Settembre mese di Maria, 8 settembre festa della Madonna nel piccolo
convento dei Frati Francescani, meglio conosciuto come convento dei Frati
Cappuccini. Mia nonna mi portava sempre con se per questa festa di paese, un
piccolo paesino situato nell'entroterra ligure ai confini con la provincia
di Piacenza. Ero ancora piccola, avevo forse 13 o 14 anni e la festa della
Madonna dei Cappuccini era un evento importante per le comunit� del
circondario. Qui in paese aveva avuto base logistica una delle pi� grandi
formazioni di partigiani della provincia di Genova, quella del comandante
Bisagno.
I frati avevano anche prestato il loro aiuto a pi� riprese nascondendo
soldati sfollati in attesa di passare alla brigata partigiana. Queste
notizie le apprendevo dai racconti di nonna e nonno quando la sera prima di
dormire accadono quei miracoli di confidenze fra ragazzini e persone adulte.
Forse anche per questi fatti ormai passati le persone di questi posti, pur
non essendo molto attente alle cose della religione, rispettavano l'operato
dei frati. La religione ognuno la viveva nel suo modo personale senza
cercare mai di prevaricare le idee degli altri. Ci credo ma non ci credo.
Per� quando arrivava la festa della Madonna dei Cappuccini tutti, uomini e
donne, piccoli e grandi arrivavano in massa alle funzioni religiose che da
sempre i frati tenevano nel loro piccolo convento. Arrivava persino il
Vescovo di Bobbio con un codazzo di preti, parroci e chi pi� ne ha pi� ne
metta. Il viale, in leggera salita e vigilato da querce secolari, che
serviva come accesso al convento si riempiva di bancarelle. Vendevano di
tutto, dai generi di carattere religioso ai generi alimentari, dai generi di
vestiario dozzinale a coloratissimi dolciumi per finire con i gelati e le
granite.
Le granite erano la specialit� che pi� aveva successo, erano granite fatte a
mano grattando blocchi di ghiaccio avvolti in sacchi di iuta con un
attrezzo di alluminio o acciaio. Il ghiaccio poi veniva posto in un
bicchierone di plastica e inaffiato con liquori colorati tipo menta verde,
ciliegia rossa rossa o limone giallo giallo. Dimenticavo che c'era sempre un
vecchietto, con bombetta nera da Charlot, che aiutandosi con una grossa e
alta bombola di elio gonfiava palloncini variopinti che poi vendeva ai
bambini pi� piccoli legandoli ai loro polsi con un leggero filo di cotone.
Per noi ragazzini e ragazzine era una festa di spensierata allegria e anche
un momento di ulteriore contatto con gli altri ragazzi del paese e anche dei
paesini confinanti. Intorno al convento c'erano piane terrazzate coltivate
ad oliveto che le famiglie che arrivavano alla festa da altri paesi
occupavano per l'ora del pranzo. Stendevano tovaglie e tovaglioli a quadroni
rossi e li ricoprivano di ogni bene di Dio alimentare. Intere famiglie
sedute intorno a questi immaginari tavoli a fior di terra "spazzolavano" in
allegria il pranzo per poi abbandonarsi a lunghissime dormite post
prandiali.
Le terrazze servivano anche come rifugio alla calura settembrina quasi
sempre afosa o anche per incontri un poco malandrini fra ragazze e ragazzi,
fra fidanzati e fidanzate, fra amanti e persone per bene. Bastava
allontanarsi un poco verso la sommit� della collina e si potevano avere dei
lunghi momenti di assoluta tranquillit� lontano dagli occhi indiscreti dei
genitori, dei parenti e dei conoscenti. Noi ragazzini ci arrampicavamo su
per queste terrazze per andare a scoprire qualche coppietta infrattata a
baciarsi. Coppietta che puntualmente prendevamo in giro per poi scappare
velocemente verso il basso per non diventare preda delle ire del ragazzo al
quale avevamo rotto "i cosidetti".
Noi ragazzine, me compresa, eravamo molto pi� sfacciate dei nostri coetanei
maschi, eravamo noi che li istigavamo a salire su per le terrazze e magari
anche a tirare qualche sasso alle coppie che avevano la sfortuna di
trovarsi lungo la nostra strada. Durante una di queste escursioni, mentre
salivamo in silenzio in fila indiana su per queste terrazze alla ricerca di
eventuali "prede" da prendere in giro, mentre stavo per arrampicarmi su per
un poggio il ragazzo che era dietro di me mi intim� di fermarmi e di non
muovermi.
Probabilmente aveva visto qualcosa alla sua destra o alla sua sinistra e non
voleva che facessimo troppo rumore per non preavvertire la coppia che aveva
scovato. Mi fermai in una posizione anche scomoda con una gamba avanti ed
un'altra troppo indietro, piegata col busto in avanti quasi a toccare il
terreno. "Non ti muovere, ferma cos�, lasciami vedere bene". Ma cosa aveva
da vedere bene di cos� importante che dovevo fermarmi e restare li immobile
in una posizione cos� scomposta e scomoda magari anche senza respirare?
Non avevo ancora finito di rimuginare fra me e me questo pensiero che mi
sono sentita una mano calda e sudaticcia fra le cosce, proprio nel bel mezzo
della patatina. Una mano tremante che cercava di racchiudermi la patatina
fra le sue dita spingendo il medio ad aprire la fessura che stava sotto. Ma
guarda cosa gli viene in mente di fare a questo stupidone in un momento come
questo quando siamo in caccia di coppiette! Ecco perch� il "belinone" mi
aveva fatto fermare dicendomi di restare immobile.
Aveva ed aveva avuto davanti gli occhi, penso a non pi� di mezzo metro, un
bel fondo schiena racchiuso in un paio di mutandine bianche di cotone grosso
che facevano risaltare una protuberanza carnosa e pelosa nascosta alla
vista. Chiss� da quanto mi stava osservando ogni volta che scavalcavamo una
terrazza per passare ad un'altra e adesso che avevamo preso la scorciatoia
mi aveva incastrata nel vero senso della parola. Fu talmente inaspettato ed
imprevisto questo atto del mio compagno di giochi che non mi arrabbiai e
nemmeno gli tirai un calcio nei denti.
Quel tocco quasi ingenuo e repentino mi aveva bloccata, per un attimo entrai
nei suoi pensieri e mi chiesi se al posto suo avrei avuto lo stesso
comportamento. La risposta alla domanda fatta a me stessa fu affermativa e
perci� lo lasciai tranquillamente "ravanare". Tanto da un momento all'altro
il richiamo degli altri amici che stavano davanti avrebbe decretato la fine
di quel momento di totale perdita di testa. Con l'indice, il bastardo, mi
spost� il bordo della mutandina facendo fuoriuscire un nutrito ciuffo di
peli neri. "Adesso basta, non esagerare con la perlustrazione. Non andare
contro la fortuna che fino a questo momento ti � stata amica".
Con queste parole lo bloccai costringendolo a ritrarre velocemente la mano
senza per� che prima di abbandonare la presa e la vista delle mie grazie mi
avesse stampato un bacio fuggevole fra una chiappa e l'interno coscia.
"Scusa Annina, ma � stato pi� forte di me. Proprio non ce l'ho fatta a
resistere". Come previsto una voce ci ha richiamati alla realt� ed abbiamo
proseguito la scalata come se niente fosse accaduto.
Rimaneva sempre il ciuffo di peli neri fuori dalle mutandine e speravo che
ogni volta che il mio amico lo adocchiava, sempre lungo la nostra salita,
gli fosse venuto un tremendo male alle parti basse causato da un'erezione
infinita. Fa malissimo, vero?