ARTICHAUTS DE BRUXELLES [Carciofi Di Bruxelles] n°13, Yves Le Manach, Bruxelles, 1998
Série "Mémoire Situationniste"[Memoria Situazionista]
Guy & Gérard
A guisa di epitaffio per la nuova edizione dei 12 numeri della Rivista
Internationale situationniste
[Internazionale situazionista]
(Librairie Arthème Fayard, maggio 1997)
Traduzione di Omar Wisyam (Claudio D'Ettorre)
LE CONVENZIONI LEGALMENTE STIPULATE ...
Questo libro rivela tre contratti cinematografici conclusi da Guy Debord con le società appartenute a Gérard Lebovici: Simar Film e Soprofilms. Questi contratti riguardano La società dello spettacolo (1973), il Sesto film di Guy Debord (1977) - che diventerà In girum... - e Sulla Spagna (1982).
Non figurano in questo libro i contratti di Debord riguardanti il suo quinto film: Confutazione di tutti i giudizi ... - ugualmente concluso con Simar Film - né il suo settimo ed ultimo film: Debord, la sua arte ed il suo tempo. Non figurano neppure i suoi contratti letterari con i suoi successivi editori. Questo libro dunque non costituisce uno studio esauriente sui rapporti che Debord ha intrattenuto con i diritti d'autore, ma riguarda unicamente certi aspetti dei suoi rapporti con Lebovici.
Non c'è bisogno di essere uno specialista di normative cinematografiche, per comprendere che questi contratti erano abbastanza favorevoli a Debord per quanto riguarda la sua libertà d'artista. Dal punto di vista finanziario, in quest'epoca di denaro facile, i vantaggi di Debord sembrano relativamente modesti.
... SONO VINCOLANTI PER I CONTRAENTI ...
Nessuno ignora l'amicizia che Guy Debord portava a Gérard Lebovici: "mio editore e mio amico" scriveva (1).
In Des contrats [Dei contratti], precisa alcuni aspetti di questa amicizia: "Non vi è niente di simile in tali contratti; ed è proprio questa forma speciale che li rende così onorabili. Sono stati scelti per tutto ciò che hanno di preferenziale. Sono fatti, tutti, per ispirare fiducia ad una parte sola: quella che, sola, poteva meritare l'ammirazione. " (p. 7). Scrivendo questo, Debord ammette il legame privilegiato che l'univa a colui che aveva saputo riconoscere ed ammirare il suo merito: Gérard Lebovici.
Commentando questi contratti, Debord l'ammirevole scrive:
- "l'artista non doveva, in nessun caso, spiegare in che modo avrebbe operato per venire a capo di una sorta di exploit apparentemente insolubile" (p. 7);
- dover annunciare il titolo di un lavoro a venire, è il genere di costrizione contrattuale che "sarà soppressa in seguito vantaggiosamente" (p. 7);
- "un terzo film è stato scelto in più per non essere neppure girato alla fine" (2) (p. 7);
- tutti questi contratti non avranno mancato di essere abbastanza ben calcolati per soddisfare a ciò che vi è di più lussuoso in qualcuno dei miei bisogni" (p. 7).
E di concludere che si tratta naturalmente, in questo caso, di un "principio poco favorevole alla speculazione finanziaria" (p. 8).
Descrivendo queste clausole, Debord riconosce la generosità del suo ammiratore. Ma sarebbe falso credere che i rapporti tra Guy e Gérard fossero a senso unico. Un certo Boggio, del quotidiano Le Monde, che voleva esporre nella maniera più istruttiva possibile l'assassinio di Lebovici, aveva rilevato che l'editore, frequentando Debord, si era progressivamente "allontanato dalla norma socialmente ammessa nel suo ambiente professionale" (3). E Debord aveva sottolineato: "Si può ben dire anche che se n'era fatto una gloria" (p. 8). Così Lebovici si comprometteva frequentando Debord, e si aspettava di ricavarne, in cambio, un certo prestigio.
I contratti conclusi tra Guy e Gérard - nella misura in cui non esprimono il rapporto di forza abituale in questo genere di esercizio, non fanno che tradurre le relazioni private tra i due uomini - non aggiungono niente alla critica di una società che si definisce "di diritto".
Non aggiungono nulla neppure alla teoria debordiana dello spettacolo. Al contrario! Debord, volendo sistematizzare la sua amicizia in un quadro giuridico, non ha fatto che conservare l'ambiguità tra il diritto ed i sentimenti. Questa manipolazione dell'affettivo e del giuridico che è il segreto delle tirannidi, fu anche il segreto del debordismo.
... DEVONO ESSERE ESEGUITE IN BUONA FEDE ...
In una lettera inviata alle edizioni Le temps qu'il fait [Il tempo che fa] - tre giorni prima del suo suicidio - Debord scriveva: "Poiché non siamo più molto lontani dal mese di dicembre, vi mando, per il nostro progetto editoriale, un'idea di illustrazione di copertina che mi è effettivamente venuta. È una carta dei tarocchi di Marsiglia. La più misteriosa e la più bella secondo me: il mago. Mi sembra che questa carta aggiungerebbe, e senza doverlo implicare troppo positivamente, qualcosa che si potrebbe vedere come una certa padronanza della manipolazione; e ricordandone opportunamente tutta l'estenzione del suo mistero" (p. 65).
Nel libro Des contrats non figurano che tre contratti e tutti tre riguardano Guy e Gérard. Non potevano essere redatti che con il loro reciproco accordo. Quando Debord scrive che si potrebbe vedere, mediante l'immagine del mago, "una certa padronanza della manipolazione", vuole dire, dopo 22 anni di riflessione, che non vi era complicità tra lui ed i suoi mecenati, ma un rapporto di conflitto.
Senza voler implicarsi troppo positivamente, si può dire che Debord era ammirevole e che Lebovici era bravo solamente ad ammirare, concedere i fondi e ad essere manipolato.
Debord pretende di ricordare opportunamente tutta l'estensione del mistero che ricopre la sua padronanza della manipolazione. Quando si sa che questa padronanza si esercitava - nel quadro di questi contratti - unicamente alle spese di Lebovici, e quando che si sa che Lebovici è morto assassinato, non si può che essere colti da spavento o da scoramento.
In realtà l'ortodossia champ-libriste [campo-liberista], posta in rilievo dai due compari, è costata molto cara, non solo all'esperienza situazionista, ma alla credibilità stessa di Debord. Oggi, neppure un solo liceale oserebbe rifarsi a lui. Cosicché si può dire che Debord, abusando delle sue stesse frottole, ha compiuto un torto solamente a sé stesso.
Questo libro postumo non ha altro obiettivo che esibire le pretese qualità di Debord a scapito di un cadavere. Si tratta delle vanterie di un suicida alle spalle di un assassinato. Vi è in ciò qualcosa di esemplare - e nello stesso momento di repellente - di quello che fu il debordismo.
... POSSONO ESSERE REVOCATE SOLTANTO CON IL LORO RECIPROCO CONSENSO ...
Debord era un esperto in materia di proprietà privata intellettuale. Non mi sembra inutile ricordare ciò che scrivevano i situazionisti dimissionarii di Strasburgo nel 1967: "Se l'unico (Debord) controlla e garantisce la "legittimità" rivoluzionaria degli altri, se dispone del potere in seno ad un gruppo che voleva la dissoluzione di tutti i poteri, questo potere ha delle basi molto reali. Dispone della rivista (marchio depositato di cui è il proprietario ... )" (4).
L' Unico, l'ammirevole, era tanto difficilmente criticabile quanto lo sono tutte le forme di potere: tanto dal punto di vista della legalità che dal punto di vista della manipolazione dei sentimenti. Sarebbe stato necessario un vero omicidio del padre per avere ragione di lui. Per questo, da molto tempo, non era più situazionista®.
... O PER LE RAGIONI CHE LA LEGGE CONSENTE.
I primi situazionisti hanno, per mezzo delle tecniche sperimentali (la deriva, la creazione di situazioni ...), contribuito ad approfondire la nostra comprensione dello spazio ideologico capitalista e ne hanno facilitato la critica.
L'atteggiamento situazionista che privilegia l'esperienza piuttosto che la fede in una qualsiasi ideologia, non è ostile ad una critica degli aspetti giuridici della società. Così il contratto di cittadinanza che poggia su finzioni come la nazione o la sovranità - e il cui l'unico obiettivo è quello di rendere i salariati disponibili allo sfruttamento -, completato dal contratto di lavoro che si distingue per il legame di subordinazione del salariato nei confronti del datore di lavoro, si offrono a delle sperimentazioni di tipo situazionista.
Nel quadro della critica dell'ideologia dominante, l'apporto di questo libro postumo è nullo. La teoria dello spettacolo sembra aver avuto come unico obiettivo quello di creare un velo di opacità che vieta ogni penetrazione della critica. Va le a dire il contrario di ciò che era ricercato dall'I.S. Questa drammatizzazione artificiale della critica, che riposa su uno pseudo-segreto, ha riabilitato il gauchisme, inoltre consacrando Debord come unico centro del mondo.
È frustrante, per un operaio della mia generazione, constatare che quello che passava come il più dotato dei situazionisti, abbia dedicato l'ultima metà della sua vita a distruggere ciò che aveva contribuito ad elaborare nella prima metà. Nello stile del mago, Debord ha raccontato frottole fino alla tomba. Cosa che è perfettamente nella natura del mago.
Note:
(1) : Considérations sur l'assassinat de Gérard Lebovici , Champ Libre 1985, pagina 9.
(2) : Debord, che pretende di far credere che questo film sia stato scelto per non essere girato, si vanta. Ecco ciò che scriveva alla vedova di Lebovici, il 25 aprile 1984 : «L'ampiezza del soggetto, la relativa brevità dei termini, la considerazione altresì dell'orribile assassinio (...) questo insieme di ragioni mi conduce a dichiarare di sentirmi attualmente incapace di proporre a Soprofilms una maniera conveniente di sviluppare la sceneggiatura «De l'Espagne» », Des contrats, pagina 63. Così, contrariamente a ciò che afferma nel 1994, aveva avuto intenzione, prima del 1984, di realizzare questo film.
(3) : Considérations... pagine 60 e 61.
(4) : L'Unique et sa propriété, pour une critique de l'avant-gardisme, suivi de documents relatifs à l'éclatement de l'Internationale Situationniste, Strasburgo 1967, pagina 9. Questo testo, lievemente rimaneggiato, è stato pubblicato in Alternative Libertaire n°174, maggio 1995.
Omar Wisyam (Claudio D'Ettorre)
Indice1:
http://www.geocities.com/omar_wisyam/index1.html
Le mille notti di Omar Wisyam:
http://www.geocities.com/omar_wisyam/lemille.html