www.unita.it
Sabato 19 Gennaio 2002
Un'altra Italia è possibile. A misura di
immigrati. Centomila in
piazza a Roma
di s.b.
"Vogliono braccia, arrivano persone".
Dal Maghreb, dall'Algeria, dal
Kurdistan, dall'Africa, dall'America Latina,
dall'Albania. Persone.
Che, come in qualsiasi parte del mondo, quando
si vedono lesi i propri
diritti s'organizzano, resistono. Scendono
in piazza. Ed eccoli qui, a
piazza Esedra, il gruppo di immigrati africani
e maghrebini che
reggono lo striscione d'apertura - appunto:
"Vogliono braccia,
arrivano persone" - di un immenso corteo.
Novanta, centomila. Tutti
contro il progetto di legge Bossi-Fini, contro
un "progetto di legge
razzista".
Non era il solito, imponente corteo che ogni
tanto attraversa le vie
della capitale. C'erano sì, le "solite"
bandiere delle forze di
sinistra (tantissime quelle della Cgil e
dei Cobas, tante quelle di
Rifondazione, molte quelle della Cgil, un
po' quelle dei diesse e
delle altre confederazioni) ma erano in fondo
al corteo. Davanti, a
"reggere" la scena c'erano loro,
gli immigrati. Ognuno coi propri
modi, coi propri ritmi, con i suoi balli.
C'erano i ragazzi congolesi
che cantavano e ballavano una nenia ossessiva,
di cui si capiva solo
"Berlusconi" e qualcosa che suscitava
ilarità fra chi era in grado di
comprenderlo. C'erano i ragazzi argentini,
preceduti da un pupazzo con
sù scritto: "murca sin permiso".
La "murca" è un ballo e la ballavano
tutti: i ragazzi della scuola in costume,
gli altri battendo le
pentole (come le madri de piazza di Maggio).
E poi i giovani della
comunità musulmana, i ragazzi algerini, le
comunità cattoliche, dietro
il cui striscione c'erano tutti, di tutte
le comunità.
E ancora: i nomadi, accolti ovunque da un
enorme applauso. Gridavano:
"Siamo ancora clandestini, come ai tempi
di Mussolini". E via via gli
altri. Ecco il loro corteo. Poi, all'improvviso,
dopo un mare di
colori, di fischietti, di trombe, di incomprensibili
canzoni, appare
uno striscione tutto politico: "Argentina,
Palestina, Corno d'Africa,
Mozambico, Sahara... Il mondo vi chiama:
cosa rispondete?".
Già cosa risponde la parte ricca del mondo?
Una parte di quel terzo
che s'accaparra l'ottanta per cento delle
risorse vuole ulteriormente
restringere i permessi di soggiorno. Un'altra
parte sta con loro, sta
con i "migranti". Dopo quello striscione,
cco i centri sociali ("Siamo
tutti clandestini"), ecco Rifondazione,
ecco i diesse. Ecco le Acli.
Ecco la Cgil. Ed ecco, gli insegnanti del
Virgilio. Ce l'hanno coi
giornali che hanno scritto "cose non
vere" su di loro. Ma ci sarà
un'altra occasione per parlarne. Ora anche
loro si sentono
"clandestini", solidali con chi
si batte per un permesso.
Semplicemente per ricongiungersi con i familiari,
che non vedono da
anni. Dopo un'ora e un quarto finisce il
corteo. C'è uno striscione in
arabo. Cosa c'è scritto? "Che un altro
mondo è possibile". E forse è
lo stesso immaginato da altre decine di migliaia
di "persone". La
scorsa estate a Genova.
Voci, musiche e ritmi dal corteoGuarda le
immagini
SCHEDA/Il lavoro degli immigrati di Francesca
D'Amico
--
«Ci pisciano addosso e la stampa scrive che
piove»
(su un muro di Buenos Aires)