Follow the Blind
(Blind Guardian)
1989 Virgin

Genere: Metal     Durata: 43' 13''

Track List:
1) Inquisition
2) Banish from Sanctuary
3) Damned for all Time
4) Follow the Blind
5) Hall of the King
6) Fast to Madness
7) Beyond the Ice
8) Valhalla
9) Don't Break the Circle (bonus)
10) Barbara Ann (bonus)

Secondo album dei Blind Guardian, questo Follow the Blind non fa rimpiangere Battalions of Fear, ne porta anzi avanti il discorso. La produzione si fa piu' nitida e la voce di Hansi meno graffiante e piu' potente. La chitarra di Andre', che gia' ci aveva abituati a riff melodici e continui, non ci tradisce in questo secondo capitolo, e lo stesso discorso vale per le ritmiche serrate di Marcus e Thomen.
L'album arriva a due anni di distanza dal debut, e in questo periodo non sembra proprio che i quattro di Krefeld siano rimasti con le mani in mano: il songwriting complesso e articolato continua infatti anche in questo secondo capitolo, e talvolta risulta facile perdersi tra un bridge e una strofa. Con i Blind Guardian sembra non si possa mettere a tavolino a scomporre il pezzo: bisogna ascoltare e basta, meglio se con i testi sotto mano (che in questa mia ristampa del '91 non sono presenti!).

Un'intro gregoriana ci immerge subito nell'atmosfera mistico fantasy tanto cara al quartetto. Inquisition apre la strada in modo cupo e sembra prepararci ad un ascolto oscuro e violento. Il tempo di fare l'orecchio alla nenia funebre e gia' parte la micidiale

Banish from Sanctuary, canzone ispirata dalla figura di Giovanni Battista, il predicatore del deserto descritto nei Vangeli, colui che battezzo' Gesu'. Non c'e' tempo per respirare o capire, si puo' solo ascoltare. Indubbiamente ci troviamo di fronte ad una delle canzoni piu' energiche del repertorio dei Guardian. Il tono e' tra l'amaro e l'irato e il solito Andre' si fa in quattro tra soli e riff mozzafiato. Grintoso come non mai Hansi, che esce decisamente dal seminato sicuro dei cantanti power di scuola tedesca sfoggiando un timbro quasi growling, estremamente adatto alle liriche.

Appena ci si rende conto del finale un po' inaspettato di Banish, il cd riparte come un fulmine con la cattiva Damned for all Time. Rispetto alla precedente traccia perdono un po' in melodia ma acquisiscono un tono nettamente piu' acido, in cui Hansi riprova parte delle strozzature gia' sentite in Battalions of Fear.

E' una intro tra l'acustico e l'elettrico ad aprire la title track, e gia' dall'inizio Follow the Blind sembra avere una marcia in piu'. L'atmosfera e' quella giusta, fino a che l'urlo forse un po' improvvisato di Hansi non ci porta su terreni piu' solidi di batteria e chitarre. Il pezzo e' un po' prolisso e bisogna aspettare il terzo minuto per ascoltare quello che si presume sia il ritornello (vedi discorso sul songwriting). Un ritorno all'acustico ci premette la fine del pezzo, dopo quasi 7 minuti.

E si riparte ancora alla grande, dopo il mid-tempo di Follow the Blind, con Hall of the King, altra energica song di stampo fantasy. Come per Damned for all Time, qui si tralascia un po' la melodia (anche nei riff e nei soli) in favore della velocita' e di una maggiore cattiveria, anche se il ritornello sembra voler riportare il pezzo su binari piu' consoni allo stile del gruppo.

L'intro di Fast to Madness sembrerebbe un piccolo cambio di fronte, ma si tratta solo di un'illusione: una breve pausa ed un violento riff combinato di chitarre e batteria ci riporta alla grinta delle precedenti tracce. Il ritornello sembra un po' asettico e privo di una grande musicalita', ma rende bene il messaggio.

In Battalions of Fear ci avevano abituati ad intermezzi strumentali piuttosto frequenti tra i brani, e anche in Follow the Blind hanno inserito il breve brano strumentale a fare da preludio al finale dell'album. Beyond the Ice poco aggiunge a quel che gia' si sapeva di loro, ma e' comunque un brano gradito.

E' un riff al vetriolo ad aprire le danze per Valhalla, canzone ispirata ai miti nordici. Il pezzo, chiusura dell'album, non vuole affatto tradire l'atmosfera di potenza e velocit� che ha predominato per tutto l'ascolto, e a dare una mano ad Hansi arriva addirittura Kay Hansen, noto personaggio della scena power tedesca gia' con gli Helloween. Il ritornello e' trascinante e sembra promettere bene anche in sede live. Finale quindi scoppiettante che promuove i quattro tedeschi.

Per le due bonus track presenti nella ristampa non c'e' molto da dire: la prima, Don't Break the Circle, ha il gusto ancora forse un po' acerbo del pezzo da demo e non sembra destinata a ricevere molti ascolti. La seconda e' invece la cover della celebre canzone dei Beach Boys e nulla ha sicuramente a che fare ne' con lo stile del gruppo ne' con il contesto dell'album... bravi quindi a saper voltare pagina (senza mai perdere il loro sound, ad ogni modo) e svincolarsi da quelli che, per molti gruppi, diventano legacci opprimenti, oltre che a mostrare un lato ironico o autoironico (notabile anche nei sorrisi nelle foto) eccezionalmente raro nel loro ambiente.

 


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