| LE CONFERENZE PER LA PACE (Le conferenze per la pace tra ipocrisia e idealismo) |
| Seconda lettera di Natalie a Sergio Romano (as published by Corriere della Sera on 31.03.07) Caro Romano, rileggendo "Nicola e Alessandra" di Robert K.Massie, mi sono ricordata che - poco pi� di un secolo fa (1898) - lo zar Nicola II di Russia lanci� al mondo un appello per il disarmo e la pace universale. Alla Conferenza per la pace che ne segu� a L'Aja (1899), la proposta russa di fermare la corsa agli armamenti non ebbe seguito, ma in tale occasione furono poste le basi - se non sbaglio - per la Corte Internazionale di Giustizia. Non le pare singolare che questo appello per la pace venne proprio da un autocrate come Nicola II, poi definito "il sanguinario" oppure "il martire di Ekaterinburg" a seconda dei pulpiti? Natalie Paav |
| Cara Signora, la proposta di Nicola II per la grande conferenza internazionale che si tenne all'Aja nel 1899 porta la data del 24 agosto 1898 e coincide con una fase della storia russa caratterizzata da uno straordinario sviluppo economico. Dopo avere messo a posto i conti dell'Impero, il ministro delle Finanze Sergej Vitte cre� le condizioni per la nascita dell'industria pesante e lanci� un ambizioso programma di costruzioni ferroviarie che avrebbe avuto per effetto, tra l'altro, la realizzazione della grande Transiberiana da Pietroburgo a Vladivostok. In dieci anni, dal 1895 al 1905, la rete ferroviaria raddoppi�. Occorrevano ingenti capitali, naturalmente. Ma l'accorta politica di Vitte e i buoni tassi d'interesse garantiti dal Tesoro russo assicurarono il successo dei prestiti emessi in quegli anni, soprattutto sul mercato francese. Fino alla guerra russo-giapponese del 1905 l'economia russa fu, con quella italiana, la pi� dinamica e promettente delle economie mondiali. Ma questo grande impegno economico assorb� risorse finanziarie che l'Impero, negli anni precedenti, aveva dedicato alle forze armate. Nella proposta di Nicola II vi era quindi un calcolo. Occorreva evitare, per quanto possibile, che la Russia, in quel cruciale momento del suo sviluppo economico, venisse impegnata in costose operazioni militari. Si tratt� quindi di una iniziativa dettata da considerazioni di opportunit� e convenienza. Ma la stessa accusa potrebbe essere mossa ad altri governi. Il presidente americano Theodor Roosevelt propose la seconda conferenza della pace, che si tenne all'Aja nel 1907. Ma nove anni prima aveva partecipato come sottosegretario e come combattente alla guerra ispano-americana. Il governo britannico accolse l'invito e propose, durante la seconda conferenza, una generale riduzione degli armamenti. Ma lo fece nel tentativo di bloccare o almeno rallentare i piani del governo di Berlino per la costruzione di una grande flotta di tedesca. Nei negoziati per il disarmo gli Stati pi� entusiasti sono generalmente quelli che sono rimasti indietro nella corsa agli armamenti e cercano di ridurre con un accordo internazionale la potenza dei loro concorrenti. Non appena hanno colmato il divario, la loro posizione, generalmente, diventa meno conciliante. Dietro il pacifismo si nasconde, insieme a molta ipocrisia, l'interesse nazionale. Ne avemmo una prova quando il governo sovietico, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, sostenne entusiasticamente il movimento di Stoccolma per la pace e mobilit�, per ingrossarne le file, i militanti di tutti i partiti comunisti dell'Europa occidentale. Era preoccupato dal programma atomico americano e sperava di mettere cos� qualche bastone nelle ruote del Pentagono. Questo non significa tuttavia che le conferenze dell'Aja siano state inutili. Furono l'espressione di un sentimento che si era diffuso in Europa negli ultimi decenni del secolo e che aveva ispirato ad Alfred Nobel sul letto di morte (scomparve a San Remo nel 1896) la decisione di consacrare la sua intera fortuna (due milioni di sterline di allora) alla istituzione di alcuni grandi premi fra cui quello per la pace. Nate in questo clima, le conferenze dell'Aja permisero la firma di convenzioni che possono considerarsi le pietre di fondazione delle maggiori istituzioni internazionali del XX secolo, dalla Societ� delle Nazioni all'Onu. Anche l'ipocrisia dell'interesse nazionale pu� produrre qualche buon risultato. Sergio Romano |
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