Omar Wisyam
81 versi per Orlando
La nostalgia e il rimpianto cantai
piano, ma non perché l'oblio turbino
degli antichi e cortesi paladini,
a cui diedero onore e fama diversi
tempi, e gioia, a chi le gloriose imprese
udiva e se le sfuggenti parole
danno peggior del silenzio faranno,
al mio poeta invocherò perdono,
seppure il suo sonno non sia men duro.
A chi sollievo daranno, non so proprio
immaginare, sì franchi campioni
gentili e matti a un tempo.
Piuttosto freddina è l'epoca nostra,
tanto più densamente popolata
di quella, quanto meno di segreti
e di meraviglie mi pare felice.
A sorpresa, dove finisce, tace
non meno inverosimile vicenda,
che il saggio Turpino dimenticò
e il prudente Ariosto ignorò sicuro,
nella quale d'Orlando innamorata,
Angelica piacere prenderà,
ma sarà la sola a provar diletto
di lui regina tra tante donzelle?
Perché, mia lettrice, non si sa molto
o poco di cosa, che poi non muti;
né inerte né fiacco il mondo resta,
ché anzi le vicende ingarbugliate
da lungi vedi luccicare assai,
ma il disegno purtroppo è sfocato;
però meglio così che da vicino:
il mondo altro diventa da quel ch'è.
Le misteriose e diverse venture
che il gran poeta certo mai non seppe,
lui che tutto s'annotava con scrupolo,
dalle nebbie dei sogni appresi,
come l'ansia della guerresca opera
suggeriva alla cristallina angoscia
del finale la timida speranza
che tutto si confondesse di nuovo.
Orlando a Roncisvalle non temeva
di morire per il ferro dell'Islam,
né di scoprire che il mondo intero
spesso si dimentica di punire,
anzi incoraggia e onora i traditori.
Nulla gli importava più di cedere
alla terra il sangue e al cielo il debole
respiro e le armi ai tanti vincitori.
Uno strano giorno scendeva dalle
nubi di ferro. Sotto quella pioggia
rugginosa, oscurità esalavano
dalle terre. L'alto precipitava
per fondersi per sempre con il basso.
Così voleva apparire la fine
dei giorni a chi la fine dell'ultimo
giorno credeva d'aver incontrato.
Pure quel giorno O. continuava a uccidere
e il sangue il fango risucchiava subito.
Non s'accorgeva, oppure non voleva
che le conseguenze gl'impedissero
di compiere ciò che aveva deciso;
ché il senso di ciò che aveva deciso
non gli apparteneva più di qualche
ricordo che si era allontanato via.
Davvero mai si seppe ciò che disse
Orlando al pietoso fante nemico,
che il volto felice bagnò col sangue:
un segreto custodì che a nessuno
un ignoto soldato volle vendere.
Ma i nemici sono i soli nemici?
Pure egli suonò forte l'olifante,
che il paladino non poté udire.
Forse era vero che Orlando al nemico
avesse parlato con confidenza,
ma per scherno questi suonasse il corno.
Ma la verità è che non aveva O.
se non il suo, altro sangue da offrire.
Tutto dovrà confondersi: bella è
la pietà se non c'è più la speranza.
Orlando aveva chiesto al suo nemico:
non si può negare che gli rispose.