SABRA E CHATILA

 

 

Sabra e Chatila: due campi palestinesi in Libano dove le truppe cristiano maronite di Gemayel massacrarono orribilmente uomini, donne e bambini. 
Il 6 giugno 1982 Israele lancia un attacco con 60.000 soldati in Libano, dove l'OLP ha istituito una specie di Stato nello Stato, e da dove partono gli attentati contro i villaggi israeliani al confine settentrionale. L'OLP è costretto a trincerarsi dentro Beirut, già dal 1975 in preda alle convulsioni della guerra civile. Sotto il controllo di forze dell'ONU francesi, americane e italiane, alla fine d'agosto una parte dell'OLP lascia il Libano. Alla fine dell'anno successivo sarà costretto a lasciarlo definitivamente anche Arafat. La vittoria israeliana nel sud e al centro del Libano è salutata con entusiasmo dai libanesi cristiani, che eleggono alla Presidenza del paese un loro illustre combattente, Bashir Gemayel, l'uomo della pace con Israele. Prima ancora di prendere possesso della carica, Bashir Gemayel viene assassinato. I libanesi cristiani vogliono vendicarsi dell'assassinio del loro condottiero, così il 16 settembre 1982 unità delle milizie cristiane di Elie Hobeika penetrano nella parte occidentale di Beirut in mano israeliana, dilagano nei due quartieri di Sabra e Chatila e compiono un vero e proprio massacro. Quasi mille palestinesi vengono sgozzati. La carneficina riempie d'orrore l'opinione pubblica di tutto il mondo, che subito punta il dito contro Israele che controllava la zona.
Qui però Israele dimostra la sua robusta collocazione democratica. Il governo non esita a nominare una commissione d'inchiesta che conferma la sua assoluta indipendenza e, senza guardare in faccia nessuno e nemmeno farsi condizionare dalla delicatezza della situazione politica (estera e interna) d'Israele, accerta la responsabilità oggettiva dei comandi militari, ma anche quella politica del governo. I responsabili, riconosciuti colpevoli di non aver mantenuto sotto opportuna sorveglianza alleati esacerbati e inferociti, come i maroniti, che avevano subìto una quantità di massacri da parte delle milizie palestinesi che usavano il Libano come la loro base, sono tutti esemplarmente puniti. Il ministro della Difesa Ariel Sharon è costretto a dimettersi. La crisi farà poi cadere il governo. 

- Il bilancio libanese di tanti anni di feroce guerra civile, in gran parte fomentata e  diretta dalla Siria, è disastroso. Tra i 1975 e la fine degli anni Ottanta sono morti  150.000 libanesi, su una popolazione di poco più di due milioni.
- Elie Hobeika, che aveva comandato il mmassacro, ne è uscito fuori senza alcuna     colpa, diventando ministro in vari governi libanesi fino al suo assassinio.      Ironicamente, uno dei suoi Ministeri è stato quello per i Profughi.
- Non fu una pagina di gloria, per Sharoon, ma e' del tutto falso che lui sia stato l'autore o l'ispiratore di quelle stragi.

 

 

La giustizia del Belgio piegata alle ragioni della propaganda politica

Da un articolo di Evelyn Gordon
20 febbraio 2003


Dopo la recente decisione della Corte Suprema del Belgio su Sharon, il ministro degli esteri belga Louis Michel si è detto scioccato per il fatto che Israele ha accusato il sistema giudiziario del suo paese di comportarsi sulla base di pregiudizi politici.
Ribaltando una precedente sentenza di un tribunale di livello inferiore secondo il quale il Belgio non aveva l'autorità per processare un reato che non ha alcuna attinenza con il territorio o i cittadini belgi, la decisione della Corte Suprema ha stabilito invece che Bruxelles può portare alla sbarra l'ex ministro della difesa israeliano Ariel Sharon per i presunti crimini connessi alle stragi di Sabra e Chatila del 1982, una volta decaduta l'immunità diplomatica di cui attualmente Sharon gode in quanto primo ministro.
"Respingo queste accuse infondate di politicizzazione - ha dichiarato Michel al parlamento belga il 13 febbraio - Mi dispiace che Israele si rifiuti di accettare la filosofia sottesa alla nostra legge del 1993 e continui a pensare che quella legge sia sostanzialmente rivolta contro Israele".
Il ministro Michel conosce fin troppo bene come stanno le cose perché il suo stupore non suoni falso. Ma effettivamente chi non è a conoscenza dei dettagli della questione potrebbe trovare strana la reazione di Israele. Ricapitoliamo allora brevemente i fatti per capire come mai è assai difficile attribuire il comportamento delle autorità belghe a motivazioni strettamente giuridiche.
La responsabilità di Israele consiste nell'aver permesso ai falangisti, suoi alleati, di entrare nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila. La Commissione israeliana Kahan, incaricata di indagare il fatto, ha affermato che Israele avrebbe dovuto prevedere la possibilità che si consumasse un massacro e pertanto avrebbe dovuto utilizzare soldati israeliani anziché miliziani libanesi per debellare la resistenza armata nei due campi. In qualunque sistema giudiziario normale, la responsabilità di non aver previsto e quindi di non aver prevenuto un crimine costituisce un reato decisamente meno grave di quello di chi ha commesso effettivamente il crimine. Il Belgio invece non pare minimamente interessato a processare i falangisti direttamente responsabili della strage e prende di mira soltanto cittadini israeliani.
Sono già numerose le denunce presentate in Belgio sulla base della legge belga del 1993 sulla "competenza giudiziaria universale" che autorizza Bruxelles a procedere per reati contro l'umanità commessi in qualunque parte del mondo. Fra le altre, vi sono denunce a carico di Yasser Arafat, Saddam Hussein, Fidel Castro e Augusto Pinochet, tutti leader politici direttamente responsabili della morte di decine di migliaia di innocenti, leader politici accusati per lo più di crimini di dimensioni maggiori di Sabra Chatila, come la carneficina di oltre cinquantamila curdi ad opera di Saddam. Eppure tutte queste denuncie giacciono dimenticate nei cassetti della procura belga. L'unica causa che la procura ha ritenuto di portare davanti alla corte è quella contro imputati israeliani la cui responsabilità per il reato di cui sono accusati è, nella peggiore delle ipotesi, soltanto indiretta. In un normale sistema giudiziario, il crimine più grave dovrebbe avere la precedenza.
Ma non basta. Di tutti questi crimini, Sabra e Chatila è l'unico che sia già stato oggetto di un procedimento giudiziario. La strage è stata indagata da una commissione indipendente al massimo livello, guidata da Yitzhak Kahan, allora presidente della Corte Suprema israeliana, e che aveva fra i suoi membri Aharon Barak, il presidente attuale della Corte Suprema. Secondo le conclusioni della Commissione Kahan, Ariel Sharon, all'epoca dei fatti ministro della difesa, ebbe una responsabilità ministeriale, non penale. Conclusioni simili furono quelle relative ad altri funzionari israeliani coinvolti. Dal momento che lo scopo dichiarato della legge belga è quello di mettere sotto processo reati che sono stati ignorati dai sistemi giudiziari dei rispettivi paesi, non c'è alcuna ragione legale per dare la precedenza all'unico caso che è già stato approfonditamente indagato da un'autorità giudiziaria. Questa decisione del Belgio costituisce anzi un insulto senza precedenti al sistema giudiziario israeliano. Tutti i paesi democratici tradizionalmente riconoscono reciprocamente la buona fede e danno fiducia ai rispetti sistemi giudiziari: il Belgio, ad esempio, non si sognerebbe mai di portare in tribunale un caso che fosse già stato indagato e archiviato dal sistema giudiziario francese. Non c'é nessuna giustificazione sul piano giuridico perché il Belgio si senta autorizzato a negare questa buona fede e questa fiducia soltanto a Israele, fra tutte le democrazie.
Quando il tribunale di livello inferiore respinse la causa contro Sharon sulla base del fatto che il Belgio può processare solo reati che siano in qualche modo collegati al Belgio stesso (il caso precedente finito davanti a un tribunale in base alla legge del 1993 riguardava dei massacri in Rwanda che avevano visto, fra le vittime, anche dieci membri belgi delle forze di pace), subito quattro senatori di diversi partiti hanno proposto un emendamento alla legge sulla "competenza universale" grazie al quale tale collegamento con il Belgio non era più necessario. L'emendamento affermava inoltre esplicitamente che sarebbe stato possibile applicarlo retroattivamente, vale a dire all'unico caso che era già davanti alla corte. Sostenuto dal primo ministro Guy Verhofstadt, l'emendamento è stato approvato a larga maggioranza della camera alta del parlamento belga e ci si aspetta che venga approvato fra breve anche dalla camera bassa. In questo modo i poteri esecutivo e legislativo hanno fatto arrivare un messaggio molto chiaro alla Corte Suprema: se non ribalti adesso la sentenza del tribunale di livello inferiore su Sharon, ti costringeremo a ribaltare successivamente la tua stessa sentenza. Naturalmente il parlamento belga ha tutto il diritto di chiarire le proprie leggi con degli emendamenti. Tuttavia, in queste circostanze, bisogna essere terribilmente ingenui per sostenere, come ha fatto il ministro Michel, che la decisione della Corte Suprema sia stata una decisione squisitamente giuridica, e che i politici belgi non vi abbiano giocato il minimo ruolo.
In realtà, se il Belgio non avesse indicato così chiaramente che il suo unico bersaglio è Israele, il mondo non resterebbe così indifferente di fronte al pericoloso precedente stabilito la settimana scorsa. Infatti, se Bruxelles dovesse usare davvero la legge del 1993 sulla "competenza universale" per mettere sotto processo il mondo intero, provocherebbe la rovina dell'intero sistema giudiziario internazionale. Il Belgio, dopo tutto, non è diverso da qualunque altro paese e se il Belgio può pretendere di avere una "competenza giudiziaria universale", allora qualunque altro paese può fare lo stesso. Il risultato sarebbe un caos legale internazionale nel quale ogni paese pretenderebbe di avere il diritto di giudicare qualunque grave reato, senza nessun criterio in grado di stabilire le priorità e le competenze giuridiche. E questo forse è l'aspetto più sconsolante di tutta la faccenda: che l'uso evidentemente motivato da ragioni politiche che il Belgio ha fatto della sua legge del 1993 è paradossalmente meno preoccupante dell'eventualità contraria.

Vedi anche Il massacro e la distruzione di Damour http://digilander.libero.it/asdfghj2/dossier/Il%20massacro%20e%20la%20distruzione%20di%20Damour.htm



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