La Saga dei Drunii
Capitolo 2
Ora, quando Naraghon e il suo popolo se ne partirono dai Tath-sa'Aral, si diressero verso est, lontano dalle loro Piane e dal regno degli Arali. "Chè qui mai più metteremo piede, e il nostro Esilio sarà vergogna per la schiatta di Anowris" diceva Naraghon mentre procedevano, e tra i suoi nessuno ci fu che osò ribattere. Si spinsero oltre i confini dei territori a loro noti, toccando lande che solo gli Ydari, e tra essi i più arditi, avevano mai toccato. Infine, dopo lunghi mesi di marce, giunsero in una terra dolce e profumata, sì che alcuni di coloro che erano sopravvissuti credettero di aver girato in tondo, e che quelle fossero le loro Piane, ma così non era. Dinanzi a loro uno splendido bosco si schiudeva, e i suoi alberi parevano le colonne di pietra della Casa di Anowris, e i suoi fiori e i suoi frutti non provavano invidia difronte alle più belle gemme di Jaradas. I Thereli vi entrarono e molto si stupirono della bellezza incantata di quei luoghi, sì che infine Naraghon prese la parola e disse: "Qui il popolo mio si sederà, dopo tanto cammino. Questa terra verrà benedetta con la nostra presenza, e guai allo straniero che vi metterà piede!" "Parli troppo in fretta, Figlio dell'Albero" disse una voce, ed era questa profonda come le radici della quercia e pesante come la terra. E dinanzi a Naraghon, uscito dalle selve, vi era una figura taurina, di molto più grande di una normale bestia, e le sue corna equiparavano in lunghezza Naraghon stesso. E la sua voce non usciva dalla bocca, chè questa rimaneva chiusa, ma era invece nell'aria stessa. I pochi Thereli si spaventarono a quella vista, poiché era apparso all'improvviso, cogliendoli di sorpresa, ed invero il silenzio mai aveva abbandonato l'aria. Ma il loro Signore li calmò, alzando il braccio, e rivoltosi alla Creatura, disse: "Chi sei tu, Antico?" "Ancora una domanda anzitempo, Figlio dell'Albero. Sta a me chiederti chi sei, ma dirò comunque il mio nome. Io sono Nairos, e questo, che tu chiami tuo, è il mio Bosco" "Io sono Naraghon, Signore dei Thereli, Nato dall'Albero" "Naraghon? Porti un nome carico d'ira, Druno. Quali propositi ti spingono fin qui? Le vostre terre sono ben al di là dell'orizzonte occidentale" "Il mio nome è sì carico d'ira, e di odio, anche. Ma non nacqui così: io mio nome era Gwaen, ma ora non è più. Il Nemico e il Tradimento lo hanno ucciso" "Tanto odio mi addolora, e il mio animo duole in tua presenza. E ancora non mi hai risposto" "Sono giunto sin qui con quel che resta del mio popolo per abitare una nuova terra, chè la nostra Patria ci è stata sottratta. Lunghi mesi d'Esilio ci hanno fin qui portati. Ora io chiedo a te, Nairos, Custode di questi Boschi, il permesso di far ivi fermare il mio popolo. Nessun danno ti verrà cagionato, chè i Thereli sempre hanno rispettato la Natura, e il luogo in cui vivevamo gioiva della nostra presenza" "Conosco i Drunii, e tra questi conosco i Thereli, e so che dici il vero. Ma il tuo cuore è nero, Naraghon, e la fiamma nei tuoi occhi è pericolosa per questi alberi quanto la fiamma del fulmine. Io vedo un futuro in cui piedi di ferro calpesteranno questi prati, se tu rimarrai qui" A questo Naraghon non rispose. Anche Nairos tacque, e così per molto restarono, e nessuno aveva il coraggio di interrompere quel silenzio. Ma infine Nairos parlò: "Potete restare, Thereli. Questo è il destino di questi Boschi, ed invano continuerebbero ad esistere se ora io vi cacciassi. Ma rammentate: qui siete ospiti, non padroni" e, quando l'ultima parola si spense, l'enorme figura si voltò e camminò verso le selve da cui era giunta, scomparendo. Allora Naraghon parlò alla sua gente. "Avete udito le parole dell'Antico. Egli era Nairos, e il Custode del Bosco ci ha dato permesso di restare. Questa sarà la nostra nuova Patria, fratelli. Non temete nulla di quello che è entro questi confini, chè lo Spirito stesso di queste fronde è con noi, ed esse saranno mortali solo per il piede che non è Therelo. E ora cogliete frutti e radici e saziatevi, chè la costruzione di una nuova Città ci attende!" E fu così che i Thereli si stabilirono nel Bosco di Nairos, e per molto tempo non si seppe più nulla di loro nelle terre Occidentali. E il Bosco veramente trasse beneficio dalla loro presenza, chè la gente di Naraghon aveva grande amore e rispetto per la Natura e riusciva ad estrarne la bellezza proprio come i maestri orafi degli Arali facevano col metallo grezzo. Grandi gioielli vennero alla luce nel Bosco, e Nairos ne era lieto, e con essi anche nuovi canti di gioia e grazia e deliziose poesie quali se ne scrivevano solo nei luoghi più incantati delle Piane. E la nuova città venne chiamata Ail-Tarailah, la Nuova Tarailah, ed era ancor più bella della vecchia. E Nairos stesso amava passeggiare per la città, e sempre più spesso si intratteneva con Naraghon, e presto seppe tutto del loro triste passato. "Naraghon," gli disse un giorno, "molti mesi sono passati ormai dacchè tu e il tuo popolo siete ivi giunti. Mai ho dovuto ammonirvi per il vostro comportamento, tuttavia una cosa non comprendo" e qui tacque. "Parla, Nairos. Qualcosa non va?" "Vi ho dato il permesso di tagliare legno e di intrecciare le vostre case tra i rami dei miei alberi, ma non comprendo l'uso che ultimamente ne state facendo. La città è terminata, Naraghon, ma continuate a lavorare, e strani oggetti nascono dalle mani dei vostri falegnami, e il loro aspetto mi sembra spaventoso" Naraghon indurì il volto, poi tornò alla sua espressione e si avvicinò all'enorme creatura taurina. "Nairos caro, credimi: non stiamo facendo nulla con l'intenzione di danneggiare questi luoghi. Anzi, quel che i nostri falegnami costruiscono ora è solo la garanzia che qui mai entreranno usurpatori, poiché questa volta troveranno resistenza. Quelle che hai visto sono armi: lancie, archi, frecce, scudi e asce. Se mai i nostri Nemici si ripresenteranno, non troveranno più lo stesso popolo, ma ben altra accoglienza" "Naraghon, ancora le tue parole mi turbano." E non disse altro, e Naraghon neppure. Ma Nairos sapeva che le sue visioni si avvicinavano come ombra velenosa e che il Bosco avrebbe prima o poi affrontato il suo destino, e che questo era legato ormai a quello dei Thereli. E i Thereli si preparavano alla guerra.
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