[noped] [orchidea] L'angolo discreto di Mybelline

[Farfalla blu]



11 - Funerale primaverile

09 marzo 2005


Il corteo scorreva lento fra innumerevoli pozzanghere in quella stradina di campagna che come un grande serpente si snodava fra distese di prati verdi fino al piccolo cimitero del paesino di S. Ilario. La campagna era in piena fioritura, il risveglio dal sonno invernale la rendeva di una bellezza incommensurabile nonostante il cielo plumbeo. Avanzavano tutti sotto una fitta pioggerellina di fine marzo che, nonostante gli ombrelli aperti, gli bagnava gli abiti ed il viso. Ed era un bene che bagnasse il viso, le lacrime che sgorgavano dai lori occhi venivano cos� mascherate da una pioggia non voluta ma perfetta per l�occasione. L�auto nera, davanti al corteo, che percorreva con una lentezza esasperata quel breve tratto di strada che separava la chiesetta dal cimitero, emetteva un fumo denso e maleodorante causato da una cattiva manutenzione del motore diesel.

Una giovane donna di nero vestita, che teneva per mano un bambino alquanto distratto ed un ombrello rigorosamente nero, seguiva il feretro stando proprio dietro il tubo di scappamento. Era costretta a respirare, suo malgrado, quei miasmi che le creavano una tosse sempre pi� insistente e le arrossavano gli occhi gi� rossi e gonfi dal troppo pianto. Dietro di loro due donne e due uomini, con impermeabili bianchi e neri, si riparavano alla meno peggio sotto due ombrellini variopinti che stonavano non poco con tutto il resto della scena. I primi erano i genitori del defunto, i secondi i genitori della donna di nero vestita con bambino per mano. Dietro ancora una trentina di persone pi� o meno sparpagliate camminavano a testa bassa e mostravano nei volti evidenti segni di dispiacere e di malessere.

Non tutti erano parenti del defunto, molti erano dei semplici conoscenti, altri degli amici sinceri, altri ancora dei curiosi che, quel giorno malgrado il tempo inclemente, non avevano nulla di meglio da fare. Il prete, anche lui con rigoroso ombrello nero di ordinanza, precedeva il feretro e, a voce alta, declamava litanie funebri snocciolando un rosario. Solo due chierichetti rispondevano a questo suo salmodiare, due chierichetti con ombrelli fuori ordinanza che avevano anche il compito di reggere un turibolo ed una croce di metallo argentato. Anche la croce stava riparata sotto l�ombrello a strisce rosso nere del primo chierichetto, mentre l�altro aveva un ombrello a strisce nero azzurre.

Procedevano appaiati davanti al prete ed ogni tanto, appena trovavano davanti ai piedi una pozzanghera, coglievano l�occasione per infilarci i loro stivali di gomma gialla e schizzavano l�acqua a bordi della strada. Il prete alla vista di queste giovanili intemperanze, aumentava il tono della litania, per cercare di redarguirli ed invitarli ad un comportamento pi� consono al contesto in cui erano calati. Tutto sembrava procedere tranquillo ed il piccolo cimitero di S. Ilario da un momento all�altro avrebbe accolto un nuovo condomino in una piccola fossa, scavata per una profondit� di un paio di metri, da due anziani becchini. Anche i tergicristalli del carro funebre avevano una velocit� rallentata, sembrava che in qualche modo volessero partecipare alla solennit� di quel tristissimo momento. Solo il secondo autista non ubbidiva alle regole della mesta cerimonia, stava seduto al fianco del guidatore ufficiale con due cuffiette nelle orecchie collegate ad un minuscolo Walkman nascosto nella tasca interna della giacca.

Se improvvisamente si fosse spento il motore del carro funebre si sarebbe udita la voce di Renato Carosone in una formidabile interpretazione di �Caravan petrol � o di � Tu v� f� l�americano�. Una Mercedes grigia SLK 350 V6, da 50.000 euro chiavi in mano, come per incanto si era accodata al corteo. La guidava una donna dai capelli rossi, vaporosi ed arricciati, aveva un bel viso abbronzato nascosto dietro un paio di occhialoni neri di Gucci ed era intrappolata in un tailleur grigio fumo di Versace. Non aveva intenzione di sorpassare il corteo, voleva solo seguire il feretro restando per� in una posizione molto privilegiata rispetto all�insistente pioggia che Giove Pluvio aveva deciso di elargire per la circostanza. Le ultime persone del corteo gi� avevano notato la macchina e la sua guidatrice. Un subitaneo bisbiglio si era impadronito del corteo ed un silenzioso passa parola aveva incominciato a percorrerlo da fondo a cima.

Molte teste, con noncuranza, ogni tanto si voltavano all�indietro per cercare di osservare la nuova venuta e soprattutto coglierne attraverso i vetri della macchina e quelli degli occhiali l�intensit� del suo dolore. Da come si muovevano le teste e da come dimostravano la loro morbosa curiosit� stava a significare che erano a conoscenza di qualche recondito segreto. Il solito segreto, che poi tanto segreto non �, perch� tutti lo conoscono ma nessuno vuole ammetterlo. Chi era la dama dai capelli rossi vestita grigio fumo? Era la persona che, suo malgrado, aveva contribuito all�organizzazione di questa mesta cerimonia. Suo malgrado perch� non aveva ucciso con le sue mani l�uomo defunto racchiuso nella cassa, di legno di ciliegio Giapponese, dentro il carro funebre fumoso e maleodorante, che stava almeno 50 metri pi� avanti.

La contessa Maria Elena Vittoria (da ora in poi solo MEV per praticit��) Nobili di Rocca Maggiore era, anzi era stata, l�amante del geometra Mario Cozzolino di S. Ilario che, in quel momento, stavano traslando al camposanto. Il geometra Cozzolino, come ormai si sar� capito, era sposato ad Assunta Patern�, con annesso negozio di parrucchiera a S. Ilario. Giorgino Cozzolino, di anni 9 e quarta elementare, era il frutto del loro matrimonio riparatore. Assunta e Mario erano stati costretti a sposarsi proprio perch� una errata valutazione sui tempi di ovulazione secondo Ogino e Knaus, aveva determinato la nascita del piccolo e bellissimo Giorgino. I genitori di Assunta, originari di Trapani, ed Assunta stessa si erano categoricamente rifiutati alla pratica abortiva come suggerito dal Cozzolino e cos�, suo malgrado anche se le voleva davvero un bene dell�anima, aveva dovuto fare buon viso a cattiva sorte.

Buon viso lo aveva dovuto fare anche perch� aveva ricevuto una visita amichevole del fratello e dello zio di Assunta, giunti per l�occasione direttamente da Trapani. Il fratello e lo zio, con argomentazioni molto amichevoli e pacate, avevano tolto gli ultimi dubbi che ancora Cozzolino aveva all�epoca dei fatti. Il matrimonio aveva sanato una situazione imbarazzante per Cozzolino ed aveva anche contribuito per� a renderlo libero di vivere la propria vita come se fosse stato ancora un novello scapolo senza problemi di moglie e figlio. Spesso e volentieri si concedeva qualche sana scappatella con prostitute dei paesi dell�Est che erano solite frequentare, la notte, il lungo viale alberato che conduceva al paese. Solitamente, l�ultimo venerd� del mese, con la scusa di dovere terminare la contabilit� dell�azienda, si fermava fino a tardi nel suo studio.

Affittava una ragazza del viale, la portava nel suo studio e per almeno un paio d�ore cercava di togliersi tutte quelle voglie che non riusciva a levarsi con la moglie Assunta. Gli piaceva sodomizzare le ragazze, specialmente se era la loro prima volta, era dotato di un cazzo da 19 cm. e di considerevole circonferenza. La testa del suo �trapano� (cos� usava definirlo�) poi era imponente e chi lo aveva provato ne era rimasta estasiata per il piacere che era riuscita a procurarsi. Esercitava la sua professione di geometra sia nel paese natale che nei paesi limitrofi, era molto stimato e ricercato per la sua operosit�, precisione, seriet� ed onest� morale. A fare vacillare la sua onest� morale ci pens� un bel giorno di met� agosto dell�anno scorso la contessa Nobili di Rocca Maggiore che lo aveva convocato per la ristrutturazione di un casotto porta attrezzi da giardinaggio.

Il casotto doveva essere trasformato in garage atto a contenere una delle due Mercedes che i conti Nobili di Rocca Maggiore possedevano. Il marito della contessa MEV, amava farsi chiamare con i tre nomi, era uno sfaticato che passava il suo tempo a dilapidare migliaia di euro in giro per i Casin� di Montecarlo, San Remo, Saint Vincent e chi pi� ne ha pi� ne metta. Lei MEV passava la maggior parte del suo tempo in giro per l�Italia nelle pi� belle ed esclusive Beauty Farm dove cercava di mantenersi in forma sia fisicamente che moralmente. Il suo morale era sempre alto, inizialmente anche quello dei suoi amanti. Era conosciuta, nel suo entourage, come una divoratrice umana di cazzi. Dopo averli leccati, succhiati, ingoiati e pure morsicati si accomodava direttamente su di essi a gambe aperte.

Dopo averli percorsi, con la figa spalancata, per un tempo quasi infinito per tutta la loro lunghezza, e forse anche qualcosa di pi�, li faceva diventare talmente mosci che nemmeno un mago sarebbe riuscito a farli raddrizzare. Questo era il suo sport preferito, non si preoccupava minimamente del malcapitato, perch� distrutto uno, un altro era subito pronto a dargli il cambio. Il geometra dunque inizi� i lavori di ristrutturazione del casotto. Gli operai si dannavano l�anima, sotto la canicola del mese di agosto, intorno a calce e mattoni, cazzuole e martelli, carriole e livelle. Lui, Mario, nel frattempo si faceva succhiare il cazzo dalla contessa al fresco di una camera da letto, con aria condizionata, della adiacente villa. E malgrado la contessa lo cavalcasse a pelo anche tre o quattro volte al giorno non riusciva in nessun modo a farlo ammosciare, anzi era lei che a volte doveva arrendersi, per� con piacere, per manifesta inferiorit�.

Mario era un vero stallone da monta, MEV gli ripeteva sovente che questa sua attitudine poteva portarlo non proprio alla morte, ma certamente ad un piccolo infarto del miocardio. Nessuno fu mai cos� profeta come la contessa MEV. Era un pomeriggio soleggiato del mese di Marzo, i fiori delle piante di mimosa, del giardino di Villa Mimosa dei conti di Rocca Maggiore, erano nel loro pieno splendore e abbagliavano la vista per i riflessi che generavano i raggi di sole battendo sulle infiorescenze. Mario e MEV erano sdraiati, nudi come vermi, sul letto a baldacchino della camera matrimoniale. Mario stava sotto e MEV si stava impalando nel culo quel magnifico cazzo da 19 cm. e, pi� si sentiva sconquassare le viscere, pi� dimenava il bacino su quel devastante �tronchetto della felicit�� come ultimamente lo aveva ribattezzato.

Dava la schiena a Mario che tentava di arpionarle i seni con le sue mani ad artiglio, ma non sempre riusciva ad afferrarli. MEV se lo stava cavalcando quasi al galoppo come un novello Varenne in prossimit� di tagliare il nastro del Grand Prix d�Amerique. Urlava frasi sconce all�indirizzo del suo Mario e si masturbava il clitoride con entrambe le mani allargandosi la figa in modo osceno. Giunta che fu al traguardo del suo piacere emise un urlo disumano, una specie di nitrito equino e croll� come morta sul corpo di Mario. Mario sentendo l�urlo disumano risuonare per la stanza ebbe una reazione altrettanto disumana e con un grido bestiale, tipo barrito di elefante, inond� di sperma bollente le viscere della bella MEV: una quantit� industriale di sperma da vero stallone di razza, Varenne stesso non sarebbe stato in grado di fare meglio.

Con la sua venuta Mario inizi� probabilmente anche la sua andata. Un dolore lancinante gli attanagli� il petto, la vista ebbe un annebbiamento subitaneo e gli manc� per un tempo, che parve eccessivo, la capacit� di respirare. MEV, distesa sul suo petto, non si accorse di nulla anche perch� tremava in ogni parte del corpo per l�orgasmo che aveva raggiunto e che sembrava non volerla abbandonare. Mario la spost� in modo brusco e si sollev� repentinamente a sedere sul letto a bocca aperta in cerca di aria per i polmoni che sembravano scoppiargli da un momento all�altro. Finalmente respir� con forza e tutto il male pass� velocemente come velocemente era iniziato. Anche per questa volta gli era andata di culo, proprio in tutti i sensi. La profezia di MEV non aveva funzionato! Si rivest� in fretta e sempre in fretta si incammin� verso la sua Punto ELX 16V parcheggiata in giardino.

Doveva arrivare a casa prima delle 18 perch� si era preso l�impegno di accompagnare Giorgino a lezione di chitarra classica. Accese il motore dell�utilitaria e part� spedito salutando con un colpo di clacson MEV che lo salutava, mandandogli baci a piene mani, dalla finestra della camera da letto. Erano le 17.30 e giusto in un quarto d�ora sarebbe arrivato a casa. Dicono che mentre ritornava lo hanno visto, in prossimit� di una curva a 60 gradi, proseguire dritto e terminare la sua corsa dentro un canale che raccoglieva l�acqua piovana per l�irrigazione dei campi. La profezia della contessa Maria Elena Vittoria Nobili di Rocca Maggiore aveva funzionato, in ritardo ma aveva funzionato. Adesso Mario stava li dentro la sua bella cassa di legno di ciliegio del Giappone, morto per un infarto del miocardio e, se non bastava quello, anche per annegamento.

Il feretro giunse finalmente, con gioia di quasi tutti, al piccolo cimitero. La bara fu posata sul bordo della fossa e dopo le preghiere e la benedizione di rito del prete alla salma, i due becchini, con l�aiuto di funi la calarono, non tanto delicatamente, sul fondo della fossa. Assunta Patern� ebbe un primo svenimento, il piccolo Giorgino spaventato si rifugi� fra le gonne della nonna materna mentre gli altri parenti, amici, conoscenti e perditempo quasi si divertivano a gettare zolle di terra sulla bara. Ogni zolla creava un lugubre rimbombo che, appena giungeva alle orecchie della vedova Assunta, le causava un nuovo svenimento. Una figura imponente per la sua bellezza e per la sua eleganza si fece largo fra la piccola folla che si apriva un poco ad ogni suo passo.

Indossava un impermeabile bianco di Burberry con a tracolla una borsa di Luis Vuitton che poteva contenere tutta l�enciclopedia Brittanica tanto era grande, i piedi erano avvolti da un paio di scarponcini sportivi di pelle e gomma di Prada. Avanzava piano, piano stando attenta a dove mettere i piedi per non sporcare troppo le calzature nuovissime. Teneva nella mano sinistra un rosa rossa dal gambo lungo. Giunta in prossimit� della fossa, in un silenzio assoluto e quasi irreale, senza proferire parola con un gesto preciso e veloce, un gesto quasi teatrale, lasci� cadere la rosa sulla bara. Un Rolex rigorosamente d�oro 18 Kt. al polso della contessa MEV, con brillanti da mezzo carato ciascuno al posto dei numeri pari, gett� sulla folla degli astanti almeno sei piccoli bagliori di luce ed accese un subitaneo momento di speranza nei cuori di tutti.

Non si ebbe alcun rumore di ritorno della caduta della rosa e la vedova Assunta non svenne per l�ennesima volta. Dalla sua bocca usc� invece un flebile: �Grazie contessa Maria Elena Vittoria, grazie per essere venuta�. La contessa senza nulla proferire, con lo sguardo perso nel vuoto, gir� il suo corpo verso la direzione da cui era venuta e con passi cadenzati e lenti, sempre per non sporcare le scarpe di Prada, usc� come un�attrice dalla scena in esterno giorno del piccolo cimitero di campagna di S. Ilario. Chi ha udito le parole di ringraziamento della vedova Assunta, giura che la parola �venuta� sia stata pronunciata con un diverso tono di voce, un tono molto pi� acuto.

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