lettera a "L'Unità"
http://www.unita.it/dy_notizie_inc.asp?articolo=HP8
LETTERE
"La verità sulla morte di mio figlio,
Carlo Giuliani"
di Giuliano Giuliani
Caro Direttore, leggo sull'Unità del 31 dicembre
scorso, nei paginoni
dedicati ai fatti del 2001, "Intorno
alle 18 un giovane contestatore,
Carlo Giuliani, viene ucciso da un carabiniere
mentre partecipa
all'aggressione a una camionetta rimasta
isolata." Che fatica
precisare, puntualizzare, argomentare! Trattandosi
dell'Unità, che
considero tra i pochi giornali che si possono
leggere senza provare un
senso di nausea, la fatica è sopportabile.
E allora tento di dire la
mia, supportata da giorni e giorni di attenta
visione e confronti di
filmati e di fotografie, tutti resi pubblici
per altro, anche se
spesso ignorati, volutamente o per ignavia,
per censura o per
autocensura, che è anche peggio.
1) La camionetta non è affatto isolata. A
pochi metri c'è un plotone
di carabinieri. Qualche decina di metri più
indietro c'è uno
schieramento di poliziotti. Nessuno interviene.
Solo dopo, quando
Carlo è stato straziato dalla camionetta
che gli passa sopra due
volte.
2) Intorno alla camionetta sono quasi più
numerosi i fotografi dei
manifestanti, e alcuni di questi se ne disinteressano.
3) Nella scena della tragedia Carlo arriva
per ultimo.
4) Raccoglie da terra l'estintore che gli
è arrivato tra i piedi.
5) Quando solleva l'estintore e parte il
colpo che lo uccide (il primo
colpo sparato, e non in aria quindi, ma contro
la persona) Carlo si
trova a quasi quattro metri dalla camionetta.
E' il momento in cui
viene scattata la fotografia da Marco D'Auria
per RAINET, foto
presente su Internet ( all'indirizzo
http://www.7x7.rai.it/online/images/bersagli/foto2.jpg
) e che è il
documento più ignorato in assoluto.
6) Carlo ha visto la pistola impugnata da
tempo (che provoca già
l'allontanamento dei manifestanti) e vuole
disarmare il carabiniere.
I primi cinque punti sono assolutamente certi
e incontrovertibili. Il
sesto è la mia verità, che non pretendo sia
di altri. Anche se la
verità, tutta la verità, va ancora cercata,
con pazienza e attenzione.
C'è la storia dei bossoli, c'è la testimonianza
sul numero degli
occupanti la camionetta, i dubbi sullo sparatore.
Insomma, materia per
un giallo.
Ciò che succede in piazza Alimonda va letto
anche nel contesto. Sono
interpretazioni, certo. Quanto siano verità
non credo sia difficile
provarlo.
Genova vive il 19 una manifestazione, quella
dei migranti, bellissima,
coloratissima, gioiosa, piena di umorismo.
Ci sono persino
gradevolissimi episodi di fraternizzazione
fra dimostranti e forze
dell'ordine. Immagino che, a sera, qualcuno
si sarà domandato a che
cosa dovessero servire 18.000 uomini trasferiti,
250 bare fatte
arrivare, interi reparti ospedalieri e intere
carceri svuotati, gli
allestimenti della caserma di Bolzaneto.
E il 20 mattina compaiono i "cosiddetti"
Black Bloc. Sì, occorre
scrivere cosiddetti in corsivo, in grassetto,
con le virgolette, in
tutti i modi tipografici con i quali si può
evidenziarne l'oscena
ambiguità. Entrano in azione alle 9 e mezzo
del mattino, un gruppo si
approvvigiona di sassi, pezzi di asfalto,
sbarre della segnaletica in
piazza Paolo da Novi, come testimonia Giulietto
Chiesa nel suo libro.
Tutt'intorno interi reparti di forze dell'ordine
che avrebbero potuto
circondarli e impacchettarli come si conviene.
E invece niente. Si
lasciano agire indisturbati. Uno è indotto
a pensare che avrebbero
fatto comodo. Alla stessa ora il gruppo dirigente
di AN, con il vice
presidente del consiglio, si trova al forte
San Giuliano, centrale
operativa, per, così è stato detto, portare
solidarietà. Una
solidarietà incomprensibile a quell'ora,
ma certamente impegnativa, se
dura, come è stato detto, fino alle 16 e
trenta.
Anche sul numero dei "cosiddetti"
Black Bloc c'è qualcosa da dire.
Prima 300, poi 500, poi mille, poi su su,
5000, 8000, secondo il
ministro Scajola, che è rimasto a dormire
a Roma, quasi 10000.
L'escalation mi ha ricordato quella del ministro
Tremonti sul buco di
bilancio. Da 10000 miliardi si è arrivati
a 65000. Poi non era vero,
come è ovvio. Ma serviva, per i media e per
i creduloni, per quelli
che dimenticano, che si dilettano di incredibili
nomination.
La considerazione che si può fare e che se
i servizi di intelligence
non si accorgono di 300 devastatori abituali
di città è grave. Se non
si accorgono di 10000 sono da mandare tutti
a casa senza i benefici
dell'articolo 18! Se ne facessi parte, mi
sentirei offeso e chiederei
i danni.
Poi c'è sabato, la sera del sabato, la notte
sulla domenica. E' tutto
documentato e non mi soffermo oltre.
Resta il problema della memoria, che, come
dice Magris, "non è né
vendetta né rancore, ma custode di verità
e di libertà". La mia
famiglia e gli amici di Carlo sono ovviamente
impegnati a tenerla
viva. Vorrei che anche voi ci aiutaste a
farlo.
Con stima
Giuliano Giuliani
Tra le altre cose si puo' constatare la distanza
di Carlo dalla
camionetta, superiore a quanto sembrava dall'inquadratura
vista in tv
la presenza di altri militari e il fatto
che la camionetta CC
non era "al muro" ma aveva ancora
possibilità di fuga e manovra.