La stanza era arredata con mobili laccati di bianco. Sul letto ad una piazza spiccava un copriletto a disegni vivaci che rappresentavano scene del cartone animato l�orso Yoghi. La scrivania era ingombra di fumetti, libri e giornaletti per bambini, cassette e video cassette. Accanto all�armadio c�era una vera lavagna di ardesia e, sparsi un po dappertutto, giocattoli.
Bambole di tutte le fogge e dimensioni, animaletti di pelouche, un gigantesco orso bianco era seduto sotto la finestra con la testa reclinata. Poi una infinit� di macchinine, casette variopinte fabbricate col Lego, una grande quantit� di Puffi, un pallone da pallacanestro, un paio di pattini a rotelle appesi alla spalliera del letto. Un Ges� Bambino di porcellana, inchiodato al muro, dominava sorridente tutta la stanza. La classica cameretta di un�adolescente.
La ragazza era in piedi davanti alla lavagna e volgeva le spalle ad un uomo che si trovava nella stanza seduto sul letto. Basso, grassottello, occhi grandi e sporgenti dalle orbite, gote rosse, capelli lunghi e unti, vestito grigio scuro con cravatta giallo ocra, teneva in mano �Il Sole 24 ore�. La ragazza indossava un abitino a piccoli fiori gialli con la gonna scampanata, scarpe di vernice nera a tacco basso, calzine bianche e corte con bordino giallo.
Due piccole codine di capelli biondi, fermate da nastrini rossi, spuntavano ai lati della testa. Da poco aveva compiuto diciotto anni, anche il viso paffutello e roseo non ne dimostrava di pi�. Il corpo invece era pi� sviluppato, il seno tendeva il vestitino sul petto, la linea delle gambe era piena e armoniosa. Anche il fondoschiena sembrava troppo costretto nel vestitino.
Stava disegnando sulla lavagna con un gessetto bianco, si gir� per un attimo a sorridere all�uomo. Una edificante scenetta di un parente premuroso con nipotina che completa un disegno alla lavagna. Poi la ragazza si spost� ed apparve il disegno: un enorme fallo eretto, un grosso glande e due piccoli testicoli ricoperti di peluzzi ricciuti qua e l�.
�Sono brava, zio? Ti piace il mio disegno?� chiese la ragazza.
Lo zio batt� le mani sulle ginocchia: �Vieni a sederti qui, tesoro mio�.
Obbediente la ragazza, corse a sedere sulle ginocchia dello zio, sempre compunta, aggiustandosi il vestitino che in quella posizione lasciava scoperte le ginocchia.
�Che gioco vuoi fare oggi, zio?� domand� la ragazza.
Lo zio doveva essere certamente venuto pi� volte a trovarla in quella cameretta, perch� ad ogni suggerimento della ragazza rispondeva di no con un cenno del capo.
�Vuoi fare il maestro che mi punisce perch� non ho fatto i compiti? O il frate col cordone che mi confessa per la prima volta e poi mi fa fare penitenza? Oppure preferisci lo zio buono che accoglie nel suo lettone la nipotina spaventata da brutti sogni?�
�Lucilla, non ricordi? Lo abbiamo fatto l�ultima volta.�
Spazientita la ragazza, con una mossettina, scese dalle ginocchia dello zio.
�Uffa� e poi ancora uffa.�
�Su fai lavorare questa tua bella testolina bionda,� la spron� lo zio.
Lucilla, chiuse gli occhi, ci pens� sopra un istante e maliziosamente propose:
�Facciamo il gioco di Cappuccetto Rosso ed il Lupo Cattivo?.�
�Ma no tesoro, per divertirmi davvero dovrei indossare una pelle da lupo,� rispose lo zio.
Allora la ragazza aggrott� le sopracciglia, si port� una mano alla nuca e con un� espressione improvvisamente invecchiata, sibil�:
�Dati una mossa, scopami e facciamola finita.�
Lo zio, sorpreso da tanto ardire, sgrid� la ragazza:
�Se usi questo linguaggio sparisce tutta la magia. Sei una bella e dolce ragazza, non devi dimenticarlo mai. E anche quando cederai alle mie richieste, lo dovrai fare con malizia e perversione miste ad innocenza. Chiaro?�
�Si, zietto,� rispose lei docile, alzando gli occhi al soffitto e sospirando in modo rumoroso.
Lo zio si tolse la giacca, allent� il colletto della camicia e accese una sigaretta. Era troppo nervoso oggi, non sapeva decidersi.
�Ho trovato,� grid� d�un tratto lo zio con un sorrisone da guancia a guancia.
�Giocheremo al dottore. Io sar� il tuo simpatico pediatra��
�Pi� che un pediatra oggi, zio, mi sembri un pederasta,� ironizz� la ragazza.
�Lucilla, per favore, non ricominciare. Ora ti spogli e ti metti a letto. Poi arrivo io e ti visito. D�accordo?�
Decisa a sbrigarsi, Lucilla si liber� del vestitino a fiori. Rimase con una leggera sottoveste che poteva essere la camicia da notte. Poi si infil� sotto le lenzuola, si mise supina con le braccia distese, appoggi� la testa sul cuscino e chiuse gli occhi. Lo zio torn� ad indossare la giacca assumendo un�aria professionale e distaccata.
�Toc, toc�, disse imitando il bussare alla porta della camera.
�Chi �?�
�Ciao Lucilla, sono il tuo pediatra. Dov�� la mamma?�
�E� uscita per la spesa, torner� fra un�oretta.�
�Bene, intanto possiamo iniziare la visita. Dove ti fa male?�
�Il pancino, un dolore al pancino��
�Vediamo,� disse avvicinandosi deciso al letto.
Spost� di lato le lenzuola scoprendola quasi tutta, poi le sollev� la camicia fin sotto il mento. Lucilla portava mutandine bianche di cotonina, da ragazzina. Non portava reggiseno, due seni grandi come due coppe di champagne sormontati da due capezzoli puntuti facevano bella mostra. Lo zio premette subito due dita sotto l�ombelico della nipotina.
�Ti fa male qui?�
�No, pi� in gi�, un poco pi� in gi�.�
Lo zio afferr� con delicatezza le mutandine e le cal� fino al limite del pube. Era davvero implume la ragazza, si intravedeva solo un sottilissimo vello di lanugine bionda. Questa volta si era rasata davvero bene.
�Ecco mi fa male proprio li,� disse mentre la mano dello zio, frenetica, le accarezzava il monte di Venere scendendo lasciva fino ai bordi delle grandi labbra.
�Dobbiamo misurare la temperatura, ti sento un po troppo calda.�
Lo zio pediatra si slacci� con calma i pantaloni ed estrasse il cazzo in piena erezione, straordinariamente vibrante e pulsante.
�Mamma mia,� trasal� Lucilla balzando a sedere e indicando con un dito quell�affare che in realt� conosceva assai bene.
�Cos��? Cos�� quel coso li?�
Lucilla recitava con molta convinzione, forse esagerando un poco nelle espressioni imbronciate e nel bambinesco stupore. Di professione certamente non faceva l�attrice.
�E� il mio termometro personale, fai la brava e apri la bocca,� rispose il finto pediatra.
Lo zio era sopra la ragazza che lo assecondava coi gesti, mentre le parole erano ancora quelle dell�improvvisato copione.
�Tieni bene le labbra serrate intorno al termometro,� sospirava il pediatra.
�Lo sto gi� tenendo stretto anche con le mani, vuoi mica che lo rompa?� farfugliava la ragazza.
E intanto lo succhiava con rinnovata vitalit� facendoselo arrivare fino alle tonsille. Il gioco andava avanti ormai da svariati minuti, il pediatra incominciava a sudare quasi avesse lui la febbre. La sua agitazione, e non solo quella, cresceva a dismisura� si agitava, si agitava, si agitava.
�Ahi, mi fai male� ahi, mi soffochi� non voglio pi� giocare al dottore, voglio la mia mamma.�
La voce della bimba adesso si era fatta piagnucolosa, tirava su col naso.
�Piantala,� disse lo zio afferrandola con entrambe le mani per la testa.
�Stai scocciando adesso! Fai la brava nipotina.�
Lucilla non la piant�, si stacc� da quella stretta soffocante e con voce cattiva, come imponeva il copione, grid�:
�Sei un bestione, non te lo succhio pi�, arrangiati da solo.�
Lo zio, esasperato, perse il controllo della situazione e le moll� un ceffone. Un ceffone sonoro su quella guancia paffutella e gi� rossa per la troppa eccitazione. Solo a quel punto Lucilla, come sempre imponeva il copione, tacque. Dimenticando la ragazza, si prese in mano il cazzo, e incominci� a masturbarsi in modo vigoroso. Nella sua mano il cazzo aveva acquistato una nuova vita, era diventato uno vero strumento di godimento.
I primi fremiti di piacere lo stavano facendo ansimare come quando era in preda ad un attacco di asma. Le ginocchia avevano incominciato a tremargli senza preavviso. Il fiume in piena del suo orgasmo and� ad infrangersi sul viso della ragazza, imbrattandole bocca, naso, occhi, fronte e capelli. Il volto della ragazza, ora, sembrava estasiato come se avesse goduto anche lei.
Lo zio, esausto, si lasci� scivolare a terra, abbandonando il capo contro il bordo del letto. La ragazza, novella madonnina della misericordia, stava ancora inginocchiata sul letto. Gli occhi sbarrati, dai quali scendevano �grosse lacrime� di un bianco intenso e viscido, erano persi nel vuoto.
Sembrava non accorgersi di quanto le stava accadendo intorno, solo la sua mano, gocciolante di �lacrime viscide�, strofinava lentamente contro il sottilissimo vello di lanugine bionda del pube.