Sapevate che i prodotti di metal nostrano in fase di vendita non hanno quasi mai superato le cinquemila copie vendute? Bhe le cople di tutto questo sono da imputare imparte ad un'industria discografica che ha sempre considerato il metal di casa nostra come un prodotto di serie "B" dal quale non � possibile trarre alcun vantaggio economico. Ma qualche colpa ce la hanno anche i proprietari dei locali, non disposti a rischiare nulla, gli enti locali, i partiti ed associazioni di ongi tipo che nelle loro politiche gestionali non hanno mai previsto spazi e strutture di alcun genere da mettere a disposizione di chi desidera intraprendere la carriera musicale. Ma non � tutto qui: forse � anche un poco colpa di chi acquista solo ed esclusivamente prodotti stranieri, delle indies nostrane che saturano il mercato immettendo in esso fin troppi lavori di gruppi italiani non sempre all'altezza. Se aquesto aggiungiamo che un po' di responsabilit� la posseggono le testate che degli italiani se ne sono occupate troppo poco relegandoli nei "ghetti" delle rubriche e che infine anche i musicisti italiani non sono del tutto puri, fin troppo preoccupati di non rischiare il posto sicuro per lanciarsi in una carriera di questo tipo, allora il quadro � completo e desolante. Cosa si dovrebbe fare allora per sanare una situazione che � sempre stata deficitaria? La risposta, se esiste, non � delle pi� facili e proprio per questo che HM ha deciso di interpellare due esperti del settore i due rappresentanti di due tra le pi� longeve e storiche formazioni del settore, i Bulldozer ed i Death SS, eccovi i loro autorevoli pareri:

- Qual� la situazione delle formazioni italiane a livello di mercato rispetto a quelle straniere?
- A.C. WILD: Secondo me non � vero che le bands italiane a livello di mercato sono inferiori a quelle straniere di pari forza. Ti faccio un'esempio: noi e i Deat SS abbiamo venduto quasi cinquemila copie rispettivamente del nostro ultimo disco, mentre i Candelmass che potrebbero essere definiti come il nostro corrispettivo straniero, hanno venduto in italia solo duemila copie, ed i Kreator che sono invece i nostri antagonisti esteri ne hanno vendute solo mille. Credo che sia solo una questione di immagine, e molto spesso sono le riviste a dare l'impressione che gli italiani funzionino meno, ma non � del tutto vero.
- Vi sono colpe da imputare ai gruppi italiani?
- A.C. WILD: Non vorrei dare colpe, nel senso che ognuno fa la sua musica con pi� o meno professionalit� e convinzione. Il problema � che in italia abbiamo un mercato ristretto e con pochi spazi per cui i gruppi fanno una fatica incredibile per andare avanti. Forse l'unica cosa che manca ad alcune formazioni italiane � l'esperienza, ma nulla pi�. Ed io sono del parere che se un gruppo deve rischiare la propria vita, allora il rischio deve essere calcolato. in caso contrario sarebbe una pazzia.
- Cosa pensi dei nostri italiani all'estero?
- A.C. WILD: Io ho incontrato personalmente gli Astaroth a Los Angeles ed anzi colgo l'occasione per ringraziarli personalmente perch� sono stati gentilissimi e devo dirti che loro stanno un po giocando alla roulette. Se esce il numero fortunato firmano un contratto con una major e cominciano a vivere con la musica, in caso contrario resteranno tra le duemila bands di quella citt� che un contratto non lo posseggono. in questo caso � questione di fortuna anche perch� di quelle duemila almeno met� suonano ad un livello altissimo... io mi sono un po disilluso da quando sono stato l� nel senso che prima credevo che fosse pi� facile emergere, invece mi sono reso conto che � peggio di una giungla dove tutti tirano a fregarti e dove se fai un minimo passo falso ti sei bruciato; il gioco negli states � davvero dei pi� pesanti e la concorrenza � agguerrita e di altissimo livello. Il consiglio che do a tutti i musicisti italiani , cosi come gli addetti ai lavori, � quello di viaggiare il pi� possibile per rendersi conto anche di queste cose.
- Qual� la situazione italiana per quello che riguarda le strutture e le indie discografiche?
- A.C. WILD: A livello discografico di spazio adesso ce n� parechio, quindi tutti o quasi possono incidere a prezzi bassi per presentarsi al mercato italiano. Prendi ad esempio i Necrodeath che hanno inventato loro un'etichetta fantasma, si sono autoprodotti il disco e questo ha venduto quasi duemila copie; mica male vero? Io non credo che la quantita delle produzioni presenti sul mercato possa influenzare la qualit�, nel senso che se in un negozio ci sono quattro lavori allora quelli comunque continuano a vendere. Per gli spazi invece siamo messi male; far girare uno spettacolo metal costa abbastanza e non sempre gli organizatori rientrano dei costi per cui non tutti sono disposti a perderci.
- Cosa pensi della stampa straniera?
- A.C. WILD: Prima di tutto credo che la stampa italiana sia culturalmente molto valida e poi loro sono spudoratamente influenzati dalle etichette per cui se una crisi del metal sta cominciando a verificarsi in Germania ed Inghilterra ti dico che la colpa � sopratutto loro, visto che hanno teso sempre di pi� a spingere del metal usa e getta, di palstica era logico che finisse cos�. Poi devo dire che le testate estere si sono sempre comportate malissimo con le formazioni italiane, forse in modo discriminatorie e un po razista, visto che nelle loro recensioni parlavano esclusivamente del modo in cui questi gruppi italiani apparivano, del loro taglio di capelli e non della musica o dei testi. il livello medio delle testate estere � comunque molto basso, quasi da far paura.

Roberto Gandolfi


BACK








1
Hosted by www.Geocities.ws