http://www.unpodisinistra.it/citazioni/borrelli.htm

Signor Presidente, Signori Presidenti di Sezione, Signori Consiglieri della
Corte d'Appello di Milano adunati in Assemblea Generale; Colleghi Sostituti
Procuratori Generali; Signori Magistrati dei tribunali e delle procure della
Repubblica del Distretto, Signori Magistrati onorari, Signori Dirigenti,
Funzionari, Impiegati dei vari uffici giudiziari. Nell'accingerci a
celebrare la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2002 �
doveroso rivolgere anzitutto il nostro pensiero e il nostro ossequio al
Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Presidente del Consiglio
Superiore della Magistratura, idealmente presente tra noi , instancabile
cultore e animatore di una coscienza civica che dall'ambito nazionale si
allarga alla patria europea e al mondo contro ogni particolarismo
localistico; virtuale altissimo garante della unit� talvolta problematica
tra i poteri dello Stato tutti promananti e perci� legittimati, direttamente
o mediatamente, dalla volont� del popolo italiano; tutore dei meccanismi e
dei valori del progetto democratico tracciato nella Costituzione nata - lo
si ricordi - dalla Resistenza contro il regime del ventennio e dunque anche
presidio di resistenza contro ogni altro regime possibile o futuro.
Esprimo, come gi� nelle occasioni precedenti, la devota riconoscenza mia e
del mondo giudiziario del Distretto a Sua Eminenza il Cardinale Carlo Maria
Martini, da ventidue e vorremmo augurarci per molti anni ancora Arcivescovo
di Milano, la cui costante presenza alle cerimonie inaugurali riflette su
queste una luce che, al di l� delle dimensioni tecnica e istituzionale,
conferisce loro, o ne svela, una valenza di pi� ampio respiro comunitario e
spirituale.
Ringrazio altres� per la loro presenza il Vice Presidente del Parlamento
Europeo On.Guido Podest�, il Prefetto Dott.Bruno Ferrante, il Generale di
Squadra Aerea Giulio Mainini, Comandante della 1^ Regione Aerea e del
Presidio Militare di Milano, il Generale di Corpo d'Armata Mariano
Ceniccola, Comandante Interregionale dei Carabinieri "Pastrengo" , il
Tenente Generale Bruno Viva, Comandante del Corpo d'Armata di Reazione
Rapida, il Generale di Corpo d'Armata Angelo Ferraro, Comandante
Interregionale della Guardia di Finanza, l'avv.Giovanni Di Cagno,
rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura, di cui �
componente, il Presidente Giovanni Schiavon, Capo dell'Ispettorato, in
rappresentanza del Ministero della Giustizia (Presidente Schiavon, l'ultimo
contatto della magistratura milanese con un Capo di Ispettorato risale
all'infausta �ra Mancuso: mi auguro vivamente che la Sua presenza oggi qui
sia portatrice di un messaggio alquanto diverso).
Porgo il mio saluto, ancora, alla Vice Presidente della Giunta Regionale
On.Viviana Beccalossi, alla sempre deliziosamente gentile Presidente della
Provincia On. Ombretta Colli,al Vice Sindaco di Milano Sen.Riccardo De
Corato, al Questore Dott.Vincenzo Boncoraglio, al Presidente e all'intero
Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Milano, alle illustri Rappresentanze
degli Ordini Forensi di altri Paesi, ai numerosi Parlamentari presenti, al
Presidente del Tribunale Amministrativo Regionale, al Presidente della
Sezione Giurisdizionale e al Procuratore Regionale della Corte dei Conti, ai
Magnifici Rettori delle Universit�, ai Dirigenti delle articolazioni locali
delle Amministrazioni dello Stato, ai vertici delle Forze Armate e delle
Polizie, ai rappresentanti della cultura, del giornalismo, del mondo
dell'economia.
Porgo il mio saluto, infine, ai cittadini, anzi, "alle loro maest� i
cittadini", come soleva dire il compianto Prefetto Carmelo Caruso,
avvicinati oggi da un lodevole interesse a questa cerimonia, del resto non
esoterica nonostante il paludamento, ma a loro destinata.
Come molti dei presenti gi� sanno, il limite di tempo assegnato al discorso
del procuratore generale non permette un consuntivo analitico degli eventi
giudiziariamente rilevanti n� del lavoro svolto dai vari uffici. Per una
meno sommaria informazione rinvio i cortesi ascoltatori alla lettura delle
relazioni pubblicate nella seconda parte del volumetto oggi distribuito.
Quanto alle tabelle statistiche richiamo le consuete riserve e avvertenze
circa le incongruit� derivabili dal non ancora completato assestamento
interno dei dati e circa l'inevitabile divario tra i dati stessi, aventi
carattere prettamente giudiziario, e la realt� esterna, ben lungi
dall'essere tutta visibile, o ugualmente visibile, o tempestivamente
visibile, nello specchio dell'attivit� della magistratura. Per il Tribunale
di Milano, peraltro, un Ufficio delle Statistiche, recentemente costituito
sotto la guida di un magistrato, sta operando con esemplare cura una
integrale revisione critica dei dati e delle metodiche, che risulter�
utilissima per i fini dell'organizzazione generale del Tribunale stesso.
Per ci� che riguarda in generale il livello di funzionalit� degli uffici,
l'osservazione rivela un ventaglio alquanto diversificato di situazioni
locali. Ma anche dove la pressione dei carichi civili e penali � molto
rilevante in rapporto alle risorse umane (Monza, afflitta da sempre da un
forte squilibrio tra l'entit� della popolazione e gli organici dei
magistrati e degli amministrativi; Busto Arsizio, percossa dall'ondata di
piena della criminalit� collegata allo scalo intercontinentale di Malpensa;
Milano, dove la Procura della Repubblica, anche a causa di scoperture di
organico, � costretta a grossi sforzi per conciliare la presenza dei
pubblici ministeri alle udienze fissate dal Tribunale con le ordinarie
attivit� di indagine), le situazioni vengono fronteggiate dappertutto
onorevolmente. Il bilancio globale si attesta su valori di sostanziale
equilibrio tra entrate e uscite, cio� tra nuove iscrizioni e definizioni,
sebbene il recupero di velocit� e il raggiungimento dell'obiettivo di una
giustizia mediamente e non solo saltuariamente rapida, o almeno ragionevole
nei suoi tempi, siano ancora abbastanza problematici. La lentezza dei
processi davanti alle magistrature ordinarie, �, del resto, male comune a
molti Paesi anche europei, e forse in alcuni - secondo indicazioni
provenienti dal mondo dell'avvocatura - persino pi� grave che da noi.
In qualche caso le statistiche ufficiali paiono delineare una diminuzione
delle pendenze vuoi civili che penali, che, se rispondente al vero, �
foriera di speranza nel progresso. Pi� di un capo di ufficio esprime
valutazioni positive circa gli effetti dell'unificazione dei giudici e dei
pubblici ministeri di prima istanza, dell'accresciuta area della competenza
monocratica, dell'aggregazione di giudici onorari alle sezioni civili
stralcio, del pi� frequente ricorso al rito penale abbreviato. Prosegue, per
la Corte d'Appello, un andamento positivo di riduzione delle pendenze sia
civili che penali, donde la legittima aspettativa di un miglioramento della
situazione.
Comune a tutti i capi degli uffici � la lamentela per le scoperture, in
alcuni casi scandalose, negli organici del personale amministrativo, che
vanificano in parte gli sforzi dei magistrati, confondono i profili
professionali e generano disordine quando non autentici e gravi disservizi
negli adempimenti che precedono e che seguono l'udienza. Il problema ha una
delle sue concause nell'esiguit� della componente settentrionale nelle leve
degli amministrativi, e anche in una certa proclivit� del Ministero della
Giustizia a favorire il ritorno di dipendenti nei luoghi d'origine
dell'Italia centro-meridionale.
Comunque possa valutarsi la situazione del Distretto in termini oggettivi,
mi preme porre in evidenza come da nessun ufficio provengano manifestazioni
di sconforto n� opinioni di sconfitta, al contrario rilevandosi in tutti, a
cominciare dai capi, la ferma volont� di risolvere ad ogni costo le
difficolt� con l'impegno, il sacrificio, l'intelligenza nell'ottimizzazione
delle risorse disponibili. E' questo un dato di carattere morale, ma con un
suo riflesso pragmatico, che fa onore ai Colleghi e alla civilt� lombarda di
cui tutti, per nascita o per adozione, ci sentiamo impregnati.
Estremamente accurato � il controllo che il Consiglio Giudiziario, in base
alle minuziose circolari del Consiglio Superiore della Magistratura,
esercita sulle tabelle di composizione degli uffici , sulla distribuzione
interna del lavoro e su tutti i provvedimenti organizzativi dei capi,
nell'ottica di una continua rivisitazione dei criteri adottati per renderli
sempre meglio rispondenti alle esigenze della razionalit� e dell'efficienza.
Particolare attenzione � stata dedicata negli ultimi tempi alla formazione
professionale sotto un triplice aspetto: la creazione, presso sedi
accademiche, delle scuole di specializzazione a partire da questo mese di
gennaio per laureati che aspirano alla magistratura, all'avvocatura o al
notariato, sotto la guida di docenti universitari, di professionisti e di
magistrati; il tirocinio degli uditori giudiziari senza funzioni, nonch� dei
giudici di pace di nuova nomina; l'aggiornamento e l'arricchimento
culturale, o formazione permanente, a vantaggio di tutti i magistrati togati
e onorari, con iniziative tra l'altro di studio di tutte le pi� importanti
leggi civili e penali di nuova emanazione. Di tutte, non solo di alcune,
come con calunniosa malevolenza � stato insinuato da qualche parte.
Analoghe, e molto ben concepite attivit� di formazione vengono svolte da
funzionari esperti presso la Scuola per la pubblica amministrazione a
vantaggio del personale amministrativo dei vari livelli.
Per quanto riguarda in particolare la giustizia penale, vari procuratori
della Repubblica del Distretto addebitano genericamente al vigente codice di
procedura penale e alle recenti novelle (avviso della conclusione delle
indagini preliminari, indagini difensive, giusto processo, difesa d'ufficio,
informazioni sul diritto di difesa) la causa della lentezza dei
procedimenti; mentre la riforma del giudice unico e l'ampliamento della
competenza monocratica ricevono valutazioni negative per l'accresciuto
numero di udienze che sottrae tempo alle indagini, positive invece per
l'incremento di produttivit� in termini di sentenze. La posizione pi�
ottimistica trova concordi vari presidenti di tribunale, alcuni dei quali
sottolineano il notevole aumento della quota di definizioni con rito
abbreviato e il deciso avvio di una fase di riduzione delle pendenze (con
l'esposizione peraltro di numeri non coincidenti con quelli elaborati in
sede ministeriale, ci� che ancora una volta consiglia cautela nella
valutazione delle statistiche).
Non condivido, se non per aspetti particolari, l'atteggiamento critico e
sostanzialmente misoneista di chi indiscriminatamente deplora le novelle. Se
alcuni appesantimenti potevano ragionevolmente evitarsi, il nucleo delle
innovazioni, e principalmente il diritto alle investigazioni difensive,
attua n� pi� n� meno che la parit� delle parti e costituisce mero sviluppo
della concezione accusatoria che ha informato il codice Pisapia Vassalli e
alla quale personalmente ho plaudito fin dall'inizio. E' da dire, piuttosto,
che ogni ampliamento di garanzie e/o di poteri deve essere utilizzato
linearmente per gli scopi cui il legislatore l'ha destinato, non distorto a
danno del processo, del giusto processo e del suo fine ultimo, e ci� non
sar� possibile se non accettando una deontologia professionale e una
conduzione processuale a tolleranza zero. Il codice civile conosce il
divieto degli atti di emulazione.
Un moderno codice deontologico dovrebbe sanzionare come oltraggio alla
giustizia ogni esercizio di diritti all'interno del processo, che abbia come
unico scopo quello di nuocere o recare ritardo al processo stesso e renderne
irragionevole la durata: e mi astengo dal citare gli esempi, pur clamorosi,
offerti da esperienze in corso. Che dire poi del recente, soccorrevole
tentativo di sabotaggio di un processo, proveniente addirittura
dall'esterno, da un elevato livello esterno, sotto l'ingannevole specie
dello scrupolo legalitario?
Deve aggiungersi che alcuni rallentamenti generati dalla riforma hanno
riguardato i dibattimenti gi� pendenti, per intuibili problemi di diritto
intertemporale, ma non dovrebbero condizionare pi� di tanto i tempi dei
procedimenti, una volta che le innovazioni siano state assimilate dagli
operatori e i nuovi meccanismi siano per cos� dire a regime.
L'apparato della giustizia penale si � arricchito da pochi giorni di una
nuova articolazione, grazie all'entrata in vigore della legge che ha
attribuito un'area di competenza, appunto, penale al giudice di pace. A
questo stuolo di magistrati onorari, le cui benemerenze nel settore della
giustizia civile si rinnovano gi� da sei anni (un saluto specialmente grato
voglio rivolgere a quelli che conosco meglio, i giudici di pace di Milano, e
alla loro Coordinatrice), formulo gli auguri pi� fervidi per i loro nuovi
compiti. La sperimentazione di istituti quali la mediazione, la permanenza
domiciliare, il lavoro di pubblica utilit�, l'esclusione della procedibilit�
nei casi di particolare tenuit�, l'estinzione del reato conseguente a
condotte riparatorie, proporr�, ne sono sicuro, orizzonti alternativi agli
arcaismi sanzionatori di un diritto penale classico basato sulla
retribuzione di un male commesso dal singolo con l'inflizione di un male
corrispettivo, talvolta peggiore, da parte dello Stato.
In ordine alla giustizia civile, le voci dei presidenti di tribunale
sembrano accordarsi su una nota di relativo ottimismo, giustificato da un
supero pi� o meno marcato del numero delle cause definite rispetto a quelle
sopravvenute, sicch� in quasi tutte le sedi le pendenze risulterebbero in
diminuzione. Le relazioni dei capi degli uffici giudicanti, per vero, sono
alquanto parche di considerazioni sui temi della giustizia civile, anche per
quegli aspetti che nel divenire, nell'evolversi della legislazione
dovrebbero destare pi� vivo interesse negli operatori e curiosit� negli
osservatori. Fa eccezione la relazione del Presidente del Tribunale di
Monza, che, esaminando il processo civile riformato, rileva come questo si
caratterizzi per una pi� ordinata sequenza delle varie fasi, con un
risultato di accelerazione delle decisioni, talvolta per� ottenuto
impropriamente con la "cautelarizzazione" del processo. Il ricorso a
strumenti anticipatori interni al processo sembra a quel Presidente
inadeguato a scopi deflattivi, e in generale ad abbreviare apprezzabilmente
i tempi di gestione delle cause civili.
Le sezioni stralcio esauriranno ovunque i propri ruoli entro il quinquennio
previsto. Il funzionamento dei giudici di pace - peraltro non dappertutto a
ranghi completi - � valutato positivamente. Sul piano dell'effettivit�, le
esecuzioni civili lasciano molto a desiderare; ma non pu� non porsi in
evidenza, con alta lode, la riorganizzazione delle esecuzioni immobiliari
studiata e attuata dal Tribunale di Monza secondo un modello che � stato
pubblicamente illustrato in un convegno della scorsa primavera e al quale si
ispireranno altri tribunali del Paese.
Una menzione particolare spetta al funzionamento della giustizia nel campo
minorile. Preme a questa Procura Generale segnalare l'impegno
qualitativamente e quantitativamente cospicuo, secondo una tradizione
consolidata da parecchi decenni, del Tribunale e della Procura della
Repubblica per i Minorenni nei compiti di estrema delicatezza e formidabile
rilevanza umana e civica attribuiti loro dall'ordinamento. Tale impegno �
rispecchiato non soltanto dall'oggettivit� del lavoro svolto, che, si badi,
possiede una valenza virtuale oltrepassante i confini del settore specifico
con la sperimentazione di alcuni istituti suscettibili di transitare
utilmente dal laboratorio minorile al mondo della giustizia per gli adulti.
E' rispecchiato anche dalla pregevole completezza delle relazioni che i capi
dei due uffici hanno elaborato, dall'accorata, generosa partecipazione etica
ed emotiva che gli autori hanno posto in tali documenti nell'affrontare le
vaste problematiche della loro attivit� quotidiana, dall'ampiezza degli
orizzonti strategici delineati, in definitiva dalla fortissima vocazione
professionale che ne traspare.
Le difficolt� che la giustizia minorile incontra provengono dalle
caratteristiche di un contesto sociale, di estensione distrettuale, in cui
l'attenzione alla condizione dell'infanzia e in genere dell'et� evolutiva
deve abbracciare uno spettro che va dalla povert� avventurosa e spaesata
delle famiglie degli immigrati alle isole esclusive dei clan nomadi, dalle
aree anarcoidi e violente delle periferie urbane agli ambienti delle
famiglie pi� o meno, ma neppure sempre in crisi, appartenenti alle fasce
piccolo-medio-borghesi della societ�, e talvolta alto-borghesi. Il
denominatore comune - generatore del disagio donde nascono devianze,
sofferenze, conflitti - � rappresentato dalla carenza di un'autentica
cultura dell'infanzia, a volte necessitata dalle circostanze, a volte frutto
di disattenzione, spesso causata dall'incapacit� negli adulti di trasmettere
valori che si discostino dall'ideologia di un'identit� cercata, secondo la
nota espressione di Erich Fromm, nell'avere piuttosto che nell'essere.
Nel settore minorile penale il rito attuale consente un pi� utile approccio
al minore deviante, con il grave limite delle barriere culturali e
linguistiche che rendono ardua la comunicazione verso i numerosissimi
minorenni stranieri ; occorrerebbe tuttavia snellire la fase davanti al
giudice dell'udienza preliminare e consentire a questo di pronunziare
proscioglimenti per irrilevanza dei fatti o condanne fino a un tetto di pena
da stabilirsi. In ordine alle strutture di custodia e di riabilitazione sono
da rimarcarsi l'incapienza ormai conclamata dell'istituto Cesare Beccaria,
l'insufficienza degli addetti alla rieducazione e, nonostante l'apporto
ausiliario notevolissimo di un volontariato caratterizzato da impegno e
abnegazione, ma con frequenti disomogeneit� nei moduli operativi, la carenza
di strutture comunitarie di accoglienza che siano attrezzate per efficaci
percorsi di riabilitazione e rieducazione.
Giudizi positivi sono da formularsi in ordine all'istituto della messa alla
prova del giudicando, in ordine alla pratica della mediazione penale (gi�
commentata favorevolmente nella relazione dell'anno scorso) e al
funzionamento della struttura di pronto intervento minorile, interamente
affidata a laici.
I problemi dell'adozione e dell'affidamento sono spesso sollevati dai media,
ma per lo pi� con distorsioni finalizzate a mozioni affettive di dubbia
lega, che talvolta privilegiano una sorta di diritto proprietario sul minore
legato al sangue, talaltra l'aspirazione genitoriale delle coppie sterili,
talaltra ancora gli investimenti affettivi dell'adulto: ben raramente
valutandosi le situazioni con il criterio, enunciato a parole, della
centralit� dell'interesse del minore. La pendenza di procedimenti per
dichiarazioni di adottabilit� � notevolmente calata, sia per un aumento di
produttivit� dell'Ufficio, sia perch� � in generale migliorata l'assistenza
alle famiglie in difficolt� e perch�, al di fuori dei casi di pregiudizio
irreversibile, si preferisce ricorrere all'istituto dell'affidamento, del
quale tuttavia non sar� mai abbastanza sottolineata la temporaneit� legata
alla congiuntura familiare.
La carrellata sul funzionamento degli uffici del Distretto non potrebbe
chiudersi senza la menzione pi� che lodevole dell'attivit� del Tribunale di
Sorveglianza, intorno a cui nella primavera scorsa erano state suscitate
polemiche abbastanza pretestuose e non del tutto limpide, paradossalmente in
coincidenza con il pressoch� totale riassorbimento dell'arretrato. Il
Tribunale di Sorveglianza, nonostante l'inadeguatezza del suo organico anche
in paragone con altri uffici omologhi, con un poderoso sforzo lavorativo ha
definito tra l'ottobre 1999 e il giugno 2001 ben 31.501 procedimenti,
riducendo la pendenza a 5390 numeri, pari a un terzo circa delle
sopravvenienze annuali. E non vi � chi non comprenda quanto la messa a
regime giovi agli interessi stessi dei detenuti sotto il profilo della
sollecitudine nell'esame dei loro ricorsi.
Sulla situazione delle carceri la relazione del Provveditore Regionale,
ricca di interessanti spunti, segnala problemi vecchi e nuovi, aggravatisi
recentemente, di sovraffollamento e di continue urgenze di smistamento;
difficolt� conseguenti nelle attivit� trattamentali, tra l'altro non sempre
coordinate progettualmente; ombre e pi� rare luci sul piano della medicina
penitenziaria; obsolescenze e rifacimenti delle strutture edilizie, nonch�
progetti di nuove costruzioni; carenze di personale civile e di Polizia
penitenziaria; condizioni di disagio della popolazione detenuta, con un
numero non indifferente di gesti suicidari e di decessi per malattia. Al
quale proposito non mi stancher� di stigmatizzare come medievali la realt� e
la sottostante, latente ideologia di un sistema custodiale che alla
privazione della libert� personale aggiunge quote indebite di sofferenza
psichica e fisica talvolta degradanti per i reclusi; a maggior ragione, la
drammatica, assoluta intollerabilit� di una siffatta condizione per i
ristretti in custodia cautelare.
La Casa ex mandamentale di Tirano � tuttora chiusa, mentre potrebbe
utilmente adibirsi a sezione femminile della Casa Circondariale di Sondrio,
e troppo prolungate paiono le chiusure per ristrutturazione della Casa
Circondariale di Lecco e del terzo reparto della Casa Circondariale di
Milano. Ispirata a modernissimi criteri � la nuova struttura di Bollate,
finalmente entrata in funzione, dotata di una capienza ottimale di oltre
ottocento posti e utilizzata al momento per circa cinquecento detenuti.
Altissime a Milano le percentuali dei detenuti stranieri (oltre il 50%) e
dei detenuti per violazione della disciplina degli stupefacenti (oltre il
40%).
Per quanto riguarda le tipologie della casistica transitata attraverso i
meccanismi giudiziari, nel campo civile viene riscontrato in tutto il
Distretto un aumento del contenzioso lavoristico e previdenziale, in parte
dovuto all'affluenza di cause attinenti al rapporto di pubblico impiego
passate in tempi recenti alla competenza del giudice ordinario. Pesante �
tuttora il contenzioso in materia di locazioni, sebbene mostri varianti
legate a situazioni particolari di disponibilit� di alloggi sul mercato e a
fattori socio-economici non uniformi nelle province. Un complessivo
incremento si registra nei numeri delle cause di separazione e di divorzio.
Stabile nell'insieme, nonostante un picco occasionale nel Circondario di
Lecco e un aumento del 10% in quello di Monza, � il panorama delle
dichiarazioni di fallimento. Nei restanti settori non vengono segnalate
variazioni che caratterizzino il periodo in esame rispetto agli anni
precedenti. Con riferimento al campo penale mi limito a toccare alcuni
argomenti (criminalit� minorile, delitti politici, mafia, reati contro la
pubblica amministrazione, reati sessuali), rinviando per il resto alla
lettura della seconda parte del volumetto.
La criminalit� minorile appare preoccupante non tanto per il numero dei
procedimenti, che � diminuito, quanto per la natura e la qualit� dei reati -
spaccio di stupefacenti, rapina, offesa alla persona, violenza sessuale -
con apporto non trascurabile alle statistiche da parte di rampolli di classi
abbienti, totalmente insensibili verso il problema della legalit�; n� ci�
stupisce, considerando l'inclinazione, diffusa con diverse connotazioni in
diversi strati sociali e facilmente penetrabile nella mente dei giovani, ad
interpretare la libert� come franchigia personale da ogni regola.
Sulla criminalit� politica, risparmiando all'uditorio ogni riflessione
tragicamente ovvia sui fatti che hanno sconvolto il mondo nel settembre
scorso, segnalo una indagine, sviluppatasi a Milano e in parte a Busto
Arsizio tra il 2000 e il 2001 sul terrorismo internazionale di matrice
islamica, che ha comportato diciassette provvedimenti di cattura, ha svelato
l'esistenza di un'organizzazione per procurare supporti (reclutamento,
ospitalit�, documenti falsi, armi) ad attivit� terroristiche da compiersi
non in Italia, ma fuori, pi� recentemente si � indirizzata sulla ricerca dei
probabili flussi di finanziamento.
Una seconda indagine riguarda gesta di matrice eversiva anarchica (ordigni
esplosivi contro la Stazione Carabinieri di Milano Musocco, contro l'Ente
Ellenico per il Turismo, contro la Basilica di Sant'Ambrogio, contro il
Duomo di Milano) da attribuirsi a un movimento con obiettivi transnazionali
greco-italo-spagnoli. Una terza indagine punta su un gruppo che si denomina
NIPR (Nuclei Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria), forse � collegato con
gli autori dell'omicidio D'Antona, produce molto materiale ideologico ed �
indiziato di attentati incendiari.
Su tutt'altro piano si colloca il procedimento instaurato contro promotori e
componenti della Guardia Nazionale Padana per violazione del divieto di
associazioni a carattere militare, conclusosi a Busto Arsizio con
un'assoluzione piena recentissimamente confermata dalla Corte d'Appello.
La Direzione Distrettuale Antimafia fa notare una drastica contrazione delle
iscrizioni di procedimenti per associazione di stampo mafioso (soltanto
quattro nel periodo), che trionfalisticamente potrebbe interpretarsi come
frutto dell'intenso lavoro degli anni scorsi, pi� realisticamente come
diminuita percezione di un fenomeno in ripresa (e indizi ve ne sarebbero)
conseguenza della parallela, drastica contrazione nel numero dei
collaboratori di giustizia, disincentivati da convergenti fattori: le
reazioni violente anche trasversali delle organizzazioni criminali,
l'atteggiamento genericamente sfavorevole di ampi settori della classe
politica, la delusione provata dai collaboratori, e quindi lo scoraggiamento
di altri, per le difficolt� e i ritardi nell'approvazione dei programmi di
protezione, quanto dire per il mancato adempimento degli impegni da parte
dello Stato, infine il varo della nuova normativa sull'argomento. Donde
grossi problemi nelle indagini venendo meno la possibilit� di conoscere le
associazioni dal loro interno e i canali del riciclaggio, per non parlare
dei problemi derivanti dai progressi della tecnologia al servizio del
crimine non sempre neutralizzabili con prontezza, dai tempi impiegati perch�
le segnalazioni di operazioni bancarie sospette giungano alle procure,
infine di quelli derivabili da malintese applicazioni della nuova legge
sulle rogatorie.
Nell'area di competenza della Direzione Antimafia, com'� noto, rientrano
anche le associazioni comunque dedite al traffico di stupefacenti, e le
iscrizioni dei relativi procedimenti nel periodo considerato sono aumentate
ben dell'80% rispetto all'anno precedente. Numerose le associazioni composte
da stranieri (slavi, albanesi, maghrebini, colombiani, europei dell'est e
del nord-est) che non solo importano la droga, ma spesso la distribuiscono
anche, soppiantando in qualche luogo le organizzazioni facenti capo alle
famiglie mafiose storiche italiane; le quali, tutt'altro che in ritirata,
gestiscono a loro volta - specie gruppi pugliesi e campani - percorsi di
introduzione congiunta e di distribuzione di tabacchi di contrabbando,
droghe e armi, con manodopera anche straniera (bulgari, ungheresi, cechi,
slovacchi). Gruppi calabresi, poi, e latitanti rifugiatisi in Spagna,
controllano gli stupefacenti provenienti dai paesi arabi e dall'America
Latina, nonch� le droghe tipo exstasy in arrivo da Belgio, Olanda e
nord-Europa.
Frequente � il ritorno di ex-carcerati ai loro traffici di elezione, non di
rado, peraltro, gestiti addirittura da detenuti. I sequestri di persona a
scopo di estorsione sono scomparsi dal nostro territorio, salvo episodi
marginali verificatisi entro l'ambito della comunit� cinese in connessione
con il fenomeno dell'immigrazione clandestina. Numerosi giudizi sono stati
celebrati a conclusione di indagini promosse dalla Direzione Antimafia in
anni passati e l'esito ne � stato costantemente positivo, con condanne della
grande maggioranza degli imputati e confische di beni per svariati miliardi
di lire. In tema di criminalit� organizzata non propriamente mafiosa,
sebbene facente capo a personaggi di clan calabresi o siciliani legati a
mafie storiche, ovvero a gruppi albanesi, giungono preoccupate segnalazioni
dai circondari di Busto Arsizio, di Monza, di Como: estorsioni, traffico di
stupefacenti e di armi, immigrazione clandestina, traffico di esseri umani,
induzione alla prostituzione, contrabbando, riciclaggio, recupero di
crediti, esportazione di autoveicoli rubati.
Passando ai reati contro la pubblica amministrazione, � ormai la terza o
quarta occasione annuale in cui le procure della Repubblica osservano come
la modificazione della norma sull'abuso d'ufficio, restringendo notevolmente
l'area concettuale di tale reato - che consentiva l'innesco di indagini
spesso evolventi nell'accertamento di corruzioni o concussioni - abbia
sottratto un valido strumento per portare alla luce i casi di
malamministrazione, donde una flessione nelle iscrizioni, ma certamente non
nella perpetrazione (per gli indizi che se ne colgono) di delitti di
mercimonio delle funzioni pubbliche.
Si tratta di reati ben raramente o quasi mai rapportati dalle polizie,
scarsamente attrezzate per agire d'iniziativa e comprensibilmente guardinghe
verso settori della pubblica amministrazione che potrebbero trovarsi sotto
il patronato di parti politiche, mentre ben diverso � il modo in cui pu�
muoversi la magistratura, almeno finora, e diversi e pi� sofisticati sono i
canali attraverso cui gli episodi possono emergere agli occhi dei pubblici
ministeri. Sempre alta, peraltro, � la domanda di giustizia che nel settore
si leva dai destinatari passivi dell'azione amministrativa, come documentato
dal profluvio di esposti concepiti per lo pi� sul solo fondamento emotivo
della scontentezza del cittadino per questo o quel provvedimento o
comportamento del pubblico funzionario, ma senza basi giuridicamente
apprezzabili per ipotizzare reati, sicch� vi � un gran numero di
archiviazioni immediate.
E sempre alta, checch� scrivano i giornali da anni a questa parte sulla
"fine di mani pulite", � l'attenzione delle procure sui fatti di corruzione,
nonostante l'insofferenza degli ambienti volta a volta toccati dalle
indagini. Meritoriamente sollecita, davanti al Tribunale di Milano che ha
destinato due sezioni penali a tale materia, � divenuta la fissazione dei
dibattimenti, con una favorevole ripercussione nell'aumento delle
definizioni con riti alternativi e nella prevenzione dei troppo brevi
termini di prescrizione. Sull'innovazione riguardante la responsabilit�
amministrativa delle persone giuridiche e degli enti per i reati commessi
dai loro rappresentanti - che ha allineato la legislazione italiana a quella
di altri Paesi e che, di fronte a fatti oggettivamente tangibili, avr�
almeno il merito di restringere il margine elusivo dei palleggiamenti di
riferibilit� tra amministratori e funzionari degli enti coinvolti - mancano,
allo stato, dati di esperienza che permettano di formularne una valutazione
realistica.
Nella maggior parte dei circondari le iscrizioni per reati di violenza
sessuale risultano in aumento, con qualche sottolineatura per quelli che si
verificano in ambiente familiare; ma non � facile stabilire se ci� sia
dovuto a un incremento reale, peraltro tutto da spiegare, del fenomeno
criminoso, o non piuttosto a un'acuita sensibilit� verso lo stesso e alla
caduta di remore culturali che in passato si frapponevano alle denunzie. Il
campo � delicatissimo, e un'irruzione rozza e incontrollata nelle singole
vicende rischia di compromettere irrimediabilmente il risultato di verit�
che ci si attende dalle indagini.
Per i fini di un'efficace prevenzione, ma anche di un'investigazione seria,
sagace e sensibile sulle notizie di reato o sulle situazioni sospette,
occorrono una raffinata preparazione professionale degli addetti ai servizi
sociali, una formazione possibilmente specifica dei referenti di polizia
giudiziaria, una particolare organizzazione del primo intervento sulle
vittime sotto il profilo psicologico e sotto quello medico-legale,
un'attenzione instancabile volta a neutralizzare durante le indagini e nel
giudizio tutti i fattori possibili di turbamento e distorsione delle fonti
d'informazione, e quando negli episodi sono coinvolti minorenni un
coordinamento incondizionato con l'autorit� giudiziaria minorile.
Alla Procura della Repubblica di Milano, e specificamente al magistrato che
in essa da pi� lungo tempo si occupa della materia, spetta il merito di aver
messo a fuoco questi problemi e di essersi prodigata da anni per migliorare
culturalmente - contribuendo anche a incontri di studio promossi dal
Consiglio Superiore - e organizzativamente gli strumenti di intervento. Il
fenomeno della pedofilia � estremamente insidioso perch�, a parte gli
aspetti brutali di certo disgustoso turismo geografico o elettronico,
talvolta germoglia in contesti ambigui dove la vocazione socialmente
apprezzata a curarsi di fanciulli e giovinetti si mescola con inclinazioni
meno confessabili, o magari se ne nutre.
E la sua insidiosit� si manifesta anche nelle velenose polemiche
giornalisticamente sostenute che in determinate occasioni si sono sviluppate
attorno a iniziative giudiziarie; quasi che, di fronte a un conclamato
allarme su scala mondiale, la morbosit� viziosa stia dalla parte degli
inquirenti e mai dalla parte degli inquisiti. E' appena il caso di ricordare
che le azioni penali, esercitate dalla Procura milanese per reati sessuali,
in percentuale altissima (intorno al 90%) si sono tradotte in condanne in
sede di giudizio. Ma a proposito degli inquisiti per pedofilia si �
acutamente osservato che l'inoppugnabilit� di certe identificazioni
documentate informaticamente provoca in loro una crisi di vergogna assai pi�
violenta e destabilizzante di quel che non accada quando solo la parola di
un bambino si opponga alla parola dell'adulto. Crisi che in qualche caso �
sfociata in suicidio: di qui la necessit� di provvedere a interventi di
sostegno psico-terapeutico anche sugli autori dei reati.
Mi consentir� il Presidente di spingermi un po' oltre il limite prefissato.
Un discorso sull'amministrazione della Giustizia non pu� oggi, non potrebbe
mai, senza rinunziare a una dimensione civica, a una dimensione etica,
attestarsi dietro la barriera tecnica dell'esistente e ignorare gli scenari,
le negativit�, le possibilit�, le probabilit�, le doverosit� che sull'oggi
incombono e che evocano le alternative del domani. Non c'� dubbio che la
giustizia, come servizio che il cittadino si attende, sia tuttora in crisi,
quantunque l'individuazione delle reali cause prime in un dominio della
realt� cos� complicato e complesso sia difficile e opinabile, per la non
linearit� dei processi di interazione che pu� far interpretare come causali
nessi che sono soltanto di correlazione, o farne fraintendere la freccia di
direzione.
L'operatore del diritto, d'altronde, pu� indicare all'interno del
sottosistema questo o quell'elemento negativo, ma le vere cause delle
modalit� di funzionamento, o di disfunzionamento, della macchina risiedono
spesso all'esterno, e forse occorrerebbe chiedere a economisti e sociologi
se la miastenia della giustizia, in quanto persistente, non sia per
avventura funzionale a determinati interessi, e a quali. Ma � crisi solo
quantitativa, di tempi e di produttivit�, o anche qualitativa? E' pura e
semplice insufficienza di risorse? E' inadeguatezza culturale degli
operatori? Si � per avventura generato un contesto che ha gradualmente
marginalizzato la giustizia, quale fino ad oggi l'abbiamo intesa? Il
prestigio della magistratura, diciamolo, � scaduto agli occhi dell'utente,
l'imparzialit� viene pi� sovente posta in dubbio, le competenze in campi
specialistici a volte difettano, le oscillazioni giurisprudenziali
sottraggono certezza e quindi valenza al diritto, i gradi di giudizio si
moltiplicano anche per effetto di frequenti irruzioni della Corte di
Cassazione nel merito fattuale delle vicende, il rapporto tra operatori e
utenti � deteriorato, talvolta, per difetti di comunicazione e perci� di
comprensione tra il mondo della giustizia e il mondo esterno.
A monte di ci�, abbiamo una iper-normazione all'inseguimento spasmodico del
mito della completezza dell'ordinamento, laddove sarebbe saggio arretrare su
una legislazione per principi piuttosto che per regole e regolette; una
distribuzione e organizzazione delle risorse umane e strumentali sul
territorio e talvolta negli uffici che qualche volta accontenta campanilismi
o clientele, ma non risponde a criteri di razionalit� ed economicit�; la
deresponsabilizzazione dei capi, peraltro raramente preparati al loro
compito quantunque valorosi come giuristi, per la frammentazione delle
filiere di acquisizione dei mezzi operativi, forniti da una pluralit� di
centri di potere esterni, e per la minuziosit� - lo dico ancora una volta -
con cui il Consiglio Superiore tende a imbrigliare le loro scelte; la
persistente tentazione nei giudici di trasformare il senso dell'indipendenza
in monadica autoreferenzialit� e la venerazione del diritto come valore
assoluto nel momento dell' applicazione al caso concreto a prescindere da
fattori di tempo e di contesto suscettibili di mutare, nell'effettivit�, il
diritto nel suo contrario; il carattere antiquato delle procedure di
reclutamento dei magistrati; la scarsa sensibilit� manageriale non solo di
capi e semi-capi, ma anche di singoli giudici nella gestione del proprio
carico di lavoro; l'ipertrofia delle motivazioni che allunga i tempi di
confezione e poi di lettura dei documenti decisori e ne aumenta la
vulnerabilit�.
Di tali aspetti negativi, e della non riducibilit� della crisi a un fatto di
insufficienza numerica degli organici (ben difficilmente dilatabili nella
magistratura, coeteris paribus, fino a sanarla), si va prendendo coscienza
nell'ambito dell'ordine giudiziario. L'impegno per la modernizzazione della
cultura del giudice - sotto il profilo di un management degli uffici, dei
flussi, dei singoli casi, che sia basato sulla prestazione
(performance-based) - nonch� per una fruttuosa utilizzazione dei mezzi
telematici e informatici e per un arricchimento continuo della formazione
professionale va ormai profilandosi almeno nelle enunciazioni
programmatiche, e qualche timido segno di miglioramento, come si �
accennato, comincia a cogliersi nelle statistiche della giustizia civile:
purch� la spinta alla modernizzazione, per le mani di chierici di recente
ordinazione, non scivoli verso concezioni aziendalistiche e produttivistiche
che con la giustizia, come con l'insegnamento, come con la sanit� pubblica,
ben poco hanno da spartire. Ma baster�?
La qualit� del servizio giustizia reso ai cittadini dipende certo dal
livello intellettuale, professionale, morale degli appartenenti all'ordine
giudiziario, tuttavia dipende in pari misura dalla capacit� e volont� negli
altri poteri di fornire alla magistratura gli strumenti necessari per
garantirne l'indipendenza e l'efficacia di azione, e dal clima di fiducia e
di rispetto che il contesto crea attorno ad essa nella comunit� nazionale,
oggi anche in quella internazionale. Non sembra che gli scenari attuali
giustifichino, in linea generale, valutazioni ottimistiche, non foss'altro
per il continuo parlare e scrivere di riforme della giustizia, quando in
realt� il nostro mondo, dopo aver attraversato una stagione di incisivi
cambiamenti ordinamentali e processuali, avrebbe bisogno semmai di una fase
di assestamento ermeneutico e non del preannunzio di ulteriori scosse
telluriche, con il senso di precariet�, di disimpegno, di protratta
incertezza che ne pu� derivare.
Ma c'� dell'altro. Le riforme annunciate, meglio minacciate ad ogni pie'
sospinto con trasparenti intenti punitivi verso una magistratura certamente
non al massimo dell'efficienza ma altrettanto certamente indipendente, ben
poco hanno a che fare con l'efficienza.
Si parla di separazione delle carriere -pi� blandamente, ma ingannevolmente,
delle funzioni - tra requirenti e giudicanti, proprio mentre con le scuole
postuniversitarie di specializzazione si punta su una formazione culturale
comune tra varie categorie di operatori del diritto e con l'ampliamento
della giurisdizione onoraria si aprono occasioni di osmosi tra il mondo
forense e quello giudiziario. Una scelta, la separazione, che , se motivata
dalla temuta arrendevolezza dei giudici ai pubblici ministeri (ma non si
citano, a disdoro di questi ultimi, proprio le alte percentuali delle
assoluzioni?) dovrebbe almeno essere supportata da studi sul campo e da
monitoraggi; ma che, per ferrea analogia, dovrebbe portare a maggior ragione
verso la separazione delle carriere tra giudici di primo grado, giudici del
riesame, giudici di appello, giudici di legittimit�.
Se motivata invece dall'intenzione di vincolare il pubblico ministero
all'esecutivo, come con ingenua imprudenza si � fatto capire in Parlamento,
vulnererebbe indirettamente la stessa indipendenza del giudice penale e la
signoria della legge, tanto pi� quando si realizzassero anche la ventilata
distinzione organizzativa e funzionale della polizia giudiziaria dal
pubblico ministero, e la formulazione di direttive di priorit�
nell'esercizio dell'azione penale: direttive che non potrebbero non essere
politicamente connotate, peggio, demagogicamente ispirate ed enfatizzate,
come gi� sembra di percepire in dichiarazioni d'intenti e dibattiti
artatamente centrati su temi quali la prostituzione, la criminalit� degli
extracomunitari, i furti in appartamenti, mentre gradualmente escono dal
fuoco dell'attenzione la trasparenza nelle attivit� economiche (vedasi la
rapidit� con cui, a vantaggio di interessi ben individuabili, si va
smantellando il presidio penale della veridicit� dei bilanci), la
criminalit� mafiosa, gl'intrecci tra affarismo e politica, il riciclaggio,
quei temi cio� che meno visibilmente ma pi� intrinsecamente qualificano il
livello di legalit� proprio di un paese.
Si afferma, ancora, la necessit� di combattere il crimine transnazionale
senza l'impaccio delle frontiere, ma di fatto allo spazio giuridico europeo
si � tentato, per fortuna con mezzi tecnicamente inidonei, di frapporre
ostacoli, con la legge sulle rogatorie, e con le riserve unilaterali
all'estradizione semplificata - alias mandato di arresto europeo - e
l'orchestrazione di campagne di rabbiosa disinformazione. Si parla di
riforma del sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura,
spacciando la soppressione delle liste concorrenti come benefico strumento
per emarginare le formazioni interne all'Associazione Nazionale Magistrati,
e si ignorano i ricchi fermenti di riflessione che tutte queste hanno
immesso nella vita della magistratura, soprattutto si apre la strada a
pratiche occulte di intesa per il coagulo di voti su candidature di fatto.
Di altri fenomeni di questa sconcertata fase della nostra civilt� giuridica
deve pur farsi menzione. Le accuse generiche di parzialit� preconcette,
formulate contro i giudici, con l'insistenza martellante degli imbonimenti
televisivi, da rappresentanti anche elevati della classe politica;
l'analfabetismo storiografico che ha indotto qualcuno a lanciare come
anatema contro i magistrati la parola "giustizialismo", che nel secolo XX ha
indicato una certa ideologia di destra basata sull'interclassismo e su un
populismo demagogico dominato dal ruolo carismatico del capo; la
manipolazione della pubblica opinione italiana e straniera, cui uffici
giudiziari vengono indicati con il pronto e prono ausilio di media come
centrali rivoluzionarie promotrici di complotti internazionali o come
falsificatori di documenti (qualcuno ha rievocato recentemente il calunniato
"pretore rosso" di fascistica memoria, del quale parlava il mio maestro
Piero Calamandrei nell'Elogio dei giudici; ma gi� Adamo Smith,
centocinquant'anni prima, osservava che chi contrasta gli affaristi legati
al potere politico si espone ad accuse infamanti, ingiurie, minacce); la
reinvenzione della storia giudiziaria, quando pacchi interi di sentenze di
condanna, spesso patteggiate a s�guito di confessione, vengono attribuiti a
una guerra civile condotta da magistrati contro �lites politiche della prima
Repubblica affossatesi in realt� da sole, tra l'esecrazione anche di molti
odierni convertiti, nelle sabbie mobili della corruzione pi� sfacciata (ma
forse la sentenza della Corte di Strasburgo sul caso Craxi � gi� stata
dimenticata); la minaccia di provvedimenti disciplinari contro magistrati
che esprimono su problemi generali e tecnici il proprio libero pensiero di
cittadini e di esperti; la volgarizzazione di questioni giuridiche -
costituzionali e procedurali - per slogan gridati, con voluta ignoranza dei
reali contenuti di testi normativi, sentenze, ordinanze, anche da parte di
firme autorevoli del giornalismo, per poter demonizzare questo o quel
magistrato o collegio giudicante magari poi attaccandolo con esposti o
denunzie; la riduzione infine delle protezioni a magistrati esposti a rischi
di incolumit� personale per vendette mafiose e/o per rancori politici
sapientemente attizzati, conseguente, come � accaduto a Milano, a
irremovibili determinazioni che da un vertice, o dal vertice, sono discese
per li rami dell'obbediente burocrazia. (Alludo, s�, alludo alla riduzione o
soppressione della protezione nei confronti di alcuni pubblici ministeri,
che per caso, per puro caso, sono gli stessi che sostengono l'accusa contro
il Capo del Governo).
Bene, tutto ci� procede in direzione esattamente opposta alla valorizzazione
del ruolo del magistrato come scudo della legalit�, opposta alla cultura
della fiducia nei meccanismi talora laboriosi e complicati per la ricerca
della verit�, opposta al mantenimento di un clima di serenit� che permetta
al giudice di operare senza timori e senza aspettative personali, opposta
alla solidale unit� delle istituzioni cui tanto spesso esortava il mio
illustre predecessore Adolfo Beria di Argentine.
Questo non � un discorso di conservazione. Nessuna istituzione, lo so bene,
nessun principio, nessuna regola sfugge ai condizionamenti storici e dunque
all'obsolescenza, nessun cambiamento deve suscitare scandalo. Purch� sia
assistito dalla razionalit� e purch� il diritto, inteso come categoria del
pensiero e dell'azione, non subisca sopraffazione dagli interessi. Ma ai
guasti di un pericoloso sgretolamento della volont� generale, al naufragio
della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo
baluardo della questione morale, � dovere della collettivit� "resistere,
resistere, resistere" come su una irrinunciabile linea del Piave.
Ringrazio il Signor Presidente e l'inclito uditorio per avermi prestato cos�
prolungata attenzione e chiedo, con una personalissima nota di profonda
commozione, che venga dichiarato aperto per il Distretto di Milano l'anno
giudiziario 2002.





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