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| 27/6/2008 Un piatto di pasta e vino, conditi da buon pane appena sfornato, possono fare la differenza. Almeno cos� la pensa il Senato, che ieri ha approvato con perfetta sincronia bipartisan una mozione per il riconoscimento della dieta mediterranea come "patrimonio culturale immateriale dell'umanit�". Il tutto nel giorno in cui si sono materializzati in ben due deferimenti europei, che hanno colpito proprio il settore alimentare "made in Italy". Il primo riesuma una vecchia contesa tra Commissione ed Italia in materia di cioccolato. Contesa persa da Roma nel 2003, quando una sentenza della Corte Europea stabil� che anche il cioccolato prodotto con grassi vegetali ha diritto alla denominazione di "cioccolato". L'Italia reag� introducendo la possibilit� di indicare in etichetta la menzione "cioccolato puro", per quei prodotti a base solamente di burro di cacao: mossa respinta da Bruxelles, che ha nuovamente deferito l'Italia ai giudici del Lussemburgo. Sempre ieri, la Commissione ha deferito Roma alla Corte anche sulla normativa che obbliga i produttori ad indicare in etichetta il Paese di origine del pollame. Norma introdotta sulla scia della crisi dell'influenza aviaria. Per Bruxelles tutto il pollo immesso sul mercato comunitario � sicuro, per cui questa indicazione viola le regole europee. 25/6/2008 Richiamo dell'Europa all'Italia sui conti pubblici: a farlo � la Commissione Europea, nel rapporto 2008 sullo stato delle finanze nell'Unione Europea. Giudizio pesante da Bruxelles sui conti pubblici italiani. Il campanello d'allarme lo suona la Commissione, che punta l'indice contro la spesa pubblica e un debito ancora troppo elevato. Per l'esecutivo comunitario il trend di crescita della spesa -superiore nel 2007 di due punti rispetto alla media europea, col suo 48,5%- � incompatibile con la necessit� di ridurre l'elevatissimo debito, senza ricorrere a ulteriori incrementi nella pressione fiscale. Per questo l'Italia resta un Paese ''a medio-rischio'' sul fronte della sostenibilita' di lungo periodo dei conti: l'obiettivo di medio termine, vale a dire il pareggio deficit/Pil fissato per il 2011, � quindi ''abbastanza lontano''. N� � chiaro come Roma intenda arrivarci. La lente di Bruxelles indaga pure sulla composizione della spesa, che presenta alcune rigidit� nei suoi meccanismi di base: rigidit� legate soprattutto agli alti interessi pagati sul debito e all'elevata spesa pensionistica. Il rapporto europeo -va precisato- non tiene conto del piano del nuovo Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che sar� presentato il prossimo 7 luglio. Ma lancia un appello a non usare i cosiddetti "tesoretti" per finalit� diverse dal risanamento dei conti. 24/6/2008 Jos� Luis Rodiguez Zapatero ieri non ha mancato di citare ancora una volta il parallelismo economico tra Spagna e Italia, arricchendolo stavolta di una nota di colore calcistica: ma la sostanza resta la stessa. In un termine: "sorpasso". A supportare la tesi del premier iberico ci sono i dati dell'agenzia europea Eurostat, che parlano chiaro: la Spagna � il dodicesimo Paese comunitario per pil Pro capite, sette punti sopra la media europea. L'Italia � il tredicesimo, un solo punto sopra la media. Sotto di noi, nella Vecchia Europa, solo Grecia e Portogallo. In quattro anni i due Paesi del cosiddetto "Club Med" hanno compiuto un percorso esattamente speculare, come se si trovassero su due ascensori, uno in salita, l'altro in discesa. Madrid non grida del tutto vittoria: Zapatero, anzi -durante la presentazione del rapporto economico- ha messo nero su bianco che la crescita iberica galoppante degli anni 2000 ha imboccato una strada discendente, frenata anche dalla crisi in atto nel settore delle costruzioni. Ma la parola d'ordine, nella Real Espana, � fiducia. Roma intanto guarda alle magre previsioni di crescita del Pil e si prepara -domani- a sentirsi ripetere da Bruxelles che i suoi conti pubblici sono a "medio rischio". A ben pensarci, � la foto della partita di domenica: agile e propositiva la Spagna, dimessa e poco convinta delle proprie possibilit� l'Italia. |
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