| |||||||||||||
Forse anche per loro è giunto il momento di una spiegazione.
Naturalmente dopo qualche iniziale momento di "euforia tatuativa" la pratica è stata pressochè abbandonata visto il costo in mano d'opera pubblica (?!?) e lo scarso interesse dei vari comuni interpellati. La legge non è mai stata abrogata e gli operatori dei servizi sanitari sembrano essersene ricordati da quando i fenomeni legati all'abbandono di cani si sono fatti sempre più frequenti.
Il proprietario di un cane deve denunciarne il possesso presso gli appositi uffici dell'ASL, o, dove possibile, presso quelli del Comune d'appartenenza. Qui all'animale verrà assegnato un numero di codice che il padrone dovrà far tatuare entro tre mesi o dagli stessi servizi veterinari o da veterinari liberi professionisti autorizzati.
L'operazione fatta con un dermografo del tutto simile a quelli usati per l'uomo, non è dolorosa ma sicuramente fastidiosa.
Molte ASL praticano, dove esiste un accordo con i comuni, queste procedure direttamente nei paesi di residenza, altre invece costringono i proprietari ad improbabili e scoraggianti spostamenti nelle strutture delle stesse.
Personalmente ritengo che il tatuaggio sia una ottima misura contro la piaga del randagismo ma che questa debba essere effettuata su tutti i cani di proprietà e l'eventuale inadempienza perseguita con maggior cura ed interesse da parte delle competenti autorità. Fatto solo su pochi il tatuaggio non serve a nulla.
Se l'attenzione per il problema resterà la stessa da parte dei comuni e l'anagrafe canina sarà per essi una spina da togliere il più presto possibile e non un valido strumento da utilizzare, difficilmente la convivenza tra uomini e raggiungerà un livello di civiltà sufficiente: i primi continueranno volontariamente a farsi incidere la pelle ma i secondi, purtroppo involontariamente ed impunemente, ad essere abbandonati....
![]()
| |||||||||||||