Il primo amore non si scorda mai, recita un adagio popolare e credo che non ci sia migliore adagio che renda giustizia al messaggio che racchiude.
Agosto, sole, mare, vacanze sono le parole che ancora oggi mi fanno ricordare la nascita del mio primo vero amore, di un amore che non scorder� per tutto il resto della vita. Un primo amore anche un poco tardivo se facciamo riferimento alle statistiche che si leggono sempre pi� spesso sui settimanali, un amore di una sedicenne per un ragazzo di due anni pi� vecchio. Tutto normale fin qui anche se le statistiche a cui faccio riferimento, recitano che le ragazze si imbattono nel loro primo amore all'et� di quattordici anni.
Ero una ragazza fuori dalla media delle statistiche, in teoria avrei vissuto fino allora una vita diversa rispetto alla media nazionale. Avevo invece vissuto una vita del tutto normale, anzi normalissima al punto da essere invidiata dalle amiche per le attenzioni che i ragazzi avevano per la mia persona. Ma di questo non mi curavo, non mi interessavano le attenzioni dei ragazzi, mi faceva anzi arrabbiare il loro modo di considerare noi ragazze come oggetti sessuali da usare e poi subito gettare o cambiare con altri nuovi. I ragazzi che conoscevo avevano una scarsa considerazione di noi fanciulle, facevamo solo parte di un loro immaginario harem di cui potevano disporre a piacimento. Questo per� a me non andava proprio bene sia per il mio carattere forte che per la altrettanto forte sensibilit� femminile di non scendere mai a compromessi che potevano solo piacere ad una delle due parti.
Non mi sentivo una preda, non volevo essere una preda, volevo decidere da sola quale sarebbe stato il momento e la persona cui concedere le mie attenzioni, i miei primi battiti accelerati di cuore, i miei primi rossori delle guance, i miei primi sfarfallii delle ciglia. Tutto questo fino allora non era ancora capitato, la cosa mi lasciava indifferente perch� sapevo che un giorno o l�altro il mio personale principe azzurro avrebbe bussato alla porta del mio cuore e mi avrebbe fatta vibrare tutta come la corda tesa di un arco.
Agosto, col suo solleone, aveva organizzato tutto per me. Agosto col suo mare caldo, con gli ombrelloni colorati ed ordinati sulle spiagge affollate, con le sue vacanze regalate a sempre un maggiore numero di persone. Agosto con le sue giornate lunghe, riposanti e anche snervanti, con le sue notti illuminate di mille colori, le sue notti di stelle cadenti che poi invece non cadevano mai ma stavano sempre sospese come lampadine accese. Notti di mille assordanti rumori nelle piccole discoteche improvvisate, notti di silenzi ovattati nei campi sconfinati di una campagna verdeggiante, notti di cori notturni di grilli innamorati cui facevano da contrappunto i cori diurni di canterine cicale perdigiorno.
Sdraiata sotto il sole cocente a farmi baciare dai raggi del sole di mezzogiorno, ancora bagnata di acqua salata ho avuto la sensazione che una piccola zampa si stava intrufolando fra i miei capelli, che un musetto altrettanto piccolo mi stava prima annusando e poi leccando la nuca. Il sale nei miei capelli che si stavano asciugando era di suo gradimento, leccava con calma, quasi non si muoveva. Ho realizzato tutto questo in un dormiveglia soporifero e, quando mi sono effettivamente resa conto che una lingua davvero mi stava leccando, sono scattata su come una molla lanciando un urlo disperato.
Il cagnolino, di cucciolo di cocker si trattava, si � spaventato pi� di me ed � scappato via guaendo a pi� non posso. Ancora inebetita ed agitata mentre stavo cercando di capire il perch� e il per come avevo avuto questa assurda reazione di paura, mi sono trovata davanti due occhi verde smeraldo incorniciati in un viso dolce e sorridente con una bocca carnosa ed imbronciata dalla quale stavano uscendo parole di scusa che hanno avuto il potere immediato di tranquillizzarmi. Un bel corpo asciutto e atletico, un bel viso allegro e simpatico, una voce suadente e sorridente, ancora quei due occhi smeraldini assassini come non avevo visti mai.
Il padrone del cucciolo era l� davanti a me che continuava imbarazzato a proferire ancora scuse su scuse. Non riuscivo quasi ad aprire bocca, sia per il �piacevole stupore� che avevo di fronte, sia per la vergogna che mi era presa a seguito di una reazione cos� sproporzionata che avevo avuto nei confronti di quell�innocente fatto che mi aveva vista protagonista. Lui, Andrea, m'invitava ad alzarmi per raggiungere il bar dello stabilimento balneare e offrirmi una bibita fresca per sdebitarsi del fastidio che il suo cucciolo mi aveva creato.
In questo modo imprevisto ed assurdo ho fatto amicizia con un ragazzo meraviglioso che ha fatto battere forte per la prima volta il mio cuore, che mi ha fatto capire che cosa vuol dire amare e sentirsi sinceramente ricambiata. La sera stessa dopo cena, siamo usciti insieme con l�approvazione dei miei genitori che avevano conosciuto i suoi essendo nostri vicini d'ombrellone. Andrea aveva compiuto diciotto anni nel mese di giugno, aveva frequentato il quarto anno di liceo scientifico, voleva diventare pilota d'aerei e, dopo la maturit�, aveva deciso di provare ad entrare all�accademia aeronautica di Pozzuoli.
Mi raccontava tutte queste cose mentre stavamo nella discoteca di fronte alla mia pensione e invece di divertirci ballando, saltando e sudando avevamo preferito sederci intorno ad un tavolo per conoscerci meglio. I miei genitori mi avevano concesso il permesso di uscire da sola con Andrea con la promessa che, entro le due di notte, mi avrebbe riaccompagnata a casa sana e salva. Erano ancora di mentalit� antica e prestavano attenzione affinch� venissero rispettate le regole non scritte di un modo di vivere senza esagerazioni e con la testa sempre bene ancorata alle spalle.
Mi avevano sempre concesso la libert� che volevo, non intervenivano mai pesantemente nelle mie scelte, si limitavano a darmi consigli, ad aiutarmi a valutare quale era il modo giusto per prendere le decisioni importanti. Mi avevano insegnato a fare un'attenta valutazione dei problemi analizzando sempre i pro ed i contro di una eventuale mia decisione. Avevano piena fiducia in me, mai avrei voluto deluderla o cercato in qualche modo di farla venire meno a causa di un mio comportamento sbagliato.
Sono sempre stata una �brava figlia�, una ragazza tutta �casa, chiesa e famiglia� come si usava, ed usa ancora, dire. Ma non ero proprio cos�, anch�io avevo le mie esigenze, le mie voglie, i miei desideri, la volont� di vivere la mia vita fino in fondo, di fare i miei sbagli, di assaporare in libert� le mie emozioni senza che altri potessero interferire. Volevo sbagliare mandando a quel paese le analisi dei pro e dei contro, tutta quella razionalit� che incominciava non poco a pesarmi e a non dare un senso compiuto alla mia vita di sedicenne perbenista.
L�amore in questo caso ci aveva messo molto di suo, l�amore che fa dimenticare i buoni propositi o, meglio, fa in modo di farli venire meno, di non farli rimanere categorici come me li ero imposti e come me li avevano inculcati fin dal giorno che ero nata. Andrea con la sua presenza aveva fatto crollare tutte le mie certezze, tutti i miei punti fermi, con lui mi sentivo un�altra persona, una persona che non si riconosceva pi� con se stessa. Andrea era diventato la mia aria, la mia luce, il mio pane quotidiano, la mia acqua da bere, la mia vita da vivere con lui, solo con lui.
Quando scocca la scintilla dell�amore fra due persone spariscono tutti i momenti di razionalit� che sono dentro di noi, la razionalit� diventa un ostacolo ai nostri voleri, ai nostri desideri e facciamo di tutto per ignorarla, per nasconderla in un piccolo angolo remoto della nostra mente. Ci liberiamo cos� di questo ostacolo invisibile che ci fa soffrire non poco per superarlo, ci liberiamo di tutto e ci abbandoniamo all�irrazionalit�, al sentimento, alla passione che solo l�amore pu� dare.
Il nostro pensiero vola libero senza ostacoli, qualsiasi cosa che facciamo la viviamo come se fosse unica ed irripetibile, tutto � pi� bello intorno a noi, tutto � pi� vero e pi� libero anche da piccole costrizioni. Andrea, fin da subito, mi aveva portato in questo stato d'assoluta leggerezza mentale, spirituale ed affettiva. L�ho amato da subito, mi sono sentita riamata e desiderata, ero felice come non lo ero mai stata prima. Il suo amore era grande, unico, fantastico e fantasioso, passavo le mie giornate con lui, anche 18 ore al giorno, solo per sei o sette ore riuscivo a restarne lontana.
Erano quelle le ore che dovevo per forza passare nella pensione con i miei genitori, erano le ore in cui pranzavo, le ore in cui riposavo. Avrei preferito passare anche quelle poche ore con Andrea, ma non era possibile, i miei genitori non me lo avrebbero mai permesso ed io non volevo forzare la fortuna che mi era piovuta addosso. Evitavo volutamente anche di pensare al giorno del nostro distacco, al giorno in cui sarei tornata nella mia citt�, al giorno che sarebbero finite le ferie estive. Una parte di me aveva il compito di ignorare tutto questo, non gradiva vedere in me la tristezza e la infelicit� ancora prima che arrivasse quel momento.
Ogni nuovo giorno che iniziava aveva sempre una nuova magia da offrirmi, c�era sempre qualcosa di diverso da fare, qualcosa d'interessante da vedere, qualcosa di coinvolgente da vivere, da assaporare svogliatamente con una cannuccia quasi fosse una bibita gustosa e colorata. Andrea era un vulcano di idee, aveva sempre una sorpresa per me, un modo per coinvolgermi, un modo per sorprendermi, un modo sempre uguale e diverso per dimostrarmi quanto io fossi importante per lui, solo per lui.
Le magie esistono, basta saperle vivere, saperle cogliere anche nei fatti meno insignificanti della vita, anche nelle piccole cose quotidiane con le quali siamo costretti a convivere. Noi passavamo intere giornate sdraiati sulla sabbia sotto il sole, dentro l�acqua a nuotare, all�ombra di un tavolo del bar dello stabilimento balneare ad ascoltare musica, ad ascoltare il tintinnio del nostro buonumore, al fresco di una palma su una panchina ad osservare la gente che passava, su qualche prato in collina, sdraiati vicini, ad osservare le scie bianche degli aerei che passavano.
Fantasticavamo sulle persone che erano sopra quei �grossi uccelli�, che volavano senza sbattere le ali, pensando a dove mai potessero recarsi in quel momento. Ero sicura che dall�alto almeno una persona riuscisse in qualche modo a vederci e invidiasse la nostra felicit�. Altre volte, di notte sempre sdraiati per terra, ci mettevamo a fissare le stelle che erano particolarmente brillanti e vicine a noi in quel periodo dell�anno e ragionavamo quanto potessero essere effettivamente lontane prendendo a campione la stella Polare.
Lo stare cos� vicini, sdraiati sull�erba fresca ci scaldava i cuori e sempre pi� spesso ci ritrovavamo a rotolarci abbracciati bocca nella bocca, lingua nella lingua, mani nelle mani, corpo contro corpo. Una lotta ad armi pari senza vinti e senza vincitori. Era solo uno scambio di tenerezze, uno scambio d'affetto semplice e puro anche se sempre pi� spesso avevo incominciato a sentire il desiderio di dare e avere qualcosa di pi� di semplici baci e tenere carezze.
Andrea mi rispettava, rispettava il mio non volermi concedere fino in fondo, sapeva che ero ancora vergine, rispettava il mio volere rimanere pura, rispettava queste semplici regole di vita perch� mi amava, non forzava in nessun modo le mie decisioni. Credo che Andrea intuisse che un giorno o l�altro avrei finalmente messo da parte le mie convinzioni e mi sarei offerta coscientemente, senza limiti, al suo amore.
Quando ci baciavamo e ci toccavamo, sempre pi� spesso, mi sentivo tutta ribollire dentro, avvertivo il suo sesso duro contro il mio ventre, contro i miei fianchi, contro i miei glutei e mi scioglievo letteralmente come un cubetto di ghiaccio in pieno sole. Tornavo alla pensione con le mutandine sempre bagnate, con un desiderio pazzesco di soddisfare la mia voglia di piacere che giorno dopo giorno si accumulava sempre pi� dentro di me, nella mia testa, in ogni parte del mio corpo.
Una notte, in macchina, mentre mi riaccompagnava alla pensione ci siamo fermati come sempre a scambiarci baci, ad accarezzarci, a sentire fremere i nostri corpi, a sussurrarci dolci parole, a ripeterci le fantasie pi� assurde che puntualmente ci venivano in mente. Si creava fra di noi un�atmosfera paradisiaca, un'atmosfera ovattata che solo i nostri respiri e sospiri infrangevano quasi con rispetto. Quella notte Andrea, pi� intraprendente del solito, mi aveva messo un dito sopra le mutandine all�altezza delle cosce e spingendo me lo aveva fatto entrare fra le piccole labbra. La stoffa bagnata, il dito che premeva e sfregava lentamente sul clitoride, la mia lingua nella sua bocca, la sua mano sul mio seno, la mia mano contro i pantaloni che premeva sul cazzo, mi hanno fatto godere senza che nemmeno avessi il tempo di rendermene conto.
Ho incominciato tutta a tremare ed a sospirare, credevo di svenire tanto era intenso il piacere che stavo provando, da sola non avevo mai, prima di allora, goduto in un modo cos� meraviglioso. Andrea mi stringeva con forza contro il suo petto e mi sussurrava di lasciarmi andare, che era bellissimo per lui vedermi in quello stato, che si sentiva fiero di essere riuscito a portarmi in quello stato d'eccitazione. Io mi sentivo morire dentro, non avrei mai voluto trovarmi in uno stato simile davanti ad un�altra persona, quel ragazzo per� era Andrea e tutto cambiava, tutto era diverso, tutto era pi� facile.
Volevo ricambiare in qualche modo la gioia ed il piacere che mi aveva fatto provare, che mi aveva donato senza nulla chiedere. Sempre restando a lui abbracciata ho fatto scivolare in basso la cerniera dei jeans, ho infilato la mano all�interno dei boxer ed ho aiutato il suo cazzo ad uscire. Lo sentivo molto gonfio e duro fra le mie dita, non avevo mai tenuto prima di allora un cazzo fra le mani, non avevo mai visto un cazzo duro e tanto meno un cazzo duro come questo che non voleva saperne di piegarsi.
Stava su dritto, con la testa pi� grossa del corpo che sentivo pulsare nel palmo della mano, con tante piccole vene che lo percorrevano per tutta la lunghezza da renderlo gradevole al tatto. Andrea sentendo che stringevo fra le dita il suo cazzo ha smesso di stringermi a se, ha lasciato cadere le braccia, ha chiuso gli occhi e mi ha sussurrato: �Ti voglio bene piccola, ti voglio un mondo di bene�. Ho appoggiato le mie labbra sulle sue ed ho incominciato a leccarlo come fa una gatta col suo gattino, lo leccavo per tutto il viso, con piccole linguate piene di saliva, ogni tanto prendevo un suo labbro e lo succhiavo fra le mie labbra, lo mordicchiavo finch� non sentivo Andrea gemere.
Con la mano intanto continuavo a stringere il cazzo, a muoverla verso il basso e poi ancora verso l�alto, un movimento lento ripetitivo, su e gi�, su e gi�. Ogni tanto stringevo un poco di pi� il cazzo quasi temessi che mi scappasse dalla mano e questo stringere faceva sospirare forte Andrea, sembrava che avesse un attacco d�asma tanto era intenso questo suo sospiro. Era una breve e veloce inspirazione d�aria nei polmoni con conseguente espirazione, uno di quei lamenti che, di solito, facevo anch�io quando mi toccavo nel mentre che arrivavo al punto di godere. Era lo stesso modo di respirare, breve, veloce e con una sonorit� da fare venire i brividi.
Andrea stava con gli occhi chiusi, la bocca semiaperta, abbandonato, quasi in uno stato di semi incoscienza, alle mie dita ed ai miei baci. Man mano che i suoi respiri sospiri crescevano, aumentavo la velocit� del movimento della mano sul cazzo, constatavo che continuava ad ingrossarsi sempre pi�, avevo quasi il timore che potesse scoppiarmi tra le dita da un momento all�altro.
Ma anzich� scoppiare, come in modo erroneo avevo pensato, tutto ad un tratto ha avuto un irrigidimento, un brevissimo ulteriore rigonfiamento ed ho sentito salire su dal profondo, attraverso le dita che lo avvolgevano, una massa liquida calda che � schizzata fuori come se fosse lava di un vulcano in eruzione. Colava dalla testa del vulcano-cazzo di Andrea una lava calda, bianca, scivolosa che, dopo il gran getto iniziale, adesso a piccoli getti continuava a fuoriuscire aiutata dal movimento della mia mano.
Andrea ansimava in modo preoccupante, temevo che da un momento all�altro si sentisse davvero male tanto era sofferente o almeno pensavo che davvero lo fosse. Non era sofferente, non stava per niente male, stava bene anzi benissimo, stava godendo forse come mai gli era capitato prima. Le dita della mano erano impregnate della sua bianca �lava� scivolosa, mi faceva uno strano piacevole effetto questo contatto semi caldo. Mi piaceva sentire il suo sperma scivolare fra le dita, mi piaceva annusarne il sapore forte che arrivava alle narici mischiato anche al profumo del piacere che saliva su dalle mie cosce aperte.
Eravamo due corpi fusi in uno solo, due corpi e solo un�anima, due corpi carichi di mille emozioni e soprattutto di tanto amore, tanta gioia di vivere una vita insieme, una vita che non sarebbe certamente finita domani o fra quindici giorni. L�ho allora stretto a me con forza e con passione chiamandolo per nome, baciandogli gli occhi, accarezzandogli le guance, baciandolo in ogni angolo del viso, perdendomi nella sua bocca con un lunghissimo ed interminabile bacio.
La stella Polare adesso sembrava brillare ancora pi� di prima, pulsava alla velocit� dei nostri cuori con l�unica differenza che lei non faceva rumore, i nostri cuori si.