Penisola Arabica - Un immenso territorio di 3milioni di kmq. in massima parte dominato dal deserto. Qui vivevano popolazioni sedentarie e fioriva un'intensa vita urbana. A quest'area si contrapponevano le enormi distese desertiche punteggiate di oasi e solcate dai nomadi beduini, che secondo la tradizione erano autoctoni, o "veri arabi". Questi vivevano di allevamento, commercio carovaniero e di razzie.
Anche se non mancavano zone segnate da influenze ebraiche e cristiane, in Arabia erano molto diffusi i culti politeistici: primeggiavano i culti degli alberi e delle pietre sacre, si veneravano divinità come la dea del Sole (Venere, la dea del Destino) e soprattutto Allah, la divinità suprema. I luoghi sacri erano spesso considerati zone di asilo e vi si svolgevano pellegrinaggi, il più importante era la Mecca.
Questa realtà complessa e variegata fu sconvolta e rimodellata con la figura di Muhammad Maometto (570 .ca - 632).
Sposando una ricca vedova si era messo al riparo da qualsiasi preoccupazione economica; ebbe quindi modo di dedicarsi alla medidazione e alla religione. La svolta avvenne nel 610 quando, una notte, gli apparve l'arcangelo Gabriele che rivelò di essere inviato da Allah e gli ordinò di recitare (qur'an, da cui deriva Corano, la recitazione) e divulgare la parola divina.
Tre anni dopo Maometto, ormai vedovo, decise di intraprendere la predicazione. Il contenuto originario di questa recitazione era semplice: Maometto "invitava" ad adorare Allah come unico dio, a fare atto di sottomissione (islam) alla sua autorità e annunciava il giudizio finale in cui gli uomini sarebbero stati giudicati secondo le loro azioni.
Il messaggio incontrò subito il favore dei ceti meno abbienti e degli schiavi, ma suscitò forte opposizione dei capi locali.
La comunità dei sottomessi (muslim, da cui musulmano) ad Allah subì una dura persecuzione, così Maometto e i suoi seguaci decisero di emigrare e si rifugiarono nella città di Yathrib, un nodo molto importante lungo la via carovaniera che collegava la Mecca con la Siria e con l'Egitto. Questa emigrazione (o ègira) fondò la nuova era musulmana. Yathrib fu dichiarata "la città del profeta" (madinat an-nabi, da cui Medina) e la casa di Maometto, riconosciuto ormai come unico intermediario tra i fedeli e Allah, divenne un luogo di preghiera.
In una prima fase Maometto adottò il modello giudaico, per esempio i divieti alimentari ebraici e il digiuno, la preghiera comunitaria veniva inoltre recitata in direzione di Gerusalemme. Tuttavia i rapporti tra le due religioni erano destinati a incrinarsi; Maometto si considerava un profeta della stessa stirpe di Abramo e Gesù e, in quanto ultimo profeta, si riteneva depositario della rivelazione divina più pura e autentica. Per gli ebrei invece Maometto non era altro che un profeta arabo, che diffondeva nel suo popolo una sorta di imitazione del giudaismo.
Si giunse quindi alla rottura, le tribù ebraiche di Medina, accusate di solidarizzare con i nemici dell'islam, subirono numerosi massacri e saccheggi e, infine, i pochi superstiti furono espulsi.
Fu quindi modificato il rituale della preghiera che da quel momento in poi venne recitata rivolgendosi non più a Gerusalemme ma alla Mecca (città santa), mentre il semplice digiuno di 24 ore fu sostituito dal lungo periodo di astinenza del ramadan.
La comunità mulsumana, tra razzie, assalti alle carovane e brigantaggio (come le antiche ed eroiche attività dei beduini) inaugurò una fase di espansione che li portò a estendere il loro dominio su molte tribù e a sferrare l'attacco decisivo contro i nemici; l'11 gennaio 630 Maometto e i suoi seguaci entrarono trionfalmente nella Mecca, la città fu dichiarata ufficialmente città sacra dei musulmani, molti si convertirono e la popolazione giurò fedeltà al profeta e alle leggi.
Le leggi erano state fissate in un libro sacro: il Corano, libro santo dettato da Allàh al profeta in persona.
Nella concezione musulmana, l'Islam (sottomissione) non era una nuova religione, ma la stessa religione eterna che era stata in precedenza rivelata agli ebrei e ai cristiani, e che questi avevano corrotto. I musulmani ritenevano che la rivelazione ricevuta da Maometto fosse la più completa e pura.
Sostanzialmente essere musulmano voleva dire adempiere ai cinque compiti fondamentali: professare la fede monoteista, pregare, pagare l'elemosina stabilita per legge, digiunare durante il mese di ramadan, compiere almeno una volta nella vita il pellegrinaggio alla Mecca.
Venivano poi i cosiddetti "buoni costumi", stabiliti dal profeta. Tra questi primeggiava il JIHAD (quasi una sorta di sesto pilastro) vale a dire lo "sforzo" militare contro i pagani e coloro che non rispettavano l'Islam e i suoi diritti.
Jihàd o "guerra santa", letteralmente "guerra legale", è un problema che si pone ancora oggi e di cui si è tentato di dare una giustificazione. Giustificazione solida perché è il Corano stesso a motivare e santificare tutto: e questo racchiude l’unica risposta possibile alla enormità etica di una "religione" guerresca, di un maturo "profeta in armi", per la conquista del mondo a una presunta "verità" divina, imposta scientemente a prezzo del sangue di "fedeli" musulmani, a cui si assicura il martirio islamico (shahid),
Nel Corano le sure VIII "del bottino" e IX "del pentimento", sono un campionario di sacre eccitazioni al combattimento contro gli infedeli, e sempre "nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole":
"O profeta, eccita i credenti al combattimento; venti di voi che siano perseveranti, vinceranno duecento miscredenti; cento di voi vinceranno mille di quelli che non credono, poiché questi sono una gente che non comprende (VIII 66). Mangiate ora del bottino da voi fatto, quanto è legale e buono, e temete Dio; Dio è indulgente e compassionevole (70). O profeta, di’ ai prigionieri che sono in vostro potere: se Dio vedrà del bene nei vostri cuori, vi darà un bene maggiore di ciò che è stato tolto a voi e vi perdonerà, poiché Dio è indulgente e compassionevole (71). Quando saranno trascorsi i mesi sacri, uccidete i politeisti, ovunque li troviate, prendeteli prigionieri, assediateli e opponetevi ad essi, in tutte loro imboscate; però se essi si convertiranno a Dio, osserveranno la preghiera e faranno l’elemosina, lasciateli tranquilli, poiché Dio è indulgente e compassionevole (IX 5). Se non uscirete in campo, Dio vi punirà con un castigo doloroso e vi sostituirà con un altro popolo; né voi potrete nuocergli minimamente, poiché Dio è onnipotente (39). Uscite in campo, armati leggermente e pesantemente, e combattete con le vostre sostanze e con le vostre persone, nella via di Dio: ciò è meglio per voi se lo sapete!" (41).....ecc. ecc