ARTICHAUTS DE BRUXELLES [Carciofi Di Bruxelles] n°26, Yves Le Manach, Bruxelles, Dicembre 1997,

Serie "Memoria situazionista"

 

Il quartiere dove il negativo teneva la sua corte

 

Traduzione di Omar Wisyam (Claudio D'Ettorre)

 

Tra il Luxembourg ed il jardin des Plantes

Non molto distante dal centro del mondo

 

 

Certi miei lettori non apprezzano che tratti dell'Internazionale Situazionista sia perché non conoscono questo argomento che li annoia, sia perché trovano che l'I.S. sia una storia vecchia. Altri, al contrario, apprezzano questo soggetto e vorrebbero che ne parlassi ancora. Altri, infine, essendo molto interessati all'I.S., non apprezzano il modo derisorio in cui ne parlo e mi considerano un traditore. L'I.S. è l'ultima avanguardia artistica di questo secolo. Gli strumenti di investigazione critica che mise a punto, la deriva, il deturnamento o la creazione di situazioni, non mi sembrano essere stati oggetto dello sviluppo che meritavano.

Le leggi fondamentali del deturnamento e della creazione di situazioni, come sono state definite dall'I.S., sono la svalorizzazione del senso iniziale della struttura deturnata e l'organizzazione di un nuovo significato che conferisca a questa struttura una nuova portata. I situazionisti non hanno applicato queste leggi che nella prospettiva della critica dell'arte; per quanto riguarda la critica sociale, hanno adottato il punto di vista ortodosso del "proletariato". Ora, mi sembra che questi strumenti possano essere estesi alla critica sociale e, permettendo che questa pratica designi immediatamente il suo oggetto, farla finita con la separazione del gauchisme e del militantismo. È di questa parte non sviluppata dell'I.S. che mi interesso ancora.

Ma le cose non sono tanto semplici.

Finita la guerra, noi lasciammo Toul an Neunet, e ritornammo in rue Saint-Placide (dove nacque il poeta Hégésippe Moreau e dove morì lo scrittore J. - K. Huysmans) a Parigi, nel sesto arrondissement.

I miei anni di infanzia si svolsero nel quartiere Sèvres Babylone. Frequentavo la scuola materna di rue Vanneau, dove vissero Karl Marx e Georges Darien, e dove viveva ancora André Gide, poi la scuola elementare di rue Chomel. Con mio fratello e con mia sorella, andavamo a giocare in square Commaille o in square du Bon Marché. Presto andai al patronato Olier, rue d'Assas ...

Durante quel periodo, incontravo spesso Michèle Bernstein e Guy Debord che abitavano in rue du Bac e venivano a distendersi, anch'essi, in square Commaille. Incrociavo anche i loro amici dell'Internazionale Lettrista in Place Saint-Germain des Prés "dove la nebbia dissimula degli appuntamenti che portano al suicidio" o al Mercato Mabillon, dove giravano le vedute per la prima versione immaginosa del film di Debord, Hurlements en faveur de Sade [Urla in favore di Sade]. Ma non mi notavano perché i più giovani tra loro avevano almeno 10 anni più di me.

Dopo la scuola elementare, sono andato al corso complementare di via du Pont de Lodi, frequentato alla stessa epoca, lo seppi più tardi, dall'editore di La Digitale. Prendendo le vie Cherche-Midi, Four, Buci e Dauphine, continuavo ad incontrare Guy Debord. La mattina, quando andavo a scuola, lui usciva dall' Estrapade e scendeva in rue Dauphine per ritornare a casa. La sera, quando lasciavo la scuola, l'incrociavo mentre risaliva rue Dauphine per ritrovare i suoi amici all' Estrapade.

Nel 1956 la mia famiglia attraversò il Boulevard Saint-Michel e ci trasferimmo nel quinto arrondissement, di fronte alla moschea, tra il Jardin des Plantes, Arènes de Lutèce e la chiesa di Saint-Médard. Siccome continuavo ad andare a scuola in rue du Pont de Lodi, continuavo ad incontrare Michèle Bernstein, Guy Debord ed i loro amici.

In un quartiere che contava più editori, gallerie d'arte e antiquari che macellerie e bar-tabacchi, non ero stato per niente preparato al lavoro industriale. Tuttavia, non avendo compreso come si giocava al gioco dell'uguaglianza delle possibilità, finii velocemente in un centro di apprendistato di rue Boinod, nel diciottesimo arrondissement. Passato il mio CAP, mi ritrovai ad essere operaio meccanico in una fabbrica aeronatica, a Courbevoie.

Durante quegli anni che non furono i più gioiosi della mia esistenza, incontrai raramente Bernstein, Debord ed i loro amici che, intanto, erano diventati situazionisti. Non appartenevano a quella categoria di persone che frequentava il diciottesimo arrondissement o Courbevoie.

Nel 1960, aderii alla Gioventù Comunista del quinto arrondissement. Le attività militanti mi riportarono al mercato Mouffetard, dove vendevamo L'Avant-Garde [L'avanguardia], il nostro triste giornale, in rue Saint-Jacques (dove abitava M., una compagna degli studenti comunisti) o in rue de la Montagne-Sainte-Geneviève, dove abitava il nostro responsabile politico. Ricominciai ad incrociare non solo Michèle Bernstein, Guy Debord ed i situazionisti, per strada, ma anche nei bistrots di place Contrescarpe: ero cresciuto.

Ho passato una buona parte della mia infanzia e della mia adolescenza ad incrociare Bernstein, Debord ed i loro amici, ma fu solamente nel 1963, al mio ritorno dall'Algeria, quando abitavo in Porte Saint-Ouen (ancora nel diciottesimo arrondissement), che Odette mi mise tra le mani i primi numeri della rivista situazionista. Dopo il partito comunista, ero diventato simpatizzante dell'ultra-sinistra. In quell'epoca subivo, più di oggi, le influenze dell'operaismo, così non riuscii a trovare un interesse immediato per le tesi situazioniste, stampate su carta patinata, e che mi sembravano troppo specializzate nella critica dell'arte per essere di qualche utilità all'emancipazione di un meccanico aeronautico.

È soltanto nell'agosto del 1964, all'epoca di un viaggio in treno tra Parigi e Hossegor, che nello spazio di una notte divorai il numero 9 dell'I.S. che Nathalie aveva infilato nel suo zaino. Trascorsi quelle vacanze sulle spiagge delle Lande a leggere ed a rileggere quella copia - era l'unica letteratura che avevamo con noi - e a discuterne con Danièle e Nathalie. Di ritorno a Parigi, Nathalie mi procurò altri numeri della rivista. Non avevo più pregiudizi contro la carta patinata.

*

Sono nato a Parigi, all'angolo di rue d'Assas e di rue Guynemer, giusto di fronte al Jardin du Luxembourg, ma è a Toul an Neunet, ai confini di Plésidy e di Magoar, che i miei occhi hanno scoperto il mondo, che ho pronunciato le mie prime parole e ho fatto i miei primi passi. E' il ricordo fugace di quegli anni che mi permette di rivendicare un'identità bretone, abbastanza inconsistente, devo ammetterlo.

Il ritorno a Parigi costituì una rottura discreta ma tenace, la mia prima sensazione di esilio. Tuttavia non rimpiango la mia infanzia passata tra Montparnasse ed il Contrescarpe, il Senato e la Camera dei deputati. Senza appartenere alla categoria dei privilegiati che possono scegliere liberamente il luogo della loro residenza, la casualità dell'ufficio HLM e la volontà di mia madre che, avendo sempre vissuto nel sesto arrondissement, non ci teneva per niente a trasferirsi a Porte Clignancourt, mi hanno dato la fortuna di posare i miei passi accanto a quelli di Boris Vian e di Boby Lapointe. Non direi che abbiamo vissuto nel centro del mondo, ma non ne eravamo molto distanti.

*

Il Continente Contrescarpe è stato descritto a più riprese durante gli anni '50, altrettanto bene da G.-E. Debord e G -J Wolman che da Gilles Ivain, ma vorrei citare qui alcuni passaggi della descrizione che ne ha fatto Jacques Fillon nella rivista surrealistica di Bruxelles Les Lèvres nues nel 1955:

"Il centro di Parigi è la regione del Contrescarpe, di forma ovale la cui circonferenza si può percorrere in tre di cammino circa. La sua parte nord è costituita dalla Montagne-Geneviève; il terreno scende verso sud con una pendenza dolce. Gli abitanti sono molto poveri, e generalmente di origine nord-africana. È là che si incontrano gli emissari di diversi poteri mal conosciuti.

Dopo un'ora di cammino verso sud si giunge alle Butte-aux-Cailles, all'insegna di un clima dolce e temperato. Gli abitanti sono molto poveri, ma la disposizione delle vie tende alla sontuosità di un labirinto.

A quarantacinque minuti di cammino in direzione ovest, si trova frequentemente, dalle 19.30 alle 8, un giardino pubblico spopolato, di una topografia sorprendente, comunemente chiamato "square des Missions Etrangères".

A trenta minuti di cammino verso nord-est, parecchi passaggi paralleli che non conducono da nessuna parte, delimitano un piccolo agglomerato cinese. Gli abitanti sono molto poveri. Preparano delle pietanze complicate, poco nutritive e fortemente piccanti.

A cinquanta minuti di cammino a nord del Contrescarpe, dopo avere attraversato praticamente un'isola deserta, chiamata da molto tempo "île Louis", si incontra un bar isolato, luogo di riunione costante dei polacchi. Sono molto poveri. Vi si trova una vodka eccellente ad un prezzo modico.

Tali sono gli interessi di una deriva ben condotta."

*

È lì che abbiamo vissuto quando eravamo bambini ed è lì che si trovava il nostro focolare familiare fino al 1997.

Nella sceneggiatura del suo film In Girum ..., Guy Debord scriveva: "C'era allora, sulla riva sinistra del fiume (...) un quartiere dove il negativo teneva la sua corte". Ho respirato questo negativo, non molto, ma a sufficienza per dire che se c'è qualcosa di situazionista in me lo devo più all'architettura ed all'atmosfera della città in cui ho vissuto che al valore assoluto della teoria. Non sono diventato situazionista, ci sono nato. Ciò mi dà un'autorità abbastanza difficilmente contestabile.

 

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Le mille notti:

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