C'era una volta l'Argentina
Un paese che era il granaio del mondo e dava
lavoro a tutti. Oggi devastato
e distrutto dal neoliberalismo e dai diktat
del Fmi. Con il ministro Domingo
Cavallo a passare il conto a una popolazione
miserabile, frustrata e senza
lavoro
CLAUDIO TOGNONATO
C'era una volta un paese ricco e promettente
che attirava migliaia di
emigranti di tutto il mondo, un paese capace
di sfamare, prima la Spagna e
pi� tardi l'Europa del dopoguerra. Oggi,
questo paese offre al mondo
globalizzato della finanza la possibilit�
d'investire con un tasso di
profitto tra i pi� vantaggiosi al mondo.
L'occasione si spiega con un
primato incontestabile, sancito dalla Banca
Morgan e dagli specialisti
internazionali, ma - attenzione - il primato
� quello di essere il paese a
pi� alto rischio d'investimento del mondo.
Non � stato semplice fare sprofondare l'Argentina.
C'� voluto il susseguirsi
di governi che, anche se diversi nel nome,
hanno perseverato
nell'applicazione delle ricette liberiste,
prima durante la dittatura
militare (1976-83), con Alfredo Mart�nez
de Hoz, poi nella democrazia con il
peronista Carlos Menem o il radicale Fernando
de la R�a e sempre con Domingo
Cavallo. Il progetto economico resta quello
"consigliato" dal Fondo
monetario internazionale. Anche per questo
motivo, non fa molta differenza
che lo stesso Cavallo sia stato presidente
della Banca centrale durante gli
ultimi anni della dittatura. Perch� questo
almeno bisogna riconoscerlo, in
questo ambito c'� stata una grande continuit�.
Dieci anni fa Cavallo, ministro delle finanze
del peronista Menem, sanciva
la parit� tra peso e dollaro bloccando le
fluttuazioni monetarie ma
paralizzando l'attivit� economica. Ora, superministro
dell'economia con il
radicale De la R�a, le alternative che presenta
sono due: svalutazione o
dollarizzazione, anche se si teme un colpo
doppio.
Venerd� scorso, lo stesso
Cavallo, dopo essere riuscito a pagare 770
milioni di dollari in scadenza ed
evitare ad ultimo momento l'annunciato default
del paese ha dichiarato con
sarcasmo che "sono i cittadini argentini
a volere la dollarizzazione
dell'economia", come se i singoli cittadini
potessero ancora fidarsi di lui,
quando solo dieci giorni fa gli sono stati
congelati i depositi bancari (si
pu� prelevare fino ad un massimo di 250 dollari
alla settimana), sono stati
sospesi i pagamenti delle pensioni e della
tredicesima e sono stati tagliati
di un 13% le pensioni e di un altro 13% gli
stipendi degli statali.
L'attuale crisi ha origine nella rottura
di una coalizione tra le banche
creditrici, le aziende transnazionali e i
gruppi locali che insieme hanno
lucrato nel governo di Menem con la privatizzazione
delle aziende dei
servizi, che prima erano statali. La svendita
dello Stato ha dato grande
liquidit� al primo governo Menem, ma ormai
il periodo del benessere �
passato, non resta quasi nulla da offrire
della Res-pubblica. Lo Stato si �
ritirato da quasi tutti i settori dell'economia,
ha venduto molte aziende e
propriet� ma, chiuse le operazioni, lo si
ritrova pi� indebitato di prima.
Pu� sembrare strano ma, "la vendita
dei gioielli della nonna" non ha
generato riserve cospicue o nuove attivit�
economiche ma nuovi debiti.
Le transnazionali che hanno acquistato aziende
di servizio pubblico premono
per la dollarizzazione che garantirebbe loro
mantenere i livelli di guadagno
sul prezzo dei servizi (fra l'altro fra i
pi� alti del mondo). Mentre, i
gruppi economici che hanno venduto la loro
partecipazione in quelle aziende
vogliono una svalutazione che valorizzerebbe
i loro capitali collocati
all'estero in banche sicure.
Davanti a questa crisi, e alle misure economiche
del governo, le centrali
sindacali hanno realizzato gioved� scorso
uno sciopero generale che ha
bloccato ogni attivit� del paese. Non ci
sono stati mezzi di trasporto
pubblico, le fabbriche, gli uffici, le scuole,
le universit� tutto era
deserto, garantiti solo alcuni servizi esenziali.
A dimostrare la distanza
tra il paese reale e la sua classe dirigente
� stata la scelta del capo del
partito d'opposizione l'ex presidente Menem
(appena uscito dagli arresti
domiciliari per corruzione), che quello stesso
giorno ha voluto visitare il
suo successore de la R�a come segno di solidariet�.
Ieri, luned� hanno
scioperato i ferrovieri di tutto il paese
contro la decisione dell'italiana
Techint che ha acquistato la gestione del
"Ferroexpresso pampeano" e vuole
riorganizzare l'azienda licenziando il 30%
del personale.
In coincidenza con lo sciopero generale di
gioved� veniva diffuso l'indice
ufficiale di disoccupazione che arriva ormai
ad un 18.3%. Una percentuale
appena inferiore al record stabilito nel
1985 con la crisi del Messico e il
cosiddetto effettot equila quando la disoccupazione
tocc� il tetto di 18.4%,
anche se il numero dei disoccupati � ora
maggiore in numeri assoluti. Le
cifre sono allarmanti: il 34.6% della forza
lavoro urbana (l'indice non
misura quella rurale) non ha lavoro. Non
solo, a questa percentuale si deve
aggiungere un 16.3% di sottoccupati, persone
che lavorano meno di 35 ore
alla settimana. In totale si pu� dire che
4.8 milioni di argentini hanno
problemi di lavoro. In questo quadro arriva
anche la notizia della
ristrutturazione del gruppo Fiat che, vista
la situazione, ha deciso di
trasferire lo stabilimento dell'Iveco in
Brasile.
Il governo di "centro-sinistra"
di de la R�a � sempre pi� isolato. Oltre
allo sciopero generale di gioved� scorso,
ora deve vedersela anche con la
"consultazione popolare" promossa
da diverse associazioni di diritti umani
che insieme alla Central de los trabajadores
argentinos (Cta) di Victor De
Gennaro, un sindacato che sta erodendo la
base di massa della tradizionale
Cgt, hanno dato vita al Frente contra la
pobreza. Venerd� sono stati aperti
tavoli in 579 citt� e centi di tutto il paese
con oltre 20.000 seggi dove si
pu� esprimere l'adesione alla proposta del
Fronte: sussidio mensile di 380
dollari ad ogni capofamiglia disoccupato
e un contributo minimo di 180 per
anziani senza pensione. Le urne si sono chiuse
ieri sera raddoppiando le
previsioni pi� ottimistiche con oltre 2 milioni
di adesioni. Oltre al
sussidio l'idea � anche quella di rilanciare
i consumi che continuano a
diminuire anche nei beni di prima necessit�
e alimenti.
L'allarme � alto e in questi giorni � ricomparso
un fenomeno che dalla crisi
economica del '89 non si vedeva: nella citt�
di Mendoza, Rosario ed Entre
R�os la popolazione ha saccheggiato alcuni
supermercati e solo la
repressione della polizia ha impedito l'allargamento
della protesta. La
preoccupazione � stata tale che in tutti
i casi si � tentato di sedare la
sommossa distribuendo scatole con alimenti.
Ma non era l'Argentina il
granaio del mondo?
Ma non sono queste le domande che si pongono
gli organismi finanziari
internazionali. Il Fmi ha fatto sapere che
se nei prossimi giorni non
vengono approvati dal parlamento i tagli
al bilancio per il 2002, ovviamente
gi� ridotto all'osso, l'organismo annuller�
ogni credito per tutto il 2002.
La situazione non � facile neanche per il
governo in quanto i dirigenti
della maggioranza e dell'opposizione si sono
detti entrambi contrari ad un
ennesima riduzione della spesa pubblica.
Il governo � solo e in minoranza
sia alla Camera che al senato.
In questo clima � arrivata anche la condanna
di Human Rights Watch. I
rappresentanti di questo organismo internazionale
per i diritti umani si
sono riuniti la settimana scorsa con il presidente
de la R�a contestando la
mancanza di una politica del governo per
fare luce sulla vicenda dei
desaparecidos e il rifiuto a concedere l'estradizione
degli ex militari
richiesta pi� volte da vari paesi europei
(fra cui l'Italia).
Sono ormai anni che si susseguono lunghe
file davanti al consolato italiano.
Molti argentini vogliono emigrare, aggrapparsi
alla scialuppa della
cittadinanza italiana e abbandonare la nave
che ormai fa acqua dappertutto.
E' quanto meno indicativo che ad avere un
passaporto italiano in tasca sia
pure lo stesso ministro Cavallo.
Il timore dell'esplosione
Atmosfera tesissima in Argentina. Anche ieri
sporadiche proteste nelle
province e nei sobborghi di Buenos Aires.
Si temono altri assalti come
quelli di gioved� e luned� (nella foto Ap).
Il paese � bloccato in attesa
dell'approvazione della finanziaria per il
2002 presentata dal ministro
Cavallo al Congresso: nuovi tagli da 9 a
40 miliardi di dollari. Da dove
salteranno fuori? Al Fmi non interessa, se
l'Argentina vuole nuovi crediti
per evitare il defualt deve tagliare. Ma
tagliando rischia di esplodere. De
la Rua e Cavallo hanno fretta ma l'opposizione
peronista, ora maggiorritaria
in Congresso, nicchia.
Caos argentino
Assaltati i supermercati in varie citt�
Ondata di saccheggi e scioperi in Argentina.
Dopo il supermercato di Rosario
saccheggiato gioved�, si sono ripetuti episodi
simili nella provincia di
Mendoza (1.000 Km dalla capitale), a Concordia
e nell'estrema periferia di
Buenos Aires. In un quartiere della capitale
centinaia di donne e bambini si
sono presentati davanti ad un megastore della
Carrefour e, per evitare il
peggio, i dipendenti hanno distribuito carrelli
pieni di alimenti. Da ieri
la polizia bonaerense ha deciso di aumentare
la vigilanza davanti ai
principali supermercati.
Tutta l'Argentina vive ore di caos dopo le
ultime misure governative che
impediscono di ritirare dai depositi bancari
pi� di 1000 dollari al mese.
Soprattutto � l'aumento della povert� (40%
degli argentini) e della
disoccupazione a spingere molte famiglie
alla disperazione. Il governo
definisce i saccheggi "provocazioni
di alcuni agitatori che vogliono mettere
zizzania". Per� � un fatto inconfutabile
che sono in aumento anche le
astensioni dal lavoro. Ieri � toccato al
settore dei trasporti con il blocco
totale dei treni a lunga, media e corta distanza.
Per mercoled� � annunciato
lo sciopero dei medici di 50 ospedali di
Buenos Aires contro il piano di
riaggiustamento provinciale.
Il governo De la Rua sta per presentare il
piano di bilancio per il 2002:
una delle condizioni per avere il nuovo prestito
del Fmi. Ma nel paese si
dibatte solo di svalutazione o di dollarizzazione.
L'amministrazione nega di
volere adottare il dollaro ma gli osservatori
sono ormai convinti che per
salvare l'Argentina e gli investimenti stranieri
questa rimane l'unica
soluzione. Il biglietto verde del resto �
gi� l'unica moneta utilizzata
nelle vendite al dettaglio.
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