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| 23/3
/2005 "Una azione urgente di rilancio delle riforme contenute nella Strategia di Lisbona". E' quello che hanno chiesto i 25 leader dell'Unione Europea alla conclusione del vertice svoltosi ieri e oggi a Bruxelles. Archiviato senza troppi affanni l'accordo sul patto di stabilit�, l'Europa punta da oggi a far ripartire il motore dell'economia e della competitivit�. Il fallimento dei primi cinque anni della Strategia di Lisbona � nei fatti, e i 25 leader non lo nascondono quando parlano di "bilancio modesto". La revisione dell'Agenda, varata oggi, ha uno scopo prioritario: rilanciare crescita e occupazione nell'Unione, concentrandosi su tre assi prioritari: innovazione, Europa come spazio di attrazione degli investimenti, maggiore crescita e occupazione. Gli Stati membri dovranno istituire piani nazionali di riforma nei prossimi tre anni, sotto una regia unica comunitaria. Ma a dominare il dibattito � stato un dettaglio di prim'ordine della Strategia, la nuova direttiva sui servizi, che punta ad aprire il mercato europeo in un settore che include anche le libere professioni. Il percorso legislativo della normativa proseguir�, ma la Francia ha spinto e ottenuto di rivederla, evitando di aprire la porta a un dumping sociale e dei salari, soprattutto da parte dei lavoratori e delle imprese dell'Est. Un tema sensibile per il presidente Jacques Chirac, che -anche a causa dell'impopolarit� di questa direttiva- rischia una clamorosa debacle nel prossimo referendum sulla costituzione europea. 23/3 /2005 +++ APPROVATA LA RIFORMA DEL PATTO DI STABILITA' EUROPEO +++ Tutto come previsto: sono bastati pochi minuti, ai 25 leader europei, per dare l'imprimatur definitivo alla riforma del patto di stabilit� e di crescita. "Le conclusioni della presidenza sono state accettate immediatamente, al termine di un breve dibattito", ha osservato il presidente di turno, Juncker, secondo il quale questa riforma permetter� un'"interpretazione pi� corretta del patto", rafforzer� l'aspetto preventivo e "non � un'istigazione a lanciarsi in politiche di deficit eccessivi". Via libera quindi ai fattori rilevanti in grado di giustificare uno sforamento temporaneo e ai tempi allungati per il rientro nei parametri. Il vertice si � quindi animato sul tema della direttiva sulla libera prestazione dei servizi, che scuote in questi giorni l'Europa: per Juncker i 25 hanno trovato un accordo sui passi da fare per emendare il testo della normativa. E proprio Juncker ha aperto una piccola polemica con l'Italia, sia su Eurostat -il presidente dell'Unione, smentendo Roma, sostiene di aver convocato per primo i vertici dell'istituto al prossimo Ecofin- sia sulla nota a verbale chiesta dal nostro Paese, che voleva inserire nella riforma del patto l'ammortamento delle quote di investimenti pubblici in infrastrutture. Per Juncker le richieste italiane trovano risposta gi� nella riforma. Oggi ultima giornata di vertice: si parler� di crescita economica e occupazione. 22/3 /2005 Preceduta dalle critiche della Banca Centrale Europea e della Bundesbank, la riforma del Patto di Stabilit� approda questo pomeriggio all'esame dei 25 leader europei, che si riuniscono a Bruxelles. Le nubi minacciose provenienti dal cielo di Francoforte non sembrano intaccare la nuova primavera del patto di stabilit�, che dovrebbe vedere la luce questa sera a Bruxelles. "La discussione non dovrebbe richiedere pi� di 10 minuti", ha assicurato il presidente di turno dell'Unione, Juncker, la cui mediazione diplomatica ha sbloccato domenica notte l'empasse dell'Ecofin. La preoccupazione della Banca Centrale Europea sulla futura sostenibilit� delle finanze pubbliche, dietro cui sembra celarsi l'implicita minaccia di un rialzo dei tassi di interesse, non dovrebbe ostacolare il varo delle nuove regole del patto, che consentiranno -in sostanza- maggiori attenuanti per lo sfondamento del 3% del deficit e pi� tempo per il rientro nei parametri. L'attenzione del Consiglio Europeo si concentrer� anche sul rilancio della crescita e dell'occupazione in Europa, attraverso una revisione dell'ormai claudicante Agenda di Lisbona. E nel dibattito si inserir� quasi certamente la contesa sul varo della controversa direttiva sui servizi, che oppone la Commissione ad alcuni Paesi membri, Francia in testa. |
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