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tratto da "Il Manifesto"
Viviamo in gabbia
Ali Rashid
Niente di nuovo sta avvenendo nella terra
della Palestina, nel senso che la storia
si ripropone nella sua forma pi� arcaica,
stupida e violenta, che offende la nostra
intelligenza e le conquiste che l'umanit�
ha accumulato nel campo della scienza, della
letteratura e nella materia del diritto.
E' indescrivibile non solo sul piano del
diritto, ma anche di un minimo di buon senso
e di umanit� quello che da anni sta avvenendo
sotto gli occhi di tutti in Palestina, �
una lenta ma inesorabile guerra di annientamento
di un popolo, che ha visto l'insediarsi al
suo posto e nelle proprie terre, case e propriet�
un altro popolo e uno stato incurante del
destino dei palestinesi, e dove la crescita
d'Israele significa di fatto ulteriore sconfinamento
della Palestina fuori della storia e della
geografia e lo spostamento del suo popolo
che ha assunto sempre di pi� l'aspetto di
un mucchio di carne umana, viva, ma ingabbiata
in spazi chiusi in continua riduzione.
Ci viene da piangere quando pensiamo a quello
che fummo e a quello che avremmo potuto essere
se non avessimo incontrato gli israeliani
sul nostro percorso, e ci viene rabbia e
frustrazione quando ci svegliamo dalla nostra
incredulit� e ci rendiamo conto di quello
che hanno in programma per il nostro futuro.
In questa gabbia � proibito protestare, �
proibito pensare, proibito tentare ad affrancarsi
come avviene in qualsiasi normale prigione.
E mentre il loro stato prospera e si invigorisce,
gli spazi della nostra esistenza e del nostro
futuro si riducono sempre di pi�. (Secondo
Sharon questi immaginari confini mobili,
a senso unico, non devono avere fine nello
spazio e nel tempo).
In nome di che cosa e di quali principi avviene
tutto questo? In nome di Dio, o di una civilt�
superiore di un popolo eletto?
E in nome di che cosa c'� questo vergognoso
ed imbarazzante silenzio che significa consenso,
e in nome di quale principio qualche dotto
del diritto ci fa sapere che l'occidente
deve essere comunque e sempre a fianco degli
ebrei e di Israele anche quando Israele sbaglia
e mette a repentaglio quello che l'occidente
democratico dovrebbe rappresentare in termine
di diritto e legalit�? Si deve uscire da
questo ciclo infernale.
Il terrorismo va combattuto in tutte le sue
forme. Quello dei poveri perch� � il peggiore
nemico delle cause che pretende di difendere;
e quello degli stati perch� rappresenta la
forma pi� alta e sofisticata per aggirare
la legalit� e forzare il diritto per servire
i propri interessi e perch� cos� facendo
spinge altri, con meno mezzi e strumenti,
ad imboccare la stessa strada sbagliata.
Che a qualcuno sembra una scorciatoia, ma
in realt� mina nelle fondamenta la societ�
che lo pratica e lo subisce.
Che cosa bisogna aspettare per capire a cosa
mira Sharon se � stato lui stesso a dirlo
in diversi occasioni e nelle forme pi� chiare
e solenni possibili? Lo ha detto nel suo
programma elettorale, lo ha fatto con la
sua passeggiata sulla spianata della moschee,
con l'aggravante di trasformare il conflitto
in una guerra di religione e rafforzare in
seno alle due societ� il peso e la cultura
dei movimenti integralisti. Lo ha fatto quando
ha dichiarato di considerare l'accordo di
Oslo come lo sbaglio strategico pi� grande
che Israele abbia mai commesso. Lo fa tutti
i giorni quando trasforma la vita quotidiana
di tutto il popolo palestinese in un inferno
permanente, in un'impresa impossibile e in
una continua umiliazione, lo fa quando colpisce
l'Autorit� nazionale palestinese nella sua
credibilit� e autorevolezza per trasformarla
in un strumento di repressione contro il
suo popolo senza essere disposto a prendere
in considerazione anche una minima parte
di suoi legittimi diritti ed aspirazioni.
Anche noi palestinesi abbiamo molta strada
da fare. A prescindere da Israele e dalla
sua politica, il nostro compito � quello
di non scivolare in quella che potrebbe sembrare
la scorciatoia della repressione come mezzo
unico per fronteggiare il terrorismo,scorciatoia
sbagliato che porta alla guerra civile che
� l'obbiettivo di Sharon. Anche a costo di
andare a parlare ai palestinesi uno ad uno
sulla gravit� della situazione, dicendo loro
che questo conflitto pu� essere vinto solo
con la pazienza e la ragionevolezza anche
quando sembra impossibile poterle mantenere.
Il nostro popolo ha dimostrato un senso di
responsabilit� e tenacia anche in momenti
peggiori, e ristabilire con esso di nuovo
un rapporto di fiducia che era venuto meno
negli ultimi anni deve diventare un obbiettivo
primario.
Dobbiamo poter diffondere di nuovo la speranza
per un futuro piu bello e meno squallido
di quello che promette Sharon (in attesa
che venga processato come criminale di guerra),
sperando che nel frattempo si svegli la parte
migliore della societ� israeliana e delle
comunit� ebraiche se non vogliono portare
il senso della vergogna per tutta la loro
vita per quello che Israele sta facendo di
noi. Sono certo che non sar� vana la nostra
attesa di un intervento pi� determinato della
comunit� internazionale spinta da decine
di iniziative promosse dalle forze pi� vive
delle societ� democratiche per difendere
un popolo che viene calpestato nella sua
dignit�.
Primo segretario della Delegazione palestinese
in Italia