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Desiderio e Cuore |
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"Tu ci hai fatti per Te Signore, e il nostro Cuore resta inquieto finch� non riposa in te". (S. Agostino) |
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Ragione e Cuore |
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"Il Cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce". (Blaise Pascal) |
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S. Agostino ha scritto le Confessioni tra il 387 ed il 401 d.C., due anni prima della sua ordinazione episcopale, per rivelarsi, per far conoscere la sua esperienza personale e per suscitare nei suoi fedeli un movimento di gratitudine e di preghiera nei confronti del Signore. La lettura delle Confessioni mette in luce una vera e propria dinamica agostiniana della vita spirituale in cui si possono distinguere cinque momenti: il desiderio, la ricerca di Dio, la scoperta di Dio. Bisogna saper prendere coscienza dei desideri che animano il nostro Cuore per imparare a conoscere noi stessi. S. Agostino riflettendo sui suoi desideri rifletteva sulla sua vita, e ci� gli permise di scoprire in s� il desiderio di Dio. Da questa scoperta si sviluppa il secondo momento: la ricerca di Dio, di carattere intellettuale, che vuole giungere ad una conoscenza di Dio attraverso la ragione. La ricerca intellettuale sfocia nel terzo momento: la scoperta di Ges� Cristo. Comporta una svolta radicale nella vita di S. Agostino. Inizia cos� quello che sar� il quarto momento del suo itinerario spirituale: la conversione. Dal cammino di conversione emerge una nuova consapevolezza ed un nuovo stile di vita. S. Tommaso d'Aquino affermava, che non � possibile riconoscere in noi un desiderio, senza che questi faccia riferimento ad un oggetto in grado di soddisfarlo. Che cos'� il desiderio di Dio? � il desiderio d'infinito, di perfezione, � la risposta agli interrogativi che pone la nostra condizione umana, � la consapevolezza che l'uomo non si spiega da solo, che noi e la realt� abbiamo senso solo alla luce di una Realt� pi� grande, nascosta ai nostri occhi, ma percepita e desiderata dal nostro Cuore. L'uomo � pieno di desideri. |
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Il desiderio � uno degli aspetti fondamentali della natura umana: il desiderio d'essere felici, di essere in pace, di realizzarci affettivamente, di vivere una vita che abbia un senso per noi e per gli altri. Di fronte a questa condizione dell'uomo, S. Agostino prende coscienza che non esiste in questo mondo qualcosa capace di soddisfare pienamente la sete del Cuore, il desiderio dell'uomo. "Tu ci hai fatti per Te Signore, e il nostro Cuore resta inquieto finch� non riposa in te". Occorre accettare che la condizione umana sia segnata dall'inquietudine. Noi siamo degli esseri inquieti. La seconda scoperta di S. Agostino � la constatazione che nel nostro Cuore sono presenti numerosi desideri, spesso contrastanti tra loro. Nel nostro Cuore si scontrano tra loro il desiderio della carne, del piacere sessuale, dell'essere considerato, del primeggiare, di trovare una soddisfazione definitiva, il desiderio di essere riconosciuto, amato, il desiderio del bene e del male. La terza scoperta di S. Agostino � la confusione che egli scopre in se stesso di fronte ai desideri del suo Cuore. L'ultima scoperta: per uscire dalla confusione � necessario un discernimento. Esso si realizza attraverso la confessione. Non si tratta, in questo caso, della confessione sacramentale, ma della conoscenza, dell'oggettivazione di quello che abbiamo nel Cuore. Si confessano i desideri, si riflette sui propri desideri, si condivide in comunit� sui nostri desideri. Il processo di discernimento comporta, quindi, la presa di coscienza, la riflessione, la condivisione. All'origine d'ogni desiderio "umano", c'� la ricerca della felicit�. S.Agostino sembra ricordarci che al primo posto della ricerca cristiana, non c'� Dio, ma il nostro desiderio di felicit�. Dio non ci chiama alla repressione dei desideri del Cuore. Il cammino cristiano si presenta come un percorso, lungo il quale impariamo giorno dopo giorno a gioire del dono della vita. � ricercando la nostra felicit� che giungiamo ad incontrare ed a conoscere Dio. Il cammino della felicit� passa attraverso l'uso dei beni. Nella nostra esperienza di vita scopriamo dei beni in grado, in qualche modo, di renderci felici. L'uso scorretto di questi beni, tuttavia, pu� distoglierci dal "vero bene" che � all'origine della nostra piena felicit�. |
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Filosofo, matematico e scienziato, Blaise Pascal � una delle pi� significative figure nella cultura del Seicento. La sua non � una filosofia sistematica; per comprenderla si deve far riferimento al Giansenismo che ebbe un'influenza decisiva nel suo pensiero. Connessi al problema di Dio, vi sono altri argomenti fondamentali come il senso della vita, il "divertissement", lo "esprit de g�om�trie" e lo "esprit de finesse". Pascal ritiene che nei confronti dei problemi esistenziali l'atteggiamento della mentalit� comune sia il "divertissement", che consiste nel concentrarsi in "qualcosa" che ci distolga dai problemi fondamentali dell'uomo (chi siamo?, che significato ha la nostra esistenza?, ecc). In sostanza il "divertissement" sono le occupazioni quotidiane, il non pensare, l'evitare di concentrarsi sui problemi fondamentali dell'uomo; ci� costituisce una fuga continua da noi stessi che non genera felicit�, ma ci risulta piacevole e ci fa smarrire fino a condurci insensibilmente alla morte. Pascal distingue nell'uomo lo "esprit de g�om�trie" e lo "esprit de finesse"; il primo � la ragione, intesa nell'accezione cartesiana di "ragione pesante", che si rende strumento fondante. Contro il generale ottimismo nei confronti della ragione Pascal sottolinea che l'uomo � ragione, ma non vi si esaurisce perch� non � in grado di giustificare se stessa. Allo spirito di geometria piuttosto, si deve affiancare lo spirito di finezza che si fonda sul "Cuore" nell'accezione pascaliana del termine ed � prioritario in quanto gli stessi princ�pi primi della matematica si fondano su di esso. "L'uomo � mistero a se stesso", questa espressione rende bene l'idea dei limiti della ragione nella filosofia di Pascal. Vi sono quindi fondamentalmente due limiti della ragione: l'esperienza e l'indimostrabilit� dei princ�pi primi, che sono il limite oltre il quale non si pu� procedere, ma quello da cui si deve partire. � nell'ambito dei problemi esistenziali che la ragione opera un completo fallimento. L'antagonismo fra ragione e "Cuore", cio� il prima citato dualismo tra spirito di finezza e spirito di geometria, rappresenta la conoscenza nella sua completezza. Una parte di essa � costituita dalla comprensione istintiva, il Cuore appunto. "Il Cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce". L'esprit de finesse � la capacit� intuitiva che appartiene pi� al sentimento che alla ragione; in pratica � la capacit� di intuire il bene. La ragione � la facolt� di conoscere scientificamente, cio� matematicamente, e si esprime sia nell'intuizione (anche, in molti casi, sensibile) sia nella deduzione, e corrisponde a quello che Pascal definisce esprit de geometrie. Il Cuore, invece, a volte � inteso da Pascal in senso ampio, e allora s'identifica con la facolt� intuitiva in generale, a volte invece inteso in senso pi� proprio, e allora � la facolt� di intuire la verit� della religione e della morale: s'identifica cos� con l'esprit de finesse. "Il Cuore, non la ragione, sente Dio; - scrive Pascal - ecco che cos'� la fede: Dio sensibile al Cuore, non alla ragione". Il Cuore, in particolare, � la facolt� che ci permette di comprendere e accettare le "prove" storiche e morali, su cui si fonda la religione cristiana, cio� le testimonianze, la tradizione e i miracoli. Con queste considerazioni Pascal mostra di percepire perfettamente i limiti del matematismo cartesiano, cio� l'incapacit� della ragione matematica a penetrare le verit� fondamentali su cui deve basarsi l'esistenza umana. Noi conosciamo la verit� non soltanto con la ragione, ma anche con il Cuore. I princ�pi si sentono, le proposizioni si dimostrano, e il tutto con certezza, sebbene per differenti vie. Ed � inutile se non addirittura ridicolo che la ragione domandi al Cuore prove dei suoi princ�pi primi, per darvi il proprio consenso. Cos� pure sarebbe ridicolo che il Cuore chiedesse alla ragione un sentimento di tutte le proposizioni che essa dimostra, per indursi ad accettarle. |
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GIANSENISMO- Dottrina morale e teologica cattolica, attiva soprattutto in Francia nel XVII sec., risalente al vescovo fiammingo Giansenio d'Ypres (Cornelis Jansen), e seguita dai religiosi di Port-Royal. Egli nel trattato Augustinus del 1640, attinse ad alcuni aspetti del pensiero di S. Agostino, come la grazia, il libero arbitrio, la predestinazione per teorizzare una dottrina in stretta connessione con la dottrina del calvinismo e che quindi venne combattuta dai Gesuiti e condannata in cinque proposizioni dal papa Urbano VIII. Alla base di questa dottrina vi era il pensiero che il peccato originale avesse talmente gravato sulla natura umana, da rendere l'uomo incapace di resistere al male attraverso le sue sole forze; solo l'aiuto della grazia divina pu� salvarlo.Nel 1653, in seguito alla condanna da parte del papa, il pensatore Blaise Pascal e il teologo Antonie Arnauld, intervennero a difesa del giansenismo e dimostrarono la falsit� delle accuse fatte a Giansenio. |
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S. Agostino(354-430) visse in un periodo difficile (mor� al terzo mese d'assedio della sua citt� da parte dei Vandali). Percorse interamente la sapienza antica, itinerario faticoso e controverso sulla verit�, che gli port� il dono della gioia della verit�. La ricerca continua di questa, gli fece fare l'esperienza di s� come tipo umano universale: in ciascuno di noi c'� l'intera umanit�, che vive un perenne desiderio di felicit�. Divenne perci� maestro della Chiesa e del cammino monastico in particolare, non solo perch� stabil� un modo comunitario di vivere con i suoi preti, ma anche perch� da lui la spiritualit� monastica - come in genere tutta la teologia - trova ispirazioni radicali. Il cammino di conversione, lungo e doloroso, fece di lui un uomo ferito, ed egli ci insegna a trasformare le piaghe delle nostre ferite per farne, da fonti di dolore, fonti di energia e di luce, per non farle suppurare come infezioni inguaribili. |
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Pascal Blaise(1623-1662) Gi� in giovane et� � avviato dal padre verso gli studi matematici. A 16 anni pubblica l'Essai pour les coniques e gi� ventiquattrenne inizia a soffrire di una malattia. Intorno al 1646 conosce i giansenisti Adrien e Jean Deschamps che ne determinano la conversione alla fede giansenista. Partecipando alla vita mondana cerca di dimenticare i suoi affanni, ma non riuscendovi se ne affligge fino alla notte del 23 novembre1654 in cui riacquista la fede in Dio. Si ritira, quindi, a Port Royal dove approfondisce i suoi studi teologici e migliora le sue capacit� dialettiche. Pubblica le Lettere Provinciali, capolavoro di stile ed eleganza. Negli ultimi anni di vita si dedica alla realizzazione di un'opera apologetica, I Pensieri, che non riesce a terminare, e che verranno pubblicati postumi. Muore a Parigi dopo avere sopportato con ascetica rassegnazione ogni sofferenza fisica. |
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