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I pi� anziani di noi ricorderanno ancora immagini e disegni del dr. Pasteur, scopritore dell'agente causa
della malattia, intento nei suoi studi su animali affetti da carbonchio, con i quali spesso i testi
sconosciuti d'epoca introducevano i capitoli dedicati ai famosi microbi.
Forse � meglio dare un freno
ai ricordi d'altri tempi e procedere con ordine.
La malattia un tempo era propagata da animali che pascolavano su quelli che venivano lugubremente chiamati 'campi maledetti'.
Negli animali le forme pi� tipiche riguardano ovini e bovini nei quali, dopo una breve incubazione
(3-7 giorni) l'infezione esplodeva con disturbi sistemici: rapido deperimento, gravi problemi respiratori e
repentini danni ai principali apparati vitali. L� animale assumeva una colorazione brunastra e dalle
aperture naturali fuoriusciva sangue nerastro, motivo per il quale venne coniato il nome di antracis (nero).
Nell'uomo la forma pi�
comune � quella localizzata, caratterizzata da pustole cutanee provocate da spore penetrate attraverso la pelle.
Questa forma non era e non � mortale, se non molto di rado.
La malattia in fase iniziale presenta sintomi simili a quelli dell'influenza per poi esplodere
in tutta la sua intensit� con grave insufficienza polmonare, shock e morte per lesioni, anche cerebrali,
da tossine. La diagnosi certa di carbonchio � essenzialmente di laboratorio essendo ormai adottati test
ematici in grado di identificare con certezza la presenza del batterio. Negli animali veniva diagnosticato
semplicemente dagli evidenti sintomi clinici e vista la notevole capacit� del microrganismo
di contaminare materiali e terreni con spore, venivano addirittura proibite le necroscopie.
Essendo il bacillus antracis un batterio e non un virus � sensibile a diversi antibiotici,
soprattutto se aggredito precocemente. Impossibile invece neutralizzare l'azione delle tossine prodotte
in fase di malattia conclamata e vere responsabili della morte del soggetto colpito.
In periodi di epidemie carbonchiose, venivano messe in atto norme di polizia sanitaria molto rigide per
evitare il diffondersi della malattia.
E' importante tuttora il controllo di animali
selvatici che si nutrono di carogne. Nei paesi dove attualmente il carbonchio � presente, gli uomini
non vaccinati dovrebbero evitare il contatto con capi di bestiame vivi, i derivati animali ed evitare
di cibarsi con carne macellata e cotta in modo non appropriato.
Il vero pericolo attuale sono le spore sparse in modo doloso sui materiali pi� disparati
soprattutto postali. E' evidente come sia impossibile una prevenzione su questo tipo di contaminazione
se non ponendo attenzione alla presenza di polveri sospette dove non dovrebbero esserci.
Purtroppo, pur non essendo elevato almeno attualmente il rischio di contagio, i bioterroristi hanno raggiunto
il loro scopo: spargere nei poco informati la psicosi della morte nera. Probabilmente nel lontano 1876
Koch e Pasteur scoprendo il bacillus antracis pensavano di avviare la cosiddetta 'rivoluzione batteriologica'
che avrebbe portato l'umanit� verso un mondo senza malattie. Mai avrebbero potuto immaginare
che un secolo dopo un pazzo avrebbe coniugato guerra e pestilenze perch� quel sogno rimanesse una utopia.
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