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Cinquant'anni,
una vita! Si può già dire "50 anni di storia". Per me
sono davvero la "storia della mia vita". I primi 20 anni
del CUS non li conosco, gli altri sì, tutti, vissuti sempre in
prima linea a correre, lavorare, lottare (anche combattere) per
affermare (prima) e consolidare (poi) la presenza costante di una
maglia, di un simbolo, di un ambiente, di una città; portandomi
sempre appiccicato addosso (ma soprattutto dentro) questo marchio
del CUS Ferrara che mi contraddistingueva (ancora oggi) in ogni
parte e che faceva dire:"ecco c'è Magnani, ecco c'è il CUS
Ferrara". Non solo nell'atletica, il mio mondo, in ogni
ambiente, in ogni circostanza. Ricordo una volta Beppe Mastropasqua,
il Presidente della Pro Patria di Milano, un grande Club per
il quale corsi per 7 anni (per provare il grande salto verso
l'internazionalità dovetti emigrare), mi disse:"Da quando sei
arrivato tu in Pro Patria, sembra che noi abbiamo cambiato società,
e siamo diventati una succursale del CUS Ferrara, calmati un po' o
ti caccio!". Sì, anche cambiando maglia non mi sono mai
svestito dei miei veri panni; pochi anni dopo, infatti, sono tornato
a "casa" accompagnato non solo da Pambianchi (anche lui
emigrato con me), ma anche da Pizzolato e altri atleti, ma
soprattutto portai con me un solido e duraturo contratto di
sponsorizzazione (la Champion) e l'anno successivo ne procurai un
secondo (Universo Assicurazioni): insieme contribuirono a fare la
storia della nostra Sezione e di tutta la Società.
Con l'atletica cominciai nel 1966, grazie a Giampaolo Lenzi, il
vero motore di tutto il movimento; a lui sono rimasto legato e lo
sono tuttora da un rapporto e da un sentimento, per me,
ineguagliabili. Allora si correva per l'AICS, poi, un giorno (1969),
Giampaolo disse:"Ragazzi, cambiamo maglia. Grazie ad un aiuto
dell'Università potremmo avere qualche risorsa in più e
un'organizzazione societaria migliore; sarete voi i protagonisti di
questa nuova società, gli artefici del miglioramento della nostra
Atletica ferrarese". Rik (Capanna) l'intellighentia e la
simpatia, Dario (Bonetti) la classe e l'esempio per me, Luciano (Mazzanti)
il mio compagno di ventura, Mario (Zardi) l'uomo degli anelli,
Maurizio (Marabini) il forte ed eterno indeciso, Silvia (Chersoni)
senza aggettivi...aveva tutto e infine il sottoscritto (la
determinazione): eravamo noi i giovani protagonisti della nuova
atletica a Ferrara. Non ci pareva vero avere maglie, tute e scarpe
nuove e anche le scarpette chiodate che non eravamo più costretti a
scambiarci: un altro mondo!! Ma soprattutto un simbolo nuovo (CUS
Ferrara) e l'emblema della nostra città (il Castello) sulle maglie
e ancora di più, un "compito" particolare, quasi una
missione: far crescere la nostra nuova società.
Con noi ce n'erano altri, meno giovani e meno promettenti, ma
tutti uniti per raggiungere l'obiettivo comune: far crescere la
nostra Atletica. Anche Mingo (Giampaolo Mingozzi), il teorico, Ginca
(Giancarlo Bergami), il fuoriclasse, anzi il fuori-corso, presente e
vicino a me ovunque, specialmente nei traguardi più significativi:
poi i più giovani: Pambio (Pambianchi), Banana (Bottoni), Molinari
(il Vigile), Marani (Maranner)e altri ancora che sulla nostra spinta
cominciarono e diedero un forte senso alla Società.
Fare Atletica per noi non era solo correre, allenarsi e
gareggiare, era diventato un modo di essere, di crescere insieme, di
formarci come persone; se ci penso, mi sembra che quegli anni siano
durati una vita; anni pieni di "cose", di qualcosa che non
si dimentica più, che ti lascia il segno. Può passare tanto tempo
senza che ci si incontri, anche anni, ma quando ci si rivede, sembra
che non sia cambiato nulla, è sempre come allora, manca solo... la
terra rossa del Campo Scuola e Bandiera, il custode che spegneva le
luci e "mollava" il cane.
Mi sono chiesto tante volte quanto possa avere inciso nella mia
crescita di uomo l'atletica, "il Campo e il nostro
ambiente". Arrivo sempre alla solita risposta:
"tanto", almeno tanto quanto i km che ho fatto, anzi, se
ho potuto fare tanti chilometri e fatti bene era perché avevo il
"Campo e il mio ambiente". Quel gruppo e il Mister (Lenzi)
ne sono stati l'anima e i presupposti per il successo di dopo, degli
anni '80: la Scuola di Maratona (il sottoscritto, Pizzolato, Bettiol,
Laura Fogli, Emma Scaunich, Marchisio), esempio per tutta l'Italia e
non solo, i successi sulle strade di tutto il mondo, gli atleti/e
che chiedevano di tesserarsi per il CUS, modello da seguire e
stimolo per altri Club (forse anche per altre Sezioni), poi la gente
che alle gare in qualsiasi parte d'italiaci guardava con rispetto.
avevamo raggiunto l'obiettivo: l'atletica cresciuta, la città
identificata con il CUS, il CUS identificato con l'Atletica. Che
anni! Che emozioni! Come non essere segnati da tutto questo?
Anche dopo, nella vita di tutti i giorni, le mie scelte di
studio, di lavoro, sono tutte state influenzate dal quel periodo, mi
sono sempre portato addosso l'etichetta indelebile del CUS e un
attaccamento talmente forte da farmelo sentire quasi mio. Sempre
pronto a difenderlo in qualsiasi momento e in qualsiasi occasione;
da qualsiasi cosa, soprattutto da chi non voleva e non vuole
riconoscerne il passato, "quel passato", paragonandolo
semplicemente a quello di altre realtà, dimenticando o addirittura
negando che il CUS sia diventato tale, credibile, conosciuto e
riconosciuto per quell'"Atletica" e per i personaggi che
l'hanno fatta crescere.
So bene che la storia di una società non la fa una sola parte e
che l'insieme degli avvenimenti ha fatto e continuerà a fare la
"Storia del CUS", ma so altrettanto bene (e in questo mi
conforta soprattutto il pensiero dell'opinione pubblica) che senza
l'Atletica (quell'Atletica) non saremo mai stati quello che siamo,
non avremo mai avuto quello he abbiamo. Che nessuno lo dimentichi.
[tratto da "50 anni di CUS Ferrara" - AA.VV.1997]
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