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IL LINGUAGGIO DELLE IMMAGINI
L'apparente casualit� per cui gli architetti si sono trovati tra queste due identit� � forse da leggere non propriamente come inserimento occasionale, ma come elemento promotore, se non delle due ricerche, del rapporto tra esse. La ricerca delle immagini e non soltanto delle immagini dell'arte figurativa, ma particolarmente quelle dell'arte del costruire riguardanti l'intervento modificatore della realt� esterna proprio dell'opera degli architetti, ha cio� permesso l'accostamento e l'individuazione del legame tra realt� inconscia e linguaggio cosciente. L'ipotesi di lavoro � che il linguaggio modificatore della realt� umana, proprio del lavoro dello psichiatra e della psicoterapia, abbia attinenza specifica con questo elemento forse particolarmente inconscio che � l'intervento attivo modificatore della realt� esterna.In altri termini il linguaggio comune che non ha n� intenzione n� forza per modificare la realt� pu� essere connesso alle arti figurative, mentre il linguaggio che modifica l'inconscio e che
trasforma pu� essere paragonato all'architettura. Accade cos� che noi siamo obbligati a fare una ricerca su un linguaggio, quello appunto
modificatore della realt� umana, che abbia nessi precisi o derivazioni ineludibili con le immagini, altrimenti il linguaggio modificatore sarebbe quello che si ha per esclusione o eliminazione delle immagini, non per trasformazione di esse. Accade inoltre che sviluppando questa ricerca siamo obbligati a considerare ed evidenziare non semplicemente le immagini coscienti e le figure definite, ma anche le immagini che dobbiamo definire inconsce che si rappresentano nell'ideazione dell'architetto. Conseguentemente l'inconscio interviene nella realt� e, questo, � un pensiero completamente nuovo ed originale: non � stato mai ammesso infatti dal pensiero umano cosciente che l'inconscio possa intervenire e addirittura determinare quella attivit� che conduce alla sopravvivenza, prima nella costruzione che permette l'abitare, alla vita stessa poi, nel momento in cui l'arte del costruire non si riduca all'utile meccanico e razionale, ma comprenda anche le dimensioni di bellezza e piacere. Queste considerazioni portano alla pretesa di cercare un'identit� dell'architetto che non si limiti all'acquisizione di una tecnica per il benessere dei propri simili, ma aggiunga ad esso una proposizione trasformativa dell'esistente che si costituisce come elemento di frustrazione dell'inerte e spinta verso una maggiore realizzazione umana. La formazione dell'architetto lo conduce quindi nel campo delle scienze umane nell'occuparsi, studiare e creare cose e non soltanto mezzi tecnici per la buona conduzione della vita vegetativa degli esseri umani. La realizzazione dell'abitare comprende qualcosa che sconvolge il momento del quotidiano e dell'inerzia; il "coraggio delle immagini" dicemmo, si trasforma cos�, nel fare, in linguaggio delle immagini proposte nelle cose fatte, quando l'opera dell'architetto non risponde soltanto alla soddisfazione dei bisogni e volendo anche a quella delle esigenze della domanda, ma propone qualche cosa che spinge se non costringe la domanda ad una modificazione di se stessa, modificazione possibile nel momento in cui la risposta dell'architetto contiene in s� quella dose di amore per gli altri che non permette mai la recettivit� passiva del tecnico obbediente ai comandi di un altro essere umano." Uno dei progetti scaturiti dalla collaborazione dello psichiatra Massimo Fagioli con un gruppo di architetti. Sito ufficiale: http://www.nuoveedizioniromane.it/catalogo/psico2.html "Il coraggio delle immagini - Amanita |
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