Boomerang imperiale
MARCO D'ERAMO
In italiano si potrebbe tradurre con Boomerang.
In inglese si chiama Blowback (letteralmente
"contraccolpo", "che ti scoppia
contro"), un termine coniato dalla Central
Intelligence Agency (Cia) per uso interno
e che poi ha preso a circolare tra gli esperti
di politica internazionale, e che indica
le involontarie conseguenze di politiche
tenute segrete ai cittadini americani. "Quelle
che la stampa riporta come perfide azioni
di 'terroristi', o di 'narcotrafficanti'
o di 'stati criminali', spesso si rivelano
essere solo blowbacks di precedenti azioni
americane" scrive Chalmers Johnson nel
lilbro che s'intitola appunto Blowback. Il
costo e le conseguenze dell'impero americano.
Un libro notevolissimo, non solo per quel
che scrive, ma per chi lo scrive e perch�
� stato pubblicato un anno fa. Gi� allora,
nell'elencare i boomerang della politica
americana, Johnson ricordava non solo l'esplosione
nel 1988 del volo Pan Am su Lockerbie, Scozia
(blowback del bombardamento su Tripoli nel
1986 che aveva ucciso una figlia di Gheddafi),
non solo l'epidemia di droga che ha colpito
i ghetti urbani statunitensi negli anni '80,
blowback delle operazioni in Centroamerica
della Cia che usava il traffico di droga
per finanziare le guerriglie contras, ma
anche e soprattutto Osama bin Laden, addestrato,
finanziato e armato dalla Cia prima che si
rivelasse un boomerang letale. Si capisce
perch� dall'11 settembre Blowback � considerato
un libro profetico, e perch� da allora si
vende come noccioline: "Per definizione
il terrorismo colpisce gli innocenti per
attirare l'attenzione sulle colpe di chi
� invulnerabile. Gli innocenti del XXI secolo
dovranno mietere i disastrosi boomerang delle
avventure imperialiste Usa degli ultimi decenni.
Anche se molti americani sono ignari di quanto
� stato ed � fatto a nome loro, dovranno
per� pagarne un prezzo carissimo - individualmente
e collettivamente - per gli incessanti sforzi
della loro nazione di dominare la scena globale".
Ad accrescere la credibilit� del libro c'�
il fatto che � scritto non dal solito radical-terzomondista,
ma da un convinto anticomunista, che negli
anni '60 fu un acceso fautore della guerra
in Vietnam, come confessa nella prefazione:
"In quegli anni ero irritato dalla protesta
degli studenti che mi sembrava tanto auto-indulgente
quanto santarellina... In realt� loro stavano
capendo molto meglio di me le motivazioni
profonde di un Robert McNamara, di un Walt
Rostow. Coglievano un elemento essenziale
della natura del ruolo imperiale dell'America
nel mondo che a me sfuggiva".
Il primo messaggio importante che Johnson
comunica ai suoi concittadini � appunto che
gli Usa sono un potere imperiale, una nozione
di cui gli americani sono ignari: sanno di
essere la nazione pi� potente della terra,
ma non pensano di essere un impero: "Noi
americani siamo profondamente convinti che
il nostro ruolo nel mondo � virtuoso - che
le nostre azioni sono invariabilmente per
il bene altrui quanto per il nostro. Anche
quando i nostri atti finiscono in disastri,
presumiamo che le motivazioni fossero onorevoli".
Non per nulla il libro comincia con la strage
della funivia del Cermis, l'assoluzione dei
piloti, il rifiuto di risarcire le famiglie:
"Tipica di un popolo imperiale la memoria
corta sui propri pi� spiacevoli atti imperiali,
ma per chi li subisce la memoria pu� essere
molto pi� lunga". Il Cermis non � un
caso isolato: gli impuniti stupri di ragazzine
giapponesi da parte di marines Usa a Okinawa;
il peschereccio giapponese affondato da un
sottomarino atomico in emersione... Ma questi
episodi sono riportati in sordina dai media
Usa: "Ci esimiamo dall'essere coscienti
di come possiamo apparire al resto del mondo.
La maggior parte degli americani non � conscia
di come Washington esercita la sua egemonia
globale, visto che tanta parte di queste
attivit� si svolge in segreto o sotto diciture
consolanti. Tanto per cominicare, molti trovano
difficile da credere che il nostro posto
nel mondo abbia qualcosa a che vedere con
un impero. Ma solo se riusciamo a vedere
il nostro paese come qualcosa che insieme
trae profitto ed � intrappolato dalle strutture
di un impero in costruzione, riuciremo a
spiegarci molti elementi del resto del mondo
che altrimenti ci lasciano perplessi".
Johnson comincia subito col dire pane a pane,
e cio� che gli Stati uniti occupano militarmente
il mondo. In particolare sotto occupazione
militare americana sono Gran Bretagna, Germania,
Spagna, Italia, Turchia, l'Arabia Saudita,
Filippine, Giappone, Corea del Sud. "Dieci
anni dopo la fine della guerra fredda, centinaia
di migliaia di soldati americani, dotati
dell'armamento pi� avanzato del modo, incluse
armi atomiche, sono stanziati in pi� di 61
basi in 19 paesi, se si usa la definizione
pi� restrittiva data dal Dipartimento della
difesa per definire una 'grande installazione';
ma se s'include ogni istallazione che ospiti
rappresentanti delle Forze armate Usa, allora
il numero sale a 800 basi. Naturalmente,
non ci sono basi italiane negli Stati uniti.
Il solo pensiero sarebbe ridicolo. N�, se
per questo, ci sono basi tedesche, indonesiane,
russe, greche o giapponesi di stanza sul
suolo italiano. Per di pi�, l'Italia � uno
stretto alleato degli Usa e non c'� nessuna
nazione che sia una verosimile minaccia per
le sue rive. Tutto ci� � quasi troppo ovvio
da constatare. Semplicemente non � materia
di discussione, e ancor meno di dibattito
nella terra dell'ultimo potere imperiale.
Probabilmente questo modo di pensare � una
seconda natura per ogni impero. Pu� darsi
che i romani non trovassero strano avere
truppe in Gallia, n� gli inglesi in Sudafrica.
Ma ci� che rimane taciuto, � pur sempre reale,
e non � perch� � rimosso da ogni discussione
interna che manca di conseguenze".
Johnson definisce quello Usa come un impero
informale: infatti esso non � l'estensione
del dominio legale di uno stato su un altro:
"Gli imperi pi� moderni sono di solito
celati da qualche concetto ideologico e giuridico
- commonwealth, alleanza, mondo libero, occidente,
blocco comunista - che maschera le relazioni
concrete fra i suoi membri". La natura
del progetto imperiale americano era nascosta
dalla guerra fredda, ma � stata disvelata
dal crollo dell'Urss, quando gli Stati uniti
hanno continuato a occupare militarmente
paesi che non dovevano pi� fronteggiare la
"minaccia comunista". Una delle
caratteristiche di questo progetto imperiale
� di piegare tutti gli altri paesi al proprio
sistema sociale, alla propria organizzazione
economica, alla bibbia del libero mercato.
Cos� facendo, gli Usa somministrano al mondo
di oggi la stessa prescrizione che Stalin
formulava in una conversazione con Tito nel
1945 e riportata da Milovan Djilas: "Questa
guerra � diversa dalle altre. Chiunque occupa
un territorio deve imporre il proprio sistema
sociale. E ognuno imporr� il suo sistema
sociale finch� il suo esercito avr� il potere
di farlo. Non pu� essere altrimenti".
Tutto il libro sviluppa le analogie tra le
politiche dell'Urss durante la guerra fredda
e l'attuale progetto imperiale americano:
e i blowbacks che gli Usa dovranno fronteggiare
somigliano a quelli che hanno portato al
crollo l'Unione sovietica.
Johnson interpreta la crisi asiatica degli
anni '90 come il tentativo da parte degli
Usa di piegare il modello capitalista giapponese
al capitalismo americano (notevole in questo
libro profetico � che la teoria del blowback
sia formulata non da un mediorientalista
o da un arabista, ma da uno specialista di
Cina e Giappone). In questo decennio gli
Stati uniti hanno cercato d'imporre al mondo
il loro modello sociale, facendo precipitare
nella miseria i paesi che non vi si uniformavano:
"dalla fine della Guerra fredda, per
perseguire la propria politica estera gli
Stati uniti hanno smesso quasi del tutto
di affidarsi alla diplomazia, all'aiuto economico,
alla legge internazionale, alle istituzioni
internazionali e si sono affidati sempre
di pi� al pugno sul tavolo, alla forza militare
e alla manipolazione finanziaria". Nel
1998 Madelain Albright, segretaria di stato,
diceva: "Se dobbiamo usare la forza
� perch� noi siamo l'America. Siamo la nazione
indispensabile. Noi ci ergiamo alti. Noi
vediamo pi� lontano nel futuro". Il
progetto di quest'impero informale � di ridurre
il mondo a immagine e somiglianza degli Usa.
In questo senso, Johnson estende il significato
di blowback a tutti i costi che deve subire
la nazione americana nel suo trasformarsi
in impero: "Blowback � un abbreviazione
per dire una nazione miete ci� che ha seminato,
anche se non capisce cosa ha seminato. Con
la loro ricchezza e il loro potere, gli Usa
saranno il primo e principale oggetto di
tutte le pi� prevedibili forme di blowback,
in particolare attachi terroristi, anche
su territorio Usa. Ma la vera minaccia �
il blowback nel suo senso pi� lato - il costo
tangibile di un impero - perch� gli imperi
sono imprese carissime. La deindustrializzazione
degli Usa � un'involontaria conseguenza negativa
della politica americana. Un altro esempio
di blowback � la crescita del militarismo
in una societ� che una volta era democratica.
E' l'impero che fa problema. Pi� i progetti
sono imperialisti e pi� provocano blowbacks".
A conclusione, riporto la curiosa critica
che questo conservatore americano muove a
Marx e Lenin che "sbagliavano sulla
natura dell'imperialismo. Non � la contraddizione
del capitalismo che porta all'imperialismo,
ma � l'imperialismo che nutre alcune delle
pi� importanti contraddizioni del capialismo.
Quando queste contraddizioni maturano, creano
devastanti crisi economiche".