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20s - La casa dove ci si sente

13 luglio 2005


�Quella � la casa dove ci si sente, quella � la casa degli spiriti�� Me lo diceva la Isolina tutte le estati ed ogni volta che la incontravo. Isolina era una vecchina nata nel lontano 1916, dice che suo padre prima di partire per la guerra aveva voluto lasciare lei a suo ricordo nel caso non fosse tornato vivo. Non torn�, mor� sul Carso sotto un bombardamento Austriaco.

Isolina, malgrado l�et�, abitava da sola in una piccola casa di campagna vicino a quella dei miei genitori. Ad un tiro di schioppo, proprio davanti alla sua casa, c�era un antico palazzo non diroccato ma molto malandato. Era sempre stato l�, sempre in quelle condizioni. Gi� i genitori dell�Isolina lo avevano trovato cosi, adesso a distanza di oltre 100 anni era sempre l� a sfidare il tempo.

�Quella � la casa dove ci si sente, quella � la casa degli spiriti�� Era diventata una litania, la Isolina la ripeteva a tutti in continuazione. Non era un problema legato all�et�, la stessa frase la Isolina la ripeteva anche 65 anni fa, se lo ricordano bene tutti quelli che la conoscono. Probabilmente qualcosa di vero doveva pure esserci, qualcosa che forse la Isolina aveva visto o sentito da rimanerne impressionata ed ossessionata.

La casa degli spiriti era appartenuta ad una nobile famiglia di conti di Firenze. Anche tutti i terreni intorno erano stati di propriet� dei conti, i miei nonni erano vissuti l� come mezzadri. Da bambina, pi� di una volta, specialmente sul fare della sera, costretta a passare vicino al palazzo, avevo sentito anch�io le voci dell� Isolina. Che poi non erano voci, era come una specie di lamento cadenzato, quasi sempre un lamento di donna.

�Quella � la casa dove ci si sente, quella � la casa degli spiriti�� Una notte di temporale e vento forte, con i soliti lampi e tuoni fragorosi, Beppe, la guardia notturna che stava tornando a casa dal lavoro, aveva scaricato un intero caricatore della sua pistola contro una finestra del palazzo. Un telo di nylon, travestito da fantasma, penzolava dalla finestra su cui lo aveva fatto incastrare il forte vento. Beppe raccontava che lo aveva anche sentito ululare.

Nelle sere di prima estate, quando la notte per pigrizia tarda ad arrivare, andavo a prendere il latte dal vecchio mezzadro Ricchetto che teneva ancora due vacche da latte ormai sulla soglia della pensione. Andavo con mia cugina Fernanda, 15 anni anche lei, anche lei ochetta come me e pi� di me. La vita di campagna di un paesino di circa 4.000 anime non era il massimo per noi ragazze.

Un fiasco per uno in mano e via fino al podere di Ricchetto per un latte caldo appena munto, con la panna sopra. La nostra strada costeggiava la casa dove ci si sente ma noi non badavamo pi� di tanto a queste dicerie dell�Isolina. Pensavamo solo a ridere, a scherzare facendoci dei piccoli innocenti dispetti, a parlare di Nanni il figlio di Ricchetto, che, durante la funzione della benedizione serale al convento dei frati, ci aveva sorriso.

Litigavamo perch� Fernanda diceva che Nanni aveva sorriso a lei, mentre io ero certa che avesse sorriso solo a me. Arrivata in prossimit� della casa degli spiriti, sulla via del ritorno, con i fiaschi pieni di latte in mano, ho sentito un lamento provenire dall�interno della casa. Mi sono fermata, ci siamo fermate ed abbiamo accostato l�orecchio al muro per sentire meglio. Stai a vedere che era il gattino nero della nonna scomparso ormai da pi� di due giorni!

�Quella � la casa dove ci si sente, quella � la casa degli spiriti�� Un altro fievole lamento, una specie di miagolio giunse ancora alle mie orecchie e, adesso, anche a quelle di Fernanda. Era certamente il gattino, non vi erano dubbi. Posati i fiaschi per terra abbiamo girato intorno la casa per arrivare alla porta di ingresso. La porta era sempre chiusa con un grosso lucchetto, a fianco c�era un finestrone mezzo rotto posto ad una altezza di circa tre metri.

Scalando la parete di sasso con una grande edera abbarbicata, si poteva arrivarci con facilit� e quindi accedere alle scale interne. Quella casa per noi non aveva segreti, la conoscevamo molto bene in ogni sua parte, era anche la meta di nostre incursioni diurne pomeridiane. Appena entrate, facendo attenzione a non fare troppo rumore per non spaventare il gattino, abbiamo ancora sentito chiaramente il lamento miagolato.

Veniva dal piano di sopra dove c�era uno stanzone adibito dai mezzadri a fienile di scorta. Se il gattino stava nel fienile era proprio il caso di abbandonare la speranza di recuperarlo. Abbiamo incominciato a salire le scale, a piedi scalzi, in religioso silenzio. Pi� diminuivano gli scalini verso lo stanzone del fienile e pi� forti giungevano i lamenti alle nostre orecchie. Doveva essere molto affamato il gattino e pure morto di sete.

�Quella � la casa dove ci si sente, quella � la casa degli spiriti�� Giunte finalmente davanti alla porta socchiusa dello stanzone anzich� scorgere un gattino impaurito e miagolante abbiamo visto due grossi gattoni sdraiati sul fieno. Una gatta in calore, completamente nuda, ed un gatto mezzo nudo che cercava di raffreddarla con un grosso idrante che gli faceva entrare ed uscire dal mezzo delle gambe.

Siamo rimaste paralizzate, non credevamo ai nostri occhi, non sapevamo cosa fare, ci guardavamo con occhi sgranati, volevamo scappare ma nessuna delle due faceva il primo passo. Qualche cazzo lo avevamo gi� visto in giro per il podere, non avevamo mai visto per� due persone scopare o montare, come dicevano i ragazzi. Questa opportunit� non ce la potevamo lasciare sfuggire, tanto nessuno ci vedeva.

�Quella � la casa dove ci si sente, quella � la casa degli spiriti�� Lui era il vecchio fattore, lei era Delina la figlia di mezzo del Dria, il mezzadro che stava sulla collina. Miagolava, certo che miagolava la Delina con un simile cazzo che la stantuffava cos� bene! Miagolava, ululava, mugolava, ansimava, gridava sulle spinte profonde, aveva tutto un suo repertorio per ogni occasione. Il fattore sar� stato anche vecchio ma in fatto di scopare aveva giusto sette vite come i gatti.

Il fattore era come un rullo compressore, non sentiva storie, andava avanti con calma e con metodo nel suo lavoro, si vedeva che non aveva fretta di finire. La Delina aveva fra le gambe una specie di foresta di lunghi peli neri, credo che ogni volta che il cazzo usciva dalla figa per poi rientrarvi se ne portasse dentro un cespuglio. Le grida della Delina forse erano dovute proprio allo strappo dei peli della figa.

�Quella � la casa dove ci si sente, quella � la casa degli spiriti�� Non parlavamo, ci guardavamo in silenzio e commentavamo la scena sul fieno solo con brevi cenni degli occhi. Sentivo salirmi su uno strano caldo dall�interno delle cosce, delle vampate di calore che mi facevano arrossire le gote. Anche Fernanda, ogni tanto, cambiava di colore in viso, anche lei era nella mia stessa situazione.

Il fattore incominci� per la prima volta a mugolare, Adelina pure ma ad un volume pi� alto. Il cazzo entrava ed usciva dalla figa ad una velocit� sempre pi� grande. �Si, si, adesso� vienimi dentro, voglio sentire la tua sborra calda tutta dentro��, le parole dell�Adelina erano una supplica, una preghiera pi� volte recitata.

Il fattore lanci� un urlo, tir� fuori di colpo il cazzo duro dalla figa dell�Adelina, lo agguant� con una mano e le sborr� addosso. Prima sulla pancia, poi sui seni ed infine uno schizzo la raggiunse anche sul viso. Rimase li aperta, completamente scosciata alla nostra vista, una macchia rosa pulsante in un mare nero di peli, mentre con le mani cercava di spalmarsi �la sborra� su tutta la pelle del corpo.

�Quella � la casa dove ci si sente, quella � la casa degli spiriti�� Una scena sconvolgente per i nostri occhi, mai e poi mai avrei immaginato che una scopata potesse finire in quel modo. Siamo scappate di corsa gi� per le scale scendendo gli scalini due a due. Appena fuori abbiamo recuperato i fiaschi e, eccitate pi� che mai e pure schifate pi� che mai, siamo volate a casa. Mia madre vedendoci cos� agitate, rosse in viso e col fiatone, voleva sapere cosa fosse successo.

�Abbiamo sentito le voci gi� nella casa dove ci si sente, due voci che miagolavano, che gridavano� vero Fernanda?� Mia madre rispose che eravamo solo due povere oche sceme in vena di scherzare. �Non � proprio il caso di scherzare troppo con gli spiriti. Se vi prendete gioco di loro, di notte mentre dormite vengono a farvi il solletico sotto i piedi.�

Questa � la storia della casa dove ci si sente come l�ho vissuta nella mia giovent�. L�Isolina ci teneva, e ci tiene ancora, a tramandarla forse perch� in giovent� anche lei aveva contribuito a fare sentire le voci a chi passava magari miagolando in compagnia del padre del fattore. Quale migliore storia da raccontare se non quella degli spiriti che godono� scusate, che parlano?

�Quella � la casa dove ci si sente, quella � la casa degli spiriti��

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