Patrizia non aveva sonno, ripensava ancora alla giornata trascorsa con Andrea.
Ripensava a quanto era stata felice in sua compagnia.
Fantasticava ancora adesso ad occhi aperti.
Ecco perch� il sonno tardava ad arrivare.
Enrica, sua compagna di stanza, gi� dormiva nel letto accanto lasciando spuntare dal lenzuolo solo la nuca bionda.
Patrizia avvicin� la mano al comodino e prese la statuina di avorio portafortuna, studiandola attentamente.
Era una piccola statuina cinese, raffigurava un monaco nell�atto di accarezzarsi la lunga barba.
Perch� no? disse a se stessa.
Sempre meglio che stare qui, ad occhi aperti, a vedere passare la notte buia.
La camicia di cotone vol� in un attimo a terra rivelando un corpo ancora abbronzato perfettamente liscio e modellato.
La statuina di avorio a questo punto sembr� pesarle pi� del solito tra le mani.
In modo meccanico accost� l'avorio candido ad un capezzolo scuro, che si irrigid� per il contatto con la superficie fresca dell'oggetto.
Come gi� aveva previsto Patrizia ebbe un senso di piacere dalla reazione del suo corpo.
Inizi� a passarsi la statuina di avorio sui seni avendo cura di non lasciare alcuna parte inesplorata.
Quasi subito dal centro del ventre inizi� a percepire il richiamo del proprio desiderio.
Come una gatta in calore si abbandon� mollemente sul letto allargando le gambe.
Con le dita inizi� ad esplorarsi la zona intorno al pube, priva di qualsiasi peluria come ogni altra parte del suo corpo.
Questa del �non pelo� era una sua fissazione e ne andava orgogliosa.
Le grandi labbra si erano un poco gonfiate e sporgevano, rivelando tra lo scuro della pelle il rosso della carne in attesa del piacere.
Il clitoride si irrigid�, si mostr� agli occhi di Patrizia quasi fosse dotato di vita propria, impaziente di assaporare e donare il suo piacere.
La testa della �statuina fallo� gli gir� intorno, senza sfiorarlo, come per un dispetto, come per un gioco prima di concedere il suo tocco finale.
Patrizia si port� le dita della mano libera alla bocca, inizi� a succhiarle ed insalivarle con molta cura e passione.
Poi prese a passarle sui capezzoli, duri e svettanti come la punta di un grosso chiodo.
Le piaceva anche sentire l�umido della saliva sulla pelle dell�areola che per l�occasione diventava come una buccia d�arancia.
Torn� ancora a bagnarsi la punta della dita che poi sostitu� tra le labbra con la statuina di avorio, ruvida per la lavorazione e liscia per l'uso.
Assaggi� la statuina e si accorse che aveva gi� assorbito il sapore e l�odore della sua pelle.
Le venne la tentazione di morderla mentre si stringeva un capezzolo tra le dita.
Sfil� lentamente la statuina facendola scorrere tra le labbra chiuse.
Una lunga striscia di saliva accompagn� l'uscita della statuina dalla bocca.
Striscia che le si adagi� tra i seni, sul ventre e sul pube mentre lentamente faceva scorrere l'avorio non pi� freddo tra le labbra glabre, sempre pi� calde, della fica.
Si penetr� senza troppi riguardi, iniziando a fare scorrere il pezzo d�avorio dentro la fica fino a sentirlo toccare le pareti pi� profonde, pi� segrete.
Nel frattempo si spalmava la saliva sul ventre e sui capezzoli, si stringeva con forza i seni mentre la mente si allontanava sempre pi� da tutti i precedenti pensieri.
La mano accompagnava il movimento costante e deciso di quel pezzo di avorio che la scavava dentro, che la faceva bruciare di una grande febbre di passione.
Con l'altra mano si accarezz� ancora i seni, la fece poi scendere lungo la pancia fino al cocuzzolo formato dal monte di Venere.
Pos� con delicatezza la punta delle dita sul clitoride ed incominci� a premerlo.
Immediatamente un calore conosciuto le irradi� le membra, facendole crescere la voglia latente di giungere alla fine del tormento.
Liber� dalla fica la statuina bagnata di umori caldi,la punt� dritta verso il piccolo forellino che fino ad allora si era contratto come a reclamare la sua parte di piacere.
Tir� su le gambe, raccogliendole contro il petto, ed espose ad un inesistente spettatore guardone la curva piena del culo.
Questo faceva da cornice alle grandi labbra dischiuse, lucide e umide dei suoi umori.
Con la punta delle dita spost�, con lasciva lentezza, i suoi succhi intorno e dentro il forellino.
Pass� poi il braccio che sorreggeva la statuina dietro la schiena, come a sorreggersi, e pos� l'altra mano tra le cosce bagnate.
Punt� la testa arrotondata della statuina contro il foro, spinse leggermente e ruot� l'oggetto una volta da una parte, una volta dall'altra.
Nel momento stesso in cui le dita della mano libera iniziavano a penetrare la fica, spinse con decisione trattenendo a stento un urlo di dolore.
Le era sembrata pi� piccola la statuina che ora la stava aprendo, la posizione non era certo delle pi� comode ma sicuramente la pi� favorevole alla penetrazione.
Decise di sopportare il dolore, frammisto a piacere, che stava provando.
Voleva godere adesso, era stanca di attendere.
Sempre pi� velocemente riprese a muovere le mani, si penetrava la fica con le dita, con l'avorio il culo e con i denti si mordeva le labbra.
Quando l'esplosione di piacere la raggiunse, la scosse tutta e letteralmente la scaravent� in un mondo ignoto e sconosciuto, luminoso ed oscuro.
Un arcobaleno splendente sovrastava la volta di questo mondo fantastico mentre una pace celestiale saliva su dal profondo del suo ventre.
Port� alla bocca una mano mordendosi le carni fino a sanguinare pur di non urlare, pur di non dovere esternare, come invece avrebbe voluto, tutto il suo piacere.
Aveva una tremenda paura di essere scoperta e questo ora non poteva proprio permetterselo.
Chiam� sottovoce Enrica, che non rispose perch� continuava a dormire, nel suo letto, beata come un angelo.
Senza proferire altre parole si abbandon� completamente agli ultimi stimoli di piacere lasciando uscire liberamente dalle labbra anche quei sospiri che fino ad allora aveva trattenuto.
Fece uscire con molta attenzione la statuina dal forellino, la pul� con cura prima leccandola e poi asciugandola con la camicia da notte.
Dopo avere risistemato la statuina d'avorio sul comodino, si volt� dall'altra parte decisa finalmente a dormire per attendere serenamente il sorgere del sole.