Yves Le Manach

 

Tre personaggi in cerca d’altezza (trois personnages en quête d’hauteur)

 

Traduzione a cura di Omar Wisyam (Claudio D'Ettorre)

 

 

Una corrispondenza situazionista

Jean-François Martos (Jeff), autore di una ortodossa storia dell’Internazionale Situazionista (Editions Champ Libre 1989), ha pubblicato la sua corrispondenza con Guy Debord.

Il libro si compone di tre parti: la corrispondenza tra i due protagonisti; un primo allegato costituito da carteggi con terzi e un secondo allegato con documenti diversi. Vi appaiono anche alcune fotografie che tendono a dimostrare che Martos ha vissuto a contatto con Debord e che le donne hanno il seno.

Questa corrispondenza affronta principalmente tre argomenti: il tentativo dei debordisti di sovvertire la Spagna all’inizio degli anni 80 (con il loro odio per l’eroe negativo che, presumibilmente, manda a vuoto il tentativo), la guerra contro i fratelli nemici dell’Encyclopédie des Nuisances e, per finire, lo scioglimento del clan debordista.

Prima detestavo i carteggi, ma con la solitudine che accompagna la disoccupazione, ho cominciato a prendere gusto ad introdurmi nell’intimità della gente. Che estasi quando ho scoperto, a pagina 113, al posto dei “Caro Jeff” e “Caro Guy” di cui si servivano con una fedeltà esasperante, un secco “Guy”, immediatamente seguito, a pagina 116, da un glaciale “compagno”. Stavo scoprendo un vaudeville. Questo vaudeville, in cui sono implicati Debord, Martos ed il loro amico Jean-Pierre Baudet sarà oggetto di analisi in quest’articolo.

Baudet, amico di Martos dal 1979, era entrato in contatto con Debord per via delle sue attività alle edizioni Champ Libre. Era incaricato di rivedere le traduzioni in tedesco di due libri di Debord (Prefazione alla quarta edizione italiana della Società dello spettacolo ed In girum ...), e di rivedere la traduzione di Della guerra di Von Clausewitz, in collaborazione con lo stesso Debord, specialista dello stratega tedesco, ma non germanofono. Queste attività avvicinarono abbastanza i due uomini perché avviassero una corrispondenza regolare che rivela una qualche loro complicità.

Baudet, con una lettera ad un tale chiamato Fargette, diede inizio alla guerra contro i fratelli nemici dell’Encyclopédie des Nuisances. Ed è ancora lui che inizierà, senza averlo voluto, la guerra interna tra i debordisti.

 

Un’iniziativa apparentemente innocente

Il 14 settembre 1988, Baudet ha l’idea di comunicare al suo entourage la sinossi di un libro di un certo Günther Anders. Ne invia una copia a Debord (Cher Guy), accompagnata da una frase d’accompagnamento nella quale scrive: "Circa un anno fa, Floriana aveva rifiutato la brutta traduzione di un libro scritto nella sua lingua d’origine, il tedesco, ma in un modo, ahimè, scolastico e pedante (Günther Anders: Die Antiquiertheit des menschen / L’uomo è antiquato). Per quanto questo rifiuto fosse giustificato, tuttavia è dannoso ignorare ciò che questo libro contiene. Ecco dunque un riassunto molto libero del primo volume, scritto nel 1956".

Questo riassunto (pubblicato in allegato al libro di Martos) fa intravedere che Anders anticipava di trent’anni i Commentari sulla società dello spettacolo di Debord.

Facendo circolare questa sintesi, Baudet, grande ammiratore di Debord, pensava di avere a che fare con un intellettuale sincero che sarebbe stato felice di scoprire un predecessore delle sue teorie, vedendovi una prova supplementare delle solide basi del suo pensiero.

Forse per mancanza di abilità, oppure per sottomissione, Baudet segnalava a Debord i punti deboli del suo lavoro: “La mia terminologia non è sempre quella d’origine, poiché una traduzione più fedele in questo caso avrebbe considerevolmente allungato la salsa”, fornendo così la fune a cui farsi impiccare.

 

L’arte di eludere gli affari imbarazzanti

Il 22 settembre 1988, Debord risponde a Baudet. Il “caro Jean-Pierre” dei giorni felici lascia il posto ad un glaciale “Jean-Pierre Baudet”: “Il riassunto molto libero della traduzione del tedesco-americano, che nel 1956 ambiva, se ho buona memoria, a sposare la metafisica con il giornalismo, e che il grande successo del libro di Boorstin ha cacciato nell’ombra prima che i contestatori, negli Stati Uniti degli anni successivi abbiano potuto disporne, è in effetti ben epurato. Certamente questo Anders acquista grande attualità se gli si fanno usare alcuni termini presi dai più recenti commentari sullo spettacolo (1). Ma allora non bisogna dire che è un “riassunto molto libero”, che la terminologia “non è sempre quella d’origine”, e che una “traduzione più fedele” avrebbe occupato troppo spazio. È svelare il segreto, e rischiare di togliere tutto il suo sapore alla mistificazione. Per farne gustare tutto il lato comico, sarebbe necessario affermare all’opposto che si tratta della più rigorosa e più onesta traduzione. E perché no? Chi se ne frega?”

Il tedesco-americano aveva delle ambizioni, il successo di un altro lo ha cacciato nell’ombra, i contestatori non si sono appropriati delle sue idee, è un fallito!

Contrariamente ai matematici, per i quali la teoria è un mezzo di conoscenza, cioè un luogo di seduzione, di competizione e di sacrifici rituali, per Debord la teoria era il luogo abbandonato e deserto dove la teppa si dà appuntamento per regolare i suoi conti.

Da questa risposta si comprende che Debord conosceva Anders. Le accuse di mistificazione e di disonestà che rivolge a Baudet, dimostrano che si è sentito messo in discussione nella sua posizione d’intellettuale dominante. Questo lascia intendere che il libro di Anders non era sprovvisto d’interesse e costituiva un pericolo per l’originalità di Debord.

Perché, altrimenti, una tale reazione a proposito di un libro senza successo?

 

Compromettere tutti

Nello stesso 22 settembre, Debord fa pervenire a Martos la copia della sua risposta a Baudet, accompagnato dalla frase seguente: “Poiché sembravi aver fretta, l’altra sera, di avere notizie sul modo in cui avevo potuto accogliere il riassunto speciale del pensiero di Anders, ora che l’ho letto ti comunico tutto ciò che posso pensarne.” Si tratta di una frase non nominale, come se Debord si sdegnasse di designare il suo corrispondente con il suo nome. Siamo arrivati al punto: Debord può salvaguardare la sua posizione ed avere la pelle dei suoi amici soltanto prendendoli alle spalle. Ipocrisia e duplicità, ecco le sue armi, non esistono bassezze che non avrebbe commesso per conservare la sua posizione. Debord si guarderà bene dunque dall’accettare il confronto sul terreno delle idee. Si aggrapperà alla scarsa accortezza di Baudet per mantenere viva la polemica sulla frase d’accompagnamento di Baudet e farà a Jeff un processo alle intenzioni.

 

Baudet cerca una spalla che abbia compassione

Il 26 settembre 1988, Baudet scrive al suo amico Martos (Cher Jeff) per lagnarsi del messaggio offensivo di Debord: “(...) ho riletto il mio riassunto riga per riga rispetto al testo di Anders.” Non ho debordizzato niente, la mia sintesi è praticamente una traduzione, e questo può essere provato con grande facilità. Non ho fatto che condensare in una frase dei paragrafi, conservando scrupolosamente il contenuto dei suddetti paragrafi e le parole adoperate dall’autore.” Ma perché, allora, aveva scritto a Debord che si trattava di un riassunto molto libero, che la terminologia non era quella d’origine e che la traduzione non era fedele?

 

Lucidità tardiva

Il 3 ottobre 1988, Baudet risponde a Debord (A Guy Debord). Si tratta di una lettera in sei punti nella quale nega l’intenzione di far pubblicare la traduzione di Anders (che era stata già rifiutata), e precisa: “(...) non ho mai frequentato Floriana se non per il piacere della sua compagnia, e mai come un editore da sfruttare.”

Baudet comunica a Debord le stesse precisazioni rivolte a Martos: non ha mai debordizzato Anders. Ma invece di mettere in rilievo le eventuali somiglianze tra il libro di Anders e quello di Debord, Baudet non riesce che a giustificarsi a proposito della sua frase d’accompagnamento. Cade nella trappola tesa da Debord.

Solo il sesto ed ultimo punto affronta la vera questione: “Se questo Anders del 1956, tanto disprezzabile, ti sembra simile al Debord del 1988, forse è il caso di rivedere interamente il tuo giudizio negativo.” E porre di nuovo, in altre condizioni, la famosa domanda: “Chi se ne frega?” E' soltanto un soprassalto di orgoglio quello al quale Debord dovrebbe rispondere.

 

Martos solidale con Baudet

Il 18 ottobre 1988, Martos risponde a Debord (Guy!). In questa lettera si difende dall’accusa di essere complice di Baudet nella presunta mistificazione, ipotesi che gli è “propriamente intollerabile”. Tanto più che non conosceva Anders e che il riassunto di Baudet lo aveva lasciato perplesso: “il linguaggio utilizzato è quello del Jean-Pierre d’oggi, o quello dell’Anders del 1956?”

Martos, che conosce perfettamente Baudet, sa che non è un manipolatore, si chiede a quale scopo avrebbe potuto inventare una tale mistificazione: per ottenere una pubblicazione a Champ Libre, una volta conosciuto il rifiuto dell’editore? Per permettere ai falsificatori dello spettacolo di dire che i situazionisti dovevano tutto ad Anders nella stessa maniera in cui già dicevano che dovevano tutto a Lefebvre ed a Baudrillard? In breve, Martos non vede quale interesse avrebbe avuto Baudet ad una mistificazione che implica “un tradimento generale dei nostri fini e dei nostri metodi”. Non rimane che una spiegazione possibile: “questa sintesi non è una deliberata mistificazione, ma invece è stata la maniera di presentarla, eccessivamente prudente e scrupolosa, che ha potuto farla apparire tale”. “Per esserne certi, basterebbe confrontare alcuni passi della sintesi, tra i più sorprendenti, con le pagine corrispondenti del tuo libro, per constatare se è vero o no che Jean-Pierre ha operato un lifting abusivo o una forzata attualizzazione”.

Martos si mostra solidale con il suo amico Baudet. Tuttavia questa solidarietà si limita soltanto alla forma ma egli si guarda bene dal confrontare i passaggi più sorprendenti del riassunto di Baudet con le pagine corrispondenti del libro di Debord. Forse vuole conservarsi una via d’uscita nel caso in cui la faccenda andasse male. Tuttavia, mettendo da parte la questione delle idee, Martos alla fine ha commesso lo stesso errore di Baudet. Da questo momento non c’è più alcun dubbio che, per Debord, Martos non conti più nulla.

Baudet e Martos hanno risposto a Debord, la palla è ora nel campo di quest’ultimo. Ma l’inverno arriva, un vento glaciale che viene dalla Senna si ingolfa nella rue du Bac, risalendo fino alla metropolitana di Saint-Placide. Debord decide di svernare. Tornata la primavera, Debord risponderà alla sola domanda scientificamente ed umanamente interessante: ha o no plagiato Anders? Martos e Baudet resteranno solidali? La risposta nelle prossime puntate.

”Artichauts de Bruxelles”, volume 43, gennaio 1999

(1) Debord faceva riferimento al suo libro Commentari sulla società dello spettacolo, pubblicato alcuni mesi prima, nel maggio 1988.

 

Traduzione a cura di Omar Wisyam (Claudio D'Ettorre)

 

Opere incomplete

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Tracce di Omar Wisyam

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