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E' prerogativa dell'ambiente medico-scientifico dare nomi ufficiali lunghissimi alle
malattie, salvo poi sostituirli. con sigle che risultano arcane
non solo al pubblico ma anche agli addetti ai lavori.
Una di queste � ormai da molto tempo sulla bocca di veterinari, allevatori e proprietari di gatti con tutto il suo alone di rnistero: PIF ovvero peritonite infettiva felina, che diventa FIP per gli amanti della lingua anglosassone.
Difficile dare, in modo semplice, un'identit� alla malattia che purtroppo presenta ancora molti lati oscuri.
Per cause non ancora ben chiarite, anche se il calo delle difese immunitarie sembra il maggior responsabile, i coronavirus della PIF-FIP si moltiplicano e, utilizzando alcuni globuli bianchi (macrofagi e monociti) si distribuiscono nell'organismo. L'incontro tra le numerose particelle virali (antigeni) e le immunoglobine (anticorpi) provoca la formazione dei cosiddetti "immunocomplessi" che vanno a depositarsi a livello dei capillari sanguigni, provocandone una infiammaz�one (vasculite).
La malattia colpisce statisticamente in maggior misura i gatti di et� compresa fra i tre mesi ed i 5 anni ma non sono rarissimi i casi su animali pi� anziani a causa del probabile calo di immunit� correlato alla senescenza.
Probabilissima sembra la trasmissione del virus da madre a feto per via transplacentare e la patologia � sicuramente pi� diffusa in allevamenti, pensioni, ricoveri e colonie laddove pi� facile � l' accesso a portatori sani. Per questioni probabilmente genetiche i gatti persiani sembrano i pi� colpiti.
In base alla sintomatologia vengono distinte clinicamente diverse forme di PIF-FIP.
La forma definita "secca" mostra evidentemente i sintomi legati al danneggiamento degli organi colpiti dalle masse granulomatose. Oltre ai segni generici sopracitati, abbiamo una febbre cronica, della durata di 15-20 giorni, resistente ai trattamenti antipiretici ed antibiotici, linfoadenopatie, reni bozzellati, danni polmonari, epatomegalia ed ittero, danni oculari e spesso lesioni encefaliche con turbe neurologiche.
La diagnosi certa di entrambe queste forme � purtroppo quella autoptica anche se la refrattariet� ai trattamenti terapeutici, la sintomatologia e soprattutto l' analisi chimico-fisica del liquido addominale spesso indirizzano il clinico verso un sospetto di PIF-FIP.
Esistono test da effettuare sul sangue di gatti sospetti che per� presentano una bassa specificit�: spesso risultano positivi ad essi anche gatti venuti a contatto casuale con altri coronavirus, mentre invece risultano negativi gatti con forme evidentemente conclamate.
Non esistono attualmente terapie specifiche per questa virosi se non quelle generiche di sostegno associate... alla speranza che non si tratti di PIF-FIP.
Un gatto che presenta una forma di peritonite conclamata non necessariamente deve essere isolato in quanto ha probabilmente contagiato il 90% dei soggetti con cui � venuto a contatto, ricordando che meno del 15% di essi sviluppa la malattia.
Opportuno, invece, adottare delle misure cautelative prima di introdurre soggetti anche sani ma provenienti da luoghi endemici o da mostre ed esposizioni ed � buona cosa ricordare che spesso l'uomo pu� fungere da veicolo passivo.
Dopo decessi per PIF-FIP � possibile reintrodurre gatti nello stesso ambiente avendo per� l'accortezza di disinfettare lo stesso con candeggina diluita (3%).
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