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| 23/1/2004 La Commissione Europea ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia, per il mancato rispetto di cinque normative comunitarie in materia di inquinamento atmosferico. In particolare, emerge come il nostro Paese abbia trasmesso a Bruxelles un quadro incompleto della qualit� dell'aria sul territorio nazionale. E' un'estesa azione legale quella intrapresa ieri dalla Commissione Europea contro nove Stati membri, tra cui l'Italia. Sullo sfondo, un'unica motivazione: il mancato rispetto delle normative ambientali, in particolari quelle a tutela dell'aria che respiriamo. L'Italia � finita per cinque volte sul banco degli imputati, con altrettanti deferimenti alla Corte di Giustizia. Il caso pi� grave riguarda il mancato rispetto di due direttive sulla gestione della qualit� dell'aria, che obbliga gli Stati membri a comunicare a Bruxelles i livelli di inquinamento e il loro superamento, su tutto il territorio. L'Italia ha comunicato i dati con un anno di ritardo, e in modo incompleto: mancano infatti alcune regioni. Tra le altre infrazioni, la mancata trasposizione di tre direttive: quella che fissa valori limite per gli impianti di incenerimento dei rifiuti, quella che stabilisce limiti nazionali di emissione per determinati inquinanti atmosferici, e quella che fissa tetti alle emissioni dei grandi impianti di combustione. Ultima violazione, quella alla normativa sulle sostanze nocive allo strato di ozono. 22/1/2004 La sostenibilit� di lungo periodo delle finanze pubbliche � a rischio nella met� dei Paesi membri dell'Unione Europea, mentre il debito pubblico resta sopra la soglia del 60% del Pil in sei Stati tra cui l'Italia. E' un'analisi allarmata quella tracciata ieri dalla Commissione Europea, che ha messo in evidenza il ritardo degli Stati membri nell'implementazione degli obiettivi stabiliti a Lisbona. Un'Europa che procede a passo di lumaca sulla strada degli obiettivi di Lisbona: � un ritratto amaro quello contenuto nel rapporto della Commissione sui Grandi Orientamenti di Politica Economica. Bruxelles fa notare come a un periodo di stagnazione nel primo trimestre 2003 sia seguita una fase di leggera crescita, che non ha tuttavia avuto riflessi positivi sull'occupazione. Male anche i bilanci, con un rapporto medio deficit/pil salito al 2.7%, grazie anche agli sforamenti di Francia e Germania. E se le riforme del mercato del lavoro sembrano decollare, la crescita della produttivit� segna il passo rispetto al gigante americano. Infine, la sostenibilit� di lungo periodo delle finanze pubbliche � a rischio in sette Paesi tra cui l'Italia. Al nostro Paese Bruxelles rimprovera l'elevato debito e il ricorso eccessivo a misure una tantum, ma si apprezzano gli sforzi in materia di riforma del mercato del lavoro ed educativa. Un dato � comunque certo: l'Europa mancher� gli obiettivi intermedi di Lisbona: per Bruxelles occorre migliorare gli investimenti in reti e conoscenza, rafforzare la competitivit� europea e promuovere il prolungamento della vita professionale. 20/1/2004 L'Italia presentera' al G7 una proposta per aumentare la trasparenza delle societa' che hanno insediamenti all'estero, nei cosiddetti paradisi fiscali. Lo ha annunciato il ministro dell'economia Giulio Tremonti, al termine del Consiglio Ecofin a Bruxelles. Intanto I Quindici hanno formalmente adottato la riforma del controllo delle fusioni tra imprese nell'Unione. L'appuntamento � a febbraio, per il vertice dei Ministri finanziari del G7 in Florida, quando l'Italia presenter� la propria proposta sulla trasparenza delle societ� che hanno sede nei paradisi fiscali. L'annuncio � del Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che al termine del Consiglio Ecofin prende spunto dal crac Parmalat per avanzare le proposte del nostro Paese in tema di controllo dei bilanci societari. Sul tema � intervenuto anche il Commissario agli affari economico-monetari Pedro Solbes, secondo cui il caso Parmalat non dovrebbe innescare un effetto a catena sulla fiducia, mentre il suo collega al mercato interno Frits Bolkenstein ha aggiunto che occorre non reagire in modo sproporzionato rispetto allo scandalo. I Ministri dell'Economia hanno quindi adottato la riforma sul controllo delle fusioni in Europa, che diverr� operativa a maggio, mentre � gi� aperta la discussione sulle prospettive finanziarie dopo il 2006: anche l'Italia sarebbe tra i Paesi firmatari di una lettera che chiede un tetto dell'1% rispetto al Pil per i contributi nazionali al bilancio comunitario. 20/1/2004 Il caso Parmalat approda questa mattina al Consiglio Ecofin, in programma a Bruxelles. Ieri, intanto, i 12 Ministri delle Finanze dell'Eurozona hanno adottato una dichiarazione comune sull'Euro, nella quale sottolineano l'importanza ''della stabilita''' della moneta unica e si dicono ''preoccupati per gli eccessivi movimenti del tasso di cambio''. Il caso Parmalat tra gli argomenti del primo Consiglio Ecofin dell'anno: la questione approder� a pranzo sul tavolo dei Ministri dell'Economia dell'Unione, con gli interventi del Commissario al Mercato Interno Frits Bolkenstein e del Ministro Giulio Tremonti. Bolkenstein, in particolare, spiegher� come dal crac della multinazionale italiana si possa prendere esempio per rafforzare le difese europee contro le condotte scorrette a livello societario. L'eurocommissario anticiper� inoltre le linee guida della nuova proposta di normativa sui revisori dei conti, e far� il punto sulla legislazione relativa alla corporate governance e sul ruolo delle banche di investimento. La riunione torner� anche sul tema del patto di stabilit�, gi� affrontato ieri sera con una discussione relativa al ricorso della Commissione alla Corte di Giustizia, e vedr� un dibattito sulla governance economica. Ma ieri a tener banco tra i titolari dell'economia � stata la discussione sull'euro: in una dichiarazione comune, i 12 ne hanno stigmatizzato l'eccessiva volatilit�. |
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