[noped] [orchidea] L'angolo discreto di Mybelline

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40 - Io e Martina (Capitolo III)

10 giugno 2009


Capitolo III

Il cuore batteva forte, troppo forte. La mia percezione dei rumori e dei suoni si era particolarmente accentuata. Volevo capire cosa stesse facendo in quel momento Martina chiusa nel piccolo bagno. Solo l'ascolto dei rumori che lei in qualche modo mi faceva arrivare alle orecchie, attraverso la porta semichiusa, mi dava la possibilit� di immaginarla e soprattutto vederla.

Per prima cosa si � abbassata i pantaloni e poi, dopo un breve ripensamento che non mi aspettavo, si � tolta del tutto i pantaloni dopo essersi sfilata le scarpe aiutandosi solo con i piedi. Ha alzato il coperchio della tazza, si � abbassata le mutandine, si � seduta. Il classico rumore che fa un liquido quando precipita dall'alto su un altro liquido mi ha fatto capire che stava facendo pip�. Ho capito che aveva la vescica completamente piena e questo spiegava anche il suo improvviso abbandono del divano.

L'ascolto dei rumori a volte ti rende le cose talmente chiare e reali che non riusciresti a vederle cos� bene nemmeno ad occhi spalancati. Ha poi aperto il rubinetto dell'acqua del bidet, ho capito che si era seduta con la faccia rivolta ai rubinetti dall'intensit� del getto d'acqua in uscita e dal rumore quasi impercettibile che faceva la sua mano ogni volta che affondava nell'acqua. In quei momenti mi sentivo come un cieco che aveva rafforzato il senso dell'udito per sopperire al senso della vista.

Mi piaceva immaginare tutta questa sua gestualit� del lavarsi e avrei desiderato che in quel momento si fosse resa conto che un piccolissimo occhio, attraverso un altro piccolissimo invisibile foro nella parete, la stava angelicamente osservando. Ha chiuso poi l'acqua, si � alzata in piedi dopo avere preso un piccolo asciugamano ed ha incominciato ad asciugare la parte bagnata con molta cura. L'operazione, secondo me, � durata pi� del dovuto.

Ha tirato su le mutandine, ha armeggiato intorno al piccolo mobile ed ha aperto ancora l'acqua, questa volta quella del lavandino. E' arrivato alle mie orecchie il classico rumore dello spazzolino che sfrega contro i denti, una lunga ed accurata pulizia con abbondanti risciacqui. Un breve risciaquo del viso mi hanno fatto capire che stava per finire la sosta nel bagno. Il cuore allora ha ripreso a martellare il mio petto con ancora pi� impeto perch� da un momento all'altro mi aspettavo di vederla nuovamente davanti a me senza pantaloni, solo camicetta e mutandine che nemmeno immaginavo come fossero.

Forse un perizoma, forse una mutandina sgambata di cotonina, forse di pizzo trasparente o forse una culotte di seta impalpabile. La fantasia galoppava a pi� non posso per indovinare quale fosse l'indumento intimo dei miei desideri. L'unica certezza era il colore, immaginavo che fosse bianco perch� bianco era il reggiseno che lei indossava. Il rumore dello sciacquone mi ha distolta dai pensieri, la porta scorrevole ha avuto uno scarto repentino lungo la parete e Martina � uscita dal bagno, a piedi nudi, con i pantaloni in mano e un grande sorriso stampato sul viso.

E' rimasta un attimo davanti a me, ha poi fatto una piroetta su se stessa per farsi ammirare, ha posato i pantaloni su una sedia del tavolo e sempre sorridendo mi ha detto: "Alza il culo dal divano e vai in bagno". Aveva un perizoma bianco, con piccoli bordini di pizzo dello stesso colore sui bordi e due piccoli lacci, molto carini, sui fianchi. Vista da dietro era uno spettacolo che non mi aspettavo, aveva un fondo schiena rotondo e sodo con due fette di pelle completamente chiara che dividevano i due glutei quasi a met�.

L'abbronzatura estiva aveva lasciato il segno, l'effetto che ne derivava era veramente piacevole per i miei occhi. Rinnovando nuovamente l'invito ad alzarmi si � diretta verso la scala a pioli che porta al letto ed ha incominciato a salire verso il soppalco. Saliva lentamente ma non perch� voleva farsi contemplare da me ma perch�, l'ho sperimentato anch'io dopo, i pioli di legno della scala procuravano un certo dolorino alla pianta nuda dei piedi. "Mi sdraio un poco nel letto per riposarmi e rilassarmi i nervi. Dopo mangiato, quando posso, gradisco sempre un piccolo riposo, un riposo a mente libera senza pensieri e senza preoccupazioni."

Mentre diceva queste parole entravo nel bagno senza preoccuparmi affatto di chiudere la porta scorrevole alle mie spalle. Volevo che sentisse bene tutti i miei rumori e, come avevo fatto io, che provasse ad immaginare le cose che stavo facendo e come le stavo facendo. Volevo che mi "vedesse" magari mentre facevo pip� e poi mentre mi lavavo fra le grandi labbra stando seduta sul bidet con la schiena rivolta ai rubinetti. In questo caso il rumore che fa l'acqua aiutata dalla mano a scorrere fra le labbra � molto forte e ripetitivo.

Un rumore lento e cadenzato che da pure un piccolo piacere ogni volta che l'acqua, un poco fredda, impatta contro le labbra e contro il clitoride. Se lei fosse riuscita ad immaginare e "vedere" queste cose mi avrebbe desiderata ancora di pi� di quello che sicuramente mi stava desiderando da quando eravamo entrate in casa. Entrata in bagno mi sono subito tolta le scarpe, i pantaloni e le mutandine. Ho fatto anch'io la pip� avendo cura di farla durare il pi� a lungo possibile, di fare arrivare il suo rumore stando attenta a centrare in ogni momento l'acqua dentro la tazza.

Pensavo che questo tipo di rumore fosse molto eccitante per chi stava ad ascoltarlo e sapeva che era la persona dei suoi sogni a crearlo. Mi sono seduta poi sul bidet, mi sono lavata accuratamente la parte bagnata come gi� spiegato in precedenza fino al momento che mi sono alzata. Per asciugarmi a mia volta ho raccolto l'asciugamanino lasciato da Martina. Ho annusato la spugna sperando di cogliere il suo odore intimo lasciato in precedenza.

L'odore non era scomparso, persisteva ancora al punto che ho sfregato l'asciugamano sul volto. Questo mi ha dato una carica sessuale ancora pi� forte se mai ce ne fosse stato bisogno. Era quasi come annusare la sua parte intima e sentirla direttamente salire lungo le narici fino ad arrivare alla parte del cervello dove risiede la nostra zona erogena. Lavatura velocissima dei denti e del viso, tiro dello sciacquone e fuori dal bagno quasi di corsa avendo cura di spegnere la luce.

Nella stanza persisteva sempre quel piccolo e, nello stesso tempo, grande raggio di sole che debolmente illuminava di luce riflessa quasi tutto il locale, soppalco compreso. Ero praticamente nuda, avevo addosso solo la camicetta, il reggiseno e un "peluche" di peli sottilissimi, morbidi e neri che ricoprivano il pube formando un triangolo con la base rovesciata verso l'alto. Le mie grandi labbra erano praticamente glabre, le avevo ripulite dei peli che le ricoprivano per renderle pi� sensibili sia al mio tatto che, eventualmente, a quello di Martina.

Martina era sdraiata sul letto a pancia in gi�, gambe larghe e testa rovesciata sul cuscino con appoggio sulla guancia sinistra. Le mani stringevano con forza il cuscino, sembrava che lo premessero sul viso. Nuda come descritto in precedenza, ho incominciato a salire i sei pioli che mi separavano dal letto imprecando in silenzio per il dolore che mi prendeva sotto la pianta nuda dei piedi ogni volta che incontravo un nuovo piolo della scala. Arrivata con la testa ai piedi del letto, mi sono trovata davanti agli occhi il "fondoschiena" di Martina.

Il perizoma bianco racchiudeva e nascondeva un piccolissimo pacco regalo, una delizia che desideravo assaporare ormai da parecchie settimane. Ho avuto un attimo di esitazione, uno sbandamento repentino perch� non sapevo pi� cosa fare e, soprattutto, come comportarmi. Avevo desiderato da sempre questo momento e adesso che era arrivato, che potevo finalmente cogliere quel frutto succoso ed assaporarlo nella sua pienezza, non avevo pi� il coraggio di fare la prima mossa.

Cosa mi stava succedendo? Ce l'avrei fatta a continuare fino in fondo? Sarei riuscita a proseguire quello che avevamo iniziato quindici minuti prima gi� da basso sul divano?

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