Artichaut de Bruxelles (Carciofo di Bruxelles) n. 43, Yves Le Manach, Bruxelles, Gennaio 1999
Traduzione a cura di Omar Wisyam (Claudio D'Ettorre)
Tre personaggi in cerca daltezza (trois personnages en quête dhauteur)
Prima parte
Una corrispondenza situazionista
Jean-François Martos (Jeff), autore di una ortodossa storia dellInternazionale Situazionista (Editions Champ Libre 1989), ha pubblicato la sua corrispondenza con Guy Debord.
Il libro si compone di tre parti: la corrispondenza tra i due protagonisti; un primo allegato costituito da carteggi con terzi e un secondo allegato con documenti diversi. Vi appaiono anche alcune fotografie che tendono a dimostrare che Martos ha vissuto a contatto con Debord e che le donne hanno il seno.
Questa corrispondenza affronta principalmente tre argomenti: il tentativo dei debordisti di sovvertire la Spagna allinizio degli anni 80 (con il loro odio per leroe negativo che, presumibilmente, manda a vuoto il tentativo), la guerra contro i fratelli nemici dellEncyclopédie des Nuisances e, per finire, lo scioglimento del clan debordista.
Prima detestavo i carteggi, ma con la solitudine che accompagna la disoccupazione, ho cominciato a prendere gusto ad introdurmi nellintimità della gente. Che estasi quando ho scoperto, a pagina 113, al posto dei Caro Jeff e Caro Guy di cui si servivano con una fedeltà esasperante, un secco Guy, immediatamente seguito, a pagina 116, da un glaciale compagno. Stavo scoprendo un vaudeville. Questo vaudeville, in cui sono implicati Debord, Martos ed il loro amico Jean-Pierre Baudet sarà oggetto di analisi in questarticolo.
Baudet, amico di Martos dal 1979, era entrato in contatto con Debord per via delle sue attività alle edizioni Champ Libre. Era incaricato di rivedere le traduzioni in tedesco di due libri di Debord (Prefazione alla quarta edizione italiana della Società dello spettacolo ed In girum ...), e di rivedere la traduzione di Della guerra di Von Clausewitz, in collaborazione con lo stesso Debord, specialista dello stratega tedesco, ma non germanofono. Queste attività avvicinarono abbastanza i due uomini perché avviassero una corrispondenza regolare che rivela una qualche loro complicità.
Baudet, con una lettera ad un tale chiamato Fargette, diede inizio alla guerra contro i fratelli nemici dellEncyclopédie des Nuisances. Ed è ancora lui che inizierà, senza averlo voluto, la guerra interna tra i debordisti.
Uniniziativa apparentemente innocente
Il 14 settembre 1988, Baudet ha lidea di comunicare al suo entourage la sinossi di un libro di un certo Günther Anders. Ne invia una copia a Debord (Cher Guy), accompagnata da una frase daccompagnamento nella quale scrive: "Circa un anno fa, Floriana aveva rifiutato la brutta traduzione di un libro scritto nella sua lingua dorigine, il tedesco, ma in un modo, ahimè, scolastico e pedante (Günther Anders: Die Antiquiertheit des menschen / Luomo è antiquato). Per quanto questo rifiuto fosse giustificato, tuttavia è dannoso ignorare ciò che questo libro contiene. Ecco dunque un riassunto molto libero del primo volume, scritto nel 1956".
Questo riassunto (pubblicato in allegato al libro di Martos) fa intravedere che Anders anticipava di trentanni i Commentari sulla società dello spettacolo di Debord.
Facendo circolare questa sintesi, Baudet, grande ammiratore di Debord, pensava di avere a che fare con un intellettuale sincero che sarebbe stato felice di scoprire un predecessore delle sue teorie, vedendovi una prova supplementare delle solide basi del suo pensiero.
Forse per mancanza di abilità, oppure per sottomissione, Baudet segnalava a Debord i punti deboli del suo lavoro: La mia terminologia non è sempre quella dorigine, poiché una traduzione più fedele in questo caso avrebbe considerevolmente allungato la salsa, fornendo così la fune a cui farsi impiccare.
Larte di eludere gli affari imbarazzanti
Il 22 settembre 1988, Debord risponde a Baudet. Il caro Jean-Pierre dei giorni felici lascia il posto ad un glaciale Jean-Pierre Baudet: Il riassunto molto libero della traduzione del tedesco-americano, che nel 1956 ambiva, se ho buona memoria, a sposare la metafisica con il giornalismo, e che il grande successo del libro di Boorstin ha cacciato nellombra prima che i contestatori, negli Stati Uniti degli anni successivi abbiano potuto disporne, è in effetti ben epurato. Certamente questo Anders acquista grande attualità se gli si fanno usare alcuni termini presi dai più recenti commentari sullo spettacolo (1). Ma allora non bisogna dire che è un riassunto molto libero, che la terminologia non è sempre quella dorigine, e che una traduzione più fedele avrebbe occupato troppo spazio. È svelare il segreto, e rischiare di togliere tutto il suo sapore alla mistificazione. Per farne gustare tutto il lato comico, sarebbe necessario affermare allopposto che si tratta della più rigorosa e più onesta traduzione. E perché no? Chi se ne frega?
Il tedesco-americano aveva delle ambizioni, il successo di un altro lo ha cacciato nellombra, i contestatori non si sono appropriati delle sue idee, è un fallito!
Contrariamente ai matematici, per i quali la teoria è un mezzo di conoscenza, cioè un luogo di seduzione, di competizione e di sacrifici rituali, per Debord la teoria era il luogo abbandonato e deserto dove la teppa si dà appuntamento per regolare i suoi conti.
Da questa risposta si comprende che Debord conosceva Anders. Le accuse di mistificazione e di disonestà che rivolge a Baudet, dimostrano che si è sentito messo in discussione nella sua posizione dintellettuale dominante. Questo lascia intendere che il libro di Anders non era sprovvisto dinteresse e costituiva un pericolo per loriginalità di Debord.
Perché, altrimenti, una tale reazione a proposito di un libro senza successo?
Compromettere tutti
Nello stesso 22 settembre, Debord fa pervenire a Martos la copia della sua risposta a Baudet, accompagnato dalla frase seguente: Poiché sembravi aver fretta, laltra sera, di avere notizie sul modo in cui avevo potuto accogliere il riassunto speciale del pensiero di Anders, ora che lho letto ti comunico tutto ciò che posso pensarne. Si tratta di una frase non nominale, come se Debord si sdegnasse di designare il suo corrispondente con il suo nome. Siamo arrivati al punto: Debord può salvaguardare la sua posizione ed avere la pelle dei suoi amici soltanto prendendoli alle spalle. Ipocrisia e duplicità, ecco le sue armi, non esistono bassezze che non avrebbe commesso per conservare la sua posizione. Debord si guarderà bene dunque dallaccettare il confronto sul terreno delle idee. Si aggrapperà alla scarsa accortezza di Baudet per mantenere viva la polemica sulla frase daccompagnamento di Baudet e farà a Jeff un processo alle intenzioni.
Baudet cerca una spalla che abbia compassione
Il 26 settembre 1988, Baudet scrive al suo amico Martos (Cher Jeff) per lagnarsi del messaggio offensivo di Debord: (...) ho riletto il mio riassunto riga per riga rispetto al testo di Anders. Non ho debordizzato niente, la mia sintesi è praticamente una traduzione, e questo può essere provato con grande facilità. Non ho fatto che condensare in una frase dei paragrafi, conservando scrupolosamente il contenuto dei suddetti paragrafi e le parole adoperate dallautore. Ma perché, allora, aveva scritto a Debord che si trattava di un riassunto molto libero, che la terminologia non era quella dorigine e che la traduzione non era fedele?
Lucidità tardiva
Il 3 ottobre 1988, Baudet risponde a Debord (A Guy Debord). Si tratta di una lettera in sei punti nella quale nega lintenzione di far pubblicare la traduzione di Anders (che era stata già rifiutata), e precisa: (...) non ho mai frequentato Floriana se non per il piacere della sua compagnia, e mai come un editore da sfruttare.
Baudet comunica a Debord le stesse precisazioni rivolte a Martos: non ha mai debordizzato Anders. Ma invece di mettere in rilievo le eventuali somiglianze tra il libro di Anders e quello di Debord, Baudet non riesce che a giustificarsi a proposito della sua frase daccompagnamento. Cade nella trappola tesa da Debord.
Solo il sesto ed ultimo punto affronta la vera questione: Se questo Anders del 1956, tanto disprezzabile, ti sembra simile al Debord del 1988, forse è il caso di rivedere interamente il tuo giudizio negativo. E porre di nuovo, in altre condizioni, la famosa domanda: Chi se ne frega? E' soltanto un soprassalto di orgoglio quello al quale Debord dovrebbe rispondere.
Martos solidale con Baudet
Il 18 ottobre 1988, Martos risponde a Debord (Guy!). In questa lettera si difende dallaccusa di essere complice di Baudet nella presunta mistificazione, ipotesi che gli è propriamente intollerabile. Tanto più che non conosceva Anders e che il riassunto di Baudet lo aveva lasciato perplesso: il linguaggio utilizzato è quello del Jean-Pierre doggi, o quello dellAnders del 1956?
Martos, che conosce perfettamente Baudet, sa che non è un manipolatore, si chiede a quale scopo avrebbe potuto inventare una tale mistificazione: per ottenere una pubblicazione a Champ Libre, una volta conosciuto il rifiuto delleditore? Per permettere ai falsificatori dello spettacolo di dire che i situazionisti dovevano tutto ad Anders nella stessa maniera in cui già dicevano che dovevano tutto a Lefebvre ed a Baudrillard? In breve, Martos non vede quale interesse avrebbe avuto Baudet ad una mistificazione che implica un tradimento generale dei nostri fini e dei nostri metodi. Non rimane che una spiegazione possibile: questa sintesi non è una deliberata mistificazione, ma invece è stata la maniera di presentarla, eccessivamente prudente e scrupolosa, che ha potuto farla apparire tale. Per esserne certi, basterebbe confrontare alcuni passi della sintesi, tra i più sorprendenti, con le pagine corrispondenti del tuo libro, per constatare se è vero o no che Jean-Pierre ha operato un lifting abusivo o una forzata attualizzazione.
Martos si mostra solidale con il suo amico Baudet. Tuttavia questa solidarietà si limita soltanto alla forma ma egli si guarda bene dal confrontare i passaggi più sorprendenti del riassunto di Baudet con le pagine corrispondenti del libro di Debord. Forse vuole conservarsi una via duscita nel caso in cui la faccenda andasse male. Tuttavia, mettendo da parte la questione delle idee, Martos alla fine ha commesso lo stesso errore di Baudet. Da questo momento non cè più alcun dubbio che, per Debord, Martos non conti più nulla.
Baudet e Martos hanno risposto a Debord, la palla è ora nel campo di questultimo. Ma linverno arriva, un vento glaciale che viene dalla Senna si ingolfa nella rue du Bac, risalendo fino alla metropolitana di Saint-Placide. Debord decide di svernare. Tornata la primavera, Debord risponderà alla sola domanda scientificamente ed umanamente interessante: ha o no plagiato Anders? Martos e Baudet resteranno solidali? La risposta nelle prossime puntate.
(1) Debord faceva riferimento al suo libro Commentari sulla società dello spettacolo, pubblicato alcuni mesi prima, nel maggio 1988.
Artichaut de Bruxelles n°55, Yves Le Manach, Bruxelles, Aprile 2000,
Serie "Trois personnages en quête d'hauteur"
"Tre personaggi in cerca d'altezza"
Seconda parte: l'estate 1989
RIASSUNTO DELL'EPISODIO PRECEDENTE
In piena guerra contro la banda dell'Enciclopedia delle Nocività, Jean-Pierre Baudet che fa parte della banda di Guy Debord, prende l'iniziativa, in settembre 1988, di riassumere per i suoi amici il libro di Günther Anders: Die Antiquiertheit des menschen. Ciò gli attira subito i fulmini di Debord. Mentre quest'ultimo ha dovuto leggere un numero considerevole di scritti che trattano dello "spettacolo" senza impermalosirsi, prende a pretesto la mancanza di destrezza di Baudet che annuncia a torto che il suo riassunto è molto libero e la sua terminologia non sempre quella originale, per rimproverargli la disonestà del suo lavoro. Baudet replica alla lettera di Debord e scrive al suo amico Jean-François Martos per affermare che in realtà non ha manipolatoo il pensiero di Anders. Forte delle affermazioni del suo amico, Martos tenta di conciliare le due parti. Mentre la palla era nel campo di Debord, Baudet, a dispetto del tono definitivo della sua lettera del 3 ottobre 1988, invia una lettera di scuse a Debord il 26 aprile 1989. Per comprenderne la ragione, è necessario ritornare indietro.
Floriana tra Debord e Baudet.
Quando nella sua lettera del 3 ottobre 1988, Baudet scriveva a Debord: "non ho mai frequentato Floriana che per il piacere della sua compagnia personale, e mai come un editore da sfruttare", Debord volle vedervi un sottinteso che faceva intendere che lui la considerava come un editore da sfruttare, e che attraverso Floriana, Baudet diffamava l'amicizia che l'univa a Lebovici.
Debord che continuava a frequentare la vedova di Lebovici, portò alla sua conoscenza la polemica che l'opponeva ai suoi comprimari e si lamentò della pretesa diffamazione. Floriana che, da parte sua, frequentava Baudet, non vi vide una ragione per rompere col suo traduttore, ma gli consigliò probabilmente di scusarsi per calmare l'irascibile Debord.
Debord che aveva fissato la polemica sulla persona di Baudet, trova in questa storia della diffamazione un pretesto supplementare per allontanare sempre di più il rischio di un vero dibattito.
Il diffamato diffamatore
Nella sua lettera del 26 aprile 1989, Baudet si difende dalla frase incriminata per il fatto che era lui stesso accusato da Debord "di essere un manipolatore di traduzioni e di manifestare dei comportamenti insidiosi." Precisa: "... parimenti la mia dichiarazione di amicizia per Floriana non cercava in niente di nuocere alla tua amicizia. "
Se Debord si fosse sentito diffamato realmente da Baudet, non avrebbe aspettato sei mesi per reagire. Ma il fatto che Baudet intrattenesse un'amicizia sincera con Floriana poteva apparirgli come una minaccia per l'autorità che intendeva esercitare discretamente sul suo ambiente.
Baudet finiva la sua lettera con una dichiarazione di fedeltà alle sue convinzioni: "Non sono, in ogni caso, uno di quelli che voltano le spalle per semplice avatar soggettivo: non diventerò anti-debordiste, e non mi lascerò costringere, neanche da te." Baudet non si situava nel mondo in funzione delle sue proprie contraddizioni, ma in funzione di una difesa incondizionata del debordismo. Era quello il suo punto debole.
Un'incompetente lettura
Dopo avere ricevuto questa lettera con la quale Baudet faceva atto di vassallaggio, Debord, invece di rispondergli, si defila e scrive a Floriana, il 13 maggio 1989, una lettera particolarmente meschina. Dopo avere espresso la sua felice sorpresa di ricevere il libro di Clausewitz che era appena stato pubblicato (e senza fare nessun riferimento alla qualità del lavoro di Baudet che ha rivisto questa edizione) Debord scrive: "Baudet ha intravisto una luce di ragionevolezza. Si è risparmiato un fulmine che era imminente dunque, inviandomi delle astiose scuse; che difendono audacemente l'errore, non nel suo impiego maldestro delle insinuazioni, ma nella mia incompetente lettura. Questa incompetenza è stabilita da un postulato psicologico: avrei tanto fretta di scoprirmi un nemico, che i miei sospetti scenderebbero ora al livello dall'insetto. Questo glorioso Chernobyl mi assicura fieramente che le mie ingiuste provocazioni non arriveranno a renderlo "antidebordista." Come se fosse questo il problema; e come se avesse i mezzi per esserlo! Immagino che ciò tuttavia sia dovuto costare molto a quell'anima meschina."
A dispetto del fatto che Debord tratti il suo vecchio amico come insetto, come Chernobyl (Baudet aveva pubblicato presso Champ Libre - con le congratulazioni di Debord - un libro sulla catastrofe ucraina) e come anima meschina, non si vede molto bene quale imminente fulmine abbia potuto risparmiare a Baudet. In realtà, avendo Anders alle calcagna, la posizione di Debord in questa faccenda era molto fragile.
Il caso è con Martos
Nella stessa epoca, senza che la data sia precisata, Jean-François Martos e Guy Debord si sono incrociati in via Jouye-Rouve per caso (20° arrond.). Mentre per anni i due uomini erano stati in contatto regolare, quasi professionale, non si sono più visti né si sono scritti da ottobre 1988, data della lettera di conciliazione di Martos. All'epoca di quest'incontro, la discussione si è evidentemente orientata sulla faccenda Baudet-Anders, diventata la sola faccenda Baudet.
In seguito a questo incontro, il 2 luglio 1989, Martos scrive, non a Debord, che il destino ha appena tuttavia messo sulla sua strada, ma a Baudet: (Jean-Pierre, il Caro è sparito) ed è preceduta da una laconica Copia a Guy Debord.
In realtà, questa lettera a Baudet è una lettera di sottomissione scritta a favore del solo Debord. Martos abbandona il suo ruolo di mediatore. I mesi di allontanamento e la paura di perdere il suo padrone l'hanno portato a scegliere il suo campo: tradisce apertamente il suo amico. Questo è ciò che scrive: "La discussione, gli argomenti utilizzati, poi una rilettura attenta dell'insieme della corrispondenza mi porta a precisare ancora più nettamente alcune evidenze. (...) Ti ripeto che la tua presentazione di Anders era francamente equivoca... " Così non è più il contenuto del riassunto di Anders ad essere preso in considerazione, ma solamente le poche righe che l'accompagnavano; Martos, lontano dal precisare le evidenze, fa una svolta a 180°. Poi rimprovera a Baudet di trattare Debord come un paranoico, di sospettarlo di menzogne deliberate, di essere un imbecille ignorante... In breve, riconosce a Debord il diritto di insultare Baudet, ma nega a quest'ultimo il diritto di difendersi. Tutti gli argomenti utilizzati il 18 ottobre sono abbandonati e solo il punto di vista di Debord è preso in considerazione. In questo volume di Corrispondenza Martos si svalorizza da sé.
Queste persone che volevano cambiare il mondo, non sembrano avere avuto altra ambizione che quella di preservare la loro posizione in seno ad un gruppo, come fanno i gallinacei. La prossimità di Debord è necessaria al prestigio di Martos, per cui non esita a sacrificare il suo amico, ma anche ciò che riteneva essere la realtà.
Il caso contro la volontà di Debord
Ricevendo copia della lettera di Martos a Baudet, Debord comprende che in realtà era a lui che era stata inviata. Mentre non ha risposto mai alla lettera di mediazione del 18 ottobre, risponde, con celerità, il 12 luglio 1989.
Con questa lettera che comincia da un distante Compagno, Debord tiene a sottolineare che il loro incontro recente era frutto del caso (lasciando intendere che il caso ha operato contro la sua volontà). La lettera esordisce così: "Trovo che la tua lettera del 2 luglio giudichi con una lucidità conveniente il minimo indiscutibile che si deve comprendere a proposito di questo incidente, volontariamente artificiale, "Anders-Baudet". Sebbene giunga con un abbastanza sorprendente ritardo. "
Debord il cui prestigio è stato minacciato, fa come se si trattasse di un incidente artificiale che avrebbe lui stesso fabbricato. Ringrazia poi Martos per i documenti che questo ultimo ha unito alla copia della lettera a Baudet.
Lungo tutta la loro frequentazione, Martos fu l'archivista [ma la parola ha anche il significato di confidente] di Debord *. Durante quei mesi di esilio affettivo, Martos ha continuato a lavorare segretamente per il suo padrone. Tradendo Baudet, tenta di rientrare nelle buone grazie di Debord, mostrando quale devoto impiegato sia rimasto.
I documenti uniti erano i seguenti: 1) un articolo del Time di Londra che accusa Debord di essere un agente della C.I.A, 2) una nota di lettura del libro del rock critic americano Greil Marcus, Lipstick traces.
A proposito di questa nota di lettura che metteva l'accento sul confusionismo del lavoro, Debord fa a Martos il seguente commento: "È vero che c'è anche, stranamente, una parte di ricerca onesta... " In questo caso gli va bene di parlare di ricerca onesta, lui che manipola i suoi amici con cinismo per non dover spiegarsi sui suoi eventuali rapporti col pensiero di Anders.
Baudet non vuole disturbare nessuno
Il 15 luglio 1989, Baudet che comprende che la lettera che gli è inviata è scritta in realtà per Debord, risponde a Martos: "Se comprendo bene la lettera nella quale esponi questo che ti appare adesso come un'evidenza, le lagnanze che sembri condividere con Guy ai miei riguardi non si riferiscono tanto alla mia traduzione di Anders quanto al tono con cui mi sono rivolto a Guy. " Poi tenta, a sua volta, di fare la sua autocritica, lamentandosi, un po' tardi, della forma che ha dato alla sua presentazione (riassunto molto libero, terminologia che non è sempre quella di origine). Poi, comprendendo il ridicolo della situazione nella quale sta di nuovo mettendosi, tenta di riprendersi: "Non aggiungerò più niente sull'argomento. Il modo in cui tutto questo gira in tondo diventa stancante, e certamente per tutti quanti. Occorrerà dunque che tu ti faccia un'opinione definitiva senza alcun contributo da parte mia. " Il sipario scende su Baudet!
C'era tuttavia un modo molto semplice per fare in modo che il conflitto non girasse più in tondo: mettere a confronto ciò che, nei Commentari di Debord, poteva sembrare preso in prestito dal libro di Anders. Ma Baudet ha accettato il suo ruolo di vittima, non vuole disturbare nessuno e rinuncia a difendersi. Non valeva la pena aver rivisto il Della guerra, di Von Clausewitz, per farne un così misero uso.
Resta nondimeno che, per la posterità, la domanda sul rapporto del pensiero di Debord con quello di Anders è posta. Ed, inoltre, col pensiero di T.W.Adorno (La produzione industriale di beni culturali, 1944) che precede il pensiero di Anders, e con il pensiero di Bertolt Brecht (Teoria della radio, 1927-1932; Sul cinema - 1922-1933) che precede quello di Adorno.
Mediante questa corrispondenza, ci si accorge che Martos adotta un profilo da subalterno, il suo atteggiamento è conforme al profilo e non si saprebbe allora volergliene. Baudet dà prova di maggiore indipendenza, è per questo che ci si può dispiacere che non abbia giocato tutte le carte vincenti che deteneva: la possibilità di paragonare gli scritti di Anders con quelli di Debord. La sua difesa incondizionata del debordismo che è diventato un atteggiamento intellettuale alla moda, spiega tutto. In quanto a Debord, questa corrispondenza mostra che non solo praticava la crudeltà ed il cinismo tipici degli alti dirigenti, ma che poteva rompere coi suoi amici a causa di un libro! Questo uomo che aspirava, probabilmente con sincerità, a trasformare il mondo, non produceva in realtà che della separazione sociale.
*
Debord ha evitato di doversi spiegarsi sul rapporto che poteva esistere tra il suo pensiero del 1988 ed il pensiero di Anders del 1956. Ha separato i due amici e ha avuto la pelle di Baudet. Vuole avere la pelle del suo archivista Martos, e se sì, in che modo? È ciò che saprete leggendo la terza parte di questa appassionante corrispondenza situazionista.
__________
* In una lettera di ottobre 1986, per esempio, Debord diceva a Martos, a proposito di un certo B.D. : "Inserisci questo tarato insistente nei tuoi archivi." La cosa ha un tenue sentore di polizia segreta.
Artichaut de Bruxelles n°57, Yves Le Manach, Bruxelles, Settembre 2000,
Serie "Tre personaggi in cerca d'altezza"
Continuazione e fine
Dopo avere incontrato Guy Debord in una via del 20 arrondissement di Parigi, alla fine della primavera 1989, Jean-François Martos sceglie di fare atto di vassallaggio all'autore di Panegirico e tradisce il suo amico Jean-Pierre Baudet per la sua lettera autocritica del 2 luglio 1989. Baudet si ritira, lasciando faccia a faccia Debord e Martos.
Parecchi mesi più tardi, il 19 febbraio 1990, Martos scrive a Debord. Pensa di aver rispettato un tempo di penitenza sufficientemente lungo per pretendere di riprendere il suo ruolo di informatore: "Troverai in allegato alcuni documenti che dovevo mandarti già da un certo tempo. "
Questa lettera è il seguito della sua autocritica. Tuttavia non è più questione per lui di giustificarsi nell'a faccenda Baudet-Anders, ma di ritornare su un terreno meno bruciante, dunque più propizio alla normalizzazione dei suoi rapporti con Debord: la guerra contro l'Encyclopédie des Nuisances (Enciclopedia delle Nocività), (vedere Artichaut n. 43); in particolare, contro un certo Fargette che, respinto dai suoi stessi alleati dell'Enciclopedia, incarna il male assoluto.
Intendendo anticipare la strategia di Debord, Martos dirige la sua critica agli Enciclopedisti, non sul contenuto del loro pensiero, ma sulla natura dei loro rapporti.
Segnaliamo di passaggio che Martos riassume per Debord un articolo apparso su A Batalha (giornale anarco-sindacalista portoghese) Considerazioni sul situazionismo: "... la prima tesi di La società dello spettacolo è manifestamente falsa, visto che la separazione e la rappresentazione separata imperversavano già nella Grecia antica, e che niente vi era vissuto dunque direttamente." Martos, sostenitore del progresso, obietta che a questo livello di analisi "bisognerebbe aggiungere anche che il pitecantropo di Giava possedeva la televisione, i sette canali e per di più a colori... " La questione, per quanto riguarda il pitecantropo o l'homo-sapiens, non è di sapere se hanno la televisione, ma di sapere se il loro modo di comunicazione subisce una separazione. Vista la sua concezione della separazione (la televisione), non è stupefacente che Martos non abbia compreso ciò che era in gioco nella faccenda Anders.
Debord risponde il 24 febbraio 1990, (Caro Compagno). Comunica a Martos "la fotocopia della quasi totalità di una lettera che devi mantenere confidenziale, e che non puoi citare dunque: ma puoi servirti di tutto ciò che vi è detto come di solide certezze... " Questo documento, pubblicato come annesso alla Corrispondenza, riguarda Fargette.
Questa risposta significa che Debord accetta il terreno degli Enciclopedisti come accettabile per la continuazione dei loro rapporti. Ma non a qualsiasi prezzo, perché include nella faccenda Baudet: "Mi è costato, al momento trattarti così freddamente, quando ci siamo incontrati in via Jouye-Rouve. Ma non potevo certamente accettare, e tanto meno discutere della tua incomprensione a proposito della corrispondenza Baudet. (?) Costui argomenta esattamente come gli Enc, e pretende anche di appoggiarsi sulla sua reputazione."
Ad ogni concessione di Martos, Debord fa salire le richieste. Martos ha voluto giocare come mediatore, ma ha dovuto tradire Baudet. Vuole riportare la normalità sul terreno degli Enciclopedisti, ma Debord stabilisce l'identità tra gli Enciclopedisti e Baudet.
Ciò che non impedisce a Debord di concludere la sua lettera con un'apparente cortesia: "Ti saluto, lo stesso, cordialmente. Bacia Etiennette da parte nostra."
Forte del "Caro Compagno", del "mi è costato trattarti così freddamente" e del "Ti saluto, lo stesso, cordialmente", Martos scrive un biglietto datato 3 aprile 1990: "Caro Guy, partiamo - finalmente! - nel Messico tra poche settimane, e per circa tre mesi. Ma ci si può, certamente, vedere prima; se no vi si darà notizie al ritorno. Con amicizia a tutti due, Jeff. " Proponendo al Caro Guy di vedersi, pensa di avere ristabilito la normalità.
Ritornato del Messico, Martos scrive più lungamente a Debord, il 11 settembre 1990. Si tratta di una lettera dedicata essenzialmente agli Enciclopedisti.
Spinto da Debord, Martos non affronta più solamente l'aspetto formale di questa guerra, ma la sostanza: "Gli enciclopedisti sono convinti segretamente che il mondo non cambierà e che importa soltanto di far parlare di sé." L'Enciclopedia è "il puro prodotto del consenso degli anni ottanta, e questa negazione consensuale si è già molto impegnata sul versante della negazione integrata." (...) "alcuni prositu del dopo '68 sono diventati pubblicitari, mediatici, esperti di cultura, e dunque anche, inevitabilmente, degli agenti di una influenza e di una sorveglianza più segreta, in breve dei disinformatori "versione a" sono potuti diventare poi dei disinformatori "versione b." Fargette "pretende adesso che questa teoria dello spettacolo debba trasferirsi sullo sfondo della critica sociale ed afferma confusamente che il superamento congiunto dell'arte e della politica non è né "possibile" né "auspicabile." Al suo posto raccomanda la "costituzione paziente di un eclettismo coerente"... "
Per il militante sinistroide lo "spettacolo" non è il rapporto tra il capitale ed i salariati stabilito tramite i mass media con un atto giuridico contestabile o il rapporto tra i cittadini e la nazione stabilito tramite i mass media con un atto giuridico del tutto contestabile, per il militante sinistroide lo "spettacolo" è associato alla critica d'arte: è il rapporto che l'unisce al suo televisore: il colore è cattivo! Ecco in che modo il militante sinistroide è capace di esprimere un giudizio estetico.
Al sottinteso preciso di Debord: "Baudet pensa come un enciclopedista e tu, Martos, sei l'amico di Baudet", Martos risponde con una critica degli Enciclopedisti, ma senza ammettere che lui, vecchio amico di Baudet, è per ogni aspetto simile a Baudet, dunque simile agli Enciclopedisti. È là che Debord l'aspetta.
Debord risponde il 22 dicembre 1990, servendosi del "Caro Jeff". La lettera comincia in modo commovente: "Ti ringrazio, ancora una volta, per i documenti che mi trasmetti. Ed io non dimentico i numerosi anni, durante i quali non mi avevo mantenuto contatto realmente con nessun altro; e quanto sia stato allora prezioso questo unico aiuto."
Un terzo delle lettere che Debord ha inviato a Martos cominciano con dei ringraziamenti per gli invii di documenti, ma questo "ancora una volta" è gravato da un sottinteso: è l'ultima! Il riferimento nostalgico agli anni di solitudine, storicizzando i loro rapporti, li allontanano al passato. Non avendo altro interlocutore che Martos, la sua solitudine ha dovuto essere grande, ma ciò sta cambiando.
Dopo alcune altre considerazioni, Debord arriva al vivo dell'argomento: "Se non sapessi ciò che si pensa, qui o là, e particolarmente nel tuo ambiente più prossimo, che mi lascio andare spesso a vari tipi di sospetto senza alcun fondamento, contro le persone più leali ed i meglio intenzionati; essendo mosso dalla pura vanagloria di far credere che avrei scoperto infine un nemico, dopo quarant' anni di sforzi sempre infruttuosi; (...) - Se non sapessi tutto ciò, dico, ti farei notare che è evidentemente facile manipolare un ignaro e pretenzioso demente, geloso del mondo intero, ed un amabile vigliacco che ha passato la sua vita ad ubbidire incondizionatamente al demente." L'improbabile "nemico" è Baudet, e Debord (il pretenzioso demente) accusa Martos, (l'amabile vigliacco) di continuare a frequentare il nemico. Debord vuole che Martos critichi Baudet e l'Enciclopedia delle Nocività, ma vuole anche che confessi di essere loro alleato.
Il 27 luglio 1988, due mesi prima dello scoppio dell'affaire Anders-Baudet, Debord aveva fatto pervenire a Martos (l'autore di La storia dell'Internazionale Situazionista) delle precisazioni sugli pseudonimi che aveva utilizzato. Precisava: "... è molto probabile che diventerai lo storico che "farà autorità" su tali questioni... ."
Nella sua lettera del 22 dicembre 1990, Debord ritorna sulla qualità di storico di Martos: "Siccome sei, per eccellenza, il mio storico (perché diffido molto degli altri, lo si sa bene) ti comunico un testo semi-confidenziale... ."
Debord fa riferimento ad una nota concernente le difficoltà di traduzione del tomo 1 di Panegirico e che non ha niente di confidenziale, poiché è destinata agli eventuali traduttori. Debord si burla un'ultima volta di Martos che ha appena licenziato facendogli regalo del guinzaglio. Martos non riceverà mai più lettere né rivedrà il suo amico.
Martos che non ha compreso ancora che era stato licenziato, risponde a Debord quattro mesi più tardi, il 31 aprile 1991. Rimanda a Debord i suoi intenerimenti: "Non ho dimenticato tutti questi anni, né ciò che mi ha potuto apportare l'insieme delle nostre discussioni, e tutto il resto."
Annega in un mare di dettagli senza importanza la sua ultima e vana autocritica. Affrontando la questione della liquidazione di Champ Libre alla quale non ha preso alcuna parte, giunge a ciò che gli pare essere il centro di una relazione che non esiste più: "Di colpo, nel tuo paragrafo seguente ("Se non sapessi ciò che si pensa qui o là... "), vedo bene, evidentemente, che parli in primo luogo di Baudet- che, peraltro, non fa parte del mio "ambiente più prossimo"... " Questa giustificazione non è quella buona, Debord non parlava in primo luogo di Baudet, parlava in primo luogo del simpatico imbecille: Martos. Ma in ogni modo, è troppo tardi.
Più in là Martos rievoca la morte di Floriana, di Patrick Cheval e della madre di Etiennette: "A proposito, è già un certo tempo che non abitiamo più insieme, Etiennette ed io", e conclude: "Tocca questa volta a me scusarmi del ritardo con cui ti scrivo: gli ultimi mesi sono stati piuttosto movimentati." Vorrebbe fare credere che anche lontano da Debord, la vita continua altrettanto vivace come di prima.
Sempre trascinando il suo guinzaglio, Martos scrive ancora una volta a Debord (Caro Guy) il 13 marzo 1992: "Nessuna nuova, buona nuova". Ancora una volta fa atto di vassallaggio: "non ho avuto più alcun contatto con Champ Libre dalla scomparsa di Floriana."
Si tratta di una lettera improntata alla nostalgia: "Dopo Berlino, Praga e Bruges, viaggiavo recentemente a Venezia, e imbattendomi per caso sui tuoi Commentari che costeggiavano la Storia dell'I.S. nella vetrina della libreria Patagonia (è vicina ad un ponte e anche ad un canale) mi sono chiesto se non vi era stato, anche lì, un tiro mancino di SugarCo... " *.
È romantico: i due uomini non si vedono più, ma i loro libri continuano a toccarsi nella vetrina di una libreria di Venezia. Ma che cosa gliene importa di SugarCo, a Debord? Adesso pubblica da Gallimard!
*
Nella sua Presentazione della Corrispondenza con Guy Debord, Martos scrive, nel settembre 1997, a cinque anni dagli avvenimenti riferiti in questa Corrispondenza: "Tengo a dissipare qui la spiacevole impressione che potrebbe avere il lettore, stupendosi di constatare talvolta qualche lacuna, o piuttosto una sorta di discontinuità in questa corrispondenza. Che non prenda ad immaginarla troncata: il dialogo continua anche allora, evidentemente, ma questa volta a viva voce. E quando ci si vede, a che cosa serve scriversi? "
La discontinuità (decisiva) tra il 1989 e il 1994 (data del suicidio di Debord) non è fatta di dialogo, ma della sua assenza. Alcuni anni più tardi, mentre Martos consegna al lettore la fine miserabile dei suoi rapporti con Debord, vorrebbe credere ancora all'esemplarità di questa amicizia.
_________
* SugarCo: l'editore italiano di Debord e Martos.
Traduzione a cura di Omar Wisyam (Claudio D'Ettorre)
Opere incomplete
di
Omar Wisyam (Claudio D'Ettorre)
http://www.geocities.com/omar_wisyam/index.html
Tracce di Omar Wisyam
(Claudio D'Ettorre)
http://www.geocities.com/omar_wisyam/tracce.html