il mondo

 

  1.  

Intorno ad un seme simula la vita

Germe inondato di frasi

Gia’ pronto al commiato finale

Il vento ricalca sentieri

E trascina con se la terra che muta

Ecco lo spazio che accolse i figli,e i figli dei figli

Ecco il tempo che accogliera’ i padri,e i padri dei padri

L’uno e l’altro si mescolano

E prorompono in un amplesso che genera il nulla

 

  1.  

Spandi maleodoranti ricordi

Artiglia i segmenti infuocati del corpo

Ma in fretta

Agisci in fretta

E sgombera il piano da tutti i possibili eroi

Affinché possa riemergere a luce


  1.  

Una folla attraversa in silenzio il villaggio

Recando con se simboli di fede

Io in disparte

In sembianze da saggio

Con stupore contemplo chi

Senza lumi

Crede

 

  1.  

Due figure

Indistinte

S’incamminano altere verso casa

Portando solo le loro verita’

 

  1.  

Contemplo l’incanto

Il sogno che irrompe e tracima

Congiunge il pensiero e il suo canto

Mi sveglio ed affranto

Ti vedo con gli occhi del tempo

Sei polvere ormai

L’immagine

Solo un rimpianto

 

  1.  

Escono e corvi dal bosco

Dal mare il vapore che avvolge

I canti dal tempo

Sollevo la volta

Cerco involucri bianchi

Poi

Ormai desto

Stupito da tutti i ricordi

Che al cielo ritornano lievi

Svanisco

Nient’altro ho trovato

Soltanto sparuti pensieri gracchianti

Null’altro

 

 

 

  1.  

Ormai sazio

M’incammino per altri sentieri

Varco portoni istoriati di marmo

Vago per ampi cortili tra cedri e fontane

Avvolto da vesti di seta

M’inebrio tra placide membra

Lasciando il ricordo che pulsa di vita

E riprendo il percorso

Verso ignote rovine

 

  1.  

Resisti

Impreca

Immune dai gesti che riempiono i solchi del tempo perduto

Solleva un placido ardore

Rimetti i bisogni al capestro del giorno

Violenta i festosi arlecchini

Segnati dai riti

Di lacrime e asprezze

E sradica il sogno verboso

Che invita alla notte

 

  1.  

S’inerpica il gelo

Randagio e avvilente

La pietra infuocata rivela un destino ritorto

Rifuggi dai lunghi pendii

Che genti di un tempo han piallato col sangue

Sazio di suoni

Anelo il peccato di chi

Senza sogni

Svanisce nel nulla


  1.  

Forse tutto rimane

E niente e’ stato

Forse niente sara’

Se tutto fosse adesso

Ruberei le profezie del tempo

Ignaro e indifferente

Donerei il domani a chi e’ ricordo vano

E la memoria

A simulacri d’intuizioni

Forse

Se tutto fosse adesso

Tra le sue solide fessure scaverei

 

  1.  

Cessa di fingere

E sarai

Fingi di esistere

Ed avrai tuo

Il senso dell’essere

Vaga oltre i limiti

E berrai a fonti ignorate dal tempo

 

  1.  

Procrastinare come professione

Tra teoremi e turbamenti

L’elemosina di un’illusione

Il fuoco fatuo d’umori perdenti

Finche’ il riflesso di una regola antica

E l’innocente che piange l’uscita

Non offrono alibi ad un’altra fatica

E segnano l’ora che ormai e’ finita

 

  1.  

Immortale

Ho volato nel tempo

Su terre e villaggi

Da Celta ad Atene

Con le ali ho vissuto lo spazio

Tra le nuvole e il sole

Ma mai ho potuto amare la terra

Come solo gli uomini sanno

 

  1.  

Subito scende la sera

E torniamo alle case come cani randagi

Con i corpi disfatti

Riponiamo le cose

Un saluto fugace a chi accoglie con ansia

Quest’atteso momento

Quanta grazia negli occhi che contemplano il dono

Di un ignoto pittore

Che alle nostre fatiche

Da’ il colore del sole

 

  1.  

Oltre il piacere

Travalicando i suoni

Oltre il bisogno

Il dolore

Oltre le sfere che giganteggiano nella loro nullita’

Oltre le mille dimensioni

Di un universo che non ha via d’uscita

E un tempo che non sa’ dove andare

In una stanza grigia

Densa di fumo e di sudore

Tra vuoti di bottiglie e musica assordante

Due vecchi

Ho visto

Giocare ai dadi

Una partita

In cui la posta era

L’umana sorte

 

  1.  

Infrangi con ardore la pieta’

Segmenta i ruderi del tempo

E impreca il vano ritmo che stordisce

Sorridi e indifferente passa tra gli afflitti

Per questo sei

Nient’altro

Per altro

Senso

Ormai non c’e’

 

  1.  

Comprendere il buffo mistero

Che porta l’inerme legione

A scomporre l’intero

A mutar la ragione

Ed in nome di questa

La beffarda intenzione

Di rivolgere ogni forza che resta

A ricomporre l’unione

 

  1.  

Stavi seduta sul prato

Tra schiamazzi gioiosi e passeggio di gente

Col sole che svaniva sulla tua pelle di notte

Il tuo dono prezioso accarezzai

E dopo le mie

Altre mani

Sul tuo radioso amore

L’orgoglio del tuo viso ammutoli’ il sole

Nobile signora

 

  1.  

Niente da dire

Mete annullate

L’anonimo scorrere del tempo

Rose appassite

L’incedere lento dell’ombra

Richiami d’oriente si perdono tra i fogli sgualciti

Di libri mai scritti

Di versi mai detti

Niente da avere

Desideri sopiti

Tra candidi lembi d’antichi giacigli

Vetuste visioni divorate dai sensi

Niente da fare

Solo un ebbro cammino nell’umida notte

Il risveglio tra cinta di mura

Al limitar del sentiero che s’inoltra

Dove il caso e l’assurdo

Si congiungono lievi

 

  1.  

Vivo in un cerchio tracciato da mano malferma

Insicura

Forse ignorante antiche regole d’eterna armonia

Ma se ambiguo e’ il disegno

Deciso e’ il percorso

Non un dubbio

Ne’ spiragli tra i contigui segmenti infiniti

Non un varco e’ concesso a possibili fughe

 

  1.  

Bella composizione

Come di quadro antico

Raccolti eran tutti sopra due panche

In prima fila

Al centro

L’onore spetta ai vecchi

Belli

Vestiti d’altri tempi

Poi

Via via la catena degli amori e degli affetti

Il piccolo Alessandro si burla della cuginetta

Che ripromette stizzita di riparare al torto

Tutti

In rigorosa posa

Rendono omaggio al lampo del manganese

Solo tu

Bella come madonna antica

Riveli il tuo segreto a me tanti anni dopo

Con quel tuo sguardo di passione e colpa verso l’amato

La cui promessa

L’amata tua sorella

Vi ha lasciato


 

  1.  

Luci ermetiche di filigrana

Rincorrono antichi splendori

E granitiche linee imponenti

S’inchinano al soffio silente

Le aride terre del sole

Tracima la goccia dell’alba

Poi

L’enfatico suono dell’arpa

Rinnova il rimorso del canto

Io solo

A fatica

Tra i fatui vaganti

M’inerpico in vane ascensioni

 

  1.  

Possente

Si erge trionfante

S’ammira

E ammirato procede

La riva raggiunge in un balzo

E fiero possiede la vita

L’affondo incessante e virile

Illude di colmare il cammino

Ma ebbro da troppa fatica

Ripiega meschino

 

  1.  

Per voi

Nient’altro

Candide latrine del mondo oltraggiate dal passaggio dell’uomo

Per voi

Nient’altro

Disperati da un’ansia di morte che scandaglia la vita

E riemerge dal tempo

Tra metafisiche forme

Per voi

Nient’altro a penare

Penante

Incolti graffiti che implorano oblio

Per voi

  1.  

Everyone stand in a place

waiting for his space

looking for his land

the bird said

“you can fly without my wings

much more higher than me”

so the man

“you believe that

‘cause you have a soul

but I haven’t it

and anywhere to go”

 

  1.  

Qualcosa che cambia

Par niente

Sottile

Ma cambia

Sui muri

D’ intorno

Tra i viali del parco

Il corso silente e sui vecchi castani

Le tracce fiammanti di fresco su tele ingiallite

Qualcosa che cambia e non soffre

Vitale e’ il percorso

Da essere a stato

Intanto continua monotono il giro

Comprendere e’ vano per chi ha nel suo scrigno

Valori scaduti

E’ l’alba di un tempo regresso

Si abbracciano sono e saro’

E ammiri al tuo fianco l’antica compagna

Mai vista

E pur intima amica da sempre

Sorridi

E lei pure

Sapra’

E tu saprai svelare il mistero

Che ad entrambi appartiene?


 

  1.  

Le linee del tempo s’intersecano in punti roventi

E le ascisse rivelano fisici stati che opprimono il corpo

Ma il pulsare ritmato comprime e dilata la vena

Che oltraggia i confini del mondo

Trasforma in eterea sostanza

E ne riporta alla vista il passaggio

Mentre intorno

Un flusso partecipa al mutar degli eventi

Ecco l’altro che giunge a lambir le arse membra

E ritorna la vita

 

  1.  

Vi ho visto

Con sguardi distratti

Varcare la reggia del culto

Assonnati vagare tra i muri del pianto

A cercare il riscatto da un torpore mentale

Poi

Tutti in fila

Sfoderato il plastico gladio

Vi ho osservati all’uscita orgogliosi del vostro bottino

Da mostrar con fierezza

Agli amici

Alle spose

 

  1.  

Scegliere o scelto

E’ quesito assai strano

Seguire tracciati segnati

O inoltrarsi in un fitto mistero

E’ tormento che invano

Placa il senso divelto

Da che ira e sospetto seminati dal vento

Han germogliato il pensiero


 

  1.  

Non ho occhi per sognare

Ne’ commuovere il destino

Non ho mani per levigare i sassi

Ne’ implorare il pane

Non odo le urla straziate

Ne’ il canto della sera

Non ho braccia per sorreggere gli inganni

Ne’ per nutrire chi attende il mio ritorno

Non ho niente

Solo un’escrescenza nera che avvolge tutto il corpo

Ne succhia con vorace accanimento la testa

Il busto

E poi giu’ le gambe e i piedi

E tutto cio’ che mi appartiene

Avvinto da questo caldo abbraccio

Dormo

 

  1.  

Un’ombra proietta il ricordo

Su pareti levigate dal tempo

Mentre attorno

Nella notte stellata

Se ne vanno per mano gli amanti

 

  1.  

Di rosso

Sature tele

Mi scrutano forma e materia

Le linee che cingono il viso

L’ambiguo panneggio appiattito

Poi

Lo sguardo distratto si stacca

E proseguono altrove


 

  1.  

I could play this song

Without music and no words

Just a blow of air

And a couple of mistakes

Greater than a symphony is my song

Without music and no words

Just a bottle of wine

And a piece of soul

 

  1.  

L’impegno quotidiano

E un po’ di vocazione

Procedono per mano

In quest’occupazione

L’adulazione indegna

Servile come un mulo

E tua sara’ l’insegna

D’egregio leccaculo

 

  1.  

Io vengo dal mondo

Che ingiuria i ricordi

E tremulo insidia il canto dei sogni

Con me reco cenere e fiori di campo

Che muti riposano sulla mia terra

 

  1.  

Perche’ non dai tregua ad un corpo ormai stanco

E ti affanni

E confondi

Cio’ che l’ora pretende

Il vigore di un tempo

Quel che eri e’ ormai stato

Non illuder te stesso

Il tuo tempo e’ passato


 

  1.  

Come amanti gelosi

Mi negate l’accesso

Alle stanze del tempo

Dove l’ombra dell’uomo

Non piu’ schiava di alcuno

Si proietta nel cielo

Un ridotto spiraglio sia concesso alla mente

Se l’affronto recato

Son gli avari confini

Che ho varcato vegliando

Perdonate la colpa

Di chi vive sognando

 

  1.  

La sera

Tornando verso casa

Tra i vicoli

Per le strade malfamate

Incontro giovani africane vestite a malapena

Sorridono ai passanti in modo assai discreto

Anch’io sorrido

E passo

E l’Africa e’ lontana

 

  1.  

Non c’e’ suono

E il suo silenzio mi stordisce

Non c’e’ luce

E il suo pallore e’ accecante

Non c’e’ traccia

E il suo percorso e’ un labirinto

Non c’e’ sogno

E la sua trama e’ sconvolgente

Non c’e’ volto

L’indefinita sua sembianza e’ turbamento


 

  1.  

Con lenti movimenti gli accarezzasti il viso

Poi

Rivolti gli occhi al cielo

Le stelle splendenti

Misteriose

Testimoni inafferrabili del tragico destino

Ed improvvisamente un coro

Quasi come lamento

Diffondersi in eterno per tutto l’universo

“tu……

Per sempre perso”

 

  1.  

La fissita’ e’ tedio

Sento le foglie cadere

La nebbia calare

E la vita che nasce

 

  1.  

Forma e materia ci lascian perplessi

Lo sfondo sbiadito par mano d’ignoti

Che dire del pathos che a stento e’ trattato

Si’ come la grazia che invano cerchiamo

Le vesti che piatte ricadono al suolo

Del corpo ne negano ogni parvenza

Del figlio di Dio v’e’ tratto piu’ degno


 

  1.  

Due forze mi han conteso la mente

Ho glorificato la vergogna

Sparso a piene mani il peccato

Con ladri e meretrici ho condiviso il piacere della carne

E rubato i sogni agli innocenti

Ridendo per le loro lacrime

Ho indicato le strade della perdizione

E aiutato i deboli nel loro ultimo viaggio

Poi

Ho donato il dubbio agli eretici

Percorso gli irti sentieri dell’ascesi

Fuggito ogni piacere ed ozio

Osannato Dio e tutte le creature dell’universo

Ma le forze

Entrambi di sublime potenza

Hanno annullato i loro effetti

E ho vissuto una vita di santita’ nella vergogna

Di perdizione nell’ascesi

Sobriamente ubriaco

Seguendo un anonimo percorso

 

  1.  

Esci da plumbee barriere a mostrarci i riflessi del tuo viso

Rischiara il percorso ai viandanti

E sostieni l’incanto di chi vaga alla ricerca del tuo ardore

Su corpi dorati

Asciuga il dolore degli amanti delusi

E a chi

Dell’amore ormai sazio

Di scoprire lo stupore che ispira il tuo canto

Finche’ notte non cali


 

  1.  

Octavio Perez incontro’ il suo destino nel villaggio d’Uriarte

Come il sogno dell’alba, tra la folla gli apparve

Come il tempo che fugge, dai suoi occhi ad un tratto scomparve

Octavio Perez ritorno’ alla vita e al lavoro di sempre

Ma gli occhi e la mente ritornavano ad Uriarte

E il suo vigore appassiva

Dopo i giorni trascorsi a svuotare tequila

E le notti a fissare la luna

Raccatto’ in un fagotto un vestito,il coltello del padre,le foto dei nonni

Abbandono’ il suo lavoro,la casa

Saluto’ Alfonso, il guardiano di vacche

E parti’ per Uriarte

Quando giunse al villaggio

Si diresse nel posto dove un giorno la visione fugace gli mostro’ il paradiso

E la vide

Proprio li,con quegli occhi che parevan smeraldi

Ma la faccia era stanca

Rinsecchito il suo corpo

E la veste indossata,ormai un logoro straccio

Tra la folla festante cammino’ verso lei

La bacio’

Poi la prese per mano e superata la calca

Il lungo viale del corso,la locanda di Anita

Si diressero lenti verso i monti che di notte vegliano sul riposo d’Uriarte

Nessuno rivide piu’ Octavio e Isabella

Era questo il suo nome

Solo una volta

Molti anni dopo

Un’anziana del posto credette di rivedere l’amica di un tempo

In una graziosa bimbetta con quegli occhi che parevan smeraldi

Che felice correva tra i campi ancor verdi di grano

Insieme a due vecchi che si tenevan per mano.

 

  1.  

Il fulcro pensante dell’esistenza

Stentava ad intuire l’illusione del tempo


  1.  

Vivo per te

Tu

In me

Infida compagna che offri le tue grazie ipnotiche

E ne succhi la linfa dei sogni

Indissolubilmente legati

Ti cerco

E avido di vita divoro il tuo corpo

Poi

Esausto

Vago per vicoli bui

A smaltire il rimorso di un orgasmo fallace

 

  1.  

E poi diranno solo cose belle

Senz’altro commossi

Ed io saro’ l’eroe,perfetto,chi non ha sbagliato

Qualcuno azzardera’ elogi imbarazzanti

Ne arrossiro’

Poi

Riportato al mio stato

Il ricordo andra’ ad una vita di solitudine

 

  1.  

Passano i treni

Pochi si fermano

Quasi mai nessuno scende

Alcuni

Con valigie colme e biglietti di sola andata

Salgono

Io

Seduto su una panchina osservo questo lento movimento

Talvolta mi addormento

Poi,al risveglio osservo il mio paese dove imparai a sognare

E i miei monti dove imparai a pensare

Arriva un treno

Anch’io ho una valigia e un biglietto ormai consunto

Scaduto


 

  1.  

Attenta la Senna mi osserva

E la luna riflette il dolore

Compagne affettuose di chi ha negli occhi il rifiuto

Una musica vibra nell’aria

La seguo

E raggiungo la fonte di quella poesia narrata ma mani leggere

Che ridonano senso alla vita

 

  1.  

Anomalie del mondo che ci distraete dal torpore dei giorni

Quanta grazia dai vostri tormenti

 

  1.  

Saturo di noia

Affido la mia sorte al mare

Saprai tu condurmi dove infiamma il colore

O la tua infida natura vorra’ saziarsi con altra preda?

Tua la scelta

Non mi opporro’ ai capricci del destino

Qualunque sara’ il percorso che hai tracciato

Fa che l’approdo sia ammaliato da rabbia o da stupore

 

  1.  

Se fosse l’alba

E le mie carni rimarginate dallo strazio delle offese

Forte la mia voce come scheggia lancerei

A lacerare le teorie dell’odio

Le adunate avide di sangue

Gli scheletrici rettori della morte

Gli agonianti ectoplasmi del potere

Se fosse l’alba

Ed il mio viso riflesso nei tuoi occhi

Tra questi campi con te tornerei

Per restituire la memoria a chi fu tolta con l’inganno

Ma tutto intorno si fa buio

E ritorna la notte


 

  1.  

M’immergo tra stereotipi deliranti

Impongo convinto un ritratto che assurge al divino

Poi

Perlustro gli anfratti agognati tra seriche polle

E

Riemergo traendo il substrato ammaliato

Da lisergiche pene

 

  1.  

Don’t ask me

The meaning of my poems

Because I can’t to know it

 

  1.  

Se sente tutt’attuorno

A voce de creature

Tu pienze e nun t’adduorme

A quann’ire comme all’or

E fujene e paure

 

  1.  

Quanne me scet a matina

E a u suonn succede a realta’

Rivec sta vita mappina

E’n corpo me fa ‘ntusseca’

 

  1.  

Se sceta da o’mare

Saglie pe dinte e viche

Trase pe’pporte

E n’cuorpe te piglia

Sempe chiu’ fforte

L’ammore pe ll’aria

Pe e’vvoce

Pa a sciorte


 

  1.  

Sa la linfa dei vostri pensieri

Potessi scorrere con gli occhi

Con l’avidita’ di un giovane amante

Bramerei lambire

O la sintassi dei vostri teoremi

Mi perorasse il dubbio

Stornerei la fede

E osannerei la mente che traccia graffiti sulla roccia

Forse i suoni astratti si congiungono in un contrappunto di passione

Che implora il nostro ascolto

I carmi si nutrono di pianto

 

  1.  

Forse come l’astro che ripete monotono lo stesso cammino

Cosi’ e’ la nostra vita

Chi sa’ se noia regola il suo eterno movimento

O l’irrimediabilita’ dell’uomo

Per ogni tratto

 

  1.  

Supino osservo le stelle

Tra tante

Su una insiste il mio sguardo

E’ pari alle altre per luce irradiata e mistero

Ma e’ lei che cerco ogni notte

E di giorno

La sogno brillare


  1.  

Osservo,sul ponte numero 10,

Chi si offre al sacrificio del sole

Chi legge o solo finge di farlo

Chi gioca (i bambini)

Chi riemerge dai sacchi ancora assonnato

Chi gusta a tutte le ore piatti speziati

Combinazioni improbabili di gusti

O piatti che preannunciano il sapore antico

Della terra che visiteremo

E la nave va

Veloce

Il vento lambisce corpi vestiti da colori sgargianti

Corpi vestiti dal sole

Belli alla vista

O imploranti tuniche larghe

A turno

Qualcuno si affaccia a guardare la distesa sublime del mare che scorre

Alla ricerca di guizzi di pesci che festanti

Salutano la variegata platea

Si scorgono i primi rilievi all’orizzonte

Con stupore di bimbi

Le mani riparan la vista dal sole accecante

I ricordi sbiaditi di cartine studiate sui libri di scuola

Si sforzano di dare un nome a quei posti

Saran forse le coste che furon d’Ulisse?

O la patria di chi ci narro’ della memoria il valore?

Forse i ricordi son davvero sbiaditi

E cio’ che vediamo rimarra’ per sempre un mistero

Ma la Grecia ci attende

La terra da dove un tempo noi tutti partimmo

Spargendo il suo pensiero nel mondo

Che questa magia ormai svanita

Possa rinnovarsi all’approdo


  1.  

Ritorno a versare pensieri in catini dorati

Dove cani randagi liberano il corpo dai loro escrementi

E specie ignote di fiori

Risplendono solo una notte

Poi

Riporto con cura tutto all’antico splendore

E non rimane piu’ nulla

Se non un riflesso che ignoro

 

  1.  

Mascherato con feluca e mantello

M’inoltro per calli e sestieri

Oltraggiando i passanti del quaresimale gaudio

Alle dame che recano accanto

Offro omaggi d’osceno splendore

Ma le truppe ritirano altere lo sguardo

E svaniscono tra coltri di fumo

Nel campiello deserto mi spoglio di maschera e trucchi

E riprendo il cammino

Travolto dalla folla festante

 

  1.  

Ho retto a fatica lo sguardo

Tra stenti e vergogna

Poi

Il crollo e’ avvenuto all’istante

E quegli occhi sinceri mi han detto

Tu menti


  1.  

Del periodo trascorso a Laverna

Ho un ricordo fugace

Cadenzato da ritmi noiosi

Calure latine che opprimono il fiato

Sembianze di feste che invocano il sonno

Ma ricordo anche quando

Al riparo dai cori e le danze

Che s’intonano a sagre allevate

Dalla riva del mare

Un chiarore lontano mi mostro’ le fessure che

Contigue alla vita

Si congiungono ai sogni

 

  1.  

Non ho tempo

Per pensare ai canti

Che pervadono la storia

Lungimiranti e fieri

Che s’innalzano da spiriti fatati

E si ergono ad inni di coscienza

Non ho tempo

Per omaggiare pietre

Che mutano in manufatti di divina forma

A stabilire la grazia

Non ho tempo

Per adorare gli equilibri plastici dei carmi visivi

Ne’ per onanismi claustrofobici

Che tutto cio’ possa sprofondare

Nelle paludi dell’oblio

 

  1.  

Dove sei andata?

A mietere altre menti?

A consolare il tuo randagio affanno?

Che ne sara’ di me

Della mia mente ormai quieta

Riportami una goccia di quel succo

Che m’inebrio’ le notti di tormento


 

  1.  

Saremmo arrivati a Long Island

Dopo una traversata estenuante

Col corpo intriso di salsedine e sudore

Dopo mille controlli

Come animali

Saremmo stati isolati

Per proteggere l’integrita’ WASP

Quindi

Avremmo iniziato a vagare

Tra il caos delle streets

Il grigiore delle squares

Cosi’ diversi dai nostri villaggi assolati

Alla ricerca del paradiso che c’e’

E che basta cercarlo

Avremmo mangiato delle patate le bucce

Sudato in cucine umide e calde

A lavare piatti che sciacquare e’ un peccato

Poi avremmo trovato un lavoro che richiede un gesto

Preciso

Uguale

Continuo

Che ripeti anche la notte

Ma l’avremmo imparato

Come l’inglese

Ad usare il metro’

Ad amare una donna e i suoi figli

Che non avrebbero dovuto traversare un oceano

Ma crescere

Imparare

Ed amare

Nella loro terra

Saremmo dovuti arrivare a Long Island

Dopo una traversata estenuante

Col corpo intriso di salsedine e sudore

E non rinchiuso in una cassa di legno


  1.  

La distesa di marmi si perde alla vista

Su ognuno un bianco lenzuolo

A coprire i dormienti

Il mio sonno non giunge

Ma il viaggio d’un tratto e’ finito

Poca strada ho percorso

E quanta ancora da fare

Sia concessa una tregua

Il mio sonno non giunge

Mille anni e mille ancora ho viaggiato

E senz’ali ho fluttuato nel tempo

Ho intravisto coste lontane

Le ho raggiunte all’istante

E le donne piu’ belle

Mi han donato l’incanto

Poi

Ormai sazio

Ho attinto alle arti

Ho goduto il sublime

La distesa di marmi si perde alla vista

Su ognuno un bianco lenzuolo

A coprire i dormienti

Il mio sonno non giunge

Ma il viaggio d’un tratto e’ finito

Poca strada ho percorso

E quanta ancora da fare

Sia concessa una tregua

Il mio sonno non giunge

Mille anni e mille ancora ho viaggiato………….


 

  1.  

In questi casi ci vuole forza

Accanimento

O altre cose

Tipo senso del dovere e cosi’ sia

Ray aveva esaurito tutte le sue scorte

Dalle finestre aperte provenivano schiamazzi allegri

E l’afa trasportava col suo affanno

Le voci dei passanti

Dal frigorifero prese una bottiglia di wiskey ghiacciato

Si sedette sulla poltrona

E incomincio’ a bere e a fumare

A bere e a fumare

Fin quando gli schiamazzi cessarono

L’afa entrava ormai da sola

E Ray continuava a bere e a fumare

In piena notte non si sentiva piu’ nessuno

Ray si avvicino’ alla finestra

Guardo’ la luna

E provo’ a volare

 

  1.  

Il vento

E’ stato il vento

E piu’ non so

Lei passava

Proprio in quel momento

E si fermo’

Lui

M’instillo’ il tormento

Me la mostro’

Io

Preda di quel suo lamento

E piu’ non so

  1.  

Il tempo passa

A volte in fretta

A volte lentamente

A volte rimane e torna indietro

Il tempo di Costanza seguiva un’altra legge

Quella dei sogni

Vissuti di giorno

Come la notte

Perche’ di notte lei non dormiva

Mai

Costanza passava per le strade del paese

E il paese non c’era

Ma alchimie

Animali curiosi

Abissi che sfociavano in lande deserte

I monelli le lanciavano dei sassi

E la gente rideva

Poi un giorno Adelmo incontro’ Costanza

Si presento’ come un drago

Costanza se ne innamoro’

Adelmo la violo’

Lasciandola in un fosso imbrattata di sangue

Da quel giorno la legge di Costanza cambio’

E per lei il tempo fu solo un ossessivo

Violento

Eterno presente


 

  1.  

Le storie viaggiano nel vento

E se l’aria e’ ferma

Immobile

Che neanche le foglie si muovono

Le storie stan li

Fisse

Nell’attesa che qualcuno le colga

Al nostro passare ci sfiorano dolcemente

O c’entrano dentro

Nella testa

Nelle tasche

Nelle case

Al nostro fianco mentre riposiamo

E poi pervadono i nostri sogni

Ma al risveglio ripartono col vento

E vanno altrove

Perche’ le storie son di tutti

E a tutti sussurrano i loro racconti

Se cogliamo una storia

Tutti fieri la narriamo

Poi

Stupiti dalla nostra inattesa bravura

Ripassiamo gli eventi

Quasi sorti dal nulla

E pensiamo a canali misteriosi

Che collegano la mente all’ignoto

E ansiosi vaghiamo

Alla ricerca d’altre storie che non troviamo

E diciamo

“Son finite

Il mondo e’ vuoto”

Ma loro son sempre li

Basta tendere la mano


 

  1.  

Il viale

Assolato e silenzioso

Riecheggiava di feste antiche

Il passo procedeva lento

Distratto era lo sguardo dalla cornice azzurra del mare

Quando sotto le viti mi apparve

La mente assorta nel peregrinar del tempo

Di un lungo e intenso tempo

Mi avvicinai

Ed ella mi svelo’ il suo segreto

Qui mi ritiro

Qui solo mi e’ concessa tregua agli affanni della vita

Ed un commosso sollievo mi pervase

 

  1.  

E’ notte e sono li

Proprio in quella via

A rimestare teorie e turbamenti

Poi,escono dalla locanda

Lui,alticcio,poco rassicurante,scavato in volto

Lei,evanescente,male in arnese

Ecco,mi dico

Accomunan le disgrazie

Lui si avvicina

Le porge la giacca e dice

“Copriti, fa’ freddo”

 

  1.  

Non voglio frammenti di vita

O sogni che svaniscono all’alba

Ma un cuore che pulsa ogni istante

E trame che non hanno confini


 

  1.  

Se l’infinito fosse tale

E parimenti il suo contenuto

Potrei supporre ogni fantasia

Potrei evocare suoni

Forme e pianeti

E in un recesso definir lo stato

Quale ragione

S’insinuerebbe a dubitare

Di una possibilita’ tra mille e mille casi ancora

Che ancora non son niente

E del niente una frazione

Potrei dell’altro (gli altri) in me

Congetturar la sorte

Sembianze e accadimenti

Non uno

Ma dieci,cento cloni

Cui far menar la danza a piacimento

Se l’infinito fosse tale

E parimenti il suo contenuto

Potrei supporre con le mie fantasie

Da quale punto s’emana questa idea

Di dominare con il pensiero il caso?

Di generar l’assurdo?

Se di quest’infinito

Mi ritrovassi a peregrinar nella periferia del nulla

Capriccio d’altre menti

Non sarei forse sogno ?


  1.  

Oggi valgo tre soldi

Non son tanti ma mi basta

Ieri erano quattro

E non ne facevo un dramma

Domani saranno forse uno o due

(dipende da qualcuno,ma non so bene chi)

Stanotte dormiro’ sereno

Quando arrivero’ a zero

Mi cacceranno via

Allora,prendero’ una coperta ,una chitarra e la mia rabbia

E andro’ a cantare in una di quelle vie del centro

Sempre piene di folla indaffarata il giorno

Ma che di notte son deserte e buie

Andro’ a cantare con gente che sta’ lì da anni

Ma solo per dormire tra i cartoni

Tutta gente che un giorno valeva cinque

E anche sei soldi

Poi donero’ le mie cose a chi le vuole

Ma non la rabbia

E cerchero’ qualcuno

(non so bene chi)

Ma poi lo trovero’

Sicuramente ebbro di piacere

Insensibile ai rimorsi

Proprio come me

Quando mi cacceranno in una stanza buia

E dormiro’ sereno

 

  1.  

Le fragili pulsioni della sera

Salgono impetuose

A scardinare gli illusori equilibri di una vita

A che serve assoggettarsi all’ordine presunto

La verita’ rivelata

La cronologia del tempo

Domani

All’alba

Sorretti da fili di seta

Imploreremo un ritmo melodioso

Benevolo

E subito calera’ la notte

 

  1.  

Due giovani pioppi

Controllano l’accesso al cortile

Che nessuno mai varca

Ed un candido velo

Sorretto ad una fune e al piu’ adulto

Improvvisa una danza ispirata dal vento

Un torchio in disuso e una botte

Dal glorioso passato

Han smarrito da tempo quell’antico splendore

Che li vide maestri e custodi

Di un’arte inebriante

Dove gioia ed amori

Lacrime,incontri ed addii

Si addensarono nel corso del tempo

Vi e’ ora il nulla

Ne’ simulacro di resti sparuti

Appassiti

Relegati in un canto

Il nulla

Ma un nulla pesante,presente

Pareti concrete

Ancor salde alla mente

Si’ che ogni volta che giro lo sguardo

Ed i giovani pioppi

Il torchio e la botte

E quant’altro mi appare alla vista

Trasalgo per l’immagine che si offre ai miei occhi

Non da queste figure

(Che vorrei nascoste)

Sono colpiti i miei sensi

Ma dal nulla

Dove gioia ed amori

Lacrime,incontri ed addii

Si addensarono nel corso del tempo


 

  1.  

Citta’ che pulsi di passioni antiche

Retaggio di guerrieri mai domati

Di amanti mai appagati

Di arcaici riti mai svelati

Ascolto il tuo cuore che vibra di sacralita’

Per la pletora divina

E accelera il suo battito

Ad agognare odi furenti

Sento le tue membra fremere

E gli occhi d’ogni eta’

Offrire e offrirsi al godimento

E il suo richiamo invade l’aria

Che avvolge di desiderio

Penetra il terreno avido di seme

E dona frutti contaminati dal piacere

Odo i tuoi suoni aspri

Irriguardosi,colti

E poi mansueti,caritatevoli

Ilari,blasfemi e saggi

A ricordare una Babele che disperatamente

S’aggrappa al cielo

 

  1.  

Semplici linee

S’intersecano a semplici linee

In un’infinita semplicita’ che genera il caos

La successiva sottrazione continua degli elementi lineari

Sviluppa una trama sempre piu’ chiara

La cui sintesi estrema

E’ rappresentata da semplici linee

Ma il processo finale

Genera inaspettatamente la comparsa di un cerchio

Che associato alla linea

Confonde il Sommo Ente Organizzatore Geometrico

Che

In preda ad un moto di sconforto

Lascia all’uomo il compito di risolvere il mistero


 

  1.  

Tra due colonne di villa vesuviana

Affiancate da palme maestose

L’anonimo passante s’appresta alla sua arte

La mamma,vedendolo per strada

Lo ha fatto entrare

Ad immortalare le sue bambine

Una bionda,occhi azzurri

L’altra moretta

Stessi vestiti

Tutto e’ pronto

La bella posa accanto al tronco

I teneri sorrisi

La mano nella mano

Questo momento

Fissato nel tempo dall’arte di un anonimo passante

Inizia il suo viaggio e giunge a me

Il resto

Quel che accadde

Non e’ stato

Per me sempre sarete due bambine

Una bionda,occhi azzurri

L’altra moretta

Stessi vestiti

La mano nella mano


  1.  

Insieme,

Abbiamo attraversato il mondo

Ci siamo immersi tra formicolanti decumani

Stillato le emozioni da una terra a noi geniale

Assaporato gusti antichi

Insieme,

Abbiamo attraversato il tempo

Ospiti discreti di nobili dimore

Come di luoghi che riecheggiano ancora di strazi plebei

Abbiam brindato,ebbri di gioia,e d’amicizia

Al nettare del mare e della nostra terra

Filosofando di passioni e

Abbiamo riso (tu) delle tiranniche accortezze

Di due bambine in la’ con gli anni

Immerso i corpi in stoiche abluzioni

Riemergendone saturi di zolfo

Abbiam battuto Torre palmo per palmo

Con la mia ansia di regalarti il mondo

Ma tu,piu’ saggia a cercare solo il giusto

Insieme a te

L’afa del tempo

Sembrava brezza sulla mia pelle

 

  1.  

Infinito,

Ne riduce il senso

Limite,

E’ parola vana

Amore,

Esprime solo confusamente

Quel che sento

Il tempo poi,

Ne accresce in progressione

I possibili confini

Per te,

ogni giorno

ringrazio Dio

Ed ogni giorno passa

Senza che

Per questo dono

Non cessi lo stupore.

  1.  

Restituite dall’ombra della sera

La scia dei ricordi che volteggiano grevi

E inusitate cantilene che

S’alternano al plumbeo risuono del tuono

Mi destano a un tratto.

La fitta scansione di gocce

M’appaga da spenti chiarori

Che indulgono alla meraviglia

 

  1.  

Tremula

La luce appare

A rischiarar la notte

E m’appresto al fanale

Inzuppato d’amore

La satura coltre della passione

S’avviluppa alle ossa

Non un tenue riparo

E’ concesso ai miei sogni

Ne’ il tuo viso

A placarne il tormento

E l’ardore di un giovane amante

Si disperde

Tra  i rigagnoli del tempo

Mentre tutt’attorno

La citta’ dorme

Al lamento

 

 

  1.  

Gli argini han ceduto all’oltraggio dei folli

A nulla e’ valso improvvisare la struttura del tempo

Vane le contorsioni ad afferrarne gli assiomi

Il delirio ha sommerso il peccato

Fluttuiamo in un magma che tace

 

 

 

 

 

 

 

  1.  

Vapori sospesi

Monocromi astratti di una volta infinita

Fortezze appostate a difesa del nulla

Coriandoli sparsi da millenari urbanismi

Poi

Piu’ giu’

Alberi e vele

Palme e vascelli

E il mare

Il mare di Genova che riflette i suoi sogni

Mentre attorno

La folla che passa

E’ gia’ rivolta al domani

 

 

  1.  

Sorpreso dalla notte

Mi trovai a vagare per boschi incantati

Chi sei?

Domando’ lo stambecco piumato

Volteggiando tra roveri e querce

Deliziato dal canto dei fiori

Sono un uomo

Risposi

E ho smarrito la strada

Puoi mostrarmi il sentiero che reca al villaggio?

Il silenzio calo’ sopra il bosco

Che ritrasse i suoi suoni e i colori

Tronchi e rami si mutarono in pietra

E le chiome di foglie svanirono a un tratto

Lo stambecco

Ormai glabro

Riversato sul suolo

Contorceva le membra in una pozza di sangue

Oltre il greto del fiume

Ecco

Apparve il sentiero che porta al villaggio

E lasciai alle mie spalle

La natura morente di quel bosco incantato

 

  1.  

La memoria e’ dissolta

Svaniti i ricordi

Chi sono, quale la mia citta’

Ho amato? E chi?

Chi mi ha amato?

Nulla. Non ricordo nulla

Scavo nella mia mente

Analizzo,ascolto,annuso,leggo

Tutto mi e’ estraneo

Vagavo,le mie domande senza risposta

Mi han curato,han cercato di capire

Ma non han capito

Non ho carte,nessuno che mi cerchi

Quasi non esistessi

Dalla finestra posso vedere il blu del mare

E il verde delle colline

Oltre le colline,penso,ci sara’ il mondo

Voglio scoprire il mondo

Mi inventero’ un nome,un passato

Vogliono che tutto sia normale

Un’identita’,una famiglia,una casa dove stare

Ed io saro’ normale

Saro’…Michele,Michele Verde

Come le colline che osservo dal mio letto d’ospedale

Cos’e’ successo?

Un’aggressione

Mi han derubato,ricordo bene,mentre aspettavo il treno

Perche’ io, non abito qui, ma altrove

Conosco tutti i fatti del momento

Politica,televisione,avvenimenti

Ho letto tutto

E’ fatta

Voglio vedere terra e genti di questo paese

Ho voglia di capire

E prendo il treno

Nello scompartimento mi scambiano per muto

Non dico una parola

Ascolto,e non capisco

Ho un biglietto per Torino

Ma scendo a Genova

Cosi’, perche’ mi piace il suono

Saluto i viaggiatori con un arrivederci

Mi guardano stupiti

Fuori della stazione, so dove andare

Quasi d’istinto prendo quel bus

Che dev’essere proprio li’

Scendo vicino ad una grande piazza

Percorro una scalinata irta

Giungo in una stradina con una cancellata sulla destra

Apro il portone di un palazzo

Salgo al quarto piano

Mi fermo davanti ad una porta

La osservo,sulla targa ,c’e’ scritto “Verze”

Mi chino,cerco sotto lo zerbino

Ci sono delle chiavi

Apro la porta

Attraverso il corridoio

Attorno ad un tavolo vedo volti

Alcuni mi appaiono familiari,altri no

Tutti mi guardano con grande stupore

La donna soprattutto

Ripercorro a ritroso lo stesso percorso

Mi fermo vicino alla cancellata e piango

Adesso, so chi sono

 

 

  1.  

Schegge di luce

S’insinuano nell’oscurita’

Flebili suoni

Impercettibilmente

Scalfiscono il silenzio

Mentre, come un miraggio

Attraversiamo il tempo

Che ignaro

Svanisce nel nulla

 

 

  1.  

Ho atteso in silenzio

Che il vento lambisse il mio volto

Le mie vesti,la carne

Poi, solo fango e stupore.

  1.  

Strutture ruotano sospese

Nella staticita’ del tempo

Tra tensioni indefinite

Ipotesi stagnanti

Deliri primordiali

La loro caducita’ contempla regole sognate

Da chi creo’ l’insonnia

La loro senilita’

Da chi il dolore

 

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