La Saga dei Drunii
Capitolo 1
Il ricordo di quei tempi lontani si perde ormai nel passato. Il Mondo era giovane, era infatti appena terminato il suo sviluppo e, da massa incandescende e vaporosa, era divenuto infine Terra e Acqua e Cielo, e tutto era separato e ben distinto, e il Mondo era pronto ad accogliere i suoi primi figli. Così i Drunii si destarono, uscendo dai tronchi silvestri: chi dalle Querce, chi dagli alti Abeti, chi dai tristi Salici. Subito fu cara loro la Natura, e i boschi, da cui avevano avuto origine, divennero la loro dimora. Ed essi impararono presto a fabbricare oggetti di legno, e a lavorare la terra, e a solcare i mari e i fiumi e vivere dei prodotti delle acque, sì che ben presto si moltiplicarono, spargendosi per tutto il Pargen e dando nome a tutte le meraviglie che vi trovavano. Ed essi erano belli di sembiante e di cuore. Lunghe e snelle erano le loro membra e di marmo la loro pelle e gli occhi erano quelli delle tigri e dei leopardi, ed invero dei grandi felini avevano l'agilità e la potenza. Sottili e resistenti le dita delle loro mani, fatte per accarezzare e pizzicare corde, ma anche per scolpire e costruire, e le meraviglie che videro la luce in quei primi anni non ebbero poi pari. E la musica fu subito per loro naturale come la favella, che pareva cantassero e danzassero quando parlavano e camminavano. E tre Casate subito si formarono, e di buon grado si spartirono il generoso territorio, chè sì vivevano da fratelli, ma ogni Casata prediligeva un certo ambiente e venivano formandosi in diversa guisa. E ai forti e robusti Arali andarono i boscosi monti del Nord, che da quel momento presero il nome di Tath-sa'Aral, che significa Monti Del Potere; agli agili e snelli Thereli le vaste Piane Centrali, ricoperte di boschi e fiumi e laghi, e quelle terre benedette vennero chiamate Ath'mellih, ovvero Piane del Miele, poiché dolce era lì la vita dei Thereli, e molti tra i più gioiosi canti dei Drunii furono lì scritti. Infine venivano gli Ydari, i Tristi, così chiamati perché mai trovarono nel Pargen ciò che il loro cuore bramava, e sempre furono tra i Drunii i maggiori viaggiatori ed esploratori, e molto tempo passò prima che si fermassero in fissa dimora, tanto era il fuoco che pareva bruciare dentro di loro, rendendoli desiderosi di conoscere il Mondo, nella speranza di trovare ciò che cercavano e a cui nemmeno loro sapevano dare immagine. Infine costruirono però la loro dimora sulle spiagge dell'Oceano, avendo ormai girato il Pargen invano, bramosi di scoprire le nuove terre che forse erano al di là del Grande Mare. E la costa prese il nome di Sambe-Daleth, che nella lingua degli Ydari significa Luogo di Partenza. E mai vi fu stirpe di Drunii o di altre razze capace di costruire navi pari a quelle degli Ydari, e con esse impararono a solcare il Mare, e lentamente finivano con lo spingersi sempre più lontano, e i loro porti crescevano di numero e sempre meno gli affari del Continente e dei loro fratelli li interessavano, essendo i loro pensieri sempre più rivolti a Oriente, verso l'Ignoto. Ora, gli Arali, i Potenti, pure crescevano in numero e capacità e bellezza. E vivendo sui monti impararono ad estrarre metalli, e a lavorarli, creando stupendi gioielli d'oro e d'argento e tagliando gemme e altre pietre preziose che abbondanti fiorivano tra la pietra. E dentro i fianchi della montagna scavarono gallerie e crearono ampie aule luminose, e ivi posero Teyrfir, loro Signore, e presero poi ad abbellire quel luogo con ogni tipo di gioiello e artefatto, ma la loro sapienza era limitata, e la loro arte ancora non sapeva estrarre il meglio dalla materia grezza, e pure erano tra i Drunii gli unici a conoscere i segreti della pietra. Ma essi volevano apprendere tutto il possibile, e ghermire così tutta la bellezza e la forza che era nelle dure gemme lucicanti e nelle vene d'oro della Terra. Molto studiarono e tanti anni passarono lavorando e sperimentando, e infine Jaradas, il più bravo tra gli Arali, uscì alla luce del sole con in mano il primo Lenns, che significa Catalizzatore, e chiamò quell'oggetto Eren, il Primo. Grande era il potere di Eren, poiché con esso era possibile plasmare l'Essenza stessa della Natura, e attirare a sé i suoi poteri e i suoi elementi e convogliarli in un'unica direzione. Così nacque l'Arte, quella che poi gli Uomini, ere più tardi, avrebbero chiamato Magia, ciechi della loro superstizione e della loro paura per una cosa che esulava dalle loro capacità. E con Eren Jaradas produsse splendidi oggetti, e non vi era gemma o pietra la cui resistenza fosse tale da impedirle di essere plasmata a suo piacimento. E il regno di Teyrfir era il più forte e splendente tra tutte le Casate dei Drunii, e questi, sempre grazie a Eren, divennero amici anche degli animali che tra quei monti vivevano, e orsi e alci e lupi erano loro alleati, e liberamente il popolo di Teyrfir poteva aggirarsi tra i boschi, senza timore di essere sbranati come a volte era accaduto in passato. I Thereli, come pure gli Ydari, che già abbiamo detto si disenteressarono totalmente di quanto accadeva nell'entroterra, non conoscevano i Lenns e i loro poteri, né tantomeno avevano mai avuto brama di possederne, dato che la loro vita già scorreva lieta, e questi preferivano cantare e passeggiare più che ingegnarsi e lavorare, e quasi mai cercarono di trasformare la materia della Natura, o di cambiarle forma, poiché già la amavano per come era. Il loro re, Gwaen, fu forse il più grande compositore di canti dei tempi antichi, e molti dei suoi lunghi lai ancora oggi vengono cantati dai più colti poeti, anche se la voce di Gwaen si dice fosse la più profonda e potente tra le voci dei Drunii, ma anche soave e gentile quando voleva, e il canto divenne per i Thereli quello che erano i Lenns per gli Arali, ovvero Arte, e con esso impararono a fare cose che poi nessun altro riuscì a fare. Ma accadde che, a causa dell'insesperienza e della troppa brama, gli Arali commisero tremendi errori. Dopo la costruzione di Eren, alcuni tra i rampolli di Jaradas presero a costruire altri Lenns, di minore potenza, ma in grado ad ogni modo di molti dei prodigi che Eren operava. Rapidamente il loro numero crebbe, e l'uso sempre più frequente di questi oggetti produsse anomalie negli equilibri della Natura, poiché non tutte le mani che li usavano erano come quelle sapienti di Jaradas, e alcuni furono stolti e pagarono con la vita i loro errori. Teyrfir allora proibì l'uso dei Lenns se non a coloro che erano autorizzati a farlo, e costoro erano scelti da Jaradas, che più di tutti ne aveva diritto e potere. Il re sperava così di arginare quella che poteva divenire una piaga per la sua gente. Accadde però che molti disubbedirono, e questi erano impreparati e avidi e, per fuggire alla legge del loro re, si ritirarono tra le profondità della montagna, e scavarono cunicoli segreti e stanze nascoste ove operare la loro follia senza tema di esser scoperti, e continuarono ad usare i loro Lenns.
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