[noped] [orchidea] L'angolo discreto di Mybelline

[Farfalla blu]



14 - Una storia come tante

09 maggio 2005


Io non so proprio come tu abbia cos� tanta influenza sulla mia vita, sui miei sogni, sulle mie speranze, su tutto quello che faccio. Stavo sola, soletta fantasticando ad occhi aperti nella mia cameretta da studentessa universitaria fuori casa. Ero ritornata da poco a Pisa, ero particolarmente volenterosa di fare e di dimostrare a tutti che sapevo spendere bene il mio tempo lontano da casa applicandomi in modo proficuo allo studio.

Ero seduta alla scrivania con davanti un maxi volume di Genetica I (L'acquisizione dei meccanismi che regolano la trasmissione dei caratteri ereditari, e la conoscenza dell'organizzazione, della struttura e dell'evoluzione di geni e genomi e degli eventi molecolari coinvolti nei processi di mutazione e di regolazione dell'espressione genica) e stavo cercando di riordinare le idee per continuare lo studio che avevo accantonato tre giorni fa.

La luce era soffusa, intorno c�era un silenzio anomalo forse causato dalla pioggia che ormai da oltre dodici ore stava cadendo con insistenza. La lettura stava andando avanti in modo proficuo, mi meravigliava il fatto che riuscissi a ricordare cos� bene argomenti ostici che avevo studiato fino a venerd�. All�improvviso ho percepito dietro di me una presenza, una presenza che per� non mi ha fatto spaventare o impressionare: sapevo che eri tu, volevo che fossi tu.

Avevo desiderato questo incontro fin da venerd� pomeriggio quando ti avevo lasciato per tornare a casa, dai miei genitori, per il fine settimana. Adesso eri qui silenzioso dietro di me, non ti avevo sentito arrivare in casa e nemmeno ti avevo sentito entrare in camera. Eri stato pi� silenzioso di un ladro, pi� cauto di una volpe, pi� invisibile e leggero di un soffio di vento. Mi sentivo sfiorare con dolcezza le braccia nude, le tue dita sembravano petali di rosa, erano vellutate, erano morbide e delicate.

Ero piacevolmente esterrefatta, ho finto di non accorgermi di nulla e, sempre fingendo, non ho minimamente alzato la testa dal volume di Genetica I. Ad un tratto mi hai stretta in un abbraccio caloroso, non ho avuto nemmeno il tempo di voltarmi perch� hai iniziato a baciarmi il collo con tutta una serie di piccoli baci che mi hanno letteralmente fatto venire i brividi.

Eri dietro di me, leggermente chinato in avanti, le mani incollate ai miei seni e la lingua a frugarmi dietro la nuca. Non dicevi una parola, non dicevo una parola, ma mi riempivi di mille attenzioni. Eri eccitatissimo, lo percepivo dai tuoi respiri sul collo e dal lento e costante ansimare, anch�io per� non ero da meno. Stavo con la testa bassa per lasciarti il collo bene in vista, tenevo gli occhi chiusi e le mani premute sulle tue quasi per paura che le potessi togliere dai miei seni.

Attraverso il vuoto della spalliera della sedia sentivo il cazzo oltremodo eccitato che, appena la posizione che avevi assunto lo permetteva, strusciava sulla mia schiena. Lo sentivo premere cos� con forza che, ad ogni pressione, emettevo un mugolio di piacere trattenendo contemporaneamente il respiro. E� stato in quel momento che ho deciso di alzare la testa, girarmi e rispondere alle tue piacevolissime attenzioni.

Ho messo una mano dietro la tua nuca e ti ho offerto le labbra aperte affinch� i tuoi baci facessero un tutto uno con i miei. Con le labbra allacciate alle tue mi sono alzata e, con una manovra quasi da giocoliere, ti ho fatto prendere il mio posto sulla sedia. Ti sei trovato, tuo malgrado, seduto con me a cavallo delle tue gambe e le mani che ti serravano con forza la testa tenendola premuta alle mie labbra.

Per un attimo ho fissato i tuoi occhi, li ho visti socchiusi con le pupille rivolte verso l�alto che stavano per sprofondare in una eruzione di passione. Questo abbandono alla passione mi ha fatto perdere il lume della ragione e mi sono fatta trascinare a mia volta dalla mia passione. Malgrado tutti i freni inibitori che tentassi di attivare avevo imboccato una strada completamente in discesa e senza curve pericolose da fare crescere ancora di pi� l�eccitazione.

Con questa eccitazione visibile e percettibile a fior di pelle ho incominciato a spogliarti con foga, avevo un desiderio sfrenato di sentire il calore del tuo corpo nudo contro il mio. La maglietta te l�ho quasi strappata via perch� non voleva uscire dall�intreccio della testa con le braccia. Molto pi� facile � stato sfilarti i jeans o meglio abbassarli fino alle caviglie perch� non avevo tempo da dedicare alle scarpe.

Eri buffo seduto mezzo nudo sulla sedia, con le braccia abbandonate sui fianchi, la testa reclinata all�indietro, con solo gli slip ed i pantaloni arrotolati alle caviglie. E la cosa ancora pi� buffa era che dagli slip usciva fuori per tutta la sua dimensione la testa paonazza del cazzo. Inginocchiata ai tuoi piedi, senza perdere tempo, ho iniziato a percorrerti con la punta della lingua l�interno cosce fino ad arrivare a morderti, attraverso gli slip, il sacchetto rigonfio all�estremit� inferiore del cazzo.

Non ti aspettavi una simile mossa ed hai avuto un sussulto accompagnato da un supplichevole lamento. Lentamente ho afferrato il bordo degli slip e ho incominciato a sfilarli aiutata anche dal movimento del tuo bacino. Man mano che il cazzo usciva completamente fuori dagli slip la mia lingua lo beneficiava di una carezza umida a partire dalla testa per giungere fino alla base.

Era come scoprire un piccolo tesoro e ringraziare con tanti piccoli baci la persona che aveva voluto farmelo trovare cos� all�improvviso a disposizione della lingua e, soprattutto, della bocca. Anche gli slip alla fine hanno raggiunto le caviglie rendendoti completamente prigioniero dei miei desideri e delle mie voglie. Cos� abbassata com'ero, ho rincominciato a baciarti l�interno cosce e a salire ancora piano, piano in punta di lingua.

Ti sentivo fremere, avevo l�impressione che fossi trafitto contemporaneamente da mille punte di spillo, il tuo cazzo stava dritto e rigido con la testa puntata verso l�ombelico. Ho preso in bocca, una alla volta, le tue palline, le ho succhiate con forza e ho mordicchiata la pelle intorno quasi che fossero due praline di cioccolato fondente. La mia mano racchiusa intorno il cazzo cercava di spostarlo verso la bocca ma una forte resistenza impediva questo movimento.

Il cazzo era talmente rigido per l�eccitazione che i tentativi di piegamento ti facevano lamentare al punto che mi assecondavi alzando il bacino. La mia lingua non ti lasciava solo neanche un secondo perch� aveva incominciato a percorrere il cazzo per la sua lunghezza. La bocca si apriva ogni tanto per mordicchiarlo, di traverso, quel poco che riusciva perch� non entrava completamente fra le labbra e, quindi, fra i denti.

I tuoi sospiri aumentavano ogni volta che provavo a serrarlo fra i denti ed accennavi a spostare le braccia dai fianchi forse per porre le mani sulla mia testa. Salendo cos� lentamente in punta di lingua e di labbra sono finalmente arrivata sull'Olimpo. Una lunga e piacevole scalata per entrambi, sentivo nel frattempo colare umori dalla mia fichetta. Ad un tocco esplorativo e fugace della mano mi sono sentita le mutandine oltremodo bagnate al punto da lasciarmi le dita umide.

Desideravo essere toccata anch�io ma la posizione non lo permetteva e poi avevo da compiere una missione che non prevedeva distrazioni alla mia concentrazione. Li, sull�Olimpo, ad aspettarmi c'era il tuo Zeus, impaziente ed irato come al solito. La sua testa era grande e soda, una testa rossa di rabbia repressa che non vedeva l�ora di scaricarla magari con una abbondante eruzione di lava candida e bollente.

La mia linguetta si � messa subito all�opera di fronte a tanta meraviglia facendosi immediatamente perdonare per la lunga attesa durante la lenta scalata. La lingua ha incominciato a leccare la testa con molta delicatezza cercando anche di insinuarsi nella fessura aperta quasi che fosse la fessura della mia fichetta da penetrare. Mentre le labbra la serravano tutta intorno l�ho fatta lentamente scivolare all�interno della bocca e mentre entrava, serrando al punto giusto le labbra, facevo scorrere i denti sul resto del cazzo.

Le tue mani, come impazzite, mi hanno afferrato la testa ed hanno incominciato a premerla con forza verso il basso, non volevi che smettessi di morderlo, succhiarlo e leccarlo anche dall�interno della bocca. Una mano ti teneva la base del cazzo, l�altra serrava le tue palline mentre il medio strofinava contro il buchino del tuo ano. Ti muovevi come se volessi scoparmi in bocca, emettevi dei suoni gutturali che reclamavano voglia di godere il pi� presto possibile.

Anch�io per� volevo godere, godere di questo piacere che mi trasmettevi e appena potevo cercavo di toccarmi per farti sentire le dita bagnate intorno le tue palline e sul tuo ano. Sentivo in bocca l�umidiccio amarognolo che fuoriusciva dalla testa del cazzo e sentivo anche ribollire il tuo desiderio all�interno della mia bocca. Cercavo di calmarlo, si fa per dire, aiutandomi con la lingua che avvolgevo tutto intorno la testa in un abbraccio pi� mortale che passionale.

Non c�era pi� niente da fare ormai era perso, lo capivo anche dal continuo e lento ingrossarsi fra le mie labbra. Allora ho alzato la testa quasi di scatto e ti ho infilato la lingua bagnata dei tuoi umori in bocca. Hai risposto al mio bacio lascivo ed hai incominciato a toccarmi facendo scivolare le mani sul mio corpo che aspettava fremente il tuo calore.

Le dita hanno raggiunto la mia fichetta ancora racchiusa dentro le mutandine ormai fradice e, sempre attraverso la stoffa, hai incominciato a strofinarci contro due dita. Hai sentito il clitoride gonfio e duro, lo hai premuto con forza facendomi emettere una specie di rantolo di piacere.

Mi sono sollevata dalle ginocchia, ho afferrato il tuo braccio destro e ti ho letteralmente scaraventato sul letto che stava li a due passi da noi. Per l�eccitazione del momento e per le idee molto confuse che avevamo ti sei ritrovato completamente disteso per terra. Non mi ero pi� ricordata che avevi i pantaloni e gli slip che ti imprigionavano le caviglie.

Una sonora risata ha spezzato il momento di tensione che si era creato fra noi, ti sei prontamente riavuto e, velocemente, ti sei liberato degli indumenti assassini. Mi sei saltato sopra, quasi che fossi un materasso, mi hai stesa sul letto e immobilizzata ricoprendomi tutta col tuo corpo. In quei momenti mi sentivo piccola e indifesa. Ti sei accorto che ero ancora vestita, mi hai strappata via, con frenesia, la camicetta. Ti sei tuffato con la bocca a baciarmi i seni, a mordicchiarli, a percorrere con la punta della lingua il contorno dei capezzoli.

Non capivo pi� nulla tanta era la voglia che avevo di essere penetrata anche in modo brutale da te, dal tuo cazzo rigido e duro come un pezzo di ferro che sentivo sempre pi� premere contro la pancia. Da sola mi sono slacciata la gonna e, non senza problemi, sono riuscita a sfilarmi le mutandine. Mutandine ormai ridotte come uno straccio bagnato tanto erano impregnate degli umori che colavano in abbondanza dalla fichetta.

Mi hai alzato entrambe le gambe all�altezza delle tue spalle. Hai puntato con una mano il cazzo, che non voleva saperne di piegarsi, all�ingresso della vagina completamente spalancata, dalla posizione assunta, e mi sei scivolato dentro lentamente. Ho sentito il glande percorrere tutta la vagina, sebbene il percorso fosse breve sembrava che non arrivasse mai alla meta desiderata.

Stringevo con forza le pareti ma non per rigettare fuori il cazzo ma per creare una situazione di vuoto che funzionasse come un movimento di aspirazione. Sentivo attraverso le pareti tutte le nodosit� del cazzo, tutte le protuberanze formate dalle vene cariche di sangue, tutta la base del glande che non lasciava passare neanche un filo d�aria nella sua lenta spinta verso l�ignoto.

La lenta penetrazione mi ha fatto sentire la tua donna e non pi� la ragazza che fino a pochi minuti prima giocava con la bocca sul cazzo. Sentirmi penetrata e completamente posseduta da te in quel modo era come assistere alla nascita dell�alba, allo spettacolo di un�aureola boreale, ad uno scoppio improvviso di un tuono, ad un�eruzione vulcanica in pieno sole. Spingevi con forza per entrare e questo tuo spingere era per me la cosa pi� bella che potessi desiderare in quel momento.

Entrare in me, centimetro dopo centimetro, mi gratificava, mi faceva impazzire dal desiderio, mi dava gioia perch� sapevo di essere la cosa pi� importante per te. Quando finalmente sei arrivato fino al fondo non ti sei limitato a rimanerci ma hai incominciato a muoverti, muoverti, muoverti da farmi eccitare ancora di pi�. In quel momento nel mondo c'eravamo soltanto io, tu ed il nostro piacere.

Mi scopavi con forza, con desiderio, con brutalit�, con tenerezza, con ardore, con pazienza, con piacere. Ogni tua spinta era per me una fitta al cuore, un rantolo di piacere, un mancamento momentaneo di lucidit�, una sensazione travolgente da farmi desiderare che questo momento non finisse mai. Aiutavo le spinte conficcandoti le unghie nelle cosce e tirandoti a me ad ogni nuova spinta, mi sembrava che cos� facendo potessi entrare ancora di pi� dentro di me.

Gradivi le mie unghie nella carne e lo dimostravi con un sospiro interrotto ogni volta che le affondavo. Mi hai girata su di un lato, mi tenevi attaccata al cazzo con le mani appoggiate al sedere mentre le mie erano avvinghiate al tuo corpo con le unghie quasi conficcate nella schiena. Approfittando di questa posizione, con mossa felina, ti ho spinto di lato e mi sono trovata volutamente quasi impalata sopra di te.

E� bastato solo sfilarmi per un attimo dal cazzo, appoggiarmi sulle ginocchia per poi riposizionarmi ancora sul cazzo con la mia fichetta aperta e grondante piacere. Mi sono seduta con molta lentezza avendo cura di poggiare prima la testa sul clitoride dopo avere scostato con cura i peli troppo lunghi che rischiavano di essere strappati. La testa ha percorso la strada delle piccole labbra fino all�ingresso della �vagina caverna� impaziente di essere ancora esplorata sempre pi� in profondit�.

In questo modo ho apprezzato ancora di pi� la consistenza del cazzo, la sua rigidit� e la grossezza della testa. Ho scritto cazzo, ma forse in quel momento erano due tanto mi sentivo appagata e soprattutto riempita da quel meraviglioso giocattolo pulsante di piacere. Adesso ero io quella che conduceva questo bellissimo gioco, quella che ti poteva fare morire all�istante oppure portarti fino all�esasperazione del piacere da farti gridare basta.

Bastava che, mentre alzavo ed abbassavo il mio corpo, scuotessi leggermente le natiche verso destra e sinistra che ti vedevo mordere le labbra e strabuzzare gli occhi tanto era il piacere che sapevo trasmetterti attraverso il calore ed il movimento della mia fichetta. Mi piaceva abbandonarmi completamente sul cazzo, mentre lasciavo cadere il corpo accompagnavo con una spinta supplementare la tua salita dentro la mia fichetta.

Questa spinta faceva arrivare il glande fino alla testa dell�utero e questo contatto trasmetteva in tutto il corpo, oltre un breve dolore, una scossa elettrica da farmi rabbrividire. Tenevo due dita della mano premute ai bordi del clitoride. Servivano a metterlo bene in vista per farlo sfregare contro i peli del tuo pube ogni volta che il mio bacino scendeva gi� con forza. Un piacere supplementare, un piacere che sapevo cogliere anche in momenti cos� intensi.

Mi tenevi il seno fra le mani e giocavi con i capezzoli, li strizzavi con la punta delle dita e, appena potevi ed io te lo permettevo, li baciavi e mordicchiavi. Adesso il mio era un piacere estremo, portato al limite della sopportabilit� che bastava un niente per non riuscire pi� a frenare la mia voglia di te dentro di me.

Cos� persa ho incominciato a cavalcarti con sempre maggiore foga, muovevo il bacino un poco a destra e a sinistra, un poco avanti e poi indietro, un poco su ed un poco gi� con sempre pi� forza, con sempre pi� velocit�. Non ci capivo pi� nulla, il tuo ansimare si confondeva col mio, l�espressione del tuo viso era la pubblicit� del godimento, i tuoi occhi che mi guardavano ma non mi vedevano mi dicevano che forse non eri pi� in questo mondo ma in qualche posto sperduto creato dalla tua fantasia.

Ormai avevo la certezza che il mio orgasmo stava iniziando a salire, che aveva imboccato la via del non ritorno, una strada chiusa che porta solo al godimento finale. I miei movimenti sul cazzo sono ancora aumentati come pure � aumentato il mio ansimare. Ti ho quasi gridato che stavo per godere, che volevo che anche tu godessi con me, che volevo sentire il tuo piacere bollente riempire la mia fichetta.

Ho incominciato a tremare come una canna sbattuta dal vento, tu cercavi di trovare un tuo ritmo alla mia penetrazione sempre pi� scomposta aiutandoti con delle spinte, verso l�alto, del bacino. L�invocazione alla Madonna ed a tutti i santi vicini e lontani ti ha confermato l�inizio del mio piacere e, possibilmente, anche del tuo. Ho rallentato un poco i movimenti sul cazzo per godere del piacere che mi stava sommergendo in ogni parte del corpo.

Ero sperduta in un altro mondo dai colori tenui, delicati, irreali e percepivo solo quanto era bello godere seduta su di te, con te dentro di me. Tu hai aumentato le spinte verso l�alto fino a che ho liberato un urlo di gioia, di godimento estremo mentre mi sentivo tutta inondare da una serie interminabile di getti caldi. Stavi godendo anche tu e me lo facevi apprezzare ancora di pi� chiamandomi per nome, mormorandomi parole dolci, tremando con me e, soprattutto, dentro di me.

In quei momenti di pura follia, quando il cervello ha un blocco e si rifiuta di pensare ad altre cose che non siano il piacere e il godimento personale, ho pensato a noi due fusi in un unico corpo fremente. Potevo assaporare fino in fondo il piacere che tu sapevi trasmettermi con cos� tanta tenerezza ed infinita dolcezza.

Mi sono abbandonata tutta tremante sul tuo petto sudato, i nostri cuori battevano felici all�impazzata, ed ho incominciato a baciarti e morderti con tanta tenerezza le labbra. Mi piaceva strusciare la mia guancia contro la tua, il contatto con la ruvidezza dei peli della barba mi dava una ulteriore sensazione di protezione e di pace interiore.

Gli ultimi brividi di piacere mi attanagliavano ancora le gambe ed il ventre mentre la mia fichetta tratteneva con forza il cazzo che sembrava non volere minimamente ridurre la sua consistenza e, di conseguenza, il piacere che sapeva ancora infondermi.

Io non so proprio come tu abbia cos� tanta influenza sulla mia vita, sui miei sogni, sulle mie speranze, su tutto quello che faccio.

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