dalle pagine culturali del www.ilmanifesto.it del 29\12\2001

"Buscando per mare con la Decima Mas", una storia italiana raccontata da
Luciano Barca per gli Editori Riuniti

VALENTINO PARLATO




Un po' pi� di quarant'anni fa, Luciano Barca � stato mio direttore alla
rivista Politica ed Economia, nata nel 1957 ad imitazione della rivista del
Pcf, Economie et Politique, ma gli italiani, anche con spirito polemico,
avevano rovesciato il titolo mettendo la politica al primo posto. Debbo
aggiungere che Luciano Barca fu per me un bravo maestro: un articolo me lo
fece scrivere tre volte e non per questioni di linea, ma di qualit�.
Sapevo che, piuttosto per sfotterlo, nel Pci lo chiamavano "il
sommergibilista", ma ero del tutto ignaro della bella storia, che oggi si
pu� leggere in Buscando per mare con la Decima Mas (Editori Riuniti, pp 142,
L. 18.000). Il richiamo alla Decima Mas, gi� nel titolo potrebbe suscitare
qualche dubbio, vale ricordare e chiarire. Ai tempi del racconto di Luciano
Barca la Decima Mas, al comando di Junio Valerio Borghese, il principe nero,
faceva parte della Regia Marina italiana. Poi, tra il 25 luglio e l'8
settembre del 1943 si spacc� e solo una piccola parte, al comando del
capitano di Fregata Sforza, pass� con gli Alleati. La grande maggioranza
rimase con Borghese e si trasform� in una banda di fucilatori. Vale ancora
ricordare che Valerio Borghese, con alcuni decenni di anticipo su Bin Laden,
aveva progettato di violare, come gi� fatto ad Alessandria, il porto di New
York e di bombardare Manhattan.
Questi "frammenti di diario" vanno dal 1937 al 1945, dai 17 ai 25 anni di
Luciano, una fase della vita sempre decisiva, tanto pi� in quegli anni,
quando la "formazione" poteva anche distruggerti. Un racconto molto bello, e
mi dispiace non averlo ascoltato da lui, quando lavoravano insieme. Oggi
per� penso che questo riserbo fosse costitutivo di quel suo carattere, che
gli ha consentito di superare altre prove, non meno aspre e di superare
giovanilmente gli ottanta anni.
Si tratta del conciso romanzo di formazione di un giovane di famiglia
borghese (ma con - per me - strane ascendenze religiose) che comincia nella
Roma della fine degli anni '30, e poi si infittisce nella guerra per mare e
si conclude a Torino con gli operai del Pci. Il giovane Luciano Barca non
era un antifascista militante, ma era persona di buoni e semplici principi e
cos� molte cose del fascismo non gli piacevano proprio, come non gli piaceva
l'aggressione dell'Urss alla piccola Finlandia. Della Roma di allora ci sono
flash illuminanti: le associazioni cattoliche, il professor Masci, la
famiglia Scialoia, l'amicizia con Paolo Sylos Labini e un fotogramma di
Antonio Gramsci, ("un uomo con due gobbe") visto pochi giorni prima che
morisse alla clinica Quisisana, dove di Luciano era ricoverata la mamma.
Poi la guerra e la marina, alla quale ultima forse Luciano attribuisce pi�
meriti di quanti non ne abbia avuti. Luciano gi� prima della Regia Marina
aveva fatto la sua scelta di condotta nella forma autoironica di un
compromesso con se stesso: "fare il proprio dovere di cittadino e nulla di
pi�. Il nulla di pi� esclude scelte volontarie, ma comporta accettazione
degli ordini relativi alla mia persona, etc." Questa regola lo porta nelle
imprese pi� arrischiate dei sommergibili della Decima Mas: dal tentativo
fallito di violare nuovamente il porto di Alessandria, dove il sommergibile
Scir� aveva affondato le corazzate Valiant e Queen Elisabeth nel dicembre
del 1942, quando riesce a entrare nel porto di Algeri. In queste imprese il
sottotenente di vascello Luciano Barca si guadagna una medaglia d'argento
sul campo, una medaglia di bronzo e vari altri riconoscimenti.
Nel 1943 - quando anche il comandante Junio Valerio Borghese si rende conto
che la guerra � perduta - c'� lo straordinario approdo del sommergibile nel
porto di La Spezia, dove dietro la fila degli ufficiali di marina in divisa
estiva, c'� la folla festante degli arsenalotti con un mare di bandiere
rosse.
Il ventitreenne Luciano Barca matura, ma continua a rimanere fedele al suo
"compromesso" fino a quando il 10 settembre del '43 (due giorni dopo l'8
settembre) nel corso di uno scontro con una motosilurante tedesca, contro la
decisione del comandante di arrendersi, il giovanissimo sottotenente
realizza l'ammutinamento: "Io prendo la mia Beretta e annuncio
nell'interfono che sparer� a chiunque tenter� di chiudere il portello".
L'ammutinamento � il famoso passaggio della linea d'ombra. La guerra �
praticamente finita. C'� la coabitazione con gli inglesi del Midway II e poi
il ritorno a Roma, l'incontro con vecchi e nuovi amici, gli Scialoia, Sylos
Labini, un singolare Franco Rodano in bicicletta, una pastasciutta preparata
da Marisa Rodano e Silvia Pintor e poi Torino in sostituzione di Felice
Balbo e ancora i nomi di Tonino Tat�, Mario Motta, Giorgio Sebregondi e
tanti altri ancora, che hanno contato nella ricostruzione del nostro paese,
fino allo scioglimento del movimento della sinistra cristiana e alla
iscrizione al Pci nella sezione Salario di via Sebino.
Che dire? Una storia italiana che nella stagione attuale sembra
lontanissima, quasi preistorica, ma Luciano Barca fa bene a ricordarcela,
non solo ai quasi coetanei, ma soprattutto ai figli e ai nipoti. Dovrebbe
servire. Forse.





Hosted by www.Geocities.ws

1