Claudio D'Ettorre (Omar Wisyam)
I primati dell'arte
(non solo le scimmie dipingono ...)
"Il caso dell'arte moderna è paradossale, è più facile farla che scriverne, ma tuti si ostinano ad affermare il contrario". Così si legge nell'Esergo de "L'arte moderna dopo le avanguardie storiche" di Gianni-Emilio Simonetti (testo datato dicembre 1994). Nella tesi n. 54 si legge inoltre che "oggi gli artisti sono dappertutto, ma non ci sono più gli uomini per portare a compimento il destino dell'arte". Di quest'autore, artista e poligrafo, proverò a presentare qualche passaggio (pochi) tratto da alcuni testi dedicati all'arte e ad alcuni suoi facitori marginali (non artisti, dunque).
1. L'insensato
Nell'opera citata si sommano e si accumulano, sovrapponendosi, numerose asserzioni sull'insensato che, se nelle fiabe i sassolini, le molliche, i fili di lana consentono di ripercorrere un tracciato labirintico, qui l'insieme delle affermazione costituisce, è, il labirinto, ed esse conducono ad un altro effetto, a cercarlo tra le figure retoriche, come d'iperbole, risonante come un fragore martellante, di certo eccessivo. Elencherò buona parte di queste asserzioni, ma non tutte! Si deve dire che, spesso, esse si presentano nelle forme elementari di soggetto (l'insensato, of course), copula e nome del predicato, oppure predicato verbale e complemento oggetto:
"L'insensato, questa percezione soggettiva che il senso comune ha dell'arte moderna, non è di per sé astratto".
"L'insensato appare veritiero nelle sue parti nello stesso movimento per il quale è falso di per sé".
"L'insensato accentua la distanza dell'arte moderna da quella antica".
"Per il fatto di apparire per ciò che l'insensato è, l'arte moderna ha un senso che esclude ogni risvolto dialettico".
"La degradazione dell'esperienza da parte dell'insensato deprime da un lato la riflessione, dall'altro la sensazione con il risultato d'impoverire il linguaggio e la percezione cosciente del mondo".
"Uno degli aspetti propri dell'azione dell'insensato sulle arti è costituito dalla banalizzazione delle contraddizioni della sensibilità individuale".
"All'arte moderna è riservato il compito di sottomettere gli individui all'insensato nello stesso modo con il quale l'economia politica falsifica i loro desideri e li sottomette all'imperio delle sue merci".
"L'insensato può apparire un carattere arcaico dell'arte se lo consideriamo come un'espressione tesa a sormontare il reale, di fatto è il più moderno nel suo servile adattamento agli stilemi della forma spettacolo".
"L'insensato tende ad accumularsi, come le merci".
"L'insensato si legittima sempre più a misura in cui cresce ciò che lo spettacolo esige per la sua liturgia".
"L'insensato è l'astrazione che si fa concretezza per ricomporre l'unità del reale sotto il segno dello spettacolo".
"L'insensato fiorisce sulla disintegrazione delle forme anteriori della socialità e del vissuto e si raffora con il collasso di ciò che un tempo apppariva sensato all'esperienza del mondo".
"L'arte moderna, sotto l'apparenza compiuta dell'insensato, sembra resituire agli individui più di quanto essi abbiano investito in essa".
"L'insensato, di per sé, non è che dettaglio e accumulo di dettagli che si fanno immagine".
"Con l'insensato l'arte, dopo le avanguardie storiche, ha mostrato - senza pudori - il mondo com'è".
L'oppio dell'insensato nutre i consumatori di merci astratte nello stesso tempo in cui si acuiscono tutte le loro privazioni reali".
"L'insensato è molto di più di un riflesso della banalizzazione del mondo reale".
"L'insensato concorre a gerarchizzare i consumi culturali".
"Come l'analfabetismo è stato superato azzerando la cultura sui nuovi standard della conoscenza mediale, così il gusto è stato svaporato azzerandolo sull'insensato, ben sapendo che conoscenza e gusto si deteriorano insieme".
"Dell'arte, di cui si è perso da tempo il senso, è il consumo che basta a se stesso, in un contesto nel quale la massa delle merci in circolazione, diventando sempre più insensata, fa sì che ciò che è già di per sé insensato diventi una merce privilegiata".
"Mediante il consumo dell'insensato si attua un immaginario consenso che sospende ogni divisione reale tra realtà e arte moderna".
"L'impostura del godimento estetico è ciò che rende impudente l'insensato".
"L'insensato si perpetua riproducendosi, senza contraddirsi".
"Nell'incessante movimento dell'insensato si sgretola ogni ordine statico ed ogni illusione di un tempo vissuto, esso non sopravvive alle credenze che l'hanno suscitato, di conseguenza deve essere continuamente riciclato".
"L'insensato, come sovrastruttura della glaciazione storica, irride ogni ricerca di un senso dell'essere e di un suo compimento per suo tramite".
"L'insensato è un enunciato dichiarativo che non può essere ricondotto che a se stesso, ostile ad ogni pensiero che vuole diventare prassi".
"L'insensato è anche il sembiante visibile di una utopia che pretende che l'arte sia separata dalla storia e al di sopra del movimento del tempo".
"C'è da osservare che da qualche tempo i veri poteri non si disperano più dei loro cattivi risultati, piuttosto, s'indispettiscono del fatto che essi possono diventare visibili. L'insensato concorre a rimediare a questo fastidio".
"Con l'insensato nulla più è memorabile. Nulla ha più né mensura, né spessore".
"La natura di merce dell'arte moderna consente all'insensato di essere contomporaneamente prodotto emateria prima di nuove opere d'arte che s'impongono a loro volta sul mercato come sua espressione. Una produzione di merci a mezzo di merci sempre più scadenti".
"C'è, tuttavia, qualcosa che la cultura dell'insensato non riesce a realizzare a dispetto di quello che molti pretenderebbero da essa: una nuova monumentalità in grado di commemorare le sue tragiche vittorie sul passato che essi hanno distrutto".
"L'insensato non è una espressione particolare del consumo dell'arte, ma del consumo in tutta la sua estensione".
"L'insensato appare come una paralisi storica della memoria che orienta la coscienza del tempo vissuto, una sua banalizzazione che fa regredire questo tempo ad uno stadio prelogico, simile a quello geometrizzante della schizofrenia".
"Nel contesto urbano della modernità i musei sono divenuti luoghi di consumo concentrato di non-senso".
"Più l'insensato diventa una espressione della coscienza reificata più squillanti diventano i colori dell'arte moderna, più grande la distanza dalla vita corrente, più inutile il suo povero linguaggio".
"L'insensato, espressione di una società che non ha una storia vissuta, non ha barriere assiologiche".
"Il consumo dell'insensato è facilitato dalle abitudini che lo spettatore ha contratto nell'ambito più generale dei consumi della società dello spettacolo".
"La critica d'arte moderna è, nel migliore dei casi, una apologia dell'eccedenza descrittiva del negativo. prolifera parassitariamente sull'insensato e sa mostrarsi indignata di ogni buon senso che la deplora con ciò che essa difende".
"Il segreto dell'insensato è condiviso da tutti".
"La pretesa onestà dell'insensato sostenta l'illusione dell'arte moderna di poter essere considerata razionale in sé".
"Il concetto di non-senso che racchiude l'arte moderna nell'ambito della forma spettacolo va ben oltre la banale constatazione di una crisi delle arti".
"Per svuotare di senso il concetto critico d'insensato basta volgarizzarlo in una qualsivoglia poetica nella quale esso appare come una astrazione che spiega tutto".
"Nell'insensato svaniscono tutti i nomi e i generi che sopravvivono soltanto come etichetta mercantile".
"Da una parte le ideologie, come volontà astratta dell'universale, si materializzano nell'insensato. Dall'altra, l'evidenza, fa svanire dall'insensato ogni traccia particolare di esse".
"L'evidenza dell'insensato nell'arte moderna - che fa della rappresentazione una illusione nell'illusione - non può farci dimenticare che esso domina dappertutto la cultura e la unifica nella forma spettacolo".
L'insensato, che pare la cifra dominante ovunque su tutto e tutti, si presenta in effetti non soltanto come un concetto eccessivo, ma eccessivamente, nel testo citato. Nelle "Glosse a l'arte moderna dopo le avanguardie storiche" (datato agosto 1995), dopo il tuonare fragoroso delle citazioni precedenti, e sebbene il fracasso si faccia appena meno ossessivo, del cosiddetto concetto d'insensato, si può dire che, se non si manifesta come buco nero, non è meno torbido e vischioso di prima. Ecco ancora alcune (non tutte!) delle citazioni dell'insensato:
"L'insensato è il risultato di questo processo in cui l'espressione come effetto della sensazione - lungi dall'inverare la rappresentazione - viene mutilata in modo da rendere evanescente ogni autonomia del soggetto per suo tramite e volgersi in fatalismo".
"L'insensato agisce sull'espressione riducendo la sua adeguatezza e la sua resistenza all'abisso dell'immediatezza".
"Il tutto e il contrario di tutto sono la stessa cosa".
"Molti alibi favoriscono l'insensato".
"L'insensato non solo ha eliminato i generi, le tecniche e la filogenesi dell'opera, ma anche le categorie. Dissolvendo il vero nel falso, sull'esempio dello spettacolo, l'insensato ha determinato la scomparsa di ogni ragione estetica".
"Non si deve credere che l'insensato sia una negazione dell'arte".
"La povertà espressiva dell'insensato non può essere valutata qualitativamente né essere considerata una crisi".
"Per lo storicismo hegeliano l'insensato è un esito contraddittorio del romanticismo".
"La pedagofia dell'insensato si comprende appieno se si considera che là dove la società non è ancora totalmente integrata alla forma spettacolo l'idea sola di questa libertà spaventa".
"L'insensato si manifesta sempre come un eccedere perché costituisce una risposta ad un bisogno fittizio".
"L'insensato, infatti, confonde deliberatamente il vero nel falso affinché l'illusione raggiunga il suo colmo, capovolgendo il reale".
"Nell'arte moderna l'insensato occupa il posto di quello che una volta era definito il significato metafisico dell'arte".
"Lo spettacolo è la Gestalt dell'insensato".
"L'inconsistenza espressiva dell'insensato - spesso in contrasto con la grandiosità surrettizia dell'opera d'arte - è una prova in negativo che la forma spettacolo è tutt'altro di un abuso del mondo visivo che deve rientrare nei suoi termini".
"L'esserci dell'insensato non è propriamente in ciò che le opere d'arte moderna rappresentano, ma in quello che occultano".
"Nella divulgazione dell'insensato gli specialisti mantengono accuratamente lontano da ogni discussione la circostanza che l'arte moderna non è più di per sé veridica e che ciò che annuncia come evoluzioni fondamentali non sono di più di una incessante circolazione, senza storia, di pittoresche inezie mercantili sempre uguali".
"L'arte moderna favorita dalla velocità di riproduzione dell'insensato non solo ha falsificato buona parte dei documenti che costituiscono le ragioni storiche delle avanguardie che hanno inaugurato il ventesimo secolo, ma è riuscita a spacciarsi come un progresso da queste".
"L'insensato è un pensiero proiettivo che risulta estraneo al postulato della coerenza e quindi alla realtà che in esso si riflette".
"L'insensato induce ad una comprensione astratta dei rapporti sociali concorrendo a far sparire la loro essenza nell'arbitrio e a sconnetterne il fine pratico".
"L'insensato può monopolizzare il significato in una società in cui lo spettacolo monopolizza il reale".
"L'insensato gioca il ruolo di garante formale di ogni avanguardia avendo acquisito il diritto di sussumere la creatività soggettiva come una propria essenza".
"Le ideologie del nonsenso tendono a far collimare le esasperazioni della soggettività con le teorie estetiche del loro tempo".
"Nella società dello spettacolo l'insensato è anche una compensazione mercantile dell'alienazione".
"Proprio perché nello spettacolo si nasconde il nulla l'insensato non nasconde nulla".
"L'insensato lusinga la condizione artistica e la inganna fino al punto di farle credere, per il fatto di sembrare d'avanguardia, di essere rivoluzionaria".
"L'insensato induce alla convinzione di una soggettività artistica espressa da un'arte dalla quale l'artista deduce il possesso di una totalità esclusiva".
"Nell'arte moderna l'insensato ha tra le sue deleghe d'impedire il formarsi di una teoria capace di cogliere la totalità del suo stesso oggetto, così che ogni suo possibile divenire è lacerato sul nascere".
"L'insensato ingenera l'illusione di poter comprendere i caratteri definitivi del vero a livello della prassi derivandola dall'ideologia delle scienze".
"Negli spazi interiori della modernità il nonsenso è ora diventato una fenomenologia del decoro".
"L'insensato è divenuto una forma eccessiva dell'evidenza che la necessità del senso obbliga a vedere come qualcosa d'altro".
"Nello spettacolo l'insensato capovolge l'imptenza formale dell'arte in potenza dell'immaginario, una impotenza forzosa che accentua la separazione reale tra significato e realtà".
"Alla lunga l'insensato tende ad essere costrittivo perché l'arte moderna è dominata sempre più dall'occasionalità che comprime le condizioni che la rendono credibile".
"All'insensato si chiede ora di giustificare sotto il profilo formale la perdita di peso dei generi e delle opere nella determinazione del valore di fronte alle risorse immateriali dello spettacolo".
"L'insensato lungi dall'esiliare l'arte moderna nell'altrove dei privilegi di un'élite è un dispositivo che concorre alla globalizzazione dello spettacolo integrato".
"Gestire l'insensato non significa solo gestire l'ordine simbolico che struttura e somma i frammenti sparsi della vita corrente, ma gestire il loro movimento, l'alterazione che li struttura in eventi ed episodi dominati dalla tautologia".
2. Le scimmie pittrici
Se le scimmie dipingono (e bene), gli umani non sanno che farsene dei pastelli di cera (se non mangiarseli). L'episodio avviene nel 1980 in una scuola elementare di Harlem. Nel tempo impiegato dal maetro a distribuire i fogli ed a spiegare cosa dipingere, un terzo della classe aveva provato ad assaggiare i pastelli e cinque li avevano ingeriti. La grande stagione della pittura delle scimmie è stata quella compresa tra il 1950 e il 1964 (il suo apogeo nel 1957 , con l'esposizione a Londra, presso l'Institute of Contemporary Art, di Paintings by Chimpanzees), scrive Simonetti in "La pittura e le scimmie pittrici" (datato ottobre 1993). Forse fu colpa dell'action painting o dell'espressionismo astratto se una trentina di scimmie conquistarono un posto nella storia dell'arte. Simonetti riporta il giudizio di Dalì, per il quale la mano di Jackson Pollock non era all'altezza di quella degli scimpanzé. Nel decimo paragrafo dell'articolo citato, Simonetti descrive i tre stadi in cui evolve la pittura degli scimpanzé, ma se egli ne parla ("la loro pittura è un affare che riguarda esclusivamente la nostra cultura"), sbrigata la curiosità personale sull'argomento, l'obiettivo del discorso si presume che sia il deteriorarsi di "conoscenza e gusto" ("ogni pretesa di giudizio, che non sia quella degli esperti prezzolati, appare adesso come una stravaganza"), ovvero la crisi dell'arte moderna dove "il vero è soltanto una fastidiosa tautologia del niente". La cosiddetta arte può solo educare al falso.
3. Il principio attivo
Nello "Schizzo su un particolare progresso dell'alienazione sociale" (1998), nella tesi 5.1 si legge che la pratica di controllare lo stato della mente raggiunge il suo culmine nel 1952 con l'introduzione in psichiatria della cloropromazina e qualche anno dopo delle benzodiazepine. "Le benzodiazepine rappresentano in assoluto il farmaco di cui più si abusa nel mondo, tanto che la storia della follia non può più essere raccontata, né in teoria, né in pratica, senza queste sostanze che ne sono parte integrante. Con esse il controllo è uscito dall'istituzione totale e si è diffuso nel territorio. Negli Stati Uniti nel 1955 gli internati nei manicomi erano circa seicentomila, vent'anni dopo si erano ridotti a poco più di centocinquantamila, di contro, la popolazione che fa uso di psicofarmaci è aumentata di venti volte e il suo tasso di crescita non tende a diminuire".
4. Trou
Simonetti, in "Quando la scuola incontra l'affezione mentale: il buco di Matisse" (1998), scrive che, davanti al fait pictural, i soggetti inconciliabili, e resi uguali da "un'antropologia totalitaria", sono "il fanciullo, il folle e il primitivo". Egli riferisce che a Roma una bambina, alla mostra di Matisse, rivolgendosi alla maestra chiedeva perché ci fosse un buco nel quadro. Ritrovare l'oggetto perduto è ritrovare la chose, das Ding ed essa è rappresentata da un buco, da un vuoto. La totalità abita nel buco (Simonetti cita Lacan in francese: "si la totalité n'est pas pensable, du moins ne serait-elle pas inimaginable et le trou serait son lieu"). La bambina rimane senza risposta e Lacan perentorio dice: "Personne ne sait ce que c'est, ce trou". Ma Simonetti forse lo sa.
2 giugno 2005