La guerra dei Sei Giorni - 1967
Dopo che il decennio successivo il ’56 era stato relativamente tranquillo, le speranze di un altro decennio analogo vennero mandate in frantumi dal progressivo aumento degli attacchi terroristici arabi lungo i confini egiziano e giordano, dai persistenti bombardamenti dell’artiglieria siriana sugli insediamenti agricoli del nord della Galilea e dal massiccio riarmo militare condotto dai confinanti Stati arabi. Per anni i siriani cercarono di impedire con la forza lo sfruttamento delle fonti idriche israeliane vicine al Golan, provocando una lunga serie di incidenti di confine che nella primavera del 1967 degenerarono in scontri aperti e contribuirono ad accrescere le minacce contro Israele. Quando l’Egitto mosse nuovamente ingenti truppe nel deserto del Sinai (maggio 1967) e ordinò alle forze di pace delle Nazioni Unite (dispiegate dal 1957) di uscire dalla zona, reimpose il blocco agli Stretti di Tiran ed entrò in un’alleanza militare con la Giordania, Israele si trovò di fronte eserciti arabi ostili su tutti i fronti. Poiché l’Egitto aveva violato gli accordi conclusi dopo la campagna del Sinai del 1956, Israele fece appello al diritto all’autodifesa, lanciando un attacco preventivo (5 giugno 1967) contro l’Egitto nel sud, seguito da un contrattacco contro la Giordania ad est e lo sbaraglio delle forze siriane trincerate sulle alture del Golan al nord.
Al termine di sei giorni di combattimenti le precedenti linee armistiziali furono sostituite da altre nuove, con Giudea, Samaria, Gaza, la penisola del Sinai e le alture del Golan, sotto il controllo israeliano. Il risultato di ciò fu che i villaggi situati a nord furono liberati, dopo 19 anni, dai continui bombardamenti siriani, il passaggio di israeliani e di navi battenti bandiera israeliana attraverso gli Stretti di Tiran fu assicurato e Gerusalemme, che era stata dal 1949 divisa fra il controllo giordano e israeliano, venne riunita sotto l’autorità di Israele.
Di guerra in guerra
Conclusa la guerra, il difficile compito della diplomazia d’Israele era di tradurre i suoi risultati militari in una pace permanente basata sulla Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che richiamava al "riconoscimento della sovranità, della integrità territoriale e della indipendenza politica di tutti gli stati della regione e del loro diritto di vivere in pace in confini sicuri e riconosciuti, liberi da minacce o da azioni di forza".
Tuttavia la posizione araba, così come venne formulata nel Vertice di Kartoum (1° settembre 1967) si appellava ai seguenti principi: "Nessuna pace con Israele, nessun negoziato con Israele e nessun riconoscimento di Israele". Nel settembre 1968 l’Egitto iniziò una "guerra d’attrito" con azioni sporadiche e statiche lungo le rive del Canale di Suez, che crebbero fino a divenire veri e propri combattimenti circoscritti, causando gravi perdite per entrambe le parti. Le ostilità cessarono nel 1970 quando Egitto e Israele accettarono un nuovo cessate il fuoco lungo il Canale di Suez.
Tre anni di relativa calma lungo i confini, si conclusero nello Yom Kippur (Giorno dell’Espiazione, la più sacra giornata del calendario ebraico) del 1973, quando Egitto e Siria lanciarono un attacco a sorpresa coordinato contro Israele (6 ottobre 1973), con l’esercito egiziano che attraversò il Canale di Suez e le truppe Siriane che penetrarono nelle alture del Golan.
Nelle successive tre settimane le forze di difesa israeliane capovolsero le sorti della battaglia e respinsero gli attaccanti, attraversando il Canale di Suez in Egitto e avanzando fino ad arrivare a 32 kilometri dalla capitale siriana, Damasco. Due anni di difficili negoziati fra Israele ed Egitto e fra Israele e Siria, produssero come risultato degli accordi di disimpegno secondo i quali Israele si sarebbe ritirata da parte dei territori conquistati durante la guerra.
1982
La linea del confine internazionale con il Libano non è mai stata messa in discussione da nessuna delle parti. Tuttavia, quando l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) si dispiegò nel sud del Libano dopo essere stata scacciata dalla Giordania (1970) ed eseguì ripetute azioni terroristiche contro città e villaggi del nord d’Israele (Galilea) che causarono molti caduti e notevoli danni, le forze di difesa d’Israele attraversarono il confine ed entrarono nel Libano (1982). L’operazione "Pace in Galilea" ebbe come risultato la rimozione della maggior parte delle infrastrutture organizzative e militari dell’OLP dall’area. Da allora, Israele ha mantenuto una piccola zona di sicurezza nel sud del Libano adiacente al suo confine settentrionale per salvaguardare la propria popolazione in Galilea dai continui attacchi di elementi ostili.
Nella primavera del 2000 Israele si è ritirata da questa zona.