Nella sua stragrande maggioranza, senza distinzioni di nazionalit� o di sensibilit� politica, il Parlamento europeo, che � la voce democratica di 370 milioni di europei che costituiscono attualmente l'Unione Europea, non comprende il fatto che gli Stati Uniti siano oggi l'unica, tra le grandi democrazie del mondo, a non aver rinunciato a comminare e applicare la pena di morte.
Ogni volta che un'esecuzione capitale � programmata in uno degli Stati del vostro paese, l'emozione e la riprovazione che essa suscita assumono, ormai, una dimensione mondiale. Tutti gli interventi a favore della clemenza, fatti dalle pi� alte autorit� religiose o politiche presso i governatori da cui dipende le decisione finale, ricevono soltanto un netto rifiuto.
Il caso di Derek Rocco Barnabei ha suscitato un'emozione particolarmente grande in Europa, sia perch�, ancora una volta, sussistono dubbi sulla sua reale colpevolezza, sia perch�, oltre alla sua nazionalit� americana, egli � anche originario di uno Stato membro dell'Unione Europea: l'Italia.
Le iniziative diplomatiche, che invano in tanti abbiamo intrapreso presso il governatore della Virginia su richiesta dei parenti del condannato e delle associazioni che sostengono la sua causa, non hanno avuto alcun seguito. Mi permetto, allora, di dirigervi questa lettera aperta, non nello spirito di dare delle lezioni, ma in quello del dialogo leale che si addice all'amicizia che unisce i nostri grandi insiemi continentali.
Da questa parte dell'Atlantico, si riconosce che il vostro grande paese simbolizza ampiamente, in tutto il mondo, la libert� e la democrazia. Nessuno ha dimenticato ci� che l'Europa gli deve per averla aiutata a ritrovare la libert� al prezzo del sangue dei suoi figli negli ultimi due conflitti mondiali. Nessuno contesta che la pena di morte sia stata riconosciuta dalla Corte Suprema conforme alla Costituzione degli Stati Uniti. Nessuno contesta che, in seguito a una condanna capitale, lunghi anni di procedure offrono ai condannati la possibilit� di una revisione del loro processo. Nessuno contesta il diritto di ogni societ� organizzata a difendersi dai criminali che minacciano la sicurezza delle persone e dei beni, n� quello di punirli nella misura dei loro delitti.
L'Europa non dimentica che, fino a poco tempo fa, essa stessa ha usato la pena di morte, e spesso con crudelt�. Alcuni stati l'avevano abolita da tempo, nel loro diritto penale o nella pratica, ma meno di vent'anni fa alcune grandi nazioni europee, profondamente legate ai diritti dell'uomo e ai valori universali, tra cui il mio paese, la Francia, non vi avevano ancora rinunciato e quando i loro parlamenti hanno affrontato la sua abolizione, i dibattiti politici sono stati veementi quanto lo sono oggi negli Stati Uniti. Oggi, ogni polemica � spenta.
Si � per� sviluppata in tutta l'Europa una presa di coscienza collettiva che ha travolto le esitazioni ancora esistenti. Questa presa di coscienza, alla quale mi permetto oggi di invitare il popolo americano, � fondata sui seguenti elementi: nessuno studio obiettivo ha mai dimostrato che la pena di morte abbia un effetto dissuasivo sulla grande criminalit� e in nessuno dei paesi europei che l'hanno recentemente abolita si � avuto un aumento della grande criminalit�; le societ� contemporanee hanno dei mezzi sufficienti per difendersi da essa senza spezzare il sacro principio della vita umana; la punizione per mezzo della pena di morte non � che la sopravvivenza arcaica della vecchia legge del taglione: poich� hai ucciso, anche tu morirai; il macabro copione delle esecuzioni capitali ha ben poco di degno ed � piuttosto il rito sacrificale di un omicidio legale; quando una societ� di diritto perfettamente stabilizzata e che dispone di altri mezzi per difendersi ricorre alla pena di morte, essa indebolisce il carattere sacro di ogni vita umana e l'autorit� morale che essa pu� avere per difenderla dovunque essa sia offesa nel mondo; infine, troppi condannati a cui si toglie la vita sono stati poi riconosciuti innocenti e in quel caso � la societ�, anche se in nome del diritto che si � data, ad aver commesso un crimine irreparabile.
In tutta la storia della giustizia della nostra societ� moderna, un solo innocente da noi messo a morte per errore, una morte che non comporta alcuna necessit�, sarebbe sufficiente per condannare radicalmente il principio stesso di questa pena capitale. Ora, sappiamo tutti che il caso � proprio questo, in particolare negli Stati Uniti.
So che la maggioranza della popolazione del vostro paese rimane favorevole al mantenimento della pena di morte e che, in democrazia, il popolo � sovrano, ma tutto ci� pu� bastare a chi ha la responsabilit� di guidare il proprio paese in modo saggio e moderno? Quando il presidente Lincoln abol� la schiavit�, aveva forse il sostegno della maggioranza degli stati del Sud? Quando il presidente Roosevelt impegn� gli Stati Uniti al fianco degli europei per ristabilire la pace e la libert� nel mondo devastato dal nazismo e dai suoi alleati, ebbe immediatamente il sostegno maggioritario degli americani? Quando il presidente Kennedy impose la fine della segregazione razziale che perdurava in alcuni stati, ebbe il coraggio, senza dubbio a costo della sua stessa vita, di andare controcorrente rispetto ai tanti che intendevano mantenerla, anche con la violenza. Possibile che gli uomini politici di oggi, per opportunismo o per motivi elettorali, non siano che una pallida ombra di quei grandi visionari che hanno fatto l'unione e la grandezza della nazione americana?
Mi auguro, non in veste di censore ma come amica di un grande paese faro del mondo, che gli Stati Uniti si uniscano all'Europa per bandire una pena capitale che non ha pi� ragione di esistere nel millennio che inizia.
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