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39 - Io e Martina (Capitolo II)

30 maggio 2009


Capitolo II

Dunque siamo salite in casa per fare pip�, per lavarci i denti, darci una risistemata, chiudere la finestra e i contatori, prendere i nostri giubbotti. Eravamo molto allegre, il buon pranzo ci aveva lasciate di buon umore. Anche la giornata calda e soleggiata, con una leggera brezza marina, aveva sicuramente contribuito a farci dimenticare molte inibizioni che, sicuramente almeno per quello che mi riguarda, ci avevano inconsciamente assillato in queste ultime settimane.

Appena entrate in casa, senza nemmeno pensarci un attimo, mi sono lasciata cadere sul divano a gambe larghe, con la testa rovesciata all'indietro, le braccia allargate posate sullo schienale, gli occhi semichiusi. E' una posizione di completo rilassamento che spesso adotto quando mi sento tranquilla e appagata, contribuisce a rilassarmi il corpo ed anche la mente, � un abbandono totale. Ho sentito Martina armeggiare con la finestra della cucina, dalla finestra � entrata una piccola striscia di luce che si proiettava come per magia sullo specchio alle mie spalle e veniva riflessa contemporaneamente sull'altra parete di fronte.

Tutto l'appartamento, accarezzato da questo raggio magico di luce, aveva assunto quasi uno stato di sospensione momentanea. Questo effetto era ancora pi� tangibile se, attraverso le fessure degli occhi, osservavo i piccolissimi strati di polvere che la luce aveva messo in evidenza. Strati di polvere sottilissima che si libravano per l'aria e sparivano, come per incanto, appena si allontanavano dal cono di luce. Seduta osservavo inconsciamente tutte queste cose quando Martina si � inginocchiata sul divano al mio fianco appoggiando poi il sedere sui polpacci.

Senza parlare, mi ha preso il viso fra le mani, si � chinata verso di me ed ha incominciato a baciarmi con delicatezza la fronte, le palpebre, gli occhi, le guance, il naso, le labbra, i lobi delle orecchie. Piccolissimi baci, talmente dolci ed impalpabili che quasi non li avvertivo. Erano piccolissime carezze fatte solo con le labbra, carezze che avevano su di me un effetto piacevolissimo, un effetto da brividi. Al terzo passaggio delle labbra sulle mie ho aperto la bocca quel tanto che bastava per farle incastrare ed ho provato a fare uscire fuori la lingua.

I suoi denti, in un primo momento, hanno frenato la mia lingua per un tempo decisamente breve, poi ha dischiuso a sua volta la bocca e le nostre lingue si sono finalmente incontrate: � stata una scossa elettrica da 220 Volt. Una scarica di adrenalina lungamente repressa mi ha invaso tutto il corpo, le mie braccia automaticamente si sono chiuse sul suo corpo e lo hanno attirato verso il mio. La mia bocca non � rimasta pi� passiva ma ha incominciato a baciare in modo quasi disperato, ad aspirare aria come fa una persona che sta per annegare tanto era il bisogno di lei in quel momento.

Martina, per nulla intimorita o stupita per questa improvvisa reazione, mi assecondava e cercava a sua volta di penetrare pi� che poteva la lingua nella mia bocca. La faceva quasi roteare e aspirava con avidit� la mia aria, la mia saliva, tutta la mia linfa vitale. Le nostre teste avevano movimenti scomposti e Martina, che mi aveva affondato le unghie fra i capelli dietro la nuca, attirava con forza il viso contro la sua bocca quasi che avesse paura che le sfuggissi da un momento all'altro.

Le unghie delle mie mani, che nel frattempo si erano insinuate sotto la camicetta, a contatto della pelle liscia e morbida di Martina percorrevano i bordi della spina dorsale dall'alto al basso lasciando dietro graffiature che la facevano fremere ogni volta che aumentavo la pressione delle dita. Sentivo i seni premere forte contro i miei, attirandola e muovendola percepivo anche la punta dei capezzoli che era diventata turgida.

Anche i miei erano diventati turgidi e Martina, che sicuramente ne aveva percepito la consistenza. Muoveva sempre pi� il petto contro il mio e questo le era facilitato dalla nuova posizione che aveva assunto. Stava a cavallo della mia gamba sinistra, il corpo piegato, il ginocchio sinistro a spingere contro il mio pube. Continuavamo a baciarci, ad accarezzarci il viso, le braccia, a sfiorarci i seni, a graffiarci la pelle, a cercare emozioni sempre pi� forti.

Spingevo con forza il bacino contro il suo ginocchio cercando di dargli un senso di rotazione, una sensazione di calore e, allo stesso tempo, di piacere stava salendo su lentamente dalla bocca dello stomaco. Un desiderio di abbandono, di annullamento totale stava prendendo il sopravvento, non riuscivo pi� a governarlo. Ho infilato il palmo della mano fra i glutei di Martina cercando di arrivare, attraverso la stoffa dei jeans, a trovare il solco della patatina per affondarvi le dita.

Un sospiro pi� forte del solito ed un subitaneo irrigidimento del corpo mi hanno fatto capire che anche Martina stava provando emozioni simili alle mie. Emozioni sempre pi� scomposte, come pi� scomposti stavano diventando i movimenti dei nostri corpi ormai in preda ad un piacere sempre pi� crescente. Improvvisamente Martina si � alzata, mi ha fatto segno senza parlare di stare zitta portandosi l'indice della mano destra sulla punta del naso e sporgendo in fuori entrambe le labbra. Si � poi girata, ha aperto e, rapidamente, richiuso la porta scorrevole del bagno.

E' scomparsa alla vista lasciandomi abbandonata e mezza distesa sul divano, con il viso rosso fuoco avvampato da un calore che saliva direttamente dallo stomaco. Per contrasto una sensazione di freddo mi ha fatto accapponare la pelle, mentre un'altra sensazione di mancanza d'aria mi ha messo il cuore ancora pi� in subbuglio. Sentivo i battiti aumentare, ne percepivo il rumore sordo attraverso la respirazione non pi� ritmica, sembrava che il cuore fosse arrivato alla gola tanto era il pathos che si era creato intorno e dentro di me. Tanto era il desiderio che avevo a fior di pelle come tanto era l'amore che provavo per lei.

Mi sentivo persa, mi sentivo in balia di me stessa, del piacere che sentivo crescere con sempre pi� forza, del suo desiderio. Mi sentivo abbandonata nel bel mezzo di un'emozione che aveva appena incominciato a crescere e che quasi subito era finita, terminata, chiusa forse per sempre. Stavo li sul divano nella stessa posizione iniziale, solo le braccia erano penzoloni, abbandonate, quasi dimenticate. Gli occhi erano sempre chiusi ed il cuore batteva rumorosamente forte, forte, troppo forte. Un principio di attacco cardiaco in arrivo?

(to be continued)

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