LO SFRUTTAMENTO MINORILE
Il "Comitato Economico e Sociale"
dell’Unione Europea ha analizzato il fenomeno
dello sfruttamento infantile e della lotta
al turismo sessuale. Ecco ampi stralci delle
conclusioni del documento dell’ECOSOC europeo.
Anche in Europa si allarga la piaga dello
sfruttamento infantile. L’Europa deve impegnarsi
per sradicare la povertà nel mondo quale
condizione preliminare di lotta al drammatico
fenomeno: lo chiede il Comitato Economico
e Sociale dell’Unione Europea. In tutto il
mondo si assiste alla continua violazione
dei diritti dell'infanzia. Lo sfruttamento
e il traffico di minori, gli abusi, il lavoro
coatto ed altre forme di lavoro minorile,
il turismo sessuale, la pornografia infantile,
il traffico di droga, la guerra e le torture
inflitte ai minori sono tutti fenomeni in
rapida espansione. Essi non fanno distinzione
tra paesi sviluppati o in via di sviluppo,
né sono associati a tradizioni religiose
o politiche particolari. DROGHE Le forme
di sfruttamento e di abuso dei minori - ivi
comprese le modalità adottate per dissimularle
- variano a seconda dello sviluppo economico
e organizzativo della società. Nei paesi
in via di sviluppo, ad esempio, il lavoro
coatto e il turismo sessuale costituiscono
i problemi maggiori, che invece, nei paesi
sviluppati, sono la pornografia infantile
e la richiesta strutturata di minori da sfruttare
per il turismo sessuale. Nel Terzo Mondo
i bambini sono impiegati per la produzione
e lo spaccio delle droghe tradizionali, mentre
nei paesi industrializzati sono sfruttati
per il traffico di droghe non solo tradizionali,
ma anche sintetiche. ASSUEFAZIONE CULTURALE
Nonostante gli sforzi compiuti finora dalle
organizzazioni internazionali (ONU, Unesco,
Unicef, Consiglio d'Europa, Consiglio ecumenico
delle Chiese, OIL, movimenti sindacali internazionali
e ONG, ecc.), la società non si è finora
mobilitata a sufficienza - a livello non
solo europeo, ma anche mondiale - di fronte
al problema e si è mostrata più propensa
ad optare per una limitazione dei danni che
non per un'eliminazione delle cause primarie
dello sfruttamento e degli abusi ai danni
dei minori. Gli effetti di questi fenomeni
e la graduale assuefazione della società
alla loro presenza dilagante sottopongono
a forti tensioni e a rischio i sistemi di
valori e i principi fondamentali su cui si
è formata la cultura europea e, più in generale,
umana, con le relative conseguenze. La progressiva
erosione di tali valori e codici di comportamento
ha pervaso tutti i livelli della società.
Prova ne siano alcuni esempi recenti in paesi
europei, che testimoniano peraltro una sempre
maggiore consapevolezza e reazione a tali
fenomeni. CONVENZIONE ONU Per quanto lodevole,
la ratifica pressoché generalizzata della
Convenzione dell'ONU sui diritti del fanciullo
non ha sfortunatamente debellato il problema
su scala internazionale. La questione figurava
nell'agenda politica dell'Unesco in occasione
del Vertice di Parigi del 1994, del Consiglio
d'Europa nelle successive risoluzioni adottate
dai ministri e dall'Assemblea parlamentare,
nonché del Parlamento europeo e dal Consiglio
dei ministri dell'UE. Il Congresso mondiale
sullo sfruttamento sessuale dei minori a
fini commerciali, tenutosi a Stoccolma nel
1997, e il Vertice sulle misure di lotta
contro le forme più intollerabili di lavoro
minorile, svoltosi a Amsterdam, costituiscono
i tentativi più recenti di affrontare il
problema di cui anche il Comitato ha evidenziato
l'importanza. Del resto, non si può non felicitarsi
dell’adozione della nuova "Convenzione
dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro
(OIL) per la lotta contro le forme più intollerabili
di lavoro minorile", a Ginevra. CIFRE
Secondo le cifre fornite dall'OIL e dalla
Commissione Europea, nel mondo lavorano 400
milioni di bambini tra i 10 e i 14 anni (le
cifre sarebbero più elevate se si contassero
anche le bambine impegnate nei lavori domestici).
Si valuta che 80 milioni, dei 400 complessivi,
si trovino a lavorare in condizioni di pericolo
e di rischio, e che, di questi, 15 milioni
siano impiegati nella produzione di beni
destinati all'esportazione. Oltre 300 milioni
di bambini non vanno a scuola. L'analfabetismo
interessa quasi un miliardo di adulti - di
cui 600 milioni donne. La percentuale di
bambini che, pur in età scolare, non frequenta
la scuola, diventando così potenziale forza
lavoro, è così stimata: 47% nell'Africa subsahariana,
16% nel Medio Oriente e nel Nord Africa,
34% nell'Asia meridionale, 6% nell'Asia orientale
e nel Pacifico, 12% in America Latina e nei
Caraibi e 13% nei Paesi dell’Est Europeo
e nei paesi baltici. Attualmente, in Europa
lavorano almeno 5 milioni di minori. POLITICHE
INADEGUATE Il lavoro minorile è al tempo
stesso causa ed effetto della povertà e di
politiche dell'occupazione inadeguate. È
uno dei peggiori esempi di "dumping
sociale", in base al quale le attività
lavorative vengono spostate, su scala internazionale,
nei mercati che impiegano i bambini in nero
e offrono loro condizioni di protezione minima,
se non addirittura nulla, violando così la
Convenzione n. 138 dell'OIL e pregiudicando
le disposizioni del GATT. Il lavoro minorile
e lo sfruttamento commerciale/sessuale dell'infanzia
prosperano dove la povertà è più diffusa.
Secondo l'Unicef ("The state of the
world's children", 1997/Unicef.), le
proporzioni del lavoro minorile sono diminuite
nel mondo occidentale grazie alla combinazione
dei seguenti elementi: disposizioni legislative,
introduzione dell'istruzione obbligatoria,
incremento del reddito familiare e progressi
tecnologici, che hanno reso l'impiego di
minori meno interessante agli occhi dei datori
di lavoro. "MENINOS" Una particolare
menzione dev’esser fatta per il fenomeno
dei "bambini di strada". Secondo
le cifre fornite dall'ONU e in base alla
definizione di "bambino di strada"
formulata dall'Unicef, attualmente, nel mondo,
vivono per la strada circa 100 milioni di
bambini, così distribuiti geograficamente:
- America latina: 40 milioni; - Asia: 25-30
milioni; - Africa: 10 milioni. I restanti
20-25 milioni sono ripartiti tra Nord America
e Europa. La stragrande maggioranza di questi
bambini è vittima della prostituzione e di
ambienti criminali. A questo proposito va
sottolineato che è pressoché impossibile
disporre di statistiche su sfruttamento,
abusi, maltrattamento e abbandono di minori
nell'UE, nonché sul numero di bambini che
nell'UE vivono per strada o negli orfanotrofi,
o che sono coinvolti nei giri della prostituzione.
È deplorevole che le istituzioni europee
documentino le dimensioni del problema su
scala mondiale, tacendo invece della sua
forte presenza nell'UE. L'opinione pubblica
(e più in generale il mondo che ci mette
a disposizione sue statistiche) ha il diritto
di sapere quale sia la portata del problema
in Europa. Pur in mancanza di precisi dati
statistici provenienti da fonti affidabili
come il Consiglio d'Europa o l'Unicef, le
cifre disponibili confermano comunque che
il problema in Europa è grave e per giunta
destinato a peggiorare. I bambini che vivono
in strada o si prostituiscono rappresentano
dunque un fenomeno anche europeo. PROSTITUZIONE
Ogni anno, almeno un milione di bambini cade
nella rete della prostituzione. Dalla caduta
del muro di Berlino ad oggi - con tutti i
sommovimenti economici e sociali che sono
poi seguiti - il problema del traffico transnazionale
di bambini in Europa (come dimostrano i tragici
fatti avvenuti di recente in varie parti
d'Europa) si è costantemente aggravato. Si
ritiene che attualmente siano molti i bambini
originari dei paesi dell'Est a vivere illegalmente
nell'UE. Essi sono in grado di restare e
di sopravvivere nell'UE per lo più grazie
ai proventi della prostituzione o dell'"industria
del sesso", con evidenti effetti diretti
e indiretti sulla salute pubblica, la criminalità
e il traffico di droga. Secondo l'"Information
Newsline" dell'Unicef (che si basa su
uno studio della Banca mondiale) oltre 650
milioni di bambini vivono con meno di un
dollaro al giorno. Da uno studio condotto
dalla Commissione Europea emerge che ogni
anno muoiono 14 milioni di bambini al di
sotto dei 5 anni di età. Per il 2000, contrariamente
alle tendenze rilevabili in Europa, il 50%
della popolazione mondiale avrà meno di 25
anni e la maggioranza vivrà al di sotto della
soglia di povertà. Rispetto al 1980, nelle
città vivranno 247 milioni in più di persone
tra i 5 e i 19 anni d'età. CONCAUSE Lo sfruttamento
e gli abusi ai danni dell'infanzia non possono
essere ricondotti a un singolo fattore o
causa primaria in quanto assumono forme e
portata diverse. Essi sono il risultato degli
effetti cumulati e esponenziali di tutte
le cause primarie illustrate finora in combinazione
tra loro. Come viene riconosciuto da più
parti, la povertà di per sé non è (né mai
è stata in passato) fonte di decadenza morale,
che invece è prodotta, sì, dalla povertà
senza speranza in un futuro migliore e associata
all'incapacità di partecipare ai processi
che modificano le condizioni di esistenza
dell'individuo e della società, vale a dire
la povertà insieme all'esclusione e all'emarginazione.
VOLONTA' POLITICA Bisogna rilevare che gli
sforzi politici compiuti finora per affrontare
l’enorme problema dello sfruttamento infantile,
soprattutto nelle sue drammatiche dimensioni
dello sfruttamento sessuale, sono stati inadeguati
e inefficaci, con il risultato che la situazione
si è ulteriormente aggravata e ha raggiunto
dimensioni minacciose a livello globale.
Le dichiarazioni, le conferenze, le campagne
e i movimenti, che si sono succeduti a livello
europeo e internazionale, hanno dimostrato
la gravità e le dimensioni tragiche del problema,
ma non sono stati accompagnati da misure
concrete da parte del mondo politico e da
una prevenzione e un controllo efficaci ed
hanno perciò un impatto negativo sull'opinione
pubblica. Vi è il pericolo che l'opinione
pubblica si abitui all'esistenza del problema
e si rassegni a convivere con esso, oppure
che concluda che la società non è in grado
di affrontarlo. CITTADINI Il cittadino europeo
medio, rispetto a temi quali il traffico
di bambini, la pornografia infantile su larga
scala e il traffico di stupefacenti, ha interesse
a capire se la nostra società è veramente
in grado di fornire le garanzie e i meccanismi
di protezione necessari o se l'inefficacia
dimostrata dai dirigenti è stata tale da
rendere vano ogni tentativo reale di prevenzione
o controllo. Viene messa in dubbio la credibilità
delle autorità e delle istituzioni; il ritorno
al privato, rispetto alla partecipazione
attiva alle questioni di pubblico interesse,
sta diventando predominante in tutta Europa.Le
politiche e le misure adottate finora sono
state incentrate principalmente sul controllo
delle manifestazioni esteriori del problema
tramite il contenimento dei suoi effetti
negativi (limitazione dei danni). Anche gli
sforzi compiuti per modificare gli approcci
politici rispetto all'assistenza delle vittime
e alle sanzioni per gli autori dei crimini
si sono dimostrati inadeguati. LOGICA ASSISTENZIALE
L'impostazione metodologica principale è
stata ampiamente basata sulla logica del
vigilare e ovviare ai problemi fornendo servizi
sanitari e di assistenza pubblica e privata.
Il quadro operativo è costituito da "vittime"
e "colpevoli". Quando qualcuno
infrange la legge, vengono compiuti degli
sforzi per individuare la parte colpevole
e, se possibile, per risarcire la vittima.
Dal punto di vista politico, la questione
e le argomentazioni sono state tradizionalmente
formulate in termini di contrapposizione
tra: - maggiore o minore intervento; - maggiore
o minore tolleranza; - maggiore o minore
tutela delle vittime. Non vi è dubbio che
i tre approcci di cui sopra, o la migliore
combinazione possibile di essi in ogni singolo
caso, non riescono a fare una politica di
prevenzione. Essi non formano parte di una
strategia mirata ad affrontare le cause sottostanti
e le cause primarie del problema, ma restano
incentrati sulla limitazione dei suoi effetti
negativi (limitazione dei danni). AFFRONTARE
LE CAUSE Benché all'interno della comunità
internazionale vi sia accordo sulle cause
che sono alla base del problema, si evince
chiaramente, sia dalle politiche adottate
che dai risultati di esse, che tali cause
non vengono affrontate. I costi diretti,
indiretti e globali (economici e sociali)
derivanti da tale problema sono in costante
aumento. La società e lo stato hanno la tendenza
a trasferire le responsabilità, chiedendo
alle organizzazioni non governative di trovare
soluzioni a tale problema, che è principalmente
di carattere sociale. L'emarginazione sociale
e l'inerzia, nonché lo sviluppo di nuovi
enti burocratici (e, nella maggior parte
dei casi, non regolamentati) finanziati dallo
Stato, con legami internazionali, non sembrerebbe
costituire l'approccio migliore per affrontare
i problemi suddetti o altri ad essi correlati.
Il fatto che interi settori dell'economia
siano alimentati dall'esistenza del crimine
o dalla paura di esso (ad es., forze di polizia
private, la sorveglianza e la registrazione
elettronica di spazi privati e pubblici,
di negozi, ecc.) è un fattore di costo notevole
e non produttivo, oltre che una causa, come
pure una conseguenza, di divisioni sociali.
STRATEGIE La natura, le manifestazioni e
la portata del problema, e le relative conseguenze,
incidono naturalmente sulle politiche scelte
per affrontarlo. La strategia e le scelte
politiche devono essere coerenti con gli
obiettivi più generali perseguiti dall'UE.
Le politiche comunitarie concernenti lo sviluppo
sostenibile, la strategia urbana, l'apprendimento
lungo tutto l'arco della vita e quelle intese
a promuovere il miglioramento delle scuole
in Europa, oltre ad essere tutte pertinenti,
devono tener conto l'una dell'altra ed essere
coerenti tra di loro, favorendo lo sviluppo
sostenibile del capitale umano e sociale.
Senza uno sviluppo sostenibile del capitale
umano e sociale, la società e l'economia
europea non saranno in grado di mantenere
la quota della ricchezza e del know-how mondiali
che detengono attualmente né di affrontare
su un piano di parità le emergenti potenze
asiatiche. EUROPA È estremamente importante,
sia direttamente che indirettamente, che
l'Europa affronti il problema in maniera
decisa ed efficace all'interno dei propri
confini, e che intervenga quale forza-trainante
politica ed organizzativa nell'affrontare
il problema sul piano internazionale. D'altronde
è chiaro che investire nella prevenzione
e nello sviluppo delle risorse umane, del
capitale umano e sociale e della coesione
sociale costituisce una soluzione più efficace
e, nel medio periodo, più economica.Per affrontare
il problema a livello regionale, nazionale
ed internazionale occorre mettere a punto
un quadro giuridico ed istituzionale che
consenta di formulare e perseguire una politica
e di applicare misure, sulla base di norme
internazionalmente accettate, corredate di
sanzioni internazionalmente riconosciute:
nella lotta contro le ormai intollerabili
forme di lavoro minorile, ad esempio, occorre
determinare a chi spetti prendere le decisioni
e quali criteri oggettivi vadano adottati
nel definire le priorità di intervento nei
diversi paesi; nel caso di un'azione contro
il turismo sessuale che coinvolge l'infanzia,
bisogna stabilire se la priorità vada data
ai paesi da cui proviene la "domanda"
oppure a quelli che forniscono l'"offerta";
occorre inoltre determinare chi prenderà
le decisioni, con quale autorità e con quale
approvazione e sostegno internazionale. il
problema va affrontato con il supporto di
programmi specifici coordinati e di una cooperazione
organizzata contraddistinta da chiare priorità
in termini di paesi ed obiettivi. Affinché
l'azione sia efficace occorre adottare programmi
integrati e coordinati.La designazione di
osservatori indipendenti incaricati di controllare
il lavoro minorile illegale, ad esempio,
non sarà efficace se non sarà accompagnata
da meccanismi equi ed oggettivi per l'imposizione
delle sanzioni a livello nazionale, nonché
da un sistema giudiziario indipendente e
da forze di polizia imparziali. L'UE può
guidare gli sforzi della comunità mondiale
volti a sviluppare programmi specifici ed
adeguati che continuino a promuovere lo sviluppo
economico delle regioni meno favorite del
mondo (in America latina, Africa ed Asia).
PROPOSTE L’Unione Europea deve prendere iniziative
intese a: - ammodernare le Nazioni Unite
ed i rispettivi organismi affinché possano
svolgere un ruolo efficace nella lotta contro
la povertà nella prima metà del 21° secolo;
- dotare a tal fine le Nazioni Unite ed i
suoi organismi specializzati (PNUS,OIL, Unicef,
Unesco, OMS, FAO) di risorse adeguate; -
ammodernare le istituzioni finanziarie internazionali
(la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale,
ad esempio) affinché le loro politiche ed
i loro programmi tengano conto dell'occupazione
e dei bisogni sociali nonché delle esigenze
in materia di istruzione e di sanità; - consolidare
nuovi processi di sviluppo nelle relazioni
Nord-Sud; - sostenere le decisioni del Vertice
mondiale per lo sviluppo sociale e contribuire
attivamente alla loro attuazione universale;
- promuovere la dimensione sociale negli
accordi commerciali internazionali. SRADICARE
LA POVERTA' Gli Stati membri dovrebbero continuare
a contribuire con maggiore impegno ai programmi
di sradicamento della povertà nel mondo e,
assieme alle parti sociali, partecipare attivamente
alla ratifica e messa in opera della nuova
Convenzione OIL contro le forme più intollerabili
di sfruttamento minorile. Dovrebbero inoltre
contribuire ulteriormente a promuovere la
ratifica universale ed attuazione effettiva
di tale Convenzione, contemplando forme adeguate
di sostegno ai paesi in via di sviluppo disposti
ad applicare le convenzioni OIL relative
alla protezione dei minori dallo sfruttamento.