PALLOTTOLE DI STATO:Reggio Emilia 1960 - Genova 2001





La croce uncinata
Da molte notti, ogni notte,
passo sotto questo tempio, tardi,
nel silenzio dell'aria
del Tevere, tra rovine scomposte.
Non c'� pi� intorno nessuno, allo scirocco
che spira e cade, fioco tra le pietre:
forse ancora una donna, laggi�, e dietro
il bar di Ponte Garibaldi, due tre poveri
ladri, in cerca di dormire, chiss� dove.

Ma qui, nessuno: passo veloce,
rotto da una notte tutta ansia e amore:
non ho pi� niente nel cuore
e non ho pi� sguardo negli occhi.
Eppure, quest'immagine, col passare delle notti,
si fa sempre pi� grande, pi� vicina:
ecco lo spigolo, liberty, contro la turchina
distesa del Tevere: ed ecco i poliziotti
che piantonano il tempio, tozzi e assorti.
Li vedo appena, coi loro cappotti
grigiastri, contro un albero secco,
contro i bui scorci del ghetto:
e colgo una breve luce, negli occhi
umiliati dal loro goffo sonno di giovinotti:
una accecata stanchezza che vede nemici
in ognuno, un veleno di dolori antichi,
un odio di servi: restano indietro,
soli come lo scirocco che vortica tra le pietre.

Una vergogna, triste come la notte
che regna su Roma, regna sul mondo.
Il cuore non vi resiste: risponde
con una lacrima, che subito ringhiotte.
Troppe lacrime, ancora non piante, lottano,
oltre questi umilianti quindici anni,
dentro le nostre dimentiche anime:
il dolore � ormai troppo simile al rancore,
neanche la sua purezza ci consola.

Troppe lacrime: a coloro che verranno
al mondo, per molto tempo ancora
questa vergogna far� arido il cuore.

[Aprile 1960]

�LE RADICI DEL LUGLIO. Sotto questa poesia, ho voluto apporre, ben chiara e circostanziata, la data � aprile 1960 �: cosa che di solito non faccio mai: anche perch� le mie poesie restano in laboratorio tanto tempo, che in realt� finiscono con l'essere scritte e riscritte varie volte, e la loro data di solito abbraccia un'annata o due di lavoro. [�] In questo caso la data l'ho messa bene in vista solo per dare alla poesia una giustificazione politica: volevo cio� ricordare al lettore che aprile non � luglio, che la formazione del governo Tambroni non � la cacciata del governo Tambroni, e che la spocchia dei neofascisti non � la sconfitta dei neofascisti. L'indignazione politica contenuta in questi versi pu� sembrare un poco pessimista e dolorosa: ma lo credo! Niente, in quel momento in cui li ho scritti � lo scorso aprile � autorizzava ad avere una specifica: la speranza di un sollievo immediato almeno dalla vergogna del "revival" fascista. Se riscrivessi ora sullo stesso argomento non potrei non tenere conto, certamente, del significato di questa estate politica: del fatto cio� che quella mia indignazione, che io credevo ristretta a pochi memori, � invece condivisa da una grande maggioranza di italiani, tra cui soprattutto, i giovani: quelli di Genova, quelli di Reggio, quelli di Roma, quelli di Palermo. Ci� non significa che mi abbandonerei a un facile ottimismo: questo mai. N� credo potrei mai cancellare in me l'impressione che quello che hanno fatto i fascisti e i nazisti nel mondo � stato cos� disumano, da presentarsi come una piaga di non facile guarigione nel corpo dell'intera umanit�. [�]�
[Pasolini in �Vie Nuove�, Roma, 29 ottobre 1960]

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